{"id":33978,"date":"2017-09-10T00:53:44","date_gmt":"2017-09-09T22:53:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33978"},"modified":"2017-09-10T16:10:24","modified_gmt":"2017-09-10T14:10:24","slug":"contro-il-risorgimento-e-in-atto-un-revisionismo-spicciolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33978","title":{"rendered":"Contro il Risorgimento \u00e8 in atto un revisionismo spicciolo"},"content":{"rendered":"<div class=\"bylineList\" style=\"text-align: justify;\"><label><\/label>di EDOARDO PETTI<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Una grande popolarit\u00e0 e un indiscutibile successo accompagnano da tempo la pubblicazione di libri che denunciano la realizzazione del processo risorgimentale nel Mezzogiorno come un\u2019operazione criminale e autoritaria, coloniale e predatoria, compiuta dalle classi dirigenti sabaude e dalle truppe garibaldine per appropriarsi delle ricchezze del Regno borbonico e ridurre in una condizione servile le popolazioni meridionali.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Un filone che trova alimento in un sentimento di rivalsa e vittimismo diffusi in strati significativi dell\u2019opinione pubblica del Sud, e ha portato alla rivalutazione, se non all\u2019esaltazione, di fenomeni come il brigantaggio, sempre pi\u00f9 assimilati a movimenti di guerriglia locale contro le prevaricazioni e i soprusi degli \u201cinvasori nordisti\u201d. Ma le manifestazioni del \u201crevisionismo anti-risorgimentale\u201d poggiano su basi solide dal punto di vista storico e sono suffragate da una rigorosa analisi documentale? E quali conseguenze potrebbe provocare sul piano culturale e civile l\u2019affermazione delle tesi rivendicazioniste?<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il nostro quotidiano lo ha chiesto a Salvatore Lupo, professore di Storia contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Palermo e acuto studioso della vicenda secolare del fenomeno mafioso nel suo legame con il tessuto economico-sociale della Sicilia. Alle problematiche intrecciate con il percorso di indipendenza nazionale e con le sue pagine pi\u00f9 controverse, Lupo ha dedicato il volume dal titolo <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/unificazione-italiana-mezzogiorno-rivoluzione-guerra-libro-salvatore-lupo\/e\/9788860366276\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L\u2019unificazione italiana. Mezzogiorno, Rivoluzione, Guerra civile<\/em><\/a>, che riassume in modo pregnante la complessit\u00e0 del capitolo fondante della nostra esperienza statuale.<\/div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 possibile e corretto individuare nell\u2019attuazione del processo di unificazione nazionale nel Mezzogiorno una tendenza violenta e rapace, repressiva e brutale, da parte delle autorit\u00e0 piemontesi e dell\u2019esercito garibaldino?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di tutto \u00e8 doveroso distinguere le persone che conoscono ci\u00f2 di cui parlano dagli altri. Nei loro ossessivi e persistenti riferimenti al passato, fasce di opinione pubblica meridionale assemblano critiche e frustrazioni strumentali, che proiettano in un incipit risorgimentale mitico le cause profonde del disagio e delle arretratezze del Sud. Si tratta di un \u201crevisionismo spicciolo\u201d ben diverso da quello degli storici, poich\u00e9 deriva da tentativi politici di ricercare nel passato ci\u00f2 che nel passato non pu\u00f2 esistere, di una mentalit\u00e0 recriminatoria che legge la storia per scoprire il \u201ccolpevole\u201d dei mali odierni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a spiegazioni superficiali e romanzesche, viene realizzata un\u2019operazione efficace e di sicura presa, soprattutto in fasce sociali poco informate e in un Paese che da vent\u2019anni nutre disprezzo per gli intellettuali e per il metodo scientifico. Con il Risorgimento questo filone non ha nulla a che vedere, perch\u00e9 mescola alla rinfusa fatti accertati con eventi immaginari, opere serie con una pubblicistica tragicomica di largo consumo. Penso a <em>Terroni <\/em>del giornalista Pino Aprile, che non vuole chiarire, cos\u00ec come Giampaolo Pansa per i suoi scritti sulla Resistenza, dove attinge le proprie informazioni. Macchine editoriali che non hanno nulla in comune con il lavoro di storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E quali sono gli errori di merito imputabili alla pubblicistica anti-risorgimentale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u201crevisionisti spiccioli\u201d sembrano scandalizzati dalla presenza della violenza nella storia: violenza che ne rappresenta quasi sempre la regola. Il processo di unificazione nazionale fu una guerra, civile e fra Stati, e le sue vittime innocenti devono essere collocate in tale quadro. Scoprire questa violenza \u00e8 utile solo a impressionare un pubblico scarsamente informato. \u00c8 giusto restare sconvolti di fronte al massacro di centinaia di civili perpetrato dall\u2019esercito sabaudo il 4 agosto 1861 a Pontelandolfo e Casalduni nel beneventano, per rappresaglia contro l\u2019uccisione di poche decine di militari ad opera di briganti e di contadini del luogo. Ma un\u2019identica reazione \u00e8 provocata dalle stragi e dagli stupri compiuti dalle truppe borboniche a Messina nel 1848.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019unificazione nazionale per\u00f2 fu permeata di azioni repressive e di ritorsioni indiscriminate, in aperta contrapposizione con lo spirito che l\u2019aveva ispirata.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non possiamo prescindere da un dato storico inequivocabile. Al termine del laborioso processo di indipendenza, le popolazioni meridionali riuscirono a entrare per la prima volta in un ordinamento liberale e costituzionale che gradualmente si and\u00f2 assestando, in cui le tensioni politiche e sociali poterono esprimersi in forma civile e pacifica, grazie al quale fu promosso un autentico sviluppo economico. Prima di allora la societ\u00e0 del Mezzogiorno gemeva sotto un regime tirannico, e i primi decenni dell\u2019Ottocento furono contraddistinti dalla spirale di rivolte e repressioni del governo borbonico. Mi chiedo perch\u00e9 non si parli mai di questa violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che in un processo rivoluzionario e in una cornice di guerra civile fra legittimisti da una parte e liberali, moderati e radicali, dall\u2019altra, vi fu un tasso elevato di violenza nel reprimere il brigantaggio e nel riportare l\u2019ordine. \u00c8 innanzitutto compito degli storici ragionare con rigore e ricostruire con scrupolo le pagine pi\u00f9 oscure di quella stagione, fare luce sui crimini compiuti anche da chi combatteva per il riscatto dell\u2019Italia. Ma parlare di genocidio e di sterminio, fornire cifre fantasiose e abnormi, non corrisponde alla ricerca storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale bussola dovrebbe guidare una simile indagine?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi storiografica deve riconoscere la dimensione aspra e radicale di quel conflitto fratricida fra due governi ed eserciti entrambi meridionali: quello garibaldino, in gran parte costituito da volontari provenienti dal Mezzogiorno, e quello borbonico, che si and\u00f2 sfaldando. Non si tratt\u00f2 di una guerra di liberazione contro un occupante straniero come nel 1943-1945. Fu uno scontro feroce e netto fra patrioti italiani e borbonici reazionari affiancati poi dai \u201cbriganti\u201d. Bisogna partire dalle ragioni politiche che opponevano i due schieramenti, per restituire una dignit\u00e0 e una prospettiva storica a tutti protagonisti del conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu uno scontro dall\u2019esito imprevedibile, poich\u00e9 nessuna \u201cdivinit\u00e0 della storia\u201d aveva stabilito che il Regno delle due Sicilie dovesse crollare, n\u00e9 che l\u2019unificazione dell\u2019Italia fosse inevitabile. Non era scritto neanche che fosse la classe dirigente sabauda a promuovere e dirigere il processo di indipendenza. Ci\u00f2 accadde perch\u00e9 lo Stato governato dai Borboni, il pi\u00f9 importante della penisola, si rivel\u00f2 incapace di riformare i suoi ordinamenti e deluse le speranze di numerosi patrioti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ritiene che l\u2019egemonia esercitata dai gruppi \u201cneo-borbonici\u201d sulla produzione rivendicazionistica concorra a impedire una ricostruzione scientifica del Risorgimento nel Mezzogiorno?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le posizioni e le manifestazioni neo-borboniche puntano a realizzare una sorta di \u201cleghismo meridionale\u201d. La loro letteratura non \u00e8 opera di storici, bens\u00ec di strati della popolazione che guardano al passato con le lenti del presente. Esattamente come i militanti del Carroccio fanno con il Dio Po e con la simbologia dei Celti. Non \u00e8 un\u2019iniziativa elitaria n\u00e9 marginale, ma a differenza di quanto avviene al Nord essa non trova una risonanza partitica rozza che tuttavia costituisce un segno di vitalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assistiamo alla fioritura di un micro-nazionalismo fondato sulla mistificazione e sulla manipolazione della storia, che va preso sul serio poich\u00e9 in un periodo di crisi i suoi richiami potrebbero ridurre i fatti a carta straccia e favorire la diffusione delle menzogne a buon mercato. La storiografia sta lavorando seriamente su un terreno cos\u00ec delicato e davanti a una platea di poche migliaia di lettori, nel disinteresse di chi possiede un\u2019infarinatura superficiale del Risorgimento. Un\u2019opera faticosa e meritoria, che purtroppo non viene agevolata dalla visione retorica e oleografica dell\u2019Unit\u00e0 nazionale commemorata lo scorso anno. Fenomeno utile a cementare la memoria e l\u2019identit\u00e0 collettiva, che per\u00f2 finisce per innescare la spirale delle celebrazioni e delle contro-celebrazioni ideologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 singolare che la letteratura anti-risorgimentale abbia trovato terreno fertile in una citt\u00e0 come Napoli, mai percorsa da pulsioni autonomistiche, e non riscuota adesione nella Sicilia dei tanti fermenti indipendentistici?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1944 a oggi &#8211; pensi alla propaganda promossa da Raffaele Lombardo &#8211; la retorica \u201csicilianista\u201d, che attribuisce ai \u201cnordisti\u201d le colpe della cronica arretratezza dell\u2019isola, \u00e8 stata scavata fino all\u2019esaurimento. Tuttavia la Sicilia rappresent\u00f2 nel Mezzogiorno il cuore delle insurrezioni costituzionali e patriottiche contro i Borboni, ben cinque prima dello sbarco dei Mille. Furono movimenti sempre animati dalla saldatura fra le rivendicazioni autonomistiche e le istanze liberali e democratiche di respiro nazionale. Per storia e vocazione, l\u2019isola \u00e8 estranea a sentimenti di stampo neo-borbonico. E spero che le ragioni della sua autonomia non verranno mai inquinate dalle pulsioni anti-risorgimentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>fonte: linkiesta.it, 8.8.2012<\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di EDOARDO PETTI Una grande popolarit\u00e0 e un indiscutibile successo accompagnano da tempo la pubblicazione di libri che denunciano la realizzazione del processo risorgimentale nel Mezzogiorno come un\u2019operazione criminale e autoritaria, coloniale e predatoria, compiuta dalle classi dirigenti sabaude e dalle truppe garibaldine per appropriarsi delle ricchezze del Regno borbonico e ridurre in una condizione servile le popolazioni meridionali. 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