{"id":33930,"date":"2017-09-06T08:00:55","date_gmt":"2017-09-06T06:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33930"},"modified":"2017-09-04T19:02:26","modified_gmt":"2017-09-04T17:02:26","slug":"piu-spesa-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33930","title":{"rendered":"Pi\u00f9 spesa sociale!"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Tommaso Gabellini)<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 ormai troppo corta la coperta dell\u2019austerit\u00e0. Anche per quei governi e quei partiti che dall\u2019entrata in vigore dei trattati di Maastricht sembrano trarre legittimit\u00e0 meno dall\u2019appoggio popolare che dal presentarsi come i guardiani dell\u2019ortodossia monetarista e neoliberale di fronte ai \u00abmercati\u00bb. L\u2019Italia ha ormai da pi\u00f9 di un ventennio un avanzo primario di bilancio: tradotto in parole per tutti comprensibili, <strong>lo Stato prende ai cittadini di pi\u00f9 rispetto a quanto rende loro in termini di servizi<\/strong>.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di ottenere uno sforamento dei rigidi vincoli di bilancio imposti dai trattati sembra la panacea in vista del rilancio dell\u2019agognata e tanto invocata \u00abcrescita\u00bb; o per lo meno, l\u2019unica possibilit\u00e0 di ottenere un minimo di consenso in vista dell\u2019imminente tornata elettorale. Ma gli indirizzi di politica economica da far seguire a questo sforamento continuano ad essere rivolti alla concessione di sgravi fiscali alle imprese private.<\/p>\n<p>Secondo la manovra allo studio del governo, sgravi ai privati pari al 50% dei contributi dovuti dovrebbero portare a 300mila nuove assunzioni. <strong>Un disegno di dubbio impatto<\/strong>, considerati i precedenti, e destinato a non intaccare minimamente il tasso di precariet\u00e0 dei nuovi impieghi. Per non parlare dell\u2019acuirsi della sperequazione fiscale che un simile disegno comporterebbe, se \u00e8 vero che due miliardi transiterebbero direttamente dalla fiscalit\u00e0 generale \u2013 e quindi dalle tasche dei lavoratori dipendenti, i pi\u00f9 tartassati dei contribuenti \u2013 alle imprese.<\/p>\n<p>Una soluzione, dunque, tutt\u2019altro che innovativa, e che si pone invece <strong>in continuit\u00e0 con politiche economiche a favore delle imprese<\/strong>, ma a sfavore dei dipendenti. L\u2019esperienza di questi ultimi anni insegna che i produttori privati, in un contesto di grande incertezza e di prolungata stagnazione economica come quello in cui il Paese si trova ormai da circa un decennio, sono tutt\u2019altro che disposti ad investire e ad assumere nuovo personale semplicemente perch\u00e9 devono meno al fisco.<\/p>\n<p>Abbassare le tasse, cos\u00ec come ridurre il costo del lavoro e rendere pi\u00f9 flessibili assunzioni e licenziamenti, sono tutte strategie attinenti al lato dell\u2019offerta. I costi della gestione di un\u2019attivit\u00e0 economica diminuiscono, ma <strong>non si creano nuove opportunit\u00e0 d\u2019investimento<\/strong>, n\u00e9 mutano le fosche aspettative degli imprenditori, che per definizione investono oggi guardando al profitto di domani.<\/p>\n<p>Ricerche condotte da istituzioni quali la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale hanno infatti dimostrato che <strong>un aumento della spesa pubblica \u00e8 pi\u00f9 efficace nello stimolare la crescita economica rispetto ad una diminuzione delle tasse<\/strong>. In altre parole, incrementando la spesa pubblica dell\u20191% il PIL aumenterebbe di almeno l\u20191,2-1,3%, mentre diminuendo le tasse dell\u20191% la crescita economica sarebbe di appena lo 0,5% in pi\u00f9. Inoltre, le stime diventano tanto pi\u00f9 favorevoli alla spesa pubblica quanto pi\u00f9 l\u2019economia si trova in una fase recessiva.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dunque non dare una vigorosa spinta all\u2019economia italiana scegliendo la seconda strada, quella della maggiore spesa pubblica per investimenti? In tal modo, lo Stato potrebbe generare crescita adoperandosi per migliorare le condizioni dei tanti servizi pubblici congestionati dalle poche risorse oggi disponibili. Basti pensare a <strong>quanto benessere potrebbe derivare dal rimettere in sesto trasporti, ferrovie, scuole, ospedali e palazzi<\/strong>, implementando le pi\u00f9 recenti tecniche costruttive, i materiali pi\u00f9 avanzati ed assumendo personale.<\/p>\n<p>In tal modo, la maggiore spesa pubblica verrebbe ripagata da s\u00e9 con i proventi delle opere realizzate, che potrebbero essere in parte utilizzati per ripagare il debito pubblico ed in parte per effettuare nuovi investimenti. I salari dei neoassunti si tradurrebbero in <strong>maggiori consumi e maggiori vendite per le imprese<\/strong>, che beneficerebbero di infrastrutture funzionanti. L\u2019offerta sarebbe cos\u00ec trainata dalla domanda, il vero grande assente delle politiche condotte dai governi nazionali che si sono susseguiti fino ad oggi, ed in aperta contrapposizione con i compiti per casa che giungono da Bruxelles.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 sicuramente sul tappeto il tema del rilancio degli investimenti e dell\u2019apparato produttivo, ma \u00e8 al contempo importante iniziare a tracciare linee guida lungo le quali operare questo rilancio. La politica degli incentivi fiscali ha in realt\u00e0 come risultato \u2013 ammesso e, come abbiamo visto, non concesso, che abbia risultati \u2013 quello di assecondare, e non compensare, gli squilibri venutisi a creare nella nuova divisione continentale del lavoro emersa dal calderone della crisi.<\/p>\n<p>In poche parole, incentivi a pioggia andrebbero a rafforzare <strong>quei settori a basso valore aggiunto e ad alta stagionalit\u00e0\/precariet\u00e0<\/strong> degli impieghi a cui i centri forti dell\u2019accumulazione continentale vorrebbero destinare l\u2019Europa mediterranea. Una politica di investimenti pubblici diretti avrebbe all\u2019opposto il vantaggio di fornire robusti correttivi ad un destino non ineluttabile di abbandono delle punte pi\u00f9 avanzate dell\u2019apparato produttivo. Non certo in un\u2019ottica autarchica.<\/p>\n<p>Il futuro di un\u2019integrazione economica democratica passa per la <strong>ricostruzione degli apparati produttivi dei Paesi periferici<\/strong> ed il loro successivo coordinamento su basi orizzontali e paritarie. La costruzione di una divisione continentale del lavoro duale e gerarchica non avrebbe altro effetto che la crisi ricorrente dei rapporti tra gli Stati europei o la riduzione di quelli mediterranei nell\u2019orbita coloniale dei nuovi imperi centrali. Un destino che una classe dirigente degna di questo nome avrebbe il dovere di scongiurare con qualsiasi mezzo.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/tommaso-nencioni\/piu-spesa-sociale\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/tommaso-nencioni\/piu-spesa-sociale\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Tommaso Gabellini) \u00c8 ormai troppo corta la coperta dell\u2019austerit\u00e0. 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