{"id":34207,"date":"2017-09-13T09:05:54","date_gmt":"2017-09-13T07:05:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34207"},"modified":"2017-09-12T23:09:40","modified_gmt":"2017-09-12T21:09:40","slug":"vademecum-per-la-difesa-della-sovranita-democratica-no-sovranita-no-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34207","title":{"rendered":"Vademecum per la difesa della sovranit\u00e0 democratica (no sovranit\u00e0, no democrazia)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LUCIANO BARRA CARACCIOLO<\/strong><\/p>\n<p>1. La sovranit\u00e0 viene oggi strumentalmente intesa come un concetto negativo che nuocerebbe alla pace internazionale e alla &#8220;crescita&#8221;, che sorgerebbero esclusivamente, ci dicono, per effetto del liberoscambismo pi\u00f9 ampio possibile, cio\u00e8 globalizzato a seguito di scelte politiche istituzionali assunte, in base ad una legittimazione &#8220;occulta&#8221; ai pi\u00f9, da oligarchie sottratte ad ogni controllo democratico (anche solo formale-elettorale) e, peraltro, trasformate in leggi di diritto interno (di ratifica o &#8220;recepimento&#8221;, peraltro costituzionalmente disfunzionali come fonti e come contenuti).<\/p>\n<p>Queste leggi\u00a0 di ratifica e &#8220;recepimento&#8221; del sistema dei trattati corrispondente al diritto internazionale privatizzato (Lordon) vengono ritenute &#8220;ineluttabili&#8221; da parte degli &#8220;attori politici&#8221; nazionali che, anzi, cos\u00ec facendo, &#8220;valorizzano&#8221; il proprio ruolo realizzando interessi, &#8211; privati &#8220;ristretti&#8221; ed economicamente prevalenti-, estranei a quelli per la cui tutela hanno ricevuto il proprio mandato elettorale.<\/p>\n<p>Le due principali obiezioni\u00a0 alla sovranit\u00e0 degli Stati nazionali (in quanto: a) anti-pace e b) anti-crescita), come sappiamo, si rivelano radicalmente false e fondano la propria accettazione acritica, da parte dei popoli oggettivamente danneggiati dalla globalizzazione mediante trattati,<a href=\"https:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/09\/cntri-di-irradiazion-vs-legalita.html\">sulle &#8220;forze materiali sterminate&#8221; che creano e mantengono i &#8220;centri di irradiazione&#8221;<\/a>\u00a0di\u00a0<strong>un sistema mediatico-culturale che, ormai, non si accontenta di occultare il vero concetto costituzionale (<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/06\/uk-italia-e-la-sovranita-la-sua-ragion.html\">qui, pp. 9-14<\/a>) di sovranit\u00e0 (democratica del lavoro)<\/strong>,\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/05\/e-se-il-lavoro-non-ce-economia-e.html\">accolto dal diritto internazionale generale e dalle Costituzioni<\/a>, ma accusa di costituire &#8220;fake news&#8221; ogni voce di dissenso, quand&#8217;anche intesa a richiamare la legalit\u00e0 costituzionale violata nella sua pi\u00f9 elementare sostanza.<\/p>\n<p>Forniamo dunque una serie di fonti che consentono &#8211; ad ogni cittadino italiano interessato alle sorti del benessere e della libert\u00e0 propria e della propria famiglia- di verificare i punti essenziali di questa sintetica ma densa premessa. Padroneggiare questi argomenti \u00e8 la base cosciente indispensabile per poter esercitare in modo &#8220;libero e eguale&#8221; il diritto di voto.<\/p>\n<p><em><strong><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/04\/la-globalizzazione-buona-e-i-titanisti.html\">1a. Sulla natura istituzionale e non spontanea e naturalistica della globalizzazione<\/a><\/strong><\/em>:<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/02\/la-condizionalita-e-la-triste-metafora.html\">&#8220;una &#8220;globalizzazione senza regole&#8221; non pu\u00f2 esistere<\/a><\/strong>, perch\u00e9 essa non \u00e8 un fenomeno &#8220;naturale&#8221; (<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/07\/ue-eurss-no-totalitarismo-neo-liberista.html\">come ben sanno i suoi maggiori teorici<\/a>): la globalizzazione pu\u00f2 essere<strong>\u00a0<u>solo<\/u>\u00a0un fatto istituzionale,\u00a0<\/strong>cio\u00e8 di regole\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/03\/lattacco-finale-del-liberismo-alle.html\">pretesamente &#8220;superiori&#8221; alle Costituzioni democratiche<\/a>, promosso ed imposto dal diritto internazionale. Nella nostra epoca, pi\u00f9 che mai, dal diritto internazionale di specifici trattati.<\/p>\n<p>I trattati pongono obblighi a carico degli\u00a0<strong>Stati nazionali<\/strong>, e questi divengono il\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/04\/citta-globali-e-la-denazionalizzazione.html\"><strong>vettore di un&#8217;azione di denazionalizzazione<\/strong><\/a>\u00a0e, dunque, di sostituzione dei loro scopi fondamentali (precedenti); vale a dire, inevitabilmente, per virt\u00f9 della prevalenza reclamata dalle regole del trattato, sostitutivi di quelli che caratterizzano la sovranit\u00e0 costituzionale.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Le regole pattizie sovranazionali che impongono la globalizzazione, poi,\u00a0<strong>sono regole di liberoscambismo<\/strong>, cio\u00e8 di affermazione del\u00a0<strong>dominio dei &#8220;mercati&#8221; sulle societ\u00e0 umane,<\/strong>\u00a0i cui bisogni, &#8211; l&#8217;occupazione, la dignit\u00e0 del lavoro, la solidariet\u00e0 sociale espressa nella cura pubblica dell&#8217;istruzione, della previdenza e della sanit\u00e0- divengono recessivi e subordinati alla\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/05\/draghi-e-la-trappola-per-scimmie-della.html\">&#8220;scarsit\u00e0 di risorse&#8221; (pp. 4-5)<\/a>, che caratterizza gli\u00a0<strong>squilibri crescenti<\/strong>\u00a0tra le varie aree del mondo,<strong>determinati dalla logica inevitabile del liberoscambismo istituzionalizzato\u00a0<\/strong>e regolato &#8220;contro&#8221; le Costituzioni democratiche.<\/p>\n<p>Infatti, l&#8217;essenza (supernormativa) del liberoscambismo istituzionalizzato mediante trattati, cio\u00e8 sempre iper-regolato e vincolante, \u00e8 quella di\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/02\/debito-sovrano-risk-weighted-banche.html\"><strong>rimuovere gli ostacoli (pp. 7-10) alla instaurazione dell&#8217;ordine sovranazionale dei mercati<\/strong><\/a>, che altro non \u00e8 che il perseguimento di una specializzazione estesa a livello mondiale (possibilmente; ma soprattutto e sicuramente \u20acuropeo), in base al principio economico dei\u00a0<strong>vantaggi comparati<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>La globalizzazione \u00e8 dunque un sistema di regolazione sovranazionale mirato a rafforzare le mire dei paesi (Stati nazionali) che la propugnano, da posizioni iniziali di forza politica ed economica, nel conquistare &#8220;i mercati esteri&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p>Questo meccanismo fondamentale si esprime inevitabilmente non solo come denazionalizzazione ma anche in termini di\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/04\/citta-globali-e-la-denazionalizzazione.html\"><strong>privatizzazione (antistatuale) degli interessi tutelati dalle norme istituzionali sulla globalizzazione<\/strong>:<\/a>\u00a0la conquista dei mercati avviene da parte dei monopoli e degli oligopoli\u00a0<u>privati<\/u>\u00a0delle nazioni pi\u00f9 forti a danno di quelle pi\u00f9 deboli e presuppone la minuziosa conservazione dei saldi della contabilit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Nulla pi\u00f9 della globalizzazione istituzionalizzata indulge a rilevare gli\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/04\/kaldor-keynes-caffe-la-trilateral-e-la.html\">effetti del &#8220;<strong>vincolo esterno<\/strong>&#8220;, cio\u00e8 dell&#8217;indebitamento commerciale (e quindi privato) con l&#8217;estero dei vari paesi<\/a>. E a trarne le conseguenze in termini di\u00a0<strong>politiche\u00a0<\/strong><strong>che si impongono sui singoli Stati nazionali<\/strong>: politiche,\u00a0a loro volta, riflesso automatico e\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/02\/la-condizionalita-e-la-triste-metafora.html\"><em>condizionale\u00a0<\/em><\/a>delle regole precostituite nei trattati e per l&#8217;azione delle istituzioni organizzate che essi prevedono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/02\/il-vero-volto-dei-trattati.html\">1b. Sulla natura degli interessi privati preorganizzati, al di fuori delle istituzioni democratiche nazionali, che danno luogo al sistema liberoscambista dei trattati economici internazionali<\/a><\/strong><\/em>:<\/p>\n<p>Vi chiederete allora (forse),\u00a0<strong>perch\u00e8 mai i pi\u00f9 deboli aderiscano ai trattati<\/strong>: tendenzialmente<strong>perch\u00e8 gli Stati,<\/strong>\u00a0che come abbiamo visto sono gli unici soggetti-parti del diritto internazionale,<strong>stanno gi\u00e0 subendo, a livello pregiuridico, puramente socio-politico, il rapporto di forza che viene poi ratificato nel trattato<\/strong>; quest&#8217;ultimo, appunto,\u00a0<strong>nella logica &#8220;transattiva&#8221;, mitiga, o consente di offrire un risultato, quantomeno in termini di comunicazione politica, che &#8220;<em>deve<\/em>&#8221; essere fatto apparire come utile<\/strong>\u00a0(o eticamente positivo), ai cittadini-elettori, da parte dei governi che sono gli organi che, per il diritto internazionale, negoziano e concludono i trattati.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p><em>In un mondo che sostanzialmente vede la diffusione del modello capitalista (liberoscambista) a livello praticamente planetario, i rapporti di forza della comunit\u00e0 internazionale, che una volta erano legati alle dirette &#8220;pressioni&#8221; esercitate dalle &#8220;cannoniere&#8221;, sono oggi svolti sul piano essenzialmente economico-finanziario, e ovviamente monetario, e legati sempre pi\u00f9 alla<strong>capacit\u00e0 di penetrazione dei grandi gruppi finanziari internazionali<\/strong>.\u00a0<strong>Non si tratta pi\u00f9 di indagare la prevalenza degli Stati in s\u00e9, ma il modo in cui gli stati collimino, nelle loro scelte, con la classe dirigente mondiale, la famosa oligarchia mondiale, e quindi non pi\u00f9 con l\u2019interesse nazionale in senso democratico<\/strong>. E su questo il professore coreano di Cambridge Chang nel suo libro \u201cBad samarhitans\u201d credo offra il punto di vista pi\u00f9 lucido.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Molte organizzazioni internazionali sono di fatto oggi dominate dai gruppi economici che utilizzano gli stati per la loro legittimazione formale<\/strong>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>In sede UE, WTO, Banca mondiale, FMI, gli Stati non vanno a rappresentare gli interessi delle componenti sociali che danno luogo all\u2019investitura elettorale, ma sono presenti in quelle sedi con elites definite tecniche, che in realt\u00e0 sono emanazione diretta di quei gruppi economico-finanziari che sempre pi\u00f9 controllano le istituzioni. Lo stato che entra nell\u2019alveo di tale tipo di organizzazione internazionale riflette quindi una scelta quasi irreversibile compiuta da chi ha acquisito una rappresentativit\u00e0 di diritto internazionale fuori dal controllo democratico.\u00a0<strong>Lo stesso Stato nazionale fa sfumare la sua soggettivit\u00e0 nell&#8217;ambigua, e spesso nascosta, \u00a0investitura della multinazionale, del grande gruppo finanziario<\/strong><\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/05\/breve-guida-alla-recupero-della.html?m=1\">1c. Sulla disfunzionalit\u00e0 costituzionale delle leggi di ratifica (e a maggior ragione degli altri strumenti corrispondenti) come procedure formali e rispetto ai loro contenuti<\/a><\/strong><\/em>:<\/p>\n<p><strong>Fortunatamente, e\u00a0<em>paradossalmente<\/em>, buona parte del problema\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/12\/la-strategia-del-mito-della-purezza-la.html\">ce lo ha gi\u00e0 risolto&#8230;Amato (qui, p.6.1.)<\/a><\/strong>:<\/p>\n<p>&#8220;Cito in argomento un autore insospettabile di antieuropeismo come\u00a0<strong>Giuliano Amato<\/strong>(Costituzione europea e parlamenti, Nomos, 2002, 1, pag. 15):<\/p>\n<p>\u201c<em>Quando si\u00a0ratificano\u00a0i trattati internazionali, in genere si ratificano quelli che disciplinano le relazioni esterne. Quando si ratifica una modifica dei trattati comunitari non si ratifica una decisione che attiene alle relazioni esterne, ma una decisione che attiene al governo degli affari interni.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Il processo di ratifica cos\u00ec com&#8217;\u00e8 \u00e8 congegnato \u00e8 allora\u00a0<strong>del tutto inadatto ad assicurare ai parlamenti il ruolo che ad essi spetta rispetto agli affari interni<\/strong>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Il procedimento di ratifica \u00e8 tarato sull\u2019essere ed il poter essere un\u00a0<strong>potere intrinsecamente dei governi<\/strong>\u00a0esercitato sotto il controllo dei parlamenti. Tant\u2019\u00e8 vero che la legge di ratifica\u00a0<strong>\u00e8 una legge di approvazione e non \u00e8 una legge in senso formale<\/strong><\/em><strong>.<\/strong>\u201d<\/p>\n<p>Ma il vero clou del paradosso, dicevo, consiste nel fatto che \u201c<em>la politica dei piccoli passi nel processo di integrazione comunitaria ha fatto s\u00ec che\u00a0<strong><u>mai nessuno abbia detto espressamente che, con i Trattati che si andavano stipulando, si stava costruendo una nuova costituzione<\/u><\/strong>.<\/em>\u201d (Luciani, op. cit., pagg. 85-6).<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Un secondo punto da conoscere \u00e8 quello relativo alla\u00a0<strong>pretesa supremazia dei trattati sul diritto nazionale\u00a0<\/strong>(<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/12\/la-strategia-del-mito-della-purezza-la.html\">e citiamo sempre il post di Arturo<\/a>\u00a0che, comunque, ha preannunziato di approfondire ulteriormente la questione):<\/p>\n<p>&#8220;Dopo il fallimento del progetto di costituzione europea a seguito dei due referendum francese e olandese, il\u00a0<strong>22 giugno del 2007 la Presidenza del Consiglio Europeo<\/strong>\u00a0se n\u2019\u00e8 uscito con<strong>questa solenne dichiarazione:<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>L\u2019approccio costituzionale\u00a0<\/em>(ndr; in sede di trattato sull&#8217;unione europea)<em>, che consiste nell\u2019abrogare tutti i Trattati e rimpiazzarli con un singolo testo definito \u201cCostituzione\u201d \u00e8 abbandonato. [\u2026]\u00a0<strong><u>Il TUE e il TFUE non avranno un carattere costituzionale<\/u><\/strong>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>La terminologia usata nei Trattati rifletter\u00e0 questo cambiamento: il termine \u201ccostituzione\u201d non verr\u00e0 usato\u00a0<\/em>[\u2026]<em>. Con riguardo alla\u00a0<strong>supremazia<\/strong>\u00a0del diritto comunitario, la conferenza intergovernativa adotter\u00e0 una\u00a0<strong>dichiarazione\u00a0<\/strong>ricordando\u00a0<strong>l\u2019attuale giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea<\/strong><\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Tale dichiarazione \u00e8 diventata<strong>\u00a0la numero 17\u00a0<\/strong>allegata all\u2019atto finale della conferenza intergovernativa che ha approvato il Trattato di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007, ossia:<\/p>\n<p>\u201c<em>La conferenza ricorda che, per giurisprudenza costante della Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea, i trattati e il diritto adottato dall&#8217;Unione sulla base dei trattati\u00a0<strong><u>prevalgono sul diritto degli Stati membri alle condizioni stabilite dalla summenzionata giurisprudenza<\/u><\/strong>.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre, la conferenza ha deciso di\u00a0<strong>allegare al presente atto finale il parere del Servizio giuridico del Consiglio sul primato<\/strong>, riportato nel documento 11197\/07 (JUR 260):<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abParere del Servizio giuridico del Consiglio<\/em><\/p>\n<p><em>del 22 giugno 2007<\/em><\/p>\n<p><em>Dalla giurisprudenza della Corte di giustizia si evince che la preminenza del diritto comunitario \u00e8 un principio fondamentale del diritto comunitario stesso. Secondo la Corte, tale principio \u00e8 insito nella natura specifica della Comunit\u00e0 europea. All&#8217;epoca della prima sentenza di questa giurisprudenza consolidata (Costa contro ENEL, 15 luglio 1964, causa 6\/64 [\u2026]\u00a0<strong><u>non esisteva alcuna menzione di preminenza nel trattato<\/u><\/strong>.\u00a0<strong><u>La situazione \u00e8 a tutt&#8217;oggi immutata<\/u><\/strong>. Il fatto che il principio della preminenza non sar\u00e0 incluso nel futuro trattato non altera in alcun modo l&#8217;esistenza del principio stesso e la giurisprudenza esistente della Corte di giustizia.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Premettiamo pure che\u00a0<strong>la &#8220;denunzia&#8221; di Amato<\/strong>, relativa alla non idoneit\u00e0 della legge di ratifica rispetto ai contenuti in quanto incidenti sugli &#8220;affari interni&#8221;,\u00a0<strong>\u00e8 una pregiudiziale di ordine &#8220;procedurale&#8221;<\/strong>\u00a0(cio\u00e8 attiene alla legittimit\u00e0 dello\u00a0<em>specifico\u00a0<\/em>strumento costituzionale nel caso di quei contenuti e con quegli effetti),\u00a0<strong>e prescinde dall&#8217;autonoma questione se QUALSIASI strumento<\/strong>\u00a0(previsto dalla Costituzione, ovviamente),\u00a0<strong>e qualsiasi tipo di dibattito parlamentare, possano introdurre nell&#8217;ordinamento quei contenuti<\/strong>: tale questione si risolverebbe, negativamente,\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/07\/lart11-cost-e-adesione-allue-cosa-dice.html\">alla stregua dell&#8217;art.11 Cost<\/a>. e dei c.d. controlimiti&#8230;ove mai fossero\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/01\/il-tramonto-delleuro-il-percorso.html\">applicati da&#8230;&#8221;qualcuno&#8221;: v.qui, p.7, infine<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>1.d.\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/04\/citta-globali-e-la-denazionalizzazione.html\">Sul ruolo e la portata degli &#8220;attori politici&#8221; nazionali che si fanno portatori della globalizzazione istituzionalizzata<\/a>\u00a0<\/strong><\/em>(ben diversa dal fenomeno storico sintetizzabile nel fatto che il progresso tecnologico, nel campo delle comunicazioni, dei trasporti, dei sistemi di produzione, riduca le &#8220;distanze fisiche&#8221;\u00a0 tra le varie aree del mondo rendendo pi\u00f9 agevoli le condizioni di scambio e di investimento, senza che ci\u00f2 nulla implichi sul radicale mutamento delle condizioni istituzionali, in ciascuno Stato, del perseguire selettivamente gli interessi fondamentali del rispettivo sub-strato sociale, cio\u00e8 nell&#8217;esercizio della sovranit\u00e0 democratica):<\/p>\n<p><strong>La Sassen, famosa teorizzatrice della &#8220;citt\u00e0 globale&#8221;, in\u00a0<a href=\"http:\/\/www.saskiasassen.com\/PDFs\/interviews\/Lostraniero-Interview.pdf\">un&#8217;illuminante intervista<\/a><\/strong>, ci dice alcune cose interessanti sui punti a) e b) sopra riassunti, che ci consentono di capire meglio quello c). Proviamo a esaminarle e a commentarle:<\/p>\n<p>1) &#8220;<em>&#8230;<strong>non esiste nessuna persona giuridica che rappresenti le marche globali<\/strong>; quello che esiste invece \u00e8 uno\u00a0<strong>spazio istituzionale<\/strong>, legale, formalizzato, che \u00e8 stato\u00a0<strong>prodotto passo dopo passo<\/strong>\u00a0affinch\u00e9 le aziende globali\u00a0<strong>potessero operarvi.<\/strong>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>E questi\u00a0<strong><u>nuovi regimi giuridici<\/u>,<\/strong>\u00a0indispensabili alla geografia globale dei processi economici, sono stati\u00a0<strong>creati e legittimati dallo Stato,<\/strong>\u00a0attra verso processi di denazionalizzazione. Gli\u00a0<strong>spazi globalizzati non nascono dal nulla<\/strong>, ma sono stati creati attraverso un importantissimo\u00a0<u><strong>lavoro altamente specializzato compiuto dallo stato<\/strong><\/u>. Questo significa che\u00a0<strong>all\u2019interno dello stato nazionale<\/strong>\u00a0ci sono\u00a0<u><strong>alcuni settori<\/strong><\/u>\u00a0che risultano\u00a0<strong>essenziali per edificare uno spazio internazionalizzato<\/strong>. In questo senso sostengo che il globale si afferma anche all\u2019interno e per mezzo del nazionale, attraverso un\u00a0<strong>processo di denazionalizzazione portato avanti da\u00a0<u>alcune componenti<\/u>\u00a0dello stato nazionale<\/strong><\/em>&#8230;<\/p>\n<p>E&#8217; chiaro il concetto? La globalizzazione \u00e8 frutto di &#8220;<strong>nuovi regimi giuridici<\/strong>&#8220;, che, come sappiamo, fanno capo alla conclusione di\u00a0<strong>trattati internazionali<\/strong>\u00a0che, &#8211; come ammette senza alcuna preoccupazione, anzi, con un certo &#8220;apprezzamento&#8221;, la Sassen-, constano:<\/p>\n<ol>\n<li>a) di un<strong>punto di riferimento finale<\/strong>, cio\u00e8 il<strong>titolare dell&#8217;interesse tutelato e realizzato<\/strong>\u00a0dai trattati, individuato nelle &#8220;<em><strong>marche globali<\/strong><\/em>&#8221; (sarebbe poi a dire,\u00a0<strong>le industrie multinazionali<\/strong>);<\/li>\n<li>b)<strong>un punto di riferimento statuale nazionale<\/strong>, individuato in<u>&#8220;<em><strong>alcuni settori<\/strong><\/em>&#8220;, o &#8220;<strong><em>alcune componenti<\/em>&#8221;\u00a0<em>interne allo Stato nazionale<\/em><\/strong><\/u>\u00a0(!) che con un lavoro &#8220;<em><strong>altamente specializzato<\/strong><\/em>&#8221; &#8211; cio\u00e8 di quelli ben retribuiti- portano avanti la denazionalizzazione per\u00a0<strong>edificare uno spazio internazionalizzato nell&#8217;interesse non dei cittadini<\/strong>\u00a0&#8211; che, necessariamente, sono coloro nel cui interesse devono agire i vari &#8220;settori&#8221; dello Stato-,\u00a0<strong>ma delle imprese multinazionali.\u00a0<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Infatti queste, poverine, non avendo una\u00a0<strong>persona giuridica<\/strong>\u00a0che le tutela (a livello mondiale), si devono\u00a0<strong>accontentare di&#8230;catturare settori dello Stato per fargli attuare politiche di proprio interesse&#8230;non nazionale<\/strong>!<\/p>\n<p>E la Sassen ce lo dice cos\u00ec, senza battere ciglio, con l&#8217;intervistatore, a quanto pare, incapace di scorgere la portata di quanto apertamente affermato!<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;<em>Perch\u00e9 se riconosciamo i processi di denazionalizzazione, se in altri termini comprendiamo che\u00a0<strong>la globalizzazione \u00e8 un processo parzialmente endogeno al nazionale<\/strong>\u00a0piuttosto che a esso esterno, possiamo capire che \u00e8 proprio\u00a0<strong>all\u2019interno del nazionale che si stanno aprendo nuovi spazi politici potenzialmente globali per tutta una serie di attori confinati nel nazionale<\/strong>. Attori che possono prendere parte alla politica globale non solo attraverso strumenti globali, di cui possono anche non disporre, ma attraverso gli strumenti formali dello stato nazionale<\/em>&#8230;&#8221;.<\/p>\n<p>Questo passaggio pu\u00f2 apparire un po&#8217; criptico e, addirittura, (nella tentazione di andare oltre), pu\u00f2 indurre a soprassedere. Mal ve ne incoglierebbe!\u00a0<strong>Quello che la Sassen ci sta dicendo nel suo metalinguaggio\u00a0<\/strong>(che l&#8217;ha ormai resa celebre) \u00e8,\u00a0<strong>tradotto\u00a0<\/strong>in corretti e concreti termini giuridico-economici:<\/p>\n<p><u><strong>i politici che assumono il ruolo di promuovere, concludere e, successivamente, attuare i trattati internazionali che tutelano gli interessi delle &#8220;marche globali&#8221;(=&#8221;multinazionali&#8221;) acquistano un maggiore e crescente spazio istituzionale, funzionalmente giustificato dallo sviluppo dell&#8217;azione agevolatrice gi\u00e0 svolta<\/strong><\/u>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.e.\u00a0<em><strong><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/08\/ma-dove-si-va-puntando-sulla-domanda.html\">Sulla &#8220;vera crescita&#8221; che si verifica, a livello planetario, a seguito della globalizzazione istituzionalizzata, affermatasi in particolare, tramite il Washington Consensus e l&#8217;UE-M<\/a><\/strong><\/em>:<\/p>\n<p>Al riguardo, ci baster\u00e0 rammentare i dati, nudi e crudi, che si offre<strong>\u00a0Ha-Joon Chang, in &#8220;Bad Samaritans&#8221;\u00a0<\/strong>(capitolo 1, &#8220;The real history of globalization&#8221;, pagg.6-14).<\/p>\n<p>Ebbene, gi\u00e0 al tempo dei &#8220;misfatti&#8221; dell&#8217;Impero inglese, &#8211; che pur ammessi non portano gli storici ad ammettere, altrettanto, la realt\u00e0 economica conseguente e induce anzi a continuare a lodare gli effetti positivi &#8220;per tutti i paesi coinvolti&#8221; della globalizzazione &#8220;imperialista&#8221;<strong>dell&#8217;800<\/strong>-,\u00a0<strong>l&#8217;Asia<\/strong>, che prima dei trattati aveva paesi al vertice dei PIL mondiali (tipicamente la Cina nella prima parte del secolo)\u00a0<strong>crebbe solamente dello 0,4% all&#8217;anno tra il 1870 e il 1913<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;Africa, il pi\u00f9 vantato esempio di civilizzazione e progresso free-trade colonialista, crebbe, nello stesso periodo, dello 0,6%.<\/p>\n<p>Europa e USA crebbero invece, rispettivamente, dell&#8217;1,3 e dell1,8% in media negli stessi anni.<strong>Notare che i paesi dell&#8217;America Latina, che nello stesso periodo recuperarono autonomia tariffaria e di politica economica, crebbero allo stesso livello degli USA!<\/strong>\u00a0(Tralasciamo gli eventi susseguenti alla crisi del &#8217;29, quando i free-traders dominanti, abbandonarono il gold-standard e aumentarono sensibilmente le tariffe alle importazioni, prima nei settori dell&#8217;agricoltura e poi in generale nell&#8217;industria manifatturiera)<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Che accadde\u00a0<strong>nel dopoguerra del 1945<\/strong>, quando si verific\u00f2 il progressivo smantellamento del colonialismo e\u00a0<strong>l&#8217;adozione degli Stati interventisti praticamente in tutto il mondo, sviluppato (e in ricostruzione) o in &#8220;via di sviluppo<\/strong>&#8221; (col tanto deprecato neo-protezionismo, da incentivazione pubblica all&#8217;industria nazionale e alla ricerca)?<\/p>\n<p>Riassuntivamente:\u00a0nei deprecati anni del protezionismo, rigettato come Satana dai vari governatori di tutte le banche centrali del mondo divenute indipendenti, in specie\u00a0<strong>negli anni &#8217;60 e &#8217;70, i paesi in via di sviluppo che adottarono le &#8220;politiche &#8220;sbagliate&#8221; del protezionismo, crebbero del 3%\u00a0<\/strong>in media all&#8217;anno: questo dato, sottolinea Chang, \u00e8 il migliore che, tutt&#8217;ora, abbiano mai accumulato.<\/p>\n<p><strong>Ma gli stessi &#8220;paesi sviluppati&#8221; crebbero, negli stessi decenni, al ritmo di 3,2% medio all&#8217;anno<\/strong>.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p><strong>Poi intervengono le liberalizzazioni nella circolazione dei capitali e gli accordi tariffari:\u00a0i paesi sviluppati, gi\u00e0 negli anni &#8217;80 vedono la crescita media annuale abbattersi al 2,1%.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Anche questi facevano le riforme, e infatti gli effetti di deflazione\u00a0 e rallentamento della crescita si vedono (finanziarizzazione e redistribuzione verso l&#8217;alto del reddito crescono a scapito delle invecchiate democrazie sociali).\u00a0<strong>Ma le riforme pi\u00f9 intense, sono imposte proprio ai paesi in via di sviluppo, tramite il solito FMI: \u00e8 qui che si registra il calo della crescita pi\u00f9 marcato<\/strong>.<\/p>\n<p>I paesi emergenti, infatti, debitamente &#8220;riformati&#8221; e &#8220;aperti&#8221; nelle loro economie, vedono la<strong>crescita praticamente dimezzarsi<\/strong>\u00a0dal 3% a circa la met\u00e0, negli anni &#8217;80-&#8217;90, cio\u00e8\u00a0<strong>all&#8217;1,7 medio annuo<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma attenzione: la decrescita &#8220;infelice&#8221;, cio\u00e8 l&#8217;impoverimento neo-colonizzatore,\u00a0<strong>sarebbero ancora pi\u00f9 marcati se si escludessero Cina e India<\/strong>. Infatti, nota Chang, questi paesi si imposero progressivamente alla crescita, realizzando un 30% del prodotto globale dei paesi in via di sviluppo gi\u00e0 nel 2000 (dal 12% degli anni &#8217;80): ma\u00a0<strong>India e Cina rifiutarono il Washington Consensus e le &#8220;riforme&#8221; stile &#8220;<em>golden straitjacket&#8221;<\/em>\u00a0tanto propugnate dal noto Thomas Friedman<\/strong>\u00a0(<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/10\/le-riforme-much-uro-do-about-nothing.html\">che abbiamo gi\u00e0 incontrato in questo specifico post<\/a>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.f.\u00a0<em><strong><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/05\/da-keynes-gramsci-il-filo-della-pace.html\">Sulla &#8220;curiosa&#8221; dimenticanza storica che il free-trade globale non sia portatore di imperitura pace<\/a><\/strong><\/em>\u00a0(di certo non di &#8220;prosperit\u00e0..), com&#8217;\u00e8 del tutto naturale in quanto si fonda sull&#8217;imposizione e amplificazione di rapporti di forza che, ben lungi dal travalicare in &#8220;nazionalismo&#8221;, tendono a evolversi inevitabilmente in\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/12\/zagrelbesky-ventotene-e-la-dimenticanza.html\"><em><strong>&#8220;imperialismo&#8221;<\/strong><\/em><\/a>: cio\u00e8 in uso della forza da parte, pensate un po&#8217;, dei forti (cosa del tutto prevedibile, anzi scontata, ma che il sistema mediatico da ESSI controllato si adopera costantemente di nascondere ai popoli &#8220;dominati&#8221;) per preservare l&#8217;assetto da essi istituzionalizzato, allorch\u00e9 i popoli assoggettati si risveglino nella disperazione materiale e respingano il carattere predatorio del &#8220;vincolo esterno&#8221; asimmetrico:<\/p>\n<p>&#8220;Keynes,\u00a0<strong>si interroga sulla efficacia dell&#8217;internazionalismo economico relativamente all&#8217;ottenimento della pace<\/strong>\u00a0(sempre nei limiti di contesto, punto di osservazione, e di momento storico, fin qui tratteggiati; cfr; pagg.95-98):<\/p>\n<p>&#8220;&#8230;al momento attuale non sembra logico che la salvaguardia e la garanzia della pace internazionale siano rappresentate da una grande concentrazione degli sforzi nazionali<strong>\u00a0per conquistare i mercati esteri,\u00a0<\/strong>dalla\u00a0<strong>penetrazione, da parte delle risorse e dell&#8217;influenza di capitali stranieri, nella struttura economica di un paese\u00a0<\/strong>e dalla<strong>\u00a0stretta dipendenza della nostra vita economica dalle fluttuazioni delle politiche economiche di paesi stranieri<\/strong>.<\/p>\n<p>Alla luce dell&#8217;esperienza e della prudenza,\u00a0<strong>\u00e8 pi\u00f9 facile arguire proprio il contrario<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La protezione degli attuali interessi stranieri di un paese, la conquista di nuovi mercati,\u00a0il progresso dell&#8217;imperialismo economico, sono una parte difficilmente evitabile di un sistema che punta al massimo di\u00a0specializzazione internazionale<\/strong>\u00a0e di diffusione geografica del capitale, a prescindere dalla residenza del suo proprietario.<\/p>\n<p>&#8230;Ma quando lo stesso principio (ndr; di scissione tra propriet\u00e0 &#8220;azionaria&#8221; del capitale e gestione dell&#8217;impresa multinazionale, cio\u00e8 che investe all&#8217;estero) \u00e8 applicato su scala internazionale, esso \u00e8, in periodi di difficolt\u00e0, intollerabile: io non sono responsabile di ci\u00f2 che posseggo e coloro che gestiscono non sono responsabili verso la mia propriet\u00e0 non sono responsabili nei miei confronti. Vi pu\u00f2 essere qualche calcolo finanziario che mostra i vantaggi di investire i miei risparmi in qualche parte della Terra, mettendo in evidenza la pi\u00f9 elevata efficienza marginale del capitale o il pi\u00f9 elevato daggio d&#8217;interesse ch eposso ricavare.\u00a0<strong>Ma l&#8217;esperienza dimostra sempre di pi\u00f9 che quando si considerino le relazioni tra gli uomini, il distacco tra propriet\u00e0 e gestione \u00e8 un male, e che esso quasi sicuramente, nel lungo periodo, provocher\u00e0 tensioni e antagonismi<\/strong>, facendo fallire il calcolo finanziario.&#8221;<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Sulla scorta di questa premessa previsionale, relativa a &#8220;tensioni e antagonismi&#8221; che, col senno di poi, paiono un\u00a0<em>understatement<\/em>\u00a0rispetto agli eventi che si produrrano sulla scena mondiale,<strong>Keynes azzarda una ricetta, applicando la quale per tempo si sarebbe potuto evitare il disastro<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I paesi colonizzati<\/strong>, in questo schema, avrebbero avuto un necessario grado di autonomia politica per poter sviluppare, con un\u00a0<strong>ragionevole protezionismo (<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/01\/uropa-oggi-e-roma-23-gennaio-2016-free.html\">qui, p.6<\/a>), l&#8217;<em>infant capitalism<\/em><\/strong>(ben prima della fase del trentennio d&#8217;oro),\u00a0<strong>i mostri del nazi-fascismo<\/strong>\u00a0sarebbero stati (forse) in gran parte\u00a0<strong>ridimensionati<\/strong>, sul piano delle stesse\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/03\/lo-scontro-tra-civilta-come-arma-pop-di.html\"><strong>motivazioni sovrastrutturali che li animavano<\/strong><\/a>, dalla riapertura dei giochi (specie sulle materie prime,) e delle conseguenti &#8220;gerarchie&#8221; che erano la giustificazione per la conservazione degli imperi coloniali europei;\u00a0<strong>la stessa tendenza al gold-strandard e alle politiche di bilancio austere in caso di crisi, incentrate sul riequilibrio naturale dei prezzi e dei salari, avulse dalla politica delle bilance di pagamento in attivo\u00a0<\/strong>(o del loro equilibrio raggiunto a scapito della permanente dipendenza economica delle aree coloniali),\u00a0<strong>avrebbero perso gran parte della loro implicita ragione politica<\/strong>\u00a0(molto pi\u00f9 forte, gi\u00e0 allora, di quella economico-scientifica, essendo in corso gi\u00e0 le conseguenze della crisi del &#8217;29).<br \/>\n&#8230;<\/p>\n<p>In conclusione, a complemento del discorso svolto da Keynes, ci pare opportuno riportare<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.com\/2016\/05\/la-profezia-tina-dellitalia-la-grande.html?showComment=1464370723628#c8046652230666439789\"><strong>l&#8217;analisi di Gramsci\u00a0<\/strong>(citata da Francesco),<\/a>\u00a0che con la sua consueta nitidezza, tratteggia, in raccordo alle stesse intuizioni keynesiane, una cornice storico-economica che, oggi, risulta pi\u00f9 che mai attuale; la visione gramsciana, infatti, appare capace di descrivere le\u00a0<strong>analoghe tensioni<\/strong>\u00a0a cui sono esposte, sempre\u00a0<strong>a causa dell&#8217;ordine internazionale dei mercati<\/strong>\u00a0come paradigma che si deve\u00a0<strong>affermare a qualsiasi costo<\/strong>, la pace e il democratico benessere dei popoli:<\/p>\n<p>&#8220;Lontani anni luce da\u00a0<strong>Gramsci\u00a0<\/strong>che non si era fatto attrarre da tali sirene,<strong>consapevole della vocazione globale del capitalismo mercataro e del falso mito dell\u2019internazionalismo<\/strong>: \u201cTutta la tradizione liberale \u00e8 contro lo Stato. [&#8230;] La concorrenza \u00e8 la nemica pi\u00f9 accerrima dello stato.\u00a0<strong>La stessa idea dell&#8217;Internazionale \u00e8 di origine liberale; Marx la assunse dalla scuola di Cobden e dalla propaganda per il libero scambio, ma criticamente<\/strong>\u201d (A. Gramsci, L&#8217;Ordine nuovo, 1919-1920, Torino, 1954, 380).<br \/>\nE sulla \u201c<strong>globalizzazione<\/strong>\u201d, diversamente da rapporti inter-nazionali tra Stati sovrani come concepita, gi\u00e0 allora scriveva: \u201c<strong>Il mito della guerra<\/strong>\u00a0&#8211; l&#8217;unit\u00e0 del mondo nella Societ\u00e0 delle Nazioni &#8211; si \u00e8 realizzato nei modi e nella forma che poteva realizzarsi in regime di propriet\u00e0 privata e nazionale:\u00a0<strong>nel monopolio del globo esercitato e sfruttato dagli anglosassoni<\/strong>.\u00a0<strong>La vita economica e politica degli Stati \u00e8 controllata strettamente dal capitalismo angloamericano<\/strong>. [&#8230;]\u00a0<strong>Lo Stato nazionale \u00e8 morto, diventando una sfera di influenza, un monopolio in mano a stranieri<\/strong>. Il mondo \u00e8 &#8220;unificato&#8221; nel senso che\u00a0<strong>si \u00e8 creata una gerarchia mondiale che tutto il mondo disciplina e controlla autoritariamente<\/strong>; \u00e8 avvenuta la concentrazione massima della propriet\u00e0 privata,\u00a0<strong>tutto il mondo \u00e8 un trust in mano di qualche decina di banchieri, armatori e industriali anglosassoni\u201d<\/strong>\u00a0(A. Gramsci, L&#8217;Ordine nuovo, cit. 227-28).<\/p>\n<p>(<em>A proposito: chi mi ritrova il commento, credo di Arturo, ove era riportato il discorso di Hitler sulla politica economica salariale legata alla sola crescita reale del prodotto e in condizioni di gold standard, cio\u00e8 dando priorit\u00e0 alle esportazioni?<\/em>)<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/09\/vademecum-per-la-difesa-della-sovranita.html\">http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/09\/vademecum-per-la-difesa-della-sovranita.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCIANO BARRA CARACCIOLO 1. La sovranit\u00e0 viene oggi strumentalmente intesa come un concetto negativo che nuocerebbe alla pace internazionale e alla &#8220;crescita&#8221;, che sorgerebbero esclusivamente, ci dicono, per effetto del liberoscambismo pi\u00f9 ampio possibile, cio\u00e8 globalizzato a seguito di scelte politiche istituzionali assunte, in base ad una legittimazione &#8220;occulta&#8221; ai pi\u00f9, da oligarchie sottratte ad ogni controllo democratico (anche solo formale-elettorale) e, peraltro, trasformate in leggi di diritto interno (di ratifica o &#8220;recepimento&#8221;, peraltro&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":17245,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/20140630125224viareggio1.flv.flv1_.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8TJ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34207"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34207"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34207\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34208,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34207\/revisions\/34208"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34207"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34207"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34207"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}