{"id":34680,"date":"2017-09-26T10:32:01","date_gmt":"2017-09-26T08:32:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34680"},"modified":"2017-09-25T22:34:46","modified_gmt":"2017-09-25T20:34:46","slug":"il-pensiero-unico-in-economia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34680","title":{"rendered":"Il pensiero unico in economia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MEGACHIP (Simone Lombardini)<\/strong><\/p>\n<p><em>Contro la tirannide del paradigma neoclassico: per un&#8217;economia non a senso unico.<\/em><\/p>\n<p>Nella storia, si sa, le idee susseguono continuamente; il metodo scientifico suggerirebbe di abbandonare quelle che via via si dimostrano irragionevoli o incomplete in favore di quelle pi\u00f9 aderenti al vero. Nella disciplina economica vige invece un sapere a\u00a0<strong>senso unico<\/strong>\u00a0teso a interpretare i fenomeni economici alla stregua di forze\u00a0<strong>naturali<\/strong>\u00a0che obbediscono a leggi fisiche fuori dal\u00a0<strong>controllo<\/strong>\u00a0umano.<\/p>\n<p>Lo spread, la borsa, i tassi d\u2019interesse, i prezzi, la disoccupazione, sembrano tutti muoversi indipendentemente dalla\u00a0<strong>volont\u00e0 umana<\/strong>\u00a0e quindi l\u2019economista, come semplice spettatore, dovrebbe limitarsi a riportare i fatti. Ogni responsabilit\u00e0 \u00e8 poi ricondotta sempre alla stessa entit\u00e0\u00a0<strong>impersonale<\/strong>\u00a0e apparentemente autonoma: il<br \/>\nMercato. Tuttavia, come gi\u00e0 aveva capito Marx, quando si tenta di spiegare una determinata istituzione\u00a0<strong>sociale<\/strong>\u00a0(quale il mercato) per mezzo d\u2019interpretazioni naturalistiche, si produce solo\u00a0<strong>ideologia<\/strong>\u00a0e nel caso del libero mercato, si determina anche una particolare forma di alienazione. Interpretando il mercato come un meccanismo \u201cnaturale\u201d, infatti, l\u2019Uomo non riesce pi\u00f9 a riconoscerne gli esiti come il risultato preciso della sua prassi.<\/p>\n<p>Oggi, nonostante i continui proclami e la strenua difesa del \u201cmondo libero\u201d da parte degli economisti occidentali, in economia \u00e8 ammesso un unico pensiero: l\u2019economia di mercato. Il pluralismo nel pensiero economico \u00e8\u00a0<strong>accettato<\/strong>\u00a0solo nella misura in cui si resti all\u2019interno del recinto del libero mercato, fuori da l\u00ec \u00e8 quasi impossibile pubblicare sulle riviste scientifiche e si \u00e8 vittime spesso dell\u2019ironia quando non di vero e proprio ostracismo da parte dei colleghi.<\/p>\n<p>Come hanno ammesso due docenti che ho conosciuto durante il mio corso di studi, in due momenti diversi, il pensiero dominante si \u00e8 cos\u00ec\u00a0<strong>radicato\u00a0<\/strong>che, ormai, per riuscire a pubblicare sulle riviste \u201cscientifiche\u201d, si devono indagare gli aspetti pi\u00f9 di nicchia e\u00a0<strong>marginali,<\/strong>\u00a0perch\u00e9 le \u201cleggi\u201d generali dell\u2019economia sarebbero state tutte \u201cscoperte\u201d e quindi non ci sarebbe pi\u00f9 nulla da studiare. Inoltre, anche il mio\u00a0<strong>ateneo,<\/strong>\u00a0come la gran parte di quelli italiani ed europei, ha fatto la scelta di campo di insegnare agli studenti soltanto il paradigma neoclassico, ossia l\u2019economia di mercato pi\u00f9\u00a0<strong>liberista,<\/strong>\u00a0ostacolando cos\u00ec le matricole alla comprensione che il mercato \u00e8\u00a0solo una istituzione economica tra quelle possibili,\u00a0e non l\u2019unica.<\/p>\n<p>Come fa il pensiero unico a imporsi con tanta efficacia in paesi che almeno ufficialmente ammettono la\u00a0<strong>libert\u00e0<\/strong>\u00a0di stampa e di opinione nei loro ordinamenti? Semplice: ci\u00f2 che oggi la violenza politica non pu\u00f2 pi\u00f9 fare, \u00e8 invece permesso alla violenza\u00a0<strong>economica.<\/strong>\u00a0Tutti i governi italiani (e non solo) degli ultimi anni, indistintamente dal colore politico, hanno tagliato i fondi alla ricerca; i finanziamenti pubblici e privati per singoli progetti di ricerca sono vincolati a temi sempre ascrivibili all\u2019interno degli schemi del libero<br \/>\nmercato; infine la stragrande maggioranza dei finanziamenti privati ai centri di ricerca, alle riviste scientifiche e alle universit\u00e0 private sono direttamente stanziati da\u00a0<strong>enti non-profit<\/strong>\u00a0direttamente ricollegabili al grande Capitale.<\/p>\n<p>Il\u00a0<strong>mainstream\u00a0<\/strong>economico moderno tuttavia non \u00e8 nato ieri, ma affonda le sue prime radici negli anni \u201970. In questo periodo, quando negli atenei s\u2019insegnavano ancora\u00a0<strong>contemporaneamente<\/strong>\u00a0i principi delle economie di mercato, delle economie miste sino a quelli delle economie di piano, fondazioni e\u00a0<em>Think Tank<\/em>, finanziati dalla classe imprenditoriale americana, hanno iniziato a lavorare incessantemente per cambiare il pensiero economico dominante e portare al governo nuovi soggetti politici finalmente docili agli\u00a0<strong>interessi<\/strong>\u00a0del business. Le fondazioni nascono da una donazione e perseguono scopi culturali (coerenti con le aspirazioni del donatore!); i Think Tank sono costituiti da professori che non devono insegnare a studenti ma svolgono solo il ruolo di\u00a0<strong>ricerca<\/strong>\u00a0e vengono finanziati attraverso donazioni individuali o delle fondazioni stesse. Think Tank e fondazioni raccolgono\u00a0<strong>miliardi<\/strong>\u00a0di dollari da donatori facoltosi delle destre economiche e arruolano i cervelli pi\u00f9 brillanti, li indottrinano di sapere a senso unico, li forniscono di attestati prestigiosi, e infine li immettono nel sistema di comando della societ\u00e0 in modo capillare.<\/p>\n<p>Il fenomeno dei\u00a0<a title=\"Think Tanks\" href=\"http:\/\/www.sourcewatch.org\/index.php\/Think_tanks\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Think Tanks<\/a>\u00a0\u00e8 relativamente giovane; il 90.5% \u00e8 stato creato dopo il 1951 [1]. Tra le prime\u00a0<em>Think Tanks<\/em>\u00a0e fondazioni ci sono: l\u2019Heritage Foundation (1973), il Manhattan Institute (1978), il Cato Institute (1977), e l\u2019Accuracy in Academe (1985) [2]. Queste sono le organizzazioni intellettuali che a ridosso degli anni \u201970 hanno cominciato a diffondere le note ricette\u00a0economiche ultra-liberiste: abbassare le\u00a0<strong>tutele<\/strong>dei lavoratori; aumentare la\u00a0<strong>concorrenza<\/strong>\u00a0e la competitivit\u00e0;\u00a0<strong>privatizzare<\/strong>\u00a0e deregolamentare i settori produttivi, il mercato del\u00a0<strong>lavoro<\/strong>\u00a0e i mercati\u00a0<strong>finanziari;<\/strong>\u00a0tenere bassa l\u2019inflazione; esportare pi\u00f9 di ci\u00f2 che si importa; garantire la libert\u00e0 di\u00a0<strong>circolazione<\/strong>\u00a0dei capitali; ridurre la spesa pubblica; abbassare le tasse sui ricchi e il \u201ccosto del lavoro\u201d(=salari).<\/p>\n<p>Si pensi che nei soli Stati Uniti dal 1980 ad oggi, i\u00a0<em>Think Tank<\/em>\u00a0sono pi\u00f9 che\u00a0<strong>raddoppiati.<\/strong>\u00a0Inoltre, sempre in USA, ci sono il doppio dei\u00a0<em>Think Tank<\/em>conservatori rispetto a quelli definiti liberal (i \u201cprogressisti\u201d). Considerando poi, che anche i\u00a0<em>Think Tank<\/em>\u00a0<em>liberal<\/em>, pur non essendo liberisti,\u00a0non mettono comunque mai in discussione l\u2019istituzione del libero mercato,\u00a0di\u00a0<em>Think Tank<\/em>\u00a0favorevoli a un cambio delle \u201cregole del gioco\u201d in cui i lavoratori diventino i protagonisti dello sviluppo della societ\u00e0, praticamente non ne esistono [3].<\/p>\n<p>Infine, se si conta che in Nord America ci sono 1989 Think Tank dei quali 1830 solo negli Stati Uniti, che in Europa ce ne sono altri 1822, e che insieme contano quasi il\u00a060% di tutti quelli esistenti al mondo,\u00a0ci si rende conto facilmente che la maggior parte della produzione mondiale del pensiero socio-economico \u00e8 una diretta emanazione degli interessi\u00a0<strong>capitalistici<\/strong>\u00a0della NATO. Infine, per smontare definitivamente il\u00a0<strong>mito<\/strong>\u00a0del \u201cpluralismo\u201d nelle societ\u00e0 occidentali, riporto che \u00e8 stato recentemente calcolato che negli Stati uniti, circa\u00a0un quarto dei\u00a0<em>Think Tank<\/em>\u00a0hanno sede a Washington DC;\u00a0possiamo solo immaginare quale\u00a0<strong>pressione<\/strong>\u00a0esercitino queste fabbriche del pensiero sul governo e sui cittadini in generale.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>sproporzione<\/strong>\u00a0rispetto alle organizzazioni rappresentative i lavoratori \u00e8 enorme; per ogni dollaro speso in attivit\u00e0 di lobbying dai sindacati e dai gruppi di interesse pubblico messi insieme, le grandi imprese e le loro associazioni spendono 34 dollari.<\/p>\n<p>Elenchiamo di seguito solo alcuni dei principali\u00a0<em>Think Tanks<\/em>\u00a0e fondazioni per rendere l\u2019idea dell\u2019<strong>arsenale<\/strong>\u00a0che hanno a loro disposizione per \u201cdivulgare\u201d democraticamente le loro \u201copinioni\u201d: American Enterprise Institute, Cato Inst., Heritage Foundation, Olin Found., Volker Found., Atlas Found., Coors Found., Rochefeller Found., Acton Institute, Washington Policy Center, Manhattan Institute for Policy Research; in Gran Bretagna, Adam Smith Institute, Institute of Economic Affairs, Stockholm Network, Bruges<br \/>\nGroup, International Policy Network; in Francia, Association pour la Libert\u00e9 Economique, Eurolibnetwork, Institut de Formation Politique; in Italia, CUOA, Adam Smith Society, Istituto Bruno Leoni, Acton Italia, Arel, CMSS, Nomisma, Prometeia; in Germania: Institut fuer Wirtschaftsforschung Halle, Institut fuer Weltwirtschaft, Institut der Deutschen Wirtschaft K\u00f6ln. E praticamente in tutto il mondo la Mont Pelerin Society.<\/p>\n<p>I membri della lobby dell\u2019Adam Smith Institute non sbagliano quando dichiarano con un certo orgoglio e non poca arroganza che:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;<em>Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti<\/em>&#8221; [4].<\/p><\/blockquote>\n<p>In un tempo in cui 8 paperoni possiedono pi\u00f9 della\u00a0<strong>ricchezza<\/strong>\u00a0dei 3,5 miliardi di persone pi\u00f9 povere della Terra, dove 3 miliardi di persone hanno una speranza di vita\u00a0<strong>inferiore<\/strong>\u00a0ai 50 anni per le condizioni di vita in cui sono costrette, dove 300.000 bambini ogni giorno\u00a0<strong>muoiono<\/strong>\u00a0di malattie per cui esiste una cura, dove disoccupazione e precariato colpiscono una persona su 3 pure nei paesi ricchi, insistere ostinatamente sull\u2019economia di mercato perseguitando gli \u201ceretici\u201d, \u00e8 una forma di\u00a0<strong>fanatismo<\/strong>\u00a0religioso. In nome del Mercato si compiono veri e propri\u00a0<strong>sacrifici<\/strong>\u00a0di popoli, Grecia in testa, si\u00a0<strong>ribaltano<\/strong>\u00a0governi legittimi, si dilapida il patrimonio pubblico e naturalistico delle nazioni del Terzo Mondo su pressione di FMI e BM; l\u2019unico vero\u00a0<strong>terrorismo<\/strong>\u00a0mondiale \u00e8 il fondamentalismo di mercato!<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai abbiamo bisogno di economisti coraggiosi che mettano gli economisti classici con le spalle al muro di fronte ai fallimenti delle loro teorie. Oggi abbiamo bisogno di economisti capaci di ripensare al problema economico con categorie nuove: impresa democratica, condivisione delle risorse e programmazione dello sviluppo economico, potrebbero rappresentare il tridente d\u2019oro dell\u2019Offensiva intellettuale e politica alla violenza economica del Mercato.<\/p>\n<p>Lancio un appello a tutti gli economisti d\u2019Italia, d\u2019Europa, del Mondo, in particolare ai pi\u00f9 giovani:\u00a0<strong>insorgiamo<\/strong>\u00a0uniti contro la tirannide del\u00a0<strong>paradigma neoclassico,<\/strong>\u00a0dedichiamo i nostri sforzi intellettuali a costruire una\u00a0<strong>teoria<\/strong>\u00a0per un\u2019economia di comunione!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] James G. McGann,\u00a0<em>2014 Global Go to Think Tanks Index Report<\/em>, University of Pennsylvania, 3 gennaio 2015.<\/p>\n<p>[2] Paolo Barnard,\u00a0<em>Il pi\u00f9 grande Crimine.<\/em><\/p>\n<p>[3]\u00a0<em>The Center for Media Democracy<\/em>, Think Tanks.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[4]\u00a0Lee Drutman, \u201cHow Corporate Lobbyists Conquered American Democracy\u201d, The Atlantic, 20 aprile 2015.<\/p>\n<p>Link articolo:\u00a0<a title=\"Il pensiero unico in economia\" href=\"https:\/\/alternativanordovest.wordpress.com\/2017\/09\/24\/il-pensiero-unico-in-economia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il pensiero unico in economia<\/a><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/kill-pil\/articolo\/2011993\/il-pensiero-unico-in-economia.html\">http:\/\/megachip.globalist.it\/kill-pil\/articolo\/2011993\/il-pensiero-unico-in-economia.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Simone Lombardini) Contro la tirannide del paradigma neoclassico: per un&#8217;economia non a senso unico. 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