{"id":33707,"date":"2017-09-02T08:30:37","date_gmt":"2017-09-02T06:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33707"},"modified":"2017-08-31T16:17:33","modified_gmt":"2017-08-31T14:17:33","slug":"economisti-e-istituzioni-di-primo-piano-ora-ammettono-che-la-globalizzazione-aumenta-la-disuguaglianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33707","title":{"rendered":"Economisti e istituzioni di primo piano ora ammettono che la globalizzazione aumenta la disuguaglianza"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Malachia Paperoga)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il sito Global Research <\/em><em><a href=\"http:\/\/www.globalresearch.ca\/top-institutions-and-economists-now-say-globalization-increases-inequality\/5605012\">mette in luce l\u2019inversione di rotta <\/a><\/em><em>delle istituzioni <\/em>mainstream<em> sulla globalizzazione. Sopraffatte dalle giuste intuizioni dell\u2019opinione pubblica, sono costrette ad ammettere che la globalizzazione pi\u00f9 che aumentare la ricchezza, la distribuisce in maniera iniqua, riversandone una quantit\u00e0 maggiore sui gi\u00e0 ricchi e mettendo in reale competizione solo i pi\u00f9 poveri. \u00c8 urgente ormai interrogarsi su quando un aumento del libero scambio generi benefici, e a vantaggio di chi, e quando invece gli effetti deleteri siano molto superiori ai vantaggi. Una discussione finora totalmente ignorata dai politici ed economisti che considerano gli accordi di libero scambio sempre \u201cbuoni a prescindere\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>21 agosto 2017<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Tutti abbiamo sentito dire che la globalizzazione fa crescere l\u2019economia per tutti e aumenta la nostra ricchezza\u2026 Ma ora gli economisti e le organizzazioni pi\u00f9 importanti iniziano a dire che la globalizzazione aumenta la disuguaglianza.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/National_Bureau_of_Economic_Research\">L\u2019Ufficio Nazionale di Ricerca Economica<\/a> (NBER) \u2013 la pi\u00f9 grande organizzazione di ricerca economica degli Stati Uniti, che vanta come membri numerosi premi Nobel e dirigenti del Consiglio dei Consulenti Economici \u2013 a maggio <a href=\"https:\/\/www.usnews.com\/news\/articles\/2017-05-08\/globalization-boosted-income-inequality-study-says\">ha pubblicato<\/a> un rapporto secondo il quale:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cLe recenti tendenze verso la globalizzazione hanno aumentato la disuguaglianza negli Stati Uniti, aumentando in maniera sproporzionata il reddito dei pi\u00f9 ricchi.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019aumento della competizione delle importazioni ha avuto un effetto deleterio sui lavori manifatturieri, ha portato le aziende a migliorare la loro produzione e causato una diminuzione dei redditi dei lavoratori.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il NBER \u00a0<a href=\"http:\/\/www.nber.org\/papers\/w23384\">spiega<\/a> che la globalizzazione permette ai dirigenti di utilizzare il sistema a proprio vantaggio:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c<em>Questo articolo esamina il ruolo della globalizzazione nel rapido aumento dei redditi pi\u00f9 alti. Grazie all\u2019utilizzo di un\u2019ampia fonte di dati riguardanti migliaia di dirigenti presso aziende degli Stati Uniti tra il 1993 e il 2013, scopriamo che le esportazioni, cos\u00ec come la tecnologia e la dimensione dell\u2019azienda, hanno contribuito all\u2019aumento dei compensi dei dirigenti. Isolando le variazioni nell\u2019export non legate alle azioni e alle qualit\u00e0 dei dirigenti, mostriamo che la globalizzazione ha influenzato il salario dei dirigenti non solo attraverso il mercato, ma anche in altri modi. Inoltre, shock esogeni alle esportazioni hanno aumentato i compensi dei dirigenti per lo pi\u00f9 attraverso i bonus anche in casi di cattiva gestione, elemento che conferma l\u2019ipotesi che la globalizzazione ha aumentato le opportunit\u00e0 per i dirigenti di acquisire rendite di posizione. Nel loro insieme, questi risultati indicano che la globalizzazione ha giocato un ruolo pi\u00f9 centrale nella rapida crescita dei compensi ai dirigenti e della disuguaglianza americana di quanto si pensasse, e che l\u2019acquisizione di rendite di posizione \u00e8 una tassello importante del quadro complessivo.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un documento della Banca Mondiale <a href=\"http:\/\/www.bbc.com\/news\/business-37580844\">sostiene<\/a> che la globalizzazione \u201cpotrebbe aver portato a un aumento della disuguaglianza dei salari\u201d. Fa notare che:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cDati USA recenti suggeriscono che i costi dell\u2019aggiustamento per chi lavora in settori esposti alla competizione delle importazioni cinesi sono molto pi\u00f9 alti di quanto precedentemente ipotizzato. Il commercio potrebbe aver contribuito ad aumentare la disuguaglianza nelle economie ad alto reddito\u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Banca Mondiale <a href=\"http:\/\/www.worldbank.org\/en\/news\/feature\/2014\/06\/23\/theorist-eric-maskin-globalization-is-increasing-inequality\">cita<\/a> inoltre l\u2019economista premio Nobel <strong>Eric Maskin<\/strong>, secondo cui la globalizzazione aumenta la disuguaglianza in quanto aumenta la disparit\u00e0 di competenze dei diversi lavoratori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un rapporto del Fondo Monetario Internazionale <a href=\"https:\/\/www.imf.org\/external\/pubs\/cat\/longres.aspx?sk=42986.0\">nota<\/a> che:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cUn alto livello di commercio e flussi finanziari tra i paesi, in parte reso possibile dalle scoperte tecnologiche, \u00e8 comunemente ritenuto causa di un aumento della disuguaglianza di reddito\u2026 Nelle economie avanzate, la capacit\u00e0 delle aziende di adottare tecnologie per ridurre l\u2019impiego di manodopera e la tendenza a spostare le produzioni all\u2019estero sono state citate come fattori importanti nel declino del settore manifatturiero e nell\u2019aumento del divario di compenso tra le diverse competenze (Feenstra and Hanson 1996, 1999, 2003) \u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00c8 stato mostrato che i flussi finanziari in aumento, in particolare gli Investimenti Esteri Diretti (IDE), e i flussi di portafoglio, aumentano la disuguaglianza sia nelle economie avanzate, sia nei mercati emergenti (Freeman 2010). Una possibile spiegazione \u00e8 la concentrazione di attivit\u00e0 e passivit\u00e0 straniere in settori relativamente caratterizzati da maggiori competenze ed elevato livello di tecnologia, che spinge verso l\u2019alto la richiesta e i salari dei lavoratori pi\u00f9 qualificati. Inoltre, gli IDE potrebbero indurre cambiamenti tecnologici specifici per competenze, essere associati a contrattazioni salariali divise per competenze, e risultare in un aumento della formazione dei lavoratori gi\u00e0 formati anzich\u00e9 di quelli meno formati (Willem te Velde 2003). Inoltre, Investimenti Diretti in uscita dalle economie avanzate in settori a bassa competenza, potrebbero di fatto risultare relativamente ad alta competenza nei paesi a cui si rivolgono nelle economie emergenti (Figini and G\u00f6rg 2011), accentuando cos\u00ec la richiesta di lavoratori ad alta formazione in questi ultimi paesi. La deregolamentazione finanziaria e la globalizzazione sono stati inoltre citati come fattori determinanti per l\u2019aumento della ricchezza finanziaria, della relativa intensit\u00e0 di competenze, e dei salari all\u2019interno dell\u2019industria finanziaria, uno dei settori a crescita pi\u00f9 rapida delle economie avanzate (Phillipon and Reshef 2012; Furceri and Loungani 2013).\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Banca dei Pagamenti Internazionali \u2013 La \u201cBanca Centrale delle Banche Centrali\u201d\u00a0 \u2013 nota inoltre che la globalizzazione non \u00e8 tutta <a href=\"http:\/\/www.bis.org\/publ\/work456.pdf\">rose e fiori<\/a>. Il Financial Times <a href=\"http:\/\/ftalphaville.ft.com\/2014\/09\/03\/1953401\/financial-globalisation-not-so-great-says-the-bis\/\">spiega<\/a>:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cTuttavia tre recenti articoli di esponenti di spicco della Banca dei Pagamenti Internazionali si spingono oltre, sostenendo che la globalizzazione finanziaria stessa rende i cicli di boom e crash molto pi\u00f9 frequenti e destabilizzanti di quanto sarebbero altrimenti.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>McKinsey &amp; Company\u00a0<a href=\"http:\/\/www.mckinsey.com\/mgi\/overview\/in-the-news\/adapting-to-the-new-globalization\">nota che<\/a>:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cAnche se la globalizzazione ha ridotto la disuguaglianza tra paesi, l\u2019ha aggravata all\u2019interno dei paesi stessi.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019Economist\u00a0<a href=\"http:\/\/www.economist.com\/news\/finance-and-economics\/21701501-economists-who-foresaw-backlash-against-globalisation-consensus\">sottolinea che<\/a>:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cLa maggior parte degli economisti \u00e8 stata presa alla sprovvista dal rifiuto [della globalizzazione]. Alcuni invece l\u2019avevano previsto. Val la pena studiare come hanno ragionato\u2026<\/em><\/p>\n<p><em><strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Branko Milanovic<\/strong> dell\u2019universit\u00e0 di New York crede che tali costi perpetuano un ciclo di globalizzazione. Sostiene che periodi di integrazione globale e progresso tecnologico generano crescenti disuguaglianze\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>I sostenitori dell\u2019integrazione economica hanno sottovalutato i rischi\u2026 che ampi settori della societ\u00e0 si sentissero tagliati fuori\u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il New York Times\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2016\/03\/16\/business\/economy\/on-trade-angry-voters-have-a-point.html?_r=0\">riport<\/a>a:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cGli esperti si sono sbagliati riguardo ai benefici del commercio per l\u2019economia americana?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La rabbia e la frustrazione degli elettori, dovuta in parte ai cambiamenti tecnologici e alla continua globalizzazione, [hanno reso Trump e Sanders molto popolari e] stanno gi\u00e0 avendo un impatto rilevante sul futuro dell\u2019America, mettendo in discussione il concetto, <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2016\/03\/11\/us\/politics\/-trade-donald-trump-breaks-200-years-economic-orthodoxy-mercantilism.html\">in precedenza largamente condiviso<\/a>, che scambi commerciali pi\u00f9 liberi siano necessariamente una cosa positiva.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u2018Il populismo economico della campagna presidenziale ha costretto a riconoscere che l\u2019espansione del commercio \u00e8 una lama a doppio taglio\u2019, <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2016\/03\/14\/opinion\/the-era-of-free-trade-might-be-over-thats-a-good-thing.html\">ha scritto <strong>Jared Bernstein<\/strong><\/a>, ex consigliere economico del <strong>Vice Presidente<\/strong> <strong>Joseph R. Biden Jr.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quello che pi\u00f9 colpisce \u00e8 che la classe lavoratrice arrabbiata \u2013 cos\u00ec spesso bollata come miope, <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2012\/08\/08\/business\/economy\/in-outsourcing-attacks-tired-rhetoric-and-no-political-leadership-economic-scene.html\">incapace di capire i vantaggi economici<\/a> legati al commercio \u2013 sembra aver capito un concetto che gli esperti solo tardivamente stanno ammettendo essere vero: i benefici del commercio per l\u2019economia americana non sempre giustificano i costi ad esso associati.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>In uno <a href=\"http:\/\/www.nber.org\/papers\/w21906\">studio recente<\/a>, tre economisti \u2013 <strong>David Autor <\/strong>dell\u2019Istituto di Tecnologia del Massachusset<strong>, David Dorn<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 di Zurigo e<strong> Gordon Hanson <\/strong>dell\u2019Universit\u00e0 di San Diego, in California \u2013 hanno messo profondamente in discussione le convinzioni di quelli come noi, cresciuti nella convinzione che le economie si riprendano velocemente dagli shock del commercio. In teoria, un paese industrialmente sviluppato come gli Stati Uniti si adegua alla competizione delle importazioni spostando i lavoratori verso industrie pi\u00f9 avanzate che possono competere con successo sui mercati globali.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Gli autori hanno esaminato l\u2019esperienza dei lavoratori americani dopo l\u2019esplosione della Cina sui mercati mondiali circa due decenni fa. Il presunto adeguamento, hanno concluso, non \u00e8 avvenuto. O quantomeno non lo \u00e8 ancora. Nei mercati del lavoro locali pi\u00f9 colpiti i salari sono rimasti bassi e la disoccupazione alta. <\/em><em>A livello nazionale non c\u2019\u00e8 alcun segno che su altri mercati del lavoro ci siano stati vantaggi in grado di compensare. Inoltre, hanno scoperto che i salari in discesa sui mercati del lavoro locali esposti alla competizione cinese hanno ridotto i redditi di 213 dollari all\u2019anno per ogni adulto.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>In un <a href=\"http:\/\/www.ddorn.net\/papers\/AADHP-GreatSag.pdf\">ulteriore studio<\/a> da loro scritto con <strong>Daron Acemoglu<\/strong> e <strong>Brendan Price<\/strong> dell\u2019MIT, hanno stimato che la crescita delle importazioni dalla Cina tra il 1999 e il 2011 \u00e8 costata 2,4 milioni di posti di lavoro negli USA.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Sostengono che \u201cquesti risultati dovrebbero farci cambiare opinione sui vantaggi di breve e medio termine associati al commercio. Dopo che non siamo stati capaci di anticipare le significative dislocazioni causate dal commercio, la letteratura deve ora stimare in maniera pi\u00f9 convincente i vantaggi del commercio, in modo che il sostegno al libero scambio non sia basato soltanto sulla teoria pi\u00f9 alla moda, ma sulla base di evidenze che mettono in luce chi ci guadagna, chi ci perde, di quanto, e a quali condizioni\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il sostegno alla globalizzazione basato sul fatto che essa aiuta a espandere la \u201ctorta\u201d economica del 3% diventa molto meno forte nel momento in cui essa cambia anche la distribuzione delle \u201cfette\u201d del 50%, sostiene Autor.\u201d<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E <strong>Steve Keen<\/strong> \u2013 professore di economia e capo della Suola di Economia, Storia e Politica all\u2019Universit\u00e0 di Kingston a Londra \u2013 <a href=\"http:\/\/www.forbes.com\/sites\/stevekeen\/2016\/11\/11\/trumps-truthful-heresy-on-globalization-and-free-trade\/#433038701e44\">fa notare che<\/a>:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cMolte persone tenteranno di convincervi che la globalizzazione e il libero scambio potrebbero portare benefici a tutti, se solo i vantaggi fossero suddivisi pi\u00f9 equamente. L\u2019unico problema di questa bella festa \u00e8 che i vicini di casa non erano invitati. Ma adesso vi promettiamo che distribuiremo i vantaggi pi\u00f9 equamente. Continuiamo con la festa. La globalizzazione e il libero scambio sono ottimi.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Questa convinzione \u00e8 comune tra la maggior parte dei politici di entrambe le fazioni, ed \u00e8 un dogma di fede per la professione economica.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Si tratta di una fallacia basata sul nulla, e lo \u00e8 stata fin da quando David Ricardo sognava riguardo all\u2019idea del \u2018Vantaggio Comparato e dei vantaggi del Commercio\u2019 due secoli fa.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il gioco delle tre carte [della globalizzazione] \u00e8 come quello della maggior parte della teoria economica: pulito, plausibile e sbagliato.\u00a0<\/em>\u00c8\u00a0<em>il prodotto di un ragionamento a tavolino di persone che non hanno mai messo piede in una delle fabbriche che le loro teorie economiche hanno mandato in rovina.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>E quindi\u00a0i vantaggi del commercio per tutti e per tutte le Nazioni, che dovrebbero poter essere divisi in maniera pi\u00f9 equa, semplicemente neppure\u00a0esistono. La specializzazione \u00e8 una truffa \u2013 che ha fatto innamorare le \u00e9lite di Washington (a loro vantaggio, ovviamente). Anzich\u00e9 far migliorare le condizioni di un Paese, la specializzazione le rende peggiori, con macchinari rottamati che non servono pi\u00f9 a nulla, e con meno modi per reinventare nuove industrie dalle quali la crescita arriva davvero.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un\u2019eccellente ricerca a livello globale dell\u2019Universit\u00e0 di Harvard \u201c<a href=\"http:\/\/atlas.cid.harvard.edu\/\">Atlas of Economic Complexity<\/a>\u201d ha identificato che la diversificazione, non la specializzazione, \u00e8 l\u2019\u201dingrediente magico\u201d che genera realmente la crescita. I Paesi pi\u00f9 di successo hanno un set di industrie diversificato, e crescono di pi\u00f9 rispetto alle economie pi\u00f9 specializzate perch\u00e9 possono inventare nuove industrie integrando quelle esistenti.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Naturalmente la specializzazione, e il commercio di cui ha bisogno, generano un sacco di servizi finanziari, di spese di assicurazione e di riunioni internazionali per negoziare accordi commerciali. La ricca \u00e9lite che bazzica i festini di Washington si arricchisce, ma il Paese nel suo complesso ci perde, specialmente la classe lavoratrice.\u201d<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Alcune grandi societ\u00e0 stanno perdendo interesse nella Globalizzazione <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ironicamente, il Washington Post <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/business\/reconsidering-the-value-of-globalization\/2015\/04\/24\/7b5425c2-e82e-11e4-aae1-d642717d8afa_story.html\">faceva notare<\/a> nel 2015 che le <em>stesse<\/em> mega multinazionali stavano perdendo interesse nella globalizzazione\u2026 e molte iniziano a riportare le fabbriche a casa:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cMa nonostante tutta questa attivit\u00e0 ed entusiasmo, quasi nessuno dei vantaggi promessi dalla globalizzazione si \u00e8 materializzato, e quello che fino a poco tempo fa era un tema tab\u00f9 nelle multinazionali \u2013 ossi, dovremmo rivalutare, o addirittura frenare, la nostra strategia globale di crescita? \u2013 \u00e8 diventata una questione urgente, anche se ancora solo sussurrata.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Considerando i fallimenti della globalizzazione, praticamente tutte le pi\u00f9 grandi societ\u00e0 stanno facendo fatica a trovare il modello di business internazionale pi\u00f9 produttivo.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il Reshoring \u2013 ossia riportare le operazioni manifatturiere nelle fabbriche occidentali dai mercati emergenti \u2013 \u00e8 una delle opzioni. Mentre il costo del lavoro aumenta in paesi come la Cina, la Thailandia, il Brasile e il Sud Africa, le societ\u00e0 stanno scoprendo che produrre le merci, per esempio, negli Stati Uniti quando sono destinate al mercato nord americano \u00e8 molto pi\u00f9 efficiente a livello di costi. I vantaggi sono ancora maggiori se consideriamo la produttivit\u00e0 dei paesi in via di sviluppo.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Inoltre, le nuove tecnologie distruttive di manifattura \u2013 come le stampanti in 3D, che permettono una produzione in situ di componenti e parti presso i siti di assemblaggio \u2013 rendono l\u2019idea di riportare le fabbriche dove i prodotti assemblati verranno venduti ancor pi\u00f9 praticabile.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Societ\u00e0 come GE, Whirlpool, Stanley Black &amp; Decker, Peerless e molte altre hanno riaperto fabbriche in precedenza chiuse o ne hanno aperte di nuove negli Stati Uniti.<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/08\/30\/economisti-e-istituzioni-di-primo-piano-ora-ammettono-che-la-globalizzazione-aumenta-la-disuguaglianza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/08\/30\/economisti-e-istituzioni-di-primo-piano-ora-ammettono-che-la-globalizzazione-aumenta-la-disuguaglianza\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Malachia Paperoga) &nbsp; Il sito Global Research mette in luce l\u2019inversione di rotta delle istituzioni mainstream sulla globalizzazione. 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