{"id":34837,"date":"2017-09-29T09:00:27","date_gmt":"2017-09-29T07:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34837"},"modified":"2017-09-28T19:10:21","modified_gmt":"2017-09-28T17:10:21","slug":"federico-caffe-e-la-crisi-del-welfare-state","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34837","title":{"rendered":"Federico Caff\u00e8 e la crisi del welfare state"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA IN RETE (Michele Mangiani)<\/strong><\/p>\n<p>A dieci anni dall\u2019esplosione della Grande Crisi quali sono gli spazi possibili per un intervento pubblico. Un volume collettivo appena uscito per Asterios analizza i vari scenari<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories5\/body_welfare.jpg\" alt=\"body welfare\" width=\"300\" height=\"230\" \/>Federico Caff\u00e8, trent\u2019anni fa, individu\u00f2 le tendenze della trasformazione neoliberale, ma non poteva immaginare quanto oltre, nel tempo e in profondit\u00e0, essa sarebbe andata. Solo in seguito si \u00e8 dovuto prendere atto che il \u201cpensiero unico\u201d (Ramonet 1995) aveva tolto l\u2019ossigeno all\u2019auspicabile controtendenza basata sulla \u201c<em>public cognizance<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Le vicende finanziarie \u2013 della finanza privata, ma anche di quella pubblica (dalle manovre sui tassi d\u2019interesse ai debiti spesso contratti per favorire affari privati o soccorrere banche in difficolt\u00e0) \u2013 hanno continuato a provocare cambiamenti reali della struttura economica e sociale fino ai nostri giorni, approfittando anche della crisi, iniziata nel 2007 proprio come crisi finanziaria. Caff\u00e8 considerava le \u201csovrastrutture finanziarie\u201d, Borsa compresa, piuttosto come causa di \u201cinquinamento finanziario\u201d e di costi sociali che come metodo efficiente di finanziamento delle imprese (Caff\u00e8 1971, p. 671). Questo atteggiamento ha reso, in seguito, pi\u00f9 acuta e radicale la sua critica del dominio della grande finanza internazionale nell\u2019epoca neoliberista. Egli sottolinea il problema dell\u2019aumento dell\u2019attivit\u00e0 finanziaria, del rischio insito nelle sue distorsioni e anche semplicemente nel gonfiarsi del credito.<\/p>\n<p>Le rendite \u2013 riguardo alle quali egli richiama la denuncia keynesiana di \u201cinefficienza sociale\u201d \u2013 gli appaiono connaturate con \u201cla struttura oligopolistica del sistema creditizio-finanziario\u201d (Caff\u00e8 2014, pp. 83-84).<\/p>\n<p>I paesi periferici non petroliferi, indotti a indebitarsi rovinosamente, hanno subito una crisi senza precedenti, come effetto delle misure di \u2018aggiustamento strutturale\u2019 imposte dal FMI negli anni Ottanta e, in generale, di \u201cun\u2019economia \u2018usuraia\u2019\u201d (<em>ibid<\/em>., pp. 86-88). La stessa politica (la cosiddetta austerit\u00e0 e le cosiddette riforme strutturali) \u00e8 continuata negli anni Novanta, con gli stessi disastrosi risultati. Intanto gli USA, con il Presidente Clinton, continuavano a indicare la rotta, riducendo la spesa per il welfare e portando a termine la de-regolamentazione delle attivit\u00e0 finanziarie. Il piano per salvare il Messico dal fallimento alla fine del 1994 fu elaborato da FMI e USA per proteggere gli investitori stranieri, in maggioranza nordamericani, ma comport\u00f2 la limitazione della sovranit\u00e0 del Messico, con il controllo del suo bilancio e un\u2019ipoteca sull\u2019esportazione del suo petrolio.<\/p>\n<p>I paesi del Sudest asiatico e la Corea furono colpiti dalla crisi finanziaria del 1997 e dalla conseguente recessione. La pressione del debito estero insieme con la decisione di stabilire un cambio alla pari tra <em>peso<\/em> e dollaro portarono alla rovina l\u2019economia argentina, predisponendo la svalutazione e il saccheggio delle sue risorse, in particolare delle attivit\u00e0 possedute dallo stato. Il debito e il cambio alla pari fra le rispettive monete erano stati decisivi nel processo di riunificazione del 1990 delle due Germanie \u2013 ovvero di annessione dell\u2019una da parte dell\u2019altra <a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/federico-caffe-la-crisi-del-welfare-state\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><\/a>\u2013 ed ebbero, per la ex DDR, conseguenze simili a quelle subite in seguito dall\u2019Argentina.<\/p>\n<p>Questi precedenti avrebbero dovuto suscitare almeno qualche dubbio sul progetto di unificazione europea e in particolare sulla moneta unica. In un articolo del 1985 <a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/federico-caffe-la-crisi-del-welfare-state\/#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><\/a>, Caff\u00e8, facendo anche riferimento ai pareri di diversi economisti, aveva indicato alcuni punti critici, tanto fondamentali quanto, purtroppo, sottovalutati. L\u2019integrazione europea avrebbe dovuto, a suo avviso, adottare \u201cidonee e coordinate misure di politica economica\u201d (Caff\u00e8 2014, p. 146) contro la disoccupazione e la disuguaglianza, controllare la domanda globale e amministrare l\u2019offerta complessiva, disciplinare i prezzi e i consumi energetici. Inoltre, egli osserva, se ogni paese aderente alla zona di libero scambio potesse decidere la propria tariffa nei confronti di paesi terzi, sarebbe pi\u00f9 facile limitare il dominio di uno degli stati membri sugli altri.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8, in effetti, se si realizzer\u00e0 \u201cun\u2019intesa tra uguali o un rapporto tra potenze egemoni e potenze soggette\u201d (<em>ibid<\/em>., p. 150). Ora sappiamo che anche l\u2019unione monetaria, con le norme che la regolano, ha contribuito al prevalere della seconda fra queste due ipotesi. Nell\u2019articolo di Caff\u00e8 viene rilevata la tendenza verso un\u2019Europa \u201cstrumentalizzata in funzione di remora all\u2019introduzione di riforme essenziali alle strutture differenziali dei paesi membri\u201d, contraria al permanere di \u201csettori pubblici dell\u2019economia\u201d, soggetta al modello neoliberista e incapace di assumere \u201cun atteggiamento coerente rispetto alle societ\u00e0 multinazionali\u201d, le quali, anzi, contano di rafforzare il proprio potere monopolistico, anche rispetto ai governi (<em>ibid<\/em>., pp. 152, 146 e 149).<\/p>\n<p>La tendenza dalla quale Caff\u00e8 metteva in guardia \u00e8 divenuta pi\u00f9 forte e incontrastata. La sinergia tra le norme, e soprattutto le pratiche, dell\u2019UE e la trasformazione neoliberista \u00e8 profonda ed efficace. La moneta \u00e8 stata resa autonoma dallo stato, sia pure non nella forma pi\u00f9 estrema della \u201clibera concorrenza tra le banche private di emissione\u201d, secondo la formula che Caff\u00e8 (2014, p. 56) cita dal saggio <em>Denationalisation of Money<\/em> pubblicato da Hayek nel 1976. Ecco \u201cuna conferma delle antiche radici dell\u2019odierno neoliberismo\u201d, commenta Caff\u00e8 (<em>ibid<\/em>.), rilevando la coincidenza della concezione di Hayek con quella ottocentesca di Ferrara. Una corrispondenza viene mostrata ai nostri giorni da Claus Thomasberger (2015) fra le istituzioni della UE e l\u2019ordinamento internazionale delineato da Hayek (1937) e da Robbins (1937), che prevedeva un\u2019unione monetaria e dunque una moneta immune da interferenze dei governi nazionali.<\/p>\n<p>Secondo tale progetto, i governi avrebbero dovuto ridurre drasticamente gl\u2019interventi a tutela dei lavoratori e dell\u2019ambiente naturale, le politiche sociali, le barriere doganali, i controlli sui movimenti dei capitali e sui prezzi. Il libero mercato e la concorrenza fra paesi sarebbero stati sia l\u2019effetto sia la causa di tale riduzione. Le istituzioni democratiche devono avere, sostiene Hayek, semplicemente la funzione di mettere in pratica i principi liberisti; e l\u2019unione, quella di impedire l\u2019interferenza dei singoli stati nell\u2019attivit\u00e0 economica (cfr. Thomasberger 2015, p. 193).<\/p>\n<p>Le idee di Hayek e Robbins hanno avuto infine successo <a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/federico-caffe-la-crisi-del-welfare-state\/#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><\/a>. In primo luogo, tuttavia, sia la persistenza secolare dell\u2019ideologia liberista sia la sua speciale efficacia in certi periodi vanno spiegate: la prima, con il vincolo del profitto, quale caratteristica essenziale dell\u2019organizzazione della societ\u00e0 moderna e fattore che determina la sua dinamica; la seconda, con fattori storici, quali le difficolt\u00e0 periodiche dell\u2019accumulazione capitalistica, le diverse forme da essa assunte e i rapporti di forza tra le classi sociali. In secondo luogo, il neoliberismo \u00e8 bens\u00ec un successo di tale ideologia: ma un successo paradossale, poich\u00e9 tratti fondamentali di essa \u2013 l\u2019autoregolazione di un mercato che si suppone concorrenziale, e una pi\u00f9 ampia e robusta libert\u00e0 degli individui \u2013 restano esclusi, anzi rovesciati nel contrario.<\/p>\n<p>Nel caso dell\u2019UE, mentre la liberalizzazione della circolazione delle merci, delle attivit\u00e0 finanziarie e dei movimenti dei capitali \u00e8 stata universalmente imposta, le politiche dei singoli stati rimangono non solo frammentate, ma concorrenziali riguardo al livello dei salari, alle norme sul lavoro, all\u2019occupazione, all\u2019imposizione fiscale, alle strategie industriali e alla spesa sociale. Anzi, si consente che singoli paesi pratichino il <em>dumping<\/em> fiscale, normativo e salariale per attirare capitali e addirittura fungano da \u2018paradisi fiscali\u2019. Capita che la stesura di rapporti sui \u2018beni comuni\u2019 sia affidata a grandi societ\u00e0 private, per la buona ragione che se ne intendono, essendo <em>stakeholders<\/em> \u2013 cio\u00e8 interessate al <em>business<\/em>. Viene raccomandata la privatizzazione delle aziende statali, attuata con zelo in Italia specialmente negli anni Novanta, e tuttora in corso.<\/p>\n<p>La privatizzazione investe anche attivit\u00e0 che costituiscono monopoli naturali, anche i beni comuni, le <em>public utilities<\/em>, la formazione e l\u2019assistenza (sanitaria e sociale) (v. p. es. Frangakis <em>et al<\/em>., eds, 2010). Alla riduzione delle pensioni e dei servizi sociali fanno riscontro la forte diminuzione della progressivit\u00e0 delle imposte dirette e l\u2019aumento di quelle indirette e delle tasse. Il principio dell\u2019universalismo riguardo a servizi come la sanit\u00e0 e l\u2019istruzione, che ovviamente presuppone la loro gestione pubblica, \u00e8 stato messo in questione. Quel che ci\u00f2 significhi si vede, per esempio, nei dati seguenti, in cui vengono confrontati due sistemi di assistenza sanitaria, il primo prevalentemente pubblico e universalista, il secondo prevalentemente privato e individualistico.<\/p>\n<p>Nel 2014 la spesa sanitaria (pubblica e privata) <em>pro capite<\/em> \u00e8 stata di $ 4950 in Francia e $ 9403 negli Stati Uniti d\u2019America (a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto). La spesa totale corrisponde rispettivamente all\u201911,5% e al 17,1% del PIL dei due Paesi. La quota della spesa governativa sul totale \u00e8 del 78,2% in Francia e del 48,3% negli Stati Uniti. La speranza di vita alla nascita risulta di 82,4 anni in Francia e di 79,3 negli USA (World Health Organization, 2016). Dunque, negli USA, rispetto alla Francia, profitti e rendite di privati che operano a vario titolo nel settore sanitario assorbono una quota molto maggiore del PIL, mentre l\u2019assistenza sanitaria non \u00e8 migliore nel suo complesso e, soprattutto, esiste una grande disuguaglianza fra i cittadini ben assicurati e i circa 80 milioni di persone non assicurate o sotto-assicurate. I tre anni di speranza di vita in meno rispetto alla Francia gravano soprattutto su queste ultime, e per loro devono essere ovviamente pi\u00f9 di tre.<\/p>\n<p>La disoccupazione, pur essendo un problema sistemico, che riguarda almeno 30 milioni di persone nell\u2019UE, tende a venir affrontata con politiche di \u2018attivazione\u2019 e di \u2018<em>workfare<\/em>\u2019 rivolte ai singoli individui, in concorrenza l\u2019uno con l\u2019altro. La contrattazione collettiva va scomparendo. La \u2018flessibilizzazione\u2019 del mercato del lavoro \u2013 che vuol dire precariet\u00e0, paghe pi\u00f9 basse, dequalificazione, aumento dell\u2019intensit\u00e0 del lavoro pi\u00f9 che della sua produttivit\u00e0, diminuzione dei diritti e della sicurezza dei lavoratori \u2013 viene presentata, contro ogni evidenza empirica, come la soluzione per aumentare gli occupati e uscire dalla crisi.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 corrisponde al credo neoliberale, cio\u00e8, di fatto, alla convenienza del potere economico e soprattutto delle grandi istituzioni finanziarie in cui esso tende a concentrarsi. I risultati sono, oltre alla tendenza depressiva, l\u2019aumento della disuguaglianza, lo smantellamento delle riforme sociali conquistate dai lavoratori e l\u2019accentuarsi della struttura gerarchica sia del mercato sia fra gli stati membri dell\u2019Unione. Le politiche neoliberali finiscono per erodere i diritti di cittadinanza, non solo quelli economici e sociali, ma anche quelli politici e civili: e con i diritti, la libert\u00e0 degli individui.<\/p>\n<p>La sovranit\u00e0 popolare attraverso il parlamento, conquistata dalle rivoluzioni borghesi, viene seriamente compromessa, sia dai governi \u2018tecnici\u2019 e di \u2018grande coalizione\u2019 sia dalle burocrazie nazionali e internazionali, che rispondono ai grandi interessi economici e finanziari piuttosto che agli elettori. Il Fiscal Compact concordato il 30 gennaio 2012, e in particolare l\u2019inserimento nella Costituzione dell\u2019obbligo del bilancio in pareggio, riducono la sovranit\u00e0 popolare, oltre allo spazio di manovra della politica economica, che i paesi esterni all\u2019area dell\u2019euro mantengono.<\/p>\n<p>Il neoliberismo \u00e8 stato il modo in cui la classe dominante ha cercato una soluzione \u2013 corrispondente ai propri interessi o almeno al proprio modo di intenderli \u2013 della crisi politica ed economica iniziata negli anni Settanta. Essa ha riconquistato tutto il potere, a scapito della democrazia, e ha risolto, per un\u2019\u00e9lite ristretta, le difficolt\u00e0 dovute alla sovra-accumulazione, le quali, per\u00f2, tendono di per s\u00e9 a ripresentarsi, e ad aggravarsi a causa delle politiche adottate. La nuova economia si basa sulla svalutazione della forza lavoro e l\u2019intensificazione del suo sfruttamento, e su costi sociali crescenti a carico dell\u2019ambiente naturale e umano. Vi \u00e8 poi la ricerca di nuovi campi d\u2019investimento: accanto a quelli sottratti alla gestione pubblica, menzionati qui sopra, ci sono l\u2019immane sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 finanziaria e l\u2019accaparramento di territori e di risorse naturali.<\/p>\n<p>Investimenti di questo tipo consentono bens\u00ec a una frazione del capitale di mantenere un livello soddisfacente di accumulazione, ma contrastano la sovra-accumulazione solo in parte o provvisoriamente, dato che producono piuttosto rendita che profitto, nella misura in cui occupano posizioni di monopolio o si limitano a prendere possesso di risorse esistenti o, come la speculazione finanziaria, si appropriano di valore che \u00e8 prodotto da altre attivit\u00e0. Come scrive David Harvey (2005, p. 159), il principale risultato del neoliberismo \u00e8 stato di \u201ctrasferire pi\u00f9 che creare reddito e ricchezza\u201d: un\u2019\u201caccumulazione mediante espropriazione\u201d.<\/p>\n<p>Critici radicali della trasformazione neoliberista cercano la spiegazione della sua origine e dei suoi fallimenti nella dinamica contraddittoria e nell\u2019inevitabilit\u00e0 della crisi, che caratterizzano l\u2019accumulazione capitalistica. Si pu\u00f2 dire in generale che non c\u2019\u00e8 rimedio \u2013 specialmente fra quelli adottati dal neoliberismo \u2013 che non produca anche o in seguito effetti contrari. L\u2019indebitamento pubblico e privato serve a sostenere, insieme con la domanda, un certo livello di attivit\u00e0, ma questa soluzione si rivela vana o almeno provvisoria: essa genera infatti rendita finanziaria ed esigenza di \u2018austerit\u00e0\u2019, origine a loro volta di sovrabbondanza di capitale.<\/p>\n<p>Wolfram Elsner (2015) dimostra che, inserendo nel computo il \u201ccapitale fittizio\u201d \u2013 cio\u00e8 il capitale monetario, spesso creato dal credito, in cerca di interessi e guadagni speculativi piuttosto che di impieghi produttivi \u2013 il saggio di profitto resta basso, almeno cinque volte inferiore a quel 20-25% che pretenderebbero le grandi societ\u00e0 finanziarie. Queste ultime, comunque, incamerano la maggior parte dell\u2019aumento della massa del profitto ottenuto con le politiche neoliberali (privatizzazioni delle attivit\u00e0 pubbliche e del welfare, saccheggio di risorse, crescente disuguaglianza della distribuzione del reddito e della ricchezza <a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/federico-caffe-la-crisi-del-welfare-state\/#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><\/a>ecc.). Anche per questo tali politiche risultano controproducenti rispetto al problema della sovraccumulazione, per risolvere il quale erano state predisposte.<\/p>\n<p>Secondo Ernst Lohoff e Norbert Trenkle, la crescita patologica dell\u2019attivit\u00e0 finanziaria e dell\u2019indebitamento pubblico e privato sono sintomi di una crisi sistemica, che rivela l\u2019obsolescenza del capitalismo. Quando l\u2019investimento finanziario, cio\u00e8 il fare denaro direttamente dal denaro, diviene dominante rispetto all\u2019investimento per produrre ricchezza reale, si rivela il rovesciamento paradossale del rapporto tra fini e mezzi, che \u00e8 insito nel fatto che, come scrive Veblen (1994 [1901], p. 286), con il capitalismo le \u201cattivit\u00e0 pecuniarie\u201d divengono il \u201cfattore di controllo\u201d del sistema economico. Comunque, osservano Lohoff e Trenkle (2012, p. 19), la posta necessaria per sostenere una simile scommessa sul futuro dev\u2019essere sempre aumentata, ma non pu\u00f2 esserlo all\u2019infinito. Prima o poi \u201cdeve avvenire una gigantesca svalutazione del capitale fittizio\u201d.<\/p>\n<p>Depressione e sovraccumulazione derivano anche dall\u2019aumento dei costi nel medio e lungo periodo, causato dal tentativo di scaricarli sull\u2019ambiente naturale e umano per aumentare, immediatamente, il profitto atteso dagli investimenti e quindi gli investimenti stessi. A ci\u00f2 si riferisce James O\u2019Connor (1991) con il suo concetto di \u201cseconda contraddizione del capitalismo\u201d \u2013 la prima essendo la tendenza alla sovraccumulazione. Egli ritiene che la crescita del sistema economico venga sostenuta a spese del suo ambiente, nella misura in cui quest\u2019ultimo \u00e8 sfruttato in modo eccessivo e guastato senza rimedio.<\/p>\n<p>Questo modo di procedere porta all\u2019aumento dei costi per l\u2019attivit\u00e0 economica stessa e quindi al tentativo di trasferirli in misura crescente nell\u2019ambiente. Si ha dunque un processo cumulativo, di cui si rischia di perdere il controllo. In effetti, la tendenza verso un rapporto contro-adattivo del sistema economico con l\u2019ambiente si \u00e8 rafforzata dopo la Seconda guerra mondiale a causa dello sviluppo e della diffusione dell\u2019attivit\u00e0 industriale, e pi\u00f9 ancora nell\u2019epoca neoliberale, in conseguenza della cosiddetta de-regolazione e della crisi, sia essa strisciante o conclamata. La questione delle risorse naturali e dei \u201climiti dello sviluppo\u201d si presenta, in generale, come fattore della crisi strutturale dell\u2019accumulazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Esiste una via d\u2019uscita?<\/strong><\/p>\n<p>Colin Crouch (2013) immagina una possibile \u201csocialdemocrazia come la forma pi\u00f9 alta del liberalismo\u201d, mediante la quale il capitalismo verrebbe reso \u201cadatto alla societ\u00e0\u201d. Ma, a parte la difficolt\u00e0 costituita in generale dal fatto che il capitalismo stesso costituisce la struttura e la dinamica della societ\u00e0, la minoranza che trae vantaggio dalla situazione attuale ha il potere di indirizzare il cambiamento economico e politico nel verso opposto a quello auspicato da Crouch. La lotta di classe di tale minoranza risulta vincente. Elsner, nello studio citato qui sopra, ritiene che lo smantellamento progressivo delle procedure democratiche sia necessario, nell\u2019ambito delle politiche neoliberiste, ai fini del vitale aumento della massa (se non del saggio) di profitto.<\/p>\n<p>Ci sarebbero in effetti, secondo Wolfgang Streek (2014), riforme alternative rispetto a quelle neoliberiste, le quali generano circoli viziosi che minacciano l\u2019esistenza stessa del capitalismo. Egli \u00e8 convinto che il capitalismo abbia l\u2019esigenza di istituzioni regolative. Queste, bloccando e invertendo la tendenza all\u2019assoluta mercificazione del lavoro, della terra e della moneta, che Polanyi chiama \u201cmerci fittizie\u201d, consentirebbero di combattere i \u201ccinque disordini sistemici dell\u2019attuale capitalismo avanzato\u201d, cio\u00e8 \u201cla stagnazione, la redistribuzione oligarchica, il saccheggio dei beni e delle attivit\u00e0 pubbliche, la corruzione e l\u2019anarchia globale\u201d (<em>ibid<\/em>., p. 55). E se la domanda iniziale di Streek \u00e8 se il capitalismo sia giunto alla fine dei suoi giorni, la sua conclusione \u00e8 che, comunque, si prospetta \u201cun lungo e doloroso periodo di degrado cumulativo\u201d (<em>ibid<\/em>., p. 64).<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che riforme tipicamente keynesiane quali il finanziamento in deficit di investimenti pubblici e l\u2019aumento della domanda mediante redistribuzione del reddito sono, attualmente, non semplicemente invise all\u2019ideologia dominante, ma praticamente irrealizzabili nel quadro di un capitalismo che riesce a sopravvivere solo aumentando lo sfruttamento del lavoro, risucchiando i risparmi delle classi medie, contenendo al massimo la regolazione pubblica e il <em>welfare state<\/em>, favorendo i grandi evasori ed elusori fiscali e condannando interi paesi al fallimento <a href=\"http:\/\/sbilanciamoci.info\/federico-caffe-la-crisi-del-welfare-state\/#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><\/a>. Le passate illusioni di un\u2019economia \u2018mista\u2019 o di una \u2018terza via\u2019 sono cadute. Le istituzioni politiche sono occupate dal potere economico, che non solo le indirizza, ma le deforma, mentre mancano forze politiche capaci di imporre, oltre che di concepire, riforme incisive.<\/p>\n<p>Il sistema finanziario, per esempio. Che cosa potrebbe dire oggi Federico Caff\u00e8, il quale, di fronte a una situazione incomparabilmente meno ingombrante, complessa, problematica e fraudolenta (v. p. es. Barak 2017), osservava che \u201cl\u2019ingegnosit\u00e0 giuridica non \u00e8 ancora riuscita a imbrigliare la complessit\u00e0 destabilizzante delle strutture finanziarie del capitalismo maturo (che, anzi, sono spesso favorite in ossequio alla salvaguardia dei diritti proprietari di tipo paleocapitalistico)\u201d? (Caff\u00e8 2014, p. 108) Traspariva gi\u00e0, in diverse sue considerazioni, specialmente nei suoi ultimi anni, l\u2019immagine di una classe dominante che oscilla tra egoismo e panico; di paesi dominanti che tendono alla prepotenza; di una politica segnata da servilismo e inefficienza; di una ricerca teorica conformista, orgogliosa della sua pochezza.<\/p>\n<p>Occorrerebbero ulteriori ricerche, e un titanico lavoro di organizzazione politica, per capire quali politiche potrebbero, almeno, salvare il capitalismo da se stesso e l\u2019umanit\u00e0 da una deriva entropica. Ma poi \u2013 era il cruccio di Caff\u00e8 \u2013 il riformista autentico viene lasciato in solitudine, per quanto le sue proposte possano essere fattibili e convenienti anche per migliorare e allungare la vita del capitalismo. Bench\u00e9 sia chiaro che ci troviamo \u201ca un punto di svolta globale\u201d \u2013 scrivono John Bellamy Foster and Fred Magdoff \u2013 riforme efficaci risultano, almeno in pratica, inagibili. La dura realt\u00e0 \u00e8 che \u201cun\u2019organizzazione sociale pi\u00f9 razionale\u201d implicherebbe \u201cuna vera democrazia politica ed economica: ci\u00f2 che gli attuali padroni del mondo chiamano \u2018socialismo\u2019 e massimamente temono e denigrano\u201d (Bellamy Foster e Magdoff 2009, pp. 138-140).<\/p>\n<p>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/10618-michele-cangiani-federico-caffe-e-la-crisi-del-welfare-state.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/10618-michele-cangiani-federico-caffe-e-la-crisi-del-welfare-state.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Michele Mangiani) A dieci anni dall\u2019esplosione della Grande Crisi quali sono gli spazi possibili per un intervento pubblico. Un volume collettivo appena uscito per Asterios analizza i vari scenari Federico Caff\u00e8, trent\u2019anni fa, individu\u00f2 le tendenze della trasformazione neoliberale, ma non poteva immaginare quanto oltre, nel tempo e in profondit\u00e0, essa sarebbe andata. Solo in seguito si \u00e8 dovuto prendere atto che il \u201cpensiero unico\u201d (Ramonet 1995) aveva tolto l\u2019ossigeno all\u2019auspicabile&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":34838,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/sinistra-in-rete-e1474130037723-160x160.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-93T","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34837"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34837"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34837\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":34839,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34837\/revisions\/34839"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34838"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34837"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34837"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34837"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}