{"id":33981,"date":"2017-09-06T10:13:08","date_gmt":"2017-09-06T08:13:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33981"},"modified":"2017-09-05T22:15:18","modified_gmt":"2017-09-05T20:15:18","slug":"dentro-al-laboratorio-neoliberista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=33981","title":{"rendered":"Dentro al laboratorio neoliberista"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (di Lorenzo Innocenti)<\/strong><\/p>\n<p><em>In principio furono Thatcher e Reagan. Quarant\u2019anni dopo il neoliberismo ha altri nomi ed altri volti, ma identici fini. Breve riflessione sulla ciclicit\u00e0 della storia economica.<\/em><\/p>\n<p>In principio fu la\u00a0<strong>Thatcher<\/strong>. E\u00a0<strong>Reagan<\/strong>, certo. Era il neoliberismo rampante degli anni Ottanta, era la fine del keynesismo di Stato.L\u2019Occidente \u2013 Europa e Usa in testa \u2013 veniva da un trentennio abbondante di assistenzialismo smaccato, di Piani Marshall, piena occupazione, estensione dei diritti ai lavoratori e sindacati forti\u2026 Ma quel modello economico cominciava a preoccupare le teste pensanti dell\u2019<strong>intellighenzia atlantica<\/strong>. La crisi del modello fordista impensieriva, la caduta tendenziale del saggio di profitto spaventava come l\u2019orco delle fiabe, l\u2019erosione dei profitti erodeva \u2013 insieme \u2013 esorbitanti privilegi e questo non poteva essere accettato. Ci si misero d\u2019impegno la\u00a0<strong>Commissione Trilaterale<\/strong>, il\u00a0<strong>Bilderberg<\/strong>, l\u2019<strong>Aspen Institute<\/strong>\u00a0e tutti i possibili\u00a0<em>think tank<\/em>\u00a0di questo mondo e in poco tempo riuscirono a ribaltare il tavolo. New York e il Cile furono i banchi di prova.<\/p>\n<p>Erano ancora gli anni Settanta, allora: droga, sesso e rock\u2019n roll distraevano le masse dal pericolo incombente. Ma intanto<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/un-nome-una-garanzia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u00a0<strong>Salvador Allende<\/strong><\/a>\u00a0veniva rovesciato e fatto accoppare da un golpe in pieno stile sudamericano \u2013 accompagnato cio\u00e8 da un\u2019ingente, fitta, verdissima pioggia di dollari \u2013 e quindi sostituito dall\u2019autoproclamatosi Presidente, Generalissimo Augusto Pinochet. Il Paese divenne gigantesco laboratorio per l\u2019applicazione di tutte quelle politiche economiche che \u2013 allora in fase di studio \u2013 sarebbero in seguito passate alla ribalta come\u00a0<strong>neoliberismo<\/strong>: deregolamentazione dei mercati, conservatorismo fiscale, privatizzazione del patrimonio pubblico, tagli alla spesa sociale\u2026 In breve tempo la gente \u2013 i cileni non abbienti, sempre di pi\u00f9 \u2013 fin\u00ec per la strada e dalla strada inizi\u00f2 a protestare l\u2019impoverimento non solo delle classi tradizionalmente disagiate, ma anche di un ceto medio che si vedeva di colpo privato di qualunque prospettiva.\u00a0<em>\u00c7a va sans dire<\/em>, le reazioni della Costituente furono severe, tanto che Eduardo Galeano (scrittore, giornalista, intellettuale\u2026) giunse a dire, ricordando quei giorni: \u201cLa gente era in prigione perch\u00e9 i prezzi potessero essere liberi\u201d.<\/p>\n<blockquote>\n<div class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-89576 size-full\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/1469601333-hayek2.jpg\" alt=\"1469601333-hayek2\" width=\"2091\" height=\"1461\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Friedrich von Hayek, \u00e8 considerato il padre del neoliberismo per come lo conosciamo oggi.<\/p>\n<\/div>\n<\/blockquote>\n<p>Stessa cosa (senza baffi spioventi n\u00e9 giunte militari) a New York: nel 1975 la citt\u00e0 che non dorme mai era vicina alla bancarotta. Il governo federale le offr\u00ec assistenza finanziaria in cambio (per\u00f2) di una robusta ristrutturazione economica, che andava a incidere soprattutto sulle dinamiche sindacali, la spesa sociale e una massiccia privatizzazione del patrimonio pubblico. A gestire l\u2019affare la Municipal Assistance Corporation for New York, ente creato ad hoc per controllare lo stato dell\u2019arte. Poi la Thathcer, appunto, con Reagan. La prima soprattutto, perch\u00e9 il secondo smentir\u00e0 in parte i propositi liberal-mercantilisti \u2013 durante il proprio mandato \u2013 dando vita ad uno dei programmi di\u00a0<strong>keynesismo militare<\/strong>\u00a0(l\u2019industria di guerra che traina il resto dell\u2019economia) pi\u00f9 imponenti che la storia dell\u2019uomo ricordi. La Lady di Ferro invece non arretra di un passo: al grido di\u00a0<strong>\u201cMeno Stato, pi\u00f9 Mercato\u201d<\/strong>, tempo pochi mesi rivaluta la sterlina abbattendo l\u2019inflazione, abbassa le tasse (al ceto medio-altissimo), aumenta l\u2019IVA (perch\u00e9 va bene no alle tasse, ma da qualche parte i soldi dovevano pur arrivare), privatizza tutto quello che pu\u00f2, annienta il potere dei sindacati e soprattutto riduce a meno del minimo indispensabile ogni forma di assistenza sociale. Risultato: le imprese giovano della ventata di libert\u00e0, ma l\u2019economia nazionale cola a picco. A trascinarla verso il basso \u00e8 il\u00a0<strong>crollo dei consumi<\/strong>, causato da un aumento spropositato della\u00a0<strong>disoccupazione<\/strong>, del\u00a0<strong>precariato<\/strong>, delle\u00a0<strong>sacche di povert\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>\n<blockquote><p>\u201cLo Stato socialista \u00e8 totalmente estraneo al carattere britannico\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E veniamo cos\u00ec a noi, a oggi. Le politiche di austerit\u00e0 di\u00a0<strong>Mamma Europa<\/strong>\u00a0sembrano essersi allentate e la Crisi (La Crisi), da potenzialmente eterna, declina pi\u00f9 mitemente in \u201cCrisi dei Dieci Anni\u201d (vedi Repubblica del 3 settembre 2017), incontrando nell\u2019ultimo +1,4% del Pil, la propria radiosa fine. Eppure la crescita \u2013 se c\u2019\u00e8 \u2013 \u00e8 fragile, perch\u00e9 otto contratti su dieci oggi sono a termine (dati Istat) e il lavoro precario fa la parte del leone nell\u2019economia tricolore. E la stessa\u00a0<strong>Austerit\u00e0<\/strong>\u00a0ancora resiste \u2013 per quanto apparentemente ammansita, addolcita, rabbonita e flessibilizzata \u2013 se \u00e8 vero che un incentivo diretto ai consumi ancora non s\u2019\u00e8 visto da parte di Bruxelles (il\u00a0<em>Quantitative Easing<\/em>\u00a0finisce per essere d\u2019aiuto agli istituti bancari e poco altro, non trasmettendosi veramente all\u2019economia reale) ed anzi, qui da noi, ai governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni sono stati assegnati precisi compiti di riforme strutturali, su cui ancora s\u2019insiste, da pi\u00f9 parti. Il\u00a0<strong>Jobs Act<\/strong>\u00a0\u00e8 frutto di un simile indirizzo e non si pu\u00f2 dire che vada nel senso di una maggior tutela dei lavoratori \u2013 la vera parte debole nell\u2019<strong>hobbesiano mondo del lavoro salariato<\/strong>. Quanto insistette Renzi, da Premier, sulla\u00a0<strong>disintermediazione dei corpi intermedi<\/strong>? Frase apparentemente fumosa che presagiva la definitiva esautorazione dei sindacati.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/23nkcPDAW8k?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\">Il Presidente del Consiglio si dice certo che la crisi economica del 2008 sia ormai un lontano ricordo del passato<\/span><\/p>\n<p>E pure la riforma del lavoro prospettata da\u00a0<strong>Emmanuel Macron<\/strong>, in Francia, mette ugualmente in guardia chiunque si possa essere illuso riguardo ad un cambio di indirizzo, un\u2019inversione di tendenza. Le misure, in nuce: decentralizzazione degli accordi di categoria per fissare le condizioni di lavoro a tempo determinato (finora rigidamente organizzati a livello nazionale). E, soprattutto, limite massimo degli indennizzi che i tribunali potranno concedere a chi viene licenziato senza giusta causa; attesissimo \u2013 si capir\u00e0 \u2013 dagli industriali perch\u00e9, come ha ricordato in questi giorni il presidente di Confindustria, Pierre Gattaz,\u00a0<strong>\u201cpermetter\u00e0 di calcolare esattamente l\u2019impatto di eventuali licenziamenti\u201d<\/strong>. Sindacati indeboliti, licenziamenti pi\u00f9 facili, deregolamentazione del mercato del lavoro. La solita zuppa: per qualche punto del Pil scegliamo (scelgono) di mortificare ceto medio e basso, di deprimere i consumi, di rinviare la vera ripresa alle calende greche. Sull\u2019altare degli interessi contingenti di una fetta risicata (e gi\u00e0 ricca) di popolazione si sacrifica il popolo bue, che si trover\u00e0 impoverito ed emarginato\u00a0<strong>anche Oltralpe<\/strong>. Mal comune mezzo gaudio \u2013 si dir\u00e0. In attesa che Le Pen ascenda, come una Trump qualsiasi, non pi\u00f9 accompagnata dallo scontento bianco della Rust Belt, ma da quello \u2013 multicolore? Chiss\u00e0? \u2013 delle Clermont e delle Lione e delle Parigi\u00a0<strong>pi\u00f9 industriali, depauperate e rabbiose.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/nel-laboratorio-neoliberista-tatcher-hayek\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/nel-laboratorio-neoliberista-tatcher-hayek\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (di Lorenzo Innocenti) In principio furono Thatcher e Reagan. 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