{"id":34118,"date":"2017-09-11T09:00:04","date_gmt":"2017-09-11T07:00:04","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34118"},"modified":"2017-09-10T11:06:28","modified_gmt":"2017-09-10T09:06:28","slug":"dalla-cattedrale-ai-non-luoghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34118","title":{"rendered":"Dalla cattedrale ai non-luoghi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Antonio Martone)<\/strong><\/p>\n<p><em>I cambiamenti che hanno scosso l&#8217;et\u00e0 moderna sono stati anzitutto antropologici, e poi economici e giuridico-politici. Oggi siamo di fronte a un altro snodo storico, che sta producendo una nuova mutazione del senso. Per interrogare quest&#8217;ultima bisogna osservare ancora una volta la traiettoria della modernit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><span id=\"more-2994\"><\/span>In questo intervento, cercher\u00f2 di focalizzare genealogicamente l\u2019attenzione su alcuni punti di snodo fondamentali della storia della modernit\u00e0, al fine di focalizzare meglio le dinamiche antropologico-politiche del contemporaneo. Cercher\u00f2 di evocare tali trasformazioni attraverso l\u2019uso di simboli che racchiudano il senso complessivo della presenza storica degli uomini nel passaggio fra \u201cpre-moderno\u201d e \u201cmoderno\u201d e fra il \u201cmoderno\u201d e l\u2019\u201cattuale\u201d.<\/p>\n<p>La tesi che accompagna il mio lavoro consiste nell\u2019idea secondo cui il percorso dell\u2019Occidente che giunge fino a noi, incomprensibile se non si considera l\u2019enorme peso che in esso ha assunto la tecnica, abbia comportato vere e proprie mutazioni antropologiche: cercher\u00f2 di concentrarmi su tali mutazioni e di delinearne il senso nella convinzione che comprenderle significhi illuminare lo scenario attuale e le sue profonde contraddizioni.<\/p>\n<p>L\u2019Evo moderno \u2013 come \u00e8 noto \u2013 si caratterizza per esser andato progressivamente tras-mutando l\u2019idea medioevale (aristotelico-tomistica) di legame sociale in una realt\u00e0 accelerata in senso \u201cprogressivo\u201d: in ambito moderno, la <em>novitas <\/em>storica, infatti, si \u00e8 imposta come la vera \u201cnovit\u00e0\u201d dell\u2019Occidente. Alla fine della traiettoria moderna, tuttavia, a partire dalla dissoluzione della geopolitica di Yalta, le comunit\u00e0 occidentali hanno conservato senz\u2019altro la disposizione dinamica verso il futuro, ma lo hanno fatto in un ambiente culturale nel quale era venuta meno la storia. Ed ora, nella nostra contemporaneit\u00e0, ci troviamo di fronte a dispositivi di verit\u00e0 che legalizzano la transizione e la contingenza senza poter pi\u00f9 contare, per\u00f2, sulla direzione di marcia di una \u201cstoria orientata\u201d. \u00c8 sparita l\u2019idea di orizzonte storico: \u00e9 rimasto esclusivamente un movimento cieco che non dispone, tuttavia, di un suolo su cui per-manere ma che sempre pi\u00f9 si avvita esclusivamente su se stesso.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha stravolto le forme simboliche precedenti, ridimensionando fortemente la capacit\u00e0 di mediazione politica delle istituzioni di un ambiente moderno fondato sulla rappresentazione\/rappresentanza politica organizzate in partiti, e su una soggettivit\u00e0 universalistica, fino a pervenire alla teologia economica contemporanea che ha divinizzato il<em> prezzo delle merci, <\/em>assumendolo come valore unico del vivere associato degli uomini nell\u2019ambito della globalizzazione.<\/p>\n<p><strong>Dalla \u201ccattedrale\u201d alla \u201cfrontiera\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Se si volessero esprimere in maniera rapida quanto incisiva le caratteristiche delle societ\u00e0 d\u2019<em>ancien r\u00e9gime<\/em>, il simbolo costituito dalla cattedrale farebbe esattamente al nostro caso. Nel corso dell\u2019era cristiana, le grandi cattedrali, oltre ad essere sedi della \u201ccattedra vescovile\u201d, rappresentavano la trasformazione del <em>Kaos<\/em>, attraverso la mediazione di Dio e della Chiesa, in <em>Kosmos<\/em> ordinato. Da questo punto di vista, la cupola della Cattedrale costituiva l\u2019essenza della costruzione onto-teologica del mondo nella sua totalit\u00e0. Essa svettava verso l\u2019alto, imponendosi come mediazione simbolica tra Dio e l\u2019uomo, suggellando cos\u00ec l\u2019alleanza fra il Padre celeste e i mortali: due dimensioni fra le quali occorreva istituire un filo di continuit\u00e0 logica e ontologica<sup><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento dell\u2019Evo moderno, e con la fine consequenziale dell\u2019ordine cristiano del mondo, credo che il simbolo che pi\u00f9 di altri riassuma lo spirito dei tempi moderni sia invece quello della <em>frontiera<\/em>. Esso va a costituire, peraltro, un vero e proprio mito fondativo negli Stati Uniti d\u2019America, ossia il paese che Tocqueville, gi\u00e0 negli anni trenta dell\u2019Ottocento, descriveva come un modello di \u201cdemocrazia futura\u201d.<\/p>\n<p>Il simbolo della frontiera \u00e8 quello che meglio si attaglia all\u2019idea, tipicamente moderna, della orizzontalizzazione dei rapporti umani, ossia ci\u00f2 che \u00e8 meglio conosciuto come \u201cuguaglianza\u201d: antropologica dapprima, socio-economica in seguito, e infine giuridica. Non si pu\u00f2 comprendere la modernit\u00e0, e neppure quel lembo estremo di essa nella quale ancora viviamo, se non partendo dalla nozione di uguaglianza &#8211; appunto. La modernit\u00e0 \u00e8 l\u2019uguaglianza e l\u2019uguaglianza \u00e8 la modernit\u00e0. Modernit\u00e0 e uguaglianza insieme, inoltre, significano democrazia, ossia una visione del mondo egualitaria ed includente, laica e secolarizzata, del tutto inassimilabile alla democrazia antica.<\/p>\n<p>All\u2019interno di questo contesto, il simbolo moderno della frontiera \u00e8 inscritto profondamente (direi ontologicamente) nelle caratteristiche di una societ\u00e0 che porta in s\u00e9 i connotati genetici delle societ\u00e0 di massa. Laddove, cio\u00e8, il soggetto svolge la propria azione politica all\u2019interno di una massa (questa va definita come una realt\u00e0 sociale che tende a rendere omogenea, conforme), l\u2019individuo stesso ha davanti a s\u00e9 un unico punto di fuga, ossia quello verso l\u2019orizzonte. E che cos\u2019\u00e8 la frontiera se non ci\u00f2 che si colloca incessantemente sulla linea dell\u2019orizzonte? Sul piano antropologico-politico, pertanto, nel suo dinamismo, la frontiera \u00e8 un \u201cassoluto nel relativo\u201d, poich\u00e9 entra in essa, costitutivamente, l\u2019idea astratta di un\u2019infinita \u201cspostabilit\u00e0\u201d: per questo, il connotato decisivo del simbolo della frontiera \u00e8 il suo stesso \u201csfondamento\u201d. Mentre l\u2019ordine pre-moderno, essendo segnato da una mediazione \u201ccattedralistica\u201d, appariva destinato a \u201cstare\u201d nei propri confini e, all\u2019interno di esso, costruiva il senso della comunit\u00e0, la frontiera, nella sua \u201cillimitatezza\u201d di principio, vede in se stessa non tanto un limite da rispettare, quanto un confine da superare.<\/p>\n<p>Inutile dire che alla nozione di frontiera si lega, in maniera strettissima, il culto tipicamente moderno d\u2019un individuo \u201cautonomo\u201d quanto acquisitivo: l\u2019orizzontalizzazione dei rapporti umani, distogliendo lo sguardo dal cielo, laddove cio\u00e8 era diretta la cupola della cattedrale, lo rivolge invece sulla terra della materialit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che tutto ci\u00f2 si \u00e8 retto su una clamorosa rimozione. L\u2019andare sempre avanti, l\u2019inseguire incessantemente il prossimo confine (dal mito del West americano fino agli spazi extraterrestri), ha indotto la visione del mondo della frontiera a diventare quasi del tutto immemore della propria origine infondata, poich\u00e9 non pu\u00f2 che essere infondato ci\u00f2 che considera lo spazio e il tempo come dimensioni sempre da fare \u2013 giammai costituite e sempre da costituire. Lo sguardo di Prometeo, concentrato nella corsa spasmodica in avanti, non ha mai avuto tempo, quindi, di \u201cvedere\u201d la propria immagine riflessa nello specchio, n\u00e9 di guardare il cielo e di considerarlo per quello che \u00e8, ossia una entit\u00e0 vuota. Ci sarebbero tante ragioni per supporre che l\u2019essenza stessa dello sforzo moderno possa aver coinciso con il tentativo di sfuggire a se stessi e alla propria paura: un uomo senza pi\u00f9 Dio<sup><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/sup>, destinato a vivere da solo in un mondo ridotto ormai a periferia insignificante di un universo immenso.<\/p>\n<p><strong>La scoperta del limite<\/strong><\/p>\n<p>Se l\u2019inquietudine dromologica costituiva la postura fondamentale dell\u2019uomo moderno, se il suo andare avanti non accettava alcun confine costituito alla propria azione, non vi \u00e8 dubbio che i limiti dell\u2019umano non avevano smesso tuttavia di essere presenti \u2013 nello stesso modo in cui non \u00e8 ammissibile che, in virt\u00f9 della luce artificiale, la notte possa smettere di essere notte.<\/p>\n<p>Sono emersi cos\u00ec non soltanto limiti esteriori all\u2019azione, ma anche connessi all\u2019azione medesima. Anzitutto, limiti morali: l\u2019esposizione, cio\u00e8, a forme di nichilismo distruttivo di cui sarebbe decisamente penoso e forse inutile fare l\u2019elenco. Soltanto in maniera esemplificativa, per\u00f2, si possono senz\u2019altro ricordare il genocidio americano del popolo pellerossa, le secolari guerre inter-statuali, due guerre mondiali, i campi di sterminio nazifascisti, i lager sovietici, le guerre per il controllo appropriativo delle risorse energetiche, le bombe atomiche su citt\u00e0 inermi, gli arsenali nucleari, le centrali e le scorie disseminate dappertutto che non smettono di infestare dall\u2019interno il nostro Occidente.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, dopo un viaggio durato secoli, e che accanto a tanti risultati importanti, \u00e8 costato lacrime e sangue spesso innocente, la<br \/>\n<em>finitezza <\/em>peculiare dell\u2019umano si \u00e8 mostrata in tutta la sua evidenza. Dal punto di vista materiale, ci si \u00e8 accorti che le risorse naturali del pianeta sono tutt\u2019altro che illimitate; ci si \u00e8 resi consapevoli, inoltre, che le frontiere possono essere spostate in avanti fino al momento in cui i viaggi finiscono poich\u00e9 lo spazio termina, e si \u00e8 costretti a ritornare al punto di partenza.<\/p>\n<p>Il movimento orizzontale degli uomini, la loro inquietudine spaziale, il senso acquisitorio esclusivamente mondano e materiale che avevano caratterizzato la fase moderna dell\u2019Occidente, ha subito, di conseguenza, con la fine del bipolarismo di Yalta (che della globalizzazione aveva rappresentato l\u2019antefatto e la scena preparatoria), un cambio di direzione epocale.<\/p>\n<p>\u00c8 emersa cos\u00ec una nuova e ben pi\u00f9 ampia complessit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La fine del \u201cvalore\u201d: l\u2019oggettivit\u00e0 del \u201cprezzo\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Gli Stati che nella fase moderna si ponevano in quanto monopolisti della forza e della decisione sovrana, gli stessi che consideravano la guerra come \u201cla politica continuata con altri mezzi\u201d, si presentano ora quasi sempre bypassati nella loro sovranit\u00e0 da intese sovranazionali combinate secondo logiche da cordata finanziaria. I caratteri delle istituzioni all\u2019interno di un ambiente post-statuale possiedono pertanto connotati del tutto inediti. Le intese fra Stati sovrani appaiono istituiti secondo finalit\u00e0 di tipo economicistico-finanziario e, piuttosto che assoggettare gli Stati a regole essenzialmente politiche, sagomano gli Stati medesimi in quanto partner commerciali (spesso in condizioni estremamente asimmetrici) gli uni degli altri.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che in una situazione di tal fatta la competizione \u00e8 divenuta il criterio antropologico dominante dell\u2019intero sistema: e ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 significativo in quanto essa non riguarda soltanto le donne e gli uomini ma \u2013 ripeto &#8211; gli stessi Stati che si sono ritrovati ad essere confitti in una situazione strategica tipica della competizione economico-finanziaria.<\/p>\n<p>\u00c8 altrettanto ovvio che la competizione significava un giro di vite imposto alle masse. Esso comportava, infatti, pi\u00f9 lavoro (con tutto il carico di rischio e di incertezza che essa comporta) e minore qualit\u00e0 di vita. Non bastava.<br \/>\nNegli ultimi decenni, allora, in modo particolare a partire dallo scoppio della crisi economica, il messaggio veicolato dai media e dagli operatori politico-economici ha coinciso allora con l\u2019invenzione d\u2019un nuovo modello d\u2019uomo: \u201cl\u2019uomo indebitato\u201d. Si tratta di una vera e propria novit\u00e0 antropologica; traduzione attualizzante dell\u2019idea teologica della colpa.<\/p>\n<p>Grazie alla formazione d\u2019un uomo di tal fatta, \u00e8 stato pi\u00f9 facile, da parte delle cosiddette<em> \u00e9lites<\/em>, affermare, in maniera pi\u00f9 o meno esplicita: &#8220;voi lavorate poco, voi vi curate troppo bene, voi avete una quantit\u00e0 esorbitante di ferie, voi andate in pensione troppo presto. Ebbene, voi colpevoli dovete smetterla di comportarvi cos\u00ec altrimenti avverranno cose apocalittiche e saremo puniti tutti&#8221;.<\/p>\n<p>Approfittando poi del fatto che gran parte del lavoro contemporaneo \u00e8 ormai smaterializzato, \u00e8 stato pi\u00f9 facile non tanto e non pi\u00f9 sottrarre ore-lavoro dai corpi dei cittadini, com\u2019era nella tradizione moderna classica, quanto mettere in contatto diretto la vita degli uomini con il lavoro: fin quasi ad identificazione totale.<br \/>\nDappertutto si guardi, pertanto, si ricava la sensazione di un realt\u00e0 che viaggia con ordini sigillati verso una meta sconosciuta.<\/p>\n<p>Il quadro si completa perfettamente se si tiene conto che il modello d\u2019uomo che \u00e8 chiamato ad interpretare il neo-liberismo contemporaneo appare assai lontano da quello di un \u201cresistente\u201d. N\u00e9 potrebbe, del resto, sembrarlo. Esso, esattamente al contrario, si mostra invece debole ed isolato: esposto all\u2019onnipotenza di un apparato che, apparentemente, pare voglia concedergli tutto. Il messaggio che si effonde dagli attuali sistemi ideologici \u00e8 che l\u2019individuo, barricato nel proprio spazio vitale, confitto nel proprio spazio identitario, possa conquistare\/consumare tutto il mondo che le sue capacit\u00e0 \u201cimprenditoriali\u201d gli consentono di acquisire. I fatti sono sotto gli occhi di tutti: si estende sempre pi\u00f9 l\u2019et\u00e0 fertile per il concepimento, si organizzano viaggi del piacere per anziani, si moltiplicano le seconde unioni matrimoniali, le terze, le quarte, le quinte&#8230; Non ci si considera mai anziani abbastanza per non iniziare un corso di ballo, di lingua o di bodybuilding. Protesi di ogni tipo, ricambi organici, e \u201caiutini\u201d farmacologici innumerevoli tendono tutti in un\u2019unica direzione: rendere possibili <em>performances <\/em>inimmaginabili fino a qualche anno fa per esseri umani di un certo stato anagrafico.<br \/>\nL\u2019uomo si sforza in ogni modo possibile di sfuggire al destino; anzi, tende a cancellare del tutto il peso plumbeo di esso dal proprio orizzonte.<\/p>\n<p>Ad accompagnare il disimpegno, anzi a produrlo, interviene peraltro l\u2019azzeramento dei valori dell\u2019intera tradizione occidentale.<\/p>\n<p>Dal punto di vista etico, infatti, l\u2019attuale si avvicina ormai al punto zero del nichilismo. Quest\u2019ultimo ha per risultato l\u2019imperio assoluto del mercato e delle sue leggi, innalzate a dogmi teologici dai media. Una conseguenza diretta, fra le pi\u00f9 importanti, gi\u00e0 presente nelle dinamiche capitalistiche moderne ma oggi radicalizzata, \u00e8 quella che riguarda l\u2019ipervalutazione del \u201cprezzo\u201d e la cancellazione del \u201cvalore\u201d. Se il valore costituisce un dato valido in s\u00e9 e pu\u00f2 assumere perfino il senso sacro dell\u2019intoccabilit\u00e0 sovrana, esattamente al contrario, il prezzo \u00e8 tale proprio perch\u00e9 serve a mediare una cosa con l\u2019altra: il denaro rende accessibile una merce e questa, attraverso il prezzo, esaurisce integralmente il proprio valore.<\/p>\n<p>Il prezzo, cio\u00e8, costituisce ci\u00f2 che segna il valore esatto di una merce (ivi compreso l\u2019uomo in quanto merce). Non esiste, n\u00e9 pu\u00f2 esistere all\u2019interno del mondo attuale, una qualche realt\u00e0 in grado di fuoriuscire dalla sfera della soggettivit\u00e0, conservando un valore &#8220;oggettivo&#8221;. Di oggettivo pu\u00f2 esserci soltanto il prezzo nella sua infinita capacit\u00e0 di mediazione con l\u2019unica divinit\u00e0 del mondo, ossia il denaro. Anzi, sotto un altro profilo, si pu\u00f2 perfino affermare che se un valore residuo della merce dovesse permanere, consisterebbe soltanto nel vedere in quest\u2019ultima (in quanto <em>status symbol<\/em>) un mero valore sociale dal punto di vista dell\u2019imitazione o dell\u2019invidia: spossessata da qualsiasi valore intrinseco, la merce pu\u00f2 recuperarlo soltanto sul piano della comunicazione simbolica. Sotto questo aspetto, occorre sottolineare che viviamo, appunto, in \u201cun mondo senza valore\u201d &#8211; anzi, peggio, in un mondo in cui l\u2019unico valore \u00e8 segnato dal prezzo.<\/p>\n<p>Simmel affermava che la facolt\u00e0 pi\u00f9 evoluta dell\u2019uomo moderno (che il grande autore tedesco identificava con l\u2019uomo metropolitano, poich\u00e9 la citt\u00e0 costituisce uno dei connotati fondamentali della modernit\u00e0) \u00e8 costituita dall\u2019intelletto (<em>Verstand<\/em>), a fronte di capacit\u00e0 \u201caffettive\u201d tradizionali che appaiono di molto ridimensionate. L\u2019intelletto significa il calcolo, cos\u00ec come l\u2019intellettualismo implica la costruzione di un mondo \u201coggettivo\u201d capace di ridurre le relazione fra gli uomini a funzioni calcolistiche e a dati meramente quantitativi. In tal modo, l\u2019unicit\u00e0 e l\u2019irripetibilit\u00e0 degli eventi, o anche delle persone, sono irrimediabilmente destinate ad essere cancellate in virt\u00f9 dell\u2019assunzione di un elemento <em>oggettivo <\/em>come criterio di mediazione universale. Tali elementi sono rappresentati \u2013 appunto &#8211; dal denaro e dai suoi derivati. E sono proprio questi ultimi, appunto, gli elementi che portano a compimento la pi\u00f9 perfetta corrispondenza fra la vita metropolitana e l\u2019economia moderna.<\/p>\n<p>In questa luce, si comprende anche il motivo per cui all\u2019aumento della differenziazione sociale, tipica delle citt\u00e0 moderne, corrisponda una diminuzione del ruolo e del peso dell\u2019identit\u00e0 individuale all\u2019interno delle dinamiche sociali.<\/p>\n<p><strong>L\u2019\u201dindividualismo mentalizzato\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La libert\u00e0 moderna aumenta di pari passo con la creazione di nuove forme di soggettivit\u00e0 e queste ultime tendono, sempre pi\u00f9 e sempre meglio, a svincolarsi dalle identit\u00e0 \u201csegnate\u201d tradizionali che non permettevano \u2013 era questa la logica \u201ccattedralistica\u201d premoderna \u2013 di fuoriuscire dallo spazio entro la quale esse risultavano da sempre inscritte. Nel passaggio fra il moderno e l\u2019attuale, il processo dromologico si \u00e8 radicalizzato e si \u00e8 dovuto confrontare con l\u2019emergere quasi inavvertito di una nuova entit\u00e0 che \u00e8 diventata progressivamente sempre pi\u00f9 autonoma rispetto all\u2019azione dagli uomini. Sorge qui, pertanto, un paradosso a cui gi\u00e0 si accennava e che solo in parte Simmel, nel suo tempo, poteva visualizzare.<\/p>\n<p>Se la libert\u00e0 \u00e8 il dato caratterizzante dell\u2019individualismo moderno, come non accorgersi che, a fronte di tale libert\u00e0, e come contraltare perfetto di essa, si colloca un apparato sempre pi\u00f9 grande che, pur permettendo delle differenziazioni interne (e, anzi, trovando proprio da queste alimento dialettico del proprio movimento) si pone, tuttavia, come un \u201coggettivo\u201d di tale potenza da essere in grado di divorare quella stessa libert\u00e0 individuale dalla quale esso prende le mosse? Questo punto che viene anticipato molto bene da Simmel \u2013 e che, peraltro, gi\u00e0 nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, aveva avuto come geniali precursori personalit\u00e0 come Tocqueville e Stirner ,e che trover\u00e0 grande sviluppo nelle prospettive dei francofortesi \u2013 \u00e8 proprio il tema che oggi, nel tempo delle <em>highways <\/em>sopraelevate, dei televisori, nelle sale d\u2019attesa degli aeroporti e delle stazioni, ma soprattutto nei fotoni emessi dalle miriadi di monitor disseminati sulla superficie della terra, diviene fondamentale.<\/p>\n<p>Quello stesso individualismo \u201cintellettualistico\u201d, infatti, grazie alle tecniche contemporanee, permette la crescita esponenziale sia dello spazio differenziale nel quale le soggettivit\u00e0 contemporanee si sentono libere di \u201cnavigare\u201d, sia della forza dell\u2019oggettivit\u00e0, ossia il grande apparato che si contrappone all\u2019uomo. Tale apparato rischia di inglobare gli esseri umani totalmente dentro di s\u00e9, trasportandoli in uno spazio neutro dove i piedi non hanno pi\u00f9 alcun terreno solido su cui poggiarsi.<\/p>\n<p>Mai come in quest\u2019epoca storica, si pensi anche alle tecnologie telematiche, l\u2019uomo ha quasi del tutto \u201cmentalizzato\u201d la propria esperienza al punto da considerare il corpo un oggetto fra gli altri &#8211; da pensare, scandagliare, trasformare a piacimento, spostare, soddisfare etc. etc. Tutto ha pensato l\u2019uomo contemporaneo, per\u00f2, meno che la mente dell\u2019uomo, le sue gioie e i suoi dolori, sono radicati inesorabilmente nel corpo, cos\u00ec come quest\u2019ultimo, del resto, non pu\u00f2 che rimanere parte della natura e non potr\u00e0 mai sottrarsi al comune destino con essa.<\/p>\n<p>L\u2019uomo contemporaneo, tuttavia continua a vivere all\u2019interno di questa rimozione: si scorgono cos\u00ec, ad ogni pi\u00e8 sospinto, esseri deformi e senza gambe, issati sul groppo dei loro calcoli con i quali, come diceva Archimede, essi hanno la delirante intenzione di sollevare il mondo.<\/p>\n<p><strong>Una nuova casa<\/strong><\/p>\n<p>La drammaticit\u00e0 del quadro, per\u00f2, il suo esser fosco e quasi indecifrabile, rende ancora pi\u00f9 utile ed importante l\u2019azione. Del resto, pur nell\u2019ovvia mancanza di un\u2019alternativa concreta (di solito, quella emerge dalla prassi e non \u00e8 il frutto di un modello ideale) \u00e8 del tutto ovvio che da qualche parte si debba pure cominciare.<\/p>\n<p>Intanto, va identificata in maniera chiara la linea del fronte. Occorre anzitutto, cio\u00e8, comprendere in quale maniera i dispositivi di verit\u00e0 tipici della cultura contemporanea pre-dispongano la realt\u00e0 politica ad accogliere le attuali configurazioni dei sistemi di potere, creando sacche di privilegio e numerosissime zone di sfruttamento \u2013 e tutto ci\u00f2 a danno di uomini o di fette di natura. \u00c8 chiaro dunque che uno forzo di questo tipo presuppone un contatto che co-involge la coscienza degli individui. Penso, ad esempio, alla formazione. Che cosa se non il confronto con la cultura umanistica pu\u00f2 contribuire ad articolare il proprio rapporto con una realt\u00e0 che oggi, invece, appare costruita quasi esclusivamente dai media?<\/p>\n<p>Appare di estrema necessit\u00e0, pertanto, la cura di una contro-informazione capillare, finalizzata a mettere in piedi un approccio critico al mondo, forse un dissenso. Quest\u2019ultimo, tuttavia, non pu\u00f2 significare altro che la creazione delle condizioni per opporsi collettivamente alle nuove modalit\u00e0 di coercizione del potere: sfruttamento, precariato, disoccupazione di massa etc. etc. Ad esempio, occorrerebbe svincolarsi \u201cculturalmente\u201d dall\u2019idea della colpa e del debito; cos\u00ec come sarebbe necessario inventare modalit\u00e0 di sottrazione collettiva dal lavoro fintamente auto-imposto. Chiedere conto del nostro lavoro materiale e anche immateriale: \u00e8 quello che dovremmo fare ogni giorno. Chiederci sempre chi ci guadagna, ossia chi sono coloro che traducono in denaro sonante (finanziarizzato, reso rendita e quasi mai offerto al credito produttivo) la nostra creativit\u00e0 e il nostro impegno<sup><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>Per compiere tutto ci\u00f2, tuttavia, dobbiamo sempre ricordarci che qualsiasi cambiamento politico-economico ha bisogno di un modello antropologico di riferimento. Oggi l\u2019individuo \u00e8 fondato sul vuoto senza senso e senza relazioni: <em>\u00e8 su questo che \u00e8 necessario agire <\/em>poich\u00e9 \u00e8 su questo che l\u2019uomo contemporaneo mostra tutta intera la sua fragilit\u00e0. Esso non \u00e8 affatto privo del coraggio della rivolta e dell\u2019audacia del dissenso: il suo problema \u00e8 dato piuttosto dal fatto che tale rivolta non \u00e8, n\u00e9 pu\u00f2 essere, \u201cdi sistema\u201d. Il nostro tempo \u2013 che abbiamo definito caratterizzato da una massa omogenea incapace di radicarsi in un luogo proprio<sup><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4 <\/a><\/sup>\u2013 vede infatti i tentativi di differenziazione all\u2019ordine del giorno, al punto da costituire un nomadismo identitario che si potrebbe definire una sorta di <em>fiera costante di volont\u00e0 anarchiche <\/em>quasi del tutto ingestibile. Sulla questione della differenziazione, del resto, si pu\u00f2 registrare anche il punto di massimo contatto, ma anche l\u2019estrema distanza, fra la realt\u00e0 contemporanea e i totalitarismi novecenteschi \u2013 pure diversissimi.<\/p>\n<p>L\u2019uomo contemporaneo, molto diversamente di quanto non accadesse nei modelli totalitari, non soltanto pu\u00f2, ma \u00e8 addirittura spinto a differenziarsi socialmente. E, tuttavia, ecco il punto di prossimit\u00e0 al totalitarismo, l\u2019<em>homo democraticus <\/em>\u2013 anche se lo volesse e sapesse farlo &#8211; non potrebbe mai spingere la differenziazione fino al punto da agglomerare intorno a s\u00e9 un\u2019alternativa socio-politica al sistema nella sua interezza.<br \/>\nLa rivolta autentica, per\u00f2, non consiste nel differenziarsi, attivit\u00e0 appunto oggi largamente frequentata ma tutto sommato sterile, quanto nel produrre un\u2019idea diversa di comunit\u00e0, oltre che nel saperla mettere accanto, coordinandola, a quella di altri uomini altrettanto autenticamente antagonisti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che permane dunque \u00e8 il senso radicale di solitudine esistenziale \u2013 una <em>loneliness<\/em><sup><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a><\/sup> che distrugge ogni relazione fra individui che possa porsi come ostacolo alla fedelt\u00e0 di ciascuno alla grande macchina del potere \u2013 ci\u00f2 che lascia l\u2019individuo esposto ad una continua, potenziale ma anche fattuale, possibilit\u00e0 di trasformazione della propria libert\u00e0 in servaggio.<\/p>\n<p>E ovvio che, all\u2019interno di una realt\u00e0 simile, non si possa parlare in alcun modo di dissenso o di rivolta. Sono convinto anzi che tutti coloro che oggi si rivoltano alle forme dominanti non facciano altro che donare al potere una goccia di gloria in pi\u00f9, grazie alla quale esso pu\u00f2 crescere e consolidarsi, poich\u00e9 il volto che si offre al potere \u00e8 sempre lo stesso (non \u00e8 dunque davvero ri-voltato) &#8211; ed \u00e8 esattamente quello che esso si aspetta.<\/p>\n<p>L\u2019uomo possiede un\u2019origine e una destinazione e da esse \u00e8 a sua volta posseduto. Ci\u00f2 costituisce una sorte che, in quanto tale, accomuna tutti. La dimensione della vita che ci spinge a legarci quasi senza residui all\u2019apparato tecnico-economico comporta una rimozione radicale della linea destinale dell\u2019uomo, la quadratura terra e cielo, divini e mortali di cui gi\u00e0 parlava Heidegger, e di ci\u00f2 che lo riconduce agli elementi posti in posizione orizzontale\/verticale rispetto al mondo &#8211; la sua origine e il suo destino: \u00abMa \u201csulla terra\u201d significa gi\u00e0 \u201csotto il cielo\u201d. Entrambi significano <em>insieme <\/em>\u201crimanere davanti ai divini\u201d (<em>die G\u00f6ttlische<\/em>) e implicano una \u201cappartenenza alla comunit\u00e0 degli uomini\u201d. C\u2019\u00e8 un\u2019unit\u00e0 <em>originaria <\/em>entro la quale i Quattro: terra e cielo, i divini e i mortali, sono una cosa sola\u00bb<sup><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\">6<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>In questo quadro, occorre, anzi direi che sia necessaria, una nuova visione dell\u2019uomo che ne consideri la costitutiva, fragile radice e che ne valorizzi altres\u00ec l\u2019appartenza all\u2019Altro \u2013 soltanto uno spazio comunitario pu\u00f2 produrre tale risultato. Al di l\u00e0 del simbolo della Cattedrale e di quello della frontiera, e oltre lo spazio\/tempo impazzito del neoliberismo contemporaneo, c\u2019\u00e8 bisogno di un nuovo senso dell\u2019abitare la terra: \u00abLa vera crisi dell\u2019abitare consiste nel fatto che i mortali sono sempre ancora in cerca dell\u2019essenza dell\u2019abitare, che essi <em>devono anzitutto imparare ad abitare<\/em>. Non pu\u00f2 darsi che la sradicatezza dell\u2019uomo consista nel fatto che l\u2019uomo non riflette ancora per niente sull\u2019<em>autentica <\/em>crisi dell\u2019abitazione riconoscendola come <em>la<\/em> crisi? Tuttavia, appena l\u2019uomo <em>riflette <\/em>sulla propria sradicatezza, questa non \u00e8 pi\u00f9 una miseria. Essa invece, considerata giustamente e tenuta da conto, \u00e8 l\u2019unico appello che <em>chiama <\/em>i mortali all\u2019abitare\u00bb<sup><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>I dispositivi delle \u201cverit\u00e0\u201d neo-liberiste, cos\u00ec come gli apparati tecnici ed economici, non hanno nulla di sacro. Tutt\u2019altro. Essi non possono n\u00e9 potranno mai sottrarsi al confronto con le esigenze profonde dell\u2019umano che, certamente, non potranno essere compresse ed esonerate per sempre.<\/p>\n<p>La tecnica \u00e8 fatta per gli uomini. Gli uomini non sono fatti per la tecnica.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\"><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup>\u0002<\/sup> Sulla questione si veda almeno: Ivo Tagliaventi, <em>La cattedrale gotica. Spirito e struttura della pi\u00f9 grande opera d\u2019arte della citt\u00e0 occidentale<\/em>, Alinea, Firenze 2009; J. Le Goff, <em>Eroi e meraviglie del Medioevo<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2005.<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\"><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><sup>\u0002<\/sup> Qui \u00e8 d\u2019obbligo il riferimento ad un celeberrimo aforisma nicciano: F. Nietzsche, <em>La gaia scienza<\/em>, Adelphi, Milano 1986, pagg, 129-130.<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\"><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><sup>\u0002<\/sup> M. Lazzarato, <em>Lavoro immateriale. Forma di vita e produzione di soggettivit\u00e0<\/em>, Ombre corte, Verona 1997; Id., <em>La fabbrica dell\u2019uomo indebitato. Saggio sulla condizione neoliberista<\/em>, DeriveApprodi, Roma 2012.<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\"><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><sup>\u0002<\/sup> Il contemporaneo abbonda di non-luoghi (stazioni, aeroporti, autostrade, centri commerciali) dove si accede con una identit\u00e0 propria ma nei quali si vive in una sorta di tempo sospeso nel vuoto e privi di qualsiasi scambio relazionale reale. Cfr. M. Aug\u00e9, <em>Nonluoghi<\/em>. <em>Introduzione ad una antropologia della surmodernit\u00e0<\/em>, El\u00e8uthera, Milano 1993.<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\"><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> H. Arendt, <em>Le origini del totalitarismo<\/em>, Ed. di comunit\u00e0, Milano 1967.<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\"><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> M. Heidegger, <em>Costruire, abitare, pensare<\/em> in <em>Saggi e discorsi<\/em>, Mursia, Milano 1976, pag. 99.<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\"><a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><sup>\u0002<\/sup> <em>Idem<\/em>, pag. 108.<\/div>\n<div><em>(8 settembre 2017)<\/em><\/div>\n<p>Fonte:<a href=\"http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/\">http:\/\/ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/09\/08\/dalla-cattedrale-ai-non-luoghi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Antonio Martone) I cambiamenti che hanno scosso l&#8217;et\u00e0 moderna sono stati anzitutto antropologici, e poi economici e giuridico-politici. Oggi siamo di fronte a un altro snodo storico, che sta producendo una nuova mutazione del senso. 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