{"id":34780,"date":"2017-09-27T11:13:45","date_gmt":"2017-09-27T09:13:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34780"},"modified":"2017-09-26T22:36:52","modified_gmt":"2017-09-26T20:36:52","slug":"dati-controcorrente-sulleconomia-italiana-e-il-mercato-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34780","title":{"rendered":"Dati controcorrente sull\u2019economia italiana e il mercato del lavoro"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>EFFIMERA (Andrea Fumagalli)<\/strong><\/p>\n<div class=\"fusion-flexslider flexslider post-slideshow\">\n<p><a title=\"Fonte: Bollettino BCE n. 3 dell\u201911 maggio 2017. Immagine tratta da: www.senso-comune.it \" href=\"http:\/\/effimera.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/dati-articolo-Fumagalli.jpg\" rel=\"prettyPhoto[gallery6747]\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/effimera.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/dati-articolo-Fumagalli.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n<p class=\"entry-title\">Nelle ultime settimane siamo stati subissati da buone notizie sull\u2019andamento del\u2019economia italiana. Il Pil cresce sopra le aspettative. L\u2019Istat ci dice che il numero degli occupati \u00e8 tornato a superare la quota di 23 milioni di persone, cio\u00e8 al livello precrisi (2008) e che la disoccupazione scende (- 154.000 nell\u2019ultimo anno).\u00a0 Nel luglio 2017 la produzione industriale \u00e8 aumentata del 4,4% su base annua (ma solo del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/203388\">+ 0,1% su base mensile<\/a>). Il primo ministro Gentiloni twitta che un risultato del genere era impensabile soltanto due anni fa (dimenticandosi di ricordare che nel giugno 2017 la produzione industriale era aumentata\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/203045\">su base annua del 5,3%<\/a>: il che significa che, nell\u2019ultimo mese, abbiamo avuto una riduzione della crescita). E aggiunge, sempre su Twitter: \u201cDisoccupazione ai minimi dal 2012. Buoni risultati da jobs act e ripresa\u201d. \u00a0Calici di spumante (lo champagne sarebbe eccessivo) brindano al risultato. La stampa di regime si unisce a celebrare l\u2019uscita dalla crisi. Tutto vero?<\/p>\n<div class=\"post-content\">\n<div class=\"pf-content\">\n<p>Apparentemente s\u00ec. Il Pil ha visto una crescita annua tendenziale dell\u20191,5% nel\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/203252\">II trimestre 2017<\/a>, contro le previsioni del governo di crescita dell\u20191,2%. Tale risultato potrebbe consentire al governo italiano di avere maggiori gradi di flessibilit\u00e0 nella formulazione della legge di stabilit\u00e0 per il prossimo anno.\u00a0 Tale risultato \u00e8 soprattutto dovuto ad un aumento dell\u2019export verso i paesi arabi e in particolar modo verso l\u2019Egitto (+ 13%), grazie al coinvolgimento della politica italiana\u00a0 negli affari del petrolio (vedi\u00a0<a href=\"http:\/\/www.affaritaliani.it\/economia\/eni-descalzi-incontra-il-primo-ministro-egiziano-sherif-ismail-494081.html\">l\u2019investimento<\/a>\u00a0Eni\u00a0 di 7\u00a0 miliardi in tre anni giacimento di gas di Zohr\u00a0<a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/internazionale\/2017\/08\/18\/news\/tutti-gli-affari-dell-italia-con-l-egitto-di-al-sisi-che-dopo-l-omicidio-regeni-sono-anche-aumentati-1.308232\">a dispetto del caso Regeni<\/a>. Ma non solo. Gli investimenti industriali hanno cessato di diminuire (+ 0,1%) e le aspettative per un loro aumento in futuro sono cresciute, \u00a0dopo il crollo seguito alla crisi economica (- 30%).<\/p>\n<p>Tali risultati, tuttavia, non consentono di affermare che la crisi sia stata superata, tutt\u2019altro. In Italia, nonostante la ripresa dell\u2019ultimo biennio, il livello del Pil in volume \u00e8 ancora inferiore di oltre il 7 per cento rispetto al picco di inizio 2008; in Spagna il recupero \u00e8 quasi completo mentre Francia e Germania, che nel 2011 avevano gi\u00e0 recuperato i livelli di attivit\u00e0 pre-crisi, segnano progressi pari rispettivamente a\u00a0<a href=\"http:\/\/www.istat.it\/storage\/settori-produttivi\/2017\/Rapporto-competitivita-2017.pdf\">oltre il 4 e quasi l\u20198 per cento<\/a>\u00a0().<\/p>\n<p>Tra il 2007 e il 2013, il peso dell\u2019industria manifatturiera nella creazione di valore aggiunto in Italia \u00e8 diminuito dal 17,7 al 15,% del totale, a fronte di una contrazione in volume di quasi il 16%.<\/p>\n<p>Negli anni successivi si \u00e8 avuto un recupero, tuttora in corso, ma a livello aggregato il volume del valore aggiunto manifatturiero resta ancora inferiore di circa il 13% rispetto al 2007,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.istat.it\/storage\/settori-produttivi\/2017\/Rapporto-competitivita-2017.pdf\">attestandosi al 16%<\/a>.<\/p>\n<p>Gli investimenti hanno seguito una dinamica simile e ora sono attestati intorno al 19% del Pil, con un livello che \u00e8 pari al 75% di quello pre-crisi e nettamente inferiore alla media europea. Di converso, i tassi di profitto (come quota sul valore aggiunto) delle imprese non finanziarie in Italia risultano superiori alle media europea e dopo il calo registrato nel triennio 2009-2012 ora si trovano in ripresa (<a href=\"http:\/\/www.istat.it\/storage\/settori-produttivi\/2017\/Rapporto-competitivita-2017.pdf\">dal 41% al 42%<\/a>).<\/p>\n<p>Il Jobs Act non\u00a0 ha avuto effetti occupazionali reali e stabili,\u00a0 ma ha creato aspettative positive per l\u2019economia italiana, soprattutto sul versante dell\u2019export. La domanda interna \u00e8 infatti troppo depressa per mancanza di reddito per essere appetibile per un miglioramento delle aspettative interne. E di fatto gli investimenti languono (+ 0,1%). Non \u00e8 un caso che se l\u2019export cresce, le vendite al dettaglio\u00a0 vedono una contrazione dell\u20190,2% su base mensile (luglio 2017) e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/203328\">dello 0,4 su base annua<\/a>. Sembra un paradosso. La domanda interna \u00e8 stagnante ma l\u2019export no. La spiegazione \u00e8 il basso costo del lavoro che consente una maggiore competitivit\u00e0 a bassi prezzi ma di qualit\u00e0 peggiore verso l\u2019estero.<\/p>\n<p>Negli anni \u201850 e \u201960, il boom economico italiano \u00e8 stato trainato dall\u2019esportazione, al punto che, per il caso italiano, autorevoli economisti stranieri e italiani \u00a0(Vera Lutz e Augusto Graziani) avevano coniato il termine \u201cExport Led Growth\u201d (Crescita trainata dall\u2019export). All\u2019epoca tutta i comparti manifatturieri ne erano coinvolti. Ma oggi non \u00e8 cos\u00ec. I settori a pi\u00f9 alto valore aggiunto e sulla frontiera tecnologica ne sono esclusi. Il motivo \u00e8 semplice. In Italia, biotecnologie, nanotecnologie , industrie del corpo umano, telecomunicazioni, digitale, neuroscienze, trasporto avanzato , informatica 4.0 sono settori\u00a0 che non esistono e se esistono svolgono solo un ruolo subordinato, da \u00a0subfornitura etero-diretta, a vantaggio di imprese e profitti.<\/p>\n<p>Non stupisce quindi che, sebbene l\u2019ultima rilevazione dell\u2019Istat abbia messo in evidenza che gli occupati a luglio di quest\u2019anno, pari a poco pi\u00f9 di 23 milioni di unit\u00e0, sono tornati allo stesso livello del 2008, il monte ore lavorate, invece, \u00e8 diminuito di oltre 1,1 miliardi (-5 per cento). Nei primi 6 mesi del 2008, infatti, i lavoratori italiani erano stati in fabbrica o in ufficio per un totale di 22,8 miliardi di ore, nei primi 2 trimestri di quest\u2019anno, invece, lo stock \u00e8\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cgiamestre.com\/articoli\/25465\">sceso a 21,7<\/a>.<\/p>\n<p>In buona sostanza, segnalano dall\u2019<a href=\"http:\/\/www.cgiamestre.com\/articoli\/25465\">Ufficio studi della Cgia di Mestre<\/a>, se a parit\u00e0 di occupati sono diminuite le ore lavorate, rispetto al 2008 i lavoratori a tempo pieno sono scesi e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo parziale (contratti a termine, part-time involontario, lavoro intermittente, somministrazione, etc.).<\/p>\n<p>Si conferma cos\u00ec che il Jobs Act ha avuto l\u2019effetto sperato. Aumentare la precariet\u00e0 e la ricattabilit\u00e0 del lavoro, dando l\u2019illusione che il lavoro sia aumentato. Tale fumo negli occhi viene illusoriamente confermato dagli ultimi dati ufficiali sul tasso di disoccupazione. Secondo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2017-09-12\/istat-secondo-trimestre-78mila-occupati-153mila-rispetto-2016-095406.shtml?uuid=AEr08TRC\">la recente indagine sul mercato del lavoro dell\u2019Istat<\/a>, nel secondo trimestre del 2017 l\u2019occupazione presenta una nuova crescita congiunturale di 78 mila unit\u00e0 (+0,3%) dovuta all\u2019ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%), in oltre otto casi su dieci a termine (+123 mila, +4,8%). Continuano invece a calare gli indipendenti (-71 mila, -1,3%). Il tasso di disoccupazione \u201cufficiale\u201d si attesta cos\u00ec all\u201911,2%, come esito dell\u2019effetto sostituzione tra lavoro precario e lavoro stabile. Come gi\u00e0 sottolineato in\u00a0<a href=\"http:\/\/effimera.org\/dati-controcorrente-sulleconomia-italiana-mercato-del-lavoro-andrea-fumagalli\/(http:\/effimera.org\/mercato-del-lavoro-giallo-dei-dati-andrea-fumagalli\/\">altri contributi<\/a>\u00a0su queste stesse pagine, nel calcolo dell\u2019effettivo numero dei disoccupati devono essere calcolati anche gli scoraggiati, ovvero quelle persone che hanno bisogno di lavorare ma che non cercano lavoro in quanto poco fiduciose nel successo dell\u2019impresa. Tale categoria contabilmente incide in negativo sulle forze lavoro effettive (che \u00e8 il denominatore del tasso di disoccupazione) con l\u2019effetto di diminuire tale rapporto. Se si considerano le forze lavoro potenziali, i dati descrivono un quadro assai differente.<\/p>\n<p>Nel luglio 2017, sono stati resi noti i dati dall\u2019<a href=\"http:\/\/europa.eu\/rapid\/press-release_IP-17-1988_it.pdf).\">indagine 2017 sull\u2019occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde)<\/a>\u00a0pubblicata dalla Commissione Europea<em>.<\/em>\u00a0L\u2019Italia \u00e8 il paese europeo dove il numero di lavoratori autonomi \u00e8 fra i pi\u00f9 alti d\u2019Europa (pi\u00f9 del 22,6%), i giovani fra 15 e 24 anni che non hanno e non cercano lavoro (i cosiddetti Neet) toccano il record Ue del 19,9% (la media europea \u00e8 11,5%), la differenza fra uomini e donne che lavorano \u00e8 al 20,1%, e il numero di persone che vivono in condizioni di povert\u00e0 estrema (11,9%) \u00e8 aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania.<\/p>\n<p>Se analizziamo in modo congiunto questi dati (come si evince dal grafico in apertura) abbiamo una reale fotografia del mondo del lavoro italiano nel 2017. Se si considerano gli scoraggiati e i sottoccupati, il tasso di disoccupazione italiano risulta il\u00a0 pi\u00f9 alto d\u2019Europa, superiore a quello della Grecia e della Spagna.<\/p>\n<p>Alla faccia dl Jobs Act e dell\u2019uscita dalla crisi.<\/p>\n<p><em>* L\u2019immagine, che elabora dati contenuti nel\u00a0Bollettino BCE n.3 dell\u201911 maggio 2017, \u00e8 tratta da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/\">www.senso-comune.it<\/a><\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/effimera.org\/dati-controcorrente-sulleconomia-italiana-mercato-del-lavoro-andrea-fumagalli\/#prettyPhoto\">http:\/\/effimera.org\/dati-controcorrente-sulleconomia-italiana-mercato-del-lavoro-andrea-fumagalli\/#prettyPhoto<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di EFFIMERA (Andrea Fumagalli) Nelle ultime settimane siamo stati subissati da buone notizie sull\u2019andamento del\u2019economia italiana. Il Pil cresce sopra le aspettative. 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