{"id":34639,"date":"2017-09-22T11:17:31","date_gmt":"2017-09-22T09:17:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34639"},"modified":"2017-09-21T21:49:11","modified_gmt":"2017-09-21T19:49:11","slug":"complottisti-e-anticomplottisti-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34639","title":{"rendered":"Complottisti e anticomplottisti (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL VELO DI MAYA (Stefano Sissa)<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto ne sappiamo, l\u2019uomo \u00e8 l\u2019unico animale in grado di proiettarsi mentalmente nel futuro. Molti animali agiscono in vista di necessit\u00e0 future, ma \u2013 si presume \u2013 senza immaginare s\u00e9 stessi nel futuro. Anche l\u2019animale in pericolo che si rende conto di rischiare di morire, reagisce sempre ad una sollecitazione presente e immediata, mentre fino a pochi secondi prima poteva sentirsi tranquillo e al sicuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non accade cos\u00ec all\u2019uomo, del quale \u00e8 tipica la capacit\u00e0 di pensarsi oltre il suo orizzonte immediatamente percepito. Questo comporta per lui il fardello esistenziale pi\u00f9 grande, ossia la coscienza del proprio dover morire, che di norma si realizza, per\u00f2, in modo consistente e profondo solo con l\u2019et\u00e0 adulta, mentre da giovani si aggira facilmente il pensiero della propria morte o addirittura si \u2018flirta\u2019 con esso proprio perch\u00e9 non se ne sono ancora pienamente colti gli aspetti profondamente distruttivi sul piano psicologico, cui non vi \u00e8 antidoto davvero efficace se non l\u2019adozione di una prospettiva in un qualche senso religiosa, metafisica o comunque spirituale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge il fatto che il progressivo venire a conoscenza della iper-complessit\u00e0 del sistema di relazioni in cui viviamo e dell\u2019interdipendenza dei fattori che determinano le nostre esistenze, anzich\u00e9 spingerci ad affrontare la vita con maggior sicurezza, ha l\u2019effetto di scoraggiarci e paralizzarci, sottraendoci \u2013 almeno come soggetti individuali \u2013 la convinzione di poter agire in modo incisivo e non velleitario almeno sul nostro microcosmo sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questi fattori di stress, di incertezza e di timore, in parte strutturali per la condizione umana, in parte derivati da una determinata temperie storica, comportano un vero sovraccarico di ansie da gestire, che nella misura in cui non trovano riduttori efficaci, si configurano in forma di angoscia. Il bambino, nelle primissime fasi della sua crescita, per aver poi uno sviluppo equilibrato, deve conseguire un senso di fiducia fondamentale verso il mondo. A questo devono contribuire in modo decisivo genitori o comunque\u00a0<em>caregivers<\/em>. Il punto paradossale \u00e8 che questa fiducia fondamentale, cos\u00ec necessaria, \u00e8 in buona parte infondata. Infatti il mondo in cui siamo \u2018gettati\u2019 non \u00e8 assolutamente l\u00ec apposta per confortarci o venire incontro alle nostre esigenze. Non per nulla il compito dell\u2019educazione degli adolescenti, quantunque oggi molto disatteso, \u00e8 anche portare il giovane \u2013 attraverso una serie di ben dosati riti di passaggio \u2013 alla consapevolezza, gravida di impegno e responsabilit\u00e0, che il mondo non \u00e8 l\u00ec per accontentarlo n\u00e9 per dargli una soddisfazione garantita, nonostante che in et\u00e0 infantile sia stato necessario farglielo credere, pena lo sviluppo di strutture della personalit\u00e0 particolarmente debilitate, inefficaci e infelici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una delle funzioni della trasmissione culturale, almeno nelle societ\u00e0 in cui prevale il soggetto eterodiretto dalla tradizione, \u00e8 \u2013 oltre a tutte le necessit\u00e0 inerenti la socializzazione e l\u2019acquisizione delle tecniche collaudate \u2013 proprio quella di fornire un orientamento all\u2019azione sufficientemente codificato e \u2018sicuro\u2019 da evitare che le nostre energie biopsichiche siano massicciamente coinvolte in processi di codifica e decodifica particolarmente onerosi e ansiogeni. Perci\u00f2 facciamo fatica a superare le nostre abitudini (quantunque ci\u00f2 sia possibile e a volte necessario per riadattarci): per un certo periodo ci hanno consentito un adattamento se non ottimale quantomeno accettabile. Analogamente accade per tutti i processi, non slegati dall\u2019azione, in cui si tratta di semantizzare le nostre esperienze e dare loro un senso esistenziale, funzione che pare essere connaturata al comportamento umano e, di fatto, ineludibile (anche nella forma paradossale del vivere con lo scopo di distruggere il senso che gli altri danno alla loro vita, che \u00e8 tipico del cosiddetto narcinismo). Tuttavia, nella contemporanea \u201csociet\u00e0 del rischio\u201d, caratterizzata dall\u2019iperconnettivit\u00e0 e dall\u2019imprevedibilit\u00e0 degli effetti a medio-lungo termine e su ampia scala (il famoso \u201cbattito d\u2019ali della farfalla in Giappone che innesca l\u2019uragano a New York\u201d), questo confortante presidio dei pattern culturali tradizionali appare seriamente scompaginato e sempre pi\u00f9 ineffettuale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora, dinanzi a questo scenario problematico, si profila sin dall\u2019infanzia, ma con maggiore urgenza nell\u2019et\u00e0 adulta poich\u00e9 meno vi provvedono interventi sgravanti da parte di genitori e insegnanti, una spinta al padroneggiamento di s\u00e9 e della propria biosfera che ha connotati di assoluta necessit\u00e0; si tratta di una spinta fondamentalmente positiva, quando non assume forme maniacali, ossessive, sadico-costrittive, ecc. Le strategie di padroneggiamento (mastery) sono varie e situate su vari livelli del complesso biopsichico. Non di rado, tuttavia, queste tecniche ricorrono, a monte, a meccanismi di difesa potenzialmente nevrotici che consentono uno sgravio psichico sull\u2019immediato al prezzo per\u00f2 di una sempre minore possibilit\u00e0 di acquisire competenze per interpretare correttamente e congruamente il contesto vitale e le motivazioni profonde del proprio comportamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Noi tutti, dinanzi al rischio di sentirci insicuri, inadeguati e angosciati per le nostre reali capacit\u00e0 di comprensione e di intervento, effettivamente sempre assai modeste, ci allestiamo facilmente degli script cognitivo-comportamentali basati su alcune strategie di coping piuttosto elementari la cui flessibilit\u00e0 \u00e8 in realt\u00e0 relativa, per il semplice motivo che anche la loro continua ristrutturazione comporterebbe un costo elevato in termini di energie impiegate e di resistenze da vincere. Ci\u00f2 ci consente comunque di dedicare le nostre attenzioni su obiettivi limitati e considerati pi\u00f9 o meno alla nostra portata, stralciando altri ambiti di intervento in cui la nostra incidenza sarebbe quantomeno dubbia o che comporterebbe un investimento ingente e con scarse possibilit\u00e0 di riscontro. Possiamo concentrarci sul conseguimento della nostra laurea, della promozione in ufficio, nel corteggiamento di un\u2019auspicabile partner perch\u00e9 non ci occupiamo di tutto il resto, che riguarda in realt\u00e0 complessi di condizioni sociali, economiche, culturali e di validazione della conoscenza assolutamente determinanti per la nostra esistenza, ma la cui portata ci sfugge.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre le persone pi\u00f9 \u2018semplici\u2019 o comunque pi\u00f9 disponibili a plasmarsi secondo codici di conformit\u00e0 molto strutturati e massivamente diffusi stentano persino a porsi il problema e replicano a pi\u00f9 non posso comportamenti non riflessivi condivisi dalla massa con effetto rassicurante e \u2018scacciapensieri\u2019, quelli un minimo pi\u00f9 consapevoli \u2013 o comunque per varie ragioni meno adattati \u2013 scorgono pi\u00f9 o meno chiaramente il fatto che le condizioni sistemiche sono in effetti decisive anche per le riuscita delle loro strategie locali e del perseguimento dei loro obiettivi, incluso quello della sicurezza e della gestione dell\u2019ansia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa percezione ansiogena solleva un\u2019istanza di riduzione dello stress che non pu\u00f2 rimanere a lungo inevasa. La risposta funzionale a questa condizione emotivamente angustiante \u00e8 di autoconvincersi di possedere invece sufficienti risorse cognitive per sbrogliare determinati problemi almeno sul piano della mappatura cognitiva. Per dirla semplicemente, dinanzi alla iper-complessit\u00e0 e alla percezione che esistano soggetti o entit\u00e0 composite in grado di esercitare una coazione anche senza riserve su noi stessi, ci piace reagire pensando \u201cEh, ma invece la so lunga, io; non mi faccio fregare!\u201d; ossia con una mozione, per lo pi\u00f9 illusoria, di padroneggiamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Orbene, ci\u00f2 che distingue essenzialmente i complottisti dagli anticomplottisti \u00e8 il modo in cui declinano questa autoconvinzione sostanzialmente fallace in relazione alla prevalenza del tipo di meccanismo di difesa che sta alla base della loro opzione.\u00a0<strong>In sostanza n\u00e9 gli uni n\u00e9 gli altri sono davvero razionali; o se si vuole lo sono entrambi, perch\u00e9 implementano delle modalit\u00e0 che, se pur invalide sul piano cognitivo, rappresentano un ausilio per la sopravvivenza quotidiana<\/strong>, almeno fino a quando determinate dinamiche macro non diventano talmente cogenti e violente da impattare drammaticamente sulla sfera vitale dei soggetti in questione, senza che abbiano potuto fare nulla per opporvisi in tempo, non avendole inquadrate con sufficiente esattezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Al netto della loro relativa efficacia in tempi e situazioni standard, complottisti e anticomplottisti agiscono come dei veri menomati rispetto ad un ideale normativo di soggetto umano capace di azione razionale rispetto allo scopo, che come tipo puro \u00e8 in effetti un concetto limite, ma cui \u00e8 opportuno comunque tendere<\/strong>. Accade per\u00f2 che a sembrare pi\u00f9 inadeguati siano i complottisti, apparentemente meno razionali degli anticomplottisti. Prima di focalizzare i rispettivi asset psicologici di fondo, si pu\u00f2 dire \u2013 riassumendo e generalizzando \u2013 che i primi e i secondi corrispondono spesso a differenti profili sociologici. I complottisti sono sovente persone di estrazione sociale bassa o medio-bassa, con percorsi di istruzione modesti oppure frammentari e molto compositi, lavoratori autonomi con ridotti margini di azione oppure dipendenti molto precari o sottoccupati\/sottopagati; con ridotte o comunque imprevedibili possibilit\u00e0 di carriera quando non addirittura discreti rischi di messa a repentaglio del loro livello sociale (declassamento); inclini a spiegazioni monocausali dei problemi, quando non anche ad auspicare risoluzioni \u2018magiche\u2019 affidandosi a spigionamenti improvvisi di autorit\u00e0 e di potenza (che sia dell\u2019uomo forte oppure del popolo arrabbiato non cambia molto). I secondi sono di solito di estrazione sociale media; sono pi\u00f9 istruiti o quantomeno hanno un percorso formativo pi\u00f9 lineare e standardizzato, non di rado anche pi\u00f9 conformistico; spesso sono impiegati, insegnanti, pensionati con discrete tutele di welfare, operai da lungo tempo sindacalizzati e fidelizzati ad appartenenze politiche tradizionali, oppure svolgono professioni intellettuali o creative in cui \u00e8 importante l\u2019immagine che il pubblico si crea di loro; hanno spesso ruoli professionali meno soggetti ad oscillazioni repentine (minori rischi di declassamento) e moderate o discrete possibilit\u00e0 di carriera, che richiedono di mostrarsi affidabili e allineati rispetto agli apparati di cui fanno parte; sono pi\u00f9 inclini a spiegazioni non monocausali e confidano, spesso pi\u00f9 del dovuto, nel fatto che i problemi innescati all\u2019interno delle relazioni sociali estese si possano risolvere gi\u00e0 solo attraverso un\u2019adeguata tematizzazione da parte dell\u2019utenza o dell\u2019opinione pubblica e attraverso il regolare funzionamento delle istituzioni (siano esse l\u2019azienda, la scuola, la redazione di un grande giornale, gli apparati dello stato, ecc.).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Orbene, a prima vista i secondi sembrerebbero pi\u00f9 attrezzati dei primi. In realt\u00e0 lo sono solo in parte e al prezzo di aver implementato una serie di risposte cognitive socialmente accettate e rassicuranti che rendono poco disponibili ad effettuare dei cambi di paradigma e \u2013 a volte necessari \u2013 riorientamenti gestaltici. Sono interpreti di una coscienza \u2018normale\u2019, depurata dagli aspetti pi\u00f9 inquietanti e confortata dalla replicazione di protocolli forniti da altri attraverso canali ufficiali. A dispetto del loro sbandierato acume, si affidano in realt\u00e0 in modo piuttosto acritico alle versioni ufficiali fornite dalle autorit\u00e0 politiche o mediatiche oppure dal sistema dell\u2019istruzione o della divulgazione scientifica, senza mettere seriamente in questione l\u2019affidabilit\u00e0 degli stessi, senza problematizzare il fatto che le conoscenze e le informazioni che vengono loro somministrate provengono sempre da apparati sociali che si strutturano e funzionano secondo logiche non necessariamente improntate all\u2019obiettivit\u00e0, ma anche \u2013 molto spesso \u2013 a interessi, privilegi, strategie non dichiarate e anche mistificazioni. Dunque entrambi i tipi si rivelano soggetti cognitivamente deboli, anche se gli anticomplottisti godono di maggiore credibilit\u00e0 per il solo fatto di collocarsi all\u2019interno dei codici mainstream della cultura dominante, le cui agenzie si peritano, peraltro, di screditare a priori le tesi dietrologiche, sia quando sono infondate, sia quando non lo sono poi cos\u00ec tanto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma ci sono anche motivi pi\u00f9 \u2018intimi\u2019, oltre a quelli sociologici, per cui i complottisti e anticomplottisti sono diversi e i primi godono, se pure immeritatamente, di minore credibilit\u00e0 dei secondi? S\u00ec. Dal punto di vista psicanalitico i primi hanno personalit\u00e0 che si sono strutturate attorno a meccanismi di difesa pi\u00f9 primitivi. In particolare, al fine di stornare le angosce che non derivano solo dalla percezione degli effettivi rischi del mondo esterno, ma anche delle pulsioni aggressive\/distruttive inconsce, tendono a indugiare in una posizione schizo-paranoide, individuando in un oggetto esterno \u2013 scisso nelle sue componenti solo malvage \u2013 la fonte della loro angoscia di persecuzione. L\u2019oggetto esterno, in questa formulazione psichica primitiva, in realt\u00e0 un fantasma psichico, \u00e8 bersaglio di identificazioni proiettive con i propri aspetti Ombra della personalit\u00e0; perci\u00f2 il complottista \u00e8 orientato a creare anche in modo immaginario, se pure a volte prendendo spunto da soggetti e dinamiche ben reali, la foggia del Nemico, dell\u2019entit\u00e0 malvagia e potente che esercita una mal\u00eca negativa su di lui o su noi tutti, o comunque un controllo perverso. L\u2019esito paradossale \u00e8 che, pur presupponendo questo nemico esterno come occulto, temibile e poderoso, attraverso il gioco del presunto disvelamento di esso, il paranoico acquisisce un fittizio senso di potenza e padroneggiamento: \u201cil nemico \u00e8 potente e nascosto, ma io l\u2019ho scovato e gli contrappongo un eguale volont\u00e0 di potenza e controllo, al punto di sventare i suoi piani; anche se sempre si presenter\u00e0 in nuove forme, io sar\u00f2 sempre pronto e vigile per combatterlo\u201d.<\/p>\n<p><em>Fine prima parte<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/26\/complottisti-e-anticomplottisti\/\">http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/26\/complottisti-e-anticomplottisti\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL VELO DI MAYA (Stefano Sissa) Per quanto ne sappiamo, l\u2019uomo \u00e8 l\u2019unico animale in grado di proiettarsi mentalmente nel futuro. 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