{"id":34231,"date":"2017-09-15T09:00:20","date_gmt":"2017-09-15T07:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34231"},"modified":"2017-09-14T03:02:18","modified_gmt":"2017-09-14T01:02:18","slug":"i-trattati-e-leuro-producono-il-nuovo-nazionalismo-degli-stati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34231","title":{"rendered":"I trattati e l\u2019euro producono il nuovo nazionalismo degli stati\u00a0"},"content":{"rendered":"<h3>di SINISTRA IN RETE (Domenico Moro)<\/h3>\n<p>Relazione all\u2019incontro del 9 settembre a Roma \u201c<em>Unione europea, lavoro, democrazia, Contributi per il programma dell\u2019alternativa<\/em>\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories5\/Germ.AAA.jpg\" alt=\"Germ.AAA\" width=\"300\" height=\"299\" \/><\/p>\n<p>Spesso le critiche all\u2019Europa e le proposte di uscita dall\u2019euro sono accusate, prima ancora di essere economicamente irrealizzabili, di favorire lo sviluppo del nazionalismo. Eppure, sono proprio i trattati europei e il sistema dell\u2019euro ad aver contribuito in modo determinante allo sviluppo del nazionalismo e della xenofobia a livello di massa per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Quando parliamo di nazionalismo, per\u00f2, non bisogna intendere esclusivamente il senso comune diffuso o l\u2019ideologia nazionalistica dei partiti di estrema destra bens\u00ec un comportamento concreto \u2013 a livello politico e economico &#8211; dei singoli stati e dei singoli governi nazionali, che viene poco percepito, perch\u00e9 nascosto dietro una dichiarata ideologia cosmopolita e neoliberista.<\/p>\n<p>Il nazionalismo \u00e8 il prodotto dei vincoli alla spesa pubblica, dei cambi fissi, e dell\u2019autonomia della banca centrale europea, che hanno non solo accentuato gli effetti negativi della crisi sistemica capitalistica, ma hanno soprattutto creato o aumentato i divari tra stati e economie nazionali. Si \u00e8 creata una forbice, sempre pi\u00f9 larga, tra la Germania, favorita dall\u2019introduzione dell\u2019euro, e la maggior parte dei Paesi Uem, compresi Italia, Spagna e Francia. A essere messi in difficolt\u00e0 dall\u2019euro sono stati anche paesi che non hanno aderito all\u2019euro, tra i quali in primo luogo il Regno Unito.<\/p>\n<p>L\u2019aumento del divario tra Paesi europei, in particolare quelli appartenenti all\u2019area euro, \u00e8 testimoniato da vari indicatori. Ne citer\u00f2 solo alcuni. Tra 1997 e 2016, a prezzi costanti, il Pil pro-capite italiano passa da 25.500 euro a 25.900 (+1,6%), quello tedesco da 27.000 a 34.600 (+28,1%)<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"file:\/\/\/home\/tonino\/Scrivania\/Relazione%209%20settembre.html#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Un altro indicatore \u00e8 la formazione di capitale fisso, importante misuratore degli investimenti. Tra 2005 e 2013 mentre la Germania ha aumentato dell\u201911% il flusso di capitale fisso lordo, l\u2019Italia l\u2019ha diminuito del 23% e la Spagna del 31%<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"file:\/\/\/home\/tonino\/Scrivania\/Relazione%209%20settembre.html#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>. \u00c8 abbastanza facile rendersi conto di quanto l\u2019opposto andamento degli investimenti abbia allagato la forbice tra i vari Paesi in termini di domanda, occupazione, innovazione, e capacit\u00e0 produttiva interne.<\/p>\n<p>Infine l\u2019export, forse l\u2019indicatore pi\u00f9 significativo. Il saldo del commercio estero di beni e servizi della Germania, un Paese di 80 milioni di abitanti, ha superato in pi\u00f9 anni in valore assoluto quello della Cina, la cosiddetta fabbrica del mondo con 1,3 miliardi di abitanti. Nel 2016 il surplus tedesco ha raggiunto i 275 miliardi di dollari contro i 250 miliardi della Cina<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"file:\/\/\/home\/tonino\/Scrivania\/Relazione%209%20settembre.html#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>. Eppure, fino al 1998, quando si introducono i cambi fissi tra i Paesi destinati a aderire all\u2019euro, la Germania registrava o deficit o surplus commerciali limitati, molto al di sotto di quelli della Francia e soprattutto dell\u2019Italia. Tra 1991 e 2016 il surplus commerciale della Germania \u00e8 passato dal -0,5% al 7,6% sul Pil<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"file:\/\/\/home\/tonino\/Scrivania\/Relazione%209%20settembre.html#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>, mentre la Francia e il Regno Unito sono ancora in deficit (rispettivamente con il -1,7 e -1,9%) e l\u2019Italia e la Spagna sono ritornate in surplus solo da pochi anni, ma solamente aderendo al modello tedesco, e a seguito di una cura da cavallo che ha drasticamente ridotto la domanda interna, le importazioni e il costo del lavoro.<\/p>\n<p>La tendenza impressa dall\u2019euro e dai trattati \u00e8 quella a contrarre la domanda e il mercato domestici puntando su una economia a trazione export (nel 2016 l\u2019export ha pesato sul Pil tedesco quasi per la met\u00e0, il 46%), senza curarsi degli squilibri tra Paesi che crea. \u00c8 proprio la creazione o l\u2019aumento del divario tra paesi europei che, modificando i rapporti di forza a livello di stati e di capitali europei, aumenta l\u2019instabilit\u00e0 e la competizione tra stati nazionali che si scarica a livello internazionale.<\/p>\n<p>Un esempio da manuale \u00e8 la Francia, economicamente e militarmente sempre pi\u00f9 attiva in Medio Oriente e nell\u2019Africa Sub-sahariana, in opposizione diretta all\u2019Italia in Libia (dove \u00e8 stata determinate nel sostenere la rivolta contro Gheddafi e l\u2019intervento militare occidentale) e in altri Paesi del Nord Africa. Il rinnovato interventismo estero europeo, e la competizione tra stati e capitali dei principali Paesi Ue, \u00e8 collegata alla decadenza economica e alla contrazione del mercato domestico che spinge verso l\u2019espansione estera, riproducendo, pur in altre forme, meccanismi assimilabili a quelli dell\u2019epoca imperialistica precedente alla Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Contrariamente a quanto sostenevano gli estensori del manifesto di Ventotene, il nazionalismo oggi non nasce dalla sovranit\u00e0 economica nazionale, allora individuata come nemico principale da combattere mediante l\u2019europeismo. In economie globalizzate e non autarchiche \u00e8 proprio la crisi della sovranit\u00e0 a incentivare quella competizione che alimenta di nuovo comportamenti aggressivi e nazionalistici da parte degli stati. Ed \u00e8 l\u2019austerity e il depotenziamento dei meccanismi democratici tradizionali a espellere milioni di europei prima dalla vita lavorativa attiva e conseguentemente dalla partecipazione politica, creando le basi per l\u2019astensionismo, per lo sviluppo di partiti di estrema destra e per la guerra tra poveri \u2013 tra indigeni e immigrati &#8211; per la spartizione di risorse sempre pi\u00f9 scarse.<\/p>\n<p>Ma di quale sovranit\u00e0 stiamo parlando? Non di una generica sovranit\u00e0 nazionale, bens\u00ec di una sovranit\u00e0 popolare e democratica, che non pu\u00f2 essere in alcun modo confusa con il nazionalismo, tantomeno con quello degli anni \u201830. Infatti, l\u2019Europa non conculca bens\u00ec rafforza il potere degli esecutivi nazionali nei confronti del Parlamento, contribuendo a quella trasformazione che Giorgio Agamben ha definito passaggio dalla democrazia parlamentare alla democrazia governamentale<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"file:\/\/\/home\/tonino\/Scrivania\/Relazione%209%20settembre.html#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Si potrebbe anche definire passaggio alla democrazia oligarchica, con un ossimoro, in quanto i trattati e il sistema dell\u2019euro sono direttamente funzionali alla riorganizzazione dell\u2019accumulazione capitalistica guidata dall\u2019\u00e9lite industriale e bancaria, non solo tedesca, in una fase storica globalizzata. Sono una leva formidabile per realizzare la compressione del salario e del welfare e l\u2019eliminazione di capacit\u00e0 produttiva ridondante. Soprattutto sono lo strumento fondamentale, ancor pi\u00f9 delle leggi elettorali maggioritarie, per bypassare ogni resistenza popolare e sindacale alle controriforme, dalle pensioni al mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Il no alla riforma costituzionale \u00e8 stato certo un risultato importante, ma in realt\u00e0 il contenuto e la forma stessa della Costituzione sono gi\u00e0 ampiamente conculcati dall\u2019Europa e dall\u2019Euro. Non solo l\u2019introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione ma in generale i vincoli di bilancio dei trattati e la sottrazione del controllo della moneta al livello nazionale privano la Costituzione di ogni possibilit\u00e0 di attuazione pratica. Dunque, non \u00e8 possibile pensare, pi\u00f9 che a una difesa, a un rilancio realistico della Costituzione se non collegandolo alla lotta contro questa Europa, per il superamento dei trattati e della gabbia dell\u2019euro.<\/p>\n<p>In particolare, come ormai diverse forze politiche di sinistra in tutta Europa hanno ormai preso consapevolezza, dalla France insoumise di Melanchon al Partito comunista spagnolo, non si pu\u00f2 prescindere da un cosiddetto piano B, che prenda in considerazione l\u2019uscita dall\u2019euro. L\u2019uscita dall\u2019euro \u00e8 una condizione necessaria a ristabilire condizioni di lotta praticabili per il lavoro salariato, sebbene non sufficiente. L\u2019uscita dall\u2019euro non risolve certo tutti i problemi, n\u00e9 \u00e8 facile e indolore da attuare. Ma, continuando cos\u00ec ci si consegna all\u2019impotenza e all\u2019irrilevanza. Semmai il problema \u00e8 il come e non il se superare la gabbia dell\u2019euro. Su questo andrebbe concentrata l\u2019attenzione.<\/p>\n<p>Oggi, prima di definire alleanze o cartelli elettorali e evitando sia gli errori politicisti del passato sia di concentrarsi su programmi ridotti a inutili liste della spesa, bisogna chiarirsi bene sull\u2019orientamento generale che si vuole assumere. A questo scopo, l\u2019elaborazione di una posizione chiara sulla questione dei trattati e dell\u2019euro \u00e8 centrale e ineludibile per definire un posizionamento politico complessivamente adeguato alla situazione storica e sociale attuale.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/10535-domenico-moro-i-trattati-e-l-euro-producono-il-nuovo-nazionalismo-degli-stati.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/europa\/10535-domenico-moro-i-trattati-e-l-euro-producono-il-nuovo-nazionalismo-degli-stati.html<\/a><\/p>\n<hr \/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Domenico Moro) Relazione all\u2019incontro del 9 settembre a Roma \u201cUnione europea, lavoro, democrazia, Contributi per il programma dell\u2019alternativa\u201d Spesso le critiche all\u2019Europa e le proposte di uscita dall\u2019euro sono accusate, prima ancora di essere economicamente irrealizzabili, di favorire lo sviluppo del nazionalismo. 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