{"id":34185,"date":"2017-09-12T10:48:34","date_gmt":"2017-09-12T08:48:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34185"},"modified":"2017-09-12T10:59:48","modified_gmt":"2017-09-12T08:59:48","slug":"i-problemi-della-ricerca-scientifica-nei-settori-bibliometrici-documento-per-lassemblea-nazionale-del-fsi-24-settembre-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34185","title":{"rendered":"I problemi della ricerca scientifica nei settori bibliometrici (documento per l\u2019Assemblea nazionale del FSI &#8211; 24 settembre 2017)"},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: center;\">I<strong>\u00a0PROBLEMI DELLA RICERCA SCIENTIFICA NEI SETTORI BIBLIOMETRICI<\/strong><\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Questo documento parte dal presupposto che la ricerca scientifica sia stata sottoposta a un radicale cambiamento di scopo, iniziato negli anni \u201870 fino ai giorni nostri. Questo cambiamento \u00e8 stato attuato per seguire ben precise logiche di mercato di stampo liberista a danno del popolo italiano. In linea con gli altri documenti programmatici del Fronte Sovranista Italiano, presentiamo una parte di analisi e una parte di proposte. Le proposte sono di indirizzo, ossia riguarderanno i principi ispiratori del sovranismo nella ricerca scientifica, senza entrare nel dettaglio di norme e regolamenti, in modo che il nostro progetto di riforma della ricerca sia chiaro a quante pi\u00f9 persone possibili si avvicinino a esso. Il documento \u00e8 suddiviso in:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Storia della ricerca scientifica in Italia<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">La ricerca nella Costituzione del 1948<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">I numeri della ricerca in Italia e progettualit\u00e0 future<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">La ricerca scientifica e l\u2019Unione Europea<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Strutture nella ricerca in Italia: tra pubblico e privato<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il ruolo del ricercatore<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le proposte del FSI<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>1. Storia della ricerca scientifica in Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>Introduzione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Nel corso del XX secolo la ricerca scientifica ha raggiunto tassi di crescita ineguagliati nella storia, registrando un aumento esponenziale, a livello globale, della produzione scientifica e tecnologica, anche per via di una forte interconnessione con i comparti bellici e industriali degli Stati, che ha portato alla costituzione di enti e istituzioni di ricerca pubblici [1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Un tale progresso unito al grado di complessit\u00e0 raggiunto dalle scienze moderne ha portato a un\u2019estrema specializzazione delle competenze dei ricercatori, tale per cui la stessa organizzazione del lavoro dei singoli ricercatori all\u2019interno di gruppi di ricerca assorbe significative quote delle risorse disponibili [1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Nell\u2019ultimo secolo il fulcro del settore della ricerca ha visto il suo asse spostarsi dal continente europeo agli Stati Uniti, dove la quota di PIL investita si aggira su valori poco inferiori al 3% e dove una forte interdipendenza con il comparto industriale fornisce alla ricerca una legittimazione anche in termini di sviluppo economico, mentre nei paesi europei la spesa per la ricerca scientifica assorbe mediamente un 2% del PIL [1]. Analizziamo ora la situazione della ricerca in Italia, dall\u2019Unit\u00e0 fino ai nostri giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.1 La ricerca dall\u2019Unit\u00e0 alla I Guerra Mondiale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La frammentazione pre-unitaria ha reso necessario un processo di costruzione di una tradizione scientifica nazionale a partire da un\u2019eredit\u00e0 caratterizzata, nonostante la preminenza agricola nell\u2019economia del Paese, da una presenza capillare di istituzioni culturali di tipo universitario. Tra i modelli di sviluppo della ricerca tra i quali si svilupp\u00f2 il dibattito, prevalse quello propugnato dal Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d\u2019Italia Carlo Matteucci, in altre parole quello di un forte accentramento del settore. L\u2019attivit\u00e0 scientifica fu incentivata dall\u2019istituzione di riviste, convegni e associazioni di stampo scientifico che tutt\u2019oggi rappresentano i principali vettori di discussione e di dialogo nel campo della scienza italiana [2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Un\u2019importante componente della ricerca scientifica extra-universitaria era invece costituita dai servizi tecnici dell\u2019amministrazione pubblica, in cui l\u2019attivit\u00e0 di ricerca aveva sia fini istituzionali e di controllo, che di formazione e aggiornamento del proprio personale tecnico e scientifico; \u00e8 in questa fattispecie che si collocano i servizi sanitari, i servizi infrastrutturali e di costruzione delle opere pubbliche, le Ferrovie dello Stato, l\u2019Azienda forestale, l\u2019Istituto Nazionale Assicurazioni (INA), il Laboratorio chimico centrale delle dogane e delle imposte indirette, l\u2019Istituto delle poste e dei telegrafi [3]. Le criticit\u00e0 del sistema della ricerca italiano furono infine messe a nudo nel contesto della Prima Guerra Mondiale. L\u2019arretratezza della struttura produttiva e la dipendenza tecnologica dall\u2019estero e in particolare dalla Germania evidenziarono la necessit\u00e0 di scambio tra il mondo universitario e quello industriale. L\u2019istituzione nel 1917, per opera del Ministero della Guerra, dell\u2019Ufficio Invenzioni e Ricerche aveva appunto lo scopo di promuovere scienza e ricerca per la soluzione di problemi pratici. Esso divenne poi il nucleo costitutivo del futuro Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), e la sua guida fu affidata al matematico Vito Volterra, che riusc\u00ec a evitarne la soppressione nell\u2019immediato dopoguerra [2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.2 Primo dopoguerra, ventennio fascista e II guerra mondiale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La riforma scolastica del Ministro dell\u2019Istruzione Giovanni Gentile del 1923 introdusse il nuovo regolamento generale universitario e port\u00f2 al riordino di vari istituti e all\u2019istituzione di nuove sedi universitarie [3]. L\u2019universit\u00e0 era riconosciuta come ente produttore di ricerca [4]. Il prestigio delle universit\u00e0 a carattere scientifico ne fu piuttosto ridimensionato rispetto a quello delle facolt\u00e0 di tipo umanistico, che presso il Regime avevano maggiore considerazione; da oltre il 60% di studenti iscritti ai corsi di laurea a indirizzo scientifico del 1921-22, si pass\u00f2 a un 66% di iscritti a corsi a carattere umanistico nel 1939-40. Contestualmente si manifest\u00f2 un calo di oltre il 30% negli iscritti ai corsi di ingegneria [3]. Le universit\u00e0 furono inoltre suddivise in universit\u00e0 di tipo A (universit\u00e0 regie) e di tipo B (universit\u00e0 libere) [5]. Nel 1928 tutte le universit\u00e0 passarono sotto il controllo del neonato Ministero dell\u2019Educazione Nazionale [3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Gi\u00e0 dal primo dopoguerra comincia a formarsi una vera e propria organizzazione internazionale in campo scientifico [3]. L\u2019Italia ebbe un ruolo di primo piano nella costituzione del Consiglio Internazionale delle Ricerche (CIR) a Bruxelles nel 1918-19, principalmente per mezzo del matematico Volterra [3,6], cui aderiscono i Consigli delle Ricerche dei paesi alleati. In Italia al CNR \u00e8 riconosciuta personalit\u00e0 giuridica nel 1923 e Volterra ne diviene presidente [2,3]. Lo scopo del CNR era quello di istituire una politica della scienza nazionale e di indirizzare risorse verso organismi di ricerca dediti a studi di interesse socio-economico nazionale e qualitativamente superiori rispetto alle istituzioni universitarie. Il CNR era strettamente collegato al Ministero della Pubblica Istruzione, che vi versava una somma di 275.000 lire (264.000 euro attuali [2,7]). Volterra sub\u00ec numerose pressioni a rassegnare le dimissioni per le sue posizioni antifasciste e i finanziamenti al CNR vennero a pi\u00f9 riprese bloccati; fino alla scadenza del mandato Volterra nel 1927, il CNR non riusc\u00ec che a partecipare a qualche convegno internazionale e a censire le strutture di ricerca italiane [2]. Il CNR and\u00f2 incontro a un sostanziale riordino dal 1927 al 1929 durante il quale assunse il coordinamento delle attivit\u00e0 nazionali nei campi scientifici anche con riferimento alle applicazioni di interesse economico nazionale; il finanziamento aument\u00f2 fino alla quota di 675.000 lire annue (600.000 euro attuali). Al mandato di Volterra segue quello di Guglielmo Marconi, e progressivamente la dirigenza dei comitati scientifici passa ai docenti universitari vista l\u2019assenza di scienziati al di fuori dell\u2019ambiente accademico. Nel 1937 la richiesta di autonomia giuridica da parte del CNR fu accolta da Mussolini. Alla morte di Marconi nel 1937 la presidenza del CNR fu assegnata al maresciallo Pietro Badoglio; tra le ragioni di questa scelta da parte di Mussolini trovano fondamento quelle che vedono l\u2019obiettivo di un maggiore contributo scientifico da parte della scienza alla preparazione del conflitto bellico. Tuttavia la scarsa considerazione da parte di Badoglio per l\u2019istituzione che si trovava a presiedere non consent\u00ec l\u2019interazione con le strutture militari. In ogni caso, dall\u2019istituzione del regime autarchico nel 1936, i finanziamenti al CNR aumentarono esponenzialmente, per poi ridursi notevolmente (al netto dell\u2019inflazione) negli anni della guerra. Gi\u00e0 alla fine del 1941 il CNR era comunque riuscito a instaurare e coordinare una rete di centri di ricerca con una dimensione nazionale e dunque a conseguire gli scopi prefissi dalla sua costituzione [2]. Dalla creazione del CNR, in generale, ci fu un\u2019accelerazione della costituzione di enti parastatali; in particolare furono istituiti l\u2019Istituto nazionale per la statistica (1926) e l\u2019Istituto di Sanit\u00e0 Pubblica (1934-35), che sarebbe poi stato convertito nell\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 (ISS) [3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019istituzione dell\u2019Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) nel 1933 ha conseguenze fondamentali per lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica, la politica della ricerca e l\u2019interrelazione tra ricerca e industria nello Stato italiano. Esso diviene ente finanziario di diritto pubblico con regio decreto nel 1937 [8,9] e vede tra i suoi principali sostenitori Alberto Beneduce [10], gi\u00e0 artefice nel 1936 della legge bancaria [11]. L\u2019IRI affonda le sue radici nell\u2019Istituto Nazionale Assicurazioni (INA, 1912), un altro ente ad alto contenuto di ricerca scientifica legato alla figura di Beneduce [3]. Conseguentemente passano sotto il controllo dell\u2019IRI, tra gli anni 30 e gli anni 50, buona parte delle attivit\u00e0 industriali a pi\u00f9 alto contenuto tecnologico, tra cui importanti imprese private nel settore elettrico (SIP, SME, Unes) [3,12]. L\u2019influenza dell\u2019IRI sulla ricerca scientifica e tecnologica italiana si manifesta gi\u00e0 durante il periodo fascista e si mantiene fino al periodo delle privatizzazioni e infine della liquidazione per il contrasto con la disciplina della Comunit\u00e0 europea prima, e dell\u2019Unione europea poi, degli aiuti di Stato ([13] agli articoli 107 e 108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Anche la promulgazione delle leggi razziali nel 1938 ebbe importanti conseguenze sulla ricerca scientifica italiana. Il regio decreto n. 1390 del 1938 decretava l\u2019espulsione di studenti e docenti dalla scuola italiana di tutti gli ordini e i gradi; pi\u00f9 di 200 docenti, di cui 99 ordinari (pi\u00f9 del 7% degli ordinari italiani) dovettero lasciare la cattedra; altri 28 scienziati furono espulsi. [18]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Emblematico \u00e8 il caso dei \u201cragazzi di Via Panisperna\u201d, laboratorio d\u2019avanguardia italiano nello studio della Fisica Nucleare, di cui facevano parte i due futuri premi Nobel Fermi e Segr\u00e8, emigrati negli Stati Uniti, e dei quali rimase in Italia solo Amaldi, che avr\u00e0 un ruolo di primo piano nella ricostruzione dell\u2019impianto scientifico italiano nel secondo dopoguerra [15,16]. Il regime aveva inoltre incarcerato o costretto a emigrare gli scienziati antifascisti [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.3 L\u2019Italia Repubblicana<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Mentre la Prima Guerra Mondiale aveva avuto una qualche spinta propulsiva sul settore della ricerca, all\u2019alba del secondo dopoguerra il sistema scientifico-tecnologico era ridotto a un cumulo di macerie. I ricercatori pi\u00f9 giovani erano stati distolti dalla ricerca e la svalutazione della lira aveva fatto in modo che i finanziamenti fossero drasticamente ridotti [2]; a seguito delle politiche del regime fascista il numero di laureati in scienze pure pass\u00f2 da 15,6 ogni 100.000 abitanti nel 1921-25 a 11,6 allo scoppio del conflitto. A questo si sommano le requisizioni degli strumenti di laboratorio di maggior valore da parte delle autorit\u00e0 tedesche naziste durante la guerra e i danneggiamenti delle strutture scientifiche per i bombardamenti degli alleati, la cui ricostruzione inizia nel 1944 a Roma [15,17]. I finanziamenti al CNR furono di 200 milioni di lire nel 1946 (6.445.000 euro attuali, imposti al governo italiano dall\u2019Amministrazione delle Nazioni Unite per l&#8217;assistenza e la riabilitazione), peraltro erogati in ritardo, e di 300 milioni nel 1948 (a fronte dei 500 richiesti dal presidente del CNR) [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Nel secondo dopoguerra ha comunque inizio una fase di consolidamento della ricerca scientifica e tecnologica, che durer\u00e0 fino alla met\u00e0 degli anni Sessanta. Il riordino del CNR e il progressivo incremento dei fondi (da 540 milioni nel 1950-51, equivalenti a 10 milioni di euro attuali, a 4 miliardi nel 1960-61, equivalenti a 53 milioni di euro attuali [17]) consentivano all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019ente di poggiare su basi solide, nonostante restasse in qualche modo subordinato al mondo accademico [3]. A raccogliere le macerie in uno dei settori pi\u00f9 all\u2019avanguardia, quello della fisica nucleare, fu Edoardo Amaldi, l\u2019unico rimasto del laboratorio di Via Panisperna. Su iniziativa di Edoardo Amaldi e Carlo Bernardini \u00e8 istituito nel 1945 a Roma il Centro di studi di fisica nucleare e delle particelle elementari, sotto il controllo del CNR. Nel 1947 e nel 1948 sono fondati rispettivamente il Centro ioni veloci a Padova e il centro Testa grigia sul monte Cervino, cui seguono nei primi anni Cinquanta il Centro sperimentale e teorico di fisica di Torino e il Centro per gli studi sui raggi cosmici a Milano. Il primo convegno internazionale di fisica cosmica si tenne in Italia nel 1949. Quasi parallelamente, un altro gruppo di fisici diede origine al Centro informazioni studi ed esperienze (CISE) nel 1946 a Milano, specializzato in applicazioni industriali nel campo nucleare, che vide la partecipazione di aziende private e pubbliche, in particolare Edison, FIAT, Falck, Cogne, Sade, Terni. Nel 1951, Amaldi e Colonnetti fondarono con decreto n. 599 del presidente del CNR l\u2019Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) con finalit\u00e0 di coordinamento tra i vari centri di studio dislocati tra Torino, Milano, Padova e Roma. Segu\u00ec l\u2019anno successivo l\u2019istituzione del Comitato nazionale per le ricerche nucleari (CNRN), dove fu nominato segretario generale l\u2019ingegner Felice Ippolito [3,15,17]. Con questi sviluppi, il settore nucleare divent\u00f2 predominante nella politica della ricerca italiana [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">I primi anni Sessanta videro l\u2019apice del successo italiano nel mondo della ricerca internazionale cui segu\u00ec immediatamente il crollo; due enti di ricerca, un\u2019azienda pubblica e un\u2019azienda privata raggiunsero risultati importantissimi a livello mondiale, ma una serie di eventi caratterizzati principalmente da sabotaggi pose fine alla possibilit\u00e0 della ricerca scientifica italiana di competere con gli altri Paesi industrializzati (nonostante l\u2019abnorme disparit\u00e0 nelle risorse disponibili).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.3.1 Il Comitato nazionale per l\u2019energia nucleare<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019assenza di una personalit\u00e0 giuridica e di un patrimonio, e quindi di autonomia d\u2019azione, portarono il CNRN alla richiesta di un rinnovo dello statuto, il quale arriv\u00f2 con la legge n. 933 dell\u201911 agosto 1960 con la trasformazione del CNRN in Comitato nazionale per l\u2019energia nucleare (CNEN), al segretariato del quale fu riconfermato Felice Ippolito; scopo del CNEN era quello di promuovere ed effettuare ricerche nel campo della fisica e della tecnica nucleare [15,18]. Il rinnovo dello statuto avvenne non senza una dura lotta politica, alla quale presero parte molti scienziati, e in particolare Ippolito, per la nazionalizzazione dell\u2019industria elettrica, considerata presupposto fondamentale per la promozione della ricerca sul nucleare. La nazionalizzazione dell&#8217;energia elettrica avrebbe, infatti, indotto lo Stato a porre interesse e fondi in direzione della ricerca nucleare. A riprova di questo fatto si rileva che lo stesso Ippolito, all&#8217;atto di costituzione dell&#8217;ENEL, ne sia divenuto consigliere. La costruzione di tre centrali pose l\u2019Italia in terza posizione mondiale per produzione di energia nucleare nel 1965. Fu la nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica a mettere in opposizione al CNEN gli interessi delle aziende private e quelli delle multinazionali nel settore del petrolio che paventavano la perdita di un\u2019importante fetta di mercato in Italia per lo sviluppo del nucleare [15,19]. La campagna contro Felice Ippolito part\u00ec dal Partito Socialdemocratico, mediante una serie di note da parte del filo atlantista Giuseppe Saragat [15,20]. Ippolito fu arrestato e processato per una serie di illeciti burocratici, poi ridimensionati in appello e infine condonati dallo stesso Saragat una volta divenuto Presidente della Repubblica [15], fortemente condizionati dalle \u201cparticolari condizioni di disordine amministrativo e organizzativo dell\u2019ente in vertiginosa crescita\u201d[21]. Il CNEN fu poi riconvertito in Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l&#8217;energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA); la fine del nucleare in Italia sar\u00e0 infine decretata per via referendaria nel 1987.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.3.2 L\u2019Istituto superiore di sanit\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Pi\u00f9 o meno parallela a quella del CNEN \u00e8 la vicenda dell\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 (ISS) legata analogamente a un insussistente scandalo costruito intorno alla figura di Domenico Marotta, presidente dal 1935. L\u2019ISS era un\u2019eccellenza italiana nella ricerca: nel 1946 realizz\u00f2 il primo e unico microscopio ottico italiano; nel 1947 fond\u00f2 l\u2019Ente regionale per la lotta anti-anofelica in Sardegna, il quale consent\u00ec, nell\u2019arco di cinque anni, di debellare definitivamente la malaria in Italia (da ottantamila casi nel 1944) [15]; attraeva grandi quantit\u00e0 di finanziamenti che diedero importanti contributi alla crescita di quelle che oggi sono chiamate biotecnologie [17]; nel 1948 Marotta fond\u00f2 il Centro internazionale di chimica e biologia il cui impianto di produzione di penicillina port\u00f2 l\u2019Italia tra i maggiori produttori mondiali, e il cui personale vantava la presenza di due premi Nobel [15]; il centro formava ogni anno figure di spicco dell\u2019ambiente scientifico internazionale [3,15,17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Nel 1963, i deputati Messinetti e Guidi del Partito Comunista presentarono un\u2019interrogazione circa alcuni illeciti amministrativi, che si risolver\u00e0 nell\u2019arresto di Marotta, che fu assolto successivamente in appello [15]. I casi Ippolito e Marotta diedero l\u2019avvio alla paralisi delle istituzioni scientifiche italiane coinvolte: il CNR irrigid\u00ec i controlli burocratici [17]; il direttore del Laboratorio internazionale di genetica e biofisica di Napoli (LIGB) si dimise [17,22]; i finanziamenti per la partecipazione a organizzazioni scientifiche internazionali subirono una drastica riduzione [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.3.3 L\u2019Ente nazionale idrocarburi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Altrettanto significativa \u00e8 la vicenda di Enrico Mattei, il quale riconvert\u00ec su incarico del Comitato per la Liberazione Nazionale dell\u2019Alta Italia l\u2019allora azienda AGIP, costituita dal regime fascista, nell\u2019azienda pubblica Ente Nazionali Idrocarburi (ENI) nel 1963, e, dopo la successiva affermazione sul mercato mondiale in attrito con le multinazionali del petrolio, mor\u00ec in un tragico incidente aereo. Nel 2003, dopo la riapertura del caso, la morte di Mattei fu dichiarata omicidio in seguito al ritrovamento di tracce di un ordigno [15,23]. L\u2019ENI ebbe un ruolo importante nella ricerca di fonti di combustibile fossile; tra i centri di ricerca fondati dall\u2019ENI, c\u2019era la Scuola di studi superiori sugli idrocarburi di Metanopoli [15,24].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.3.4 L\u2019Olivetti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La quarta grande occasione mancata riguarda l\u2019impresa privata Olivetti di Ivrea, fondata da Camillo Olivetti ed ereditata dal figlio Adriano, inizialmente deputata alla produzione di macchine da scrivere e strumenti da ufficio. L\u2019Olivetti decise di dedicarsi al ramo dell\u2019elettronica e dell\u2019informatica, nelle quali invest\u00ec grandi risorse alla ricerca e sviluppo: le sue collaborazioni con le universit\u00e0 (in particolare quella di Pisa, che anche grazie all\u2019Olivetti diventer\u00e0 la culla dell\u2019informatica italiana) diedero origine al Centro studi sulle calcolatrici elettroniche (Csce), al Centro nazionale universitario di calcolo elettronico (CNUCE) e al Laboratorio di ricerche elettroniche Olivetti, guidato dall\u2019ingegnere italocinese Mario Tchou, e la Societ\u00e0 generale semiconduttori (Sgs), prima azienda di produzione di circuiti integrati in Europa. I laboratori di Olivetti e Tchou produssero l\u2019Elea 9003, primo calcolatore a transistor della storia, utilizzato poi da aziende italiane come ENI, Cogne, Monte dei Paschi, Ferrero, Lancia, Motta, INPS. Anche dopo la sua liquidazione, quello che rimase della sezione elettronica present\u00f2 la \u201cPerottina\u201d (P101), il primo personal computer [15] (del quale il mondo della ricerca accademica fu il primo a impadronirsi) [15,25], 8 anni prima che la famosa azienda americana Apple fosse fondata. L\u2019Olivetti, anche per via della presenza dell\u2019italocinese Tchou, ebbe numerosi contatti con l\u2019ambasciata cinese durante la guerra fredda; questo fatto la poneva in una posizione scomoda nei confronti degli Stati Uniti che puntavano alla monopolizzazione della scienza dei calcolatori, tenuto anche conto che in Italia c\u2019era il maggior partito comunista al di fuori del blocco sovietico; sul fronte interno, invece, l\u2019ingresso nell\u2019arena politica di Adriano Olivetti con il suo Movimento Comunit\u00e0, che ebbe peraltro un ruolo nella formazione del primo governo di centrosinistra, lo poneva in una posizione altrettanto scomoda nei confronti dei rappresentanti dei gruppi privati, rappresentati da Confindustria. All\u2019improvvisa morte di Olivetti nel 1960 seguita dall\u2019altrettanto improvvisa morte del suo braccio destro Tchou in un incidente automobilistico nel 1961, l\u2019Olivetti fu acquistata da un gruppo d\u2019intervento misto, in cui erano presenti aziende IRI e aziende private tra cui FIAT e Montedison e infine ceduta al 75% alla multinazionale americana General Electric, alla quale and\u00f2 anche il restante 25% nel 1968 [15], nonostante le richieste di nazionalizzazione dei sindacati [15,26] e del PSI [15,27]. Oltre alla politica di sviluppo nazionale, l\u2019impegno e la competenza italiani nella costruzione di enti internazionali di ricerca non sono mai mancati, e le risorse versate sono sempre state significative, particolarmente in un contesto di progressiva riduzione dei fondi, particolarmente accentuata dopo i casi Ippolito e Marotta che portarono a una drastica riduzione dei finanziamenti. L\u2019Italia \u00e8 stata tra le nazioni trainanti dei processi diplomatici che portarono alla creazione del centro con il pi\u00f9 grande acceleratore di particelle al mondo (CERN), della Comunit\u00e0 europea dell&#8217;energia atomica (EURATOM) e dell\u2019Agenzia spaziale europea [15,17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.4 Il sistema universitario<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Le universit\u00e0 uscivano dalla seconda guerra mondiale con un ampio divario tra Nord e Sud ancora da colmare e, nonostante interventi mirati, solo il 18% delle risorse distribuite dal CNR finivano al Meridione: il personale di ricerca nel Sud risultava quindi essere l\u20198% del totale nazionale, di cui il 77% universitario e il 9,2% del CNR, nonostante una produttivit\u00e0 della ricerca superiore alla media nazionale (il 14% delle pubblicazioni scientifiche italiane provenivano dal Sud) [28].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Anche nel campo della ricerca universitaria la mancanza dei fondi ha inciso profondamente, non consentendo in generale di avere a disposizione laboratori e strutture adeguate; in questo caso, tra i gruppi universitari che hanno avuto maggior successo nella seconda met\u00e0 del Novecento, si collocano quelli che sono riusciti a lavorare in maniera integrata con i servizi tecnici dell\u2019amministrazione pubblica, le cui risorse hanno consentito di mettere a disposizione strutture pi\u00f9 adeguate [3]. La legge n.169 del 1989 ha introdotto l\u2019autonomia finanziaria delle universit\u00e0 che, equivocando il principio costituzionale di libert\u00e0 \u201cnella\u201d scuola con quello artificioso di libert\u00e0 \u201cdella\u201d scuola, \u00e8 andata imponendo elementi di competizione tra le universit\u00e0 per l\u2019accaparramento delle risorse e, per affrancarla dall\u2019interesse pubblico, ha finito per assoggettarla a quello privato [3,29]. La Storia che segue si caratterizza unicamente per il costante aumento dei tagli ai finanziamenti pubblici all\u2019universit\u00e0 e alla ricerca, esacerbati in modo particolare negli anni duemila dalla crisi economica e dalle politiche di austerit\u00e0 imposte dall\u2019Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">A seguito della dismissione del sistema della ricerca per applicazioni di tipo industriale legato agli enti e alle aziende come CNEN, ISS, LIGB, Olivetti, ENI, lo sviluppo economico italiano ha privilegiato unicamente il tessuto di piccole e medie imprese a basso contenuto tecnologico, tralasciando (e anzi affossando) completamente la difesa (e anzi affossando) dei grandi complessi industriali di interesse nazionale; questa scelta ha provocato una drastica riduzione della ricerca applicata negli ambienti extra-universitari, della quale hanno risentito anche le universit\u00e0 e la ricerca di base. Al processo hanno contribuito le privatizzazioni avviate negli anni Novanta delle aziende pubbliche e di quanto rimaneva dello stesso IRI [33,15].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>1.5 Conclusioni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La ricerca scientifica in Italia, dall\u2019Unit\u00e0 agli anni della moderna crisi economica segue un percorso complesso, costituito ora da fasi di costruzione, ora da fasi di stallo, ora fasi di dismissione. L\u2019unica costante che accompagna lo sviluppo del settore della ricerca scientifica a livello nazionale \u00e8 la cronica penuria di risorse; l\u2019Italia mantiene uno degli investimenti in ricerca in percentuale di PIL tra i pi\u00f9 bassi nei Paesi industrializzati, non molto distante dall\u20191% e sovente inferiore. Tuttavia, la scarsit\u00e0 di risorse non ha impedito la costruzione di importanti e prolifici centri di ricerca, a marca spiccatamente industriale, pubblici e privati. La cui volontaria dismissione rappresenta forse la chiave di volta di quel processo di destrutturazione della scienza in Italia che gi\u00e0 negli anni Sessanta inibisce lo sviluppo della scienza a livello nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>2. La ricerca nella Costituzione del 1948<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La ricerca \u00e8 menzionata nella Costituzione all\u2019art. 9, tra i principi fondamentali. Tale articolo, che non ha riscontro in altre moderne Costituzioni occidentali, pone la tutela, la promozione e lo sviluppo della cultura tra i principi fondanti della Repubblica. Pertanto, la promozione e lo sviluppo della ricerca sono compiti essenziali e prioritari della Repubblica. La Costituzione, poi, sancisce, al Titolo II, articolo 33, la libert\u00e0 di arte e scienza e del loro insegnamento. Dal testo costituzionale emerge una concezione della ricerca scientifica e tecnologica e della cultura in generale finalizzata all\u2019elevazione del livello di civilt\u00e0 dei componenti della societ\u00e0, e pi\u00f9 in generale alla costruzione di un modello culturale in grado di favorire il benessere soprattutto morale della societ\u00e0 stessa (art. 4). Dalle discussioni in Commissione Costituente [30, 31] si evince che il contesto entro il quale nasce questa concezione \u00e8 quello del percorso di rinascita del Paese, appena uscito dalla Seconda Guerra Mondiale, per cui la libert\u00e0 di insegnamento e della ricerca scientifica sono un pilastro fondamentale. La libert\u00e0 espressa dall\u2019art. 33 sottende un altro importante concetto, la sostanziale volont\u00e0 di evitare ogni ingerenza sulla spontanea evoluzione della vita culturale e scientifica della Repubblica. Tuttavia, appare chiaro dalle discussioni dei Padri Costituenti che l\u2019autonomia derivante da questa libert\u00e0, soprattutto quando si parla di insegnamento e ricerca universitaria, deve essere ben tutelata dallo Stato. Infatti, la sola autonomia economica, escluderebbe automaticamente l\u2019autonomia di ricerca e di studio poich\u00e9 non garantirebbe uno sviluppo uniforme e omogeneo dei centri di insegnamento e ricerca. In sintesi, dalla Costituzione emerge un quadro di compromesso tra varie istanze per il quale la libert\u00e0 di insegnamento e di ricerca pu\u00f2 essere tutelata e garantita solo sotto il controllo dello Stato. Quanto al potere di indirizzo dello Stato nei confronti della ricerca, la Costituzione non si esprime direttamente. Da un lato, il dovere della tutela e della promozione non pu\u00f2 declinarsi come totale pianificazione pubblica della ricerca scientifica, che deve mantenere la propria libert\u00e0 e autonomia; dall\u2019altro, lo Stato, visto il suo ruolo di promotore del benessere economico e sociale, deve poter intervenire indirizzando le componenti della ricerca applicata verso i settori che ritiene pi\u00f9 strategicamente importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>3. I numeri della ricerca in Italia e progettualit\u00e0 future [32,33]<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Dopo aver descritto lo sviluppo della ricerca in Italia da un punto di vista storico e aver interpretato lo spirito con cui la Costituzione sostiene la ricerca, analizziamo lo stato della ricerca in Italia sulla base del contenuto del rapporto ANVUR 2016. Qui \u00e8 riportata un\u2019analisi quantitativa di parametri indicativi dello stato della ricerca in Italia. Tuttavia, l\u2019affidabilit\u00e0 di questi parametri \u00e8 dubbia secondo molti esperti del settore, pertanto non fornisce una conoscenza approfondita del fenomeno reale nella sua complessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>3.1 Spesa, finanziamenti e brevetti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La spesa in ricerca e sviluppo italiana (R&amp;S, comprendente sia quella pubblica sia privata) in rapporto al PIL \u00e8 storicamente inferiore alla media europea gi\u00e0 dal 1970, quando si attestava intorno allo 0.8%, fino ad oggi, laddove essa supera a malapena 1,3%. Nonostante questo dato, la spesa assoluta in R&amp;S \u00e8 aumentata in questo periodo, crescendo pi\u00f9 velocemente del PIL nazionale in tutti gli Stati esaminati. Per avere un\u2019idea dell\u2019ordine di grandezza, si pensi che il PIL in termini assoluti in Italia \u00e8 cresciuto di oltre 4 volte dal 1960, mentre la spesa in R&amp;S \u00e8 cresciuta oltre il doppio attestandosi sui 20 miliardi di Euro nel 2012. Il basso tasso di spesa in R&amp;S \u00e8 dovuto in buona parte alla grande eterogeneit\u00e0 regionale presente nel nostro Paese, con la consueta divisione Nord-Centro-Sud, dove il Nord \u00e8 in linea, per finanziamenti al sistema della ricerca, con la media europea. Ormai \u00e8 assodato per\u00f2 che la sola spesa in R&amp;S non \u00e8 l\u2019artefice della crescita economica [34]. \u00c8 un fattore necessario ma non sufficiente. La stessa spesa in R&amp;S non porta agli stessi risultati in Paesi diversi o addirittura nello stesso Paese in periodi differenti [35]. Il nostro \u00e8 un caso emblematico: infatti, tra il 1960 e il 1970 abbiamo avuto un importante periodo di crescita economica ma la spesa in R&amp;S era solo lo 0.8%. Nonostante ci\u00f2, la nostra ricerca otteneva importanti risultati nel panorama internazionale. Recenti studi dimostrano come anche l\u2019obiettivo dell\u2019Unione Europea di arrivare a una spesa di R&amp;S del 3% entro il 2020 non possa essere considerato come un parametro assoluto ma dipendente dal tipo di economia del Paese analizzato e quindi discutibile essendo applicato a tutte le 28 nazioni della UE [36].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione \u00e8 la composizione della spesa in R&amp;S tra pubblico e privato. Mentre negli anni 60 la quota di spesa delle amministrazioni pubbliche era in linea con quella delle imprese (non meglio definite, ma con buona parte di investimenti pubblici, vista la forte attivit\u00e0 dell\u2019IRI), nel corso degli anni si \u00e8 visto un sempre maggior ruolo della spesa del settore privato fino a superare il pubblico 2 (52%), almeno nell\u2019ultimo decennio. Nonostante il trend sia il medesimo, la spesa privata in Europa presenta medie che superano il 60%, con punte del 70% in quegli Stati dove \u00e8 forte la presenza di multinazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Dal 2008, per via della crisi, le fonti di finanziamento ministeriali (da noi la quota pi\u00f9 alta di tutta Europa) si sono ridotte drasticamente in Italia (-21%) e Spagna per rimanere stagnanti negli altri Paesi OCSE. Inoltre, per i finanziamenti alla ricerca erogati su base competitiva, l\u2019accesso \u00e8 stato limitato e saltuario negli ultimi 5 anni, con addirittura periodi in cui non \u00e8 stato nemmeno erogato. Per rendere meglio l\u2019idea, i progetti che ricadono sotto il FIRST (Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica) hanno avuto pesanti tagli di ben oltre il 50% arrivando anche a non essere pi\u00f9 erogati. Inoltre, questi finanziamenti su base competitiva si stanno sempre pi\u00f9 uniformando alle linee guida e tematiche del programma europeo Horizon 2020. Altro fattore da prendere in considerazione \u00e8 che anche le universit\u00e0 private possono accedere a questo tipo di finanziamenti. Questo spostamento della spesa dal pubblico al privato si riflette anche sul tipo di ricerca condotta. Infatti, la ricerca di base \u00e8 portata avanti in prevalenza nel pubblico (per oltre il 60%), mentre la ricerca applicata e ancor di pi\u00f9 lo sviluppo sperimentale, sono appannaggio del privato. Le cose non cambiano quando si analizzano i parametri di innovazione industriale. Pur non essendo nota alcuna correlazione tra il numero di brevetti e la reale innovazione tecnologica, l\u2019attivit\u00e0 di brevettazione nazionale \u00e8 in calo e l\u2019Italia ha un tasso di produzione inferiore rispetto ai maggiori Paesi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>3.2 Personale nella ricerca<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La quantit\u00e0 di personale dedicato alla ricerca (che comprende stabili e precari, amministrativi e dirigenti) in Italia \u00e8 ampiamente al di sotto della media UE a 28 Paesi, nonostante il trend sia in aumento. Quando si guarda l\u2019impatto del lavoro flessibile nella ricerca, nonostante i dati non siano del tutto omogenei (l\u2019ISTAT per esempio non tiene conto dei dottorandi), la stipulazione di contratti attinenti a forme di precariato in tutti i comparti \u00e8 aumentata negli ultimi anni superando il 50% del personale di ricerca, anche per effetto delle recenti riforme del ruolo del ricercatore universitario. Per quanto riguarda il personale docente, dopo un\u2019iniziale fase espansiva, dal 2008 si evince un calo, arrivando a perdere oltre il 15% del personale nel 2014. Anche il ricercatore degli Enti di Ricerca sta subendo una sorte analoga. Inoltre, la quota di personale afferente ai ricercatori, rispetto al comparto tecnico amministrativo, \u00e8 la pi\u00f9 bassa d\u2019Europa, con solo il 47% della forza lavoro totale. Altro dato importante \u00e8 la prevalenza del personale impiegato in R&amp;S nel settore privato rispetto al pubblico, trend in costante aumento in tutta Europa. Per quanto riguarda i dottorati, istituiti nel nostro paese solo nel 1980, sono meno della met\u00e0 rispetto a Francia e Germania e se ne sono persi il 20% negli ultimi anni (perlopi\u00f9 posti senza borsa) grazie anche alle restrizioni burocratiche recentemente immesse nel sistema [37].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>3.3 Ricerca e finanziamenti europei<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Per quanto riguarda la capacit\u00e0 di accesso ai finanziamenti europei (ormai una quota predominante dei finanziamenti che arrivano nei nostri istituti, oltre il 40%), gi\u00e0 di per s\u00e9 molto selettivi (la percentuale di successo \u00e8 intorno al 13%), l\u2019Italia si colloca sotto la media europea (8%). Il dato \u00e8 ancora pi\u00f9 negativo per quanto riguarda gli ERC (European Research Council) per la ricerca di base. Da notare la particolare forma di finanziamento vigente con l\u2019ERC, nella quale si finanzia solo la persona e non anche la struttura per la quale lavora. Infatti, il ricercatore vincente pu\u00f2 scegliere in che paese UE svolgere il proprio progetto. Anche qui, degli italiani vincitori, una buona percentuale (43%) non scelgono l\u2019Italia preferendo Inghilterra e Germania contribuendo alla massiccia emigrazione di persone qualificate dal nostro Paese. Il tasso di partecipazione \u00e8 invece in linea con quello degli altri Paesi. Il dato \u00e8 reso ancor pi\u00f9 negativo dal fatto che come Paese membro contribuiamo a finanziare Horizon 2020 per il 12,5% del totale (siamo il quarto paese per grandezza del contributo) e ne riceviamo molto meno. Una recente stima valuta una perdita di oltre 350 milioni di Euro l\u2019anno, arrivando in 7 anni a non ricevere oltre 3 miliardi di Euro. In pratica per ogni Euro dato a Horizon 2020, ne riceviamo indietro 0.66, caso unico tra i paesi principali della UE assieme alla Francia. Viceversa, il Regno Unito raccoglie molto di pi\u00f9 di quel che eroga (per ogni Euro dato ha un ritorno di 1,46 e le universit\u00e0 che ne beneficiano sono perlopi\u00f9 private). Tutto questo nonostante abbiamo una frequenza di collaborazione con altri gruppi internazionali superiore alla media UE. Se poi si normalizzano questi dati con la spesa in R&amp;S e la quantit\u00e0 del personale di ricerca (detti input), l\u2019Italia raggiunge i livelli degli altri paesi UE e addirittura li supera. Infatti, l\u2019attivit\u00e0 di presentazione di progetti per singolo ricercatore \u00e8 una delle pi\u00f9 elevate dei Paesi UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>3.4 Qualit\u00e0 della ricerca in Italia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Pur essendo l\u2019uso degli indici bibliometrici per valutare la qualit\u00e0 della ricerca ampiamente criticato e dibattuto, questi indici mostrano come la qualit\u00e0 della ricerca in Italia si attesti su valori di eccellenza. La produzione scientifica nazionale \u00e8 in crescita costante (dato simile in tutti i Paesi anche grazie alle forzature imposte dal modello\u00a0<em>publish or perish<\/em>) e presenta un\u2019alta collaborazione con ricercatori internazionali. La quota di ricerche pubblicate su riviste eccellenti (top 5%) \u00e8 superiore alla media dei Paesi OCSE. Anche l\u2019impatto medio (numero di citazioni) \u00e8 superiore a due Paesi centrali come Francia e Germania. Inoltre, abbiamo un alto indice di produttivit\u00e0 ed efficienza superiore addirittura a quello degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">I problemi che emergono da questi dati sono evidenti. Oltre alla cronica penuria di finanziamenti alla ricerca, indicativa di una certa mentalit\u00e0 della nostra classe dirigente, e aggravata dall\u2019utilizzo di bandi competitivi di cui una parte consistente viene vinta dagli enti privati, abbiamo una mancata programmazione di lungo periodo dovuta alla mancanza strutturale di personale e al totale adeguamento alle direttive dei programmi quadro Europei, perdendo quindi anche ogni possibilit\u00e0 reale di ottemperare a specifici interessi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">A tutto ci\u00f2 si aggiunge uno spostamento massiccio di fondi dalla ricerca di base (perlopi\u00f9 pubblica) a quella applicata facendo venire meno il mandato Costituzionale della libert\u00e0 e quindi autonomia nella ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">La condizione dei ricercatori peggiora con il passare del tempo. Il tipo di contratto predominante nel pubblico impiego \u00e8 ormai quello precario, e la continua burocratizzazione non fa altro che rallentare la ricerca. Nel privato, infine, non esiste una contrattazione nazionale equiparabile a quella del pubblico impiego con cui disciplinare l\u2019assunzione dei ricercatori (si pensi all\u2019utilizzo dei contratti nazionali del comparto metalmeccanico in certi gruppi privati). Tutto ci\u00f2 contribuisce all\u2019emigrazione netta dei ricercatori formati dalla nostra spesa pubblica che portano le loro elevate competenze a beneficio di Paesi terzi. L\u2019Unione Europea peggiora questo stato di cose. Al netto di un nostro cospicuo versamento, il sistema di finanziamento europeo finanzia Paesi ed eccellenze (per esempio la Bocconi, universit\u00e0 privata) che hanno gi\u00e0 un\u2019ingente mole di altri finanziamenti e interi settori amministrativi capaci di muoversi nelle maglie burocratiche della UE, togliendo risorse a Paesi che gi\u00e0 faticano nella competizione della ricerca (nella nostra situazione ci sono anche quasi tutti i Paesi dell\u2019Europa dell\u2019Est). Un Robin Hood al contrario [38].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>3.5 Programma nazionale della ricerca 2015-2020 [39]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u00c8 interessante analizzare il PNR 2015-2020. Esso vuole indirizzare la ricerca del nostro Paese nei prossimi anni attraverso proposte per arrivare a obiettivi in linea con Horizon 2020. L\u2019investimento finanziario atteso \u00e8 di ulteriori 2.5 miliardi di Euro nei prossimi tre anni, rispetto ai canonici 8 miliardi all\u2019anno di tutto il finanziamento MIUR, quindi poco meno di un miliardo aggiuntivo l\u2019anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">I programmi (definiti da obiettivi e azioni) sono 6.<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify;\">1)\u00a0<em>Internazionalizzazione, coordinamento e integrazione delle iniziative nazionali con quelle Europee e globali.<\/em><\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Allineare la programmazione nazionale in R&amp;S a quella europea.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Cogliere tutte le opportunit\u00e0 che si presentano nel contesto globale e europeo.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Inserire in maniera strutturale l\u2019Italia nel sistema della cooperazione internazionale.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Le azioni per raggiungere tali obiettivi sono state identificate in un rafforzamento del processo di programmazione congiunta, strumenti di \u201cmatching fund\u201d, leadership in progetti strategici e il programma nazionale spaziale. Tutto per un centinaio di milioni in un triennio.<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify;\">2)\u00a0<em>Centralit\u00e0 all\u2019investimento nel capitale umano.<\/em><\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Formare, potenziare e attrarre i migliori ricercatori.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Le azioni per raggiungere l\u2019obiettivo sono state identificate in sviluppo di \u201cdottorati innovativi\u201d, attrazione dei vincitori ERC, e rendere i ricercatori protagonisti del trasferimento di conoscenza. Un altro obiettivo dichiarato nel PNR rispetto alla centralit\u00e0 del capitale umano \u00e8 \u201cla riforma dello status e del contratto dei ricercatori pubblici, per inquadrarli in un sistema di regole pi\u00f9 snello e pi\u00f9 appropriato a gestirne i tempi e le esigenze particolari, come ad esempio le partecipazioni internazionali, le missioni per la ricerca, la mobilit\u00e0 intersettoriale o lo stesso reclutamento\u201d. Qui il finanziamento si aggira sul miliardo di euro per il triennio.<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify;\">3)\u00a0<em>Sostegno selettivo alle infrastrutture di ricerca.<\/em><\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Valutazione delle infrastrutture di ricerca.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sostegno selettivo e finalizzato ad una progressiva razionalizzazione del sistema.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Le azioni per raggiungere gli obiettivi elencati sono state identificate in una mappatura delle strutture nazionali e conseguente valutazione, una strutturazione della\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0e nella creazione di uno strumento finanziario a sostegno. In pratica, si tratta di una selezione (tramite valutazione) delle infrastrutture di ricerca pi\u00f9 produttive su cui puntare tutti i finanziamenti (che superano i 300 milioni), oltre ad un organismo apposito che governi la valutazione. Questo perch\u00e9 per accedere ai finanziamenti della UE per le infrastrutture, le stesse devono essere mappate e valutate da un programma nazionale come condizionalit\u00e0 ex-ante.<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify;\">4)\u00a0<em>Collaborazione pubblico e privato.<\/em><\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Stimolare la creazione di reti lunghe per la ricerca e l\u2019innovazione.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Favorire l\u2019applicazione industriale dei risultati scientifici.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sviluppare politiche di stimolo alla ricerca.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Garantire la rendicontabilit\u00e0 sociale della ricerca.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Promuovere l\u2019innovazione sociale.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Le azioni per raggiungere gli obiettivi elencati sono state identificate nello sviluppo della ricerca industriale e sostegno degli investimenti privati; oltre ad investimenti nella \u201csociet\u00e0, ricerca e innovazione sociale\u201d. Si tratta in pratica della nascita di un organismo decisionale intermedio tra il pubblico e il privato per ricercare fondi \u201cvolto ad accompagnare l\u2019investimento in ricerca\u201d. Inoltre si promuove la filantropia per la ricerca, ossia l\u2019individuazione di mecenati che vogliano finanziare con donazioni la ricerca di base o applicata.<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify;\">5)\u00a0<em>Il Mezzogiorno.<\/em><\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il riposizionamento competitivo dei territori meridionali.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Le azioni per raggiungere l\u2019obiettivo sono state identificate in investimenti in capitale umano, progetti tematici e capacit\u00e0 amministrativa e \u201csocial PA\u201d. Si tratta di finanziamenti (poco pi\u00f9 di 400 milioni nel triennio) che vanno a potenziare i gi\u00e0 esistenti PON (programma operativo nazionale, finanziato con fondi europei) sulla falsariga del PNR in toto con la novit\u00e0 della diffusione delle ricerche tramite social network.<\/p>\n<p><span style=\"text-align: justify;\">6)\u00a0<em>Efficienza e qualit\u00e0 della spesa.<\/em><\/span><\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\">Efficienza e qualit\u00e0 dell\u2019investimento pubblico e privato.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Le azioni per raggiungere l\u2019obiettivo sono state identificate nell\u2019attuazione di un piano di rafforzamento amministrativo con un budget di circa 35 milioni di Euro. Quindi si valuteranno le amministrazioni per renderle pi\u00f9 efficienti e trasparenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">In conclusione, il nuovo PNR non si discosta dalla deriva aziendalista promossa nell\u2019ultimo trentennio in Italia, cui aggiunge un insufficiente stanziamento di fondi diretti per colmare il gap con le nazioni europee trainanti. In sintesi sono previste azioni di lobbying in sede europea e la creazione di sistemi amministrativi per la raccolta fondi (visto il massiccio utilizzo della forma di bandi con cofinanziamento autonomo). Dal punto di vista del personale di ricerca, \u00e8 tutto volto ad aumentarne la mobilit\u00e0, la valutazione, il merito e quindi la competizione. D\u2019altro canto il nome dei programmi stessi (\u201cTop Talents, Dottori Startupper\u201d etc.) sembrano indicare pi\u00f9 un concorso a premi televisivo che un programma di formazione. Inoltre, visto il mancato reclutamento di molti dottori di ricerca nel sistema pubblico e la loro scarsa occupazione nel privato, si spinge a sviluppare negli studenti di dottorato capacit\u00e0 imprenditoriali per fondare startup o spin-off che li immettano direttamente sul mercato internazionale (la sopravvivenza di questi tipi di imprese sul mercato a 3 anni dalla nascita \u00e8 per\u00f2 inferiore al 20%) [40]. \u00c8 interessante, per capire l\u2019idea dietro a questo PNR, analizzare un tipo di intervento detto Challenge Prizes: dove \u201cnon sono i progetti a essere premiati con l\u2019assegnazione di risorse, ma i risultati, conseguiti in maniera autonoma e con risorse proprie dei partecipanti\u201d. Insomma un vero e proprio concorso a premi piuttosto che un finanziamento strutturale capace di svelare le eccellenze di domani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Un sistema quindi, in cui lo Stato \u00e8 sempre meno attore principale e attivo delle politiche della ricerca e mero esecutore delle regole impartite dall\u2019Unione Europea. \u00c8 quello che scrivono come incipit del documento: \u201cIl peso crescente delle risorse europee rispetto a quelle nazionali e in ultima analisi di quelle ad accesso competitivo rispetto a quelle ordinarie (con l\u2019abbandono del criterio di assegnazione delle risorse basato sulla spesa storica), impongono un ribaltamento di paradigma nelle attivit\u00e0 di programmazione nazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma tutto tranne programmare importanti e continui investimenti in ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>4. L\u2019Unione Europea e la ricerca scientifica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019unione Europea comincia a dotarsi di strumenti per una politica comunitaria in materia di ricerca scientifica e tecnologica fin dai primissimi anni della sua fondazione, quando ancora si chiamava Comunit\u00e0 Economica Europea (CEE). Infatti, contestualmente alla nascita della CEE col trattato di Roma del 25 marzo 1957, si istituisce col trattato EURATOM la Comunit\u00e0 Europea dell\u2019Energia Atomica [41] allo scopo di coordinare meglio le varie politiche nazionali in merito alla ricerca sull\u2019energia nucleare a scopi pacifici. Dovranno per\u00f2 passare altri 26 anni prima che la UE riesca a dotarsi di uno strumento pi\u00f9 sistematico e a pi\u00f9 ampio spettro in materia di ricerca scientifica. La spinta in tal senso verr\u00e0 dalla Francia, dove nel 1983, il presidente Mitterrand proporr\u00e0 un programma denominato ESPRIT che aveva come scopo lo sviluppo dell\u2019informatica e delle telecomunicazioni. Sull\u2019onda di tale spinta, il 25 luglio 1983, il Consiglio Europeo istituisce attraverso una sua risoluzione, i \u201cProgrammi quadro per le attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo e di dimostrazione\u201d [42] che saranno d\u2019ora in avanti il principale strumento di cui si dota l\u2019Unione Europea per attuare una politica comunitaria in materia di ricerca scientifica e tecnologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>4.1 I Programmi Quadro [43]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Lo scopo dichiarato di questi programmi \u00e8 favorire uno sviluppo scientifico e tecnologico in Europa. Gli aspetti caratterizzanti di ogni Programma Quadro (PQ) sono 4: gli obiettivi da realizzare, i criteri di selezione per i bandi, le priorit\u00e0 tra i diversi temi scientifici e tecnologici e ovviamente le risorse finanziarie. Le azioni di ricerca proposte saranno poi approvate se comportano dei vantaggi rispetto alle normali attivit\u00e0 nazionali. Infine, \u00e8 la Commissione Europea che elabora i programmi dopo aver consultato gli Stati membri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre i quattro aspetti principali sopra citati ve ne sono alcuni secondari, ma ugualmente importanti. Il primo tra questi \u00e8 sicuramente quello per il quale se si vogliono ottenere dei fondi, si deve sempre partecipare a un bando di concorso. Le proposte, se soddisfano determinati criteri (essere in linea con i requisiti scientifici, tematici e formali del bando) sono infine valutate da un gruppo di esperti indipendenti, ovviamente competenti nell\u2019ambito di ricerca oggetto della proposta. \u00c8 anche da sottolineare che uno degli aspetti pi\u00f9 importanti che pu\u00f2 portare alla selezione del progetto presentato sono gli effetti socio-economici che lo stesso porterebbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire a fondo il ruolo e l\u2019impatto che i PQ hanno avuto sulla direzione che la UE ha voluto dare alla ricerca scientifica, \u00e8 necessario analizzare nel dettaglio almeno quelli pi\u00f9 significativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo PQ copriva gli anni 1984-1988 e aveva un budget di quasi 4 miliardi di euro assorbito quasi per met\u00e0 dalla ricerca sulla fissione nucleare. Un ulteriore quarto del budget era dedicato alle telecomunicazioni e il restante si divideva tra industria e materiali (11%), scienza della vita e ambiente (10%) e borse di studio e mobilit\u00e0 dei ricercatori (4%). Il secondo PQ segna un deciso cambiamento sia sulla quantit\u00e0 di risorse allocate (5.4 miliardi di euro) sia per quanto riguarda gli ambiti. Le telecomunicazioni assorbono, infatti, il 40% delle risorse, l\u2019industria e i materiali raddoppiano i loro fondi e il settore energetico ancora dominato dalla fissione nucleare vede scendere la sua quota al 20%. \u00c8 interessante notare che con questo secondo PQ si iniziano a finanziare anche le cooperazioni internazionali extra UE (ad esempio la Svizzera presenter\u00e0 un suo primo progetto per accedere ai fondi stanziati) e le PMI (piccole e medie imprese).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo PQ (1990-1994) aumenta ancora il budget arrivando a 6,6 miliardi di euro. Le telecomunicazioni la fanno ancora da padrone dal punto di vista delle risorse allocate e si cominciano ad avere aree tematiche pi\u00f9 definite. Assume ancora pi\u00f9 importanza la gestione delle risorse intellettuali, tramite borse e mobilit\u00e0, e si comincia a investire anche sul marketing scientifico attraverso un\u2019azione centralizzata di diffusione e valorizzazione dei risultati derivanti dai programmi specifici. Questo ultimo aspetto sar\u00e0 ulteriormente incrementato anche nel quarto Programma Quadro (1994-1998) che segna un passo avanti enorme nell\u2019allocazione delle risorse. Il budget, infatti, raddoppia arrivando fino a 13,2 miliardi di euro. Si tende sempre pi\u00f9 a incentivare la formazione e la mobilit\u00e0 dei ricercatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quinto Programma Quadro, che copre gli anni 1998-2002, presenta solo una novit\u00e0 rispetto al passato, il criterio socio-economico per l\u2019assegnazione dei progetti viene a cadere. Fino ad allora, infatti, la Commissione Europea aveva spinto e favorito nei finanziamenti tutti quei progetti che provenivano dalle regioni europee pi\u00f9 disagiate, cosa che non accadr\u00e0 dunque pi\u00f9. Anzi, gi\u00e0 da questo quadriennio si nota come all\u2019interno di alcuni progetti molto grandi che arrivano a contenere 80 partecipanti, alcuni partner abbiano compiti molto pi\u00f9 importanti e di conseguenza dispongano di un budget molto pi\u00f9 elevato rispetto agli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><em>4.2 Lo spazio europeo della ricerca (SER)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strada \u00e8 ormai segnata e si prosegue senza cambiare pi\u00f9 direzione, tanto che nel quadriennio successivo che va dal 2002 al 2006 (sesto PQ) viene alla luce il cosiddetto Spazio Europeo della ricerca (in inglese ERA, European Research Area) [44]. Nel Marzo del 2000 a Lisbona, il consiglio dei capi di Stato e di governo della UE si era posto come obiettivo quello di costruire appunto uno \u201cSpazio europeo della ricerca\u201d che ha come termine di paragone il mercato comune europeo. L\u2019obiettivo della UE era di realizzare i punti principali del SER entro il 2014, ma non essendo avvenuto ha invitato gli stati membri ad attuare una serie di riforme [45] per proseguire nel processo di realizzazione. Dal 2015 la UE individua queste riforme (qui elenchiamo le pi\u00f9 significative):<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>a livello nazionale, potenziamento della valutazione delle politiche di ricerca e innovazione e creazione di sinergie tra i livelli nazionali ed europei, ripartizione dei fondi in base all&#8217;eccellenza e maggiori investimenti a favore della scienza e della ricerca;<\/li>\n<li>a livello di infrastrutture: ottimizzazione degli investimenti pubblici nelle infrastrutture di ricerca armonizzando le priorit\u00e0 nazionali con la roadmap europea ESFRI (European Strategy Forum on Research Infrastructures) [46];<\/li>\n<li>mercato del lavoro aperto ai ricercatori: promozione di procedure di selezione aperte, trasparenti e basate sul merito dei candidati conformemente alla Carta europea dei Ricercatori [47] e al Codice di Reclutamento dei Ricercatori [48].<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le riforme che sono adottate dai paesi partecipanti al SER sono valutate dalla UE. \u00c8 redatto annualmente un rapporto [49] e si ha l\u2019intenzione di perfezionare e intensificare le attivit\u00e0 di monitoraggio, gli studi sulla qualit\u00e0 e sull\u2019efficacia delle riforme stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4.3 L\u2019ingresso dei privati<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il settimo PQ (2007-2013) e l\u2019ottavo (2014-2020, ribattezzato HORIZON 2020) segnano l\u2019ingresso del capitale privato nel mondo della ricerca, anche quella di base. Il bilancio aumenta ancora, 55 miliardi di euro per PQ7 e 81 miliardi di euro per Horizon 2020. Assume sempre pi\u00f9 importanza la ricerca di base e quella sulla fusione nucleare in vista della costruzione del reattore termonucleare sperimentale internazionale (ITER). La Commissione Europea dichiara apertamente che vuole integrare anche il settore privato spingendo sempre di pi\u00f9 il finanziamento congiunto dei progetti. Nascono nuovi strumenti di collaborazione, ad esempio le cosiddette piattaforme tecnologiche europee (ETP) si trasformano in iniziative tecnologiche congiunte (JTI). Proprio su questa base la Commissione Europea istituisce delle collaborazioni che coinvolgono imprese, ricercatori e istituzioni pubbliche degli Stati Membri. Le reti di eccellenza e i progetti integrati sono sostituiti con due progetti di grandi dimensioni, che faranno da faro per le tecnologie future ed emergenti. La UE finanzia questi progetti con circa 500 milioni di euro in 10 anni, richiedendo un pari importo anche ai partecipanti o con fondi pubblici degli stati membri e\/o con fondi privati. Un\u2019altra importante novit\u00e0 introdotta con HORIZON 2020 \u00e8 l&#8217;accesso agevolato al capitale di rischio. La Commissione ha notato che tra la ricerca e il lancio sul mercato di un eventuale prodotto vi era spesso un gap enorme, che intende colmare con prestiti a tasso pi\u00f9 o meno garantito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Struttura della ricerca in Italia: tra pubblico e privato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5.1 Come \u00e8 strutturata la ricerca italiana<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad oggi la ricerca pubblica \u00e8 principalmente legata alle Universit\u00e0 (statali, non statali pubbliche, non statali private e telematiche) e ai numerosi enti di ricerca privati e pubblici vigilati dal MIUR (oltre ad altri enti vigilati da altri Ministeri, ad esempio, l\u2019Istituto Italiano di Tecnologia sotto il controllo del ministero dell\u2019economia) tra cui: l\u2019Agenzia Spaziale Italiana, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Consorzio per l\u2019Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste, l\u2019Istituto di Studi Germanici, l\u2019Istituto nazionale di Alta Matematica, l\u2019Istituto Nazionale di Astrofisica, l\u2019Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l\u2019Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l\u2019Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, l\u2019Istituto Nazionale Oceanografia e Geofisica Sperimentale, il Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche \u201cEnrico Fermi\u201d, la Stazione Zoologica \u201cAnton Dohrn\u201d, l\u2019Istituto nazionale di Documentazione per l\u2019Innovazione e la Ricerca Rieducativa, l\u2019Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell\u2019Istruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le principali fonti di finanziamento statali sono erogate tramite il FFO (Fondo Finanziamento Ordinario) il FOE (Fondo Ordinario per il finanziamento degli Enti di Ricerca) che coprono perlopi\u00f9 le spese per il personale (intorno al 90% almeno per il FFO), il PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale), il FIRB (Fondo per gli Investimenti in Ricerca di Base) e il FAR (Fondo per le Agevolazioni alla Ricerca) per lo sviluppo della ricerca industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5.2 Ricerca ed innovazione tecnologica. Il ruolo dello Stato<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019azione di indirizzo della ricerca in settori strategici \u00e8 sempre stata storicamente posta in essere dagli Stati industrializzati, al fine di favorire la crescita economica. La ricerca scientifica e tecnologica ha assunto un ruolo chiave nel determinare lo sviluppo economico, attraverso l\u2019innovazione, che ha agito, nelle economie moderne, come un motore della crescita. Alcuni studiosi [50] pongono l\u2019innovazione tecnologica alla base dei cicli lunghi dell\u2019economia: la prima Rivoluzione industriale (1770 al 1830); l\u2019introduzione della ferrovia (1840-1890); l\u2019elettrificazione, l\u2019industria chimica e il motore a combustione interna (1890-1930); la produzione fordista di massa (1930-1980); le tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione (dagli anni \u201880 del secolo scorso). In tempi recenti, nel caso degli Stati Uniti, il finanziamento federale alla ricerca ha permesso lo sviluppo di svariate tecnologie, per esempio nell\u2019ambito dell\u2019informatica e dell\u2019elettronica. In realt\u00e0, l\u2019azione di finanziamento pubblico alla ricerca costituisce un impulso alla crescita economica soprattutto per quelle economie ancora in fase di sviluppo, o in particolari momenti storici successivi a crisi economiche o guerre. Il ruolo della ricerca e sviluppo nella crescita economica \u00e8 riconosciuto dalla letteratura scientifica ed economica [51,52], tuttavia per economie gi\u00e0 sviluppate, una correlazione tra investimenti pubblici in ricerca e crescita economica non \u00e8 chiaramente individuabile [53]. Quello che \u00e8 certamente dimostrabile \u00e8 che il finanziamento pubblico alla ricerca assume invece importanza come strumento per aprire nuovi settori di ricerca e accollarsi l\u2019enorme rischio iniziale che le imprese non vogliono sostenere (socializzazione del rischio) [54,55,56]. Un caso citato a sostegno di questa affermazione \u00e8 quello della Apple, che per sviluppare i suoi prodotti si \u00e8 avvalsa di tecnologie sviluppate grazie a finanziamenti pubblici statunitensi. In questo senso, il finanziamento pubblico alla ricerca contribuisce a facilitare la creazione di condizioni favorevoli all\u2019innovazione, minimizzando il rischio di impresa associato. Le ricadute dell\u2019azione di finanziamento pubblico alla ricerca non si concretizzano solo in uno stimolo all\u2019innovazione tecnologica finalizzata alla mera crescita economica, ma anche nella creazione di eccellenze strategiche per il Paese. Attraverso tali eccellenze, lo Stato pu\u00f2, in effetti, ottemperare ai principi costituzionali di promozione di benessere economico e sociale. Chiaramente, accanto a una politica di finanziamento pubblico va sviluppata un\u2019adeguata politica per il trasferimento tecnologico alle imprese, onde evitare la formazione di rapporti di tipo parassitario tra Stato e settore privato: lo Stato deve avere un ritorno in termini di benessere per la popolazione e di sostegno a settori strategici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5.3 La ricerca come prodotto: valutazione ed efficienza<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia, per ragioni storiche e per le pi\u00f9 recenti note politiche di austerit\u00e0, che vincolano il bilancio pubblico, il finanziamento alla ricerca \u00e8 soggetto a continui tagli. Pur in un regime di scarso finanziamento, tuttavia, il livello della ricerca italiana \u00e8 ritenuto di qualit\u00e0 rispetto a quello di altri Paesi. Ci\u00f2 nonostante, in tempi recenti, con il pretesto di massimizzare una non meglio precisata efficienza, sono stati introdotti in Italia criteri di controllo e valutazione della produzione scientifica, come ad esempio quelli implementati dall\u2019Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR). Questi criteri attribuiscono valore alla produzione scientifica sostanzialmente sulla base di parametri bibliometrici, come la quantit\u00e0 di articoli scientifici pubblicati e il prestigio della rivista che li pubblica. A queste valutazioni sono poi subordinati i finanziamenti alle universit\u00e0 e le carriere dei ricercatori. Tale sistema, insieme ai criteri che stabiliscono le modalit\u00e0 di accesso ai bandi di finanziamento e le progressioni di carriera dei ricercatori, costringe il ricercatore a pubblicare il pi\u00f9 possibile privilegiando la quantit\u00e0 sulla qualit\u00e0 della produzione scientifica[57]. Il cosiddetto modello\u00a0<em>publish or perish<\/em>\u00a0[58], forzato dall\u2019idea di valutazione basata su criteri bibliometrici, finisce per allontanare il ricercatore da integrit\u00e0 e obiettivit\u00e0, [59] forzandolo a perseguire ricerche finanziabili (che, di fatto, sono indirizzate dai criteri di valutazione) e pi\u00f9 probabilmente pubblicabili (quelle che mostrano risultati positivi). Inoltre, si creano situazioni paradossali per cui lo scienziato si trasforma in una sorta di manager che invece di fare ricerca si occupa di preparare documenti e creare i contatti con altri team di ricercatori per accedere ai finanziamenti. In particolare, assume importanza ai fini dell\u2019accesso ai finanziamenti, non tanto la rilevanza della ricerca proposta ai fini dell\u2019interesse nazionale quanto invece il prestigio della rete di conoscenze e contatti che il ricercatore \u00e8 in grado di coinvolgere a sostegno del progetto di ricerca. Si creano cos\u00ec veri e propri potentati accademici, club esclusivi privilegiati e molto settoriali, a cui l\u2019accesso \u00e8 essenziale per fare ricerca e ottenere i fondi necessari. L\u2019obiettivo del ricercatore non \u00e8 pi\u00f9 far bene il proprio lavoro, ma lottare con gli altri ricercatori per stare davanti agli altri, in una lotta fra poveri che deprime i talenti e rafforza i gruppi di potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale, una critica che si pu\u00f2 muovere all\u2019idea stessa di valutare l\u2019efficienza di un\u2019attivit\u00e0 non direttamente finalizzata alla produzione di beni materiali come la ricerca \u00e8 che essa \u00e8 figlia di un modello culturale che tende a ridurre tutti gli aspetti della vita umana, conoscenza compresa, a merce, in ossequio ai principi liberisti [60]. Anche la ricerca e la scienza in generale sono trattate come una merce soggetta a valutazione. Anzich\u00e9 essere orientata al progresso civile e morale della societ\u00e0, come delineato in Costituzione, la ricerca \u00e8 orientata all\u2019utilit\u00e0 meramente in relazione a ci\u00f2 che \u00e8 implementabile in un sistema produttivo, o in base a criteri che poco hanno a che vedere con il progresso in senso lato della societ\u00e0. Pur in assenza di merce, siamo in presenza di un sistema di regole e valutazioni che creano artificialmente un mercato, quello delle idee e dei prodotti della ricerca, che nella realt\u00e0 \u00e8 inesistente. Le dinamiche che si creano all\u2019interno della ricerca sono per\u00f2 simili a quelle di mercato: universit\u00e0 e centri di ricerca sono posti in concorrenza tra loro, i ricercatori, a causa della cronica mancanza di fondi legata alle politiche di austerit\u00e0, sono costretti a indirizzare la loro ricerca verso tematiche pi\u00f9 vendibili, i centri di ricerca si trasformano in aziende in cui alcuni ricercatori assumono ruoli di tipo imprenditoriale o amministrativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5.4 Enti di ricerca privati<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di recente, in Italia, sono sorti diversi Enti senza scopo di lucro con finalit\u00e0 di ricerca e con ordinamento di diritto privato (fondazioni, consorzi, associazioni). Simili realt\u00e0 sono pensate per operare nel \u201cmercato della ricerca\u201d, secondo il modello perverso, descritto in precedenza, che ha trasformato la ricerca in un prodotto in ossequio alle logiche liberiste. Gli enti privati sono stati creati appositamente con l\u2019intento di agire in un regime di libera concorrenza: a fronte di fonti di finanziamento ordinarie da parte della pubblica amministrazione (Ministeri o Enti Locali) cronicamente scarse rispetto al fabbisogno, la sopravvivenza e la crescita degli Enti \u00e8 legata essenzialmente alla capacit\u00e0 di reperire fondi pubblici e privati rispettivamente attraverso la partecipazione a bandi di finanziamento e la fornitura di servizi di ricerca. In questo scenario gli enti privati si trovano in aperta competizione con gli enti pubblici, partendo per\u00f2 da una posizione di vantaggio legata all\u2019ordinamento privato, che garantisce una maggiore flessibilit\u00e0 e una notevole autonomia nella rimodulazione degli obiettivi e nell\u2019organizzazione del lavoro. Questo vantaggio, unito al fatto che gli enti privati di ricerca possono partecipare ai bandi per l\u2019ottenimento di finanziamenti pubblici sia in Italia sia in Europa, rende gli enti privati temibili concorrenti per universit\u00e0 ed enti pubblici, che si trovano a dover lottare contro un ulteriore nemico per garantirsi i finanziamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre precisare che, almeno in linea teorica, l\u2019indipendenza formale degli enti di ricerca privati dalle imprese e la finalit\u00e0 di diffusione della conoscenza, differenziano tali enti dalle strutture di ricerca completamente controllate dalle imprese. Per come sono costituiti e per il sistema di incentivi alla ricerca in ambito europeo, in particolar modo in Italia, paese in cui vi \u00e8 bassa propensione delle imprese a investire in ricerche ad alto livello di innovazione ed alto rischio, spesso gli organismi di ricerca privati tendono a posizionarsi su attivit\u00e0 di trasferimento tecnologico piuttosto che su attivit\u00e0 di produzione scientifica e diffusione della conoscenza. L\u2019obiettivo principale di un organismo di ricerca privato consiste nel massimizzare la forza di attrazione nei confronti delle imprese, oggi partner di progetto, domani auspicate finanziatrici, mediante il raggiungimento di livelli di alta competitivit\u00e0 nel trasferimento di nuove tecnologie [61]: in questo senso, la libert\u00e0 di ricerca viene evidentemente minata. Per quanto riguarda la figura del ricercatore che opera in questi ambiti, egli non ha obiettivi professionali codificati e riconoscibili a livello internazionale come nel caso dei centri di ricerca pubblici. Per il ricercatore, stante l\u2019attuale difficolt\u00e0 nel perseguire una carriera all\u2019interno di universit\u00e0 ed enti pubblici, lavorare negli organismi di ricerca privati rappresenta un\u2019opportunit\u00e0. Tuttavia, la figura del ricercatore \u00e8 sicuramente meno tutelata che nel settore pubblico: regole vere e proprie per la tutela della professionalit\u00e0 non esistono, anche a causa della frammentariet\u00e0 dei contratti di lavoro applicati. Il ricercatore diventa di fatto precario per definizione e soggetto a tutti i vincoli e ricatti di un dipendente privato. La libert\u00e0 di ricerca delineata in Costituzione diventa ancora una volta vittima delle istanze che vogliono la ricerca finalizzata all\u2019innovazione tecnologica e al mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5.5 Il crowdfunding applicato ai finanziamenti alla ricerca<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa della scarsit\u00e0 di risorse pubbliche e delle politiche di austerit\u00e0, e grazie allo sviluppo di Internet e dei social media, si sta affermando di recente un modello di finanziamento della ricerca basato sul crowdfunding [62,63]. Le nuove tecnologie hanno permesso agli scienziati di avvicinarsi al pubblico: sono nate piattaforme via Internet per il finanziamento diretto di progetti di ricerca da parte del comune cittadino [64]. Alcune universit\u00e0, come quella di Pavia e Torino, hanno creato la loro piattaforma per il fundraising. Il ricercatore deve avvalersi di tecniche di social marketing e deve avere una conoscenza dei social media per poter pubblicizzare e rendere appetibile al meglio il proprio progetto di ricerca. Le campagne di crowdfunding in generale devono offrire una ricompensa ai finanziatori. Nel caso delle campagne per progetti scientifici, si pu\u00f2 trattare ad esempio di visite a laboratori, nomi sull\u2019articolo scientifico, aggiornamenti esclusivi sull\u2019evoluzione della ricerca, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo davanti all\u2019estremizzazione in chiave social del concetto di ricerca scientifica come prodotto da vendere, in modo in tutto e del tutto simile a quanto accade nell\u2019ambito dei meccanismi di valutazione della ricerca. Si tratta senza dubbio di un\u2019opportunit\u00e0 nuova in tempi di imposta austerit\u00e0, ma \u00e8 chiaro che l\u2019affermarsi di un modello di questo tipo in un ambito di interesse pubblico, volto a supplire alla carenza di finanziamento, rappresenta un sintomo ulteriore della crisi del ruolo dello Stato, che, di fatto, \u00e8 sostituito nel suo ruolo di tutela e promozione della ricerca scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. Il ruolo del ricercatore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente all\u2019esasperata specializzazione delle discipline, la ricerca scientifica ha riscontrato, in particolar modo nel periodo pi\u00f9 recente, l\u2019instaurazione di meccanismi per i quali la quantit\u00e0 di produzione scientifica diventa il parametro centrale di valutazione, fatto che sta conducendo a un\u2019enorme e incalzante quantit\u00e0 di dati spesso poveri di contenuto alla quale i ricercatori si trovano ad attingere al fine di pubblicare a loro volta un qualche articolo che andr\u00e0, nella maggior parte dei casi, ad alimentare il fenomeno, incrementato ancora di pi\u00f9 dalla pratica diffusa di condividere le firme negli articoli scientifici. Questo meccanismo si esplicita nell\u2019enorme quantit\u00e0 di approfondimenti richiesti al ricercatore a fronte dei risultati spesso insignificanti che la sua ricerca si propone di portare alla luce, mediante un meccanismo per cui lo scienziato racconta tutto ci\u00f2 che ha approfondito, per arrivare infine a tesi relativamente semplici [65].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca di sovvenzioni, che ad oggi costituisce uno dei principali compiti dei ricercatori e dei docenti, deprime sempre pi\u00f9 la ricerca di base e sposta finanziamenti dalle piccole universit\u00e0 pubbliche alle grandi universit\u00e0 private [66]. La forte presenza di interessi privati nella ricerca trova terreno fertile nella cronica scarsit\u00e0 di finanziamenti, per i quali i ricercatori si trovano spesso a vendere il proprio prodotto scientifico alle grandi aziende, rendendo, di fatto, le universit\u00e0 manipolabili da chiunque abbia interesse a finanziarle, oltre che in competizione tra loro secondo il dogma liberale della concorrenza (in questo campo \u201ceccellenza\u201d). [65].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai professori e ricercatori universitari, sempre pi\u00f9 oberati di lavoro tra assemblee, comitati e riunioni, e ai quali \u00e8 tuttavia richiesto un contributo in produzione scientifica sempre maggiore, vengono in aiuto i dottorandi, ai quali vengono delegati insegnamento (spesso non, o mal, retribuito), esami, ricerca, lunghe e articolate richieste di finanziamenti pubblici o privati [65]. Il numero di dottorandi, nei paesi del blocco occidentale, \u00e8 stato in continuo aumento negli anni pre-crisi e molti possessori di titolo di dottorato rimangono disoccupati o costretti a emigrare, complice in questi anni anche la crisi economica. Contrariamente a quanto avviene per i docenti universitari, lo status dei ricercatori e tecnologi degli Enti di ricerca \u00e8 determinato, fin dalla legge n.168 del 1989 dalla contrattazione sindacale. Fino alla riforma del pubblico impiego del 1993, gli esiti della contrattazione sindacale erano recepiti da un DPR; l\u2019ultimo di essi, il DPR 171 del 1991, fiss\u00f2 le carriere dei ricercatori articolate su tre livelli: III livello (ricercatore), II livello (primo ricercatore), I livello (dirigente di ricerca). Analoga suddivisione si ebbe per la distinta e parallela carriera dei tecnologi. I tre livelli rispecchiavano la struttura della carriera dei docenti universitari, composta dai livelli di ricercatore (oggi abolito e messo a esaurimento dalla riforma Gelmini, che lo ha sostituito con due forme a tempo determinato, la seconda delle quali d\u00e0 accesso diretto al secondo livello previo conseguimento dell\u2019Abilitazione Scientifica Nazionale), professore associato e professore ordinario. Al livello iniziale si accede tipicamente, per entrambe le carriere, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca e aver svolto per un numero di anni variabile attivit\u00e0 di ricerca in posizioni precarie, quali quella denominata \u201cassegno di ricerca\u201d. Con il D.lgs. 29\/1993, lo status dei ricercatori e tecnologi degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR), fu determinato direttamente dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL). Inizialmente ricercatori e tecnologi furono riconosciuti come specifiche tipologie professionali della dirigenza, con trattamento normativo rispondente alle loro caratteristiche professionali. Le successive revisioni normative, confluite poi nel D.lgs. 165\/2001 fecero perdere ai ricercatori la collocazione contrattuale di livello dirigenziale, riportandoli alla contrattazione di comparto, indistintamente, insieme al personale tecnico e amministrativo, rendendo pi\u00f9 problematico il riconoscimento delle specificit\u00e0 di questa figura professionale. La situazione si \u00e8 ulteriormente complicata con il riordino del pubblico impiego previsto dalla cosiddetta legge Brunetta (D.lgs. 150\/2009) che ha organizzato l&#8217;intero settore pubblico in soli quattro comparti, portando i ricercatori EPR a confluire nel comparto della scuola (si parla di farlo anche per gli universitari). A fianco dei ricercatori pubblici esistono poi ricercatori operanti nel settore privato, per i quali non \u00e8 prevista una specifica tipologia contrattuale, e che sono via via inquadrati con contratti generici quali quello dei metalmeccanici, chiaramente poco rispondenti alle specifiche esigenze della professione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema basato sui tre livelli ha consentito in passato, pur con delle storture, un appropriato sviluppo di carriera per almeno una parte dei ricercatori coinvolti. Con il decrescere delle risorse disponibili, tuttavia, si \u00e8 avuta un\u2019erosione delle opportunit\u00e0 sia dal basso sia dall\u2019alto. Dal basso, la sempre minore disponibilit\u00e0 di nuove posizioni ha causato una grande crescita del precariato. Questa situazione, che si era gi\u00e0 verificata nei decenni passati ed era stata poi sanata con ondate di concorsi per nuovi posti, \u00e8 oggi molto pi\u00f9 critica a causa dei vincoli al\u00a0<em>turn-over<\/em>\u00a0dovuti alle misure di austerit\u00e0 richieste dai vincoli di bilancio. Pi\u00f9 in alto, i medesimi vincoli hanno fatto s\u00ec che le legittime aspettative di carriera di ricercatori anche molto produttivi fossero frustrate dalla mancanza delle risorse necessarie per bandire concorsi per l\u2019accesso ai livelli superiori. Per di pi\u00f9, questo \u00e8 accaduto a macchia di leopardo, causando situazioni di grande disparit\u00e0 tra un ente e l\u2019altro e fra gli enti e il sistema universitario. Cos\u00ec, se un tempo una permanenza superiore ai dodici anni nel livello pi\u00f9 basso era considerata un\u2019anomalia, oggi per tantissimi \u00e8 la norma, e non per mancanza di titoli validi. Altrettanto grave \u00e8 il mancato inserimento di nuovo personale in ruolo, infatti, si stima che nei prossimi anni il 96% dei dottorandi e assegnisti di ricerca sar\u00e0 escluso dalla ricerca pubblica, con enormi problemi di ricollocazione sul mercato del lavoro. Complessivamente, questo ha messo in evidenza l\u2019inadeguatezza del sistema a pi\u00f9 livelli, in cui persone di pari anzianit\u00e0 possono percepire retribuzioni diverse, senza una sostanziale diversit\u00e0 di compiti e responsabilit\u00e0, e senza una reale motivazione, data la finta oggettivit\u00e0 dei concorsi per i passaggi di livello. Si vuole qui enfatizzare, anche a beneficio di quanto esposto nel seguito, come risulti del tutto inappropriata l\u2019idea di poter stilare una graduatoria tra ricercatori. Infatti, data la complessit\u00e0 del tipo di lavoro, esistono molteplici caratteristiche che concorrono a definire l\u2019efficacia dell\u2019azione del ricercatore: si avr\u00e0 la persona pi\u00f9 dotata di intuizione scientifica, quella pi\u00f9 abile nel comunicare i risultati della ricerca, quella pi\u00f9 sistematica nel perseguire un obiettivo, quella pi\u00f9 dotata nell\u2019individuare linee di ricerca fruttuose. Poich\u00e9 tutte queste capacit\u00e0 appartengono in modo diverso alle varie persone, e costituiscono una classificazione multidimensionale delle abilit\u00e0 e dell\u2019impegno, pensare di ricondurle a una classifica unidimensionale \u00e8 palesemente ingenuo, e costituisce in realt\u00e0 una foglia di fico per mascherare ci\u00f2 che avviene nella realt\u00e0, e cio\u00e8 che gli avanzamenti di carriera e il reclutamento ex novo siano attribuiti sulla base di rapporti di forza tra le entit\u00e0 che concorrono alla definizione delle graduatorie, e questo tanto pi\u00f9 quanto minori sono le risorse da \u201cspartire\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto appena detto si applica anche alla questione della valutazione. In anni recenti, si \u00e8 avuto un forte impulso ad affermare una cultura della valutazione nel mondo della ricerca (e non solo), con la motivazione di ottimizzare l&#8217;uso delle risorse e ridurre gli sprechi derivanti da presunti ricercatori &#8220;fannulloni&#8221;. A questo scopo la legge 24 novembre 2006 n.286 ha istituito l&#8217;Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), il cui regolamento di funzionamento \u00e8 stato poi definito nel DPR 1 febbraio 2010 n.76. L&#8217;ANVUR oggi gestisce, tra l&#8217;altro, un complesso processo denominato Valutazione della Qualit\u00e0 della Ricerca (VQR), rivolto alla valutazione dei risultati della ricerca scientifica effettuata dalle Universit\u00e0 Statali e non Statali, dagli Enti di Ricerca pubblici vigilati dal MIUR e da altri soggetti pubblici e privati che svolgono attivit\u00e0 di ricerca, su richiesta esplicita. La valutazione \u00e8 condotta sui cosiddetti &#8220;prodotti della ricerca&#8221; (termine che gi\u00e0 rende evidente la natura aziendalista di queste procedure, ossia principalmente, ma non solo, le pubblicazioni scientifiche). Per i cosiddetti &#8220;settori bibliometrici&#8221; la valutazione \u00e8 effettuata basandosi anche su parametri bibliometrici, ossia parametri quantitativi che tentano di misurare la qualit\u00e0 di tali prodotti, ottenuti da banche dati private. L&#8217;uso di parametri bibliometrici per procedure di valutazione \u00e8 oggetto di molte critiche in ambito internazionale, in quanto porta inevitabilmente i ricercatori ad adattare il loro metodo di lavoro in modo da massimizzare tali parametri. Questo causa quello che in ambito anglosassone \u00e8 chiamato &#8220;<em>publish or perish<\/em>&#8220;, cio\u00e8 una corsa alla pubblicazione a tutti i costi, a prescindere dalla qualit\u00e0 e originalit\u00e0 del contenuto. Si assiste di conseguenza a una proliferazione di pubblicazioni non sempre di eccelsa qualit\u00e0, alla corsa al ricevere citazioni ai propri lavori tramite mezzi pi\u00f9 o meno leciti, e pi\u00f9 in generale a una continua rincorsa all\u2019accumulazione di titoli che fungono da medagliette, il tutto a scapito del tempo e delle energie dedicate alla ricerca propriamente detta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, la \u201ccultura della valutazione\u201d, con i suoi indicatori volti a stilare classifiche, ha l\u2019effetto di creare un clima di competizione fra le istituzioni, fra i dipartimenti di una singola istituzione, gi\u00f9 fino ai singoli ricercatori. Questa competizione a tutti i livelli, che lungi dal favorire le aggregazioni e la condivisione, divide e isola, \u00e8 il perfetto specchio di ci\u00f2 che l\u2019avanzata del capitalismo assoluto ha creato nella societ\u00e0. A questo si aggiunga che, per quanto detto sopra, le classifiche in un contesto complesso come quello della ricerca sono necessariamente scorrette perch\u00e9 non consentono di apprezzare le capacit\u00e0 multidimensionali del singolo o del gruppo di ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo globalizzato si \u00e8 voluto affermare il paradigma del ricercatore senza radici. Attraverso nobili richiami a precedenti storici si \u00e8 affermata l&#8217;idea di un ricercatore mobile e girovago, pronto a cambiare sede periodicamente, inseguendo finanziamenti, tematiche, o anche la propria personale ambizione. Non si vuole qui certo negare che la ricerca possa e debba essere internazionale, n\u00e9 l&#8217;importanza dello scambio culturale tra istituzioni scientifiche di diversi paesi, da realizzarsi anche attraverso la mobilit\u00e0 dei ricercatori. Al contempo, per\u00f2, va riconosciuto il diritto del ricercatore a non essere costretto a emigrare, a mantenere le proprie radici nel paese di origine, pur con ampie possibilit\u00e0 di trascorrere all\u2019estero periodi di studio, consentendo la creazione di vere e proprie \u201cscuole\u201d in cui i pi\u00f9 anziani insegnino ai pi\u00f9 giovani, tramandando anche specificit\u00e0 locali relative al modo di rapportarsi alla ricerca. Va anche osservato come il meccanismo del ricercatore itinerante si traduce, per un paese di grande tradizione scientifica ma scarse risorse come il nostro, nella perdita di persone di grande valore, eventualmente bilanciata dall\u2019attrazione di personale da paesi pi\u00f9 tecnologicamente arretrati, con un bilancio netto di competenze negativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle questioni fin qui trattate, va aggiunto il problema di quella che, con un fuorviante neologismo, si potrebbe chiamare la\u00a0<em><strong>governance<\/strong>\u00a0<\/em>del sistema della ricerca pubblica. Va osservato che \u00e8 sempre esistita una disparit\u00e0 tra i ricercatori operanti in ambito universitario e quelli degli EPR. Infatti, l\u2019universit\u00e0 si caratterizza per un sistema di autogoverno, in cui il personale elegge le persone deputate al governo dei vari organismi, a cominciare dai rettori. Questa possibilit\u00e0, per quanto attaccata da misure quali l\u2019inserimento nei consigli di amministrazione di elementi rappresentativi dei poteri economici, e la trasformazione delle universit\u00e0 stesse in fondazioni, costituisce tuttora un importante elemento di democrazia interna. Tale opportunit\u00e0 \u00e8 invece negata ai ricercatori degli EPR, i cui superiori, a cominciare dai presidenti degli enti di ricerca, sono di nomina politica o selezionati con procedure \u201cconcorsuali\u201d che celano dietro un velo di meritocrazia il rapporto fra poteri che conduce all\u2019attribuzione delle cariche. In generale, i ricercatori degli EPR non godono della possibilit\u00e0 di autogovernarsi. A questo si coniuga il fatto che l\u2019auspicabile mobilit\u00e0 orizzontale tra EPR e sistema universitario, che consentirebbe un salutare scambio di esperienze e di modalit\u00e0 di lavoro, da tempo sostenuta a parole, \u00e8 di fatto negata. \u00c8 peraltro paradossale che nei concorsi per lo sviluppo di carriera dei ricercatori degli EPR l\u2019attivit\u00e0 didattica sia positivamente valutata. Poich\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 didattica viene per lo pi\u00f9 svolta presso le universit\u00e0, e la mobilit\u00e0 orizzontale verso di essa, anche per periodi limitati, \u00e8 impossibile, si assiste al fenomeno di ricercatori che svolgono attivit\u00e0 didattica a titolo gratuito pur di accumulare titoli per il proprio curriculum, contribuendo al problema del precariato universitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. LE PROPOSTE DEL\u00a0FSI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strada intrapresa dalla disciplina della ricerca scientifica negli ultimi decenni e, soprattutto, dall\u2019introduzione dell\u2019ordinamento europeo in materia, appare in irrimediabile contrasto con il dettato costituzionale di cui agli articoli 9, 33 e 34. Il pi\u00f9 nobile richiamo alla libert\u00e0 della ricerca scientifica \u00e8 completamente disatteso in ragione dell\u2019assurdo principio concorrenziale proprio dell\u2019ordinamento comunitario che ha condotto, in verit\u00e0 gi\u00e0 antecedentemente all\u2019entrata in vigore dello stesso e con evidenti responsabilit\u00e0 da parte di pi\u00f9 generazioni della classe politica italiana, a una redistribuzione dei finanziamenti dai piccoli ai grandi centri di ricerca e universit\u00e0, alla sistematica precarizzazione delle figure dei ricercatori e all\u2019asservimento della scienza a interessi estranei a quelli della comunit\u00e0, e nazionale, e internazionale. Le proposte esposte di seguito rifiutano tale logica e si collocano all\u2019interno del pi\u00f9 ampio programma politico del FSI nelle sue linee generali riportate nel Documento di Analisi e Proposte e in quelle pi\u00f9 specifiche riportate negli altri documenti programmatici.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Il recesso dall\u2019Unione europea comporter\u00e0 ovviamente il recesso dalla partecipazione ai programmi quadro di ricerca europei su base competitiva, che per l\u2019Italia sono una perdita secca di risorse, oltre ad avere una gestione poco trasparente, e a comportare giganteschi sprechi indotti dal meccanismo competitivo. Sar\u00e0 tuttavia promossa la partecipazione a singoli progetti di rilevanza internazionale, ma sempre in veste di partner nazionale, come gi\u00e0 peraltro avveniva prima dell\u2019entrata in vigore dell\u2019Unione europea.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Le universit\u00e0 ed enti di ricerca pubblici saranno accorpati sotto un unico Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e Ricerca (MUR), mentre la scuola andr\u00e0 sotto il controllo di un nuovo Ministero della Pubblica Istruzione, concordemente a quanto riportato nel documento programmatico sulla scuola. Per quanto riguarda gli enti di ricerca e le universit\u00e0 private, quelli a maggioranza pubblica saranno riassorbiti come enti vigilati dal nuovo Ministero MUR, mentre gli altri enti saranno esclusi dai finanziamenti strutturali, ma avranno la possibilit\u00e0 di collaborare con gli enti pubblici di ricerca in progetti specifici esaminati di volta in volta.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>I finanziamenti strutturali saranno aumentati in maniera sostanziale al fine di consentire un pieno, equo ed efficace funzionamento del sistema pubblico della ricerca. L\u2019aumento dei finanziamenti sar\u00e0 accompagnato da un piano di assunzioni di ricercatori con cadenza regolare. Saranno eliminati i vincoli al\u00a0<em>turn-over<\/em>\u00a0legati alle condizioni di bilancio degli enti.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Saranno aboliti i bandi competitivi per l\u2019accesso ai finanziamenti. Il ricercatore dovr\u00e0 avere libert\u00e0 di decidere autonomamente le tematiche di ricerca, e ottenere fondi adeguati in modo strutturale e continuativo al loro perseguimento. Si potranno prevedere finanziamenti ad hoc per promuovere la costituzione di reti di ricercatori su temi specifici o intorno a progetti rilevanti, o per portare avanti tematiche di particolare interesse per il Paese.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>L\u2019ANVUR dovr\u00e0 essere abolita, rigettando in toto la concezione produttivistica della ricerca.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>La figura del \u201cdottorando senza borsa\u201d dovr\u00e0 essere abolita. Il dottorato dovr\u00e0 essere equiparato dal punto di vista retributivo e previdenziale a un contratto di lavoro subordinato. Sar\u00e0 promossa la spendibilit\u00e0 del titolo di dottore di ricerca nelle amministrazioni pubbliche e nel privato.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Le forme contrattuali ascrivibili al precariato dovranno essere abolite, iniziando con l\u2019abolizione della riforma Gelmini. La forma contrattuale standard per i ricercatori pubblici afferenti sia a universit\u00e0 che EPR sar\u00e0 a tempo indeterminato. Il ruolo del ricercatore dovr\u00e0 riottenere lo status giuridico ed economico stabilito per legge e fortemente voluto dai Costituenti, per garantirne l\u2019indipendenza scientifica ed economica, senza contrattazione collettiva, in analogia a quanto gi\u00e0 avviene per i docenti universitari. L\u2019inserimento in ruolo dovr\u00e0 avvenire dopo un periodo pre-ruolo di durata breve e limitata (da uno a tre anni) tipicamente da espletare dopo aver finito il dottorato, alla fine del quale si dovr\u00e0 sostenere un severo esame di ingresso tramite concorso pubblico. Sar\u00e0 fatto divieto di stipulare contratti precari oltre alla figura pre-ruolo di ricercatore e dottorato per enti pubblici di ricerca e universit\u00e0. Inoltre gli enti pubblici non potranno partecipare a consorzi, e qualunque altro tipo di rapporto misto pubblico-privato che utilizzi forme di contratto flessibile per il personale di ricerca. Sar\u00e0 realizzato un meccanismo semplice di mobilit\u00e0 orizzontale, anche temporanea, fra universit\u00e0 e i vari enti di ricerca pubblici, con meccanismi che consentano sotto opportune condizioni, anche una mobilit\u00e0 fra pubblico, servizi tecnici delle amministrazioni pubbliche, e settore privato.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>I tre livelli di carriera oggi esistenti saranno aboliti in favore di un unico livello sia per universit\u00e0 sia EPR con progressione stipendiale periodica basata sull\u2019anzianit\u00e0 di servizio.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Verr\u00e0 introdotta una forma contrattuale nazionale sottoposta a contrattazione collettiva per il personale di ricerca che lavori nel settore privato.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Saranno garantite forme di autogoverno, con elezione di tutti gli organi decisionali di universit\u00e0 ed enti pubblici di ricerca da parte dei ricercatori che operano in essi, con rappresentanza del personale tecnico-amministrativo.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Sar\u00e0 realizzato un programma di mobilit\u00e0 nazionale e internazionale o per ricercatori, agile e ben finanziato. Il ricercatore interessato dovr\u00e0 semplicemente presentare un programma di attivit\u00e0 e una lettera di invito dell\u2019istituzione ospitante, senza scadenze temporali particolari, e al rientro una relazione sull\u2019attivit\u00e0 svolta. Il finanziamento sar\u00e0 forfettario e calibrato sulla base del costo della vita del paese di destinazione.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Verr\u00e0 costituita un\u2019agenzia nazionale per il trasferimento tecnologico che, in stretta collaborazione con il sistema delle imprese a partecipazione statale, si occupi di far incontrare le competenze presenti nella ricerca pubblica con le esigenze del mondo aziendale, fungendo da mediatore per la definizione delle modalit\u00e0 di tale trasferimento. Sar\u00e0 promossa la collaborazione tra le universit\u00e0 e i servizi tecnici della pubblica amministrazione, i quali potranno mettere a disposizione strutture per la ricerca alle quali le universit\u00e0 non hanno accesso.<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Sar\u00e0 istituito un database nazionale della ricerca scientifica ad accesso pubblico, dove saranno obbligatoriamente inserite tutte le pubblicazioni scientifiche attinenti a ricerche finanziate da fondi pubblici. Le pubblicazioni dovranno essere depositate in inglese e tradotte in italiano da personale pubblico addetto al database.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Davide Visigalli, Federico Monegaglia e Massimiliano Sist per \u201cFronte Sovranista Italiano\u201d<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bibliografia<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[1] Ricerca scientifica e tecnologica in Enciclopedia Treccani (<a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/ricerca-scientifica-e-tecnologica_(Enciclopedia-del-Novecento)\/\">http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/ricerca-scientifica-e-tecnologica_%28Enciclopedia-del-Novecento%29\/<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[2] Il fascismo e la scienza, Roberto Maiocchi in Il Contributo italiano alla storia del Pensiero \u2013 Scienze (2013) (<a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/il-fascismo-e-la-scienza_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze)\/\">http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/il-fascismo-e-la-scienza_%28Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze%29\/<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[3] Il sistema della ricerca nell\u2019Italia del Novecento. Aspetti politici e storico-istituzionali, Giovanni Paoloni (UniTus), 2003, in Atti del convegno \u00abLa ricerca scientifica in Italia\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[4] A trent&#8217;anni dal &#8217;68. &#8216;Questione universitaria&#8217; e &#8216;riforma universitaria&#8217;, Andrea Romano (UniMessina), (<a href=\"http:\/\/www.cisui.unibo.it\/annali\/02\/testi\/01Romano_frameset.htm\">http:\/\/www.cisui.unibo.it\/annali\/02\/testi\/01Romano_frameset.htm<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[5] Sulla storia recente dell&#8217;universit\u00e0 italiana: riforme, disagi e problemi aperti, Giuseppe Ricuperati (UniTo), (<a href=\"http:\/\/www.cisui.unibo.it\/annali\/05\/testi\/01Ricuperati_frameset.htm\">http:\/\/www.cisui.unibo.it\/annali\/05\/testi\/01Ricuperati_frameset.htm<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[6] Consiglio Nazionale delle Ricerche, Storia (<a href=\"http:\/\/www.cnr.it\/sitocnr\/IlCNR\/Chisiamo\/Storia\/Storia.html\">www.cnr.it\/sitocnr\/IlCNR\/Chisiamo\/Storia\/Storia.html<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[7] http:\/\/www.infodata.ilsole24ore.com\/2015\/04\/14\/se-potessi-avere-calcola-il-potere-dacquisto-in-lire-ed-euro-con-la-macchina-del-tempo\/<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[8] IRI in Enciclopedia Treccani, (<a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/iri\/\">www.treccani.it\/enciclopedia\/iri\/<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[9] Archivio Storico IRI (www.archiviostoricoiri.it\/index\/pagina-80.html)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[10] L\u2019Italia in camicia nera, I. Montanelli, BUR<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[11] Proposta di Riforma del Sistema Bancario, Andrea Franceschelli e Lorenzo D\u2019Onofrio \u2013 Fronte Sovranista Italiano (<a href=\"http:\/\/www.riconquistarelasovranita.it\/il-progetto-e-il-programma-politico-del-fsi\">www.riconquistarelasovranita.it\/il-progetto-e-il-programma-politico-del-fsi<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[12] Alcuni dati illustrativi dei mutamenti intervenuti nella struttura del gruppo Iri nel tempo, misurati a partire dalle variazioni della sua occupazione, Umberto Del Canuto, in Scritti in onore di Alberto Mortara, Milano, 1990.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[13] Trattato sul funzionamento dell\u2019unione europea, 1957, 1965, 1986, 1992, 2001, 2007<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[14] Leggi razziali e presenze ebraiche nella comunit\u00e0 scientifica italiana, Pietro Nastasi, 1994, in A. Di Meo (a cura di), Cultura ebraica e cultura scientifica in Italia, Roma, Editori Riuniti, pp. 103-155<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[15] Il miracolo scippato: Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta, M. Pivato, 2011, Donzelli editore, Roma<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[16] Ricerca scientifica, L. Bianco, 2001, il Libro dell\u2019anno 2001, in Enciclopedia Treccani<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[17] La politica della scienza nel secondo dopoguerra, Mauro Capocci e Gilberto Corbellini, 2013, in Il Contributo italiano alla storia del Pensiero \u2013 Scienze (2013)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[18] CNEN in Enciclopedia Treccani, (<a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/cnen\/\">http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/cnen\/<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[19] Felice Ippolito, L. Lerro (a cura di)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[20] Mettere ordine nella politica nucleare, G. Saragat, 1963, Edizioni opere nuove, Roma<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[21] Sentenza della Corte d\u2019appello di Roma, 4 febbraio 1966<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[22] LIGB, modello dimenticato, G. Corbellini, 2012, in IlSole24Ore<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[23] Mattei, un complotto italiano, F. La Licata e G. Ruotolo, 2003, in La Stampa, Pavia<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[24] Quando Mattei fond\u00f2 Metanopoli, 2009, in Archivio Repubblica<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[25] R. Meo, Macchine che calcolano, uomini che ricercano, 2009, in Disegnare progettare costruire &#8211; 150 anni di arte e scienza al Politecnico di Torino, Torino<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[26] Volantino ciclostilato, segreterie provinciali milanesi di Fiom, Fim e Uilm (a cura di), 1964<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[27] Ci\u00f2 che \u00e8 in gioco all\u2019Olivetti, R. Lombardi, 1964 in Avanti!<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[28] Scienza e Mezzogiorno dal secondo dopoguerra, L. Bianco, in Scienza &amp; societ\u00e0 &#8211;\u00a0<a href=\"http:\/\/matematica.unibocconi.it\/pubblicazioni\/scienza-societ\u00e0-15-16\">Novant&#8217;anni di CNR 1923-2013<\/a>, (<a href=\"http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/lucio-bianco\/scienza-e-mezzogiorno-dal-secondo-dopoguerra-oggi\/maggio-2014\">http:\/\/www.scienzainrete.it\/contenuto\/articolo\/lucio-bianco\/scienza-e-mezzogiorno-dal-secondo-dopoguerra-oggi\/maggio-2014<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[29] I principi dell\u2019istruzione secondo i nostri Padri, D. Visigalli, 2016 (<a href=\"\\h\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15481<\/a>)\u2019\/\u00a7<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[30] D. Visigalli, \u201cI principi dell\u2019istruzione secondo i nostri Padri (II)\u201d,\u00a0<a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15481\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=15481<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[31]\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nascitacostituzione.it\/02p1\/02t2\/033\/index.htm\">http:\/\/www.nascitacostituzione.it\/02p1\/02t2\/033\/index.htm<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[32]\u00a0<a href=\"http:\/\/www.anvur.org\/attachments\/article\/1045\/ANVUR_Rapporto_INTEGRALE_~.pdf\">http:\/\/www.anvur.org\/attachments\/article\/1045\/ANVUR_Rapporto_INTEGRALE_~.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[33]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2015\/12\/11-Ricerca-innovazione-Bes2015.pdf\">https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2015\/12\/11-Ricerca-innovazione-Bes2015.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[34] Mariana Mazzucato, Lo Stato Innovatore, Laterza 2013 (qui per una breve sinossi\u00a0<a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14088\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14088<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span lang=\"en-US\">[35] Freeman, Chris, 1995, The National System of Innovation in Historical Perspective, Cambridge journal of Economics, XIX 6.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span lang=\"en-US\">[36] http:\/\/www.finnov-fp7.eu\/sites\/default\/files\/FINNOV_POSITION_PAPER_MAY_2010_3Percent_RD_0.pdf<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span lang=\"en-US\">[37]\u00a0<\/span><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/online\/perche-i-dottorati-di-ricerca-italiani-hanno-i-cicli\/\"><span lang=\"en-US\">https:\/\/www.roars.it\/online\/perche-i-dottorati-di-ricerca-italiani-hanno-i-cicli\/<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[38] Francesco Sylos Labini, Rischio e Previsione. Cosa pu\u00f2 dirci la scienza sulla crisi. Editori Laterza 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[39]\u00a0<a href=\"http:\/\/www.istruzione.it\/allegati\/2016\/PNR_2015-2020.pdf\">http:\/\/www.istruzione.it\/allegati\/2016\/PNR_2015-2020.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[40] http:\/\/www.lastampa.it\/2013\/11\/10\/economia\/febbre-da-startup-si-rischia-la-bolla-otto-su-dieci-falliscono-in-tre-anni-1PAzov4i1MHwAOqauVm1oK\/pagina.html<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[41] https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Comunit%C3%A0_europea_dell%27energia_atomica<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[42]<a href=\"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=CELEX%3A31983Y0804(01)%3AFR%3AHTML\">http:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=CELEX%3A31983Y0804%2801%29%3AFR%3AHTML<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[43]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sbfi.admin.ch\/sbfi\/it\/home\/temi\/cooperazione-internazionale-nel-campo-della-ricerca-e-dell-innov\/i-programmi-quadro-di-ricerca-dell-unione-europea\/programmi-quadro-di-ricerca-precedenti.html\">https:\/\/www.sbfi.admin.ch\/sbfi\/it\/home\/temi\/cooperazione-internazionale-nel-campo-della-ricerca-e-dell-innov\/i-programmi-quadro-di-ricerca-dell-unione-europea\/programmi-quadro-di-ricerca-precedenti.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[44]\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/research\/era\/index_en.htm\">http:\/\/ec.europa.eu\/research\/era\/index_en.htm<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[45]\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/research\/era\/eraprogress_en.htm\">http:\/\/ec.europa.eu\/research\/era\/eraprogress_en.htm<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[46]\u00a0<a href=\"http:\/\/www.esfri.eu\/\">http:\/\/www.esfri.eu\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[47]\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/euraxess\/index.cfm\/rights\/europeanCharter\">http:\/\/ec.europa.eu\/euraxess\/index.cfm\/rights\/europeanCharter<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[48]\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/euraxess\/index.cfm\/rights\/codeOfConduct\">http:\/\/ec.europa.eu\/euraxess\/index.cfm\/rights\/codeOfConduct<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[49]\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/research\/era\/eraprogress_en.htm\">http:\/\/ec.europa.eu\/research\/era\/eraprogress_en.htm<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[50] G. Sirilli, \u201cInnovazione tecnologica\u201d,\u00a0<a href=\"\\h\">http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/innovazione-tecnologica_(Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica)\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span lang=\"en-US\">[51] J. Khan, \u201cThe Role of Research and Development in Economic Growth: A Review\u201d, Journal of Economics Bibliography, vol.2, issue 3, 2015.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span lang=\"en-US\">[52] L. Blanco, \u201cThe Impact of Research and Development on Economic Growth and Productivity in the US States\u201d,\u00a0<\/span><a href=\"http:\/\/digitalcommons.pepperdine.edu\/cgi\/viewcontent.cgi?article=1047&amp;context=sppworkingpapers\"><span lang=\"en-US\">http:\/\/digitalcommons.pepperdine.edu\/cgi\/viewcontent.cgi?article=1047&amp;context=sppworkingpapers<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span lang=\"en-US\">[53] D. Lemire, \u201cDoes academic research cause economic growth?\u201d, https:\/\/lemire.me\/blog\/2013\/02\/26\/does-academic-research-cause-economic-growth\/<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[54] F. Sylos-Labini, \u201cRicerca scientifica e rischio dell&#8217;investimento: perch\u00e9 lo Stato serve\u201d,\u00a0<a href=\"\\h\">http:\/\/www.aspeninstitute.it\/aspenia-online\/article\/ricerca-scientifica-e-rischio-dellinvestimento-perch%C3%A9-lo-stato-serve<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[55] M. Mazzuccato, \u201cLo Stato Innovatore\u201d, Laterza, 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[56] D. Visigalli, \u201cLo Stato sviluppista: l\u2019innovazione e la crescita tra pubblico e privato\u201d,\u00a0<a href=\"\\h\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14088<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[57]\u00a0<a href=\"http:\/\/www.roars.it\/online\/noi-disobbediamo\/\">http:\/\/www.roars.it\/online\/noi-disobbediamo\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[58]\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Publish_or_perish\">https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Publish_or_perish<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span lang=\"en-US\">[59] D. Fanelli, \u201cDo Pressures to Publish Increase Scientists&#8217; Bias? An Empirical Support from US States Data\u201d, PLoS One. 2010; 5(4): e10271,\u00a0<\/span><a href=\"https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC2858206\/\"><span lang=\"en-US\">https:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC2858206\/<\/span><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[60] V. Pinto, \u201cValutare e punire. Per una critica della cultura della valutazione\u201d, Napoli, Cronopio, 2012<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[61] L. Cicala, \u201cLo sviluppo delle professioni di ricerca negli \u201corganismi di ricerca\u201d ad ordinamento privato\u201d,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.analysis-online.net\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Organismi-di-Ricerca-Privati-DOC-ok-plus-plus.pdf\">http:\/\/www.analysis-online.net\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Organismi-di-Ricerca-Privati-DOC-ok-plus-plus.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[62]\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crowdfunding\">https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crowdfunding<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[63] \u201cDa Lorenzo il Magnifico a Kickstarter\u201d, http:\/\/www.unipd.it\/ilbo\/lorenzo-magnifico-kickstarter<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[64]\u00a0<a href=\"https:\/\/experiment.com\/\">https:\/\/experiment.com\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[65] La Mediocrazia, A. Denault, 2015, Neri Pozza I Colibr\u00ec<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span lang=\"en-US\">[66] Success rates in Horizon 2020 \u2013 funding for all or only a selected few?, Arno Meerman, 2016, (<\/span><a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/pulse\/success-rates-horizon-2020-funding-all-only-selected-few-arno-meerman\"><span lang=\"en-US\">https:\/\/www<\/span><\/a><a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/pulse\/success-rates-horizon-2020-funding-all-only-selected-few-arno-meerman\"><span lang=\"en-US\">.linkedin.com\/pulse\/success-rates-horizon-2020-funding-all-only-selected-few-arno-meerman<\/span><\/a><span lang=\"en-US\">)<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I\u00a0PROBLEMI DELLA RICERCA SCIENTIFICA NEI SETTORI BIBLIOMETRICI Premessa Questo documento parte dal presupposto che la ricerca scientifica sia stata sottoposta a un radicale cambiamento di scopo, iniziato negli anni \u201870 fino ai giorni nostri. Questo cambiamento \u00e8 stato attuato per seguire ben precise logiche di mercato di stampo liberista a danno del popolo italiano. In linea con gli altri documenti programmatici del Fronte Sovranista Italiano, presentiamo una parte di analisi e una parte di proposte.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":34186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[48,6],"tags":[5817,5831,729,5689,5836,3532,46,47,2405,5837,3670,2627,4247,22,54,5819],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/flasker_forskning.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8Tn","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34185"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34185"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34185\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34330,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34185\/revisions\/34330"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34186"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34185"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34185"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34185"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}