{"id":34642,"date":"2017-09-25T10:49:25","date_gmt":"2017-09-25T08:49:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34642"},"modified":"2017-09-21T21:51:55","modified_gmt":"2017-09-21T19:51:55","slug":"complottisti-e-anticomplottisti-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34642","title":{"rendered":"Complottisti e anticomplottisti (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL VELO DI MAYA (Stefano Sissa)<\/strong><\/p>\n<p><em>(Continua)<\/em><\/p>\n<p>Gli anticomplottisti hanno buon gioco a ridicolizzare le tendenze paranoidi, le proiezioni inconsce e gli scivolamenti consistenti verso forme indebite di pensiero magico tipiche dei complottisti. Il complottista tende a forme schizotipiche di personalit\u00e0 e quindi potenzialmente ad isolarsi per quel che riguarda la sua vita privata in un mondo immaginifico e autoreferenziale; fino a quando, per\u00f2, non trova situazioni che possano fare da collante ad altri simili a lui in modo da favorire delle proiezioni paranoidi collettive in direzione congiunta. Se questa socializzazione di istanze psichiche soggettive in altre epoche veniva realizzata attraverso sacrifici rituali di \u2018capri espiatori\u2019, oppure in tempi pi\u00f9 moderni attraverso campagne di odio alimentate dalla propaganda di regimi politici autoritari, oggi i meccanismi di funzionamento della comunicazione in rete (che allo stesso tempo spersonalizzano ma fanno anche emergere istanze latenti della personalit\u00e0 che nell\u2019interazione faccia a faccia o istituzionale verrebbero pi\u00f9 contenute e controllate) creano facilmente catene mediatiche in cui far convergere e rialimentare in modo esponenziale le tendenze paranoidi di questi soggetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019anticomplottista, tuttavia, irride il complottista senza rendersi conto di come anche lui fallisca assolutamente nella pretesa di avere una visione obiettiva della realt\u00e0. Rispetto alla prevalenza di meccanismi di difesa primitivi come nel complottista, nell\u2019anticomplottista prevalgono forme pi\u00f9 \u2018evolute\u2019, dal diniego, che \u00e8 ancora una forma semi-primitiva, fino alla rimozione e alla razionalizzazione ad hoc. L\u2019anticomplottista ha certamente ragione nel sostenere che non siamo tutti costantemente vittime di un mega-complotto della Spectre; tuttavia sbaglia profondamente a negare che la societ\u00e0 sia innervata in modo strutturale e assolutamente pervasivo da strategie non dichiarate di soggetti in competizione per il potere (economico, politico, mediatico, ecc.). Per intenderci: non \u00e8 che tutto ci\u00f2 che ci circonda sia un\u2019unica e immensa congiura ai nostri danni; pensare questo \u00e8 una sciocchezza ed \u00e8 un prodotto di tendenze paranoiche; ma che in tutti i settori strategici della vita sociale operino dei soggetti di potere anche e soprattutto attraverso manovre occulte, condizionamenti indebiti, forzature, imposizioni e a volte persino atti criminali spesso impuniti, \u00e8 una cosa talmente ovvia a chiunque abbia uno sguardo realistico e disincantato che non ci sarebbe nemmeno bisogno di discuterne.\u00a0<strong>Nella lotta per il potere, che si svolge a molti livelli, non solo quelli pi\u00f9 alti della politica mondiale, ogni competitor impiega razionalmente dei piani di cui non ha nessuna intenzione di rendere partecipi tutti gli altri. Per secoli si \u00e8 ritenuto non solo una ovviet\u00e0, ma persino cosa giusta che vi fossero gli arcana imperii, ossia i \u2018misteri del comando\u2019<\/strong>. L\u2019idea di fondo era che le decisioni cruciali del potere sovrano, in cui si esprime al massimo la sua discrezionalit\u00e0, fossero prese in un gabinetto riservatissimo, perch\u00e9 a volte persino alcuni ministri del re potevano essere, magari perch\u00e9 aristocratici imparentati con l\u2019alta nobilt\u00e0 di altre nazioni, delle fonti di informazioni per il nemico. \u00c8 veramente ingenuo chi crede che la gestione del potere, se pur venendo a patti con il sorgere di istituzioni formalmente democratiche, oggi abbia cambiato completamente registro. Le decisioni importanti vengono prese ancora in luoghi ben appartati, come sa bene chi si occupa di politologia seriamente, anche se magari non lo dichiara in TV, per ovvie ragioni. Diciamo che vi \u00e8 stato per qualche secolo una tendenza storica ad acquisire una maggiore trasparenza dei processi deliberativi; tendenza che ha avuto un trend complessivamente positivo se pur con alti e bassi fino al Novecento inoltrato, ma che non ha mai nemmeno lontanamente conseguito l\u2019obiettivo della reale trasparenza del potere. Mai. Inoltre, negli ultimi decenni \u00e8 chiaro come tale tendenza si sia addirittura invertita, in virt\u00f9 della crisi della rappresentanza democratica e delle esigenze di gestione dell\u2019insicurezza globale (terrorismo, immigrazioni massicce, ecc.), a volte anche strumentalizzate e alimentate dagli stessi apparati di potere proprio al fine di ridimensionare le richieste di accountability da parte della base popolare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019anticomplottista denuncia non senza ragioni l\u2019ingenuit\u00e0 del complottista, ma non sa o finge di non sapere che in effetti ogni gioco di potere prevede sempre la messa in campo di tranelli, agenti segreti, minacce, corruzione, diffamazioni, usi politici della giustizia penale, campagne stampa orchestrate ad hoc, persino omicidi mirati, a volte fatti passare per semplici incidenti o suicidi, ecc.<\/strong>\u00a0Tutto ci\u00f2 \u00e8 la norma dell\u2019agire strumentale in vista del potere; in certi regimi accade in modo sistematico, in altri no, ma comunque accade in forme pi\u00f9 accessorie e complementari alle forme pubblicizzate di competizione per il potere. E chi partecipa alla lotta per il potere a certi livelli lo sa benissimo; e infatti cerca di tutelarsi da rischi estremi. In realt\u00e0 di norma anche gli anticomplottisti che abbiano un po\u2019 di competenze storiche ammettono che sia cos\u00ec, ma \u2013 sorprendentemente \u2013 relegano queste pratiche sempre a momenti del passato, anche relativamente recente, oppure ad altri regimi politici che non siano quello di appartenenza.\u00a0<strong>Quanti di loro non hanno problemi ad ammettere che dietro all\u2019uccisione di Kennedy ci fu effettivamente un vasto complotto o che molti gruppi terroristici degli anni \u201970 in Italia fossero infiltrati e manovrati dai servizi segreti italiani e statunitensi nella logica della \u2018strategia della tensione\u2019? Eppure escludono categoricamente che fenomeni simili avvengano anche oggi all\u2019interno della societ\u00e0 di cui fanno parte<\/strong>. Ho detto \u201csorprendentemente\u201d, ma in vero tutto ci\u00f2 non deve affatto sorprendere. L\u2019anticomplottista, per come ha configurato la sua strategia di padroneggiamento, non pu\u00f2 tollerare di pensare che effettivamente molto di ci\u00f2 che accade al mondo accade sopra la sua testa senza che se ne renda conto e senza che lui abbia alcuna incidenza su tutto ci\u00f2.\u00a0<strong>L\u2019anticomplottista cadrebbe in una condizione di ansia angosciosa se pensasse che effettivamente la sua percezione di una societ\u00e0 tutto sommato abbastanza ordinata, affidabile e rassicurante \u00e8, in fondo, surrettizia.<\/strong>\u00a0<strong>Poich\u00e9 ci\u00f2 che va tutelato per lui \u00e8 il senso di rassicurazione, gli occorre pensare che tutto sommato la societ\u00e0 funzioni in modo per lui computabile, che le sue istanze, all\u2019occorrenza, siano prese in considerazione, che mostrare di avere un comportamento istituzionalmente corretto sia gi\u00e0 di per s\u00e9 garanzia di non subire mai conseguenze negative: tutte convinzioni certamente utili a vivere pi\u00f9 sereni, ma assolutamente infondate, a ben guardare.<\/strong>\u00a0Questa sindrome, prodotta da meccanismi difensivi di razionalizzazione, viene definita dallo psicologo Lerner \u201cteoria del mondo giusto\u201d, ossia la presupposizione indebita, ma efficacemente consolatoria, che perlomeno nella societ\u00e0 di appartenenza, tutto sia regolato da validi criteri di opportunit\u00e0, perci\u00f2 \u201cchi non fa nulla di male non ha nulla da temere\u201d (confronta il vecchio adagio: \u201cmale non fare, paura non avere\u201d).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dunque mentre la visione del mondo del complottista si basa su di una sospettosit\u00e0 estrema caratterizzata da ideazione paranoide, quella dell\u2019anticomplottista si basa su una fiducia non problematizzata e piuttosto infondata verso il funzionamento del mondo sociale<\/strong>. Questa sensazione di fiducia diffusa, se pur poco giustificata, ha ricevuto nel corso della storia differenti fonti di legittimazione e di garanzia: la tradizione incarnata in istituzioni religiose, l\u2019operato burocatico-legale dello stato moderno, la vigilanza da parte della stampa e dell\u2019opinione pubblica. Queste istituzioni hanno, per\u00f2, progressivamente perso di credibilit\u00e0 agli occhi della maggioranza della popolazione nei tempi odierni, per ragioni che non stiamo qui a esporre.\u00a0<strong>Oggi quindi l\u2019agenzia pi\u00f9 accreditata nel conferire fiducia verso l\u2019ordine sociale \u00e8 quella che viene denominata semplicisticamente come \u201cLa Scienza\u201d, mentre sarebbe opportuno designarla come \u201capparati sociali tecnico-scientifici e biopolitici\u201d,<\/strong>\u00a0il che gi\u00e0 comporterebbe un ben altro inquadramento della questione.\u00a0<strong>Ma ci\u00f2 sarebbe chiedere troppo all\u2019anticomplottista: egli infatti si appella alla scienza brandendola come feticcio ideologico presuntamente dotato di risultati pressoch\u00e9 definitivi e univoci<\/strong>, senza avere competenze sufficienti a valutare processi di ampio spettro di cui peraltro non pu\u00f2 testare direttamente le risultanze, in quanto appannaggio esclusivo di team attrezzati, dedicati e opportunamente finanziati di cui non fa parte.\u00a0<strong>Inoltre non coglie, non avendo sufficiente attrezzatura epistemologica e metodologica, che quando si parla di questioni storiche e sociali, cio\u00e8 quando si tratta di valutare la presenza di strategie volutamente nascoste da parte di soggetti di potere, non si possono certamente applicare i requisiti protocollari delle hard sciences<\/strong>, ma si deve inevitabilmente ricorrere al cosiddetto paradigma indiziario e ai criteri probabilistici che caratterizzano le scienze storico-sociali, di cui occorre avere contezza, ma che ben pochi possiedono, suddivisi come sono tra una formazione scientifico solo naturalistica o una formazione umanistica non scientifica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le strategie di potere, ovviamente, non riguardano solo le istituzioni politiche, ma anche i poteri finanziari, le grandi aziende, i gruppi di pressione, il controllo della grande stampa, i consorzi di ricerca scientifico-tecnologica e le associazioni corporative pi\u00f9 o meno segrete (e che se rimangon segrete lo faranno per qualche valido motivo, no?). Dal punto di vista dell\u2019ideale normativo di un soggetto razionale, sarebbe logico supporre che di norma, dietro alla superficie dei fenomeni sociali in cui agiscano poteri organizzati, vi siano sempre anche strategie occulte,\u00a0<strong>ma questo non perch\u00e9 siamo in bal\u00eca di un unico megacomplotto mondiale di incappucciati, bens\u00ec per il semplice motivo che altri soggetti che agiscono razionalmente in vista del potere hanno tutto l\u2019interesse pratico ad agire senza che i loro piani, anche i pi\u00f9 spregiudicati e immorali, siano messi al corrente di tutti gli altri<\/strong>. Una certa disposizione dietrologica \u00e8 perci\u00f2 del tutto ragionevole, anche se occorre sempre misurare i sospetti e sforzarsi di comporre dei quadri indiziari sufficientemente plausibili e motivati. Ogni societ\u00e0 complessa \u00e8 strutturalmente oligarchica; ossia il potere tende a concentrarsi in piccoli gruppi organizzati che operano in parte pubblicamente, ma in larga parte con segretezza, senza farsi troppi scrupoli, perch\u00e9 laddove qualcuno se ne fa, altri pi\u00f9 spietati si accaparreranno maggiori quote di potere. In ogni frangente, il soggetto vigile dovrebbe valutare quali soggetti sono probabilmente in campo, quali interessi hanno, quali mezzi hanno a disposizione per conseguire i loro obiettivi, dando per scontato che \u2013 laddove non vengano controbilanciati da altre forze \u2013 quei mezzi verranno quasi certamente sempre impiegati, anche laddove questi risultino indegni o dannosi per noi. Ed evidenziare costantemente tutto questo dovrebbe essere il compito di ogni cittadino consapevole e responsabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla luce di tutto questo, appare chiaro che il profilo cognitivo, oltre che quello morale, dell\u2019anticomplottista non \u00e8 realmente superiore a quello del complottista, come invece molti erroneamente credono. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: l\u2019anticomplottista non \u00e8 socialmente meno pericoloso del complottista, e per certi versi lo \u00e8 quasi di pi\u00f9. \u00c8 vero che la mentalit\u00e0 complottista pu\u00f2 facilmente generare \u2018mostri\u2019 e procedere poi a epurazioni, pogrom, linciaggi, processi sommari, ecc. \u00c8 anche vero, per\u00f2, che questi drammatici fenomeni sociali, per quanto assai gravi, di per s\u00e9 rimarrebbero molto occasionali, in virt\u00f9 del loro aspetto convulsivo; diventano invece sistematici proprio quando \u00e8 all\u2019opera un\u2019organizzazione di potere che manovra, attraverso strategie non dichiarate, per capitalizzare, intensificare e rialimentare queste spinte distruttive in modo da canalizzarle astutamente verso qualche avversario o capro espiatorio.<strong>\u00a0Potremmo dire insomma che questa dinamica psico-sociale complottistica diventa un pericolo diffuso per l\u2019intera societ\u00e0 solo quando siamo effettivamente in presenza di un qualche reale complotto<\/strong>, se pur non individuato dai pi\u00f9, come infatti spesso accade. Perci\u00f2 se si applicasse con rigore e lucidit\u00e0 la regola del sospetto dietrologico, ossia se si fosse moderatamente e ragionevolmente \u2018complottisti\u2019, si potrebbero arginare questi pericoli, smascherando con pi\u00f9 facilit\u00e0 certe trame perverse realmente esistenti e che a volte parassitano la spontanea tendenza alle ingenuit\u00e0 complottistiche. Che \u00e8 il contrario di quanto accade di solito, nella misura in cui la maggioranza applica invece il paradigma rassicurante del \u201cmondo giusto\u201d, tipico degli anticomplottisti, secondo cui non \u00e8 possibile che nella propria societ\u00e0 di appartenenza le pubbliche autorit\u00e0 o altri soggetti titolari di potere siano realmente all\u2019opera per realizzare fini cos\u00ec mostruosi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019angoscia che fa capolino nella mente dell\u2019anticomplottista appena si mette in discussione il suo atteggiamento \u00e8 talmente forte che reagir\u00e0 ai sospetti complottisti prima con l\u2019indifferenza e l\u2019irrisione, ma ben presto, qualora le voci critiche aumentino (a prescindere che siano fondate o no) con una veemenza impressionante, con l\u2019ostracismo, con l\u2019esclusione dalle possibilit\u00e0 di carriera negli apparati, con la diffamazione, con l\u2019insulto, con accuse infondate e infamanti.\u00a0<strong>A un certo punto, paradossalmente, si compie una sorta di rovesciamento di ruoli. Gli anticomplottisti si impegneranno in campagne pubbliche al fine di evidenziare la mostruosit\u00e0 dei complottisti, cui presto saranno addebitate le cause degli stessi problemi che questi ultimi, in modo pi\u00f9 o meno plausibile, additavano. Si former\u00e0 insomma un fronte compatto di anticomplottisti inclini a credere che esista una sorta di complotto ordito dai complottisti, percepiti come pericolosissimi in quanto avrebbero un\u2019influenza determinante nella societ\u00e0, in grado di ostacolare seriamente il progresso scientifico, lo svolgimento delle normali procedure democratiche, l\u2019esercizio collettivo della razionalit\u00e0 e il mantenimento di un corretto ordine sociale.<\/strong>\u00a0Anche questo esito parossistico non deve stupire chi ha adeguate nozioni di psicologia dinamica. Infatti, sotto il nucleo di personalit\u00e0 \u2018ben adattato\u2019 dell\u2019anticomplottista, caratterizzato da difese \u2018nevrotiche\u2019, permane pi\u00f9 nascosto un nucleo di personalit\u00e0 pi\u00f9 atavico, potenzialmente \u2018psicotico\u2019, caratterizzato, come nel complottista, da meccanismi di difesa primitivi. Perci\u00f2 quando l\u2019anticomplottista percepisce inconsciamente che le proprie difese normali sono messe in tensione, le difender\u00e0 a tutti i costi, a prezzo di allontanarsi dall\u2019obiettivit\u00e0 ancora pi\u00f9 del complottista, e \u2013 all\u2019estremo \u2013 far\u00e0 emergere le faglie critiche della sua strutturazione di personalit\u00e0, entro la quale operano gli stessi meccanismi da \u2018pensiero magico\u2019 del complottista.\u00a0<strong>Per questi motivi l\u2019anticomplottista \u00e8 tra i due il soggetto pi\u00f9 dannoso per la societ\u00e0: non solo impedisce di mettere a tema alcune questioni che riguardano le forme di potere occulto che a volte sono effettivamente presenti nella societ\u00e0 (anche se non nella forma iper-semplificata e paranoidea che avanza il complottista); ma \u00e8 anche pi\u00f9 difficile portarlo ad un livello di esercizio della razionalit\u00e0 adeguato<\/strong>. Infatti mentre si pu\u00f2 sempre sperare, con un serio e faticosissimo lavoro di educazione al self-monitoring di fare evolvere gli script mentali del complottista, caratterizzati da meccanismi difensivi primitivi, verso forme pi\u00f9 ragionevoli e empiricamente controllate della sua sospettosit\u00e0, l\u2019anticomplottista ha la presunzione di operare gi\u00e0 al massimo possibile del functioning cognitivo umano, laddove in realt\u00e0 ha soltanto sovrapposto ai meccanismi di difesa primitivi altri meccanismi di difesa pi\u00f9 evoluti, la cui destrutturazione, per quanto in linea di massima auspicabile in vista di un migliore sviluppo cognitivo e morale, viene percepita dal soggetto con sgomento come un mero regresso al suo nucleo fondante psicotico, e perci\u00f2 da evitare a tutti i costi.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/26\/complottisti-e-anticomplottisti\/\">http:\/\/www.ilvelodimaya.org\/2017\/08\/26\/complottisti-e-anticomplottisti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL VELO DI MAYA (Stefano Sissa) (Continua) Gli anticomplottisti hanno buon gioco a ridicolizzare le tendenze paranoidi, le proiezioni inconsce e gli scivolamenti consistenti verso forme indebite di pensiero magico tipiche dei complottisti. 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