{"id":35149,"date":"2017-10-08T11:19:29","date_gmt":"2017-10-08T09:19:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35149"},"modified":"2017-10-08T00:21:36","modified_gmt":"2017-10-07T22:21:36","slug":"il-futuro-della-nostra-scuola-come-a-singapore-un-momento-parliamone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35149","title":{"rendered":"Il futuro della nostra scuola come a Singapore? Un momento, parliamone"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MEGACHIP (Paolo Di Leo)<\/strong><\/p>\n<p><em>La ministra Fedeli, da ultima, adatta la scuola ai modelli del produttivismo e del guadagno. Ci dicono che a Singapore fanno cos\u00ec e sono i migliori. Ma una nostra esperienza smentisce che lo siano.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">SINGAPORE &#8211; Le cose tutto intorno a noi stanno cambiando vorticosamente. Certezze che sembravano incrollabili sono gi\u00e0 crollate nell\u2019arco di appena vent\u2019anni, e un nuovo gioco \u00e8 emerso, le cui regole \u00e8 molto difficile decifrare. Forse perch\u00e9 non vanno affatto al di l\u00e0 della primordiale ferinit\u00e0 umana. La scuola non \u00e8 esente da questo terremoto. Sebbene in ritardo, essa si sta adeguando \u2013 o viene adeguata &#8211; ai cambiamenti che ormai hanno preso piede. A farne le spese in primis la generazione che \u00e8 stata presa nel mezzo di questa mutazione. Una generazione epigonale, cresciuta per funzionare nel vecchio schema e che si \u00e8 trovata, al momento dell\u2019entrata piena nella societ\u00e0, a doversi confrontare con uno schema tutto nuovo. Questo schema lo si subisce, ma si pu\u00f2 almeno cercare di comprenderlo: forse \u00e8 questo l\u2019ultimo riparo contro una soggezione totale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Tutto ormai si svolge in funzione del produttivismo e del guadagno: il secondo dei pochi, anzi pochissimi, il primo dei molti. Si pu\u00f2 far parte del nuovo gioco o come produttori eterodiretti o come vincitori, esempi di<em>success stories<\/em>, come si dice nel mondo anglosassone. La scuola si sta adeguando.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">\u00c8 di questi giorni la notizia che \u201cla ministra\u201d Fedeli \u2013 teniamola contenta &#8211; voglia accorciare gli anni liceali a quattro, in vista di una immissione pi\u00f9 rapida nel mercato del lavoro. Bench\u00e9 i dettagli della riforma non siano ancora chiari, chiaro ne appare lo scopo, in continuit\u00e0 con \u201cla buona scuola\u201d di Matteo Renzi. Vale la pena chiedersi se la minestra che la ministra vuole ammannirci sia la prima nel suo genere o se ve ne siano gi\u00e0 esempi in giro per il mondo. Se si accetta l\u2019ipotesi che lo scopo sia quello di raccordare sempre pi\u00f9 la scuola al mercato del lavoro, cio\u00e8 farne un centro di formazione, un\u00a0<em>training center<\/em>, dei futuri impiegati-produttori, allora il modello pi\u00f9 compiuto al quale guardare \u00e8 Singapore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Alcuni brevi cenni su Singapore. Si tratta di una citt\u00e0-stato, situata sull\u2019omonima isola prospicente la Malesia. Dal 1965 Singapore \u00e8 Stato indipendente, dopo essersi separato dalla Malesia, sotto la guida quasi cinquantennale del padre-padrone Lee Kuan Yew. Il suo partito, il PAP, \u00e8 stato alla guida dell\u2019isola ininterrottamente dal giorno dell\u2019indipendenza fino ad ora. Primo ministro \u00e8 ora il figlio di Lee Kuan Yew, Lee Hsien Loong. Una volta l\u2019isola faceva parte del vasto impero di sua maest\u00e0 britannica, del quale ha mantenuto una parte importante dell\u2019apparato giuridico e la lingua. L\u2019inglese \u00e8, infatti, la lingua ufficiale dell\u2019isola, assieme al mandarino, al malese e al tamil; tuttavia, l\u2019istruzione e tutti gli affari dello Stato vengono svolti rigorosamente soltanto in inglese. L\u2019isola \u00e8 uno strano miscuglio di socialismo statalista e di super-capitalismo: una sorta di Cina in miniatura. Non per niente il governo di Pechino guarda a Singapore con una certa ammirazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Singapore si vanta di molte eccellenze, pi\u00f9 presunte che reali, a parer mio, che ci vivo e lavoro da ormai quattro anni. Una di queste \u00e8 il sistema educativo. E precisamente di questo vorrei parlare, rimandando ad un\u2019altra occasione una descrizione pi\u00f9 accurata di Singapore e del suo funzionamento\u00a0<b><strong>[1]<\/strong><\/b>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Io insegno alla Singapore University of Technology and Design, della quale sono cronologicamente uno dei primi membri di facolt\u00e0. Questa istituzione \u00e8 stata fondata in collaborazione stretta col MIT di Boston, allo scopo di creare una nuova classe di innovatori e creativi in campo tecnologico e architettonico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">A convincermi a venir qui fu il programma dell\u2019universit\u00e0, tutto centrato sulla collaborazione stretta fra esperti di varie discipline per l\u2019esplicitazione e possibilmente la soluzione dei problemi pi\u00f9 urgenti del nostro presente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Mi interessava \u2013 e mi interessa ancora &#8211; la possibilit\u00e0 di aprire un dialogo con architetti, ingegneri, fisici e biologi a partire dalle conquiste proprie del mio campo di studi, la filosofia. Devo dire che le mie aspettative sono sfumate nell\u2019arco dei primi sei mesi e le cose in quattro anni non sono cambiate, anzi. A tutt\u2019oggi, la cos\u00ec detta \u201c<em>mission<\/em>\u201d dell\u2019universit\u00e0 non appare che come un insieme di\u00a0<em>slogan<\/em>. Ma tralascio questa parte e vengo al dunque.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Gli studenti ammessi alla Singapore University of Technology and Design sono molto pochi, perch\u00e9 rappresentano la crema del sistema educativo singaporiano. Ci si aspetterebbe allora un livello molto alto di preparazione. Soprattutto visto che, come dicevo sopra, Singapore si vanta moltissimo di avere un sistema educativo eccellente. E in effetti, gli studenti singaporiani figurano sempre tra le primissime posizioni nei vari test con i quali si pretende calcolare il livello di apprendimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">In realt\u00e0 quei test non misurano che la capacit\u00e0 degli studenti di immagazzinare dati, ma nulla dicono circa la capacit\u00e0 degli stessi di comprendere le nozioni apprese. Tutto ci\u00f2 viene fuori nelle aule universitarie. Gli studenti con i quali finora ho avuto a che fare hanno un\u2019infima conoscenza della lingua inglese: non conoscono le regole pi\u00f9 elementari della grammatica, leggere un loro saggio \u2013<em>essays<\/em>\u00a0li chiamano- equivale a raccapezzarsi in uno slalom di svarioni cos\u00ec madornali, da rendere impervia anche la comprensione di quanto chi scriveva voleva dire. Per non parlare della padronanza lessicale, quasi pari allo zero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Pi\u00f9 volte mi sono trovato nella curiosa situazione di dover spiegare a dei madre-lingua il significato di parole inglesi di base. Spesso gli studenti usano una parola, della quale non conoscono affatto il significato, pur trattandosi di parola d\u2019uso corrente, pensando che essa voglia dire tutt\u2019altra cosa. Si pu\u00f2 immaginare la difficolt\u00e0 che ne consegue nel comunicare idee. Le cose non vanno meglio con il mandarino (la maggior parte dei singaporiani sono di etnia cinese): un mio collega cinese, che insegna letteratura classica cinese e tiene alcuni corsi in mandarino, mi dice che la conoscenza che gli studenti ne hanno \u00e8 inferiore \u2013 se possibile &#8211; a quella dell\u2019inglese. Insomma, essi non sono abitatori di nessuna lingua, per usare un\u2019espressione un po\u2019 heideggeriana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Il risultato pi\u00f9 immediato \u00e8 che i miei studenti sono incapaci di affrontare qualsivoglia testo, per breve e semplice che sia. Anche messi davanti ad un paragrafo molto breve e chiaro di Cartesio, per esempio l\u2019esposizione del dubbio metodico nelle\u00a0<em>Meditationes<\/em>, e dopo che lo stesso passo \u00e8 stato loro spiegato pi\u00f9 volte e ogni volta con parole diverse, essi sono del tutto incapaci di afferrarne e riassumerne il senso. Del resto, la pi\u00f9 parte di loro non ha mai letto un libro in vita sua, se non manuali di matematica da scuola superiore e anche quelli in vista dei test da sostenere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Il sistema educativo singaporiano prevede fin dalla scuola elementare che gli studenti, tutti quanti, si concentrino in pratica esclusivamente su materie \u201cscientifiche\u201d. Metto l\u2019aggettivo tra virgolette, perch\u00e9 in realt\u00e0 non si insegna loro la fisica, la matematica, la biologia ecc\u2026 sottolineando il lato dei principi teorici di queste materie e quindi la necessit\u00e0 di ragionare per risolvere problemi. Li si ammaestra, invece, a imparare a memoria soluzioni a problemi di aritmetica e di geometria, senza dargli alcuna base teorica. Il tutto in vista del fatto che debbano superare con un buon voto \u2013\u00a0<em>to score well\u00a0<\/em>&#8211; i test, il risultato dei quali garantir\u00e0 loro l\u2019accesso all\u2019universit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Ripeto, l\u2019insegnamento non si concentra per nulla sull\u2019introdurre i ragazzi ai principi teorici di quelle discipline, ma solo sul fatto che debbano imparare a rispondere correttamente alle domande del test. Una sorta di mega quiz per l\u2019esame teorico della patente, per il quale si studiano le risposte a memoria proprio a partire dalle domande del test.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Pochissimi tra di loro seguono alla scuola superiore il corso incentrato sulle<em>humanities<\/em>, che viene offerto durante gli ultimi due anni. Su cinquanta studenti se ne troveranno al massimo tre o quattro che abbiano seguito quel corso e anche questi sono stati esposti a due o tre libri, tra i quali una tragedia di Shakespeare e qualche romanzo novecentesco, spesso di dubbio valore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">A soffrire gli effetti di questo tipo di sistema educativo \u00e8 la capacit\u00e0 di pensiero critico, pure tanto sbandierato anche qui a Singapore. La Singapore University of Technology and Design si fonda proprio sull\u2019idea di sfornare<em>\u201ccritical thinkers and innovators<\/em>\u201d. Ma i nostri studenti sono di fatto incapaci di pensare, e non per cretinismo innato, ma a causa del fatto che negli anni precedenti le loro menti non sono state spronate a pensare e a interrogarsi \u2013cosa che si pu\u00f2 fare solo sulle orme dei grandi che hanno\u00a0<em>pensato<\/em>\u00a0prima di noi-, ma solo a imparare a memoria risposte gi\u00e0 fatte, che non dovevano comprendere. Infatti, hanno sempre una qualche risposta, chiaramente prefabbricata, come dimostra il fatto che, appena si chieda loro di spiegare e sostenere la loro risposta, ammutoliscano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Un avvilente esempio di quanto diceva Sartre: l\u2019idiota \u00e8 colui che ha tutte le risposte, ma nessuna domanda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Ma la cosa pi\u00f9 avvilente \u00e8 che in loro anche lo slancio vitale, quell\u2019entusiasmo adolescenziale e della prima giovinezza pi\u00f9 matura, sia assente. Non intendo con questo far la lode sperticata della giovinezza e dei suoi slanci, che spesso sono delle ingenue sciocchezze: tuttavia, va riconosciuto che \u00e8 proprio dall\u2019interno di quegli ingenui pensieri che qualcosa di pi\u00f9 solido, una riflessione pi\u00f9 articolata su se stessi e sulla vita pu\u00f2 svilupparsi. Quegli slanci ingenui, quando sono genuini, corrispondono ad altrettante domande. Ebbene, anche questi sono in loro del tutto spenti. In media, su venticinque studenti solo due sono l\u00ec perch\u00e9 interessati all\u2019ingegneria o all\u2019architettura: la maggior parte \u00e8 l\u00ec perch\u00e9 la societ\u00e0 nella quale sono cresciuti li ha obbligati fin dalla prima infanzia a studiare per diventare dei tecnici e quindi trovare un impiego a tempo pieno e ben remunerato. Un impiego che,\u00a0<em>\u00e7a va sans dire<\/em>, divorer\u00e0 tutto il tempo delle loro giornate fino alla pensione, quando ormai la giovinezza non sar\u00e0 forse neanche un ricordo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Questo sistema educativo produce, insomma, degli utili idioti: gente che dovrebbe trovare soluzioni per i problemi del mondo, in quando<em>\u201ctechnologically minded leaders<\/em>\u201d \u2013come dice un altro slogan dell\u2019universit\u00e0-, ma che in realt\u00e0 non sa nemmeno abbozzare una mappa approssimativa del nostro pianeta, ignorando quasi del tutto la posizione reciproca e la grandezza dei continenti. Senza parlare poi della storia: la stragrande maggioranza dei miei studenti non ha nessuna idea n\u00e9 della storia occidentale n\u00e9 di quella cinese o indiana. Nulla di nulla. E lo stesso vale per la realt\u00e0 contemporanea: molti di loro non sanno per esempio che la Cina \u00e8 un paese in linea di principio comunista e quei pochi che lo sanno, non sanno poi dire cosa ci\u00f2 di fatto significhi. Gente, dunque, alla quale si pu\u00f2 dar a bere qualsiasi cosa, per bislacca e falsa che sia. E del resto, se lo scopo ultimo del sistema educativo \u00e8 quello di produrre futuri docili impiegati, che abbiano per\u00f2 competenze tecniche precise (parola questa molto cara al progetto della \u201cbuona scuola\u201d), a che pro far s\u00ec che questi ultimi pensino?!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Non c\u2019\u00e8 bisogno di sottolineare come questo tipo di sistema educativo sia ideale per creare dei soggetti, invece che dei cittadini. La passivit\u00e0 mentale, basata sull\u2019ignoranza e la mancanza di potere critico, produce la spoliticizzazione, desiderata da chi sta al potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Grottesco contrappunto alla passivit\u00e0 intellettuale ed emozionale degli studenti sono i video, dei quali l\u2019universit\u00e0 fa bella mostra attraverso i moltissimi schermi disseminati per il campus: in essi si vedono studenti che ballano, che si danno ad attivit\u00e0 fisiche o a giochi di gruppo e simili. L\u2019entusiasmo giovanile, privato di qualsiasi dimensione intellettuale, e quindi d\u2019impegno e civile e morale, \u00e8 cos\u00ec ridotto alla prestanza fisica e alla capacit\u00e0 di essere \u201cfighi\u201d o\u00a0<em>\u201ccool<\/em>\u201d. Si fa qui evidente la trasformazione ormai avvenuta e completa dell\u2019universit\u00e0 in una ditta imprenditoriale: proprio come una qualsiasi impresa, l\u2019universit\u00e0 non coltiva il pensiero degli studenti, che sono invece ormai solo degli impiegati \u2013anche se solo\u00a0<em>in pectore &#8211;<\/em>, ma li incoraggia a svolgere attivit\u00e0 ludiche a scopo ricreativo. Chi appartiene alla mia generazione si ricorder\u00e0 delle parodie feroci dei film di Fantozzi: gli agghiaccianti svaghi organizzati dal geometra Filini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Dunque, ignoranza pressoch\u00e9 totale, assenza di pensiero critico, disinteresse per la dimensione politica: un quadro che pi\u00f9 drammatico non si pu\u00f2. Come reagisce il corpo docente a tutto ci\u00f2? Qui sta l\u2019altro corno, drammaticissimo, del problema. Il professore universitario \u00e8 ormai, nella stragrande maggioranza dei casi, un tecnico specializzato in un segmento del sapere umano, incapace di costruirsi o anche solo di cogliere una visione totalizzante del sapere. Del resto, non fa che venire a compimento, ora, ci\u00f2 che Heidegger aveva gi\u00e0 profeticamente visto ormai settanta anni fa: il sapere ridotto a specializzazione rendicontabile in vista della produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">I professori continuano a fare le loro ricerche di settore, allo scopo di poi pubblicare articoli e libri che servano, come produzione rendicontabile, a promuoverne l\u2019avanzamento di carriera. Della didattica, non se ne occupano, se non in incontri e tavole rotonde, nelle quali si parla astrattamente di principi pedagogici e idiozie simili. Del resto, non potrebbero impostare le loro lezioni sulla base delle loro ricerche, perch\u00e9 gli studenti arrivano dalle scuole superiori troppo impreparati per poter seguire e comprendere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Si produce, quindi, uno scollamento totale tra la ricerca e la didattica, che di fatto svuota di senso la stessa ragion d\u2019essere dell\u2019universit\u00e0. Si dovrebbe, invece, guardare le cose per ci\u00f2 che sono e cominciare a pensare a dei rimedi. Cosa che si pu\u00f2 fare solo se tutto il sistema educativo viene ripensato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Questa non \u00e8 cosa facile. Innanzitutto per la complessit\u00e0 della situazione, che si \u00e8 andata sempre pi\u00f9 annodando su se stessa. In secondo luogo, e forse principalmente, a causa di una contraddizione di fondo del sistema educativo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Nato per sistematizzare la societ\u00e0 ed inserire ogni individuo in essa come ingranaggio funzionale al meccanismo, esso \u00e8 fondamentalmente contrario alla vocazione del sapere, che apre invece alla libert\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Questa contraddizione \u00e8 gi\u00e0 stata segnalata pi\u00f9 volte, da grandi pensatori come Ivan Illich, Carlo Sini, Manlio Sgalambro, Martin Heidegger, e la lista potrebbe continuare. Tuttavia, il sistema educativo \u00e8 stato necessario alla formazione di una societ\u00e0 civile, e come tale ha rappresentato un passo inevitabile. In questo senso, esso ha aiutato a creare la possibilit\u00e0 di una cultura di base e quindi di una capacit\u00e0 critica diffuse, presupposti entrambi per una vera vita democratica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Il problema \u00e8 che al giorno d\u2019oggi il sistema si \u00e8 del tutto appiattito al livello delle masse da un lato, e alle esigenze del mercato dall\u2019altro. Ha smesso di tentare di elevare le prime, ed \u00e8 diventato in tutto docile strumento del secondo. Viene cos\u00ec del tutto compromessa la possibilit\u00e0 di formare individui indipendenti e responsabili. Dal punto di vista delle discipline del sapere, a fare le spese di questa situazione sono da un lato le materie umanistiche \u2013in primis la filosofia e la storia \u2014 dall\u2019altro tutte quelle scienze positive che non hanno un\u2019applicazione immediata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">Va, inoltre, sottolineato che la massificazione e riduzione a impresa del sistema educativo si sono compiuti e sono stati formalmente sistematizzati negli Stati Uniti. I paesi asiatici, per la stragrande maggioranza arretrati culturalmente e materialmente, sempre alla smaniosa rincorsa di ci\u00f2 che acriticamente percepiscono come \u201cmoderno\u201d, non solo hanno adottato il sistema nord-americano, ma l\u2019hanno anche portato a compimento. In questo senso, Singapore, come pure la Corea del Sud o alcune universit\u00e0 cinesi e indiane, rappresentano l\u2019esempio pi\u00f9 avanzato e compiuto del sistema nord-americano. L\u2019America Latina, dal canto suo, si \u00e8 messa alla rincorsa dello stesso modello, come ebbi modo di apprendere da alcuni miei colleghi della Universidad de los Andes di Bogot\u00e0, durante una mia visita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">In Italia \u2013ed in Europa- non ci si pu\u00f2 cullare nella convinzione che questo non potr\u00e0 mai essere il caso per il sistema educativo e le universit\u00e0 del vecchio continente. La mala pianta nord-americana non ha mai mancato di impollinare le varie piante europee. E del resto, la cosa sta gi\u00e0 avvenendo. Non a caso, Carlo Sini s\u2019interroga su quali potranno essere i luoghi del sapere di domani, ma anche gi\u00e0 del nostro oggi. La riforma in atto e la fanfara intorno alla \u201cbuona scuola\u201d giustificano a pieno la sua domanda. Sini pensa che probabilmente la filosofia, e con essa tutto il patrimonio degli studi umanistici, non trover\u00e0 pi\u00f9 posto nel sistema educativo e dovr\u00e0 organizzarsi altrove\u00a0<b><strong>[2]<\/strong><\/b>. Forse ha ragione. Tuttavia, io mi chiedo se ci si possa rassegnare a questa idea: non ne va della possibilit\u00e0 stessa di una societ\u00e0 civile e democratica?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 300\"><b><strong>NOTE<\/strong><\/b><\/p>\n<p><b><strong>[1]<\/strong><\/b>\u00a0Alcuni cenni e spunti di riflessione alquanto acuti si possono trovare nel breve articolo di Gabriele Battaglia,\u00a0<em>Viaggio dietro la facciata scintillante di Singapore<\/em>:<b><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/gabriele-battaglia\/2017\/08\/10\/viaggio-singapore-cartacce-sfruttamento-lavoro\">https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/gabriele-battaglia\/2017\/08\/10\/viaggio-singapore-cartacce-sfruttamento-lavoro<\/a><\/b>\u00a0<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><b><strong>[2]<\/strong><\/b>\u00a0Si veda il bell\u2019articolo di Carlo Sini,\u00a0<em>A pezzi e bocconi<\/em>, in N\u00f3ema, n. 8-1: Gli strumenti del lavoro filosofico; come pure la\u00a0<em>lectio magistralis<\/em>\u00a0tenuta presso la libreria Jacabook di Milano il 30 novembre del 2014, il cui video si pu\u00f2 trovare a questo link:<b><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Cc4SDgxtgag\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Cc4SDgxtgag<\/a><\/b><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/cervelli-in-fuga\/articolo\/2012613\/il-futuro-della-nostra-scuola-come-a-singapore-un-momento-parliamone.html\">http:\/\/megachip.globalist.it\/cervelli-in-fuga\/articolo\/2012613\/il-futuro-della-nostra-scuola-come-a-singapore-un-momento-parliamone.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Paolo Di Leo) La ministra Fedeli, da ultima, adatta la scuola ai modelli del produttivismo e del guadagno. 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