{"id":3456,"date":"2011-05-19T09:09:39","date_gmt":"2011-05-19T09:09:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3456"},"modified":"2011-05-19T09:09:39","modified_gmt":"2011-05-19T09:09:39","slug":"la-piazza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=3456","title":{"rendered":"La piazza"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Padova-Piazza-dei-Signori.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3534\" height=\"224\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/Padova-Piazza-dei-Signori-300x224.jpg\" title=\"Padova Piazza dei Signori\" width=\"300\" \/><\/a>&nbsp;Questa &egrave; una storia di una piazza del Nordest. Immagino per&ograve; che sia una storia comune a tutto lo stivale. Le mie memorie ricordano una piazza con intense attivit&agrave; commerciali durante il giorno: una serie di banchetti che all&#39;inizio della giornata andavano a disporsi ordinatamente nel selciato per attirare i quotidiani visitatori e offrire loro vestiti, ceramiche, scarpe, biancheria, fiori, libri etc&#8230;e che al calare della sera la lasciavano cos&igrave; come l&#39;avevano trovata.<\/p>\n<p>Dopo cena la piazza cominciava a ripopolarsi, ma di un tipo di umanit&agrave; assolutamente diversa. Non pi&ugrave; persone che cercavano il capo di abbigliamento ad una frazione del prezzo del negozio, ma persone che, nella pace serale e dopo le fatiche lavorative o dello studio, avevano in animo di ritrovare amici o conoscerne di nuovi. Socializzare.<\/p>\n<p>La fauna dei frequentatori serali di quella piazza, nelle estati degli anni &#39;70 poteva essere suddivisa a seconda delle appartenenze politiche: FGCI, sinistra extraparlamentare e gli ultimi freaks rimasti. Sicuramente ci sar&agrave; stato anche qualcuno di centro o di destra, ma non formava nutriti capannelli cos&igrave; chiaramente identificabili. In linea di principio la colonna di sinistra era popolata dalla FGCI, quella di destra dalla sinistra extraparlamentare e le scalinate dai frichettoni. E non volavano n&eacute; botte, n&eacute; insulti. C&#39;era per&ograve; sempre un occhio molto attento verso i frichettoni, che non dovevano permettersi di portarsi appresso roba pesante.<\/p>\n<p>Ogni tanto spuntava un pallone, e la piazza, ritornata nelle ore serali di propriet&agrave; dei cittadini, si offriva come improvvisato campo da calcio. N&eacute; potevano mancare le chitarre ed i bonghi, con le scalinate che sembravano fatte apposta per intrattenere un momentaneo concerto.<\/p>\n<p>Poi arrivarono gli anni di piombo, e la piazza si svuot&ograve;. Pareva che in citt&agrave; ci fosse il coprifuoco.<\/p>\n<p>E dopo i terribili anni di piombo, arrivano i rassicuranti anni di merda. Se gli anni di piombo sono qualificati da un violento rapporto tra alcune frange di cittadini e lo Stato, gli anni di merda sanciscono la nascita del cittadino-consumatore e l&#39;apparizione all&#39;orizzonte dello Stato-Azienda. Spariscono le pallottole ed appaiono magicamente le carte di credito ed i servizi a pagamento.<\/p>\n<p>Lo Stato lentamente ma inesorabilmente si ritira per lasciare il campo ad aziende ed imprese di carattere commerciale. Gli spazi fino a prima pubblici cominciano a essere privatizzati e quasi inavvertitamente la Res Publica si trasforma in Res Privata. L&#39;affare &egrave; lucroso: le amministrazioni locali guadagnano potere e soldi in cambio della cessione di spazi pubblici o adibiti ad usi non commerciali, e le imprese commerciali innalzano il PIL facendo pagare anche l&#39;aria che respiri.<\/p>\n<p>La piazza non si sottrae al Nuovo Che Avanza e viene quindi lottizzata. Ci&ograve; che una volta era spazio serale aperto a chiunque, oggi &egrave; diventato spazio occupato per delibera comunale, e dove bisogna impegnarsi per schivare la serie di tavolini e sedie che occupano il selciato per la gioia del popolo dello spritz.<\/p>\n<p>I negozi di un tempo che ancora ricordo (rosticceria, pellame, intimo, antichit&agrave;, gioielleria etc..) sono stati sostituiti da lounge bar, coffeshop, sushi bar o qualsiasi altro neologismo di stampo anglofono che identifichino locali dove si vendono bevande. Ed i quali, come piovre notturne, al calare delle tenebre distendono le loro propaggini tentacolari invadendo e riempiendo ogni spazio esterno. Tavolini rigorosamente numerati, serviti da azzimati camerieri e frequentati da portatori sani di Postmodernit&agrave; e relativi malati terminali al seguito con profluvio di Iphone e accessori radicalchic.<\/p>\n<p>Oggi &egrave; ovviamente proibito giocare col pallone in quella piazza: ne andrebbe del decoro, dei guadagni e della stessa identit&agrave; del Nuovo Che Avanza. D&#39;altronde gli attuali frequentatori sono tutti molto eleganti, ed il loro abbigliamento aziendale (o da lounge bar, non ho ancora capito la differenza) male si sposa con la voglia di dare un calcio alla palla. Scarpe di vitello che si sbucciano, BlackBerry che cadono, camicie sbottonate, sudore, giacca e cravatta a terra&#8230;.no, no, molto meglio uno spritz ad uno di quei tavoli perfettamente allineati.<\/p>\n<p>E poi il cameriere &egrave; simpatico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;Questa &egrave; una storia di una piazza del Nordest. 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