{"id":34191,"date":"2017-09-12T12:02:56","date_gmt":"2017-09-12T10:02:56","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34191"},"modified":"2017-09-12T12:02:56","modified_gmt":"2017-09-12T10:02:56","slug":"migranti-le-rotte-fantasma-per-sbarcare-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34191","title":{"rendered":"Migranti, le rotte fantasma  per sbarcare in Italia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OCCHI DELLA GUERRA (Mauro Indelicato)<\/strong><\/p>\n<p>Ben si conoscono oramai le dinamiche di quanto avviene lungo le coste agrigentine una volta registrati gli \u201csbarchi <span id=\"more-31499\"><\/span>fantasma\u201d: un barcone di piccole o medie dimensioni arriva in spiaggia, i migranti abbandonano il mezzo e fuggono subito dopo verso l\u2019entroterra e la campagna facendo perdere il pi\u00f9 delle volte le proprie tracce; da <strong>Agrigento<\/strong> a Siculiana, da Realmonte a Palma di Montechiaro, sono diversi i comuni costieri che hanno registrato lungo i propri arenili questo genere di sbarchi. Ma cosa avviene invece nella dirimpettaia costa tunisina? Quali sono le dinamiche che intercorrono nella genesi del fenomeno degli sbarchi fantasma? Ma soprattutto, <strong>da quali localit\u00e0 partono i migranti che arrivano poi in Sicilia<\/strong>?<\/p>\n<div id=\"bwg_container1_0\">\n<div id=\"bwg_container2_0\">\n<div class=\"bwg_slideshow_image_wrap_0\">\n<div class=\"bwg_slideshow_dots_container_0\"><\/div>\n<div id=\"bwg_slideshow_image_container_0\" class=\"bwg_slideshow_image_container_0\">\n<div class=\"bwg_slide_container_0\">\n<div class=\"bwg_slide_bg_0\">\n<div class=\"bwg_slider_0\"><span id=\"image_id_0_3605\" class=\"bwg_slideshow_image_spun_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun1_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun2_0\"><img decoding=\"async\" id=\"bwg_slideshow_image_0\" class=\"bwg_slideshow_image_0\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/photo-gallery\/GETTY_20170219103329_22235090%20(2).jpg\" alt=\"GETTY_20170219103329_22235090 (2)\" \/><\/span><\/span><\/span><span id=\"image_id_0_3604\" class=\"bwg_slideshow_image_second_spun_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun1_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun2_0\"><img decoding=\"async\" class=\"bwg_slideshow_image_0\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/photo-gallery\/LAPRESSE_20170127170742_21992962%20(1).jpg\" alt=\"LAPRESSE_20170127170742_21992962 (1)\" \/><\/span><\/span><\/span><span id=\"image_id_0_3603\" class=\"bwg_slideshow_image_second_spun_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun1_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun2_0\"><img decoding=\"async\" class=\"bwg_slideshow_image_0\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/photo-gallery\/LAPRESSE_20170127170801_21992969%20(1).jpg\" alt=\"LAPRESSE_20170127170801_21992969 (1)\" \/><\/span><\/span><\/span><span id=\"image_id_0_3602\" class=\"bwg_slideshow_image_second_spun_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun1_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun2_0\"><img decoding=\"async\" class=\"bwg_slideshow_image_0\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/photo-gallery\/LAPRESSE_20170127170736_21992958%20(1).jpg\" alt=\"LAPRESSE_20170127170736_21992958 (1)\" \/><\/span><\/span><\/span><span id=\"image_id_0_3601\" class=\"bwg_slideshow_image_second_spun_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun1_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun2_0\"><img decoding=\"async\" class=\"bwg_slideshow_image_0\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/photo-gallery\/GETTY_20170219104713_22235134%20(2).jpg\" alt=\"GETTY_20170219104713_22235134 (2)\" \/><\/span><\/span><\/span><span id=\"image_id_0_3600\" class=\"bwg_slideshow_image_second_spun_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun1_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun2_0\"><img decoding=\"async\" class=\"bwg_slideshow_image_0\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/photo-gallery\/LAPRESSE_20170618144700_23490036%20(1).jpg\" alt=\"LAPRESSE_20170618144700_23490036 (1)\" \/><\/span><\/span><\/span><span id=\"image_id_0_3599\" class=\"bwg_slideshow_image_second_spun_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun1_0\"><span class=\"bwg_slideshow_image_spun2_0\"><img decoding=\"async\" class=\"bwg_slideshow_image_0\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/photo-gallery\/LAPRESSE_20170617230219_23485897%20(1).jpg\" alt=\"LAPRESSE_20170617230219_23485897 (1)\" \/><\/span><\/span><\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><a id=\"spider_slideshow_left_0\"><\/a><span id=\"spider_slideshow_left-ico_0\"><i class=\"bwg_slideshow_prev_btn_0 fa fa-chevron-left\"><\/i><\/span><span id=\"bwg_slideshow_play_pause_0\"><\/span><a id=\"spider_slideshow_right_0\"><\/a><span id=\"spider_slideshow_right-ico_0\"><i class=\"bwg_slideshow_next_btn_0 fa fa-chevron-right\"><\/i><\/span><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>A quest\u2019ultima domanda una prima risposta viene indirettamente fornita dalla stessa Polizia tunisina; l\u2019agenzia di stampa <em>Tap<\/em> (Tunis Afrique Press), d\u00e0 conto di alcune operazioni di sicurezza volte ad evitare le partenze dalle proprie coste: in particolare, si parla di <strong>arresti<\/strong> compiuti marted\u00ec scorso a Cap Zebib, circa 20 km ad est di Biserta e quindi nella parte nord del paese ed a met\u00e0 strada tra il confine algerino e la capitale Tunisi. Da questa localit\u00e0, una decina di giovani era pronta ad imbarcarsi alla volta delle coste agrigentine; la zona in effetti si presterebbe ad ospitare basi logistiche importanti volte a favorire le partenze di barconi verso l\u2019Italia: Cap Zebib \u00e8 infatti un promontorio posto quasi sulla stessa linea longitudinale di Capo Bon (il punto pi\u00f9 a nord dell\u2019Africa), in cui \u00e8 presente un porto di medie dimensioni affacciato sul canale di Sicilia e dove, soprattutto, vi sono diversi luoghi costieri isolati e lontani rispetto al centro pi\u00f9 vicino che \u00e8 quello di Metline.<\/p>\n<p>In un\u2019altra operazione compiuta sempre pochi giorni fa, la polizia tunisina ha comunicato di aver fermato un altro gruppo di giovani pronti ad imbarcarsi verso la Sicilia in una localit\u00e0 costiera di Ras Jebel, cittadina di circa cinquantamila abitanti pi\u00f9 ad est di Cap Zebib e ricca di storia essendo stata una colonia romana; anche in questo caso, il suo territorio si presta alle partenze dei barconi: la citt\u00e0 si trova infatti a circa 5 km dal mare, la sua costa \u00e8 costituita per lo pi\u00f9 da boschi che si diradano verso spiagge e localit\u00e0 isolate. Cap Zebib e Ras Jebel appartengono entrambe a quella parte del governatorato di Biserta che da secoli costituisce la naturale propensione dell\u2019Africa verso il continente europeo: compresa tra due importanti promontori, quello di Cap Zebib per l\u2019appunto e l\u2019altro pi\u00f9 orientale di Capo Sidi Ali El Mekki (conosciuto ai tempi dei romani come \u2018Promontorio di Apollo\u2019), questa zona \u00e8 costituita da alcune paludi e saline oltre che da un lungo litorale posto immediatamente ad ovest del golfo di Tunisi. \u00c8 molto probabile che la gran parte dei barconi approdati ad Agrigento siano partiti da qui: coste poco rocciose, luoghi perlopi\u00f9 isolati e difficili da controllare essendo distanti alcuni chilometri sia dalla capitale tunisina che dalla stessa Biserta. La lente d\u2019ingrandimento delle forze di sicurezza del paese nordafricano si concentra proprio qui, sia tra le coste distanti in alcuni punti anche 200 km dalla Sicilia e sia nell\u2019immediato entroterra, dove anche in passato sono stati scovati centri logistici delle organizzazioni criminali che organizzano i viaggi della speranza.<\/p>\n<p>Ma dalla Tunisia si parte anche dalle coste meridionali: nella giornata di marted\u00ec, il Ministero degli Interni da Tunisi ha annunciato un altro intervento della Polizia volto ad impedire ad un gruppo di migranti di imbarcarsi per un\u2019ennesima traversata nel Mediterraneo; questa volta, l\u2019azione delle forze dell\u2019ordine \u00e8 stata svolta a Sfax, seconda citt\u00e0 del paese la quale si trova l\u00ec dove il golfo di Gabes inizia a curvare verso l\u2019isola di Djerba: da qui le coste siciliane sono molto pi\u00f9 lontane, pur tuttavia dai porti del governatorato di Sfax \u00e8 possibile percorrere molto meno di 200 km per raggiungere l\u2019isola di Lampedusa. In effetti, la pi\u00f9 grande delle Pelagie assieme a Linosa ha assistito all\u2019impennarsi del numero degli sbarchi fantasma registrati; a differenza che nell\u2019agrigentino, nelle due isole \u00e8 impossibile scappare o far disperdere le proprie tracce e la Polizia \u00e8 riuscita quindi a risalire all\u2019identit\u00e0 di tutti coloro che sono approdati dall\u2019inizio dell\u2019estate tramite piccole imbarcazioni e nella grande maggioranza dei casi si tratta proprio di cittadini tunisini.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-31502\" src=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Rotte-sbarchi-fantasma.jpg\" sizes=\"(max-width: 1144px) 100vw, 1144px\" srcset=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Rotte-sbarchi-fantasma-300x139.jpg 300w, http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Rotte-sbarchi-fantasma-768x356.jpg 768w, http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Rotte-sbarchi-fantasma-200x93.jpg 200w, http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Rotte-sbarchi-fantasma-636x295.jpg 636w, http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Rotte-sbarchi-fantasma.jpg 1144w\" alt=\"Rotte sbarchi fantasma\" \/><\/p>\n<p>Da queste indicazioni si evince dunque che il fenomeno degli sbarchi fantasma viene originato da <strong>due rotte ben distinte<\/strong>: la prima trae origine dalle coste del governatorato di Biserta ed in particolare lungo il tratto compreso tra Cap Zebib e l\u2019ex Promontorio di Apollo ed ha, come meta finale, le coste della provincia di Agrigento; l\u2019altra invece si origina dal governatorato meridionale di Sfax ed ha in Lampedusa l\u2019approdo principale. Il fenomeno appare molto diverso rispetto a quello della rotta libica, la quale nel mese di agosto ha fatto registrare il numero pi\u00f9 basso di sbarchi degli ultimi mesi ed appare in qualche modo ridimensionata: se quella in Libia infatti \u00e8 una tipologia di migrazione che coinvolge diversi paesi africani, con migliaia di persone e famiglie provenienti dal Sahel che vedono nell\u2019ex colonia italiana soltanto un punto di partenza verso l\u2019Europa, la rotta che parte dai porti tunisini appare un fenomeno che coinvolge unicamente la Tunisia; in poche parole, chi approda dalla Libia proviene da diversi paesi sub sahariani, chi arriva dalle coste tunisine invece proviene quasi sempre dal paese nordafricano.<\/p>\n<p>Ma tra le due rotte appare un\u2019altra significativa differenza: se in Libia non vi \u00e8 un governo affidabile con cui parlare, costringendo Roma a dialogare con pi\u00f9 rappresentanti ed a volte anche con decine di trib\u00f9 locali, in Tunisia invece esiste un esecutivo e soprattutto lo Stato appare saldamente unitario e con la capacit\u00e0 di rendere sovrana la propria azione in ogni angolo del territorio. Al di l\u00e0 delle operazioni sopra menzionate, in gran parte comunque registrate soltanto negli ultimi giorni, c\u2019\u00e8 da chiedersi come mai Tunisi non agisca fino in fondo nel contrasto all\u2019immigrazione, tenendo poi particolarmente in conto che i rapporti con il governo italiano risultano essere ufficialmente collaborativi e che la Tunisia ha una delle liste pi\u00f9 numerose di foreign fighters.<\/p>\n<p>Ad attenuare la pressione sulle coste agrigentine in questo momento \u00e8 pi\u00f9 il tempo che prevede mare mosso sul Canale di Sicilia fino a marted\u00ec che l\u2019intervento delle forze dell\u2019ordine tunisine: nelle scorse ore infatti, gli sbarchi lungo gli arenili siciliani sono andati avanti, uno di questi \u00e8 stato immortalato da alcuni turisti presenti presso la spiaggia di Giallonardo, all\u2019interno del territorio comunale di Realmonte. Dall\u2019inizio dell\u2019estate, secondo la Questura di Agrigento, sarebbero pi\u00f9 di 400 gli immigrati sbarcati tramite le due rotte tunisine; \u00e8 questo il segno che nel paese africano, sul fronte della sicurezza qualcosa non quadra: le autorit\u00e0 tunisine potrebbero essere state colte di sorpresa, visto che le partenze dal paese nordafricano erano state quasi azzerate negli ultimi anni, non agevolando in tal modo una pronta risposta di Tunisi al fenomeno; ma non \u00e8 da escludere una negligenza figlia di un approccio superficiale che rischia di aprire definitivamente un nuovo fronte ed una nuova rotta, in grado di mettere ulteriormente in crisi il sistema di sicurezza delle coste del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Gli sbarchi fantasma si originano dalla Tunisia, poich\u00e9 si parte dalle coste tunisine e vengono imbarcati cittadini tunisini; un problema quindi interno al paese nordafricano, con serie ripercussioni sugli arenili siciliani: se sulla sponda africana urgono maggiori controlli, su quella dirimpettaia agrigentina in molti iniziano ad invocare invece maggiore sicurezza.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/migranti-le-rotte-fantasma-sbarcare-sulle-coste-italiane\/\">http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/migranti-le-rotte-fantasma-sbarcare-sulle-coste-italiane\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OCCHI DELLA GUERRA (Mauro Indelicato) Ben si conoscono oramai le dinamiche di quanto avviene lungo le coste agrigentine una volta registrati gli \u201csbarchi fantasma\u201d: un barcone di piccole o medie dimensioni arriva in spiaggia, i migranti abbandonano il mezzo e fuggono subito dopo verso l\u2019entroterra e la campagna facendo perdere il pi\u00f9 delle volte le proprie tracce; da Agrigento a Siculiana, da Realmonte a Palma di Montechiaro, sono diversi i comuni costieri che hanno&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8Tt","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34191"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34191"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34191\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34192,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34191\/revisions\/34192"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34191"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34191"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34191"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}