{"id":34215,"date":"2017-09-13T00:35:08","date_gmt":"2017-09-12T22:35:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34215"},"modified":"2017-09-28T18:48:22","modified_gmt":"2017-09-28T16:48:22","slug":"le-imprese-pubbliche-documento-per-lassemblea-nazionale-del-fsi-24-settembre-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34215","title":{"rendered":"Le imprese pubbliche (documento approvato dall\u2019Assemblea nazionale del FSI &#8211; 24 settembre 2017)"},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>LE IMPRESE PUBBLICHE<\/strong><\/h5>\n<p>INDICE<\/p>\n<p>PARTE PRIMA: ANALISI<\/p>\n<ol>\n<li>Premessa<br \/>\n1.a.\u00a0Complessit\u00e0 e vastit\u00e0 del tema<br \/>\n1.b.\u00a0Il ruolo dello Stato nell\u2019economia<\/li>\n<li>Lineamenti di storia dell\u2019Impresa pubblica in Italia<br \/>\n2.a.\u00a0La costituzione dell\u2019IRI durante il fascismo<br \/>\n2.b.\u00a0L\u2019Impresa pubblica nel dopoguerra<br \/>\n2.c.\u00a0L\u2019IRI del boom economico<br \/>\n2.d.\u00a0L\u2019IRI nella crisi petrolifera ed economica degli anni \u201870<br \/>\n2.e.\u00a0Le privatizzazioni<\/li>\n<li>Valutazioni dell\u2019agire dell\u2019Impresa pubblica<br \/>\n3.a. Occupazione<br \/>\n3.b.\u00a0Investimenti nel Sud<br \/>\n3.c.\u00a0Relazioni industriali<br \/>\n3.d.\u00a0Ricerca e sviluppo<br \/>\n3.e.\u00a0Mezzi finanziari<br \/>\n3.f.\u00a0Difesa dal capitale straniero e conseguenze fiscali<\/li>\n<\/ol>\n<p>PARTE SECONDA: PROPOSTE<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>PARTE PRIMA: L&#8217;ANALISI<\/strong><\/p>\n<p><strong>1.\u00a0Premessa<\/strong><\/p>\n<p><strong>1.a. Complessit\u00e0 e vastit\u00e0 del tema<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Affrontare il tema dell\u2019Impresa pubblica in Italia significa non solo fare i conti con un importante pezzo di storia della nostra nazione, ma rendere giustizia ai principi costituzionali, contenuti nella parte economica della nostra Carta fondamentale. Significa altres\u00ec rendere onore alle illuminate classi dirigenti, costituite da veri e propri eroi e martiri &#8211; uno per tutti, Enrico Mattei &#8211; che hanno saputo, nel corso della storia, impostare e dirigere un modello di economia che ha fatto scuola in tutto il mondo e che in molti hanno cercato di copiare, senza peraltro raggiungere i medesimi risultati. Parlare dell\u2019Impresa pubblica in Italia significa, in qualche modo, parlare dell\u2019Italia stessa, alla luce di ci\u00f2 che l\u2019Impresa pubblica ha rappresentato, soprattutto nell\u2019era Repubblicana.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La complessit\u00e0 e la vastit\u00e0 del tema, che abbraccia principalmente storia, economia e politica, consentono a questo documento di rappresentare solo il punto di partenza dello studio che le belle menti che animano il Fronte Sovranista Italiano dovranno coltivare negli anni a venire.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>1.b. Il ruolo dello Stato nell\u2019economia<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il punto fermo da cui partire \u00e8 senza dubbio rappresentato dall\u2019importanza che la Costituzione Repubblicana affida all\u2019agire pubblico. Negli artt. 41, 42 e 43 si consuma il dettato, oggi purtroppo disatteso, del primato dello Stato sull\u2019agire del privato. L\u2019utilit\u00e0 sociale non deve soccombere in alcun modo rispetto agli interessi privatistici, n\u00e9 come iniziativa economica, n\u00e9 come propriet\u00e0, sia essa immobiliare, agraria, ma soprattutto, come sottolinea l\u2019art. 43, dei mezzi di produzione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci\u00f2, quindi, di cui si pu\u00f2 discutere \u00e8 la forma che assume l\u2019iniziativa economica dello Stato, ma non la sostanza dell\u2019agire pubblico nell\u2019economia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Avremo quindi da scegliere tra Nazionalizzazione di un settore, come la storia italiana ha voluto nel 1962 per l\u2019energia elettrica costituendo l\u2019ENEL, oppure tra l\u2019agire dello Stato in forma di imprenditore, ben rappresentato, a diversi livelli, dalla cosiddetta \u201cFormula IRI\u201d, ma mai, come italiani rispettosi della propria Carta Costituzionale, si potr\u00e0 accettare che lo Stato venga messo da parte per far posto al capitale del privato cittadino senza anima e il pi\u00f9 delle volte senza patria, n\u00e9 bandiera.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Purtroppo, da pi\u00f9 di trenta anni ormai, una classe dirigente non all\u2019altezza del proprio compito, prona agli interessi di potenti gruppi internazionali, disattendendo completamente i principi costituzionali, ha distrutto il patrimonio industriale pubblico, messo in piedi con il talento e la dedizione di chi l\u2019ha preceduta e con la fatica degli italiani che hanno lavorato nelle imprese dell\u2019IRI e degli altri Enti ed aziende Pubbliche.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>2. Lineamenti di storia dell\u2019Impresa pubblica in Italia<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>2.a. La costituzione dell\u2019IRI durante il fascismo<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il discorso di Mussolini a Udine del 20 settembre 1922, nel quale l\u2019economia fascista si affidava al liberismo economico: \u201c<em>Vogliamo spogliare lo Stato da tutti i suoi attributi economici. Basta con lo Stato ferroviere, con lo Stato postino, con lo Stato assicuratore, basta con lo Stato esercente a spese di tutti i contribuenti italiani ed aggravante le esauste finanze dello Stato<\/em><i>\u201d,<\/i>\u00a0ha dovuto fare i conti con la crisi del 1929 e le sue conseguenze.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si pervenne cos\u00ec nei primi anni \u201830 alla costituzione dell\u2019IRI con lo scopo di salvare il settore bancario e industriale italiano, facendo intervenire lo Stato nell\u2019economia del Paese.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E cos\u00ec avvenne: si introdusse una rigorosa separazione tra credito ordinario e credito industriale, venne sbrogliata la matassa dei rapporti di debito e credito tra imprese, banche, Banca d\u2019Italia e Ministero del Tesoro. Le banche, spogliate dei pacchetti azionari delle imprese finanziarie e industriali, diventarono pubbliche entrando nel controllo azionario dell\u2019IRI. Per quanto riguarda l\u2019intervento nell\u2019industria, gi\u00e0 nel 1937 \u201c<em>l\u2019Italia poteva vantare lo Stato con maggiore propriet\u00e0 industriale in Europa dopo l\u2019Unione Sovietica<\/em><i>\u201d.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tale intervento pubblico, secondo i piani del fascismo, doveva essere temporaneo, ma con la legge del 1937, l\u2019IRI divenne ente permanente, anche e soprattutto in ragione dell\u2019intervento bellico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019IRI ebbe la fortuna di essere guidato da personalit\u00e0 eccellenti come Alberto Beneduce, Donato Menichella, Oscar Sinigaglia, Guglielmo Reiss Romoli e Raffaele Mattioli, molti dei quali sopravvissero all\u2019era fascista in ragione del loro valore umano.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>2.b. L\u2019Impresa pubblica nel dopoguerra<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019industria pubblica italiana usc\u00ec dal secondo conflitto mondiale praticamente distrutta: la capacit\u00e0 produttiva venne ridotta fino al 99% in alcuni settori. Gli impianti produttivi vennero bombardati dagli americani o smontati dai tedeschi e portati in Germania. La flotta della FinMare pass\u00f2 da 221 navi a 16.\u00a0\u00c8\u00a0stato stimato che i danni diretti causati dalla guerra all\u2019industria pubblica ammontino complessivamente a 12.000 miliardi.<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In questo scenario si inser\u00ec il dibattito, in seno alla commissione economica per l\u2019Assemblea Costituente, su cosa fare dell\u2019IRI e dell\u2019Impresa pubblica in generale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">I liberali che volevano disfarsi del \u201ccarrozzone pubblico\u201d vennero messi in minoranza e si decise di non liquidare la \u201ccreatura fascista\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La commissione economica per l\u2019Assemblea Costituente spinse per un efficace controllo istituzionale sulla gestione dell\u2019IRI, al quale si rispose in prima battuta nel 1948 con un nuovo statuto dell\u2019IRI nel quale si afferm\u00f2 che la missione dell\u2019Ente \u201c<em>\u00e8 quella di gestire le partecipazioni da esso possedute<\/em><i>\u201d,\u00a0<\/i>mentre riconobbe al Consiglio dei Ministri nella sua interezza la possibilit\u00e0 di \u201c<em>stabilire nell\u2019interesse pubblico l\u2019indirizzo generale delle attivit\u00e0 dell\u2019Istituto<\/em><i>\u201d.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel 1950 venne formata una commissione interministeriale presieduta da Ugo La Malfa che stabil\u00ec la necessit\u00e0 di un ministero delle Partecipazioni Statali; venne altres\u00ec stabilita una ripartizione organica delle responsabilit\u00e0: 1) responsabilit\u00e0 politica e di indirizzo e coordinamento economico finanziario generale attribuita al Ministero delle Partecipazioni Statali; 2) responsabilit\u00e0 di indirizzo tecnico, amministrativo e finanziario del complesso delle partecipazioni affidata all\u2019IRI; 3) responsabilit\u00e0 di indirizzo tecnico, amministrativo e finanziario del settore assegnata alle finanziarie; 4) responsabilit\u00e0 di gestione industriale affidata alle singole imprese pubbliche.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Un\u2019ulteriore commissione di studio presieduta dal democristiano Orio Giacchi stabil\u00ec che: \u201c<em>L\u2019IRI non \u00e8 pi\u00f9 un Ente con il solo scopo di gestire le partecipazioni e le attivit\u00e0 patrimoniali, ma un fautore dello sviluppo economico del paese, in vista del quale promuove nuove tecniche produttive, nuove forme nelle relazioni di lavoro, nuovi mezzi per l\u2019espansione del commercio estero, mentre si adopera per il progresso dell\u2019apparato produttivo del Mezzogiorno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Con la legge 1589 del 22 dicembre 1956 venne istituito il Ministero delle Partecipazioni Statali.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nell\u2019ambito del riordino istituzionale dell\u2019IRI, vennero costituite nuove finanziarie: Finmeccanica (1948), Finelettrica (1952), Fincantieri (1959) e nel 1953 vengono dati i natali all\u2019ENI.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In pochissimi anni lo Stato imprenditore incise nell\u2019economia nazionale per \u201c<em>l\u201980% nella produzione cantieristica, il 57% nella telefonia, il 45% nella siderurgia, dal 20 al 45% in diversi comparti della meccanica, il 25 % nelle intermediazioni bancarie e nell\u2019energia elettrica. Nel 1950 l\u2019IRI ha 220.000 dipendenti<\/em><i>\u201d.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Cos\u00ec facendo si crearono le condizioni per il miracolo economico italiano.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>2.c. L\u2019IRI del boom economico<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<em>Un turista straniero arriva in Italia con un aereo dell&#8217;Alitalia? \u00c8 la compagnia aerea dell&#8217;IRI. Sbarca a Genova da uno dei pi\u00f9 bei transatlantici del mondo come la Michelangelo, la Raffaello, la Cristoforo Colombo o la Leonardo da Vinci? Sono dell&#8217;IRI. Noleggia una macchina veloce ed elegante, come un\u2019Alfa Romeo? \u00c8 dell&#8217;IRI. Per uscire da Genova percorre la prima strada sopraelevata costruita in Italia? \u00c8 dell&#8217;IRI ed \u00e8 stata realizzata con l&#8217;acciaio della Finsider (IRI) e il cemento della Cementir (IRI). Uscito dalla citt\u00e0, prende un&#8217;autostrada della pi\u00f9 estesa rete esistente in Europa? \u00c8 dell&#8217;IRI. Si ferma per pranzare in un Autogrill? \u00c8 dell&#8217;IRI.<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Dopo pranzo telefona a qualcuno nella sua citt\u00e0 usando la prima teleselezione integrale del continente? \u00c8 una linea SIP, cio\u00e8 dell&#8217;IRI. Arrivato a destinazione deve cambiare della valuta? Va in una delle principali banche italiane (la Commerciale o il Banco di Roma o il Credito Italiano) \u00e8 anch&#8217;essa dell&#8217;IRI<\/em><i>&#8220;.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questo slogan coniato dal capo del servizio pubbliche relazioni dell\u2019IRI rende perfettamente l\u2019idea di cosa fosse diventata l\u2019Impresa pubblica, evidenziando la vastit\u00e0 dei suoi piani di intervento nell\u2019economia italiana.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il presidente dell\u2019IRI Petrilli in un discorso del 21 maggio 1963 afferma: \u201c<em>Il sistema delle partecipazioni statali ha condizionato la crescita del nostro sistema economico, incidendo sull\u2019offerta quantitativa e qualitativa di beni e servizi di importanza strategica, in termini di crescente produttivit\u00e0 e stimolandone la domanda in termini di riduzione dei prezzi<\/em><i>\u201d.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La \u201cformula IRI\u201d mette d\u2019accordo il pubblico e i piccoli risparmiatori: la\u00a0<em>holding\u00a0<\/em>capogruppo, l\u2019IRI, \u00e8 a totale partecipazione statale, mentre le finanziarie di settore e le centinaia di aziende da queste controllate sono societ\u00e0 per azioni, che vedono nel loro capitale la presenza di milioni di piccoli azionisti privati. Cos\u00ec ogni lira investita dallo Stato ne attira dieci investite dai privati, con un grandioso effetto di moltiplicatore di risorse per lo sviluppo dell\u2019industria e del risparmio nazionale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Lo scenario che si presenta nel trentennale dell\u2019IRI (1964) \u00e8 il seguente: Il gruppo controlla 130 aziende, ha 280.000 dipendenti, un fatturato di 25.600 miliardi, di cui poco meno di un decimo va all\u2019export; un programma di investimenti per il quadriennio 1963-1966 di 33.000 miliardi di cui il 40% destinato al mezzogiorno; un attivo di bilancio di gruppo che vede in utile tutte le aziende siderurgiche, quelle del settore telefonico, le banche, l\u2019Alitalia e alcune aziende minori; in leggera perdita sono solo le aziende meccaniche e quelle cantieristiche.<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel 1962 si giunge anche alla nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica costituendo l\u2019ENEL; un importante traguardo raggiunto dal governo di centro sinistra che Riccardo Lombardi commenta cos\u00ec:\u00a0<span style=\"color: #1d2129;\"><i>\u201c<\/i><em>Abbiamo gettato un bastone tra le ruote dell\u2019economia capitalistica<\/em><i>\u201d.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La nazionalizzazione comport\u00f2 il pagamento degli indennizzi ai soggetti privati e pubblici che operavano nel settore; l\u2019IRI ricevette indennizzi per le proprie aziende e li utilizz\u00f2, oltre che per rafforzare i settori in cui gi\u00e0 operava, per investire nel settore alimentare e nella grande distribuzione:\u00a0<i>\u201c<\/i><em>Il settore alimentare costituisce un caso interessante delle logiche operative adottate dalla finanziaria, e quello, forse, in cui \u00e8 meglio ravvisabile una strategia organica di sviluppo. In termini generali, investire nella modernizzazione di un settore che di avanzato aveva ben poco, intensificandone anche le spinte di integrazione a valle nel settore distributivo, non era errato. Il progredire della societ\u00e0 italiana sotto il profilo dei consumi aveva significato anche l\u2019affermazione di nuovi stili di acquisto, compreso l\u2019avvento di forme di grande distribuzione che si contrapponevano alla struttura sino a quel momento polverizzata del comparto; struttura che rifletteva anche una conformazione alquanto frammentata dal lato dell\u2019offerta, ove le iniziative pi\u00f9 rilevanti erano quasi tutte intraprese dal capitale estero, a testimonianza della scarsa forza competitiva delle imprese nazionali. La Sme, inoltre, faceva il proprio ingresso nel settore alimentare sulla base anche di un altro fattore, il medesimo che suscitava le attenzioni del capitale straniero, ovvero un\u2019apparente, diffusa debolezza del capitalismo familiare italiano, almeno di quello che popolava il comparto. Se si guarda alle acquisizioni effettuate dalla Sme sin dal principio, non si pu\u00f2 non cogliere questa funzione \u00absurrogatoria\u00bb. Il primo investimento rilevante \u00e8 del 1965, con l\u2019acquisizione del 7,5% del capitale della Cirio: all\u2019epoca ancora nelle mani dei discendenti del fondatore, l\u2019azienda richiedeva investimenti e ristrutturazioni per mantenersi competitiva, investimenti che gli azionisti privati non erano inclini a sostenere. La partecipazione Sme, giustificata anche dalla localizzazione prevalentemente meridionale delle strutture produttive dell\u2019azienda, crebbe progressivamente, sino a superare il 50% del capitale a inizio anni Settanta. Poco dopo la Cirio, nel 1968, \u00e8 la volta della Motta, che dalla morte del fondatore Angelo Motta, a inizio anni Cinquanta, era stata guidata da un fidato manager, Antonio Ferrante. Alla sua scomparsa, l\u2019assenza di un gruppo dirigente in grado di prendere le redini di quello che era col tempo divenuto uno dei principali gruppi italiani nel comparto dolciario e della distribuzione alimentare aveva creato le condizioni per un avvicendamento nella compagine azionaria. L\u2019acquisto, nel 1970, del 50% del capitale dell\u2019Alemagna fu poi volto ad impedire che quest\u2019ultima cadesse nelle mani di qualcuno dei gruppi stranieri che da tempo effettuavano acquisizioni, anche rilevanti, nel settore, come ad esempio nel caso della Barilla, finita in mani statunitensi nel 1970. Nel 1971 la Sme entr\u00f2 nella Star, questa volta in funzione di vero e proprio sostegno al capitale privato, dato che le redini dell\u2019azienda rimasero saldamente nelle mani della famiglia Fossati. Nel 1974 tocc\u00f2 all\u2019Alimont, societ\u00e0 del gruppo Montedison, al cui interno si trovava un marchio prestigioso come Pavesi. Parallelamente agli investimenti nelle strutture produttive, la finanziaria faceva ingresso nel settore della grande distribuzione, ancora agli inizi in un paese in cui il rapidissimo incremento nei consumi individuali era avvenuto, come si \u00e8 accennato, sulla base di un apparato distributivo in cui prevalevano i piccoli e piccolissimi esercizi. Nel 1966 la Sme rileva la Societ\u00e0 romana supermercati, fondata nel 1960 dallo stesso nucleo imprenditoriale che, associato a capitale statunitense, aveva dato origine qualche anno prima alla Supermarkets italiani, che si andava consolidando ed espandendo al Centro-Nord. Con l\u2019acquisizione della Motta, altri supermarket si aggiunsero a quelli della Romana, e il tutto conflu\u00ec nella Generale supermercati (GS). Contemporaneamente, il controllo su Motta, Alemagna e Pavesi port\u00f2 la Sme a restare l\u2019unico protagonista nella rete di distribuzione autostradale, presto riunita nella Autogrill Spa. La leva delle acquisizioni non solo consent\u00ec alla Sme di divenire in tempo brevissimo il principale gruppo alimentare del paese, e uno dei principali nella distribuzione, ma mise a disposizione del capitale pubblico anche una serie di spazi di manovra per l\u2019effettuazione di strategie d\u2019investimento nelle regioni meridionali, verso le quali vennero, infatti, indirizzati gli ampliamenti e le diversificazioni delle attivit\u00e0 delle societ\u00e0 acquisite<\/em><i>\u201d.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Alla fine degli anni \u201860 il disegno costituzionale che voleva il dirigismo economico dello Stato appariva compiuto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>2.d. L\u2019IRI nella crisi petrolifera ed economica degli anni \u201870<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Gli anni \u201870 si aprono con forti e diffuse crisi monetarie, dovute allo sganciamento del dollaro dal cambio aureo e con una crisi petrolifera senza precedenti, causata nel 1973 dalla guerra del Kippur.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sono anni difficili per l\u2019economia internazionale e le ripercussioni arrivano anche in Italia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si provvede a contrastare la congiuntura adottando politiche monetarie espansive<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a>\u00a0e procedendo tramite l\u2019IRI all\u2019acquisizione di aziende private in difficolt\u00e0 tramite le finanziarie Efim ed Egam. Questi ultimi interventi, necessari a sopperire all\u2019inadeguatezza del mercato e del capitale privato, che il pi\u00f9 delle volte esso stesso premeva per l\u2019intervento pubblico, erano volti a preservare l\u2019industria manifatturiera nazionale e, soprattutto l\u2019occupazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In effetti, la risposta alla crisi fu eccellente, considerato che i soli effetti furono trasmessi dall\u2019economia reale alla finanza, con l\u2019aumento dell\u2019inflazione per un periodo limitato all\u2019assorbimento dello shock esterno da parte del sistema.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sul finire degli anni \u201870 agli shock economici e monetari si aggiungono per\u00f2 quelli politici e giudiziari. Le dimissioni del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, l\u2019omicidio Moro e l\u2019ingresso dell\u2019Italia nello SME, sono alcuni degli episodi che segnano il cambio di passo della politica italiana e che vedono l\u2019inizio del progressivo e costante degrado della classe politica italiana, a cui per forza di cose consegue un decadimento delle figure ai vertici delle imprese pubbliche. Nel 1982 viene nominato Romano Prodi Presidente dell\u2019IRI: inizia la lunga agonia delle privatizzazioni.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>2.e. Le privatizzazioni<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Gli anni \u201880 si caratterizzano per un cambio di rotta nella politica industriale pubblica italiana. Le parole chiave risultano essere dismissioni e privatizzazioni. Si comincia nel 1986 con la (s)vendita della gloriosa Alfa Romeo alla FIAT.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il processo di Europeizzazione, che mira a far adottare agli stati membri regimi liberali, accelera il processo di privatizzazione. Emblematica risulta la pressione esercitata dal commissario europeo Karel Van Miert sulla questione debitoria dell\u2019Efim che si conclude con l\u2019accordo sottoscritto da Beniamino Andreatta nel 1993 che il giornale\u00a0<em>La Repubblica<\/em>\u00a0commenta cos\u00ec:<i>\u00a0\u201c<\/i><em>Bruxelles &#8220;VISTO che risultato? Una svolta per l\u2019economia italiana&#8221;. Queste parole ce le fa scivolare nell\u2019orecchio, tra due porte, visibilmente soddisfatto, il direttore generale della concorrenza alla Commissione della Cee, Claus Dieter Ehlermann, tedesco, considerato uno dei funzionari pi\u00f9 brillanti degli ottomila di Bruxelles. A cosa si riferisce? Alla conferma e ratifica definitiva dell\u2019accordo Andreatta-Van Miert sul futuro assetto azionario delle imprese pubbliche in Italia. Testo a prima vista astruso, che parla di &#8220;congelamento dei debiti&#8221;, art. 2362 del Codice civile, &#8220;monitoring a priori&#8221; e disposizioni del genere, ma che sotto questo linguaggio tecnico cela una novit\u00e0 quasi rivoluzionaria: il Governo italiano s\u2019\u00e8 impegnato a non essere mai pi\u00f9 in futuro proprietario esclusivo di alcuna impresa, e quindi non coprir\u00e0 pi\u00f9 con la sua garanzia illimitata i debiti delle imprese pubbliche. Finita per sempre l\u2019epoca in cui non soltanto l\u2019Efim ma anche l\u2019Iri o l\u2019Eni potevano raccogliere miliardi a volont\u00e0 sui mercati finanziari (nazionali ed anche internazionali) grazie alla garanzia dello Stato. Non solo: ma il governo si impegna tassativamente con la Cee a diminuire l\u2019indebitamento delle partecipazioni statali agli stessi livelli delle imprese private. Processo irreversibile Si capisce quindi perch\u00e9 Ehlermann parli di una svolta, ed il commissario europeo di nazionalit\u00e0 italiana, Raniero Vanni d&#8217; Archirafi, &#8211; con il linguaggio un po&#8217; aulico che come ex-diplomatico si porta dietro come una seconda pelle &#8211; abbia dichiarato: &#8220;Questo \u00e8 un caso che va al di l\u00e0 di un mero esame di conformit\u00e0 di un aiuto di Stato, per investire l\u2019insieme del processo di rinnovamento del sistema economico italiano, processo che alcuni arrivano a dichiarare rivoluzionario&#8221;. Ed abbia definito l\u2019accordo Andreatta-Van Miert come il segnale dello &#8220;smantellamento del sistema delle imprese pubbliche, che ha fatto il suo tempo&#8221;, aggiungendo: &#8220;Sono lieto che l\u2019approvazione finale dell\u2019accordo contribuisca a rendere questo processo irreversibile&#8221;. All\u2019inizio l\u2019accento era stato posto sui debiti dell\u2019Efim poich\u00e9 cos\u00ec dettava l\u2019urgenza e le banche premevano. Ma in definitiva questo caso Efim ha offerto l\u2019occasione per risolvere globalmente il problema delle partecipazioni statali e delle responsabilit\u00e0 dello Stato nei loro confronti, e per risolverlo in un senso liberale dando un taglio definitivo all\u2019assistenzialismo sistematico<\/em><i>\u201d.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ciampi, Andreatta, Monti, Prodi e Draghi, aiutati da altre figure minori, celebrano nel corso degli anni \u201890 il funerale della gloriosa Impresa pubblica italiana, al quale partecipa gran parte del popolo italiano istupidito da una propaganda martellante, che ha fatto perdere la memoria di ci\u00f2 che ha rappresentato l\u2019Impresa pubblica in Italia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Per dare la misura di come vennero condotte le privatizzazioni, si riporta un commento di Giuseppe De Rita risalente al febbraio 2006: \u201c<em>la STET \u00e8 stata venduta per 16mila miliardi con Ciampi ministro, Draghi direttore generale del Tesoro e Prodi Presidente del Consiglio: tre mostri sacri di cui oggi non si pu\u00f2 parlar male. Colaninno due anni dopo l\u2019ha pagata a debito 60mila miliardi e due anni dopo ancora lo stesso Colaninno ha rivenduto per 120mila miliardi a Tronchetti, che avendola pagata a debito oggi sta con l\u2019affanno perch\u00e9 pu\u00f2 solo ripagare i debiti<\/em><i>\u201d.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Al danno delle privatizzazioni si aggiunse la beffa delle svendite.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>3. Valutazioni dell\u2019agire dell\u2019Impresa pubblica<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>3.a. Occupazione<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<em>Oggi, a mio avviso, punto fondamentale di tutta l&#8217;azione di governo \u00e8 un solo problema: il riassorbimento della disoccupazione. \u00c8 indispensabile che l&#8217;Italia cessi di considerare una disgrazia nazionale l&#8217;eccesso di manodopera, che costituisce, invece, una forza economica di prim&#8217;ordine, assai pi\u00f9 importante delle miniere di ferro e di carbone che hanno gli altri Paesi; una manodopera abile, sobria, intelligente come la nostra rappresenta la fortuna di un Paese, ma bisogna saperla utilizzare e non sciupare come finora si \u00e8 fatto da noi<\/em><i>\u201d.<\/i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Queste parole, pronunciate nel giugno 1953 dal padre della siderurgia dell&#8217;IRI, Oscar Sinigaglia, rappresentano lo spirito con cui l\u2019Impresa pubblica ha affrontato la sfida del progresso sociale attraverso la creazione di nuova occupazione. L\u2019IRI nel 1978 arriva a dare lavoro a 534.200 italiani. Pi\u00f9 di mezzo milione di persone \u00e8 occupato direttamente nelle imprese pubbliche, La progressione di crescita occupazionale negli anni \u00e8 la seguente: 1960-1963 + 44,3%, di cui 12,1 al sud; 1964-1967 +8.1% di cui 7,1 al sud; 1968-1971 +84,3% di cui 39.6 al sud. Altro dato impressionante che spiega l\u2019importanza dell\u2019Impresa pubblica \u00e8 quello dell\u2019occupazione addizionale creata dall\u2019Impresa pubblica in riferimento al dato complessivo nazionale: ebbene l\u2019IRI nel quadriennio 1970-1974 ha creato, da solo, il 60% di occupazione in tutto il territorio nazionale.<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote13sym\" name=\"sdfootnote13anc\"><sup>13<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Guardando questi dati possiamo esprimere un giudizio positivo dell\u2019agire pubblico in relazione al perseguimento della piena occupazione e ci sentiamo di affermare che l\u2019IRI nel suo operato, ha reso onore al dettato dell\u2019art. 1 della nostra Costituzione: \u201c<em>l\u2019Italia \u00e8 una Repubblica democratica, fondata sul lavoro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>3.b. Investimenti nel Sud<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel dopoguerra il tema dello sviluppo del mezzogiorno entra nel vivo dell\u2019agenda politica. Viene costituito lo Svimez nel 1946 a cui fa seguito l\u2019istituzione della Cassa del mezzogiorno nel 1950, il cui obiettivo \u00e8 lo sviluppo delle infrastrutture nel mezzogiorno.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019IRI \u00e8 fin da subito impegnato con gli investimenti che vedono la creazione di nuovi poli industriali al sud, che tendono a crescere con il varo della legge 634 del 1957, la quale impone di collocare il 60% di nuovi investimenti e il 40% di quelli complessivi al sud.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Viene quindi costruito il quarto centro siderurgico a Taranto, lo stabilimento dell\u2019Alfasud a Pomigliano, gli impianti della Selenia (elettronico) in Campania, quelli della Sgs-Ates (microelettronico) in Sicilia e quelli della Sit-Siemens in Campania, Abruzzo e Puglia. Inoltre, come gi\u00e0 ricordato precedentemente, gli indennizzi ricavati dalla nazionalizzazione dell\u2019energia elettrica vengono investiti nel sud nel settore agroalimentare. I dipendenti del gruppo nelle regioni meridionali passano dalle 20.000 unit\u00e0 del dopoguerra alle 100.000 unit\u00e0 del 1970. Il PIL pro capite del mezzogiorno passa da 2860\u20ac del 1951 a 9691\u20ac del 1971. Il divario della produttivit\u00e0 si riduce dal 40% del 1957 al 25% del 1975. \u201c<em>Per la prima volta nella storia unitaria nazionale la differenza fra Centro-Nord e Mezzogiorno diminuisce considerevolmente, e in una fase di intenso sviluppo nazionale<\/em><i>\u201d.\u00a0<\/i><sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote14sym\" name=\"sdfootnote14anc\">14<\/a><\/sup><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>3.c. Relazioni industriali<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A seguito dell\u2019istituzione del Ministero delle Partecipazioni Statali viene creato l\u2019Intersind, l\u2019organismo rappresentativo delle imprese pubbliche nelle relazioni industriali con i sindacati. La cosa non viene digerita bene da Confindustria che teme un addolcimento delle relazioni industriali in favore dei lavoratori. Cosa che in effetti avvenne: grazie infatti alla \u201ccontrattazione articolata\u201d, un sistema capace di contemperare le esigenze del sindacalismo operaio con quelle della programmazione industriale, l\u2019Intersind conclude contratti nazionali avanzati che portano tra l\u2019altro alla progressiva eliminazione delle \u201cgabbie salariali\u201d. L\u2019Intersind viene definito non a caso da Confindustria \u201cl\u2019anello debole della catena\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Emblematica, perch\u00e9 traccia la linea dell\u2019agire pubblico, la dichiarazione del ministro del Lavoro, democristiano, Carlo Donat Cattin nel 1971: \u201c<em>Gli imprenditori devono prendere coscienza delle ragioni che provocano la conflittualit\u00e0 permanente e rendono poco credibile la loro azione nei confronti della controparte; si tratta in primo luogo dei modi con i quali \u00e8 stato esercitato per un secolo il potere imprenditoriale e in secondo luogo ad adattarsi al nuovo rapporto di forza che vede nelle grandi linee il rifiuto di una condizione di subalternit\u00e0<\/em><i>\u201d.<\/i><sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote15sym\" name=\"sdfootnote15anc\">15<\/a><\/sup><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>3.d. Ricerca e sviluppo<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il tema della ricerca e sviluppo viene coltivato dall\u2019impresa pubblica dopo il 1950.\u00a0\u00c8 ben chiaro ai manager delle aziende pubbliche che per crescere c\u2019\u00e8 bisogno anche di innovazione e l\u2019innovazione si ottiene tramite la ricerca. Vengono quindi finanziati studi che portano l\u2019IRI ad investire in nuovi campi come l\u2019elettronica, l\u2019informatica e l\u2019elettronucleare, ma non mancano i centri studi anche nei settori tradizionali come la siderurgia che nel 1973, nel CSM -Centro Sperimentale Metallurgico conta 200 ricercatori.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tale agire conduce le aziende dell\u2019IRI a ridurre dal 27% del 1966 all\u20198% del 1976 le spese per l\u2019importazione della tecnologia mediante le licenze.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>3.e. Mezzi finanziari<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019Impresa pubblica aveva principalmente 3 modi con cui poteva finanziarsi: il primo e il pi\u00f9 utilizzato era rappresentato dall\u2019emissione di obbligazioni convertibili in azioni con garanzia dello Stato; il secondo era rappresentato dal fondo di dotazione che rappresentava il contributo dello Stato come contro-prestazione agli oneri impropri cui doveva farsi carico l\u2019Impresa pubblica per perseguire gli obiettivi imposti dal governo e che esulavano dal carattere imprenditoriale del suo operare; il terzo era il ricorso al finanziamento bancario, usato molto di rado.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>3.f. Difesa dal capitale straniero e conseguenze fiscali<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Abbiamo visto come nel settore alimentare l\u2019intervento dello Stato abbia scongiurato l\u2019acquisizione delle aziende dal capitale straniero.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019impresa pubblica ha tra sue priorit\u00e0 quella della difesa dell\u2019industria nazionale. Difendersi dalle acquisizioni straniere significa principalmente preservare posti di lavoro e\u00a0<em>know-how<\/em><i>,\u00a0<\/i>ma significa anche trattenere gli utili in Italia e poterli tassare.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"JUSTIFY\"><strong>PARTE SECONDA: PROPOSTE<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le considerazioni sopra svolte ci conducono a ritenere che il modello dell\u2019Impresa pubblica italiana ha funzionato e si \u00e8 rivelato vincente nel periodo in cui la classe dirigente lo ha sostenuto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il dirigismo economico dello Stato, nella giusta combinazione tra soggetto monopolista e imprenditore in concorrenza con i privati, ha permesso di realizzare il principio contenuto al primo articolo della nostra Costituzione: \u201c<em>L\u2019Italia \u00e8 una repubblica democratica, fondata sul lavoro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il dirigismo economico dello Stato \u00e8 fondato sul lavoro e lo ha ampiamente dimostrato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00c8 per questo motivo che il FSI-Fronte Sovranista Italiano, intende attingere dalla storia dell\u2019Impresa pubblica italiana le proprie proposte di ricostruzione e potenziamento dell\u2019industria nazionale che verteranno quindi all\u2019applicazione dei principi Costituzionali e al ritorno al dirigismo economico dello Stato attraverso nazionalizzazioni di settori strategici, controllo diretto di aziende e partecipazione azionarie di minoranza in tutti i settori dell\u2019economia avendo cura alla ecosostenibilit\u00e0 del proprio agire.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Andrea Franceschelli per \u201cFronte Sovranista Italiano\u201d<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<hr \/>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p style=\"text-align: left;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Rosario Romeo &#8211; \u201cBreve storia della grande industria in Italia 1861-1961\u201d<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Carlo Troilo &#8211; \u201c1963 -1982 I venti anni che sconvolsero l\u2019IRI\u201d<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Ministero dell\u2019Industria e del Commercio &#8211; \u201cL\u2019Istituto per la ricostruzione industriale &#8211; IRI, vol. II, Progetti di riordinamento\u201d , Torino 1955, pag. 53 e seguenti<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Franco Amatori &#8211; \u201cStoria dell\u2019IRI 2. Il miracolo economico e il ruolo dell\u2019IRI\u201d pag.9<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Franco Schepis citato in Carlo Troilo &#8211; \u201c1963 -1982 I venti anni che sconvolsero l\u2019IRI\u201d pag. 100<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0G. Petrilli &#8211; \u201cLo Stato imprenditore: validit\u00e0 ed attualit\u00e0 di una formula, Bologna 1967 pag. 61 e seguenti.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Carlo Troilo &#8211; \u201c1963 -1982 I venti anni che sconvolsero l\u2019IRI\u201d pag 106<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Franco Amatori &#8211; \u201cStoria dell\u2019IRI 2. Il miracolo economico e il ruolo dell\u2019IRI\u201d pag.102<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\" style=\"text-align: left;\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Guido Carli &#8211;\u00a0<\/span><span style=\"color: #4b4b4b;\"><span style=\"font-size: small;\">&#8220;Considerazioni finali&#8221; per il 1971: &#8220;<em>Ci siamo posti e ci poniamo l&#8217; interrogativo se la Banca d&#8217; Italia avrebbe potuto o potrebbe rifiutare il finanziamento del disavanzo del settore pubblico astenendosi dall&#8217; esercitare la facolt\u00e0 attribuita dalla legge di acquistare titoli di Stato. Il rifiuto porrebbe lo Stato nella impossibilit\u00e0 di pagare stipendi ai pubblici dipendenti e pensioni alla generalit\u00e0 dei cittadini. Avrebbe l&#8217;apparenza di un atto di politica monetaria; nella sostanza sarebbe un atto sedizioso, al quale seguirebbe la paralisi delle istituzioni<\/em>&#8220;.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1993\/09\/24\/stato-padrone-solo-con-altri.htm\"><span style=\"color: #1155cc;\"><span style=\"font-size: small;\"><u>Http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1993\/09\/24\/stato-padrone-solo-con<\/u><\/span><\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1993\/09\/24\/stato-padrone-solo-con%20-altri.html\"><span style=\"color: #1155cc;\"><span style=\"font-size: small;\"><u>-con -altri.html<\/u><\/span><\/span><\/a><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Carlo Troilo &#8211; \u201c1963 -1982 I venti anni che sconvolsero l\u2019IRI\u201d pag 365<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\">12<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Carlo Troilo &#8211; \u201c1963 -1982 I venti anni che sconvolsero l\u2019IRI\u201d pag 106<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote13\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote13anc\" name=\"sdfootnote13sym\">13<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Carlo Troilo &#8211; \u201c1963 -1982 I venti anni che sconvolsero l\u2019IRI\u201d pag 208<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote14\" style=\"text-align: left;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote14anc\" name=\"sdfootnote14sym\">14<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Franco Amatori &#8211; \u201cStoria dell\u2019IRI 2. Il miracolo economico e il ruolo dell\u2019IRI\u201d pag.39<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote15\">\n<p style=\"text-align: left;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote15anc\" name=\"sdfootnote15sym\">15<\/a><span style=\"font-size: small;\">\u00a0Carlo Troilo &#8211; \u201c1963 -1982 I venti anni che sconvolsero l\u2019IRI\u201d pag 111<\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE IMPRESE PUBBLICHE INDICE PARTE PRIMA: ANALISI Premessa 1.a.\u00a0Complessit\u00e0 e vastit\u00e0 del tema 1.b.\u00a0Il ruolo dello Stato nell\u2019economia Lineamenti di storia dell\u2019Impresa pubblica in Italia 2.a.\u00a0La costituzione dell\u2019IRI durante il fascismo 2.b.\u00a0L\u2019Impresa pubblica nel dopoguerra 2.c.\u00a0L\u2019IRI del boom economico 2.d.\u00a0L\u2019IRI nella crisi petrolifera ed economica degli anni \u201870 2.e.\u00a0Le privatizzazioni Valutazioni dell\u2019agire dell\u2019Impresa pubblica 3.a. Occupazione 3.b.\u00a0Investimenti nel Sud 3.c.\u00a0Relazioni industriali 3.d.\u00a0Ricerca e sviluppo 3.e.\u00a0Mezzi finanziari 3.f.\u00a0Difesa dal capitale straniero e conseguenze fiscali PARTE SECONDA:&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":34216,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[48,6],"tags":[5817,2401,5831,729,5689,3532,46,47,3056,1048,2627,22,54,5819],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/iri.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8TR","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34215"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34215"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34215\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34829,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34215\/revisions\/34829"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34216"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34215"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34215"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34215"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}