{"id":35423,"date":"2017-10-20T09:00:12","date_gmt":"2017-10-20T07:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35423"},"modified":"2017-10-19T09:08:51","modified_gmt":"2017-10-19T07:08:51","slug":"ilva-il-dramma-annunciato-di-taranto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35423","title":{"rendered":"Ilva, il dramma (annunciato) di Taranto"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (Antonia Battaglia)<\/strong><\/p>\n<p><strong>Premessa.<\/strong><\/p>\n<p><em>L&#8217;articolo \u00e8 del 9 ottobre. anche se in ritardo ci \u00e8 sembrato che valesse la pena pubblicarlo per fare il quadro sulla situazione che concerne i rapporti tra Stato e UE.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>*******<\/p>\n<p>Si svolge a Taranto in queste ore quello che sembra essere il pi\u00f9 grande dramma occupazionale che abbia mai investito la citt\u00e0. E che riguarda non solo Taranto ma anche gli stabilimenti Ilva di Genova Cornigliano e di Novi Ligure.<\/p>\n<p>La nuova propriet\u00e0 dell\u2019Ilva, la cordata Am Investco, formata dal leader mondiale della siderurgia Arcelor Mittal e dal gruppo Marcegaglia, ha infatti annunciato un piano di ristrutturazione aziendale che prevede 4mila esuberi sui 14.200 lavoratori totali del Gruppo, di cui 3.330 a Taranto.<\/p>\n<p>L\u2019adesione allo sciopero indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb contro i tagli annunciati e contro le nuove condizioni di inquadramento contrattuale dei lavoratori, \u00e8 stata quasi totale ed ha coinvolto anche le aziende dell\u2019indotto.<\/p>\n<p>Il Gruppo Ilva era stato ceduto alla cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia, divenuto appunto Am Investco, pochi mesi fa. Arcelor Mittal, il gruppo mondiale leader nell\u2019approccio combinato tra estrazione di minerali e produzione siderurgica, \u00e8 al momento il pi\u00f9 grande produttore nelle Americhe, in Africa ed in Europa, dove vanta una presenza molto importante in diverse aree (ricordiamo il reportage realizzato per MicroMega sulla riconversione delle acciaierie di Belval in Lussemburgo, dove Arcelor Mittal ha avuto un ruolo centrale).<\/p>\n<p>La strategia ambientale e industriale della Am Investco per Taranto sembrava molto dubbia gi\u00e0 al momento della cessione del Gruppo. Ma come si \u00e8 potuti arrivare ad una crisi cos\u00ec grave, e tuttavia annunciata, senza che il Governo sia stato coinvolto nei piani di ristrutturazione che la cordata aveva gi\u00e0 progettato? Quello che accade adesso \u00e8 davvero una sorpresa?<\/p>\n<p>Mittal aveva dichiarato gi\u00e0 prima dell\u2019estate di esser pronto ad investire a Taranto circa 4 miliardi di euro. L\u2019obiettivo delineato nelle linee guida del piano industriale era di operare un veloce rilancio delle attivit\u00e0 dell\u2019Ilva attraverso il ripristino della capacit\u00e0 produttiva. Da 5.7 milioni di tonnellate di bramme prodotte da Ilva nel 2016, AM Investco prevedeva di arrivare a 8 milioni nel 2024 con ricavi raddoppiati, che da 2.2 miliardi di euro annui dovrebbero passere a 4.<\/p>\n<p>Le linee guida che erano circolate parlavano di una \u201cprofonda ristrutturazione dell\u2019area a caldo\u201d (la parte la pi\u00f9 inquinante), il mantenimento in vita di tre altoforni e la messa a nuovo dell\u2019Afo5, l\u2019altoforno pi\u00f9 grande d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ma nel documento si illustravano anche i punti salienti di quello che veniva chiamato il \u201cmantenimento dei livelli occupazionali\u201d e che in realt\u00e0 prevedeva migliaia di esuberi: infatti, solo pochi giorni dopo Fiom, Fim e Uilm dichiaravano che i piani industriali e occupazionali presentati erano inaccettabili. Ilva oggi impiega oltre 14mila addetti, mentre Mittal stimava nel 2018 di avere 9.407 dipendenti, cifra che nel 2023 sarebbe dovuto scendere a 8.480 addetti. Quello che accade oggi \u00e8, quindi, davvero inaspettato?<\/p>\n<p>Dal punto di vista ambientale, il Gruppo scriveva di voler investire circa 1,140 miliardi circa per realizzare l\u2019Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) ma la data prevista per il completamento delle prescrizioni \u00e8 il 2023, una data spaventosa perch\u00e9 vuol dire procrastinare ulteriormente una situazione gi\u00e0 molto pericolosa al momento attuale. Ed inoltre, la somma indicata per i lavori di adeguamento appare assai esigua rispetto alla natura e all\u2019urgenza degli interventi previsti. Si ricorda che la somma stimata dal Gip Todisco nel 2013 per porre rimedio al disastro ambientale ammontava a circa 8,1 miliardi di euro.<\/p>\n<p>La situazione ambientale a Taranto rimane ancora drammatica. Ci\u00f2 che preoccupava e preoccupa maggiormente \u00e8 lo stato di attuazione dell\u2019AIA, le cui prescrizioni sono state dilazionate nel tempo, man mano che sono arrivate alla scadenza prevista per la loro attuazione e gli interventi di proroga hanno periodicamente salvato la produzione dello stabilimento, facendo venire meno la certezza dello stato di diritto.<\/p>\n<p>Ad oggi, purtroppo, non vi \u00e8 ancora alcuna evidenza che sia venuto meno l\u2019impatto sanitario delle emissioni dell\u2019Ilva e che l\u2019inquinamento della falda superficiale e profonda non prosegua. Nessun intervento cospicuo e risolutivo \u00e8 stato fino ad ora messo in atto per arginare il fenomeno, nonostante l\u2019AIA preveda la decontaminazione del suolo e della falda e una serie di altre misure da sempre urgenti.<\/p>\n<p>Si attende anche il parere europeo in merito all\u2019acquisizione di Ilva da parte di AM Investco, manca infatti l\u2019ok definitivo dell\u2019Antitrust europeo.<\/p>\n<p>La politica europea in materia, infatti, si articola intorno a due nodi centrali definiti dal Trattato EU: 1. l\u2019articolo 101, che stabilisce che sono incompatibili con il mercato interno europeo tutti gli accordi tra imprese, le decisioni di associazioni e le pratiche che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza; 2. l\u2019articolo 102, che stabilisce che \u00e8 incompatibile con il mercato interno e vietato, nella misura in cui possa essere pregiudizievole al commercio tra Stati membri, lo sfruttamento abusivo da parte di una o pi\u00f9 imprese di una posizione dominante sul mercato interno o su una parte sostanziale dello stesso.<\/p>\n<p>Oggi Arcelor controlla, secondo le ultime stime, circa il 35% del mercato europeo. L\u2019Antitrust, quindi, farebbe scattare un\u2019investigazione per regime di monopolio sul mercato nel caso in cui venisse superata la soglia del 40%, il che vorrebbe dire che AM Investco non potrebbe produrre a Taranto pi\u00f9 di cinque o sei milioni di tonnellate d\u2019acciaio, e che quindi, restando sotto la soglia permessa dal diritto europeo, si potrebbero mettere a rischio la produttivit\u00e0 e la sopravvivenza stessa dell\u2019impianto tarantino.<\/p>\n<p>Considerati tutti questi elementi, ci si chiede quando arriver\u00e0 il momento della presa di coscienza del fatto che lo stabilimento di Taranto \u00e8 una bomba a cielo aperto per motivi sanitari, ambientali, ed anche per ragioni di sostenibilit\u00e0 economica e produttiva e, di conseguenza, occupazionale.<\/p>\n<p>Taranto \u00e8 un boomerang politico per il governo attuale e per quelli futuri e, restando in un\u2019ottica di realpolitik, anche volendo tralasciare le fondamentali questioni sanitaria ed ambientale, una gestione cosi tentennante, con orizzonti sempre brevi e piani poco vincenti, si conferma inadeguata.<\/p>\n<p>Vista la gravit\u00e0 della situazione ambientale e sanitaria e considerata anche l\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere un equilibrio economico produttivo in grado di assicurare una stabilit\u00e0 occupazionale, non sarebbe arrivato il momento di un cambio di paradigma profondo, che veda rinascere Taranto orientando su altre direttrici di sviluppo la realt\u00e0 del comprensorio?<\/p>\n<p>Vista l\u2019impossibilit\u00e0 o la non volont\u00e0 di dotare lo stabilimento di impianti e processi di produzione moderni e non inquinanti ed economicamente competitivi, appare improrogabile un intervento profondo e risolutivo che possa ridare speranze e respiro alla citt\u00e0.<\/p>\n<p>Progettare un futuro nuovo per Taranto deve essere un\u2019operazione da affrontare allontanandosi dal modello che ha portato alla disastrosa esperienza di Bagnoli, lasciata in mano alle mafie per troppo lungo tempo. La situazione di quella che era la ricchissima mitilicoltura <a href=\"http:\/\/www.peacelink.it\/ecologia\/a\/44702.html\">appare anche difficile<\/a>, e a soffrire della questione inquinamento e dei conseguenti danni causati all\u2019immagine sono anche le numerose ed eccellenti aziende del settore turistico e dell\u2019agroalimentare, di cui la regione \u00e8 ricchissima.<\/p>\n<p>\u00c9 il momento di immaginare e disegnare un futuro diverso e completamente nuovo. L\u2019Ilva pu\u00f2 ancora davvero definirsi un asset strategico nazionale a cui sacrificare lo sviluppo della citt\u00e0?<\/p>\n<p>Ci si augura che il Governo voglia dar vita ad un gruppo di riflessione sul futuro di Taranto e cominciare a raccogliere idee e contributi per costruire un progetto valido, economicamente vincente e che possa rendere la citt\u00e0 di nuovo protagonista del proprio destino a partire dalle ricchezze gi\u00e0 presenti e non valorizzate.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/ilva-il-dramma-annunciato-di-taranto\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/ilva-il-dramma-annunciato-di-taranto\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Antonia Battaglia) Premessa. 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