{"id":34549,"date":"2017-09-19T08:00:48","date_gmt":"2017-09-19T06:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34549"},"modified":"2017-09-18T12:01:23","modified_gmt":"2017-09-18T10:01:23","slug":"obbligo-di-presenza-la-psicologia-di-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34549","title":{"rendered":"Obbligo di presenza. La psicologia di Internet"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Le parole e le cose (Jacopo Di Nicola)<\/strong><\/p>\n<p>Internet, ai suoi albori, era visto come un mondo nuovo, un ovest da conquistare, senza regole e legami con la realt\u00e0. Un non-luogo dove inventare storie ed universi. Un\u2019isola che non c\u2019\u00e8 dove i pionieri del web (maschi, bianchi occidentali, acculturati) potevano giocare ai pirati. Luogo di incontro tra la contro-cultura americana e la ricerca universitaria, Internet era un laboratorio politico e sociale di una minoranza omogenea di attivisti, qualcosa di molto diverso dal Web a cui abbiamo accesso oggi, tramite gli schermi interattivi dei nostri smartphone.<\/p>\n<p>Tanto per dare l\u2019idea di ci\u00f2 che \u00e8 cambiato negli ultimi vent\u2019 anni, nel dicembre del 1995, quando Internet ha iniziato a fare il suo ingresso nella nostra quotidianit\u00e0 si contavano 16 milioni di utenti, mentre al giorno d\u2019oggi Internet ne conta 3,6 miliardi. In questo senso, si capisce la necessit\u00e0 della nuova edizione di <em>La psicologia di Internet<\/em> (Raffaello Cortina Editore, 2017) di Patricia Wallace, a cura di Paolo Ferri e Stefano Moriggi. La prima edizione risale al 1999, quando, come sottolinea l\u2019autrice nella prefazione, \u00abdominavano ancora le librerie di calce e mattoni. L\u2019azienda Google, con otto dipendenti, si era appena trasferita dall\u2019originario garage in un ufficio pi\u00f9 idoneo, e Mark Zuckerberg, l\u2019ideatore di Facebook, studiava i classici al secondo anno delle superiori\u00bb.<\/p>\n<p>Negli ultimi vent\u2019anni abbiamo assistito a quella che Dominique Cardon definisce la \u00abdemocratizzazione di Internet\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=28974#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. La Rete ha conquistato il globo entrando a far parte dei mezzi espressivi\/ricettivi di ognuno di noi. Cosa implica questa nuova, perenne, connettivit\u00e0 globale? Quali conseguenze produce sulla nostra personalit\u00e0?<span id=\"more-28974\"><\/span><\/p>\n<p>Per Patricia Wallace la trasformazione avvenuta negli ultimi vent\u2019anni ha portato alla nascita della \u00abpersona online\u00bb: l\u2019estensione tecnologica della nostra individualit\u00e0, un insieme di \u00abprotesi\u00bb virtuali che lasciamo circolare per affermare la nostra presenza nel web: informazioni, immagini, testi, preferenze. Il fulcro del <em>Web 2.0<\/em> risiede proprio in questo legame indissolubile tra espressione di s\u00e9 e individualit\u00e0: le produzioni simboliche che condividiamo sono i nostri rappresentanti virtuali. La crisi dei media tradizionali, della politica rappresentativa \u00e8 strettamente legata a questa nuova predisposizione di ognuno di noi a raccontarsi ed esprimersi per conto proprio, affrontando qualsiasi tema secondo l\u2019ormai noto principio dell\u2019uno vale uno. Non c\u2019\u00e8 altra mediazione al di fuori di se stessi.<\/p>\n<p>Purtroppo l\u2019autrice si accontenta di definire la \u00abpersona online\u00bb come l\u2019avatar con cui ci proponiamo all\u2019altro senza approfondirne il discorso. Il libro \u00e8 un elenco, quasi stordente, di dati ed esperimenti psicologici che dimostrano le continuit\u00e0 e le differenze tra il mondo reale e quello virtuale, passando dalle trasformazioni linguistiche allo sviluppo infantile, dal cyberbullismo ai siti d\u2019incontri, dalla sessualit\u00e0 al lavoro. Il taglio didascalico impoverisce la lettura, ma d\u2019altra parte \u00e8 l\u2019autrice stessa a dichiarare di voler descrivere Internet per cercare di proporre mezzi di prevenzione dagli eccessi del <em>world wild web: <\/em>il risultato ricorda pi\u00f9 un manuale d\u2019uso che un saggio. In pi\u00f9, i dati proposti provengono spesso da paesi diversi (Stati Uniti, Giappone, Cina, Svezia\u2026) e risulta difficile accettare il modo in cui l\u2019autrice li usa, ovvero senza tener conto delle differenze culturali dei vari paesi, ma proponendo un miscuglio internazionale di dati sotto una lente d\u2019ingrandimento irrimediabilmente americana.<\/p>\n<p>Comunque sia, il libro rimane interessante grazie alla profusione di approfondimenti psicologici su vari fenomeni paradigmatici di Internet. Vale la pena citarne due alquanto emblematici. Il primo \u00e8 l\u2019aumento della violenza nel web che Wallace analizza tramite il concetto di \u00abdisinibizione tossica\u00bb: nella Rete l\u2019individuo si sente in una condizione di anonimato e di invisibilit\u00e0, e la distanza fisica con la sua vittima ne inibisce l\u2019empatia provocando la violenza verbale che ritroviamo scorrendo tra i commenti di un qualsiasi post pi\u00f9 o meno virale. Il secondo \u00e8 l\u2019incremento, paradossalmente in parallelo con quello dell\u2019aggressivit\u00e0, della socievolezza. Se gi\u00e0 negli anni \u201990 nei forum e nei giochi online si creavano comunit\u00e0 e gruppi, con l\u2019avvento dei social network e delle varie app, le forme di socievolezza si sono ampliate e diversificate, diventando le attivit\u00e0 principali di Internet.<\/p>\n<p>Una delle particolarit\u00e0 della socievolezza online \u00e8 il suo tempo asincrono che non permette uno scambio continuato. Per questo motivo, la prima impressione e i giusti filtri di ricerca hanno un ruolo fondamentale nella nascita di una relazione. La cura della propria immagine \u00e8 imprescindibile per qualsiasi forma di rapporto sociale: nel mondo reale una persona dal bell\u2019aspetto, ci ricorda Wallace, \u00e8 automaticamente vista come pi\u00f9 simpatica, intelligente, felice. Su Internet si replica lo stesso meccanismo, soprattutto dal momento in cui i social e gli smartphone hanno sdoganato la riproduzione fotografica di s\u00e9. In pi\u00f9, se gi\u00e0 nel mondo reale la prima impressione \u00e8 quella che conta, in uno spazio in cui l\u2019impressione che gli altri si fanno di noi deriva essenzialmente dall\u2019espressione che riusciamo ad imporre, tutto ci\u00f2 assume proporzioni ancora pi\u00f9 grandi. Un incontro online si risolve in pochi secondi, non c\u2019\u00e8 tempo n\u00e9 voglia di rimediare a una brutta figura, le infinite possibilit\u00e0 di combinazione proposte dagli algoritmi deresponsabilizzano l\u2019utente dall\u2019obbligo di portare avanti un incontro che non decolla dalle prime battute.<\/p>\n<p>La nuova socievolezza dell\u2019\u00abInternet democratizzato\u00bb rispolvera i capisaldi del marketing: ognuno di noi deve riuscire a mostrare la parte migliore di s\u00e9 nel tentativo di ampliare i link che lo rendono un membro attivo della Rete. Tuttavia non si tratta semplicemente di sapersi vendere; nel pubblicizzarsi l\u2019individuo si esprime e in questo modo manifesta la propria esistenza all\u2019interno della comunit\u00e0 online. Questa forma di esistenza espressiva spiega in parte, se non del tutto, il diluvio di immagini e testi che compaiono e scompaiono nelle <em>newsfeed<\/em> dei social network. \u00a0Si tratta di frammenti d\u2019individualit\u00e0 messi in circolo nel tentativo di rendere visibile agli altri la propria presenza.<\/p>\n<p>Patricia Wallace illustra dettagliatamente come la connettivit\u00e0 sia sempre di pi\u00f9 una condizione \u00abnaturale\u00bb dell\u2019uomo contemporaneo: nel web cerchiamo lavoro, sostegno piscologico, sesso, amore, amicizia, replichiamo il nostro conformismo, la nostra rabbia. Le nuove tecnologie stanno trasformando perfino l\u2019apprendimento infantile. <em>La psicologia di Internet<\/em> ha il merito di descrivere, senza allarmismi, ci\u00f2 a cui andiamo incontro, dimostrando l\u2019ormai inevitabile interdipendenza di Internet con la nostra quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=28974#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> D. Cardon, <em>La D\u00e9mocratie Internet<\/em>, Paris, Seuil, 2010.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=28974\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=28974<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Le parole e le cose (Jacopo Di Nicola) Internet, ai suoi albori, era visto come un mondo nuovo, un ovest da conquistare, senza regole e legami con la realt\u00e0. Un non-luogo dove inventare storie ed universi. Un\u2019isola che non c\u2019\u00e8 dove i pionieri del web (maschi, bianchi occidentali, acculturati) potevano giocare ai pirati. Luogo di incontro tra la contro-cultura americana e la ricerca universitaria, Internet era un laboratorio politico e sociale di una minoranza&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":34550,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Unknown-6.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-8Zf","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34549"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34549"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34549\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34551,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34549\/revisions\/34551"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34550"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}