{"id":34203,"date":"2017-09-13T11:47:34","date_gmt":"2017-09-13T09:47:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34203"},"modified":"2017-09-12T22:53:43","modified_gmt":"2017-09-12T20:53:43","slug":"intellettuali-e-sinistra-un-intervento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34203","title":{"rendered":"Intellettuali e sinistra &#8211; Un intervento"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SERGIO CESARATTO<\/strong><\/p>\n<p>Pubblichiamo il mio intervento all&#8217;incontro di cui ai due post precedenti. La registrazione \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.radioradicale.it\/scheda\/519174\/unione-europea-lavoro-democrazia-contributi-per-il-programma-dellalternativa\">qui*<\/a>\u00a0(gli interventi sono distinti per nome, h\/t a Radio radicale). Tutte le relazioni sono state interessanti, di grande livello, e convergenti; discussant e soprattutto dibattito piuttosto deludenti (tranne Domenico Moro e sebbene con una prospettiva ben diversa Onofrio Romano); i due politici (a parte Fassina) molto deludenti (a parte la loro presenza fuggitiva). Ci\u00f2 che mi colpisce \u00e8 che fra il popolo della sinistra del 2% e i politici che esprime da un lato, e l&#8217;intellighenzia di sinistra dall&#8217;altro vi sia ora uno iato, come testimonia per esempio questa intervista a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/articoli-brevi\/10502-wolfgang-streeck-solo-all-interno-degli-stati-nazionali-puo-esserci-vera-democrazia.html\">Streeck<\/a>. Anna Falcone ha fatto affermazioni del tipo: \u00abIl capitalismo globale non si pu\u00f2 contrastare se non con un&#8217;operazione di grande democratizzazione globale\u00bb e poi \u00abTutto il mondo deve essere aiutato a vivere laddove le popolazioni decidono liberamente di vivere\u00bb. Pippo Civati che dopo la costituente italiana (della sinistra) faremo la costituente europea. Dove si va con questo cosmopolitismo? Alcuni interventi (Francescato, Romano) hanno sollevato il problema ambientale, che \u00e8 certamente un&#8217;emergenza pi\u00f9 che seria. Tuttavia, affermazioni del tipo &#8220;torniamo a una economia di sussistenza&#8221; o &#8220;blocchiamo gli investimenti&#8221; mi sembra non aiutino una chiarificazione. Cos\u00ec come dare contro lo Stato nazionale in nome di un globalismo astratto. Certamente il problema ambientale \u00e8 globale, ma \u00e8 al riguardo necessaria un&#8217;analisi geopolitica sugli interessi che si muovono in campo ambientale e su come muoversi. Lo Stato nazionale democratico \u00e8 strumento di azione per costruire la cooperazione azione e internazionale sulla base del consenso del proprio popolo. La denuncia non basta, serve pi\u00f9 analisi, anche da parte degli economisti naturalmente.<br \/>\n*https:\/\/www.radioradicale.it\/scheda\/519174\/unione-europea-lavoro-democrazia-contributi-per-il-programma-dellalternativa<\/p>\n<p><strong>Sergio Cesaratto,<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong><em>La sinistra fra vincoli economici autoimposti e vincoli veri<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il mio carissimo amico Lanfranco Turci dopo aver letto una bozza di questa nota (di cui esclusivamente porto la responsabilit\u00e0, naturalmente), fra i tanti consigli mi ha esortato a premettere che essa \u00e8 improntata al pessimismo, sul paese e sulla sinistra: i margini di manovra economica (dunque politica) sono\u00a0<em>rebus sic stantibus<\/em>\u00a0limitati se non inesistenti, le idee poche, le classi dirigenti inadeguate. Tuttavia \u00e8 solo dalla presa d\u2019atto realistica dello stato di cose presenti che pu\u00f2 provenire una reazione. E, comunque, dire le cose come stanno aiuta a smascherare l\u2019affabulazione politica, il girarsi attorno senza contenuti, la politica fatta solo di accordi elettorali che, purtroppo, appare dominare, figlia e madre del vuoto che ci circonda.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Un paese esausto.<\/strong>\u00a0Sempre pi\u00f9 in occasioni come questa mi viene infatti in mente Montale, \u201cCodesto solo oggi possiamo dirti, ci\u00f2 che non siamo, ci\u00f2 che non vogliamo\u201d. Il paese \u00e8 in un passaggio storico drammatico, fra un passato (il secondo dopoguerra) di speranze e riscatto e un futuro che assomiglia a una lenta eutanasia. Storicamente siamo un paese gracile, dalle istituzioni fragili direbbero oggi gli economisti.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0Istituzioni sia pubbliche che private. A una debole societ\u00e0 civile dominata da atavici opportunismi e furbizie, pi\u00f9 che dal senso di appartenenza a una comunit\u00e0 nazionale, si accompagna senza soluzione di continuit\u00e0 una classe dirigente senza spessore che riflette pienamente il sostrato che la produce. La cultura \u00e8 scarsa, spesso pre-moderna, burocratica e anti-scientifica. In alcune parti del paese va un po\u2019 meglio, in altre assai peggio con\u00a0ampie aree dominate dalla malavita organizzata ormai estesa anche al resto\u00a0(ma abbiamo visto intellettuali di prim\u2019ordine difendere, piccati nel loro orgoglio, la giornata della memoria per la caduta della Rocca di Gaeta in nome di verit\u00e0 storiche del tutto fantasiose). L\u2019Euro\/pa ci ha esautorato delle leve della politica macro-economica, ci rimane un po\u2019 di politica micro-economica ma, com\u2019\u00e8 noto, non si fanno le nozze coi fichi secchi, per cui questa politica si riduce alla bassa cucina del togliere un po\u2019 qui per mettere un po\u2019 l\u00e0, a seconda delle pressioni di volta in volta prevalenti. Se da un lato la politica non sa fare progetti, dall\u2019altro non li pu\u00f2 neppure pi\u00f9 fare, di qui il suo decadimento (altro che casta!). Ma sono state queste scelte deliberate e su esse torneremo. La concorrenza dei paesi emergenti, specie quelli asiatici, non lascia peraltro pi\u00f9 molto spazio a chi non abbia progetti politici per il proprio paese, e le risorse per sostenerli. Il paese \u00e8 cos\u00ec avviato su se stesso, esausto, privo di senso identitario e partecipativo, sembra tornato a secoli bui.<\/li>\n<li><strong>Quale riformismo.<\/strong>\u00a0Se dovessi indicare in sintesi quale sinistra ritengo necessaria per il paese la definirei cos\u00ec: una sinistra che abbia al centro gli<strong>interessi del paese, di questo paese\u00a0<\/strong><strong>\u201c<\/strong>che senza amor nazionale non si d\u00e0 virt\u00f9 grande&#8221; per citare Leopardi (<em>Zibaldone<\/em>);\u00a0<strong>riformista<\/strong>\u00a0nel senso che abbia come asse la piena occupazione e la crescita dei salari, avendo anche a cuore la difesa della competitivit\u00e0 del Paese, dell\u2019industria pubblica e di quella privata, di un\u2019istruzione e di una ricerca pubbliche e democratiche ma rigorose \u2013 con la centralit\u00e0 dell\u2019<strong>intervento pubblico<\/strong>; che coltivi un\u00a0<strong>senso dell\u2019appartenenza<\/strong>\u00a0a una comunit\u00e0 nazionale da cui ci si senta tutelati e cittadini partecipi superando una tara storica della nostra costituzione materiale; che sostenga una forte autonomia nazionale nella politica estera volta a un\u00a0<strong>pi\u00f9 giusto ordine economico internazionale\u00a0<\/strong>contro le mire bellicose nel Mediterraneo di Francia e Regno Unito in primis (per quello che a un piccolo paese \u00e8 consentito fare, naturalmente). Il mio timore \u00e8 che per\u00f2 che, dopo le lacerazioni sul tema dell\u2019Europa, quelle sull\u2019immigrazione rappresentino il de profundis per una sinistra di questo tipo. Sul tema dell\u2019Europa gli scorsi anni hanno visto una spaccatura verticale fra tre sinistre: a quella che denunciava la natura imprescindibilmente autoritaria e liberista dell\u2019Euro\/pa se ne sono contrapposte due: quella neo-liberista accondiscendente alle politiche europee e quella \u201cleggera\u201d, anelante al pi\u00f9 Europa. Ci torneremo su.\u00a0<strong>L\u2019immigrazione<\/strong>\u00a0\u00e8 un tema lacerante per le coscienze di tutti, non solo per alcune anime belle. V\u2019\u00e8 un dovere irrinunciabile all\u2019aiuto a chi ha intrapreso percorsi di migrazione e alla lotta contro lo sfruttamento dei paesi di provenienza. Ma per molti di noi l\u2019idea dell\u2019accoglienza illimitata e a prescindere \u00e8 irresponsabile, cos\u00ec come colpisce la mancata consapevolezza che l\u2019immigrazione ha costituito un tassello della devastazione del mercato del lavoro, dei diritti e della estraneit\u00e0 sociale in questi anni (non l\u2019unico e certamente non il principale, ma un elemento importante s\u00ec). Personalmente non sono disponibile a condividere percorsi irresponsabili che finiscono per alimentare fenomeni reazionari e comunque ci allontanano dal comune sentire e dal malessere popolare. Di fronte a quest\u2019ultimo non possiamo che contrattare uno scambio fra politiche di integrazione per chi \u00e8 gi\u00e0 qui e un rigorosa politica di immigrazione regolare.<\/li>\n<li><strong>L\u2019ordo-ulivismo.<\/strong>\u00a0La grande occasione per l\u2019Italia fu probabilmente quella di mettere a frutto il miracolo economico per modernizzare e democraticizzare il paese. La borghesia non ne fu capace e pi\u00f9 volte ha cercato di sedare le rivendicazioni popolari per l\u2019equit\u00e0 distributiva con la violenza, dalla stretta di Carli del 1963 alla strategia della tensione e da ultimo con lo SME e l\u2019euro. La sinistra riformista \u00e8 sempre stata minoritaria. Il mancato riformismo della sinistra italiana ha radici lontane e ben spiegate da Leonardo Paggi (con D\u2019Angelillo, 1986) in quello che rimane, a mio avviso, il pi\u00f9 bel volume mai scritto sulla sinistra italiana, non a caso sotto l\u2019influenza dell\u2019interpretazione di Keynes di Pierangelo Garegnani (ma la lezione del riformismo pragmatico di Federico Caff\u00e8 non \u00e8 qui estranea). La sinistra italiana non ha mai condiviso il Keynesismo riformista, l\u2019idea dunque che elevati salari diretti e indiretti (stato sociale) potessero essere di sostegno alla piena occupazione. E\u2019 infatti sempre stata \u201cmonetarista\u201d, ha cio\u00e8 condiviso l\u2019idea che la crescita dei salari portasse solo inflazione e fosse dunque sovversiva e destabilizzante delle istituzioni democratiche. La svolta dell\u2019EUR del 1978 (maturata gli anni precedenti) nasce da questo, tutto il resto segue. E non parliamo solo di Amendola o di Lama, ma anche di altri eroi della sinistra, da Berlinguer a Trentin (v. Barba e Pivetti 2016). Il testimone del \u201crisanamento\u201d fu presto preso dalla sinistra democristiana con Beniamino Andreatta e da circoli borghesi rappresentati da Carlo Azeglio Ciampi (che sostitu\u00ec Baffi, sfavorevole alla prospettiva europea, dopo la sua violenta defenestrazione) o Guido Carli (una volta che si rese conto che la tolleranza che dovette mostrare come banchiere centrale nella prima met\u00e0 degli anni \u201970 non aveva pi\u00f9 ragione d\u2019essere). Contenimento del potere sindacale e abbattimento del debito pubblico furono gli assi del duo Andreatta-Ciampi; adesione allo SME e divorzio fra Tesoro e Banca d\u2019Italia ne furono gli strumenti iniziali. Cuore di questa impostazione era l\u2019importazione della disciplina dall\u2019estero, legandosi al carro monetario tedesco, la politica del \u201clegarsi le mani\u201d. Queste politiche causarono l\u2019indebolimento della competitivit\u00e0 esterna, sicch\u00e9 a parit\u00e0 di spesa pubblica &#8211; che governi spendaccioni ma ancora sensibili alla tutela di domanda e occupazione badavano bene a non ridurre \u2013 si inaridirono le fonti di finanziamento nazionali determinando l\u2019esplosione del debito pubblico e di quello estero (con la crescita della quota del primo detenuta da stranieri). La sinistra ulivista fece proprie queste politiche (con la convergenza finale del rigore comunista e di quello andreattiano), assumendo l\u2019Europa di Maastricht come asse. Il disastro dell\u2019euro ne \u00e8 stato il risultato. In un rinnovato clima di emergenza nazionale, nel 2011 Napolitano d\u2019accordo con potenze straniere e in linea con la tradizione anti-riformista del PCI della \u201cresponsabilit\u00e0 nazionale\u201d, pieg\u00f2 definitivamente alla disciplina dell\u2019euro le istanze occupazionali e sociali del Paese. L\u2019emergenza era l\u2019euro, non l\u2019Italia, ma di questo gli anti-riformisti non si avvedevano. Per loro il demonio era il debito pubblico italiano, non l\u2019autoimposto vincolo estero che dai tempi dello SME l\u2019aveva fatto esplodere, cos\u00ec come \u00e8 esploso di nuovo in seguito alle sciagurate politiche di austerit\u00e0 e al mancato tempestivo intervento della BCE di cui la Germania (e chi non le si \u00e8 opposto) portano una drammatica responsabilit\u00e0 storica. Mi preoccupa l\u2019assenza di un\u2019autocritica profonda negli ambienti della sinistra che hanno pur gestito in prima persona quelle politiche, e questo fa temere che non si abbia ancora grande consapevolezza di queste responsabilit\u00e0 storiche, e mi viene da concludere che in certi circoli l\u2019importante sia scalzare Renzi (che a suo modo qualche rimostranza da moccioso indisciplinato in Europa l\u2019ha manifestata) per sostituirlo con l\u2019Enrico Letta di turno, il figlio politico di Andreatta, colui che scrisse:<\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00abAndreatta cap\u00ec che l\u2019unico modo per fare le privatizzazioni&#8230;e ridurre l\u2019abnorme peso della politica&#8230; che ha caratterizzato l\u2019Italia pre-euro era quello di negoziare con Bruxelles&#8230; Per farsi imporre dall\u2019Europa il vincolo esterno\u00bb e con \u00absaggezza e abilit\u00e0&#8230; Andreatta riusc\u00ec allora ad evitare gli ostacoli che la politica frapponeva a quella rivoluzionaria decisione\u00bb. Letta (2011)<\/p>\n<p>Se non \u00e8 cos\u00ec, se c\u2019\u00e8 un ripensamento di quegli anni, venga fuori oggi, e ci si dica come si vuole rimediare. Quanto la Germania ha guadagnato alle spalle del nostro paese \u00e8 sconcio; quello che si prepara con gli accordi Berlino-Parigi \u00e8 una definitiva cessione di sovranit\u00e0 democratica:<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0mi si dia una risposta ferma e precisa per favore. La lotta ferma sul fronte europeo sar\u00e0 un asse della sinistra o no? Ci si \u00e8 resi conto degli errori del passato e in particolare che l\u2019asse europeo ha significato soggiogarsi a un disegno anti-popolare e anti-riformista? La risposta a questo secondo quesito, la consapevolezza delle proprie responsabilit\u00e0 storiche, \u00e8 pi\u00f9 importante della prima a cui \u00e8 facile replicare: \u201cma figuriamoci, lotteremo contro i trattati e bl\u00e0 e bl\u00e0\u201d. Vogliamo sapere se finalmente si sono fatti i conti col passato e se si \u00e8 disponibili a dire basta all\u2019europeismo neoliberista &#8211; i due termini largamente coincidono. E\u2019 infatti accettabile parlare di europeismo solo in termini culturali e di generale profonda cooperazione, ma solo in termini molto pi\u00f9 vaghi con riguardo all\u2019integrazione fiscale e monetaria. Ma vale qui la clausola Paggi:\u00a0\u201cLa consapevolezza della inscindibilit\u00e0 di economia e politica \u00e8 fortissima nella cultura e nelle politiche neoliberali, mentre \u00e8 totalmente assente nel linguaggio della sinistra.\u201d<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0Le ragioni economiche che dovrebbero essere cardine del pensiero a sinistra sono per lo pi\u00f9 incomprese e la politica fatta di mielosi sentimentalismi, o di opportunismi. Insomma, pi\u00f9 del no a Renzi vorrei ascoltare da una componente della sinistra un no a Enrico Letta.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>C\u2019\u00e8 futuro in Euro\/pa?<\/strong>\u00a0C\u2019era una strada alternativa all\u2019<em>ordo-ulivismo<\/em>\u00a0del papa straniero? Difficile dirlo. Voglio anche dare una dignit\u00e0 politica all\u2019ordo-ulivismo: questo paese \u00e8 incapace di governarsi, l\u2019unica strada \u00e8 affidarsi allo straniero (\u00e8 una vecchia storia, peraltro). Ma lo straniero \u00e8 furbo e potente. Imporr\u00e0 a te il liberismo, mentre il suo potente apparato pubblico, mercantilisticamente al servizio dell\u2019industria occuper\u00e0 anche i tuoi spazi. Naturalmente si potr\u00e0 essere liberisti alla Ciampi, Andreatta, Letta, Onofri e via cantando e ritenere che l\u2019Europa consista nello scioglimento dei lacci e lacciuoli che frenano gli spiriti vitali dell\u2019economia italiana. E\u2019 legittimo crederlo &#8211; e suppongo che in alcune componenti della \u201csinistra\u201d lo si creda ancora. Ma non lo si camuffi con storie circa la solidariet\u00e0 europea. Qui siamo alle belle narrazioni &#8211; purtroppo diffuse in altre componenti della \u201csinistra\u201d qui oggi rappresentate. Andatelo a chiedere alla<em>Linke<\/em>\u00a0se proporranno all\u2019elettorato tedesco trasferimenti fiscali perequativi in Europa, o il superamento dell\u2019euro.\u00a0<em>Cc\u00e0 nisciuno \u00e8 fesso<\/em>, tranne la sinistra italiana verrebbe da dire.<\/li>\n<li><strong>L\u2019Euro\/pa.<\/strong>\u00a0L\u2019errore dell\u2019UME \u00e8 stato di anteporre l\u2019unione monetaria a quella politica? No, l\u2019unione politica (che implica politiche di perequazione dei redditi fra paesi) \u00e8 impossibile, o meglio, l\u2019unica Europa federale possibile \u00e8 quella ordoliberista, come aveva ben spiegato Hayek nel 1939 (quella in cui un super-stato si fa garante del libero mercato in tutto il continente). Gli accordi franco-tedeschi per un ulteriore accentramento fiscale vannno in questa direzione. La Germania potr\u00e0 cambiare? No, non cambier\u00e0 il suo modello mercantilista. Il mercantilismo tedesco \u00e8 irrazionale? No, alla luce dell\u2019impostazione Classico-Kaleckiana esso \u00e8 un modo di tradurre il sovrappi\u00f9 in profitti attraverso le esportazioni (Cesaratto 2016 cap. 1). L\u2019Italia potr\u00e0 adeguarsi e migliorare? No, alla base del crollo della produttivit\u00e0 vi sono anni di depressione della domanda aggregata a causa dell\u2019autoimposto vincolo estero (Bagnai\u00a0\u00a02012), riforme del mercato del lavoro e allargamento indiscriminato dell\u2019esercito industriale di riserva, mentre non vi sono risorse per istruzione, ricerca e universit\u00e0 (e per il benessere sociale e per il sostegno della natalit\u00e0 dei nostri giovani).<\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019euro \u00e8 veramente fallito? Se il suo obiettivo era la disciplina sociale, esso \u00e8 stato un successo. La teoria economica ha fallito nei confronti dell\u2019euro? No, Meade, Mundell, Flaming, Godley, Kaldor, Feldstein, tutti hanno previsto una tendenza deflazionistica; dopo dieci anni di bonaccia in cui covava una crisi del debito estero della periferia, mercato di sbocco del mercantilismo tedesco (Cesaratto 2016, capp. 5 e 6; 2017), l\u2019euro ha rivelato il suo vero volto deflazionista.<\/p>\n<p>Il ritorno agli Stati nazionali \u00e8 un arretramento? No, lo Stato nazionale \u00e8 il terreno democrazia: Stati senza politica monetaria (dunque fiscale) sono privi di democrazia. Con la globalizzazione e la mobilit\u00e0 di capitale e lavoro si decentra il capitale e l\u2019esercito industriale di riserva si fa mondiale; con l\u2019Europa si delocalizza lo Stato (Cesaratto 2017, Barba e Pivetti 2016).<\/p>\n<p>L\u2019euro ha un futuro? Non lo sappiamo, se crolla sar\u00e0 per insostenibilit\u00e0 politica, se e quando il ceto medio e gli studenti lo decideranno; ma il caso greco dimostra che resilienza dei popoli \u00e8 infinita, i migliori se ne vanno, chi rimane si adegua, la natalit\u00e0 crolla, l\u2019immigrazione colma i vuoti. Cosa accadr\u00e0 se Draghi dovr\u00e0 dismettere il QE? Reagiremo agli accordi fiscali franco-tedeschi?<\/p>\n<p>Non mi metto a fare proposte programmatiche, quelle seguono la politica. E quella manca.<\/p>\n<p>La sinistra mi sembra divisa fra un\u2019ala risentita che insegue vendette antirenziane e quella che va appresso all\u2019emergenza del momento, ora all\u2019immigrazione (ieri ai movimenti no-global). Del dramma del paese che sta semplicemente morendo materialmente e culturalmente non sembra importare gran che, anzi. Mi sembra che se non si rimette al centro della nostra analisi, delle nostre passioni, il paese, questo paese, non si andr\u00e0 da nessuna parte. Mi sembra di concordare con\u00a0<a href=\"http:\/\/it.blastingnews.com\/politica\/2017\/09\/dalema-pd-verso-il-disastro-vi-spiego-come-ricostruire-una-grande-sinistra-001975817.html\">D\u2019Alema<\/a>\u00a0quando dichiara \u201cIl nostro compito \u00e8 &#8230; di costruire una sinistra democratica e di governo che possa essere un elemento essenziale per la ricostruzione anche culturale dell&#8217;Italia&#8230;. Oggi dobbiamo fare anche una riflessione\u00a0<strong>autocritica riguardo a una subalternit\u00e0 che molti di noi hanno avuto<\/strong>\u00a0riguardo all&#8217;ottimismo degli anni Novanta\u201d. Ma si deve entrare nel merito. Le questioni non sono solo euro ed Europa, ma anche ricostruire il senso di questo paese, il che vuol dire capacit\u00e0 di chiamare a raccolta le sue forze migliori, a ogni livello, intellettuale e popolare. Non lo si far\u00e0 se ci si occupa d\u2019altro e di altri, lo dico chiaramente, se la salvezza dell\u2019Italia non diventa la nostra unica ossessione. Questo possiamo dire.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p>Bagnai, A. (2012),\u00a0<em>Il tramonto dell\u2019euro<\/em>, Imprimatur, Reggio Emilia.<\/p>\n<p>Barba, A. e Pivetti, M. (2016)\u00a0<em>La scomparsa della sinistra<\/em>, Imprimatur, Reggio Emilia.<\/p>\n<p>Cesaratto, S. (2017a),\u00a0<em>Sei lezioni di economia \u2013 Conoscenze necessarie per capire la crisi<\/em>, Imprimatur, Reggio Emilia (3a ristampa).<\/p>\n<p>Cesaratto, S. (2017b) Alternative Interpretations of a Stateless Currency crisis,<em>Cambridge Journal of Economics, (<\/em><a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1093\/cje\/bew065\">https:\/\/doi.org\/10.1093\/cje\/bew065<\/a>)\u00a0\u00a0vol. 41 (4), pp.\u00a0\u00a0977-998, free<em>\u00a0<\/em><em>download.<\/em><\/p>\n<p>Di Martino,P. e\u00a0<em>Vasta, M. (2017)\u00a0<\/em><em>Ricchi per caso<\/em>.\u00a0<em>La parabola dello sviluppo economico italiano<\/em>, Il mulino, Bologna.<\/p>\n<p>Letta, E. La visione larga di Andreatta, in AAVV (2011),\u00a0<em>L\u2019autonomia della politica monetaria \u2013 Il divorzio Tesoro-Banca d\u2019Italia trent\u2019anni dopo,\u00a0<\/em>Arel-il Mulino, Roma-Bologna (introduzione di Giuseppe Mussari [sic])<\/p>\n<p>Paggi, L. e D\u2019Angelillo, M. (1986),\u00a0<em>I comunisti italiani e il riformismo<\/em>, Einaudi, Torino<\/p>\n<p>http:\/\/it.blastingnews.com\/politica\/2017\/09\/dalema-pd-verso-il-disastro-vi-spiego-come-ricostruire-una-grande-sinistra-001975817.html<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Da ultimo Di Martino e Vasta (2017).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0Gli organi di stampa internazionali sono chiari al riguardo (<a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/view\/articles\/2017-08-31\/why-more-europe-won-t-solve-europe-s-fiscal-quandary\">qui<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/ce6efa2e-8f03-11e7-9084-d0c17942ba93\">qui<\/a>)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Sul tema europeo, con Leonardo c\u2019\u00e8 consenso di metodo, ma purtroppo non di merito.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2017\/09\/intellettuali-e-sinistra-un-intervento.html#more\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2017\/09\/intellettuali-e-sinistra-un-intervento.html#more<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO CESARATTO Pubblichiamo il mio intervento all&#8217;incontro di cui ai due post precedenti. La registrazione \u00e8\u00a0qui*\u00a0(gli interventi sono distinti per nome, h\/t a Radio radicale). Tutte le relazioni sono state interessanti, di grande livello, e convergenti; discussant e soprattutto dibattito piuttosto deludenti (tranne Domenico Moro e sebbene con una prospettiva ben diversa Onofrio Romano); i due politici (a parte Fassina) molto deludenti (a parte la loro presenza fuggitiva). Ci\u00f2 che mi colpisce \u00e8 che&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":23768,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Sergio_Cesaratto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8TF","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34203"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34203"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34203\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34204,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34203\/revisions\/34204"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/23768"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34203"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34203"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34203"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}