{"id":35456,"date":"2017-10-20T10:43:21","date_gmt":"2017-10-20T08:43:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35456"},"modified":"2017-10-19T21:49:22","modified_gmt":"2017-10-19T19:49:22","slug":"perche-baghdad-muove-guerra-al-kurdistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35456","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Baghdad muove guerra al Kurdistan"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTREFRONTIERA (Luciano Tirinnanzi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail header\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/irachenikirkuk-1280x640.jpg\" alt=\"Perch\u00e9 Baghdad muove guerra al Kurdistan\" \/><\/div>\n<div class=\"post-wrap\">\n<div class=\"post-content entry-content\">\n<p>Dopo tre settimane dal referendum che ha sancito l\u2019indipendenza del Kurdistan iracheno, le forze armate del governo di Baghdad sono entrate a Kirkuk, citt\u00e0 a maggioranza curda e snodo cruciale per le sorti del nord dell\u2019Iraq e per il futuro assetto geopolitico dell\u2019intero paese. Inizia cos\u00ec la seconda fase della guerra siro-irachena, che vede contemporaneamente i turchi in Siria avanzare verso Idlib.<\/p>\n<p>Con la sconfitta dello Stato Islamico e dei suoi miliziani \u2013 oggi in rotta da Raqqa e Mosul verso il deserto siro-iracheno, dove contano di riorganizzarsi \u2013 nei due paesi si sono venuti a creare una serie di vuoti di potere che in molti desiderano colmare. L\u2019Iraq, in particolare, \u00e8 sempre pi\u00f9 preda di appetiti internazionali. A cominciare da quelli delle due preminenti potenze regionali, l\u2019Iran e la Turchia. Nonostante questo, ha comunque aperto un nuovo fronte nel nord-est, attaccando il de facto Kurdistan e giocando cos\u00ec d\u2019anticipo sulla scissione della sua pi\u00f9 ricca regione.<\/p>\n<h3><strong>Le mire turche e iraniane<\/strong><\/h3>\n<p>Per Teheran e Ankara non si tratta solo di nuove opportunit\u00e0 oltrefrontiera, ma anche di una questione nazionale. In Turchia e Iran, i curdi rappresentano una parte della popolazione estremamente significativa: sono rispettivamente il 18% (14,7 milioni) e oltre il 10% (8,1 milioni) del totale. Un dato che evidenzia come la presenza di queste enclave etniche possa costituire nel futuro prossimo una seria minaccia alla sovranit\u00e0 nazionale dei due paesi. Cos\u00ec come lo \u00e8 stata per l\u2019Iraq, dove i curdi sono 5,5 milioni su una popolazione totale di 32 (circa il 17%).<\/p>\n<p>Teheran vorrebbe veder rinascere in Iraq uno stato unitario, ma soprattutto un governo compiacente al volere degli Ayatollah, per continuare a espandere la propria influenza lungo quel corridoio immaginario che, passando dalla Mesopotamia, raggiungerebbe \u00a0il Mediterraneo. E sarebbe probabilmente disposto ad appoggiare anche un governo alternativo a quello attuale di Al Abadi, magari guidato dall\u2019ex premier Nouri Al Maliki, che sembra particolarmente incline a soddisfare le volont\u00e0 espansionistiche iraniane. Anche per questo motivo, gli Ayatollah non possono che vedere con favore l\u2019incursione di Baghdad dentro Kirkuk. La guerra indebolir\u00e0 entrambi.<\/p>\n<blockquote>\n<h2>L\u2019Iraq \u00e8 sempre pi\u00f9 preda di appetiti internazionali, a cominciare dalle potenze regionali come l\u2019Iran e la Turchia e deve guardarsi da pi\u00f9 fronti<\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>La Turchia, che teme non poco l\u2019attivismo dell\u2019Iran, sinora ha punta a riappropriarsi di quella regione settentrionale che fu gi\u00e0 sua ai tempi dell\u2019Impero Ottomano. Per fare questo, in passato ha favorito anche gli uomini del Califfato. Ma oggi, persa quell\u2019occasione, si vede costretta a impiegare direttamente le proprie forze in territorio iracheno, che puntano in direzione Mosul. Una cosa simile la sta facendo anche in Siria, dove le forze di Ankara avanzano per occupare la provincia di Idlib e sostituirsi ai jihadisti, evitando che quell\u2019area cada in mano alle forze pro-iraniane e che i curdi siriani blindino l\u2019intero confine tra Turchia e Siria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-72427 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Oltrefrontiera_Iraq_mappa.png\" alt=\"Oltrefrontiera_Iraq\" width=\"640\" height=\"514\" \/><\/p>\n<h3><strong>La posizione di Russia e Stati Uniti<\/strong><\/h3>\n<p>Quanto a Russia e Stati Uniti, il Cremlino per il momento resta a guardare l\u2019evolversi della situazione quasi con indifferenza, visto che da questa guerra ha gi\u00e0 conseguito i risultati che desiderava: mantenere l\u2019amico Bashar Al Assad al potere e disporre di uno sbocco sul Mediterraneo nella provincia di Latakia.<\/p>\n<p>Mentre la Casa Bianca non ha ancora deciso fino a che punto \u00e8 opportuno continuare ad appoggiare i curdi e le altre milizie arabe che hanno reso possibile la caduta dello Stato Islamico nel nord iracheno. Per Washington, infatti, uno stato di guerra permanente di certo sarebbe pi\u00f9 redditizio, perch\u00e9 significherebbe continuare a rifornire praticamente tutto il Medio Oriente di armi.<\/p>\n<blockquote>\n<h2>La Casa Bianca non ha ancora deciso fino a che punto \u00e8 opportuno continuare ad appoggiare i curdi, o se invece \u00e8 pi\u00f9 redditizio puntare su uno stato di guerra permanente<\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>Donald Trump, uno dei presidenti pi\u00f9 divisivi della storia recente americana, punta apparentemente sul sostegno a tutte quelle forze che si oppongono all\u2019Iran. Difatti, il regime degli Ayatollah \u00e8 tornato a essere lo spauracchio per la politica estera americana in ragione della sua minaccia nucleare. Dunque, a ricasco la sua Amministrazione potrebbe finire col non opporsi se non formalmente a quell\u2019indipendenza che i curdi puntano a dichiarare entro un anno dal referendum del 25 settembre.<\/p>\n<h3><strong>La questione petrolifera<\/strong><\/h3>\n<p>In mezzo a tutto ci\u00f2, c\u2019\u00e8 la delicata questione petrolifera: nel sottosuolo di Kirkuk sono intrappolate enormi riserve di idrocarburi \u2013 le stime oscillano tra i 12 e i 15 miliardi di barili \u2013 e da qui ogni anno si estrae qualcosa come il 30% della produzione totale del greggio iracheno. Anche se la guerra ha ridotto il suo potenziale estrattivo e deteriorato la condizione di diversi pozzi, la provincia di Kirkuk rappresenta ancora una vena d\u2019oro per l\u2019economia nazionale.<\/p>\n<blockquote>\n<h2>Nel sottosuolo di Kirkuk sono intrappolate enormi riserve di idrocarburi: tra i 12 e i 15 miliardi di barili, pari al 30% della produzione totale del greggio iracheno<\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>Per questo, Baghdad non pu\u00f2 permettersi di perderla. E sempre per questo motivo il KDP, il principale partito politico curdo iracheno che ha lottato duramente per ottenere un\u2019amministrazione indipendente, non intende arretrare. A guidare il Kurdistan verso la sconfitta del Califfato e il referendum del 25 settembre \u00e8 stato Mahmoud Barzani, soprannominato \u201cil leone del Kurdistan\u201d. Insieme con i\u00a0<em>peshmerga<\/em>, la potente armata del Nord che conta ben 115 mila unit\u00e0 e che si \u00e8 intestata le principali vittorie contro il Califfato, sar\u00e0 lui a guidare i curdi iracheni verso un compromesso o, come sembra pi\u00f9 probabile, verso uno scontro aperto con il governo centrale. \u00c8 iniziata cos\u00ec la seconda fase della guerra siro-irachena.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/iraq-kurdistan-kirkuk-guerra\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/iraq-kurdistan-kirkuk-guerra\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTREFRONTIERA (Luciano Tirinnanzi) Dopo tre settimane dal referendum che ha sancito l\u2019indipendenza del Kurdistan iracheno, le forze armate del governo di Baghdad sono entrate a Kirkuk, citt\u00e0 a maggioranza curda e snodo cruciale per le sorti del nord dell\u2019Iraq e per il futuro assetto geopolitico dell\u2019intero paese. 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