{"id":34173,"date":"2017-09-12T10:30:47","date_gmt":"2017-09-12T08:30:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34173"},"modified":"2017-09-11T21:51:32","modified_gmt":"2017-09-11T19:51:32","slug":"steeve-keen-circa-la-globalizzazione-e-il-libero-scambio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34173","title":{"rendered":"Steeve Keen circa la globalizzazione e il libero scambio"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ALESSANDRO VISALLI<\/strong><\/p>\n<p>Il professore di economia all\u2019Universit\u00e0 di Kinstom, Steve Keen, su Forbes scrive un incisivo <a href=\"https:\/\/www.forbes.com\/sites\/stevekeen\/2016\/11\/11\/trumps-truthful-heresy-on-globalization-and-free-trade\/#664704062a74\">articolo<\/a>simpaticamente costruito come una lettera al Presidente Trump (anche se \u00e8 solo un pretesto). L\u2019attacco \u00e8 rivolto in realt\u00e0 alla convinzione dogmatica ed interessata della disciplina economica, e di tutte le forze sociali e politiche che si lasciano influenzare da essa, che la globalizzazione ed il libero scambio gioverebbero a tutti se solo si condividessero pi\u00f9 equamente i guadagni. In sostanza \u00e8 come se si fosse data una grande festa dimenticando di invitare alcuni, e si potesse rimediare semplicemente facendolo.<\/p>\n<p>Basta quindi fare questa promessa, non \u00e8 necessario terminare la festa.<\/p>\n<p>Questa per Keen \u00e8 \u201c<em>una fallacia fondata su una fantasia<\/em>\u201d, cio\u00e8 sul nulla. Ed \u00e8 stata tale sempre, \u201csin da quando David Ricardo ha iniziato due secoli fa a sognare del \u2018Vantaggio comparato e dei guadagni del commercio\u201d. Una teoria che non certo a caso, come ricorda, \u00e8 stata scritta quando l\u2019Inghilterra era la superpotenza economica mondiale ed il Portogallo un suo rivale. Lo scontro dal quale nacque il libro di Ricardo era del resto ben concreto: abolire o meno le \u201cLeggi sul mais\u201d che imponevano tariffe protettive ai cereali importati dall\u2019Europa. Chiaramente si contrapponevano due sistemi di interesse ben definiti: da una parte i produttori agricoli (ovvero la nobilt\u00e0 di campagna, difesa da Malthus), dall\u2019altra la crescente forza dell\u2019industria. Secondo il famosissimo argomento di Ricardo se anche la produttivit\u00e0 relativa di un settore in un primo paese fosse inferiore a quella assoluta dell\u2019altro paese, ma comunque superiore a quella degli altri settori, converrebbe ad entrambi i paesi specializzarsi ognuno sul settore a maggiore produttivit\u00e0 relativa e scambiarsi i prodotti eccedenti. Come si dice, \u00e8 semplice matematica.<\/p>\n<p>Se tutti i fattori produttivi di entrambi i paesi sono infatti interamente impiegati a fare la cosa che gli riesce meglio, si produrr\u00e0 di pi\u00f9, e gli scambi comunque faranno s\u00ec che ognuno abbia tutto.<\/p>\n<p>La prescrizione \u00e8 curiosamente del tutto corrispondente agli interessi dell\u2019industria inglese (che aveva una posizione dominante) e del paese in generale: abbattere tutte le barriere tariffarie, in modo che tutti possano guadagnarci.<\/p>\n<p>Come dice Keene l\u2019argomento appare convincente solo fino a che non ci si fa una semplice domanda: \u201c<em>allora come trasformi una pressa di vino in un jenny di filatura?<\/em>\u201d. La risposta \u00e8 semplice: \u201c<em>non lo fai<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il modello di Ricardo ipotizza in effetti che si possa produrre vino o panno con il solo lavoro, e naturalmente non \u00e8 cos\u00ec. Sono invece necessarie le macchine, e anche una certa quantit\u00e0 di sapere e organizzazione (di ci\u00f2 che oggi chiamiamo \u2018know how\u2019). E naturalmente le macchine che si usano per la produzione del vino, per non parlare della sottile sapienza dei vinificatori, non pu\u00f2 essere usata per qualsiasi altra cosa, sono invece distrutte. Il capitale fisso impiegato viene abbandonato, venduto in perdita o spedito all\u2019estero, i vinificatori sono disoccupati, sottoccupati o emigrano.<\/p>\n<p>Ricardo ignora questo piccolo dettaglio. Ed i successori si sono impegnati sulla stessa traccia, aggiungendo capitale e macchine (Ricardo considerava solo il lavoro come fattore), hanno continuato ad ipotizzare che tutto si potesse spostare senza perdere ed istantaneamente.<\/p>\n<p>Ma leggiamo direttamente da \u201c<em>Principi di Economia<\/em>\u201d, 1817, di David Ricardo (ed. Utet):<\/p>\n<p>\u201cIn un sistema di perfetta libert\u00e0 di commercio, ogni paese destina <em>naturalmente<\/em> il capitale e il lavoro agli impieghi maggiormente vantaggiosi. Questa <em>ricerca del vantaggio individuale lega mirabilmente col bene universale di tutti<\/em>. Stimolando l\u2019industria, ricompensando l\u2019ingegno e usando nel modo pi\u00f9 efficace i particolari poteri elargiti dalla natura, essa <em>distribuisce il lavoro nel modo pi\u00f9 efficiente ed economico<\/em>; mentre, aumentando la quantit\u00e0 generale dei prodotti, diffonde il benessere generale e lega con il vincolo comune degli interessi e degli scambi <em>la societ\u00e0 universale delle nazioni di tutto il mondo civile<\/em>. \u00e8 per questo principio che il vino viene prodotto in Francia e in Portogallo, il grano in America e in Polonia e le ferramenta e le altre merci in Inghilterra.\u201d (p.283)<\/p>\n<p>Di seguito propone il suo famosissimo esempio, sotto l\u2019ulteriore condizione che il capitale e le persone si spostano liberamente, equalizzando i tassi di rendimento, entro i paesi, ma non tra questi, per cui i rapporti commerciali impediscono al capitale di essere sottoutilizzato.<\/p>\n<p>Vale la pena in questa sede sottolineare come le ipotesi di validit\u00e0 della sua tesi sono molteplici, e ben espresse:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Che ogni paese destini senza alcuno sforzo, ovvero naturalmente, il capitale ed il lavoro sempre agli impieghi maggiormente vantaggiosi;<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Che la ricerca del vantaggio individuale sia la sola molla che conduce al \u201cbene universale di tutti\u201d (decisamente una promessa escatologica);<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Che l\u2019aumento quantitativo della massa delle merci (nel testo c\u2019\u00e8 una discussione tra merci e ricchezza, ovvero prezzi) si diffonda il benessere e ci\u00f2 leghi, \u201ccon il vincolo comune degli interessi e degli scambi\u201d, quella straordinaria invenzione controfattuale che \u00e8 la \u201csociet\u00e0 universale delle nazioni\u201d, ma, attenzione, solo \u201cdi tutto il mondo civile\u201d. Evidentemente gli \u201cincivili\u201d vanno pur convinti, non essendo in grado di capire il loro interesse (con le cannoniere inglesi, naturalmente).<\/p>\n<p>Come dice Keene, tutto ci\u00f2 \u00e8 \u201csemplicemente una sciocchezza\u201d. Questa teoria ignora direttamente la realt\u00e0, nota a chiunque, che quando la concorrenza estera riduce la redditivit\u00e0 di una data industria il capitale in essa impiegato non pu\u00f2 essere \u201ctrasformato\u201d magicamente in una pari quantit\u00e0 di capitale impiegato in un altro settore. Normalmente invece \u201cva in ruggine\u201d.<\/p>\n<p>Insomma, questo piccolo apologo morale di Ricardo \u00e8 come la maggior parte della teoria economica convenzionale: \u201c<em>ordinata, plausibile e sbagliata<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019, come scrive Keane \u201c<em>il prodotto del pensiero da poltrona di persone che non hanno mai messo piede nelle fabbriche che le loro teorie economiche hanno trasformato in mucchi di ruggine<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In sostanza ed in primo luogo, dunque, i famosi vantaggi derivanti dal commercio, per tutti e per ogni paese, che si tratterebbe solo di condividere in modo pi\u00f9 equo<em>, semplicemente non esistono<\/em>. Infatti la specializzazione, che si vuole in tal modo promuovere non migliora un paese, ma lo peggiora. Lascia macchine scartate e saperi resi inutili, e lascia con \u201cmeno modi di inventare nuove industrie\u201d che \u00e8 la vera fonte della crescita.<\/p>\n<p>L\u2019universit\u00e0 di Harvard ha prodotto <a href=\"http:\/\/atlas.cid.harvard.edu\/\">una ricerca<\/a> nella quale ha mostrato che \u00e8 piuttosto la diversit\u00e0, che non la specializzazione ad essere \u201cl\u2019ingrediente magico\u201d che genera la crescita. Tutti i paesi di successo hanno una serie molto diversificata di industrie e per questo hanno la capacit\u00e0 di inventare nuove industrie, fondendo quelle esistenti.<\/p>\n<p>La specializzazione favorisce i servizi di \u00e9lite (finanziari, assicurativi, di intermediazione internazionale), che la servono, ma danneggia tutti gli altri, ed in particolare la classe operaia.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la semplice verit\u00e0.<\/p>\n<p>La festa \u00e8 finita, bisognerebbe tornare a casa.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2017\/08\/steve-keen-circa-la-globalizzazione-ed.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.it\/2017\/08\/steve-keen-circa-la-globalizzazione-ed.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO VISALLI Il professore di economia all\u2019Universit\u00e0 di Kinstom, Steve Keen, su Forbes scrive un incisivo articolosimpaticamente costruito come una lettera al Presidente Trump (anche se \u00e8 solo un pretesto). 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