{"id":35419,"date":"2017-10-20T10:00:46","date_gmt":"2017-10-20T08:00:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35419"},"modified":"2017-10-19T08:58:38","modified_gmt":"2017-10-19T06:58:38","slug":"lavoratori-creativi-copywriting-comunicazione-marketing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35419","title":{"rendered":"\u201cLavoratori creativi\u201d. Copywriting, comunicazione, marketing"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LE PAROLE E LE COSE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Commento<\/b><\/p>\n<p>Il lavoro creativo ha fregato tutti. E\u2019 stata la trappola che ha permesso al capitale di convincere professionisti tra i pi\u00f9 sfruttati di essere emancipati. E\u2019 stato un altro grande successo del \u201968.<\/p>\n<p><strong>******<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-29451\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg?resize=620%2C197\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg?resize=1024%2C325 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg?resize=300%2C95 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg?resize=768%2C244 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg?w=1102 1102w\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"197\" data-attachment-id=\"29451\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=29451\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg?fit=1102%2C350\" data-orig-size=\"1102,350\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg?fit=300%2C95\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/cropped-AAEAAQAAAAAAAAhnAAAAJDE5ZTZmMGEzLWY1NzQtNGViOS05NjI2LTczMWQ0YmYyYmZlMw.jpg?fit=620%2C197\" \/>Intervista a <strong>Claudia Rualta<\/strong><\/p>\n<p>[<em>Questa intervista \u00e8 uscita su una nuova rivista, \u00ab<a href=\"http:\/\/rivistafigure.it\/\">Figure<\/a>\u00bb, che si interessa alle retoriche e agli immaginari del presente. Non \u00e8 una rivista immediatamente politica, ma la politica \u00e8 il suo orizzonte. Il primo numero affronta il concetto di creativit\u00e0, che \u00e8 ambiguo perch\u00e9 rappresenta un\u2019aspirazione del soggetto e, nello stesso tempo, una categoria economica neoliberista. Vi sono ospitati saggi di analisi, critica militante, reportage e interviste. Quella che segue \u00e8 la conversazione con Claudia Rualta, lavoratrice creativa<\/em>].<\/p>\n<p><strong>Per iniziare, ti chiedo in che cosa consiste il lavoro di cui ti occupi adesso, e di cui ti sei occupata in passato.<\/strong><\/p>\n<p>Io sono un copywriter, ma non solo. Soprattutto lavorando in azienda mi sono occupata della produzione di contenuti pubblicitari. Contenuti pubblicitari e definizione dei canali: un lavoro di marketing, insomma. Da quando lavoro in proprio invece, cerco \u2013 per quanto mi \u00e8 possibile, perch\u00e9 comunque bisogna campare \u2013 di prediligere lavori in cui, oltre a questo, entra in gioco anche un altro tipo di concetto: non fare pubblicit\u00e0 e basta, ma di cercare di dare una voce a chiunque voglia tentare di raccontarsi, e non ci riesce. In questo, forse, rientra pi\u00f9 il concetto di creativit\u00e0, o anche semplicemente di lavoro che a me piace fare.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il marketing di base, e poi c\u2019\u00e8 l\u2019idea dello <em>storytelling<\/em>. Questo, in particolare, deve necessariamente avere a che fare con i social, con cui io lavoro molto\u2026 \u00a0Dico sempre, quando un\u2019azienda mi chiede come si deve fare, che la strada \u00e8 quella di raccontare delle storie: ormai siamo eccessivamente sollecitati dai prodotti e dalle cose, che sono ovunque. L\u2019unico modo che c\u2019\u00e8 per lasciare una traccia \u00e8 quello di raccontare una storia\u2026<span id=\"more-29442\"><\/span><\/p>\n<p><strong>Su questo torneremo\u2026 Credi che il tuo lavoro sia adeguatamente retribuito?<\/strong><\/p>\n<p>Prima assolutamente no: quando lavoravo in azienda prendevo 1000 euro al mese; \u00e8 un tipo di lavoro che non puoi sbrigare solamente nell\u2019orario d\u2019ufficio, quando devi creare un oggetto creativo, o una campagna pubblicitaria\u2026 Quando ho scritto un documentario sulla grande guerra, spesso mi arrangiavo fuori dalle ore di lavoro, spesso e volentieri; o quando devi gestire i social, devi prendere il tuo tempo la sera. Sembra stupido detto cos\u00ec, ma \u00e8 un tipo di lavoro per il quale \u00e8 costantemente richiesta la reperibilit\u00e0. Se lo fai fatto bene, ovviamente. Quindi, la retribuzione era scarsissima. Io ero inquadrata come apprendista, ma facevo molto pi\u00f9 di questo; secondo me \u00e8 un po\u2019 il problema delle grandi aziende.<\/p>\n<p><strong>Pensi sia una situazione generalizzata, quindi?<\/strong><\/p>\n<p>Si, \u00e8 una cosa che sento molto. Tanto sbattimento, poca soddisfazione, poca retribuzione: questo mi sembra l\u2019andazzo. Ho sempre pensato che questo tipo di lavoro non puoi farlo in ufficio otto ore al giorno: \u00e8 un paradosso, un controsenso, come fai a metterti l\u00ec e immaginare qualcosa in una stanza grigia e buia? C\u2019\u00e8 bisogno di ispirarsi!<\/p>\n<p>Tornando alla domanda: se si parla solo in termini di retribuzione, adesso prendo pi\u00f9 di prima: ho chiesto un tot, che considero una soglia dignitosa e va bene cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>Secondo te, il fatto di svolgere una professione creativa, oltre allo stipendio, ha anche un ritorno in termine di piacere rispetto a quello che fai, e capitale simbolico rispetto a quello che sei. Secondo te questa cosa in qualche modo compensa questa situazione contrattuale?<\/strong><\/p>\n<p>Secondo me\u00a0\u00e8 difficilissimo che una persona come me ti risponda: \u201cil mio lavoro \u00e8 sola creativit\u00e0\u201d; ed \u00e8 altrettanto difficile che questo venga riconosciuto, nel mondo del lavoro \u2013 soprattutto nel bellunese, che in questo \u00e8 un po\u2019 indietro. Ad esempio, una delle aziende per cui lavoro ha quattro soci, e fosse per tre di questi io non esisterei nemmeno. \u00c8 una questione di schemi mentali!<\/p>\n<p><strong>Quando lavoravi in azienda, i rapporti erano improntati ad una orizzontalit\u00e0 o verticalit\u00e0? TI chiedo anche se c\u2019\u00e8 una narrazione aziendale rispetto a questo.<\/strong><\/p>\n<p>Sicuramente quello a cui si teneva molto \u00e8 che fuori passasse questa idea, che ci fosse un\u2019orizzontalit\u00e0 all\u2019interno dell\u2019azienda; in realt\u00e0 \u2013 vuoi la giovent\u00f9 dei responsabili, vuoi altri fattori \u2013 si teneva molto alle gerarchie; e soprattutto in maniera <em>borderline<\/em>: in alcuni momenti, quando conviene, c\u2019\u00e8 orizzontalit\u00e0, in altri verticalit\u00e0, una situazione un po\u2019 particolare.<\/p>\n<p><strong>Ma come funzionava l\u2019autopresentazione verso l\u2019esterno?<\/strong><\/p>\n<p>Io gestivo la comunicazione dell\u2019azienda stessa per cui lavoravo: facevamo campagne pubblicitarie, foto sui social in cui si voleva mostrare che c\u2019erano grandi spazi di <em>co-working<\/em>, o che eravamo tutti uguali, il capo che impagina una cosa come l\u2019ultimo dei designer, oppure grandi momenti di condivisione, l<em>\u2018openspace<\/em> in cui si lavorava tutti insieme. Magari sarebbe anche stato bello, per\u00f2 non funzionava. Eri sempre messo a conoscenza di met\u00e0 delle cose che dovevi sapere\u2026 anche a livello lavorativo<\/p>\n<p>Non so nemmeno io per quale motivo si spinga cos\u00ec tanto su questa idea: alla fine secondo me, alle persone non fa n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo che tu proponga questa immagine, \u00e8 pi\u00f9 una cosa che si vuole dimostrare a se stessi\u2026 Mi sembra che queste trovate lascino un po\u2019 il tempo che trovano.<\/p>\n<p><strong>Alla fine, esiste una gerarchia e soprattutto un processo decisionale\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Magari non \u00e8 nemmeno cos\u00ec sbagliata come cosa. Non capisco perch\u00e9 debba esserci questa pretesa: alla fine vengono sempre a crearsi situazioni spiacevoli, di forte ambiguit\u00e0, e questo non aiuta sul piano lavorativo, e nemmeno a livello di creativit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Grazie, cambiamo argomento. Tu lavori nel settore del marketing, che per\u00f2 significa qualcosa di pi\u00f9 ampio; la comunicazione passa necessariamente attraverso i social. Ti chiedo, in base alla tua esperienza, come un soggetto che si rapporta al mondo nell\u2019era dei social cambia la sua percezione rispetto alla merce.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 una domanda difficile. Da qualche anno non \u00e8 pi\u00f9 possibile fare pubblicit\u00e0 e basta sui social network, le persone si stufano, giustamente si sentono bombardate. Non \u00e8 possibili che io acceda a facebook per vedere cosa ne pensano i miei amici delle elezioni a Padova e Belluno, e mi trovi pieno di pubblicit\u00e0 dei cioccolatini, dei vestiti ecc. Questa \u00e8 la pubblicit\u00e0 vecchio tipo, semplicemente trasmessa su un altro canale di comunicazione.<\/p>\n<p>Quello che si cerca di fare adesso invece \u00e8 unire alla comunicazione anche un surplus: che pu\u00f2 essere di informazione, narrativo, o altro. La persona non deve essere colpita dal messaggio pubblicitario, deve piuttosto esserne attratta, o incuriosita.<\/p>\n<p>Mi son detta: io non voglio pi\u00f9 avere quindici realt\u00e0 da gestire, cui non riesco a stare dietro. Il mio sogno \u00e8 di avere tre realt\u00e0 a cui do una mano, aiutandoli a raccontarsi, preparando dalla brochure al catalogo, al <em>copy on-line<\/em>; per\u00f2 sempre con un occhio rivolto al fare informazione.<\/p>\n<p>Ti faccio l\u2019esempio di una farmacia con cui lavoro nel bellunese: io ho spinto molto perch\u00e9 facciano degli articoli che siano informativi rispetto a determinate tematiche, e mi sembra che sia una cosa che funzioni. Ogni dieci giorni gli mando quelli che secondo me possono essere le tematiche interessanti. Da una pagina che \u00e8 piccola, appena nata, tu butti fuori un articolo e vedi che qualche centinaio di persone lo legge, lo condivide ecc.<\/p>\n<p><strong>Rispetto a questo ti sottopongo una mia curiosit\u00e0: navigando in\u00a0internet, ho spesso l\u2019impressione che gli articoli siano pieni di nulla, di cazzate; c\u2019\u00e8 un inizio, di circa un terzo, in cui non si dice nulla, ecc.<\/strong><\/p>\n<p>Il lavoro difficile del copywriter \u00e8 quella di riuscire a veicolare contenuti utili, ma che siano brevi \u2013 la gente non si ferma pi\u00f9 di due minuti, da statistiche \u2013 fatto per paragrafetti, riutilizzando una stessa parola chiave. Il problema \u2013 volendo la sfida \u2013 \u00e8 quello di utilizzare queste regole, le regole della scrittura per web, riuscendo a produrre contenuti di valore. Secondo me, le persone che lo sanno fare sono poche, ci sono tante cose che sono scritte a cazzo; spesso e volentieri trovi contenuti copiati, ecc. Spesso si d\u00e0 pi\u00f9 valore al fatto che cercando \u2018cioccolatini italiani\u2019 venga fuori il tuo prodotto (con un\u2019operazione di SEO quindi). Si impiega la forza dei copywriter per fare un sacco di articoli-fuffa che per\u00f2 danno il vantaggio di fare trovare il prodotto per primo; e non si d\u00e0 valore al valore: questo \u00e8 il trend.<\/p>\n<p><strong>Secondo te, oggi, il fruitore cui tu pensi idealmente pensi concepisca se stesso in un modo diverso, per il fatto che utilizza i social?<\/strong><\/p>\n<p>Secondo me i social istigano la bipolarit\u00e0 dell\u2019individuo. Utilizzo molto i social per lavoro, spesso vedi la discrepanza fra la vita on-line e la vita reale di una persona: a me ha stupito tante volte. La percezione di te cambia, ti mette nella condizione di non capire esattamente chi sei\u2026 Le persone, soprattutto nella fascia d\u2019et\u00e0 18-30, non usano i social per condividere riflessioni, pensieri, contenuti seri ecc.; pi\u00f9 che altro \u00e8 un \u2018sono a questa spa fighissima\u2019, \u2018guarda che capelli di merda\u2019 ecc.: \u00e8 un modo di cercare conferme, attraverso un ulteriore schermo fra te e il mondo reale. La percezione di te si sdoppia, cambia, porta nuove difficolt\u00e0 all\u2019auto-comprensione, che gi\u00e0 \u00e8 difficile di per s\u00e9! Da quando faccio questo lavoro utilizzo pochissimo i socialnetwork!\u00a0Entrer\u00f2 in Facebook 20-25 volte in una giornata, ma mi capita ogni due mesi di condividere qualcosa\u2026<\/p>\n<p><strong>\u00c8 la stessa cosa che ci hanno detto gli altri intervistati\u2026\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cambiamo argomento: nel 2003 Richard Florida pubblica il suo libro,\u00a0<em>L\u2019ascesa della classe creativa<\/em>; da quel momento si assiste a una crescita esponenziale dell\u2019uso dei termini creativit\u00e0 e classe creativa. Riesci a dare una definizione di lavoratore creativo?<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile darne una definizione statica: \u00e8 un termine informe, un po\u2019 abusato; a volte mi chiedo anch\u2019io se lo sono. Forse direi: uno che di lavoro cerca di dare una forma a dei <em>concept<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le motivazioni di questa crescita, dell\u2019aumento del numero di lavoratori creativi?<\/strong><\/p>\n<p>Penso che un po\u2019 tutto sia nato dall\u2019industria della moda, e che comunque vada di pari passo con la societ\u00e0 del benessere: pi\u00f9 tempo e pi\u00f9 disponibilit\u00e0 per concentrarsi su cose che non siano di vitale importanza. Forse c\u2019\u00e8 un bisogno, in generale oggi, di dare una forma esteticamente valida alle cose. Mi piacerebbe dire che questo ha a che fare con una rivalutazione dell\u2019importanza della bellezza, ma in definitiva non ci credo.<\/p>\n<p><strong>In relazione a questo: secondo te quale \u00e8 il rapporto che c\u2019\u00e8 fra creativit\u00e0 e forme di espressione artistica? In particolare a quello che fai tu, rispetto a un certo uso del linguaggio.<\/strong><\/p>\n<p>Penso che creativit\u00e0 e arte siano sorelle gemelle; che la mamma si chiami bellezza, e che le figlie si chiamino creativit\u00e0 e arte, che dipendano un po\u2019 una dall\u2019altra. Io non ho la pretesa di fare nulla di artistico, per\u00f2 credo che il concetto di creativit\u00e0 per come lo intendo io \u2013 il dare forma alle cose -, qualcosa di poietico, sia il principio anche per fare qualcosa di artistico. Arte e creativit\u00e0 hanno a che fare con la bellezza e con la forma.<\/p>\n<p><strong>E quale \u00e8 la differenza?<\/strong><\/p>\n<p>Forse la creativit\u00e0 la vedo pi\u00f9 come una pulsione, quello che sta alla base, e l\u2019arte qualcosa di realizzato.<\/p>\n<p><strong>Capisco cosa intendi; mi sembra di capire che tu fai riferimento al concetto di creativit\u00e0 in vigore fino agli anni Ottanta, Novanta; poi, a un certo punto, il concetto di creativit\u00e0 si lega,\u00a0a livello di discorso comune, a quello di lavoro creativo.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Penso che, a livello di discorsi ma anche all\u2019interno delle aziende, ci sia invece una bella divisione fra ci\u00f2 che ha a che fare con il marketing, e ci\u00f2 che ha a che fare con la creativit\u00e0. Sono degli step differenti e spesso, in aziende strutturate bene, coperti da figure diverse. Tutta la creazione del <em>concept<\/em> di una campagna pubblicitaria sta da una parte, la realizzazione a livello di marketing dall\u2019altra. In un\u2019azienda, se dici \u2018creativit\u00e0\u2019, pesi all\u2019<em>art director<\/em>, al copywriter, non pensi a quello che ti gestisce i socialnetwork<\/p>\n<p><strong>Quindi tu dici: c\u2019\u00e8 una creativit\u00e0, intesa come facolt\u00e0 umana, che ha diverse realizzazioni possibili, che possono essere artistiche, o di altro tipo, e che quindi sono fra loro parenti perch\u00e9 partono da una stessa tensione al dare una forma.<\/strong><\/p>\n<p>Penso di essere un lavoratore creativo nella misura in cui ideo qualcosa, penso a come dare forma alla cosa; nel momento in cui do forma alla cosa, sono una copywriter.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=29442#comment-365227<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE &nbsp; Commento Il lavoro creativo ha fregato tutti. 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