{"id":34840,"date":"2017-09-29T10:00:27","date_gmt":"2017-09-29T08:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34840"},"modified":"2017-09-28T19:13:52","modified_gmt":"2017-09-28T17:13:52","slug":"giacche-in-germania-ha-vinto-la-protesta-lue-e-irriformabile-come-non-capirlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34840","title":{"rendered":"Giacch\u00e9: \u201cIn Germania ha vinto la protesta. L&#8217;UE \u00e8 irriformabile, come non capirlo?\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA <\/strong><\/p>\n<p><strong>Giacomo Rosso Spenna intervista Vladimiro Giacch\u00e9.<\/strong><\/p>\n<p><em>Non lo definisce \u201cvento populista\u201d, preferisce chiamarlo pi\u00f9 semplicemente \u201cvento della protesta\u201d anche quando si tratta di commentare le elezioni tedesche e il grande exploit dei nazionalisti dell&#8217;AfD. Vladimiro Giacch\u00e9, economista e presidente del centro Europa Ricerche, ne \u00e8 convinto: \u201cSe l&#8217;Europa vira a destra \u00e8 per precise responsabilit\u00e0 della sinistra che \u00e8 stata in buona parte corresponsabile delle politiche neoliberali (mi riferisco in particolare ai partiti socialisti\/socialdemocratici) e dove non lo \u00e8 stata, non ha saputo affrontare le radici della crisi e mettere davvero in discussione l\u2019assetto dell\u2019Europa di Maastricht\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il crollo (annunciato) della Spd e la vittoria dell&#8217;estrema destra dell&#8217;AfD, sono questi i due aspetti predominanti del voto tedesco? <\/strong><\/p>\n<p>Aggiungo il crollo della CDU e della CSU, le due forze che sostenevano Angela Merkel. Non si tratta di un dettaglio: la frana riguarda entrambi i partiti che un tempo determinavano la politica tedesca. Il voto sancisce la fine della socialdemocrazia europea come l\u2019abbiamo conosciuta, confermando un trend gi\u00e0 visto in opera in Grecia, in Francia, in Spagna, in Olanda \u2013 e che credo sar\u00e0 confermato in Italia. Ma pi\u00f9 in generale quella delle \u201cfamiglie\u201d politiche tradizionali un tempo egemoni a livello europeo: la popolare\/cristiano-democratica e quella socialdemocratica.<\/p>\n<p><strong>Ma, in realt\u00e0, in Italia il Pd \u00e8 in testa ai sondaggi come primo partito, crede veramente rischi la pasokizzazione?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che il Pd perder\u00e0 la centralit\u00e0 politica; tenter\u00e0 di mantenerla al prezzo di un\u2019ulteriore deriva a destra, ma senza successo. L\u2019operazione politica che ha dato vita al Pd si rivela per quello che era: un\u2019operazione trasformistica\u00a0 priva di respiro. Oggi \u00e8 il bersaglio di tutti coloro che ritengono socialmente regressiva ed economicamente sbagliata la politica seguita dal 2011 in poi. Mi riesce difficile dar loro torto.<\/p>\n<p><strong>Torniamo alla Germania: malgrado la vittoria di Merkel, dal voto si evincerebbe una crisi di Sistema?<\/strong><\/p>\n<p>Oggi viene letto tutto in termini di instabilit\u00e0, ma non credo che sia la lettura corretta: semplicemente, l\u2019elettorato ha votato contro la gestione di questi partiti nei 10 anni che ci separano dall\u2019inizio della Grande Recessione. Pu\u00f2 essere sorprendente che questo avvenga anche in un Paese come la Germania, che \u00e8 considerato da molti il vero vincitore di questa crisi. Ma il punto \u00e8 che non tutta la Germania ha vinto, anzi.<\/p>\n<p><strong>In effetti in Germania negli ultimi dieci anni la povert\u00e0 relativa \u00e8 salita dall&#8217;11 al 17%; con l&#8217;introduzione dei mini Jobs sono raddoppiate a due milioni le persone che fanno un doppio lavoro per vivere, la crescita del Pil \u00e8 stata costante ma i pensionati poveri sono arrivati al 30%. E la concentrazione della ricchezza in poche mani in Germania \u00e8 seconda solo a quella Usa. E&#8217; per questo che Merkel vince ma non stravince, nel senso che perde voti rispetti alle precedenti elezioni?<\/strong><\/p>\n<p>Proviamo a dirlo in \u201ceconomese\u201d. La Germania in questi anni ha coerentemente praticato una politica mercantilistica, basata sulle esportazioni, sacrificando la domanda interna e gli investimenti. La capacit\u00e0 esportativa tedesca si \u00e8 avvalsa per un verso della costruzione di una rete di subfornitori con manodopera a basso prezzo nei paesi dell\u2019Est (che perlopi\u00f9 non hanno adottato l\u2019euro, e quindi hanno potuto beneficiare di svalutazioni rispetto ad esso), per l\u2019altro di una vera e propria compressione dei salari. I salari tedeschi, nei settori esposti alla concorrenza internazionale, sono scesi in termini reali, tra il 1999 e il 2008, di qualcosa come il 9% (sono dati forniti da Bofinger, uno degli esperti economici che assistono il governo tedesco: http:\/\/voxeu.org\/article\/german-wage-moderation-and-ez-crisis). Con l\u2019Agenda 2010 del socialdemocratico Schr\u00f6der sono stati precarizzati i rapporti di lavoro (i minijobs), riducendo al contempo fortemente le indennit\u00e0 di disoccupazione. Nel frattempo, le tasse alle imprese e alla parte pi\u00f9 ricca dei cittadini venivano diminuite. Ecco spiegata l\u2019ampliarsi della disuguaglianza, e anche il mistero di una Germania che \u201cva bene\u201d, ma in cui tanti cittadini sono scontenti. E votano di conseguenza.<br \/>\n<strong><br \/>\nSe, come viene detto, la vittoria dell&#8217;Afd sarebbe dovuta alla campagna contro i rifugiati perch\u00e9 otterrebbe grandi consensi nella Germania dell&#8217;Est dove in realt\u00e0 c&#8217;\u00e8 una bassa affluenza di migranti? <\/strong><\/p>\n<p>Il tema dell\u2019immigrazione ha fatto da detonatore a un disagio sociale presente gi\u00e0 da tempo. All\u2019Est le sue motivazioni si possono sintetizzare in due dati: una disoccupazione doppia che all\u2019Ovest, e stipendi inferiori di un quarto. Si tratta di una situazione che affonda le sue radici nelle modalit\u00e0 dell\u2019unificazione tedesca, e in particolare \u2013 come ho spiegato anni fa nel mio libro sull\u2019unificazione, <em>Anschluss <\/em>\u2013 in un\u2019unione monetaria affrettata e realizzata con un tasso di cambio assurdo (parit\u00e0 tra marco ovest e marco est nonostante che il tasso di cambio reale fosse all\u2019epoca di 1 a 4,4), che ha distrutto l\u2019economia della ex Germania Est. A questo punto tutti gli asset industriali dell\u2019est furono svenduti attraverso la <em>Treuhandanstalt <\/em>(curiosamente riproposta come modello durante questa crisi, da Juncker e da altri, alla Grecia). Il risultato furono milioni di disoccupati, emigrazione di massa e la distruzione dell\u2019industria dell\u2019Est. Una distruzione cui non hanno potuto porre rimedio i massicci trasferimenti statali successivi: molto semplicemente, al di l\u00e0 di poche isole felici, l\u2019Est del Paese non \u00e8 a tutt\u2019oggi autosufficiente.<\/p>\n<p><strong>Alternative f\u00fcr Deutschland prende i voti delle classi popolari e dei ceti meno abbienti?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019AfD non vince soltanto all\u2019Est, ma anche in zone certamente tutt\u2019altro che povere come la Baviera, dove la motivazione anti-immigrati \u00e8 senz\u2019altro prevalente.<\/p>\n<p><strong>In Italia se ne \u00e8 parlato poco: la Linke, la sinistra radicale tedesca, ha preso quasi il 10 per cento. Il vento di protesta si muove anche a sinistra?<\/strong><\/p>\n<p>La Linke prende mezzo milione di voti dalla SPD, ma cede poco meno alla AfD. In questi numeri sta scritto tutto quanto ci \u00e8 necessario sapere, e quanto del resto confermano le evidenze sulle zone di maggiore radicamento della Linke stessa: che guadagna voti all\u2019Ovest ma li perde ad Est; che conquista consensi nei quartieri della borghesia riflessiva, ma li perde nelle zone operaie. Non ha pagato la linea sull\u2019immigrazione (\u201crefugees welcome\u201d non \u00e8 una politica), e questo ha neutralizzato il fatto (importante) che una parte dell\u2019elettorato deluso dalla Grosse Koalition si \u00e8 rivolto a sinistra, preferendo la Linke alla SPD. A questo proposito va detto che all\u2019interno della stessa Linke chi aveva avanzato idee sensate sulla necessit\u00e0 di un\u2019immigrazione regolata (Sahra Wagenknecht) \u00e8 stata attaccata violentemente: i risultati si sono visti nelle elezioni.<\/p>\n<p><strong>Nei suoi libri ha spiegato bene come la Francia fosse ad un bivio: o accodarsi all&#8217;Agenda 2010 della Germania e proseguire sulla linea dell&#8217;austerity o far cambiare marcia all&#8217;Europa opponendosi al dominio della locomotiva tedesca. Mi sembra netta la scelta di Macron, no?<\/strong><\/p>\n<p>Ha imboccato la prima strada, in questa direzione vanno senza alcun dubbio le (cosiddette) riforme del lavoro annunciate. \u00c8 una pessima notizia per la Francia e per l\u2019Europa. Se Macron riuscir\u00e0 a realizzare queste misure proseguir\u00e0 e si rafforzer\u00e0 la tendenza alla deflazione salariale e alla compressione della domanda interna in Europa.<\/p>\n<p><strong>Detta cos\u00ec, l&#8217;Europa a due velocit\u00e0 ha imboccato un vicolo cieco. Il vento populista ha terreno fertile? <\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, direi che pi\u00f9 importante della velocit\u00e0 \u00e8 qui la direzione: che \u00e8 quella sbagliata. Si \u00e8 troppo spesso confuso l\u2019internazionalismo con l\u2019europeismo, e l\u2019Europa con l\u2019Unione Europea. Per contro, si \u00e8 data troppo poca importanza al tema della democrazia e a quello, connesso, della sovranit\u00e0 popolare: la verit\u00e0 \u00e8 che l\u2019Europa di Maastricht \u00e8 profondamente antidemocratica. Lo \u00e8 per essenza, e non per accidente. \u00c8 un\u2019architettura disegnata nel periodo trionfale del neoliberismo, quello immediatamente successivo al crollo dell\u2019Urss. Il suo impianto non \u00e8 soltanto antisocialista, ma antikeynesiano.<\/p>\n<p><strong>Lei spesso pone un problema di incompatibilit\u00e0 di questa Europa con i nostri dettami costituzionali&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Quando Tietmeyer (presidente della Bundesbank) nel 1998 si compiacque per il fatto che i politici europei, spogliandosi della sovranit\u00e0 monetaria \u2013 conferita a un\u2019unica banca centrale indipendente &#8211; avevano avuto la saggezza di sostituire \u201cil plebiscito quotidiano dei mercati\u201d al \u201cplebiscito delle urne\u201d, sapeva cosa diceva. Per di pi\u00f9 durante la crisi, una classe politica e tecnocratica assai poco lungimirante ha deciso di dare un ulteriore giro di vite a questa macchina neoliberale con il fiscal compact. Quel fiscal compact che oggi si vorrebbe includere nei Trattati. Faccio fatica a trovare un\u2019idea pi\u00f9 miope e regressiva.<\/p>\n<p><strong>Come uscirne? <\/strong><\/p>\n<p>Capendo fino in fondo che l\u2019assetto attuale dell\u2019Unione Europea \u00e8 il problema, e non la soluzione.<\/p>\n<p><strong>In tutto questo, quali possibili scenari intravede?<\/strong><\/p>\n<p>Sinceramente non sono ottimista. Mi sembra che la consapevolezza dei problemi a livello politico sia assolutamente inadeguata. Si continua a perdere tempo con problemi nella migliore delle ipotesi secondari, non si ha alcuna strategia, e quindi si soggiace a quelle altrui. \u00c8 quello che emerge dall\u2019esame di tutti i principali dossier degli ultimi anni: dall\u2019Unione bancaria al problema dell\u2019immigrazione, alla politica energetica. Non conosco un solo caso in cui la soluzione adottata non sia stata svantaggiosa per il nostro Paese, e favorevole ad altri.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia dovrebbe maggiormente battere i pugni sul tavolo a Bruxelles, \u00e8 questo il problema?<\/strong><\/p>\n<p>Non si tratta soltanto n\u00e9 soprattutto di incapacit\u00e0 negoziale, che sarebbe comunque sconfortante. C\u2019\u00e8 un pregiudizio ideologico: ogni passo avanti dell\u2019integrazione europea \u00e8 considerato positivo a priori. E c\u2019\u00e8 la convinzione \u2013 contraria a ogni evidenza \u2013 che solo il \u201cvincolo esterno\u201d ci possa salvare. Quasi che, per qualche tara genetica, fossimo incapaci di governarci da soli. In genere la storia non \u00e8 stata tenera nei confronti delle classi dirigenti e dei popoli dominati da questo tipo di convinzioni.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/giacche-in-germania-ha-vinto-la-protesta\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/giacche-in-germania-ha-vinto-la-protesta\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA Giacomo Rosso Spenna intervista Vladimiro Giacch\u00e9. Non lo definisce \u201cvento populista\u201d, preferisce chiamarlo pi\u00f9 semplicemente \u201cvento della protesta\u201d anche quando si tratta di commentare le elezioni tedesche e il grande exploit dei nazionalisti dell&#8217;AfD. 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