{"id":33711,"date":"2017-09-01T09:00:53","date_gmt":"2017-09-01T07:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33711"},"modified":"2017-08-31T16:33:02","modified_gmt":"2017-08-31T14:33:02","slug":"si-scrive-europa-si-legge-dispotismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33711","title":{"rendered":"Si scrive Europa, si legge dispotismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Nicolas Fabiano)<\/strong><\/p>\n<p>Si scrive Europa, si legge dispotismo. Uno degli effetti pi\u00f9 marcatamente tangibili della crisi economica \u00e8 che internazionalmente si \u00e8 rafforzato il <strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/attenti-al-dragone\/\">dispotismo cinese<\/a> e asiatico<\/strong>, con i suoi uomini soli al comando, la rapidit\u00e0 nelle decisioni e nella promozione in modo efficiente ed espansivo di misure anti-cicliche <strong>di spesa pubblica<\/strong>. Altri paesi, soprattutto in Europa, restano preda delle loro diatribe interne su come far funzionare i rispettivi stati e le proprie democrazie. Con vincoli esterni sempre meno invisibili, visto che lo <strong>spendi e spandi<\/strong> in Europa viene vietato costituzionalmente dai trattati e politicamente dal paese europeo di maggiore stazza \u2013 la Germania \u2013 che di espansioni fiscali, oltre che monetarie, non vuole pi\u00f9 sentirne parlare. Figurarsi se poi nelle imminenti <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/elezioni-tedesche-crisi-germania\/\"><strong>elezioni tedesche<\/strong><\/a> dovesse prevalere, come molto probabile, la Merkel in combutta con i liberali che hanno un programma molto pi\u00f9 austero dei socialdemocratici per le future decisioni in casa e in Europa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-89399\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/C-e-uno-spettro-che-si-aggira-per-l-Europa-la-deflazione-620x372.jpg\" alt=\"C-e-uno-spettro-che-si-aggira-per-l-Europa-la-deflazione-620x372\" width=\"620\" height=\"372\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\"><em><span class=\"captiontext\">La spirale del declino: politiche pro-cicliche adottate dal Governo italiano grazie alla guida illuminata degli ambienti istituzionali europei hanno scaraventato il nostro paese in una trappola stagdeflattiva capace di mortificare la domanda interna di beni e servizi.<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p>A fronte di questa situazione, in una certa misura diventa retorica spicciola e assai poco rilevante prendersela con il <strong>doping di Stato<\/strong> quale il Jobs Act, le decontribuzioni e i continui tentativi da parte di Renzi e della sinistra di garantire coesione sociale attraverso i bonus fiscali che, quelli s\u00ec, a norma europea lo sono, ma che non possono durare in eterno dati i bassi ritorni economici che hanno generato.Il vero problema riguarda la fisiognomica della normativa europea: <strong>gli investimenti pubblici e strutturali<\/strong> corrono quasi sempre il rischio di essere considerati <strong>aiuti di Stato<\/strong>. E per ci\u00f2 stesso vengono affondati, ancor prima di una loro possibile implementazione, da parte di <strong>grigi commissari<\/strong> non eletti e non controllati da nessuno (ma nella Germania pre-crisi la mano al portafogli \u00e8 stata messa eccome, al fine di finanziare le ormai arcinote riforme Hartz del mercato del lavoro). Le regole europee, infatti, non vogliono stato, anche laddove <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/qual-la-funzione-dello-stato\/\">l\u2019intervento statuale servirebbe per gestire le fasi pi\u00f9 critiche di una crisi<\/a>. Si dice molto spesso tra gli economisti che una questione tutta italiana riguarda la bassa produttivit\u00e0 dei fattori; capitale e, specialmente, lavoro. E che \u00e8 la produttivit\u00e0 a fare i salari, non l\u2019inverso. Quello che per\u00f2 risulta difficile capire \u00e8 come si possa continuare a sostenere una maggiore flessibilit\u00e0 dei prezzi, anche nel mercato del lavoro, ma al tempo stesso invocare dosi maggiori di <strong>centralismo europeo e sovranazionale<\/strong>. Il differenziale dei prezzi riguarda anche<strong> il tasso di cambio.<\/strong> Irrigidirlo come \u00e8 stato fatto con l\u2019euro non ha segnato la fine delle svalutazioni reali che anzi non solo sono rimaste ma si sono anche accentuate, per lo pi\u00f9 nei paesi mediterranei, con una deflazione che ha distrutto consumi e investimenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-89401\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/VM_175_01.jpg\" alt=\"aiuti di stato banche tedesche\" width=\"700\" height=\"494\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\"><em><span class=\"captiontext\">In Europa non tutti sono uguali: egregio il lavoro dei grandi media nell\u2019occultare sapientemente queste asimmetrie.<\/span><\/em><\/span><\/p>\n<p>Gli stati europei sono diversi fra loro, cos\u00ec come sono culturalmente difformi le societ\u00e0 che li abitano. Allora, se si crede davvero nei principi del <strong>libero mercato<\/strong> e del <strong>federalismo<\/strong> sarebbe necessaria una maggiore, non minore autonomia. Cosa induce a credere che pi\u00f9 <strong>dispotismo<\/strong> unico e centralizzato a Bruxelles possa surrogare la politica dei popoli europei? Perch\u00e9 mai, come avvenuto in questi anni, deve essere limitata la rispettiva capacit\u00e0 di decidere per s\u00e9 e per la propria comunit\u00e0? Se leggiamo <strong>Europa<\/strong> non possiamo parlare di uno stato unitario che, tra l\u2019altro, nella storia meno recente, quando l\u2019integrazione avveniva con altri mezzi, non ha recato molta fortuna. Senza rendersene conto la nostra \u00e9lite al governo sta accelerando verso un sistema dove il potere non \u00e8 unitario come nello stato nazionale, ma \u00e8 al tempo stesso concentrato e frazionato in poche <strong>tecnostrutture a carattere privatistico<\/strong> (dalle aziende multinazionali alle banche universali) e, soprattutto, dove la concorrenza \u00e8 imperfetta e prendono vita gli <strong>oligopoli<\/strong>. E\u2019 allora inevitabile una reazione stratificata in pi\u00f9 contesti sociali da parte della popolazione, mentre \u00e8 giocoforza erroneo ridurla alla semplicistica, quanto volgare, definizione di <strong>populismo<\/strong>. Quando a incrinarsi \u00e8 il rapporto con le societ\u00e0 e la regia passa ad un dispotismo apparentemente illuminato e troppo facilmente retorico, i comportamenti delle persone mutano, soprattutto se \u00e8 la fame a premere verso questo cambiamento.Tuttavia, il \u201cpericolo\u201d paventato da gran parte dei media non risiede in questa, seppur flebile, spinta reazionaria, quanto piuttosto nelle scelte operate da chi detiene la ricchezza: quest\u2019ultime, dovessero rivelarsi erronee (sic!) legittimerebbero <strong>la rimozione di questa ristretta cerchia affamata di potere.<\/strong><\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/europa-si-legge-dispotismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/europa-si-legge-dispotismo\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Nicolas Fabiano) Si scrive Europa, si legge dispotismo. 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