{"id":35321,"date":"2017-10-14T12:08:39","date_gmt":"2017-10-14T10:08:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35321"},"modified":"2017-10-14T12:08:39","modified_gmt":"2017-10-14T10:08:39","slug":"linefficienza-di-una-banca-centrale-indipendente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35321","title":{"rendered":"L&#8217;inefficienza di una banca centrale indipendente"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>ASIMMETRIE (Agenor)<\/strong><\/p>\n<p>Le politiche di stimolo della domanda del secondo dopoguerra avevano portato a una crescita senza precedenti nel mondo occidentale, a una forte riduzione delle disuguaglianze, e a un aumento importante degli scambi commerciali. La crisi petrolifera dei primi anni settanta segn\u00f2 un punto di svolta: a uno shock dal lato dell\u2019offerta (impennata del prezzo delle materie prime) si rispose con un ulteriore stimolo della domanda, del resto si era \u201ctutti keynesiani\u201d in quel periodo. L\u2019ovvia conseguenza fu una pressione sul livello dei prezzi; l\u2019alta inflazione generalizzata fu l\u2019occasione propizia per la contro-rivoluzione neo-liberista, che anzich\u00e9 correggere l\u2019errore di politica macroeconomica commesso in quel frangente, promosse un rovesciamento radicale del sistema di governo dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Al pragmatismo economico del secondo dopo guerra si sostitu\u00ec l\u2019ortodossia monetarista. Le politiche di stimolo della domanda dovevano essere bandite, indipendentemente dal contesto congiunturale. La politica di bilancio dei governi doveva essere disciplinata dal mercato, spezzando il coordinamento con la politica monetaria; ancora meglio se quest\u2019ultima fosse stata ulteriormente limitata dal vincolo esterno di un\u2019unione monetaria. L\u2019inflazione, tradizionale spauracchio del capitale, venne invece presentata come il peggior nemico del lavoratore, del piccolo imprenditore, del pensionato.<\/p>\n<p>Il caposaldo di questo nuovo approccio divenne l\u2019indipendenza della banca centrale: la condotta autonoma della politica monetaria, assolutamente avulsa dalla politica e dal processo elettorale (cio\u00e8 dal controllo democratico), poteva finalmente limitare la condotta della politica di bilancio del governo, che quindi doveva da allora in poi sottostare alla disciplina dei mercati privati per farsi finanziare. Le nuove banche centrali indipendenti assunsero come mandato la stabilit\u00e0 dei prezzi, cio\u00e8 la riduzione dell\u2019inflazione, a scapito della piena occupazione.<\/p>\n<p>Il dogma dell\u2019indipendenza della banca centrale venne accettato in Italia senza mai essere davvero discusso, fu presentato come una ineluttabile necessit\u00e0 alla quale molti, con grande zelo, credettero, e pochi, tacciati un po\u2019 di arretratezza e un po\u2019 di disonest\u00e0, no. Negli anni settanta il PCI spos\u00f2 immediatamente la dottrina dell\u2019indipendenza della banca centrale, come strumento per disciplinare la condotta della politica fiscale dei governi e perseguire con maggior forza la lotta all\u2019inflazione. Sar\u00e0 un compito interessante per gli storici cercare di capire se i dirigenti comunisti fossero consapevoli del fatto che cos\u00ec facendo stavano sposando in pieno i due cardini del pensiero neo-liberista, che in quegli anni si diffondeva negli Stati Uniti e che poi avrebbe portato al <em>Washington Consensus<\/em>.<\/p>\n<p>Nel mondo anglosassone, culla del capitalismo, tale dogma fu almeno discusso prima di essere accettato, evidenziando i rischi a cui ci si esponeva. Il risultato fu che la separazione fra politica monetaria e di bilancio, fra banche centrali e governi, divenne pi\u00f9 radicale nei paesi europei che in quelli anglosassoni. In Europa continentale si adott\u00f2 il modello della Bundesbank tedesca, anzi si scelse di legare a questa le altre banche centrali, prima in un accordo di cambi fissi (lo SME) e poi nell\u2019unione monetaria.<\/p>\n<p>L\u2019unione monetaria europea nacque all\u2019interno del sistema pi\u00f9 restrittivo e conservatore mai realizzato, disegnato a Maastricht, in cui alla politica monetaria rimaneva come unico obiettivo il controllo dell\u2019inflazione, mentre nei paesi anglosassoni continuava a esserci anche quello della piena occupazione e della crescita. Alla nuova banca centrale comune veniva fatto esplicito divieto di cooperare e supportare la politica di bilancio dei governi, indipendentemente dal contesto macroeconomico, garantendo tale divieto con norme di livello costituzionale.<\/p>\n<p>La rigidit\u00e0 e l\u2019inadeguatezza di questo sistema si \u00e8 rivelata in tutta la sua drammaticit\u00e0 a seguito della recente crisi finanziaria: in tutto il mondo ha prevalso il pragmatismo e il dogma dell\u2019indipendenza della banca centrale \u00e8 stato di fatto archiviato, la cooperazione fra autorit\u00e0 monetarie e di bilancio ha permesso di superare la crisi; nella zona euro invece la netta separazione fra politica monetaria e politiche di bilancio ha impedito una risposta coerente ed efficace.<\/p>\n<p>Le politiche restrittive adottate fra il 2010 e 2012, periodo in cui invece sarebbero servite politiche espansive, hanno provocato una seconda e pi\u00f9 lunga recessione mentre il resto del mondo riprendeva il suo cammino di crescita. Solo quando la tensione sociale ed economica \u00e8 divenuta tale da mettere a rischio il progetto politico dell\u2019euro, la politica monetaria ha iniziato a stimolare l\u2019economia prima con l\u2019abbassamento dei tassi d\u2019interesse, poi fornendo un trilione di liquidit\u00e0 alle banche private, e in fine immettendo due trilioni di liquidit\u00e0 comprando titoli di stato.<\/p>\n<p>Le politiche di bilancio per\u00f2 hanno continuato a remare contro, adottando una posizione restrittiva, sottraendo risorse all\u2019economia. I governi sono stati costretti a ridurre il deficit in un periodo in cui il moltiplicatore della spesa pubblica era invece positivo: in altre parole, spendendo un euro lo Stato ne avrebbe generato pi\u00f9 di uno, spesso due, con conseguente aumento delle entrate, e quindi anche una riduzione del rapporto debito\/PIL a medio termine. Tale politica di bilancio restrittiva ha annullato alcuni dei benefici potenziali della politica monetaria espansiva.<\/p>\n<p>Come se ci\u00f2 non bastasse, la terza gamba delle politiche macroeconomiche, la politica strutturale o dei redditi, ha realizzato negli stessi anni la pi\u00f9 profonda e prolungata compressione dei redditi, quindi della domanda aggregata, mai realizzata dal dopoguerra: la serie pi\u00f9 lunga di riforme strutturali del mercato del lavoro ha lasciato il potere d\u2019acquisto dei lavoratori in uno stato languente, riducendo ulteriormente l\u2019efficacia dell\u2019espansione monetaria.<\/p>\n<p>Due anni fa Mario Draghi si \u00e8 accorto che la politica di bilancio restrittiva dei governi che cercavano di ridurre la spesa pubblica contrastava la sua politica monetaria espansiva. Oggi lo stesso presidente della BCE si accorge che anche una politica dei redditi che comprime i salari, cio\u00e8 le riforme strutturali che hanno distrutto il potere d\u2019acquisto dei lavoratori, ostacola la condotta della sua politica monetaria, che per altro pi\u00f9 espansiva di cos\u00ec non potrebbe essere.<\/p>\n<p>Non a caso, le proposte (o le illusioni) sul futuro della zona euro si centrano sull\u2019urgenza di creare un bilancio della zona euro che possa agire di concerto con la BCE e sul bisogno di coordinare le politiche strutturali, fra di loro e con le altre politiche macroeconomiche.\u00a0Il sistema macroeconomico europeo costruito sulla base del dogma dell\u2019indipendenza della banca centrale mostra tutte le sue crepe, si sta cercando di correggerlo in tutti i modi prima che crolli a pezzi, ma non si ha il coraggio di denunciare esplicitamente l\u2019origine del problema.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0interessante notare come la ragione principale per creare un bilancio della zona euro sia avere un Tesoro europeo che possa agire di concerto con la BCE, in pratica quello che l\u2019adozione dell\u2019euro ha reso impossibile nei singoli stati e che tutto il resto del mondo invece continua a fare. Chi oggi sostiene l\u2019urgenza di un bilancio della zona euro ammette implicitamente che togliere ai governi il potere di gestire e stabilizzare l\u2019economia \u00e8 stato un errore.<\/p>\n<p>Il \u201cdivorzio\u201d fra politica monetaria condotta da una banca centrale indipendente e politiche di bilancio e strutturali condotte dai governi, un tempo presentato come dogma ineluttabile per il progresso economico, oggi si rivela oltre che profondamente antidemocratico, anche molto inefficiente e costoso. Gli stessi che sostennero la necessit\u00e0 di quel \u201cdivorzio\u201d oggi chiedono urgentemente nuove istituzioni europee per ricostruire il \u201cmatrimonio\u201d fra le politiche macroeconomiche.<\/p>\n<p>Se non fosse anche tragico, sarebbe piuttosto comico.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.asimmetrie.org\/opinions\/linefficienza-di-una-banca-centrale-indipendente\/\">http:\/\/www.asimmetrie.org\/opinions\/linefficienza-di-una-banca-centrale-indipendente\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ASIMMETRIE (Agenor) Le politiche di stimolo della domanda del secondo dopoguerra avevano portato a una crescita senza precedenti nel mondo occidentale, a una forte riduzione delle disuguaglianze, e a un aumento importante degli scambi commerciali. La crisi petrolifera dei primi anni settanta segn\u00f2 un punto di svolta: a uno shock dal lato dell\u2019offerta (impennata del prezzo delle materie prime) si rispose con un ulteriore stimolo della domanda, del resto si era \u201ctutti keynesiani\u201d in&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":25857,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/asimmetrie.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9bH","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35321"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35321"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35321\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35322,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35321\/revisions\/35322"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25857"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}