{"id":34345,"date":"2017-09-16T10:19:24","date_gmt":"2017-09-16T08:19:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34345"},"modified":"2017-09-15T23:23:02","modified_gmt":"2017-09-15T21:23:02","slug":"geopolitica-degli-stati-disagiati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34345","title":{"rendered":"Geopolitica degli stati disagiati"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Renato F. Rallo)<\/strong><\/p>\n<p><em>Intervista a Chandran Nair, uno dei personaggi pi\u00f9 rivoluzionari dell&#8217;economia del Sud-Est Asiatico.<\/em><\/p>\n<p><strong>Uno dei grandi problemi del terzo mondo \u00e8 quello dei ceti pi\u00f9 colti e preparati che si trasferiscono all\u2019estero. Invece di aiutare il loro paese a crescere lo abbandonano, spesso lo tradiscono. Io preferisco essere un cittadino di prima classe in un paese del terzo mondo, piuttosto che essere un ospite di terza classe nel primo mondo.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Esordisce cos\u00ec Chandran Nair, prima ancora di entrare in aula, parlando con alcuni studenti in corridoio. Nato in Malesia, ingegnere bio-chimico di formazione, nel 2004 ha fondato il think tank\u00a0<a href=\"http:\/\/www.global-inst.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\"><em>Global Institute For Tomorrow<\/em>\u00a0(GIFT)<\/a>. L\u2019obiettivo dell\u2019istituto \u00e8 fornire al Sud-Est asiatico un modello di sviluppo indipendente dall\u2019occidente, a partire dalla formazione dei giovani. Nair fa parte del World Economic Forum, parla all\u2019Onu, scrive spesso su Guardian, Financial Times, New York Times. Parole chiave: sostenibilit\u00e0 ambientale, redistribuzione delle risorse, bilanciamento degli equilibri internazionali.<\/p>\n<blockquote><p><em>Partiamo dalla sostenibilit\u00e0 ambientale. Quali saranno le sfide maggiori per i paesi in via di sviluppo?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Sar\u00e0 molto dura. Se la gestione delle loro economie nei prossimi anni andr\u00e0 bene, la grande domanda da un punto di vista ambientale sar\u00e0\u00a0<strong>\u201ccome garantire l\u2019accesso diffuso ai servizi di base senza distruggere il pianeta?\u201d<\/strong>\u00a0Se vogliamo garantire il diritto ad un\u2019abitazione dignitosa, pi\u00f9 di 3 miliardi di asiatici avranno bisogno di case migliori. Stiamo parlando di milioni\u00a0di edifici nuovi. Mattoni, cemento, acciaio: sar\u00e0 difficile far quadrare i conti. E queste persone avranno anche bisogno di un lavoro. \u00c8 una sfida enorme, e bisogna capire come affrontarla. Per ora i paesi in via di sviluppo hanno come unico modello la crescita e il consumismo occidentali. Ma difficilmente sar\u00e0 possibile considerando i limiti del pianeta. Dal mio punto di vista lo Stato sar\u00e0 uno strumento fondamentale per regolare il libero mercato.\u00a0<strong>Dobbiamo ridefinire il concetto di \u2018prosperit\u00e0\u2019, che non significa \u2018come diventare ricchi\u2019, ma come garantire a tutti l\u2019accesso ai servizi di base.<\/strong>\u00a0\u00c8 un modo politico totalmente nuovo di affrontare la sostenibilit\u00e0, e il sistema \u201cdemocratico\u201d non lo permette, quindi siamo di fronte a un dilemma.<\/p>\n<blockquote><p><em>In che senso?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Nelle democrazie liberali, l\u2019individuo \u00e8 il re. Tutti devono avere il diritto di diventare miliardari.<\/strong>\u00a0E diventare miliardari permette \u2013 anzi richiede \u2013 eccessi che non saranno pi\u00f9 possibili in futuro, per la scarsit\u00e0 di risorse. Quindi lo Stato deve mettere delle restrizioni. Le democrazie liberali non funzionano: per la struttura del sistema elettorale, i leader che vogliono rimanere al potere non possono fare piani a lungo termine.\u00a0<strong>Nei paesi in via di sviluppo, invece, avremo bisogno di regole molto severe per proteggere gli interessi della maggioranza piuttosto che quelli di alcuni singoli.<\/strong>\u00a0In Cina, ad esempio, la popolazione ha accettato il modo in cui vengono prese le decisioni, cio\u00e8 nell\u2019interesse del bene comune. L\u2019India \u00e8 pi\u00f9 liberale, e secondo me avr\u00e0 molti pi\u00f9 problemi nel raggiungere traguardi reali di sostenibilit\u00e0 ambientale.<\/p>\n<blockquote><p><em>E per i paesi sviluppati?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Per loro il problema sar\u00e0\u00a0<strong>come adattarsi ad un nuovo mondo, dove non sei pi\u00f9 il numero 1 o 2, non controlli pi\u00f9 l\u2019ordine globale, non scrivi le regole, e le risorse non sono gratuite come ai tempi delle colonie.<\/strong>\u00a0Come convivere con 4-5 miliardi di persone che nel giro di una generazione vorranno le stesse cose che vuoi tu. Qualcosa dovr\u00e0 cambiare, e il cambiamento sar\u00e0 drastico.\u00a0<strong>Una via possibile \u00e8 la \u2018prosperit\u00e0 moderata\u2019, ma i politici e i manager occidentali non ne vogliono sentir parlare.<\/strong>\u00a0Io invece credo che l\u2019Europa in particolare riuscir\u00e0 ad adattarsi. Tecnicamente pu\u00f2 sfamarsi con i frutti del suo territorio, ha acqua a sufficienza, la popolazione \u00e8 limitata. Essendo una civilt\u00e0 antichissima, credo abbia anche gli strumenti culturali per adattarsi al cambiamento. Potr\u00e0 ancora rappresentare una societ\u00e0 molto avanzata, anche quando non sar\u00e0 pi\u00f9 il continente\u00a0economicamente pi\u00f9 ricco.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/5_CL2imxmeE?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<h5><em>Nair a TEDx:\u00a0<\/em><em>Il caos dei modelli economici basati sul consumo<\/em><\/h5>\n<blockquote><p><em>Passiamo al piano del lavoro. Cosa pensi delle sfide poste da tecnologia e automatizzazione, e della loro influenza sul lavoro.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Chi detiene i mezzi di produzione, chi oggi \u00e8 al vertice del sistema capitalista, \u00e8 molto affascinato dall\u2019intelligenza artificiale e dai robot<\/strong>, perch\u00e9 misura la produttivit\u00e0 secondo il classico \u2013 vecchio \u2013 schema economico: come fare pi\u00f9 cose, pi\u00f9 velocemente, con meno costi di manodopera e senza curarsi delle conseguenze esterne. Questa visione complica la grande sfida dei governi asiatici, cio\u00e8 quella di garantire un\u2019utilit\u00e0 sociale ai loro cittadini. Perch\u00e9 un paese pieno di gente come la Cina, o l\u2019India, dovrebbe volere dei robot? Il reddito universale di cittadinanza da noi non arriver\u00e0, almeno in un futuro prossimo. E allora chi avr\u00e0 i soldi per comprare i prodotti fatti dai robot? C\u2019\u00e8 un aspetto ancora pi\u00f9 importante, e cio\u00e8 il significato sociale del lavoro. Il reddito universale potrebbe minacciare questo significato, col rischio di scoperchiare una dimensione pi\u00f9 profonda della crisi. Allora torniamo al punto di prima:\u00a0<strong>dovranno essere i governi ad intervenire sui nuovi centri di potere, le compagnie tecnologiche<\/strong>.\u00a0<strong>Sono stato molto contento di vedere la reazione della UE verso Apple, il coraggio (vedremo dove arriver\u00e0) di dire \u201cle regole sono uguali per tutti, dovete pagare le tasse\u201d.<\/strong>\u00a0Lo stesso deve accadere con i robot, come recentemente ha detto Bill Gates \u2013 e come sostengo da anni: bisogna tassare i robot.\u00a0<strong>\u00c8 il ruolo dello stato, proteggere i diritti dei lavoratori e combattere la produttivit\u00e0 della tecnologia, se questa produce solo concentrazione dei profitti nelle mani di pochi.<\/strong>\u00a0\u00c8 un ruolo fondamentale, e non vedo altri attori che possano svolgerlo.<\/p>\n<blockquote><p><em>Altro salto: migrazioni. Quali sono le cause principali, quali sono le ricette per arginare il fenomeno?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Innanzitutto, mi colpisce la narrazione liberal per cui chiunque si ponga il problema dei flussi dei migranti \u00e8 una specie di fascista, razzista, o almeno un ottuso no-global. Al contrario, credo sia del tutto normale, specie per chi vive in piccoli centri, fare questo genere di domande.\u00a0<strong>I media mainstream sembrano voler convincere tutti i cittadini ad accettare qualsiasi afflusso senza diritto di replica. Non credo sia un atteggiamento realistico.<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><em>Cosa fare allora?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 difficile parlare senza cifre chiare, ma bisogna innanzitutto riconoscere l\u2019emergenza. Il messaggio di accoglienza della Merkel di qualche anno fa, a livello mediatico, fu un gesto estremamente coraggioso. Ciononostante, vedremo se queste nobili intenzioni saranno state realistiche ed effettivamente implementabili.<br \/>\nMa andiamo alla radice:\u00a0<strong>da cosa \u00e8 nato tutto questo problema? A voler essere cinici, potremmo dire che gli europei se la sono cercata, dopo aver ignorato, anzi meglio, lucrato sui veri problemi del Nord Africa e del Medio Oriente<\/strong>. Forse per costruire risultati migliori in quelle zone sarebbe stato meglio smetterla con i giochini geopolitici, \u201cquel leader non ci piace, buttiamolo gi\u00f9\u201d. Questo interventismo \u00e8 controproducente, oggi bisogna rendere stabili questi paesi. Speriamo che gli europei finalmente abbiano capito che subire gli interessi geopolitici statunitensi nei rapporti coi vicini di casa non \u00e8 una buona idea. I migranti che si imbarcano in Libia non arrivano in Florida, arrivano in Italia.<br \/>\nIn generale,\u00a0<strong>se l\u2019Europa la smettesse di essere l\u2019alleata servile degli Usa, il resto del mondo la tratterebbe con rispetto maggiore<\/strong>. Dopo la seconda guerra mondiale sappiamo che si \u00e8 trovata ad avallare ogni loro decisione, ed \u00e8 comprensibile, ma negli ultimi cinquant\u2019anni \u2013 al di l\u00e0 del colore politico del presidente \u2013 gli Usa hanno rappresentato una vera minaccia per la pace globale. Il recente accerchiamento Nato alla Russia \u00e8 di un\u2019aggressivit\u00e0 insostenibile. Ed \u00e8 assurdo pensare che questo abbia incrinato i rapporti tra UE e Russia.\u00a0<strong>Un\u2019Europa veramente indipendente troverebbe nell\u2019Asia un grande alleato, e potrebbe recuperare un ruolo chiave nel mondo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/chandran-nair-geopolitica-stati-disagiati\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/chandran-nair-geopolitica-stati-disagiati\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Renato F. Rallo) Intervista a Chandran Nair, uno dei personaggi pi\u00f9 rivoluzionari dell&#8217;economia del Sud-Est Asiatico. Uno dei grandi problemi del terzo mondo \u00e8 quello dei ceti pi\u00f9 colti e preparati che si trasferiscono all\u2019estero. Invece di aiutare il loro paese a crescere lo abbandonano, spesso lo tradiscono. 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