{"id":34911,"date":"2017-10-02T11:00:50","date_gmt":"2017-10-02T09:00:50","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34911"},"modified":"2017-10-01T00:04:11","modified_gmt":"2017-09-30T22:04:11","slug":"la-degenerazione-del-progressismo-intervista-a-francesco-postorino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34911","title":{"rendered":"La degenerazione del progressismo: intervista a Francesco Postorino"},"content":{"rendered":"<p><strong>di OLTRE LA LINEA (Federico Bezzi intervista Francesco Posterino)<\/strong><\/p>\n<p>Nessuno \u00e8 rimasto indifferente davanti allo sfregio dei simboli del passato unionista negli Stati Uniti, n\u00e9 davanti alle millantate ipotesi di sfregio dei monumenti risalenti al Ventennio italiano, ma questa tuttavia \u00e8 la punta dell\u2019iceberg. Un\u2019<strong>ideologia<\/strong>, quella progressista, degenerata nel corso del secolo scorso -con un acme negli ultimi due decenni- da una parte in una politica di establishment dedita alla continuazione delle politiche imperialiste e alla cieca obbedienza ai dogmi del sovranazionalismo e del globalismo, dall\u2019altra nella pratica <strong>postmodernista<\/strong> degli estremismi razziali, identitari, sessuali.<\/p>\n<p>In questa intervista <strong>Francesco Postorino<\/strong>, giovane dottore in filosofia politica e morale con all\u2019attivo gi\u00e0 quattro pubblicazioni (\u201cCarlo Antoni. Un filosofo liberista\u201d, Rubbettino; \u201cDemocrazia in Lessico Crociano\u201d, La scuola di Pitagora; \u201cBobbio et le marxisme\u201d, Droit&amp;Philosophie) ci offre una spiegazione del fenomeno dal punto di vista storico e filosofico, approfittandone per presentare la sua ultima opera, \u201cCroce e l\u2019ansia di un\u2019altra citt\u00e0\u201d, Mimesis Edizioni, un volume che verte sul legame fra liberalismo crociano e democrazia, tra filosofia e scienze empiriche, e pi\u00f9 in generale fra il crocianesimo e la cultura politica azionista.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-6977 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/filosofie-postorino-croce-ansia.jpg\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" srcset=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/filosofie-postorino-croce-ansia.jpg 500w, http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/filosofie-postorino-croce-ansia-200x300.jpg 200w\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"750\" data-attachment-id=\"6977\" data-permalink=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2017\/09\/28\/la-degenerazione-del-progressismo-intervista-a-francesco-postorino\/filosofie-postorino-croce-ansia\/\" data-orig-file=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/filosofie-postorino-croce-ansia.jpg\" data-orig-size=\"500,750\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"filosofie-postorino-croce-ansia\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/filosofie-postorino-croce-ansia-200x300.jpg\" data-large-file=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/filosofie-postorino-croce-ansia.jpg\" \/><br \/>\n<strong>Int:<\/strong> <em>Presentiamo innanzitutto la tua ultima opera, \u201c<strong>Croce<\/strong> e l\u2019ansia di un\u2019altra citt\u00e0\u201d, edito da Mimesis, con prefazione di Raimondo Cubeddu. Che cosa ritieni debba essere recuperato nella prassi politica del pensiero crociano?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Croce ha insegnato al mondo che le fiabe in politica non vanno bene. Il sogno non ripulito da quel sano <strong>realismo<\/strong> che accomuna gli spiriti saggi e responsabili rischia di annullare la speranza di chi nuota nelle acque della sofferenza. Ci\u00f2 significa che \u00e8 importante adottare strumenti concreti, studiare nuove possibilit\u00e0 e impiegare mezzi innovativi per fronteggiare, in particolar modo, la bugia del potente. Il liberalismo crociano ha questo di positivo.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>E quali sono invece le parti \u00abnegative\u00bb del suo pensiero?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Il realismo in politica \u00e8 ineludibile, ma non pu\u00f2 esaurire tutti gli spazi dell\u2019agire pubblico. Il crocianesimo liberale, sulla scia hegeliana, ha contribuito a mortificare l\u2019ideale elogiando ad oltranza la voce dell\u2019immanenza. Temo che il suo storicismo assoluto abbia vinto e che sia stato ereditato da caporali del <strong>\u00abmachiavellismo\u00bb<\/strong> al servizio della storia vincente. Serve un\u2019altra sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Qui entra in gioco l\u2019\u00abansia di un\u2019altra citt\u00e0\u00bb, che io interpreto come quel vivo desiderio di riagganciare l\u2019a priori, quella regia che permetta di giustificare un intervento giusto o opportuno. \u00c8 ansia di un altrove, di una terra lontana, della \u00abpermanenza\u00bb nel senso indicato da <strong>Carlo Michelstaedter<\/strong>. L\u2019epoca della morte di dio, quella che stiamo vivendo, ospita l\u2019agonia delle soggettivit\u00e0 e ci lancia nel buio del fondamentalismo funzionale, ovvero in un\u2019\u00abunica citt\u00e0\u00bb nella quale affogano progetti di lungo periodo, biografie, destini, piccole comunit\u00e0 e narrazioni inedite.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>Quale influenza ebbe il <strong>Partito d\u2019Azione<\/strong> sulla cultura politica italiana, e cosa \u00e8 rimasto della sua eredit\u00e0 oggi?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> L\u2019azionismo ha lasciato il segno nella cultura italiana del dopoguerra. Altrimenti non si spiegherebbe quell\u2019accanimento revisionista che ha smontato la pretesa filosofica del socialismo liberale esploso negli anni \u201930 e \u201940 del secolo scorso.<\/p>\n<p>Si \u00e8 parlato ad esempio di \u00abgramsciazionismo\u00bb per etichettare quella fetta giacobina di intellettuali (da <strong>Gobetti<\/strong> a <strong>Gramsci<\/strong>) che intendeva correggere gli impulsi della plebe, porre l\u2019accento sugli imperativi, celebrare l\u2019antifascismo e depenalizzare l\u2019indirizzo comunista con una lente altrettanto totalitaria. Vi sono motivi storici e politici che giustificano la scelta azionista. In questa sede, per\u00f2, non voglio entrare nel merito. Mi preme ribadire che il nuovo azionismo non ha il coraggio, la rettitudine intellettuale e il rigore etico del precedente.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>In una recente intervista dichiari che \u00abil nuovo liberal non ha nulla a che vedere con il suo capostipite. Il primo segue la moda del \u201csi dice\u201d e del \u201csi fa\u201d, ha sub\u00ecto una mutazione antropologica e il suo cuore viaggia a <strong>destra<\/strong>\u00bb. Cosa \u00e8 cambiato nella sinistra nel corso del dopoguerra e in particolare dopo la caduta dell\u2019Unione Sovietica?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Non \u00e8 una questione di strategia di partito, di evoluzioni o involuzioni di vario colore. \u00c8 una questione di fede. Gli autorevoli interpreti della tradizione azionista (Calogero, Capitini, Rosselli, de Ruggiero ecc.) non hanno mai smesso di credere nel senso inesauribile della giustizia. La loro <strong>\u00abansia di un\u2019altra citt\u00e0\u00bb<\/strong> si traduceva in una proficua tensione fra il cielo e la terra, la trascendenza e il tempo, i fatti e gli ideali, la cui scelta culturale si situava consapevolmente al confine tra un pigro livellamento e il liberismo fazioso.<\/p>\n<p>Non si trattava di un vacuo compromesso. Il <strong>liberalsocialismo<\/strong> dal respiro azionista avvertiva il brivido laico della giustizia sociale e del liberalismo spirituale, incorniciando il valore del pluralismo democratico. Ripeto: gli azionisti di un tempo auspicavano, fra mille errori, l\u2019ansia di un\u2019altra citt\u00e0. I nipoti, invece, hanno ucciso dio perch\u00e9 hanno tradito il fondamento da cui muovevano i primi.<\/p>\n<p>I <strong>nuovi azionisti<\/strong>, infatti, si sono ben accomodati nei salotti chic della buona cultura e firmano autografi, inventano manifesti in favore della \u00abpace del mondo\u00bb, amano il popolo soltanto nei manuali creati ad hoc dalle case editrici, danno del \u00abpoverino\u00bb all\u2019uomo nero mentre fanno shopping raffinato. Del resto, con una mano sventolano la bandiera della fratellanza e con l\u2019altra controllano il libretto degli assegni.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 soltanto la Third Way di Tony Blair e le derive dalemiane di casa nostra, ma appunto l\u2019atteggiamento <strong>postmoderno<\/strong> del liberal contemporaneo: un nichilista ligio al pensiero debole. Il vecchio azionista lottava, con mente sobria, in favore dell\u2019umanit\u00e0; il nuovo azionista ha compiuto un atto di \u00abparricidio\u00bb svincolandosi crudelmente dal socialismo critico.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>Stati Uniti, Inghilterra, Spagna e Italia sono unite da un insolito destino: la preminenza culturale dei moderni <strong>\u201csocial justice warriors<\/strong>\u201d intende fare piazza pulita dei -veri o presunti- simboli del razzismo e del colonialismo, con un ritardo di decenni se non di secoli: statue dei Confederati, monumenti ai colonizzatori, simboli del Ventennio. Da dove nasce l\u2019idea che il <strong>passato<\/strong> debba essere interpretato con la morale del presente, invece di essere contestualizzato al proprio periodo storico?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Il colonialismo bianco e le impronte <strong>razziste<\/strong> che si accavallano di continuo nel fiume impetuoso dell\u2019Occidente sono fatti esistenti e deprecabili. Nondimeno, come ho scritto di recente sull\u2019Espresso, mi annoiano le dispute anti-storiche su comunismo e fascismo. Ancora una volta, mi spiace una certa vena revisionista che uomini colti impiegano a volte per ricavi personali, ma insistere sul passato in modo cos\u00ec perverso cela un disagio intellettuale e morale.<\/p>\n<p>Che un certo passato sia da biasimare \u00e8 incontrovertibile, ed \u00e8 sacrosanto fare tesoro dei buoni insegnamenti e soprattutto degli ottimi esempi, per\u00f2 il male \u00e8 adesso! I partigiani, per ovvie ragioni, lottavano contro il fenomeno nazista, non contro gli invasori del settecento. Chi ha buona volont\u00e0 dovrebbe contrastare le nuove ingiustizie.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>Anche il <strong>linguaggio<\/strong> ha sub\u00ecto nei decenni passati diverse rivoluzioni, passando per il politicamente corretto e eliminando ogni forma di discorso che possa \u201coffendere\u201d la sensibilit\u00e0 di un gruppo o un\u2019etnia; vediamo l\u2019esempio delle universit\u00e0 statunitensi, con forti contestazioni verso presunti interlocutori \u201crazzisti\u201d o \u201csuprematisti\u201d. Imporre limiti al linguaggio significa imporre limiti al pensiero o \u00e8 legittimo in nome di una maggiore sensibilit\u00e0 verso le minoranze?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Il problema del nuovo liberal \u00e8, come ho cercato di dire sin qui, la mala fede. A me non interessa del contenuto del linguaggio, quel che conta \u00e8 il \u00abprima\u00bb. Mi spiego: prima del linguaggio, ogni uomo sceglie di provare <strong>empatia<\/strong> o fastidio progressivo per un altro essere umano. L\u2019empatia non si risolve nel dire \u00abuomo di colore\u00bb, nel dare di sfuggita l\u2019elemosina o nel raccogliere soldi per i terremotati magari in un concerto vip.<\/p>\n<p>Chi prova empatia non ha tempo per il linguaggio soft, non si concentra sul bon ton o sulla dizione con tanto di \u00abr\u00bb moscia, ma fa parlare direttamente il cuore o un\u2019asciutta <strong>razionalit\u00e0<\/strong>. Il nero, l\u2019handicappato, il matto, il drogato, il gay sono miei fratelli, e se li reputo tali ho il diritto di scherzare con loro, di arrabbiarmi con loro, di amarli e odiarli esattamente come loro hanno il diritto di insultarmi, offendermi e amarmi, entro la dimensione dialogica che non ammette asimmetrie.<\/p>\n<p>Altrimenti irrompe una freddezza non degna della promessa illuminista. La <strong>sinistra buonista<\/strong> esprime il dovere di piet\u00e0 con animo ipocrita, naviga nel superfluo e non scende con afflato morale nel volto del \u00ablui\u00bb; le destre scivolano in un realismo miope e sostituiscono il \u00abpoliticamente corretto\u00bb con un \u00abpoliticamente scorretto\u00bb non meno inquietante. Non voglio essere frainteso. Io sono di sinistra e mi definisco un liberal, per\u00f2 non condivido un pensiero liquido che strizza l\u2019occhio alla sentenza di Nietzsche del Gott ist tot.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>Mai come oggi le minoranze etniche, religiose e sociali hanno il potere di influenzare la politica. I movimenti <strong>LGBT<\/strong> pi\u00f9 estremisti propongono una narrazione che vede il genere come un costrutto sociale, la teoria per la quale noi nasciamo come \u201cfogli bianchi\u201d e veniamo plasmati fin dal primo respiro nei ruoli di genere. Fino a che punto si scontrano natura e cultura nelle differenze biologiche tra i sessi?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Mi viene in mente una splendida frase dello scienziato Ilya Prigogine, secondo cui \u00abla <strong>natura<\/strong> ha mille voci e solo ora abbiamo iniziato ad ascoltarla\u00bb. La natura \u00e8 un prodotto storico e \u00abcomplesso\u00bb, aggiunge il filosofo francese Edgar Morin. Natura e cultura camminano per mano. Comodo per l\u2019impostazione reazionaria addormentarsi nel concetto \u2018chiarissimo\u2019 della natura e cos\u00ec sorvolare sulle \u00abmille voci\u00bb che essa esprime. Il problema non sono le idee libertarie, ma chi c\u2019\u00e8 dietro.<\/p>\n<p>L\u2019odierno progressista, infatti, difende battaglie non realmente sentite, esaurisce il suo registro culturale nella sommatoria dei like che riempiono le bacheche del nulla. Le rivendicazioni di <strong>genere<\/strong>vengono manovrate il pi\u00f9 delle volte dal \u00absi dice\u00bb di heideggeriana memoria o dal \u00abcos\u00ec fan tutte\u00bb. Molti, inoltre, credono di essere eredi del \u201968. \u00c8 una bestemmia.<\/p>\n<p>Nell\u2019<strong>epoca della contestazione<\/strong>, nonostante gli indiscutibili errori, l\u2019ideale era al centro di ogni esperienza, l\u2019a priori rinsaldava gli ingenui propositi, gli atei di allora credevano in un dio. I post-sessantottini protestano senza pathos, stringono il pugno nel ricordo di un mito e il loro ateismo nichilista uccide in radice il sentiero del possibile. La voglia di liberazione \u00e8 nobile, peccato che nelle notti del duemila manchi la libert\u00e0 dello spirito.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>Il processo trentennale di globalizzazione non pare avere annullato le identit\u00e0 nazionali, n\u00e9 imposto l\u2019accettazione dell\u2019 <strong>\u201chomo migrantis\u201d<\/strong> privo di radici etniche e sociali. A quale ideologia ritieni funzionale la creazione di un mondo privo di reali barriere fisiche e culturali?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Non mi piace questa globalizzazione. Girano le merci, si espandono i mercati, signoreggiano le cifre e le quantificazioni, mentre i ragazzi, armati di lingua inglese e qualche goccia di ambizione, si muovono da nord a sud, da est a ovest con la valigia dell\u2019angoscia. Per le <strong>merci<\/strong> \u00e8 facile: non hanno un\u2019anima; per gli uomini \u00e8 diverso.<\/p>\n<p>Il sogno kantiano del <strong>cosmopolitismo<\/strong> \u00e8 pura barzelletta per i cuori rigidi dell\u2019establishment, perch\u00e9 il diritto universale rientra nelle maglie del disinteressato, nello spazio sublime di una democrazia che sfiora i canoni dell\u2019essenza e coinvolge il chiunque. Nella condizione contemporanea, dunque, non vi \u00e8 spazio per il gratuito. L\u2019universalizzazione di cui parlo non \u00e8 compatibile con il progetto liberista guidato da esponenti in giacca e cravatta.<\/p>\n<p>La <strong>globalizzazione<\/strong> vivente \u00e8 un errore in quanto ti costringe ad amarla, non ti offre la possibilit\u00e0 di scegliere, non rievoca il diritto-dovere di un ritorno al silenzio, quel respiro che tutti noi abbiamo conosciuto, e che si scorge nei palazzi e nelle vetrine del tuo inverno. Lucia, nel suo Addio ai Monti, piangeva un divorzio doloroso e con occhi piegati salutava la calma di un paesaggio che non sarebbe stato pi\u00f9 lo stesso; il Rocco di Luchino Visconti sperava di \u00abtornare al Paese\u00bb, solo che non accadr\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>I movimenti di <strong>destra identitaria<\/strong> hanno occupato il vuoto lasciato dalla sinistra nelle classi popolari, spesso riprendendo vecchie tematiche dei partiti comunisti e avvicinando elettori che prima mai avrebbero pensato di avvicinarsi a tali partiti. Cosa ha spinto la sinistra a abbracciare le istanze della borghesia \u201cilluminata\u201d?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> Senza che mi ripeta, aggiungo che la nuova sinistra riformista volta le spalle al sudore proletario, quasi \u00e8 infastidita dalla divisa sporca del lavoratore. Con lieve paradosso, riabilita l\u2019ancien r\u00e9gime. Non \u00e8 dentro il travaglio e le problematiche di un soggetto che sopravvive a stento. La <strong>sinistra borghese<\/strong> si sposa con se stessa e disprezza in fondo il m\u00e9tissage. Non sono sorpreso che il popolo guardi altrove.<\/p>\n<p><strong>Int:<\/strong> <em>L\u2019Occidente ha la legittimit\u00e0 di imporre e fare rispettare il concetto di <strong>\u00abdiritti umani\u00bb<\/strong>, o sono \u00abuna falsa universalit\u00e0 ideologica, che nasconde e legittima la reale politica dell\u2019imperialismo occidentale, gli interventi militari e il neocolonialismo\u00bb, come sostiene <strong>Slavoj \u017di\u017eek<\/strong>?<\/em><\/p>\n<p><strong>FP:<\/strong> L\u2019<strong>imperialismo occidentale<\/strong> miete vittime. Non ci sono santi che guidano le truppe in nome dell\u2019umanit\u00e0. La storia insegna. Mi importa capire cos\u2019\u00e8 il \u00abdiritto umano\u00bb, se sia giusto difenderlo a tutti i costi ed eventualmente \u00abfarlo conoscere\u00bb a chi lo ignora.<\/p>\n<p>Vorrei, a tal proposito, riprendere l\u2019immagine confusa dell\u2019a priori, quel fondamento che sfida le regole del divenire, la tripartizione temporale (passato, presente, futuro) e persino la natura\/cultura in perenne movimento. Il \u00abdiritto umano\u00bb, a mio avviso, esiste ma non saprei definirlo. Anche perch\u00e9 solo il \u00abdiritto positivo\u00bb pu\u00f2 essere investito da molteplici enunciati; il <strong>diritto umano<\/strong>, al contrario, anticipa la storia e si rivela la condizione trascendentale di ogni esperienza degna di essere vissuta.<\/p>\n<p>Non si impone. Bisogna galleggiare in esso, ambientarsi nella verit\u00e0 del dialogo, dato che il diritto universale si accende quando l\u2019\u00abio\u00bb \u00e8 stufo di giocare con lo specchietto dell\u2019egoismo e decide di tuffarsi nei territori variopinti del \u00abtu\u00bb fissando un rendez-vous speciale.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2017\/09\/28\/la-degenerazione-del-progressismo-intervista-a-francesco-postorino\/\">http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2017\/09\/28\/la-degenerazione-del-progressismo-intervista-a-francesco-postorino\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE LA LINEA (Federico Bezzi intervista Francesco Posterino) Nessuno \u00e8 rimasto indifferente davanti allo sfregio dei simboli del passato unionista negli Stati Uniti, n\u00e9 davanti alle millantate ipotesi di sfregio dei monumenti risalenti al Ventennio italiano, ma questa tuttavia \u00e8 la punta dell\u2019iceberg. 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