{"id":35411,"date":"2017-10-18T13:25:44","date_gmt":"2017-10-18T11:25:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35411"},"modified":"2017-10-18T13:25:44","modified_gmt":"2017-10-18T11:25:44","slug":"raqqa-che-cosa-succedera-dopo-la-sconfitta-dello-stato-islamico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35411","title":{"rendered":"Raqqa, che cosa succeder\u00e0 dopo la sconfitta dello Stato Islamico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FORMICHE.NET (Marco Orioles)<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato un tempo, tra 2014 e 2016, in cui il califfato reggeva le sorti di un territorio ampio come la Gran Bretagna e aveva potere di vita e morte su almeno dieci milioni di sudditi. L\u2019Isis, diventata Stato islamico con il discorso di auto-investitura a califfo del capo supremo <strong>Abu-Bakr al-Baghdadi<\/strong>, nel luglio del 2014, aveva ottenuto ci\u00f2 che la formazione jihadista di cui era stata parte integrante, al Qa\u2019ida, poteva solo sognare: la statualit\u00e0. Il governo di un territorio con ministeri e dipartimenti, riscossione delle tasse, erogazione di servizi, amministrazione draconiana della giustizia secondo il dettato della shari\u2019a, gestione della poderosa macchina militare e del reclutamento dei temibili foreign fighters, almeno 40 mila da tutto il mondo, fino alla pianificazione, affidata ad uno speciale dipartimento, di attentati terroristici in Occidente.<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 amministrativa del califfato ruotava intorno ad una citt\u00e0 siriana, Raqqa, sottratta nel gennaio 2014 al controllo dei ribelli che l\u2019avevano a loro volta tolta dalle grinfie dell\u2019odiato esercito del presidente <strong>Bashar al-Assad<\/strong>. Collocata in una posizione strategica, a met\u00e0 strada tra Aleppo e Mosul, non lontana dal confine con la Turchia da dove affluivano i volontari che si univano alla causa e dove scorrevano, nelle due direzione, i flussi di beni e merci \u2013 incluso l\u2019oro nero, estratto dai pozzi di Assad e rivenduto agli amici-nemici del Paese vicino \u2013 indispensabili per alimentare l\u2019economia dello Stato nascente del puro islam. Da Raqqa, elevata a capitale del neonato Stato dei combattenti duri e puri, era scattata l\u2019offensiva dei cento giorni dell\u2019estate 2014, quando con una travolgente avanzata da est le bandiere nere sbaragliarono le raccogliticce armate del premier iracheno sciita <strong>Nouri al-Maliki<\/strong>, annettendosi Mosul, la seconda citt\u00e0 d\u2019Iraq, e spingendosi sino ai confini del Governo regionale del Kurdistan, salvatosi dall\u2019orda solo grazie alla tempestiva reazione dei valorosi peshmerga. A rimanere impigliati nella morsa dei tagliagole, nel Sinjar, migliaia di yazidi che furono passati \u2013 maschi di tutte le et\u00e0 \u2013 per le armi, con le donne rese schiave al servizio degli appetiti sessuali dei mujaheddin.<\/p>\n<p>Era l\u2019alba di una nuova era per il Medio Oriente, i cui confini, disegnati con un tratto di penna nel 1916 dall\u2019inglese <strong>M. Sykes<\/strong> e dal francese <strong>F. Georges-Picot<\/strong>, emissari delle future potenze mandatarie, venivano travolti per la seconda volta in un secolo, dopo l\u2019abortito tentativo di Saddam Hussein, nel 1990, di fagocitare il Kuwait, che scaten\u00f2 la prima Guerra del Golfo e sanc\u00ec la vittoria fulminante della potenza unipolare degli Stati Uniti, con un intervento benedetto dalle risoluzioni del Palazzo di Vetro. Una frontiera veniva spazzata via dalle onde sismiche di una primavera araba abortita, in Siria, e delle fratture di un paese, l\u2019Iraq, incapace di tenere uniti i pezzi del suo mosaico etnico-confessionale squassato dalla guerra preventiva di George W. Bush e dei suoi temerari neocon.<\/p>\n<p>Di fronte al collasso di un\u2019intera regione, e alle nequizie sanguinarie dei nuovi barbari, il comandante in capo pi\u00f9 riluttante della storia degli Stati Uniti, <strong>Barack Obama<\/strong>, cerc\u00f2 di salvare le apparenze sguinzagliando la sua aviazione e tessendo la trama di una coalizione che al suo apogeo tenne unite sessanta potenze dagli intenti pi\u00f9 disparati quanto all\u2019obiettivo da perseguire, unite solo dalla volont\u00e0 di non mettere in campo i fatidici boots on the ground, le truppe di terra che sole avrebbero potuto respingere l\u2019impeto rivoluzionario delle squadracce di al-Baghdadi. La dottrina Obama, che avrebbe dovuto farsi carico di assorbire il ciclone Isis, punt\u00f2 tutte le sue carte sull\u2019abbinamento tra air power a stelle e strisce e il sudore delle braccia locali, da addestrare e armare e soprattutto motivare. Una strategia che invest\u00ec della massima responsabilit\u00e0 due diversi eserciti. A est, nelle sabbie irachene, l\u2019esercito regolare di Baghdad, le unit\u00e0 d\u2019\u00e9lite della golden division, la polizia federale, i peshmerga e le Unit\u00e0 di mobilitazione popolare, armata di volontari sciiti che risposero alla chiamata dell\u2019ayatollah <strong>al-Sistani<\/strong>, garante dell\u2019unit\u00e0 del Paese pi\u00f9 diviso del Medio Oriente, e obbedivano agli ordini del generale <strong>Soleimani<\/strong>, capo della forza al-Qods, l\u2019unit\u00e0 dei Pasdaran incaricata di gestire le operazioni militari esterne della Repubblica islamica. A ovest, in Siria, il compito di ricacciare indietro l\u2019Is ricadde sulle spalle dei curdi dell\u2019Ypg, l\u2019unica forza disponibile e gi\u00e0 mobilitata, rafforzata da tre anni di guerra civile e ben disposta a conquistare la simpatia del mondo di cui avvantaggiarsi quando, finita l\u2019ordalia del bellium omnium contra omnes, sarebbe arrivato il momento di ottenere il premio agognato da un secolo, l\u2019indipendenza.<\/p>\n<p>Ci sono voluti tre anni, uno sforzo inenarrabile e migliaia di morti per far rientrare il genio islamista nella bottiglia. Uno dopo l\u2019altro, i bastioni del califfato nero sono caduti, inceneriti dalle bombe americane e assediati da coloro che Barack Obama aveva incaricato di sporcarsi le mani. A luglio, dopo una battaglia durissima durata nove mesi, la bandiera dell\u2019Isis \u00e8 stata ammainata a Mosul, la citt\u00e0 dove sorge la moschea di al Nouri in cui al-Baghdadi proclam\u00f2 il califfato, che i jihadisti preferirono distruggere piuttosto che consegnare ai riconquistatori. Ieri, quindi, \u00e8 stato il turno di Raqqa, la capitale occidentale e centro nevralgico della macchina statale e terroristica, la citt\u00e0 dove \u00e8 stato architettato il piano per seminare la morte nel centro di Parigi il 13 novembre 2015, il giorno del Bataclan. I combattenti curdo-arabi delle Syrian Democratic Forces, alleanza tattica destinata a sfaldarsi quando i nodi del futuro della Siria verranno al pettine delle trattative per l\u2019assetto da darsi a questo Stato prostrato, hanno avuto la meglio su poche centinaia di irriducibili jihadisti asserragliati nell\u2019ospedale e nello stadio, in pieno centro, a pochi passi da quella rotonda in cui venivano crocifissi e decapitati i nemici e i peccatori.<\/p>\n<p>Il califfato ora \u00e8 solo una pallida ombra di ci\u00f2 che rappresentava al suo culmine. I suoi effettivi sono stati decimati, i cittadini loro malgrado liberati dall\u2019incubo. Rimangono poche ridotte nella valle dell\u2019Eufrate, a cavallo del confine, insidiate dalle due coalizioni a guida americana e russa. Ma se l\u2019annichilimento del progetto eversivo dell\u2019Isis \u00e8 cosa ormai certa, il futuro presenta ancora numerose e spinose incognite. Che fare, tanto per cominciare, dei reduci ancora vivi e delle loro famiglie, inclusi quei \u201cleoncini\u201d che sono nati sotto il segno dell\u2019utopia islamista e sono cresciuti a pane e shari\u2019a? E che faranno quelli che sono scampati alla morte e si sono rifugiati nel deserto? Che ne sar\u00e0, ora, dei territori liberati? Assad li reclama per s\u00e9, idem i curdi. Ai negoziati di Astana tra Russia, Iran e Turchia gli Stati Uniti non sono parte in causa: che far\u00e0 Trump? Lascer\u00e0 a <strong>Vladimir Putin<\/strong> e agli ayatollah lo scettro della Siria solo formalmente nelle mani di Assad?<\/p>\n<p>Queste ed altre domande incombono sull\u2019agenda delle grandi potenze. I prossimi mesi diranno se questo lembo di terra vedr\u00e0 una parvenza di pace o se il Medio Oriente conoscer\u00e0 un nuovo, l\u2019ennesimo, ciclo di violenza e odio settario.<\/p>\n<p><strong>fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/formiche.net\/2017\/10\/18\/raqqa-stato-islamico-isis\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>http:\/\/formiche.net\/2017\/10\/18\/raqqa-stato-islamico-isis\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FORMICHE.NET (Marco Orioles) C\u2019\u00e8 stato un tempo, tra 2014 e 2016, in cui il califfato reggeva le sorti di un territorio ampio come la Gran Bretagna e aveva potere di vita e morte su almeno dieci milioni di sudditi. 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