{"id":3423,"date":"2011-05-08T13:48:35","date_gmt":"2011-05-08T13:48:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3423"},"modified":"2011-05-08T13:48:35","modified_gmt":"2011-05-08T13:48:35","slug":"archistar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=3423","title":{"rendered":"Archistar?"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font face=\"Calibri\">di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal\">Stefano Serafini<\/b> e <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal\">Eduardo Zarelli<\/b> <a href=\"http:\/\/www.ariannaeditrice.it\">Arianna Editrice<\/a><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font face=\"Calibri\">Fisico, matematico e urbanista di origini greche, professore all&rsquo;universit&agrave; del Texas a San Antonio, Nikos Angelos Sal&igrave;ngaros ci ha regalato nel volume <i>No alle archistar<\/i> un&rsquo;ampia e organica riflessione a pi&ugrave; voci su tematiche architettoniche. Le implicazioni del suo pensiero travalicano per&ograve; scopertamente l&rsquo;ambito disciplinare, e hanno una forte valenza filosofica, culturale e sociale. La tesi principe vuole che l&rsquo;urbanistica e l&rsquo;architettura oggi dominanti siano il frutto velenoso di una visione del mondo nichilista. Tale visione trionfa nelle archistar &ndash; Tschumi, Johnson, Eisenman, Gehry, Piano, Fuksas, Koolhaas, Liebeskind, Hadid&hellip; &ndash; nomi-marchio di un sistema globale di affari con copertura estetico-ideologica. Sono decenni che le forme apparentemente innovative e brillanti della loro perenne avanguardia, danarosa e politicamente foraggiata, calano come pezzi di tetrix sulle citt&agrave; dei cinque continenti. Ma a parte gli osanna di un&rsquo;elite mediatica sofisticata e socialmente uniformata, la reazione all&rsquo;empireo del design, modernista, postmodernista, decostruttivista, &egrave; di smarrimento, sempre pi&ugrave; spesso addirittura di rivolta. <o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font face=\"Calibri\">Secondo Salingaros e i suoi prestigiosi co-autori (tra questi citiamo il teorico del P2P Michel Bauwens), l&rsquo;architettura-mercato dalle forme inumane e radical-chic &egrave; l&rsquo;evoluzione finale, cio&egrave; la riduzione a strumento del post-capitale, di quelle visioni ideologiche ed elitarie che fin dagli anni &rsquo;20 spezzarono una millenaria alleanza del costruito con la natura. In pochi decenni l&rsquo;architettura di stampo occidentale, ormai globale, elimin&ograve; il confronto con l&rsquo;esigenza di vita autentica e coi bisogni degli uomini, fino a diventare mero luogo espressivo (in vendita) dell&rsquo;estro creativo dell&rsquo;architetto usato dal sistema. Se oggi le nostre citt&agrave; sono devastate dal traffico, dall&rsquo;inquinamento, dal brutto, persino dall&rsquo;assenza di quella funzionalit&agrave; che all&rsquo;inizio venne evocata per giustificare tanti scempi (Sullivan); se le citt&agrave; non soltanto non si integrano all&rsquo;ambiente naturale, ma scacciano ogni richiamo alle sue forme, alle quali sostituiscono presenze spaziali che fan sentire l&rsquo;uomo un numero insignificante e scollegato; se la medesima architettura pu&ograve; essere con indifferenza collocata a Dubai come a Milano; se dalla citt&agrave;, infine, viene voglia di scappare, perch&eacute; trovarvi il proprio benessere e la propria emancipazione &egrave; diventato impossibile, a meno di non essere una macchina&#8230; Se accade tutto questo, &egrave; tempo di accusare l&rsquo;autoreferenzialit&agrave; di un clan intellettuale (e i politici che gli corrono dietro): disdegnando l&rsquo;individuo, celebrando l&rsquo;insensato e osannando la tecnologia, essa sta concretizzando l&rsquo;anti-utopia nello spazio.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><br \/>\n\t<font face=\"Calibri\">Christopher Alexander afferma che &egrave; la visione del mondo meccanicista e cartesiana ad aver negato realt&agrave; alla bellezza, e dunque alla realizzazione di un&rsquo;architettura autentica. La modernit&agrave; va ripensata alla radice per riportare la citt&agrave; dell&rsquo;uomo fuori del circo infernale dello spettacolare, definito da Debord come l&rsquo;ultima sintesi del capitalismo. Non si tratta di un&rsquo;opinione intellettuale, ma di un malessere che sempre pi&ugrave; Autori hanno il coraggio di denunciare. Lo spazio umano &egrave; relazione, lo spazio sommamente umano della citt&agrave; relazione politica. La denuncia di Salingaros, amico e collaboratore di Alexander, espone dunque la velenosit&agrave; di un sistema suicida, che sta uccidendo la civilt&agrave; mentre finge di rappresentarne il progresso. La diagnosi &egrave; persino clinica in senso medico e psichiatrico, mostrando in che modo l&rsquo;architettura sadica (la definizione &egrave; di Tschumi), dominatrice delle relazioni, danneggi gli individui e i loro sistemi nervoso ed immunitario. <br style=\"mso-special-character: line-break\" \/><br \/>\n\t<br style=\"mso-special-character: line-break\" \/><br \/>\n\t<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font face=\"Calibri\">L&rsquo;alternativa &egrave; quella di un &laquo;arcaico futuro&raquo;, o meglio di un futuro possibile che abbiamo abbandonato inforcando un sentiero infernale. Fondato su una elementare attenzione all&rsquo;ordine biologico, fatto di buona matematica dello spazio, ricerca sperimentale, buon senso pratico e critico, &egrave; un metodo di progettazione rigoroso e innovativo. Il suo scopo &egrave; realizzare edifici e spazi non soltanto belli e funzionali, ma &ldquo;biofilici&rdquo;, cio&egrave; capaci di comporre le relazioni, di nutrire e agevolare la vita su tutti i livelli, anche neurobiologici. Ci&ograve; che definiamo &ldquo;brutto&rdquo;, denuncia l&#39;Autore, affatica il sistema cognitivo delle persone, ne sovraccarica i circuiti sensoriali a vuoto, dissocia le persone dal proprio ordine di natura e dagli altri uomini, le rende pi&ugrave; fragili e isolate, pi&ugrave; controllabili e bisognose: &laquo;Varie generazioni sono state costrette ad andare contro le loro esigenze naturali e istintive in un ambiente estraneo, dovendolo accettare come &ldquo;moderno&rdquo; e &ldquo;contemporaneo&rdquo;&hellip; Il risultato finale &egrave; una dissonanza cognitiva estesa, che confonde gli istinti delle persone al punto che diventano molto facili da manipolare.&raquo; <br style=\"mso-special-character: line-break\" \/><br \/>\n\t<br style=\"mso-special-character: line-break\" \/><br \/>\n\t<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font face=\"Calibri\">Gli fa eco, nell&rsquo;intervista contenuta nel volume, l&rsquo;architetto neo-tradizionale L&eacute;on Krier: &laquo;Il modernismo funziona attraverso diverse forme d&rsquo;alienazione, riducendo l&rsquo;autonomia personale, e dunque la capacit&agrave; di agire, lavorare&nbsp; e pensare come individui indipendenti. &Egrave; una forma di lavaggio del cervello radicale da cui pochi sono capaci di liberarsi. Milioni sono (stati) vittime di questo fascino tirannico, per&ograve; con ogni nuova generazione, la natura sembra produrre antidoti potenti contro le massicce aberrazioni del passato; &egrave; questa la mia speranza.&raquo; <br \/>\n\tLe forme biofiliche obbediscono invece a una geometria di sostegno allo spazio, rinforzano e sviluppano l&rsquo;ordine dal quale prendono corso (sia esso spaziale, economico, comunitario, sensoriale) e lo arricchiscono, con una ricaduta di diversi effetti benefici nel contesto. Vengono perci&ograve; avvertite dagli esseri umani come una realt&agrave; che stimola piacere, sentimenti di maggior consapevolezza, presenza, compiutezza, oltre ad essere funzionali e belle. Design, architettura e urbanistica debbono tornare a conformarsi alle leggi sottese agli organismi biologici e ai sistemi ecologici, come &egrave; avvenuto per millenni fino a poche generazioni fa, e ancora accade in certi ambienti informali nel terzo mondo, la cui armonia vitale raramente &egrave; stata raggiunta dall&rsquo;edilizia contemporanea.<br style=\"mso-special-character: line-break\" \/><br \/>\n\t<br style=\"mso-special-character: line-break\" \/><br \/>\n\t<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\"><font face=\"Calibri\">Sal&igrave;ngaros si batte per l&rsquo;autenticit&agrave;, un&rsquo;architettura aderente all&rsquo;ordine di natura e all&rsquo;antropologico, ma in termini molto concreti e operativi. L&rsquo;ipocrita ricorso alla retorica positiva e vitalistica fa infatti gi&agrave; parte dell&rsquo;armamentario propagandistico predisposto dalle PR del grande affare internazionale delle commesse pubbliche ed edilizie. La pubblicit&agrave; non si perita di appellarsi alla tradizione, alla creativit&agrave;, alla democrazia, all&rsquo;ecologia e alla libert&agrave; per spacciare l&rsquo;esatto contrario di questi valori, ad es. spacciando per &ldquo;verdi&rdquo; grattacieli energivori di dimensioni babeliche. Ultimamente si &egrave; assistito persino al penoso paradosso, da parte di alcuni protagonisti dell&rsquo;architettura patinata come Liebeskind, Portoghesi e Gregotti, di una mimesi delle stesse critiche che li hanno coinvolti.&nbsp; Per realizzare un progetto autentico e a misura d&rsquo;uomo bisogna invece rifuggire dalle grandi scale, dismettere i panni dello specialista, e per es. lavorare insieme al committente sul luogo dove sorger&agrave; l&rsquo;edificio, ad applicare l&rsquo;istinto&nbsp; per decidere dove disporre una finestra, o quali materiali utilizzare.<br style=\"mso-special-character: line-break\" \/><br \/>\n\t<br style=\"mso-special-character: line-break\" \/><br \/>\n\t<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 10pt; background: white; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto\"><font face=\"Calibri\"><span style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\">La proposta di Salingaros mette al centro dell&rsquo;euristica architettonica l&rsquo;uomo e la situazione concreti. Ci&ograve; contrasta l&rsquo;idolatria dell&rsquo;oggettivismo, della tecnica e dell&rsquo;universale che caratterizzano la deformazione della nostra civilt&agrave;; e da un punto di vista architettonico, l&rsquo;imperversare del vetro e dell&rsquo;acciaio, i pannelli preformati di liscio cemento che dominano ovunque e in ogni contesto culturale e paesaggistico. Progettare biofilia significa riacquistare individualmente l&rsquo;episteme scientifica, estetica, prassica, umana, per poter scegliere personalmente; &egrave; intraprendere un cammino umile e responsabile, possibile a tutti, che non si nasconde dietro l&rsquo;autorit&agrave; della conoscenza astratta e del profitto.<br \/>\n\tIl metodo proposto permette di realizzare edifici belli, funzionali, che agevolano la vita, connessi all&rsquo;uomo con i suoi bisogni e i suoi costumi. Esso ha gi&agrave; dato l&rsquo;avvio a un movimento dal basso che ha coinvolto in tutto il mondo architetti, committenti, piccole comunit&agrave;. L&rsquo;idea di rifiutare la societ&agrave; dello spettacolo in favore della vita ha coinvolto migliaia di persone, rendendo assai difficile mistificarlo nell&rsquo;ennesimo prodotto commerciale. Se &egrave; vero, citando Dostoevskij, che &laquo;la bellezza salver&agrave; il mondo&raquo;, c&#39;&eacute; sinceramente da augurarsi che questa mobilitazione cresca sempre pi&ugrave; rapida, come la dinamica di quelle belle onde che fanno respirare l&rsquo;Oceano.<\/p>\n<p>\t1&nbsp; Cf. ad es. Alessandra Cristofani, &laquo;Rivolta contro la chiesa-cubo di Fuksas&raquo;, La Stampa, 12\/05\/2009, p. 20; Anonimo, &laquo;L&rsquo;Aquila: &egrave; gi&agrave; rivolta contro le archistar&raquo;, Il Tempo, 14\/05\/2009, p. 2; Stefano Serafini, &laquo;San Pietroburgo sceglie Roma come modello&raquo;, Il Secolo d&rsquo;Italia, 17\/11\/2009, p. 8. Le archistar naturalmente non se ne stanno con le mani in mano; evitando accuratamente di rispondere ai lazzi e alle irritazioni popolari (&laquo;ignoranti&raquo;), da veri professionisti della comunicazione selezionano giornali e retorica &ldquo;progressisti&rdquo;, ad es. per accusare di scarsa democraticit&agrave; il principe Carlo, reo di aver convinto la famiglia reale del Qatar a preferire un edificio pi&ugrave; classico, invece di un mostro alla moda in acciaio e vetro, da realizzare a Londra accanto al Royal Hospital di Chelsea del celebre architetto seicentesco sir Christopher Wren, cf. Enrico Franceschini, &laquo;La rivolta degli archistar contro il principe Carlo&raquo;, La Repubblica, 20\/04\/2009, p. 31.<br \/>\n\t2&nbsp;&nbsp; Cos&igrave; per Portoghesi &laquo;Gli architetti dello star system, non guardano e non rispettano l&rsquo;ambiente&raquo;, per Gregotti la vera architettura deve tenere conto del contesto, mentre Liebeskind nega addirittura di essere un archistar, e sostiene che bellezza e funzionalit&agrave; debbano camminare insieme. <\/span><span lang=\"EN-US\" style=\"color: black; font-size: 12pt; mso-ansi-language: en-us; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it\">House, Living &amp; Business, nr. 1 (gennaio 2010 http:\/\/www.immobilia-re.eu\/)<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span lang=\"EN-US\" style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt; mso-ansi-language: en-us; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin\"><o:p><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Serafini e Eduardo Zarelli Arianna Editrice Fisico, matematico e urbanista di origini greche, professore all&rsquo;universit&agrave; del Texas a San Antonio, Nikos Angelos Sal&igrave;ngaros ci ha regalato nel volume No alle archistar un&rsquo;ampia e organica riflessione a pi&ugrave; voci su tematiche architettoniche. Le implicazioni del suo pensiero travalicano per&ograve; scopertamente l&rsquo;ambito disciplinare, e hanno una forte valenza filosofica, culturale e sociale. 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