{"id":34142,"date":"2017-09-11T10:25:09","date_gmt":"2017-09-11T08:25:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34142"},"modified":"2017-09-10T21:31:16","modified_gmt":"2017-09-10T19:31:16","slug":"i-fallimenti-della-mano-invisibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34142","title":{"rendered":"I fallimenti della mano invisibile"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Matteo Roselli)<\/strong><\/p>\n<p><em>La lezione di Gallino: cambiare il paradigma per salvare la nostra economia. Salari bassi, compressione dei diritti dei lavorati, prezzi contenuti e massimizzazione del profitto: esiste un\u2019alternativa al ritorno delle oligarchie?<\/em><\/p>\n<p><strong>Salari bassi<\/strong>, compressione dei diritti dei lavoratori, prezzi contenuti e ultra-concorrenziali e massimizzazione del profitto per gli azionisti. Non stiamo parlando di Amazon, Alibaba e altri giganti dell\u2019e-commerce nati nel XXI secolo, ma di una azienda nata nel lontano 1962 con le medesime parole d\u2019ordine, allora considerate inique, mentre oggi rappresentano la normalit\u00e0: stiamo parlando di\u00a0<strong>Walmart<\/strong>. Fondata nel 1962 da Sam Walton, la multinazionale statunitense \u00e8 diventata il pi\u00f9 grande rivenditore al dettaglio nel mondo. L\u2019Idea dell\u2019imprenditore statunitense era semplice: il miglior modo per sconfiggere la concorrenza e tenere buoni gli azionisti \u00e8 da un lato l\u2019<strong>abbassamento del prezzo dei prodotti<\/strong>\u00a0e dall\u2019altro la divisione di maggiori profitti con gli shareholder, andando ad incidere esclusivamente sui costi del lavoro, con tagli ai salari e ai diritti dei lavoratori.\u00a0<strong>Gallino<\/strong>\u00a0definisce questa strategia \u201cuna grave contraddizione nel sistema capitalistico, perch\u00e9 esso per sopravvivere avrebbe bisogno di consumatori\/lavoratori non poveri, bens\u00ec relativamente benestanti\u201d. Ma nonostante questo nel 2017, a 10 anni dalla grande recessione, il sistema pensato da Walton per i suoi supermercati \u00e8 diventato un punto di riferimento per l\u2019economia di larga parte dei paesi occidentali. Gran parte del merito va dato a\u00a0<strong>Milton Friedman<\/strong>, che con la sua teoria neoliberista spinse inizialmente gli Stati Uniti e la Gran Bretagna con i governi Reagan e Thatcher e successivamente molti governi di entrambe le parti politiche, ad\u00a0<strong>eliminare l\u2019intervento dello Stato nell\u2019economia<\/strong>, sostenendo che i mercati sono in grado di autoregolarsi e che l\u2019intervento del pubblico pu\u00f2 soltanto causare danni. L\u2019Estrema libert\u00e0 lasciata ai mercati port\u00f2 alla grande recessione del 2007, ma nonostante questo (soprattutto in Europa) si continua a sostenere un<strong>\u00a0modello economico monetarista<\/strong>\u00a0e i risultati, o per meglio dire la mancanza di risultati \u00e8 sotto gli occhi di tutti. I dati attestano una crescita lenta e insufficiente e un tasso di occupazione che illude nei numeri generali, mentre mostra la sua vera faccia andando ad osservare la forma e la sostanza delle occupazioni. Chi ha recentemente trovato un posto di lavoro non ha gli stessi diritti, lo stesso salario e gli stessi orari di chi lavorava prima della crisi economica,\u00a0<strong>per effetto delle ricette pensate da Friedman<\/strong>\u00a0nel lontano 1962.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-89827\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/milton-friedman.jpg\" alt=\"friedman milton\" width=\"1766\" height=\"2354\" \/><\/p>\n<p><strong>Il caso italiano<\/strong>\u00a0\u00e8 un perfetto esempio di questo fallimento. Dal 2007 in poi non solo i posti di lavoro si sono ridotti anno dopo anno, ma sono peggiorati nelle condizioni di assunzione e nel trattamento durante l\u2019orario di attivit\u00e0.\u00a0<strong>La legge Fornero e il Jobs Act<\/strong>\u00a0di Matteo Renzi hanno inciso pi\u00f9 della crisi sulla condizione precaria dei lavoratori. La riforma del sistema pensionistico frena (nonostante sia stata approvata nella scorsa legislatura, essa ha natura graduale) le aspettative di lavoro dei giovani e allo stesso tempo rallenta l\u2019innovazione e l\u2019efficienza lavorativa, costringendo milioni di dipendenti anziani a continuare a lavorare nonostante l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0. Il Jobs Act ha ridotto i diritti dei lavoratori, spostando il baricentro della contrattazione all\u2019interno dell\u2019azienda escludendo i sindacati e\u00a0<strong>uccidendo di fatto il posto fisso.<\/strong>\u00a0In cambio ha proposto degli sgravi per i nuovi\u00a0<strong>contratti a tempo \u201cindeterminato\u201d<\/strong>, che per\u00f2, dopo i primi mesi di euforia, sono stati accantonati in favore di contratti a termine ancora pi\u00f9 precari e degradanti rispetto a quelli pre-crisi. Osservando la tabella\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/tgm\/table.do?tab=table&amp;language=en&amp;pcode=teilm020&amp;tableSelection=1&amp;plugin=1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Eurostat<\/a>\u00a0sul\u00a0<strong>tasso di disoccupazione<\/strong>\u00a0dei paesi Europei , possiamo notare come il nostro Paese non solo \u00e8 al secondo posto tra quelli con maggiore disoccupazione (davanti soltanto la Spagna) ma i suoi tassi nel corso del tempo rimangono costanti al di sopra dell\u201911%, non offrendo di fatto miglioramenti tangibili, ma soltanto piccole fluttuazioni tra l\u201911.2 e l\u201911.9%. Ma lo stato occupazionale e il rimodellamento delle pensioni non rappresentano l\u2019intera cifra dei modelli fallimentari per uscire dalla crisi.<strong>\u00a0La svendita<\/strong>\u00a0<strong>delle aziende<\/strong>\u00a0e dei musei statali al peggior mercato (quello fatto di banche, grosse multinazionali e fondi d\u2019investimento) e la mancata salvaguardia delle attivit\u00e0 nazionali, ha reso lo stile di vita neoliberista parte integrante delle nostre vite. Molte delle attivit\u00e0 nevralgiche sono finite in mano privata (dalle telecomunicazioni fino\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/ddl-mensa-cirinna-lobby-panino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">all\u2019alimentazione<\/a>) con conseguenti adeguamenti in negativo sia per i lavoratori che per i clienti (riduzione dei diritti, aumento dei prezzi e molto altro); lo stesso \u00e8 accaduto sul fronte culturale, con Musei che da beni comuni sono divenuti in molti casi strutture con limitata accessibilit\u00e0 (per via dei prezzi molto alti) e con scelte estetiche che non rispettano il valore delle opere (da luoghi sacri della cultura a supermercati dell\u2019usato).<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/23nkcPDAW8k?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><span class=\"captiontext\">Secondo il Primo Ministro Paolo Gentiloni la crisi economica esplosa nel 2007 sarebbe finalmente alle nostre spalle.<\/span><\/p>\n<p>Possibile che l\u2019unica\u00a0<strong>via d\u2019uscita dalla crisi<\/strong>\u00a0sia un lento e inesorabile arretramento dei diritti sociali e un ritorno alle oligarchie? Luciano Gallino nel libro \u201cIl denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti\u201d proponeva un cambio di paradigma per frenare il liberismo estremo, partendo dall\u2019insospettabile Henry Ford, che gi\u00e0 nel 1913 sosteneva \u201cil\u00a0<strong>ruolo centrale degli alti salari<\/strong>\u00a0per far girare l\u2019economia capitalista\u201d. Il concetto \u00e8 semplice: i lavoratori devono essere in grado di acquistare ci\u00f2 che producono attraverso il salario. Occorre immaginare una societ\u00e0 dove i prodotti abbiano un costo adeguato a coprire i salari dei lavoratori in maniera dignitosa senza trucchi (delocalizzazioni o salari troppo bassi) in modo che quegli stessi prodotti possano poi essere acquistati, non soltanto da una stretta cerchia di privilegiati, ma da chiunque possegga un salario.\u00a0<strong>Lo Stato<\/strong>\u00a0diventa fondamentale per garantire questo cambiamento, riacquisendo il suo ruolo di regolatore e garantendo in prima persona i benefici di questo nuovo paradigma alle aziende e ai servizi a gestione pubblica. Soltanto in questo modo sar\u00e0 possibile salvare la nostra economia e le basi stesse della nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/fallimento-mano-invisibile-neoliberismo\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/italia-2\/fallimento-mano-invisibile-neoliberismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Matteo Roselli) La lezione di Gallino: cambiare il paradigma per salvare la nostra economia. Salari bassi, compressione dei diritti dei lavorati, prezzi contenuti e massimizzazione del profitto: esiste un\u2019alternativa al ritorno delle oligarchie? Salari bassi, compressione dei diritti dei lavoratori, prezzi contenuti e ultra-concorrenziali e massimizzazione del profitto per gli azionisti. 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