{"id":35116,"date":"2017-10-07T09:36:58","date_gmt":"2017-10-07T07:36:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35116"},"modified":"2017-10-06T22:40:48","modified_gmt":"2017-10-06T20:40:48","slug":"ricostruire-la-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35116","title":{"rendered":"Ricostruire la sinistra"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SERGIO CESARATTO<\/strong><\/p>\n<p>Ripubblico dal mio\u00a0<a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=23268\">blog su Micromega<\/a>\u00a0(<em>il manifesto<\/em>\u00a0non l&#8217;ha pubblicato)<\/p>\n<p><strong>La sinistra non abdichi alle proprie responsabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019intervista ad Anna Falcone di alcuni giorni fa su\u00a0<em>il manifesto\u00a0<\/em>(29\/9\/17) suscita alcune perplessit\u00e0 relative a una concezione della politica che sta prendendo piede anche a sinistra. Per cominciare rende perplessi il metodo scelto per arrivare a un programma: oltre cento assemblee ciascuna su \u201cuno\u00a0o pi\u00f9 temi\u201d che produce un \u201creport con le soluzioni ai problemi scelti\u201d fra i quali \u201cla tutela del lavoro, la riconversione energetica, l\u2019intervento dello stato nell\u2019economia, la pace, l\u2019immigrazione, la lotta al terrorismo\u201d. A quel punto \u201cgli utenti registrati sceglieranno, quelle che avranno maggiore consenso entreranno nel programma\u201d. In sintesi assemblee magari di poche ore dovrebbero produrre \u201csoluzioni\u201d a problemi epocali successivamente selezionate on line da una platea pi\u00f9 ampia. Un ironico compagno l\u2019ha definita su FB pi\u00f9 una ricerca di mercato consona alla Casaleggio &amp; associati che un percorso politico.<\/p>\n<p>Il percorso annunciato \u00e8 infatti l\u2019abdicazione della politica intesa come selezione degli obiettivi e orientamento di lotte e progettualit\u00e0. La politica consulta dialetticamente la piazza e gli intellettuali, ma non scaturisce n\u00e9 dall&#8217;una n\u00e9 dagli altri. Peraltro nel disegno che emerge dall&#8217;intervista gli intellettuali non sono neppure contemplati, e difficilmente un loro ruolo \u00e8 prefigurabile nella cacofonia di \u201ccento assemblee\u201d. Temiamo che questa rinuncia della politica al suo ruolo di guida in un rapporto dialettico con militanti e intellettuali, sia frutto di una fuga dalle responsabilit\u00e0 del ceto dirigente della \u201csinistra\u201d a fronte delle gravi scelte che il momento storico impone al nostro Paese e dunque alla politica. Prima di esplicitare questo punto, \u00e8 importante denunciare il frequente abbaglio a sinistra fra obiettivi, e strumenti di lotta e progettuali per arrivarvi. Evitiamo intanto la parola programma, che sa di tecnocratico, parliamo di proposta politica. Questa non consiste di un mero elenco di obiettivi, in particolare sul lavoro, su cui sono almeno a chiacchiere d\u2019accordo tutti, dal PD alla Meloni passando per Di Maio. Certo a sinistra l\u2019obiettivo della piena occupazione \u2013 termine meno generico e pi\u00f9 impegnativo di \u201clavoro\u201d &#8211; si associa anche a diritti e stato sociale. Ma ci\u00f2 che fa la vera differenza \u00e8 la proposta su come realizzare questi obiettivi. E qui ci si scontra con i nodi politici, e in particolare con quello europeo. Credo che sia ormai accresciuta la consapevolezza che poche o nulle siano le speranze di raddrizzare il progetto europeo in un senso minimamente progressista. Anzi, gli osservatori pi\u00f9 avvertiti come Giorgio La Malfa o Carlo Bastasin denunciano come la tenaglia franco-tedesca associata a una BCE post-Draghi potr\u00e0 presto stringersi sulle nostre finanze pubbliche, gettandoci di nuovo nell\u2019incubo dello spread e di una rinnovata feroce austerit\u00e0. Allora si deve scegliere fra l\u2019essere la costola di sinistra di un redidivo montismo, magari guidato da Enrico Letta e non da Renzi (troppo indisciplinato per gli europei), oppure pensare alla possibilit\u00e0 di opzioni radicali, molto radicali, delle quali nessuno sottovaluta la gravit\u00e0. Con la prima scelta non ci si illuda che spostando qui e l\u00e0 qualche risorsa si riporti il Paese su un sentiero di giustizia e sviluppo. Il crollo ulteriore della domanda interna ne segner\u00e0 il destino infausto. E\u2019 su queste scelte che si devono chiamare le assemblee a decidere, senza distrarle con temi che non riguardino il futuro di questo Paese e del suo popolo. Questo dovrebbe fare una politica che non abdichi alle proprie responsabilit\u00e0, cominciando a farlo con la sua gente e i suoi intellettuali per poi presentarsi con idee chiare e forti all\u2019esterno.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.fr\/2017\/10\/normal-0-false-false-false-en-gb-x-none.html#more\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.fr\/2017\/10\/normal-0-false-false-false-en-gb-x-none.html#more<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO CESARATTO Ripubblico dal mio\u00a0blog su Micromega\u00a0(il manifesto\u00a0non l&#8217;ha pubblicato) La sinistra non abdichi alle proprie responsabilit\u00e0 L\u2019intervista ad Anna Falcone di alcuni giorni fa su\u00a0il manifesto\u00a0(29\/9\/17) suscita alcune perplessit\u00e0 relative a una concezione della politica che sta prendendo piede anche a sinistra. 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