{"id":35366,"date":"2017-10-16T12:00:29","date_gmt":"2017-10-16T10:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35366"},"modified":"2017-10-16T12:12:56","modified_gmt":"2017-10-16T10:12:56","slug":"nuove-malattie-la-borbonite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35366","title":{"rendered":"Nuove malattie: la &#8220;Borbonite&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>LUCA RUSSI (FSI Arezzo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sanno tutti, i virus sono estremamente abili nell\u2019adattarsi ai cambiamenti ambientali grazie alle mutazioni genetiche, che hanno garantito il successo evolutivo di questi microrganismi. Poich\u00e9 il virus tramite le mutazioni riesce ad adattarsi a sempre nuovi ospiti, noi siamo assediati continuamente da nuove malattie virali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi voglio parlarvi del Borbonismo (o Neo-Borbonismo, o Borbonite, appunto), patologia sempre pi\u00f9 invasiva che si innesta sul ceppo di un altro vittimismo auto-assolutorio, il leghismo pi\u00f9 pericoloso, di matrice padano-centrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sintomi sono vertigine, senso di onnipotenza, perdita del senso dell&#8217;orientamento e del senso del ridicolo, delle cognizioni storiche, fino ad arrivare al deliquio vero e proprio (nel senso dell&#8217; oscuramento profondo della coscienza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Sicilia sono stati riscontrati casi di pazienti ai quali \u00e8 spuntata una terza gamba sul cranio, e alcune persone, perfino molte tra quelle che si riteneva che fossero in possesso dei necessari anticorpi, assumono un colorito giallo-rosso tipico &#8211; detto &#8220;catalano&#8221; &#8211; che ha fatto ipotizzare una qualche connessione con le epidemie di &#8220;spagnola&#8221; verificatesi in tutta Europa durante la Prima Guerra Mondiale, le quali fecero pi\u00f9 vittime nel Sud Italia rispetto al Nord (ma il cui primo caso si registr\u00f2 a Vicenza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scherzi a parte, forse banalizzer\u00f2, ma perfino Dante che non aveva certo l&#8217;idea di nazione per come la intendiamo noi oggi stigmatizzava le lotte intestine che minavano la pace e il buongoverno nella penisola, per cui, fatte salve le debite considerazioni che sono sempre doverose quando si pretende di mettere in collegamento fatti e pensieri relativi ad epoche completamente diverse, anche a lui e a molti suoi contemporanei era gi\u00e0 abbastanza chiara una cosa: che erano sempre gli interessi asserviti a quelli stranieri a rendere l&#8217;Italia &#8220;serva&#8221; e &#8220;di dolore ostello&#8221;, e a farla a pezzi (in senso metaforico e politico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi, pi\u00f9 seriamente: quando si parla di Unit\u00e0 d&#8217;Italia, almeno da un certo momento in poi (da qualche anno dopo la presa di Porta Pia, per intenderci) non ha pi\u00f9 senso parlare di Stato &#8220;piemontese&#8221;, perch\u00e9 le classi dirigenti meridionali cominceranno ad un certo punto ad essere pienamente integrate nel nuovo Stato nazionale con responsabilit\u00e0 di rilievo (cos\u00ec come riconoscono perfino gli interpreti di un certo revisionismo storico, almeno quelli pi\u00f9 avveduti, per non dire intellettualmente onesti). Con il passare dei decenni, poi, una parte sempre pi\u00f9 cospicua della classe media meridionale verr\u00e0 integrata nella Pubblica Amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piuttosto sarebbe forse il caso di riflettere sul fatto che questo neo-borbonismo, assumendo i caratteri di una vera e propria <strong>mistificazione di natura ideologica<\/strong> (pi\u00f9 che storica), si presta ad una operazione politica estremamente insidiosa che punta a sfruttare il disagio di strati sempre pi\u00f9 crescenti di popolazione, al Sud come al Nord del nostro Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse il segno pi\u00f9 evidente della veridicit\u00e0 di questa affermazione, la cartina al tornasole, \u00e8 la rimozione a livello collettivo di una domanda che invece dal punto di vista dello storico dovrebbe essere fondamentale:<br \/>\n<em>ma davvero sarebbe stato diverso (cio\u00e8 migliore) il destino del Mezzogiorno, se non ci fosse stato il Risorgimento, ovvero l&#8217; unificazione con il resto del Paese?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla ci autorizza a fare questo tipo di supposizione, ovviamente; almeno alla luce delle politiche degli <em>Anni Cinquanta<\/em> e <em>Sessanta<\/em>, che se non altro ebbero il merito di mettere il Sud nelle condizioni di riprendere parte del terreno perduto, come attestano i dati sull&#8217; incremento di Pil del Meridione in quel <a href=\"http:\/\/www.scenarieconomici.it\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/gpg1-122-Copy-Copy.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ventennio<\/a>.<br \/>\nNel 1946 <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pasquale_Saraceno\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Pasquale Saraceno<\/strong><\/a>, economista, meridionalista e grande assertore dell\u2019utilit\u00e0 di fondare la Cassa per il Mezzogiorno, fond\u00f2 l\u2019Associazione per lo sviluppo dell\u2019industria nel Mezzogiorno (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Svimez\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Svimez<\/a>), convinto del fatto che l\u2019economia &#8220;di mercato&#8221; non avrebbe potuto da sola innescare la riduzione dei divari tra le regioni del Paese, come dimostrano gli sviluppi successivi, quando sempre pi\u00f9 dal finire di quella stagione, per ragioni dovute anche alla natura di una certa idea di sviluppo economico di matrice euro-atlantica, si prefer\u00ec puntare tutto sulle nuove priorit\u00e0 dell&#8217; export, piuttosto che sulla riduzione degli squilibri.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.iisf.it\/discorsi\/marotta\/marotta_saraceno.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scriveva Saraceno<\/a>, con lucidit\u00e0 quasi profetica, visto quel che succede proprio in questi giorni: \u00abL\u2019intervento straordinario \u00e8 necessario fin quando l\u2019economia italiana risulter\u00e0 composta di due sistemi, caratterizzati da <strong>modelli di sviluppo diversi<\/strong>; ignorare e negare questo persistente dualismo significa conformare l\u2019azione pubblica esclusivamente al modello del sub-sistema pi\u00f9 forte, consumando cos\u00ec una sostanziale sopraffazione degli interessi del sub-sistema pi\u00f9 debole\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche mese prima della pubblicazione del <em>Rapporto 1984 sull&#8217; economia del Mezzogiorno<\/em>, precisamente il 19 maggio dello stesso anno, durante una conferenza sul tema \u201cIl nuovo meridionalismo\u201d, tenuta a Napoli presso l\u2019Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Saraceno aveva pronunciato parole analoghe, in cui si avvertiva la preoccupazione per i primi forsennati attacchi all\u2019unit\u00e0 nazionale (il 1984 \u00e8 anche l&#8217; anno in cui nasce ufficialmente il movimento fondato da Bossi due anni prima, la &#8220;Lega Autonomista Lombarda&#8221;):<br \/>\n\u00abIn sostanza l\u2019intervento straordinario costituisce una forma di separazione in due parti della nostra economia, separazione temporanea che, circoscritta alla sola politica di sviluppo economico, pu\u00f2 coesistere con il permanere dell\u2019unit\u00e0 politica; anzi esso ha come obiettivo quello di rafforzare l\u2019unit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La convinzione di Saraceno e di altri come lui era che anche per il Mezzogiorno l&#8217;idea di un&#8217;economia tutta fondata sul <strong>libero mercato<\/strong> non fosse sufficiente: era necessaria l\u2019<strong>azione dello Stato<\/strong>, che non \u00e8 solo disponibilit\u00e0 di fondi aggiuntivi quali furono quelli della Cassa del Mezzogiorno, ma soprattutto una diversa idea di politica industriale, \u201cl\u2019idea di governare secondo un programma\u201d.<br \/>\nPerci\u00f2, con Saraceno &#8220;resta pi\u00f9 che mai viva la lezione di quei grandi servitori dello Stato che nel dopoguerra formularono l\u2019idea stessa di uno speciale apparato pubblico non burocratico, al quale facessero capo unitariamente le responsabilit\u00e0 di programmazione, progettazione e finanziamento pluriennale degli interventi aggiuntivi e intersettoriali volti allo sviluppo della societ\u00e0 meridionale [\u2026], una struttura funzionale sottoposta al controllo del governo per quanto riguarda l\u2019indicazione degli obiettivi e la vigilanza sul loro perseguimento\u201d, fosse pure dotata di una sua autonomia dal punto di vista operativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sia detto per fare giustizia circa il fatto incontrovertibile che il Mezzogiorno \u00e8 stato vittima pi\u00f9 che della &#8220;politica assistenzialista&#8221;, del pregiudizio anti-statalista, pregiudizio comune da un certo momento in poi sia alle classi dirigenti &#8220;meridionali&#8221; che a quelle &#8220;settentrionali&#8221; (cio\u00e8 all&#8217;intera classe politica nazionale), e proprio dell\u2019ortodossia neo-liberale.<br \/>\nSemmai quindi, gli affetti dai &#8220;neo-borborigmi&#8221; propri di questa vera e propria neo-patologia politica, spendano un po&#8217; della loro residua capacit\u00e0 di discernimento per porgere idealmente le loro scuse alla figura storica di tal Giuseppe Garibaldi, spesso e volentieri scioccamente crocifissa da chi fa finta di non sapere che &#8220;i piemontesi&#8221;, piuttosto, si preoccuparono innanzitutto di neutralizzare proprio le energie rappresentate da lui e dai suoi ideali democratici repubblicani, con il preciso intento di accordarsi con quella stessa classe dirigente meridionale, devota fino al giorno prima alla monarchia borbonica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCA RUSSI (FSI Arezzo) Come sanno tutti, i virus sono estremamente abili nell\u2019adattarsi ai cambiamenti ambientali grazie alle mutazioni genetiche, che hanno garantito il successo evolutivo di questi microrganismi. 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