{"id":34605,"date":"2017-09-20T09:53:26","date_gmt":"2017-09-20T07:53:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34605"},"modified":"2017-09-21T21:37:24","modified_gmt":"2017-09-21T19:37:24","slug":"litalia-leuropa-e-gli-squilibri-della-fase-multicentrica-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34605","title":{"rendered":"L&#8217;Italia, L&#8217;Europa e gli squilibri della fase multicentrica (1a parte) &#8211; USA-Italia. Comunicazione di servizio"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ITALIA E IL MONDO (a cura di Luigi Longo, articolo di Fabio Mini)<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>Si propongono tre letture sugli squilibri mondiali nella fase multicentrica, lentamente e scompostamente in cammino. Gli squilibri si fanno pi\u00f9 consistenti e gravi venendo a mancare sempre pi\u00f9 quella sorta di centro di coordinamento mondiale rappresentato dagli Stati Uniti.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Le letture: uno stralcio dell\u2019articolo del generale Fabio Mini apparso sulla rivista Limes n.4\/2017 e due articoli del geografo e giornalista Manlio Dinucci apparsi sul quotidiano il Manifesto, il primo il 15\/8\/2017, il secondo il 13\/9\/2017. Si riporta inoltre una cartografia di Limes illuminante sulla capacit\u00e0 di dominio (di coercizione e di consenso) degli USA e del loro spettro: la Russia.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>E\u2019 importante osservare come, nella fase multicentrica, le sfere militare, politica e istituzionale assumono sempre pi\u00f9 un peso specifico per la costruzione del blocco di dominio sociale, mentre nella fase monocentrica giocano un ruolo fondante le sfere economica, politica, istituzionale, culturale, eccetera.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Trovo sorprendente l\u2019articolo del generale Fabio Mini che fa una lettura critica sulla servit\u00f9 italiana ed europea alle strategie di dominio USA. Una critica fatta da un Generale che ha avuto un ruolo di rilievo sia nelle Forze armate italiane sia nella Nato assume un rilievo interessante._ Luigi Longo<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\u2026] L\u2019America non \u00e8 pi\u00f9 un &lt;&lt; modello virtuoso &gt;&gt; e nemmeno vincente e molti paesi &lt;&lt; minori &gt;&gt; non sono disposti a obbedire ciecamente a un leader anche se ben armato e neppure a stare assieme per favorirne gli interessi. Pu\u00f2 essere un problema strategico, non tanto perch\u00e9 tali paesi possono scegliere di stare con la Russia o la Cina, ma perch\u00e9 possono scegliere di non stare con nessuno creando cos\u00ec l\u2019esigenza di una complessa rete di relazioni bilaterali difficile da gestire\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Gli Stati Uniti pretendono dagli alleati e dai sottoposti nazionali ed esteri un &lt;&lt; servizio &gt;&gt; che sia utile e riescono a convertire qualsiasi utilit\u00e0 in moneta. Ma il servizio richiesto \u00e8 anche &lt;&lt; obbligatorio &gt;&gt; per cui sono previste sanzioni o ritorsioni economiche e militari a qualsiasi inadempienza o manifestazione d\u2019insofferenza [\u2026] A questa presunzione ne corrisponde un\u2019altra ugualmente distorta: la convinzione che quasi tutti i paesi del mondo, comunque quelli di tutta l\u2019Europa in particolare, &lt;&lt; debbano &gt;&gt; qualcosa agli Stati Uniti. In alcuni accenni contenuti nei trattati bilaterali che stabiliscono i termini dello status delle Forze armate statunitensi ( Sofa, Status of Forces Agreement) o della permanenza di basi e infrastrutture militari nei vari paesi, il richiamo all\u2019amicizia e alla cooperazione suggerisce sempre la sussistenza di un debito. Un debito permanente e inestinguibile. Anche le espressioni di gratitudine per &lt;&lt; per l\u2019ospitalit\u00e0 &gt;&gt; e la collaborazione che gli americani ripetono sorridenti in ogni occasione di incontro con i partner nascondono l\u2019ironia, se non proprio l\u2019ipocrisia, tipica di chi si sente in credito. In genere l\u2019ospitalit\u00e0 di truppe straniere sul proprio territorio non \u00e8 mai volontaria, \u00e8 imposta. I contributi sono richiesti e quelli non richiesti sono anticipati per pura piaggeria. Il debito di riconoscenza reclamato dagli Stati Uniti \u00e8 qualcosa di molto simile al concetto di tributo all\u2019impero da parte dei vassalli e al concetto di debito delle societ\u00e0 mafiose.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Gli Stati Uniti si ritengono creditori infiniti di tutto il mondo per la loro missione divina di preservare la democrazia, la libert\u00e0 e i diritti umani di tutti. In particolare, sono ritenuti loro debitori tutti i paesi &lt;&lt; liberati &gt;&gt;, con le armi o le operazioni coperte, dal fascismo, dal nazismo, dal comunismo, dalle dittature (spesso instaurate da loro stessi) e dal terrorismo. In termini ideologici, la riconoscenza dovuta per tali &lt;&lt; liberazioni &gt;&gt; \u00e8 impagabile. Non c\u2019\u00e8 modo di tramutarla in moneta o corv\u00e8e o di eluderla. Nella pratica, per\u00f2, si pu\u00f2 evitare che la riconoscenza si tramuti in sindrome con tutte le conseguenze. Tutti i presunti debitori degli Stati Uniti ci sono riusciti, la maggior parte con qualche sforzo e sacrificio e altri non ponendosi neppure il problema. A eccezione dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha dovuto e voluto accettare un debito infinito rifugiandosi nella sindrome della riconoscenza. Ben consapevole della sottile linea che separa l\u2019erta del servizio dal baratro della schiavit\u00f9 ha cercato di spacciare l\u2019accettazione della servit\u00f9 per semplice questione di gratitudine, di affetto, di passione e di amore: tutte cose che da noi hanno un valore anche politico mentre per altri, compresi americani, inglesi, tedeschi e francesi non contano nulla. Giustamente.<\/p>\n<p>Pensando di essere furba, e forte della propria esperienza di sei secoli di dominazioni straniere, la &lt;&lt; serva Italia di dolore ostello &gt;&gt; ha tentato di usare il debito di riconoscenza per legarsi per sempre pi\u00f9 ai forti di turno, agli Stati Uniti, sperando in un rapporto privilegiato o nella magnanimit\u00e0 dell\u2019alleato in caso di gaffe e intemperanze. E cos\u00ec in effetti \u00e8 stato, ma al costo della rinuncia della sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Oggi, dai reciproci abbracci, baci e pacche sulle spalle non traspira aria di affetto e rispetto, ma la solita deprimente realt\u00e0: la politica italiana \u00e8 da oltre settant\u2019anni vittima consapevole e felice dell\u2019ingerenza degli Stati Uniti ed \u00e8 stabilmente al &lt;&lt; servizio &gt;&gt; dei loro interessi.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Spesso la Nato viene individuata come il luogo del potere americano sugli alleati. E\u2019 vero solo in parte e per la parte pi\u00f9 politicamente corretta. Il gioco pesante e spesso sporco avviene nei singoli paesi. Il controllo americano sull\u2019Italia \u00e8 gestito in Italia. Da settant\u2019anni, il nostro paese si presenta nelle organizzazioni internazionali come Onu, Nato, G7, G8 e G20, Osce e Unione Europea con un\u2019agenda gi\u00e0 concordata all\u2019ambasciata Usa di Roma. Molte volte non \u00e8 neppure necessario concordare nulla perch\u00e9 ogni tassello dirigenziale politico, amministrativo e militare \u00e8 allineato sulle posizioni degli interessi americani. Qualunque sia il partito al governo. Agli &lt;&lt; americani di Roma &gt;&gt;, funzionari d\u2019ambasciata, addetti commerciali, culturali, politici, addetti alla\u00a0<em>pubblic diplomacy<\/em>\u00a0(un modo elegante per pilotare la comunicazione italiana), forze speciali sotto copertura, agenti della Cia, della Dia e dell\u2019Fbi sparsi a gruppi di ventine in tutta Italia, si aggiungono gli &lt;&lt; americani nostrani &gt;&gt;. Sono di tutte le specie: politici convinti ( il presidente Cossiga si riteneva uno di questi e si definiva &lt;&lt; amerikano &gt;&gt;), politici voltagabbana, diplomatici, giornalisti, informatori, complottisti, piduisti, pseudo-esperti e intellettuali, militari, massoni e cattolici, vecchi mercenari e neo-<em>contractors<\/em>che, agendo in qualsiasi ambito nazionale e pontificando da qualsiasi pulpito, alimentano le gi\u00e0 numerose lobby pro-americane e sono i pi\u00f9 accesi sostenitori delle ragioni oltre che difensori degli errori statunitensi.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Nel nostro paese l\u2019opposizione al servilismo \u00e8 invece prettamente ideologica. Si limita alla critica per partito preso e non per cognizione di causa. E\u2019 rimasta agli schemi della guerra fredda e per questo anacronismo si squalifica da sola. Di fatto, contribuisce a rafforzare il gi\u00e0 radicato americanismo servile. Da noi si applica appieno l\u2019amara constatazione di un filosofo cinese: &lt;&lt; Ci sono stati periodi in cui il nostro desiderio di essere schiavi \u00e8 stato soddisfatto e altri no &gt;&gt;. Da noi il &lt;&lt; periodo no &gt;&gt; deve ancora arrivare. In sostanza, dal 1945 a oggi non abbiamo fatto altro che andare in America per mendicare, implorare, rinnovare il patto di sudditanza e fare il pieno di stupidaggini, dagli slogan elettorali ai gadget pubblicitari. Anche noi abbiano i nostri\u00a0<em>twitter-in-chef<\/em>\u00a0(soprannome di Trump) che cinguettano, felici di essere al sicuro, in gabbia.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Infine la questione delle basi: i numeri vanno aggiornati e la genesi rivista. I militari americani sono circa 14 mila, le installazioni oltre 110, comprendendo ogni struttura anche soltanto tecnica. I cosiddetti &lt;&lt; accordi bilaterali di lunga data &gt;&gt; non sono scaturiti soltanto dell\u2019appartenenza italiana alla Nato: quasi tutte le installazioni militari statunitensi in Italia non sono nemmeno sotto copertura atlantica. Le basi sono la naturale continuazione delle esigenze militari delle forze di occupazione statunitensi e alleate in Italia. Alla fine della guerra nel nostro paese i centri di potere erano polverizzati. Il governo monarchico, il governo d\u2019occupazione degli Alleati e quello dei Comitati di liberazione nazionale si sovrapponevano e contrastavano. La commissione alleata aveva diritto di veto su qualsiasi attivit\u00e0 nazionale e le basi militari italiane o ex tedesche erano territorio occupato. Gli inglesi hanno continuato a usare la base di Aviano fino al 1947. Gli accordi bilaterali successivi all\u2019ingresso dell\u2019Italia nella Nato (1949) hanno soltanto rilegittimato la presenza statunitense d\u2019occupazione sotto il nuovo cappello Nato che comunque era assunto dal Comando Alleato in Europa (Usa) con il nome di Supremo Comando Alleato d\u2019Europa. Da allora, la denominazione Nato \u00e8 stata spesso usata per indicare la base appartenente a un paese membro dell\u2019Alleanza Atlantica, non necessariamente per scopi della Nato. Nella sostanza, la presenza militare americana in Italia \u00e8 un fatto prettamente bilaterale e la disponibilit\u00e0 delle basi per altre forze Nato, comprese quelle italiane, anche in esercitazione, se non diversamente stabilito, \u00e8 una prerogativa esclusiva degli Stati Uniti.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Per settant\u2019anni abbiamo obbedito ai consigli, alle imposizioni, alle ingiunzioni e alle minacce degli Stati Uniti nella politica, nell\u2019amministrazione, nella giustizia e nella sicurezza senza chiedere e ricevere nulla in cambio se non il fatidico ombrello di protezione (che proteggeva i loro assetti) e la pacca cordiale di solito riservata ai cagnolini, tipo &lt;&lt;\u00a0<em>pet service<\/em>\u00a0&gt;&gt;, appunto. In ambito militare e industriale, ci siamo legati a vita a programmi di armamenti a condizioni di strozzinaggio, abbiamo dovuto e voluto copiare parola per parola manuali e dottrine palesemente indirizzate a riempire il carrello della spesa delle industrie americane e di quelle nostre affiliate. Abbiamo assimilato concezioni politiche e militari inadatte alle nostre condizioni ed esigenze. Insostenibili e inutili. Abbiamo elevato ai vertici dello Stato, delle industrie e delle imprese di Stato e delle Forze armate personaggi anche validi, ma soprattutto opportunamente indicati dagli ambasciatori statunitensi. Raccomandati o graditi. I vertici della Difesa hanno fatto anticamera per essere ricevuti da un colonnello addetto militare e i nostri ministri sono stati convocati in ambasciata da camerieri o poco pi\u00f9.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>A partire dai primi giorni del dopoguerra ci siamo vincolati anima e corpo a un rapporto di servit\u00f9 in termini bilaterali che prescindeva sia dagli impegni del Piano Marshall sia da quelli della Nato. Ma nemmeno questo \u00e8 stato fatto bene. Subito dopo il periodo di &lt;&lt; amministrazione controllata &gt;&gt; del dopoguerra e ai primi segni della guerra fredda, abbiamo accettato una divisione politica interna innaturale e deleteria che ha consegnato il potere centrale a politici succubi e corrotti, il potere periferico a formazioni filo-sovietiche e l\u2019opposizione a eversivi nostalgici, fascisti, comunisti e frammassoni. Tutti gestiti e manovrati dai &lt;&lt; liberatori &gt;&gt; americani e sovietici impegnati in una guerra fredda che da noi \u00e8 stata sempre calda. Quando gli equilibri politici sembravano deviare dal corso prestabilito ci siamo dilaniati con le insurrezioni armate, i tentativi di colpo di Stato e il terrorismo politico.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Non siamo mai stati cos\u00ec apertamente velleitari nel seguire le istruzioni americane alla Nato e al di fuori di essa come nei periodi di governo delle sinistre. Non abbiamo discusso di niente e obiettato su niente, neppure sulle guerre intraprese in aperta violazione del diritto internazionale. Ci siamo accontentati di cambiarle il nome. Negli ultimi vent\u2019anni abbiamo continuato a parlare di fedelt\u00e0 nei confronti degli alleati Nato e in particolare degli americani mentre, in realt\u00e0, abbiamo tradito tutti non ottemperando al primo dovere degli alleati veramente fedeli e leali: contrastare gli avventurismi e mettere i partner in guardia dalle possibili conseguenze. Non abbiamo neanche sfruttato le salvaguardie della sovranit\u00e0 nazionale garantite dagli stessi trattati bilaterali e internazionali. La Nato decide all\u2019unanimit\u00e0 e l\u2019opposizione di un membro qualsiasi, dagli Stati Uniti al Lussemburgo, fa abortire qualsiasi progetto. Non abbiamo mai detto no e non abbiamo nemmeno cercato d\u2019influire sulle strategie. Gli accordi bilaterali per loro natura riconoscono e preservano la sovranit\u00e0 dei sottoscrittori e, sempre per loro natura, prevedono benefici per entrambi. Se al beneficio di uno non corrisponde equo e congruo beneficio dell\u2019altro il trattato configura una servit\u00f9 la cui natura deve essere specificata e giustificata. Da settant\u2019anni, gli Stati Uniti in Italia esercitano\u00a0<em>de facto\u00a0<\/em>un regime di servit\u00f9 nazionale e militare non previsto da nessun rapporto bilaterale. Non \u00e8 una loro prevaricazione. In realt\u00e0 fanno il loro mestiere e lo fanno bene: per i loro interessi. Dovrebbe essere un problema nostro. In altri paesi del mondo le basi americane sono state chiuse dalla sera alla mattina per violazioni vere o presunte della sovranit\u00e0 molto meno gravi di questa. Da noi non \u00e8 mai stato un problema semplicemente perch\u00e9 la classe politica di qualsiasi segno, la classe industriale e quella militare hanno voluto accettare le servit\u00f9 anche se non previste e nemmeno richieste. Da noi le installazioni statunitensi vengono chiuse e aperte, trasformate e cambiate di destinazione d\u2019uso nell\u2019esclusivo interesse di una parte, sempre quella. La rinuncia ai nostri diritti di Stato sovrano e ai doveri di leale alleanza ha contribuito in maniera sostanziale all\u2019egemonia americana nel mondo. A gratis. Anzi all\u2019ulteriore costo di dignit\u00e0: siamo utilizzatori forzati di tecnologie gi\u00e0 forzate, di terza mano, e delle informazioni di scarto americane che beviamo come elisir di lunga vita perch\u00e9 \u00e8 questo che esattamente dobbiamo fare: continuare a vivere a lungo in uno schema preconfezionato di informazioni incontestabili perch\u00e9 incontrollabili (e guai a pretendere di farlo).\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019&lt;&lt; indiscutibile &gt;&gt; missione escatologica degli Stati Uniti si unisce l\u2019altrettanto indiscutibile convinzione che l\u2019America ci serva, che ci sia necessaria e utile. In questo campo si pu\u00f2 per\u00f2 obiettare senza rischiare di essere blasfemi.<\/p>\n<p>Mentre in ogni paese del mondo si sta ridiscutendo la storia dell\u2019ultimo secolo a partire dalla prima guerra mondiale, da noi prevale la vulgata dell\u2019America di Giustizia, Democrazia e Libert\u00e0. La missione assunta dagli Stati Uniti di portare questi valori in tutto il mondo e di agire con le armi contro chiunque non li riconosca viene richiamata e confermata in ogni circostanza. E\u2019 qualcosa che nessun paese pu\u00f2 discutere specialmente se annoverato tra i perdenti della seconda guerra mondiale. La mannaia di antiamericano cala con eguale intensit\u00e0 di quella di antisemita.<\/p>\n<p>Tale missione parte infatti proprio dal periodo postbellico, quando il linguaggio politico statunitense cominci\u00f2 ad essere infarcito di slogan sul tipo del &lt;&lt; Dio lo vuole &gt;&gt; delle storiche crociate. Linguaggio che non cessa di esaltare la nazione americana, specialmente se associato all\u2019idea che &lt;&lt; lo vuole l\u2019America &gt;&gt;, produttrice di tutti i fenomeni d\u2019intolleranza politica e razziale dal maccartismo al trumpismo. Eppure, \u00e8 ormai storicamente assodato che nel dopoguerra l\u2019Unione Sovietica non aveva alcuna intenzione d\u2019invadere l\u2019Europa. Non voleva per\u00f2 che fosse minacciata o toccata la propria sfera influenza. Lo stesso Kennan, che aveva dato modo a Truman di forgiare la strategia del contenimento con il suo telegramma da Mosca del 1946 e il successivo articolo del 1947, ha voluto precisare come l\u2019espansione sovietica non fosse il problema. In un\u2019intervista televisiva del 1996 disse che la distorsione del senso del suo articolo &lt;&lt; veniva da una frase nella quale dicevo che qualora i leader sovietici si fossero confrontati con noi in maniera ostile in qualunque posto del mondo, noi avremmo dovuto fare il possibile per contenerli e non lasciarli espandere ulteriormente. Avrei dovuto per\u00f2 spiegare che non sospettavo i sovietici di progettare un attacco contro di noi. La guerra era appena finita, ed era assurdo supporre che essi avrebbero attaccato gli Stati Uniti. Non pensavo di dover spiegare una cosa del genere, ma ovviamente avrei dovuto farlo &gt;&gt;. Kennan aveva intuito che il sistema sovietico era destinato a collassare da solo per le spinte interne e per l\u2019incapacit\u00e0 di tenere al giogo i propri alleati. Sapeva, e questo lo disse fino alla morte (all\u2019et\u00e0 di 101 anni) che il contenimento non poteva essere solo militare. Il vero problema sovietico era impedire il processo di sfaldamento centrifugo che l\u2019Occidente avrebbe potuto e voluto sfruttare. Processo ritardato di quarant\u2019anni ma puntualmente presentato con il tentativo fallito di aprirsi a riforme istituzionali e sociali.<\/p>\n<p>La guerra fredda non era affatto necessaria. Non c\u2019era nessuna invasione alle porte e nessuna necessit\u00e0 di sfoderare i missili nucleari prima ancora di rimuovere le macerie. Non era necessaria la Nato e di conseguenza non sarebbe stato necessario nemmeno il Patto di Varsavia. La difesa europea si sarebbe potuta sviluppare anche come pilastro continentale del rapporto transatlantico senza provocazioni e mire espansionistiche. Ma la storia non si fa con i &lt;&lt; s\u00e9 &gt;&gt; e la guerra fredda c\u2019\u00e8 stata. E allora occorre ragionare per quali interessi \u00e8 stata combattuta.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong>\u00a0Durante la guerra fredda l\u2019America non ha fatto gli interessi dell\u2019Europa, ma ne ha fatto il campo di battaglia permanente convenzionale e nucleare. Il Piano Marshall (European Recovery Plan, Erp) ha aiutato pi\u00f9 l\u2019America che i paesi europei. E\u2019 vero, senza aiuti esterni la ricostruzione sarebbe stata pi\u00f9 lunga, ma \u00e8 anche vero che senza la formula dell\u2019Erp e senza un intero continente a fungere da consumatore dei surplus produttivi, l\u2019America non sarebbe mai uscita dalla crisi economica iniziata nel 1929. In Europa e in Asia la guerra fredda \u00e8 servita a evitare la prevista smobilitazione militare che avrebbe riportato in America centinaia di migliaia di persone in cerca di lavoro e di reduci in cerca di cure e compensazioni. Con lo schieramento all\u2019estero e la presunta minaccia del blocco sovietico, l\u2019apparato militare-industriale ha graduato il processo di riconversione di molti settori bellici all\u2019economia di pace e insieme si \u00e8 imposto come settore fondamentale della politica e dell\u2019economia prima ancora che della sicurezza. In compenso, le economie e la politica dei paesi aiutati sono state drogate dagli stessi aiuti e dalle ingerenze: come in Grecia, Turchia e Italia. E d\u2019altra parte non si deve certo alla minaccia sovietica la serie di sconfitte militari subite dagli Usa dal 1950 a oggi.<\/p>\n<p>Se la cosiddetta protezione americana non ci \u00e8 servita durante la guerra fredda \u00e8 molto dubbio che ci serva oggi. Non solo perch\u00e9 la minaccia \u00e8 remota (come giustamente dice il nostro Libro Bianco), ma perch\u00e9 anche quella probabile non pu\u00f2 essere contrastata con gli assetti strategici che verrebbero messi a disposizione. Se si parla di Iraq, Siria e Libia, si parla di guerra a sassate. Scomodare i bombardieri strategici B2 per i voli non stop di 32 ore dalla base del Missouri al deserto libico completamente libero da qualsiasi minaccia aerea e contraerea con 80 bombe di precisione teleguidate su un gruppetto di fanatici non \u00e8 solo un\u00a0<em>overkilling<\/em>, ma un test di dubbio valore geopolitico e militare. Potevamo credere sulla parola che l\u2019operazione sarebbe stato un &lt;&lt; successo &gt;&gt;, ma il suo effetto rimane irrilevante nel contesto caotico della Libia come di tutti gli altri teatri di guerra in atto. E se in futuro si verificassero le condizioni per una copertura strategica di quel tipo, possiamo essere certi che l\u2019intervento ci sarebbe anche senza richiederlo. Sarebbe pi\u00f9 nel loro interesse che nel nostro. Come al solito.<\/p>\n<p>Tutti noi europei e in particolare noi italiani non &lt;&lt; dobbiamo &gt;&gt; assolutamente niente e anche la gratitudine dal calore e sapore mediterraneo va pesata in relazione a quanto abbiamo gi\u00e0 dato in termini di sovranit\u00e0, dignit\u00e0 e instabilit\u00e0 politica (compresa la stagione della sovversione e del terrorismo), che gli americani in Italia e quelli d\u2019Italia non hanno certo contribuito ad evitare. Fino a qualche tempo fa, l\u2019ufficio Contabilit\u00e0 del Congresso americano (Gao) valutava in dollari i contributi di tutti i paesi del mondo alla sicurezza degli Stati Uniti. L\u2019Italia, solo tra basi e previdenze per i soldati americani in Italia, era sempre in cospicuo avanzo. Il Gao non ha ancora monetizzato i &lt;&lt; contributi &gt;&gt; italiani degli anni passati, ma mentre il rituale del\u00a0<em>fair play<\/em>\u00a0\u00e8 sempre in vigore le richieste di maggiori risorse alla Nato sono pi\u00f9 pressanti.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Da parte sua, il ministro degli esteri Alfano il 21 marzo scorso ha tenuto un breve discorso all\u2019Atlantic Council, autorevole think tank di Washington, durante il quale ha elencato tutti i servizi militari e diplomatici resi agli Stati Uniti e alla Nato (forze, missioni eccetera) ha assicurato che in Iraq ci siamo e ci resteremo, che siamo protagonisti in Libia, Libano e Balcani, ha richiamato l\u2019esigenza di una difesa europea ed ha assicurato che gli europei hanno recepito l\u2019esigenza di maggiori risorse per la difesa militare e s\u2019impegnano al mantenimento dei vincoli transatlantici. Ed \u00e8 questo che gli americani amano sentirsi dire, anche se non ne dubitano affatto. Rimane da vedere come l\u2019Italia possa passare dalle parole ai fatti richiesti da Trump e dai suoi: e quindi passare dai 27 ai 54 miliardi di dollari\/euro da destinare alla difesa.\u00a0<strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p>Trump riprende con vigore una richiesta rivolta da tutti i presidenti americani ai partner della Nato negli ultimi trent\u2019anni. Solo che oggi nessun paese alleato crede veramente in una minaccia russa per l\u2019Europa e i paesi che ne sbandierano l\u2019eventualit\u00e0 in realt\u00e0 vogliono una frattura tra Europa e Russia. Una frattura che porti alla rinazionalizzazione dell\u2019Europa gi\u00e0 aperta da Wolfowitz o alla formazione della &lt;&lt; Europa delle regioni &gt;&gt;, la quale farebbe delle centinaia di microregioni europee, dall\u2019Atlantico agli Urali, altrettanti bacini di esportazione e militarizzazione.<\/p>\n<p><em>Fine prima parte<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/09\/17\/litalia-leuropa-e-gli-squilibri-della-fase-multicentrica-a-cura-di-luigi-longo\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2017\/09\/17\/litalia-leuropa-e-gli-squilibri-della-fase-multicentrica-a-cura-di-luigi-longo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ITALIA E IL MONDO (a cura di Luigi Longo, articolo di Fabio Mini) Si propongono tre letture sugli squilibri mondiali nella fase multicentrica, lentamente e scompostamente in cammino. Gli squilibri si fanno pi\u00f9 consistenti e gravi venendo a mancare sempre pi\u00f9 quella sorta di centro di coordinamento mondiale rappresentato dagli Stati Uniti. Le letture: uno stralcio dell\u2019articolo del generale Fabio Mini apparso sulla rivista Limes n.4\/2017 e due articoli del geografo e giornalista Manlio&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":25122,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/germinario-italiaeilmondo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-909","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34605"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34605"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34605\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34635,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34605\/revisions\/34635"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25122"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34605"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34605"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34605"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}