{"id":34232,"date":"2017-09-14T10:11:03","date_gmt":"2017-09-14T08:11:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34232"},"modified":"2017-09-13T23:13:20","modified_gmt":"2017-09-13T21:13:20","slug":"logistica-le-nuove-catene-dello-sfruttamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34232","title":{"rendered":"Logistica, le nuove catene dello sfruttamento"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MEGACHIP (Simone Fana)<\/strong><\/p>\n<p><em>La logistica \u00e8 uno specchio perfetto dei processi di frantumazione che attraversano il mondo del lavoro.<\/em><\/p>\n<p>La cronaca degli ultimi mesi \u00e8 costellata da storie di ordinario sfruttamento del lavoro, che si diffondono in forme capillari lungo le nuove filiere della produzione materiale e immateriale. In questo scenario, il settore della logistica diviene il nodo fisico e simbolico di una trasformazione pi\u00f9 ampia che attiene alle strutture regolative e ai rapporti che queste intrattengono con l\u2019intero assetto sociale e produttivo. In una formula particolarmente felice, la logistica \u00e8 stata definita\u00a0<em>the physical internet,\u00a0<\/em>ossia una gigantesca rete che integra la dimensione della produzione globale con la sfera del consumo. Dai grandi mari internazionali sino alle infrastrutture via terra, la circolazione delle merci, il loro stoccaggio e la distribuzione delle stesse si articola sull\u2019organizzazione di una catena logistica mondiale. In questa centralit\u00e0 si riconoscono i temi di fondo che interrogano la forma e i processi di globalizzazione, dalla disarticolazione e ricomposizione dei luoghi della sovranit\u00e0 politico- statuale sino alla natura dei flussi migratori nella divisione internazionale del lavoro. Fare i conti con il settore della logistica significa, parafrasando Wallerstein, fare i conti con il sistema mondo, collocando lo sguardo oltre i confini ristretti in cui si dimena la discussione politica italiana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I conflitti che hanno attraversato il nostro paese, dalla vicenda Almaviva, sino allo sciopero dei riders di Foodora, per passare dalle lotte condotte dai lavoratori di Coca Cola e di Hitachi, allo sciopero che ha visto protagonisti i facchini dello stabilimento della Composad a Viadana delineano tratti comuni di una nuova organizzazione del lavoro. La frammentazione del ciclo produttivo, il ricorso al sistema degli appalti, la pronunciata intensificazione dei ritmi concorrono ad alimentare il tasso di conflittualit\u00e0 dei lavoratori e a generare processi di mobilitazione. Tuttavia, la natura frammentata, policentrica e la nuova composizione sociale che vede protagonisti in misura prevalente lavoratori migranti, spiega in parte la difficolt\u00e0 delle organizzazioni sindacali e dei partiti ad individuare uno sbocco politico alle lotte. Ma al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0 oggettive, legate alla fuoriuscita dei conflitti dalla dimensione del \u201ccontratto\u201d, ovvero dalle forme tradizionali di regolazione dei rapporti di lavoro, si riscontrano limiti soggettivi di lettura dei processi in corso e l\u2019individuazione di strumenti di rappresentanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In prima battuta occorre riportare lo sguardo sull\u2019intersezione tra la dimensione reticolare del conflitto nella filiera produttiva con la sfera verticale, collocandola nella gerarchia dei processi di divisione internazionale del lavoro. I lavoratori che operano nella filiera logistica sono inseriti in un\u2019organizzazione del lavoro caratterizzata dalla scomposizione sempre pi\u00f9 parcellizzata del ciclo produttivo, i cui ritmi sono segnati dall\u2019andamento dell\u2019accumulazione del capitale globale. Un esempio di questo fenomeno \u00e8 visibile tra gli operatori che lavorano nelle attivit\u00e0 marittime portuali. I porti sono i nodi strategici della circolazione delle merci, terminali di collegamento dei flussi globali e luoghi di intersezione tra i mercati internazionali e le economie locali. In questo scenario, il lavoro portuale specie quello collegato alla movimentazione delle merci \u00e8 diretto dai ritmi impressi dagli scambi commerciali. Le attivit\u00e0 di carico e scarico diventano intimamente dipendenti dalle fluttuazioni del ciclo economico, dalle fasi di accelerazione e decelerazione del mercato mondiale. Dentro questo contesto si inserisce la pervasivit\u00e0 di un modello di organizzazione del lavoro, segnato dall\u2019intermittenza della domanda di lavoro e dalla funzione esercitata dal lavoro somministrato, come schema di reclutamento della forza lavoro. Il ricorso al massimo di flessibilit\u00e0 nell\u2019organizzazione del lavoro \u00e8 funzionale a rispondere ai ritmi imposti dalle grandi corporations che governano la catena logistica. L\u2019utilizzo costante di straordinari, l\u2019istituzionalizzazione di forme di mediazione tra domanda e offerta di lavoro dentro l\u2019organizzazione delle attivit\u00e0 marittime portuali fotografano il legame profondo tra la dinamica del capitalismo globale e la dimensione del mercato del lavoro. La logistica assume quindi una funzione paradigmatica della fase attuale del processo di globalizzazione, addensando al suo interno le contraddizioni di una fase dello sviluppo capitalistico e aprendo al contempo nuovi terreni di conflitto. Tuttavia, la direzione dei processi di estrazione del valore nella catena della logistica non avviene in un vuoto dell\u2019iniziativa politico-statuale. Lo stato e le istituzioni deputati alla direzione politica dei processi economici non scompaiono, continuando a svolgere una funzione dirimente nell\u2019orientare la collocazione strategica dei territori nei flussi globali. Assumendo la logistica non semplicemente come settore produttivo, ma come ambito di analisi su cui collocare le trasformazioni nell\u2019assetto economico e politico, \u00e8 possibile intuire i mutamenti che avvengono nelle relazioni tra le economie capitalistiche e i rapporti di potere su scala internazionale. Spostando lo sguardo sull\u2019economia nazionale \u00e8 possibile notare come l\u2019abbandono di una politica industriale orientata a rafforzare il tessuto produttivo abbia condizionato la collocazione subalterna e ancillare del sistema portuale marittimo italiano sul mercato internazionale. Il tentativo condotto dalle classi dirigenti del nostro paese negli ultimi decenni di favorire una transizione della nostra struttura socio-economica, da una crescita trainata dai salari ad uno sviluppo dipendente dalla domanda estera, ha indebolito il ruolo strategico del nostro paese. Le vicende che in questi anni stanno interessando il sito produttivo di Piombino e le attivit\u00e0 del porto di Livorno dimostrano una tendenza a rescindere il rapporto virtuoso tra economia e territorio, abbandonando lo spazio nazionale all\u2019afflusso di capitali stranieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo schema si colloca la disarticolazione dell\u2019organizzazione della produzione che accompagna intere fette dell\u2019apparato produttivo italiano. La centralit\u00e0 delle multinazionali nella frammentazione degli assetti territoriali \u00e8 evidente nei casi che hanno riguardato le lotte dei facchini di Amazon a Piacenza o ancora le mobilitazioni dei lavoratori dello stabilimento Coca Cola di Nogara o Hitachi di Napoli. Questi conflitti esprimono una contraddizione che vive nello sviluppo del capitalismo globalizzato, in cui la concentrazione del potere economico e finanziario a monte della catena di comando convive con la frantumazione a valle dei processi di lavoro. Alla rapida ascesa degli oligopoli nel mercato internazionale si accompagna la disarticolazione della filiera produttiva, in cui il ciclo di accumulazione capitalistico scarica le tensioni sulle periferie del modello produttivo. Quello che sta avvenendo \u00e8 una vera e propria rivoluzione della geografia produttiva, un fenomeno che presenta particolare interesse nei contesti socio-economici in cui trovava ampia diffusione il sistema delle piccole imprese organizzate su distretti industriali.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/5-il-lavoro-ai-confini-delleuropa\/#_ftn3\">Recenti studi<\/a>\u00a0sull\u2019impatto dei grandi marchi internazionali negli assetti produttivi locali dimostrano come gli ecosistemi territoriali abbiano mutato pelle, divenendo un\u2019infrastruttura mobile, funzionale a dare piena agibilit\u00e0 al ciclo di accumulazione dei grandi gruppi multinazionali. In questa dinamica si esprimono due processi apparentemente contraddittori: da una parte l\u2019espulsione di imprese localizzate sul territorio e il conseguente processo di proletarizzazione della forza lavoro; dall\u2019altra l\u2019ingresso di nuovi aggregazioni produttive che si situano dentro un\u2019organizzazione della produzione sensibile alla competizione di prezzo. L\u2019avvento di cooperative di subfornitura, che operano in specifici segmenti del processo di lavoro o la nascita di nuove imprese a capitale straniero si collocano dentro queste trasformazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In questo scenario il ricorso alle piattaforme digitali e l\u2019introduzione di nuove tecnologie di gestione dei processi di lavoro amplifica la tendenza delle grandi compagnie mondiali ad eludere le forme tradizionali di controllo sull\u2019organizzazione del lavoro. L\u2019uso dei dispositivi digitali sostituisce i meccanismi tradizionali di comando sulla forza lavoro, valorizzando una separazione tra lavoro e impresa e indebolendo i meccanismi tradizionali di rappresentanza del conflitto capitale-lavoro. Tuttavia, la presunta neutralit\u00e0 di questi processi viene costantemente smascherata dalla moltiplicazione delle mobilitazioni che interessano intere fasce di lavoratori che operano nella c.d. \u201ceconomia dei lavoretti\u201d. La mobilitazione che ha visto solo qualche giorno fa protagonisti i fattorini di Deliveroo a Milano ne \u00e8 una conferma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di spezzare la catena di sfruttamento che coinvolge interi segmenti della forza lavoro non pu\u00f2 che avvenire in uno schema in cui le mobilitazioni dal basso si inseriscano in un\u2019azione politica nell\u2019alto, capace non solo di dare supporto alle lotte ma di inserirle dentro un progetto politico di trasformazione dello spazio economico e produttivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Questa riflessione si situa nei quattro giorni di riflessione nelle giornate di incontri, riflessioni e approfondimenti organizzate da Proxima a Torino,\u00a0<\/strong>in occasione delle giornate del G7 su impresa, lavoro e scienza a Torino (24 settembre-1 ottobre). Giornate in cui il lavoro e le sue trasformazioni saranno al centro del dibattito, che coinvolger\u00e0 ospiti nazionali e internazionali, sindacalisti, militanti della sinistra italiana ed europea, ma soprattutto i lavoratori che da troppo tempo sono ai margini della vita pubblica di questo paese. I protagonisti saranno loro.<\/p>\n<p>Ci saranno inoltre rappresentanze dei principali movimenti europei che stanno costruendo un argine alle politiche liberiste, da Podemos a France Insoumise. Per quattro giorni ci troveremo in un luogo simbolo della citt\u00e0, da troppo tempo spento: i Murazzi. Uno spazio aperto, popolare, dove tutti e tutte possono riunirsi senza limiti e senza barriere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Link articolo:<\/strong>\u00a0<a title=\"Logistica, le nuove catene dello sfruttamento\" href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/logistica-le-nuove-catene-dello-sfruttamento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Logistica, le nuove catene dello sfruttamento<\/a><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/fondata-sul-lavoro\/articolo\/2011232\/logistica-le-nuove-catene-dello-sfruttamento.html\">http:\/\/megachip.globalist.it\/fondata-sul-lavoro\/articolo\/2011232\/logistica-le-nuove-catene-dello-sfruttamento.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Simone Fana) La logistica \u00e8 uno specchio perfetto dei processi di frantumazione che attraversano il mondo del lavoro. 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