{"id":34920,"date":"2017-09-30T00:03:51","date_gmt":"2017-09-29T22:03:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34920"},"modified":"2017-09-30T02:57:06","modified_gmt":"2017-09-30T00:57:06","slug":"la-tristezza-della-scuola-pubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=34920","title":{"rendered":"La tristezza della scuola pubblica"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola pubblica continua a subire lo smantellamento avviato dall\u2019alto nel nome dell\u2019innovazione didattica. Che questa innovazione copra un piano distruttivo programmato a freddo \u00e8 implicito nell\u2019intenderla come fine assoluto: nella scuola pubblica attuale non si innova per migliorare, si innova per innovare; dunque l\u2019innovazione peggiora; e questo peggioramento non \u00e8 una conseguenza imprevista, ma lo scopo effettivo dello sforzo neoliberale di distruzione del settore pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persona normale, abituata alla docilit\u00e0 e che preferisce fare da sola anzich\u00e9 dare ordini, non concepisce che esista un\u2019\u00e9lite abituata a comandare e preoccupata di conservarsi al comando. Questa preoccupazione \u00e8 per\u00f2 la chiave per comprendere ci\u00f2 che accade nel mondo e che infine si riflette anche nella scuola: l\u2019impero anglosassone annaspa sotto il peso di un\u2019economia allo sfacelo e delle conseguenze di una geopolitica delirante; i suoi movimenti scomposti con cui si sforza di non retrocedere nelle retrovie della storia suscitano inaridimento culturale, miseria materiale, migrazioni, guerre, mentre il suo apparato propagandistico \u2013 non solo i media: l\u2019attuale ceto politico europeo \u00e8 ridotto a questo ruolo \u2013 \u00e8 mobilitato per imprimere nella mente di tutti che la guerra \u00e8 attuazione di democrazia, la migrazione esercizio di diritti, la miseria materiale \u00e8 razionalit\u00e0 economica, l\u2019inaridimento culturale creativit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola pubblica deve adeguarsi all\u2019inaridimento, rinunciare alla cultura e alla scienza, limitarsi a una triste creativit\u00e0 da ospizio. Ma non manca il tentativo di farne un\u2019appendice della propaganda. Il linguaggio della \u2018Open Society Foundations\u2019 ammicca di continuo tra le circolari e cerca di farsi passare per luogo comune: agli alunni che non si avvalgono dell\u2019insegnamento della religione cattolica si propongono corsi alternativi sui \u2018diritti umani\u2019; ai neoassunti si richiedono approfondimenti sui temi della \u2018cittadinanza globale\u2019 \u2013 qualunque cosa possa significare una roba del genere \u2013 e dello \u2018sviluppo sostenibile\u2019; ai docenti e ai dirigenti si propongono corsi di aggiornamento sulla \u2018competenza interculturale\u2019. Evidente il tentativo neoliberale di trasformare in verit\u00e0, a forza di ripetizioni ossessive, l\u2019assurdit\u00e0 che possano esservi diritto e vita umana senza Stato. Dalla diffusione di questa menzogna ci si ripromette di alimentare la passivit\u00e0 di fronte allo smantellamento degli Stati europei sotto i colpi disperati dell\u2019imperialismo anglosassone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019\u00e8 qualcosa di ancora pi\u00f9 triste della riduzione della scuola a misero organo di propaganda: l\u2019imposizione dei <em>compiti impossibili<\/em>, sulla cui natura anche il professore pi\u00f9 ottusamente \u2018di sinistra\u2019 comincia ormai a perdere le illusioni. Come a Dachau gli aguzzini ordinavano ai prigionieri di disporre in ordine di grandezza i sassolini del piazzale con lo scopo di spezzare la loro resistenza psichica, la legge della \u2018buona scuola\u2019, dettata a Renzi dalle \u00e9lite europee che a loro volta obbediscono ai poteri atlantici, ha imposto ai docenti due compiti impossibili: la scuola-lavoro e i corsi secondo metodologia CLIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impossibilit\u00e0 della scuola-lavoro si situa a diversi livelli. Innanzitutto \u00e8 un\u2019impossibilit\u00e0 teorica per i <em>licei<\/em> che sono finalizzati non all\u2019attivit\u00e0 professionale, ma allo sviluppo delle abilit\u00e0 astrattive necessarie allo studio universitario; obbligare i docenti a trovare per i loro alunni lavori <em>attinenti<\/em> al corso di studi \u00e8 metterli di fronte al sicuro fallimento: non c\u2019\u00e8 nessun lavoro particolare attinente alle versioni di greco e di latino, al calcolo integrale e al metodo dialettico-speculativo. Lo scopo della legge non pu\u00f2 dunque essere altro che gettare nella disperazione i professori, costringerli a stravolgere ogni criterio di giudizio: a disprezzare cultura e scienza che con la loro teoricit\u00e0 non consentono immediate applicazioni professionali e a guardare con invidia la manualit\u00e0. In secondo luogo per <em>tutti gli istituti<\/em> la scuola-lavoro si risolve in una frustrazione pratica:\u00a0 \u00e8 impossibile trovare un numero sufficiente di aziende che vogliano o siano in grado di offrire un percorso <em>qualificato<\/em> agli alunni delle tre classi terminali di tutte scuole superiori italiane. Da questa impossibilit\u00e0 germogliano rimedi di ogni sorta, non da ultimo quello di creare percorsi di scuola-lavoro a pagamento. Un sociologo aveva annunciato l\u2019avvento del lavoratore che non vuole la retribuzione; la realt\u00e0 lo ha gi\u00e0 superato: con la scuola-lavoro \u00e8 il lavoratore a retribuire l\u2019imprenditore pur di lavorare. L\u2019impossibilit\u00e0 teorica e quella pratica non devono per\u00f2 far dimenticare una impossibilit\u00e0 pi\u00f9 profonda (direi: pi\u00f9 ripugnante) annidata nel suo stesso concetto. Il lavoro, per sua natura, non produce soltanto abilit\u00e0 a chi lo pratica, ma anche un risultato utile, qualcosa da consumare, in generale una <em>retribuzione<\/em>. <strong>La scuola-lavoro ha introdotto in Italia il lavoro non-retribuito<\/strong> \u2013 nel perfetto silenzio dei sindacati che, come non avvertono la concorrenza del lavoro dei migranti con il lavoro degli italiani, cos\u00ec non avvertono la concorrenza che il lavoro non retribuito degli studenti fa ai lavoratori. Eppure circola la notizia che certi Autogrill in autostrada abbiano fatto posto agli scolari-lavoratori a danno dei lavoratori retribuiti \u2013 evento non impossibile se si pensa alla scandalosa precariet\u00e0 che le riforme del mercato del lavoro, approfittando dell\u2019opportuna crisi, hanno consentito in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo compito impossibile delle scuole italiane \u00e8 l\u2019introduzione della metodologia CLIL: l\u2019insegnamento in lingua straniera di una o pi\u00f9 discipline diverse dalla lingua straniera. A parte il fatto che introdurre la metodologia con alunni ormai adulti dall\u2019apparato fonatorio definitivo \u00e8 quanto meno intempestivo, si pone la difficolt\u00e0 ben pi\u00f9 corposa della mancanza <em>disperante<\/em> di insegnanti che possano insegnare la loro disciplina in una lingua diversa dalla loro. Questa difficolt\u00e0 non viene per\u00f2 vissuta dagli insegnanti come un caso clamoroso di irresponsabilit\u00e0 legislativa o, forse con pi\u00f9 realismo, come uno strumento di sabotaggio intenzionale della didattica della scuola pubblica, ma come una <em>loro<\/em> mancanza, come se qualcuno li avesse preparati da giovani a fare lezione in inglese ed essi avessero colpevolmente dimenticato tutto col passare degli anni. Pronti ad adottare qualunque rimedio perch\u00e9 non emerga un\u2019impossibilit\u00e0 di cui (dopo l\u2019esposizione prolungata ai virus dell\u2019autorazzismo) si sentono colpevoli, si riducono a offrire a un\u2019intera generazione di alunni lo spettacolo avvilente di professionisti che <em>scavano a mani nude<\/em>: l\u2019insegnante che non conosce la lingua si combina con l\u2019insegnante che non conosce la disciplina; il dimezzamento dell\u2019orario e le ovvie difficolt\u00e0 di coordinamento portano al risultato di classi che ignorano <em>e<\/em> la disciplina <em>e<\/em> la lingua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un bello spettacolo: gli alunni si abituano a disprezzare gli insegnanti, il loro conformismo autolesionistico, la loro inutilit\u00e0 e si ritraggono inorriditi dall\u2019idea di abbracciare la professione \u2013 tanto che gi\u00e0 oggi si fatica a trovare docenti per certe cattedre. Il danno pi\u00f9 grave \u00e8 che gli alunni non hanno fonti scientifiche e culturali diverse dal loro insegnante: il docente di una disciplina <em>\u00e8<\/em> la disciplina e come rispettandola la fa rispettare cos\u00ec disprezzandola la rende spregevole ai suoi discenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 cos\u00ec che stiamo educando una generazione di incolti che paga per lavorare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo) La scuola pubblica continua a subire lo smantellamento avviato dall\u2019alto nel nome dell\u2019innovazione didattica. 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