{"id":33830,"date":"2017-09-03T11:54:39","date_gmt":"2017-09-03T09:54:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33830"},"modified":"2017-09-01T22:57:30","modified_gmt":"2017-09-01T20:57:30","slug":"storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33830","title":{"rendered":"Storia dell\u2019Unione Europea, 2016-2026. V Parte: il declino dell\u2019impero americano (3)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PIER PAOLO DAL MONTE<\/strong><\/p>\n<p>La presidenza del\u00a0<em>tycoon<\/em>\u00a0dal\u00a0<em>pel di carota<\/em>\u00a0si inser\u00ec proprio nel bel mezzo del quadro geopolitico che abbiamo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/appena\">qui descritto<\/a>. Il motto \u201c<em>America first<\/em>\u201d, che caratterizz\u00f2 la campagna elettorale di\u00a0<em>Trump<\/em>\u00a0era verosimilmente volto a riportare il focus della politica americana sui problemi interni. Non crediamo affatto che alludesse al ruolo di egemonia sul resto del mondo, come, ad esempio il motto \u201c<em>Deutschland uber Alles<\/em>\u201d ma, piuttosto, al ruolo di grandezza economica ricoperto nei decenni del dopoguerra: benessere, occupazione, fiducia nel futuro, o, per dirlo con un altro slogan di quella campagna elettorale: \u201c<em>Make America great again<\/em>\u201d, ovvero \u00ab<em>\u00e8 ora di pensare prima a noi stessi, ai nostri problemi, piuttosto che pensare soltanto a proiettare la nostra egemonia altrove<\/em>\u00bb (con l\u2019annessa \u201cesportazione della democrazia\u201d)<\/p>\n<p>Certo, era un messaggio semplicistico. Tuttavia dietro al rasoio di\u00a0<em>Ockham<\/em>, anzi, l\u2019ascia di\u00a0<em>Ockham<\/em>\u00a0dei messaggi elettorali vi era, forse \u2013 e non certo da parte di\u00a0<em>Trump,\u00a0<\/em>ma da parte dei gruppi che lo sostenevano- un\u2019analisi realistica circa la crisi del modello di riproduzione capitalistica seguito negli ultimi decenni, del quale la cosiddetta globalizzazione era uno dei cardini fondamentali<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per perseguire questo scopo (tenendo presenti le considerazioni che abbiamo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/07\/06\/storia-dellunione-europea-2016-2026-iv-parte-il-declino-dellimpero-americano-2\/\">precedentemente esposto<\/a>), era necessario un cambiamento radicale della politica sino ad allora seguita, ovvero quella che promuoveva un processo di riproduzione capitalistica incentrato sulla \u201cfinanza\u201d, che era dovuto al ruolo del dollaro come \u201c<em>quasi-world-money<\/em>\u201d, e si fondava sull\u2019importazione di capitali dal resto del mondo e sul loro \u201criciclaggio\u201d nelle piazze di Wall Street e Chicago. Bisognava, dunque stemperare questo paradigma promuovendone uno che cercasse di ritornare, almeno in parte, al modello di riproduzione \u201cfordista-leynesiano\u201d.<\/p>\n<p>Questa trasformazione implicava il prendere atto (consciamente o inconsciamente) del declino della posizione egemonica degli stati Uniti e del conseguente percorso verso un mondo multipolare nel quale i \u201cprivilegi esorbitanti\u201d non erano pi\u00f9 intrinsecamente sostenibili e nel quale, pertanto gli USA erano solo la potenza principale ma non quella dominante. Questo metteva in discussione del ruolo del dollaro come valuta internazionale (con tutto quello che ne conseguiva), ma anche il senso della proiezione militare americana nel resto del globo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le politiche \u201cprotezionistiche\u201d caldeggiate da\u00a0<em>Trump<\/em>\u00a0andavano, proprio in questa direzione: ridurre il deficit commerciale avrebbe avuto, tra le altre conseguenze, quella di diminuire l\u2019\u201desportazione\u201d di valuta. Pertanto vi sarebbe stato un minore \u201criflusso monetario\u201d verso investimenti finanziari denominati in dollari, il che avrebbe ridotto il \u201ccombustibile\u201d col quale si alimentavano le piazze di\u00a0<em>Wall street<\/em>\u00a0e di\u00a0<em>Chicago<\/em>.<\/p>\n<p>Era una svolta radicale rispetto alle politiche precedenti, che prendeva atto (consciamente o inconsciamente) del declino dell\u2019egemonia americana e del conseguente evoluzione verso un mondo \u201cmultipolare\u201d nel quale gli USA erano, senza dubbio, la potenza preminente, ma non pi\u00f9 quella dominante.<\/p>\n<p>. Naturalmente, cambiamenti di quest\u2019entit\u00e0, non potevano non incontrare fortissime resistenze da parte delle\u00a0<em>\u00e9lites<\/em>\u00a0economiche e politiche del paese che avevano prosperato grazie al \u201cmodello finanziario\u201d descritto, e che cercarono in tutti i modi, prima di scongiurare l\u2019elezione di Trump, poi di ostacolarne l\u2019operato. Un apparato di potere che governa uno Stato complesso, improntato da una visione del mondo pluridecennale non poteva essere cambiato dall\u2019oggi al domani (posto che potesse essere modificabile).<\/p>\n<p>Il nuovo presidente, tuttavia, inizi\u00f2, sin dai primi momenti (e con un certo fragore) a mettere in atto alcune delle sue promesse elettorali, che con alcune iniziative piuttosto eclatanti che mettevano in discussione la cosiddetta \u201cglobalizzazione\u201d. Uno dei suoi primi atti, una volta insediatosi in carica, fu, infatti, quello di abolire il TPP (<em>Trans-Pacific Partnership<\/em>), un accordo di libero scambio tra diverse nazioni che si affacciavano sull\u2019oceano pacifico, e decise anche di abbandonare i negoziati sul TTIP, un analogo accordo tra gli Stati Uniti e L\u2019Unione Europea..<\/p>\n<p>Nonostante alcune azione alquanto discutibili nell\u2019ambito della politica estera (come il bombardamento missilistico sulla Siria che si verific\u00f2 nel\u2019aprile del 2017 e che fu, pi\u00f9 che altro, un atto dimostrativo compiuto pi\u00f9 per \u201cragioni interne\u201d), la nuova amministrazione inizi\u00f2, seppure lentamente, per non scontentare troppo gli apparati e il complesso militar-industriale, a ridurre la proiezione militare di Washington nel resto del mondo. Naturalmente, date le resistenze degli apparati di cui sopra, l\u2019azione di\u00a0<em>Trump<\/em>\u00a0non fu n\u00e9 rapida, n\u00e8 priva di ambiguit\u00e0, con grande scontento dei suoi sostenitori e grande giubilo dei suoi detrattori. Entrambe le categorie, molto probabilmente, avevano una concezione un po\u2019 superficiale della politica e tendevano a considerare il presidente americano come una sorta di monarca assoluto, le cui decisioni potevano essere attuate immediatamente e senza troppi compromessi o passaggi intermedi.<\/p>\n<p>Durante i primi anni della sua presidenza nonostante i limiti appena descritti, si verificarono, comunque processi piuttosto significativi, come il lento \u201cdisgelo\u201d delle relazioni con Mosca e un\u2019altrettanto lenta trasformazione dell\u2019\u201dassetto strategico\u201d e delle \u201caree di proiezione\u201d in alcune regioni del globo, come il Medio Oriente, il Nord Africa, l\u2019Asia centrale e i Balcani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno degli aspetti pi\u00f9 importanti di questo \u201cnuovo corso\u201d, per ci\u00f2 che concerne l\u2019Europa, riguard\u00f2 i rapporti tra gli Stati Uniti e la NATO. La nuova amministrazione aveva una posizione diversa da quelle precedenti nei confronti dell\u2019Alleanza atlantica, in quanto riteneva che essa, frutto dell\u2019assetto che i rapporti internazionali avevano assunto negli anni del dopoguerra, fosse ormai obsoleta.<\/p>\n<p>Dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica, la NATO perse ogni legame con quello che era il motivo primo della sua esistenza e divenne la semplice proiezione militare fine a se stessa degli USA, un cascame del vecchio mondo che sopravviveva, pi\u00f9 che altro, per inerzia. Si inventarono nuovi nemici per mantenere una parvenza di giustificazione per quell\u2019apparato militare, specialmente dopo gli attentati dell\u201911 settembre (il terrorismo, i regimi corrotti e dittatoriali del Nord Africa, la Siria) ma, alla lunga, tutta questa messinscena non risult\u00f2 molto convincente e la proiezione militare apparve sempre col suo vero volto, che era quello dell\u2019occupazione da parte della potenza dominante.<\/p>\n<p>Certo questo non significava che gli USA avessero intenzione di rinunciare alla loro presenza militare sullo scacchiere europeo, e neppure che non avessero tenuto conto che un ente cos\u00ec complesso e stratificato potesse essere modificato in tempi brevi. Tuttavia cominciarono a ripensarne l\u2019assetto in modo che fosse pi\u00f9 adatto ad un mondo multipolare come quello che si stava delineando, invece che ad un mondo \u201cbipolare\u201d come quello che aveva caratterizzato i decenni del dopoguerra.<\/p>\n<p>La prima opportunit\u00e0 per un parziale ridimensionamento si verific\u00f2 in seguito al tentativo di colpo di stato in Turchia, cui abbiamo precedentemente accennato, che port\u00f2 ad un progressivo deterioramento dei rapporti tra gli Stati Uniti e il paese anatolico, ritenuto, ormai, un alleato poco affidabile, per favorirne l\u2019uscita dalla NATO, cosa che avvenne dopo qualche anno. Il contingente americano, che faceva capo alla base di\u00a0<em>Incirlik<\/em>\u00a0venne quindi trasferito a Cipro, scelta che provoc\u00f2 notevole malcontento da parte del governo turco.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni, gli USA ridussero progressivamente i loro finanziamenti all\u2019alleanza atlantica e ridimensionarono la loro presenza in alcuni paesi europei, come la Germania spostando la loro presenza verso \u201cPaesi di confine\u201d come la Polonia o la Romania, o sul territorio del loro alleato pi\u00f9 affidabile, il Regno Unito.<\/p>\n<p>Inoltre vi fu un notevole riposizionamento della presenza militare americana sul confine sud dell\u2019Europa. Nel 2020 venne aperta una grande base a Malta, crocevia del mediterraneo, che sostitu\u00ec gran parte delle basi che erano presenti sul territorio italiano.<\/p>\n<p>I cambiamenti avvenuti nell\u2019organizzazione della NATO ci riportano, dunque, all\u2019oggetto della nostra attenzione, ovvero l\u2019Europa, non solo perch\u00e9 si verificarono, appunto, nel vecchio continente, ma anche perch\u00e9, come vedremo nel prossimo capitolo, ebbero importanti ripercussioni sull\u2019assetto dell\u2019Unione Europea, che \u00e8 l\u2019oggetto della nostra attenzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A questo punto, \u00e8 opportuno ricordare che, il cosiddetto \u201cprogetto europeo\u201d, ovvero quello che avrebbe condotto, per passi successivi, all\u2019Unione Europea, non fu, o fu solo in minima parte, ci\u00f2 che quel tipo di propaganda agiografica che \u00e8 chiamato \u201cstoriografia\u201d ama raccontare; ovvero la realizzazione del \u201csogno\u201d di alcuni uomini i quali, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, o all\u2019indomani di essa, elaborarono oniricamente il disegno di abolire gli Stati-nazione nel vecchio continente, in quanto forieri, ai loro occhi, della guerra e della distruzione che avevano vissuto. In realt\u00e0 quel progetto era frutto dell\u2019 assetto che gli Stati Uniti vollero dare ad una parte molto importante della loro sfera d\u2019influenza (ovvero i loro alleati subalterni europei) all\u2019indomani del conflitto<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftn1\" name=\"_ftnref\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Quell\u2019ordine non era soltanto il frutto della divisione del mondo in due blocchi egemonici contrapposti, quello comunista e quello capitalista (o, per le anime belle, la \u201ccortina di ferro\u201d e il \u201cmondo libero\u201d), che vedeva l\u2019Europa divisa in due parti, entrambe a sovranit\u00e0 limitata (un po\u2019 pi\u00f9 limitata in quella dell\u2019est, un po\u2019 meno in quella dell\u2019ovest), ma fu dettato anche da esigenze economiche, che non furono meno importanti di quelle politiche e strategiche nella determinazione degli Stati Uniti di promuovere l\u2019unit\u00e0 europea. Come scrisse\u00a0<em>Robert Gilpin<\/em>:<\/p>\n<p>\u00ab<em>La motivazione fondamentale per supportare l\u2019unificazione economica dell\u2019Europa Occidentale fu la sicurezza politica dell\u2019Occidente contro l\u2019Unione Sovietica\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Per perseguire quest\u2019obiettivo il governo USA era disposto a tollerare qualche discriminazione verso l\u2019importazione di merci americane nel neonato Mercato Comune. Ma non era disposto a tollerare alcuna discriminazione negli investimenti diretti delle compagnie americane all\u2019interno del Mercato Comune. Il supporto degli Stati Uniti al Trattato di Roma fu vincolato alla garanzia \u201cche una filiale di una societ\u00e0 americana sarebbe stata trattata allo stesso modo delle aziende dei paesi europei. L\u2019importanza di questa politica, e dei seguenti trattati commerciali bilaterali, per l\u2019espansione in Europa, delle aziende americana, non pu\u00f2 essere sottovalutata<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftn2\" name=\"_ftnref\">[2]<\/a><\/p>\n<p><em>Giovanni Arrighi<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Beverly Silver<\/em>\u00a0sottolineano che:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Il governo americano non risparmi\u00f2 soldi o energie per creare, i Europa, uno spazio politico-economico abbastanza grande da consentire al capitale delle proprie aziende di sperimentare una seconda giovinezza al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico.<\/em><\/p>\n<p><em>Attraverso l\u2019uso efficace di incentivi economici (soprattutto il Piano Marshall), ha promosso la cooperazione europea e la riduzione delle barriere economiche all\u2019interno dell\u2019Europa. Tramite il riarmamento degli USA e dell\u2019Europa sotto l\u2019egida del North Atlantic Treaty Organization (NATO), Ha provveduto ad ulteriori incentivi per l\u2019integrazione economica europea e per gli investimenti diretti esteri delle compagnie americane [in Europa, n.d.a.]. In questi ed altri modi ha fornito un supporto essenziale per la creazione dell\u2019Unione Europea dei Pagamenti (UEP) e della Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio, innescando, quindi, il processo che culmin\u00f2 nella creazione della Comunit\u00e0 Economica Europea nel 1957<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftn3\" name=\"_ftnref\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Come dichiar\u00f2\u00a0<em>John Foster Dulles<\/em>, nel 1948:<\/p>\n<p><em>\u201cUn Europa sana non pu\u00f2 essere divisa in piccoli compartimenti, ma deve essere organizzata in un mercato abbastanza grande da giustificare i moderni metodi di produzione e consumo di massa<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftn4\" name=\"_ftnref\">[4]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Negli anni del dopoguerra, come abbiamo sottolineato era quindi strategico, per l\u2019economia americana, cercare di creare un mercato europeo che fosse abbastanza grande per assorbire una fetta cospicua della propria produzione industriale, sia per l\u2019insediamento delle proprie aziende nel vecchio continente.<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftn5\" name=\"_ftnref\">[5]<\/a><\/p>\n<p>Tuttavia, al tempo della presidenza di\u00a0<em>Trump<\/em>, la situazione era radicalmente cambiata. Da un lato vi era stato lo spostamento dell\u2019asse dell\u2019economia mondiale verso l\u2019estremo oriente, il che rendeva la vecchia Europa sempre meno importante per i processi di riproduzione capitalistica. Dall\u2019altro, il fatto che le nazioni europee fossero unite in una sorta di chimera politico-economica che era conosciuta sotto il nome di \u201cUnione Europea\u201d, non costituiva pi\u00f9 una priorit\u00e0 per gli Stati uniti, come lo era stato in passato, specialmente se si trattava di un\u2019Unione dominata una nazione industriale, come la Germania, che ne era la potenza egemone. Le politiche mercantilistiche tedesche, imposte a tutto il continente, facevano s\u00ec che l\u2019Europa tutta fosse diventata un\u2019area economica votata alle esportazioni e alla deflazione interna (compressione dei salari, e, di conseguenza, del potere d\u2019acquisto) mentre gli Stati Uniti erano costretti a svolgere ruolo di \u201cconsumatore di ultima istanza\u201d dei i surplus produttivi europei per evitare l\u2019innesco di una spirale recessiva mondiale.<\/p>\n<p>Se questo poteva essere conveniente (per alcuni) nel periodo nel quale veniva perseguita la finanziarizzazione, in quanto i capitali mobili europei potevano essere riciclati sulle piazze finanziarie americane, divenne un grosso problema per le politiche dichiarate dalla nuova amministrazione.<\/p>\n<p>In pratica si era invertita la situazione che, negli anni del dopoguerra aveva spinto gli USA a promuovere l\u2019unione tra le nazioni europee. Inoltre, nel corso del tempo, si era compreso che che la moneta unica, l\u2019euro, era stato lo strumento principale delle politiche mercantilistiche tedesche.<\/p>\n<p>Il fatto che la Germania avesse adottato l\u2019euro, valuta comune a diciassette paesi, molti dei erano caratterizzati da un\u2019economia debole e da una situazione di grave crisi ( i PIIGS, ma non solo), faceva s\u00ec che l\u2019euro avesse una quotazione pi\u00f9 bassa di quella che rispecchiava le prestazioni economiche della Germania<\/p>\n<p>L\u2019euro, fondamentalmente, era un una sorta di \u201cmarco sottovalutato\u201d. La Germania, in quegli anni era il paese con il maggiore avanzo commerciale al mondo. Questa situazione sarebbe stata insostenibile nel tempo se essa avesse avuto la propria moneta sovrana. Le esportazioni comportano il fatto che la moneta del paese esportatore sia molto richiesta sui mercati, visto che la le merci di un paese si pagano nella valuta di questi, cosa che, in genere ne fa aumentare il valore nei confronti delle valute dei paesi importatori.<\/p>\n<p>Per spiegare meglio questo fenomeno<u>,\u00a0<\/u>ci gioveremo delle parole di\u00a0<em>Alberto Bagnai<\/em>, che lo illustrano in maniera assai chiara<u>:<\/u><\/p>\n<p>\u00ab<em>Supponiamo che il Paese G (come Germania) sia in surplus di partite correnti: esporta pi\u00f9 di quello che importa, il che significa che i suoi beni, quindi la sua valuta, sono molto domandati. Cosa dice la legge della domanda e dell\u2019offerta? Che se un bene \u00e8 molto domandato, il suo prezzo dovr\u00e0 naturalmente salire. Qui i beni domandati sono di due tipi: le merci di G, e la valuta di G necessaria per acquistarle (chiamiamola \u201cmarco\u201d). Normalmente, nei mercati finanziari i prezzi si formano pi\u00f9 rapidamente che in quelli delle merci: le contrattazioni sulle valute avvengono in modo pressoch\u00e9 istantaneo. La pressione al rialzo, quindi, si manifester\u00e0 prima sul tasso di cambio, e il marco si apprezzer\u00e0. Con l\u2019apprezzarsi del cambio, succederanno diverse cose. Primo, i beni di G diventeranno pi\u00f9 cari per i non residenti (perch\u00e9 il marco necessario per acquistarli costa di pi\u00f9), e quindi le esportazioni di G diminuiranno; secondo, i residenti di G avranno pi\u00f9 potere di acquisto sui mercati esteri (il marco compra pi\u00f9 beni esteri, essendosi apprezzato), e quindi le importazioni di G aumenteranno; terzo, vedendo che il marco si apprezza, i non residenti cominceranno a ritenerlo un buon investimento, e compreranno titoli di G (azioni, obbligazioni), cio\u00e8 presteranno soldi ai residenti di G. Risultato: il saldo delle partite correnti, dal surplus in cui era (esportazioni nette di merci), si muover\u00e0 verso lo zero (meno esportazioni di merci, pi\u00f9 importazioni di merci), e quello finanziario, dal deficit in cui era (esportazioni nette di capitali), si muover\u00e0 anch\u2019esso verso lo zero (meno esportazioni di capitali, pi\u00f9 importazioni di capitali).\u00bb<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftn6\" name=\"_ftnref\">[6]<\/a><\/em><\/p>\n<p>Viceversa, siccome ora la Germania fa parte dei paesi che hanno adottato la moneta unica europea, \u00ab<em>La Germania esporta, ma il marco non si rivaluta, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9: c\u2019\u00e8 l\u2019euro, che \u00e8 troppo debole per la Germania in quanto non riflette pi\u00f9 la forza della sua produttivit\u00e0.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo era uno dei principali motivi per i quali l\u2019avanzo commerciale tedesco, nel 2015 era il pi\u00f9 alto al mondo, raggiungendo la cifra di 294 miliardi di dollari<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftn7\" name=\"_ftnref\">[7]<\/a><\/p>\n<p>Inoltre, le politiche deflazionistiche alle quali i paesi dell\u2019Unione Europea erano costretti, per cercare di non soccombere al mercantilismo tedesco, avevano impoverito il continente e fatto s\u00ec che l\u2019Europa fosse una sorta di \u201cbuco nero\u201d dell\u2019economia mondiale: un\u2019area esportatrice (nella quale la Germania faceva la parte del leone), caratterizzata da bassi consumi interni (l\u2019unione Europea nel suo assieme aveva nel 2015 un avanzo commerciale di 387 miliardi).<\/p>\n<p>Da qui si pu\u00f2 capire che gli Stati Uniti cominciassero a \u00ab<em>trovare seccante l\u2019essere lasciati soli a sostenere il ruolo di \u201clocomotiva\u201d del mondo, considerando che per farlo devono prendere misure di politica economica (aumento della spesa pubblica, espansione della massa monetaria) che nel lungo periodo potrebbero ritorcersi contro di loro (determinando una nuova crisi finanziaria).<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftn8\" name=\"_ftnref\">[8]<\/a>\u00bb<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A complicare i rapporti con la nuova amministrazione americana intervenne anche l\u2019aperta avversione nei confronti del candidato Trump, espressa dai rappresentanti delle istituzioni europee (Junker, Schulz e innumerevoli altri), nonch\u00e9 dai capi di governo dei singoli stati, che non andarono certo nella direzione giusta per facilitare i rapporti bilaterali.<\/p>\n<p>. Questo mutato orientamento della politica americana ebbe notevoli ripercussioni sul futuro dell\u2019 Unione, come vedremo nei prossimi capitoli.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftnref\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Vedi: Aldrich, Richard J.(1997)\u2019OSS, CIA and European unity: The American committee on United Europe, 1948- 60\u2032,Diplomacy &amp; Statecraft,8:1,184 \u2014 227<\/p>\n<p>Christopher Booker, Richard North,\u00a0<em>The Great Deception. Can the European Union Survive?<\/em>\u00a0, Continnum, London, 2005<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftnref\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Robert Gilpin, U.S Power and the multinational Corporation, Basic Books, New York 1975<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftnref\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Giovanni Arrighi, Beverly Silver, Chaos and Governance in the Modern World System, University of Minnesota Press, Minneapolis 1999, p. 139<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftnref\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0Ibid.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftnref\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Solo una certa ignoranza degli avvenimenti storici fa parlare di globalizzazione o TTIP come se fossero fenomeni nuovi<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftnref\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0Alberto Bagnai,\u00a0<em>Il tramonto dell\u2019euro<\/em>, Imprimatur, Reggio Emilia 2012, pp.62-63<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftnref\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0Alberto Bagnai,\u00a0<em>L\u2019Italia pu\u00f2 farcela<\/em>, Il Saggiatore, Milano 2014, p.287<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/#_ftnref\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0Op.Cit. p.134<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/\">http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/18\/storia-dellunione-europea-2016-2026-v-parte-il-declino-dellimpero-americano-3\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PIER PAOLO DAL MONTE La presidenza del\u00a0tycoon\u00a0dal\u00a0pel di carota\u00a0si inser\u00ec proprio nel bel mezzo del quadro geopolitico che abbiamo\u00a0qui descritto. Il motto \u201cAmerica first\u201d, che caratterizz\u00f2 la campagna elettorale di\u00a0Trump\u00a0era verosimilmente volto a riportare il focus della politica americana sui problemi interni. Non crediamo affatto che alludesse al ruolo di egemonia sul resto del mondo, come, ad esempio il motto \u201cDeutschland uber Alles\u201d ma, piuttosto, al ruolo di grandezza economica ricoperto nei decenni del&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":28294,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/dal-monte.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8NE","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33830"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=33830"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33830\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33831,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/33830\/revisions\/33831"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/28294"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=33830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=33830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=33830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}