{"id":3547,"date":"2011-05-20T20:31:01","date_gmt":"2011-05-20T20:31:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=3547"},"modified":"2011-05-20T20:31:01","modified_gmt":"2011-05-20T20:31:01","slug":"il-servilismo-italiano-e-il-68","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=3547","title":{"rendered":"Il &#034;servilismo&#034; italiano e il &#039;68"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><span style=\"line-height: 150%; color: #333333; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-style: italic\"><font face=\"Calibri\">di <b style=\"mso-bidi-font-weight: normal\">Luigi Cavallaro<\/b> <a href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\">il manifesto<\/a><o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><font face=\"Calibri\"><i><span style=\"line-height: 150%; color: #333333; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin\">I post-sessantottini non si chiedono in che modo ci&ograve; in cui hanno creduto e credono (e soprattutto ci&ograve; che hanno fatto dal 1989 a oggi) possa essere considerato la causa del declino economico e sociale di oggi. E Viale non fa eccezione<\/span><\/i><span style=\"line-height: 150%; color: #333333; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin\"><o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><font face=\"Calibri\"><span style=\"line-height: 150%; color: #333333; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin\">&nbsp;<br \/>\n\t<\/span><v:shapetype coordsize=\"21600,21600\" filled=\"f\" id=\"_x0000_t75\" o:preferrelative=\"t\" o:spt=\"75\" path=\"m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe\" stroked=\"f\"><v:stroke joinstyle=\"miter\"><\/v:stroke><v:formulas><v:f eqn=\"if lineDrawn pixelLineWidth 0\"><\/v:f><v:f eqn=\"sum @0 1 0\"><\/v:f><v:f eqn=\"sum 0 0 @1\"><\/v:f><v:f eqn=\"prod @2 1 2\"><\/v:f><v:f eqn=\"prod @3 21600 pixelWidth\"><\/v:f><v:f eqn=\"prod @3 21600 pixelHeight\"><\/v:f><v:f eqn=\"sum @0 0 1\"><\/v:f><v:f eqn=\"prod @6 1 2\"><\/v:f><v:f eqn=\"prod @7 21600 pixelWidth\"><\/v:f><v:f eqn=\"sum @8 21600 0\"><\/v:f><v:f eqn=\"prod @7 21600 pixelHeight\"><\/v:f><v:f eqn=\"sum @10 21600 0\"><\/v:f><\/v:formulas><v:path gradientshapeok=\"t\" o:connecttype=\"rect\" o:extrusionok=\"f\"><\/v:path><o:lock aspectratio=\"t\" v:ext=\"edit\"><\/o:lock><\/v:shapetype><\/font><v:shape alt=\"Descrizione: http:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/Inferno_Canto_6_lines_24-26.jpg\" id=\"Immagine_x0020_1\" o:allowoverlap=\"f\" o:spid=\"_x0000_s1026\" style=\"z-index: 251658240; position: absolute; text-align: left; margin-top: 0px; width: 179.25pt; height: 137.25pt; visibility: visible; margin-left: 0px; left: 0px; mso-wrap-style: square; mso-width-percent: 0; mso-height-percent: 0; mso-wrap-distance-left: 4.5pt; mso-wrap-distance-top: 0; mso-wrap-distance-right: 4.5pt; mso-wrap-distance-bottom: 0; mso-position-horizontal: left; mso-position-horizontal-relative: text; mso-position-vertical: absolute; mso-position-vertical-relative: line; mso-width-relative: page; mso-height-relative: page\" type=\"#_x0000_t75\"><v:imagedata o:title=\"Inferno_Canto_6_lines_24-26\" src=\"file:\/\/\/C:\\Users\\Win\\AppData\\Local\\Temp\\msohtmlclip1\\01\\clip_image001.jpg\"><\/v:imagedata><w:wrap anchory=\"line\" type=\"square\"><\/w:wrap><\/v:shape><span style=\"line-height: 150%; color: #333333; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin\"><font face=\"Calibri\">Non credo che il problema di questo Paese sia un generico &laquo;servilismo&raquo;, come recentemente sostenuto su queste colonne da Guido Viale. (<i>il manifesto<\/i> 29\/4) Tanto meno credo che codesto &laquo;servilismo&raquo; non abbia a che fare con le rivolte del &#39;68 contro l&#39;&laquo;autoritarismo&raquo; e per &laquo;la conquista di una propria autonomia personale&raquo;. Mi pare piuttosto di poter dire che l&#39;origine dei nostri problemi risieda precisamente nel rapporto tra le aspirazioni giovanili della generazione del &#39;68 e le concretizzazioni reali della sua maturit&agrave;.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><span style=\"line-height: 150%; color: #333333; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin\"><o:p><font face=\"Calibri\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; background: white\"><span style=\"line-height: 150%; color: #333333; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'times new roman'; mso-fareast-language: it; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin\"><font face=\"Calibri\">&Egrave; un fatto difficilmente contestabile che, attualmente, le leve del potere dell&#39;industria culturale stiano tutte in mano a (tardi) esponenti della &laquo;generazione ribelle&raquo;, equamente distribuiti fra &laquo;destra&raquo; e &laquo;sinistra&raquo;. L&#39;editoria pi&ugrave; importante non pubblica se non ci&ograve; che si richiama alla loro costellazione valoriale. In televisione, occupano la scena come <i>anchor-men<\/i> (o <i>women<\/i>) o come ospiti dotati di diritto di parola. Beninteso, qualche spazio letterario o qualche comparsata televisiva si concede anche agli extranei, ma a condizione che i beneficati non pretendano di obiettare all&#39;idealismo (in senso gnoseologico) dei depositari del logos.<\/p>\n<p>\tDal punto di vista economico e politico la situazione non &egrave; differente. Anagraficamente parlando, infatti, le leve del comando stanno in mano ai <i>baby-boomers<\/i>: sono statisti, dirigenti d&#39;impresa, leader sindacali <i>et hoc genus omne<\/i>. E anche qui l&#39;accesso dei pi&ugrave; giovani ai gradini pi&ugrave; elevati della piramide sociale avviene rigorosamente per cooptazione: una cooptazione che, manco a dirlo, presuppone l&#39;adesione incondizionata ai valori di riferimento dei &laquo;padri&raquo; (e delle &laquo;madri&raquo;).<\/p>\n<p>\tOra, il problema della generazione del &#39;68 &egrave; che non sa spiegarsi come mai, una volta ascesa al potere economico, culturale, sociale e statuale, la nostra societ&agrave; abbia preso a declinare (in termini morali e sociali) e a decrescere (in termini di Pil). Non le torna, ad esempio, che i suoi figli debbano acconciarsi ad un futuro &#8211; che per molti &egrave; gi&agrave; presente &#8211; di precariet&agrave; lavorativa e progressiva erosione delle tutele del welfare, che diventa perfino drammatica quando si pensa che un trentenne di oggi avr&agrave; una pensione pari al 30% del suo (miserabile) reddito. Ancor meno le torna, per fare solo un altro esempio, che l&#39;auspicato superamento delle costrizioni edipiche della &laquo;societ&agrave; disciplinare&raquo; si sia tradotto in un allentamento cos&igrave; marcato del controllo sociale diffuso che il 30% del nostro Pil &egrave; un&#39;opera al nero. E proprio perch&eacute; non ne capisce le cause, finisce col proiettarle all&#39;esterno: &laquo;&Egrave; colpa della globalizzazione&raquo;, dicono Veltroni e Fassino agli operai costretti a sottoscrivere un accordo-capestro; &laquo;&egrave; colpa degli immigrati&raquo;, dicono i leghisti ai cittadini del Nord che vedono crescere disoccupazione e criminalit&agrave;; &laquo;&egrave; colpa delle mafie&raquo;, dice Saviano a quelle residue minoranze del Mezzogiorno per le quali disoccupazione e criminalit&agrave; rappresentano ancora un problema; &laquo;&egrave; colpa del capitale e dello stato&raquo;, ripetono gli &laquo;antagonisti&raquo; di stretta osservanza settantasettina prima di proporci il loro ennesimo &laquo;oltre&raquo; &#8211; questi mitici &laquo;beni comuni&raquo;, che non si sa bene cosa diavolo sono, ma solo ci&ograve; che non sono.<\/p>\n<p>\tMa la massima colpa, ai loro occhi, ce l&#39;ha indubbiamente Berlusconi. &Egrave; il premier, infatti, che ha stravolto il significato delle loro antiche parole d&#39;ordine: &egrave; colpa sua se &laquo;vietato vietare&raquo; &egrave; stato tradotto in &laquo;laissez-faire&raquo; e &laquo;l&#39;immaginazione al potere&raquo; &egrave; diventato il potere dell&#39;immaginario televisivo; &egrave; colpa sua se &laquo;il personale &egrave; politico&raquo; oggi si declina attraverso Chi, Kalispera e le leggi <i>ad personam<\/i> o se l&#39;esaltazione marcusiana di Narciso e del &laquo;libero amore&raquo; si &egrave; incarnata nel farsesco postribolo di cui raccontano i media.<\/p>\n<p>\tUn secolo di psicoanalisi ci ha insegnato in cosa consistono i meccanismi proiettivi e soprattutto a cosa servono. Proprio per ci&ograve;, i post-sessantottini si guardano bene dal chiedersi in che modo ci&ograve; in cui hanno creduto e credono (e soprattutto ci&ograve; che hanno fatto dal 1989 a oggi) possa essere considerato come una premessa causale efficiente dell&#39;oggi. Viale non fa eccezione: nonostante ammetta che alla deriva attuale hanno concorso &laquo;dal basso&raquo; le responsabilit&agrave; di molti &laquo;arzilli vecchietti&raquo; che quarant&#39;anni fa stavano sulle barricate, non si chiede se ci&ograve; non si debba al fatto che, nelle loro parole d&#39;ordine, la (giusta) critica dei limiti dati abbia assunto inopinatamente la forma di una critica dei limiti in quanto tali. Non si domanda se la critica della stessa idea di &laquo;limite&raquo; non debba essere considerata all&#39;origine della caduta del desiderio che viviamo nella nostra contemporaneit&agrave;, sebbene un&#39;ampia messe di studi abbia ormai delucidato il rapporto fra &laquo;libert&agrave;&raquo; e depressione, giungendo a configurare quest&#39;ultima come una vera e propria contropartita della &laquo;sovranit&agrave; individuale&raquo;. Ancor meno si chiede quanto quella critica abbia concorso sul piano simbolico a rovesciare i rapporti di dominio e subordinazione fra stato e mercato che erano stati codificati nella nostra Costituzione formale e materiale. (Per inciso, apro l&#39;ultimo numero di <i>Alfabeta2<\/i> e leggo che Toni Negri proclama che &laquo;essere comunisti &egrave; essere contro lo stato&raquo;. Perbacco, mi vien da dire, vuoi vedere che da trent&#39;anni ci sono i comunisti al potere e io non me ne sono accorto?). Proprio per ci&ograve; Viale non pu&ograve; comprendere il nesso fra le sue rivendicazioni giovanili di &laquo;libert&agrave;&raquo; tout court, la riaffermazione del meccanismo della competitivit&agrave; e il servilismo diffuso come suo sbocco necessario.<\/p>\n<p>\tNon vorrei essere frainteso. So bene che chiamare la generazione del &#39;68 a rispondere delle miserie dell&#39;oggi implica l&#39;utilizzo retorico di quel medesimo meccanismo proiettivo che consente ai sessantottini di autoassolversi: Marx ci ha spiegato che ad un&#39;osservazione pi&ugrave; attenta si vedranno agire situazioni dove sembrava che agissero solo persone. Ma questa &egrave; giusto l&#39;antitesi dell&#39;idealismo: si chiama materialismo storico &#8211; e guarda caso, quella generazione &laquo;formidabile&raquo; non l&#39;ha mai potuto soffrire.<\/p>\n<p>\t<i>Post scriptum.<\/i> Qualche tempo fa, Ida Dominijanni (Berlusconi,<i> il Grande Altro<\/i> e il 68, 2\/3\/2010) e Rina Gagliardi (<i>Non nasce nel &#39;68 la libert&agrave; di Berlusconi<\/i>, 10\/3\/2010) mi hanno rimproverato per aver ipotizzato questo rapporto di continuit&agrave; storica tra la &laquo;libert&agrave;&raquo; invocata dai sessantottini e il liberismo economico moderno. Spero di essere perdonato se insisto, ma sono sempre pi&ugrave; convinto che la &laquo;libert&agrave;&raquo; &egrave; una rivendicazione borghese, tipica di chi s&#39;immagina degli individui tali per natura, che troverebbero in se stessi tutto ci&ograve; di cui abbisognano per godere se solo gli si togliessero i &laquo;lacci e lacciuoli&raquo; che di fatto glielo impediscono. Non a caso la sinistra comunista preferiva dire &laquo;liberazione&raquo;: perch&eacute; quest&#39;ultima alludeva ad un processo in cui gli individui avrebbero lentamente imparato a sottomettersi collettivamente le condizioni della propria riproduzione, riducendo mano a mano il tempo di lavoro all&#39;uopo necessario e dedicando il tempo eccedente all&#39;acquisizione di corrispondenti capacit&agrave;. Che ci&ograve; richiedesse un certa idea dello stato, del &laquo;limite&raquo; e della necessit&agrave; della relazione con l&#39;altro mi pare evidente. Se fosse compatibile con le aspirazioni sessantottine non sono io a doverlo dimostrare: per me valgono le dure repliche della storia.<o:p><\/o:p><\/font><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt\"><span style=\"line-height: 115%; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: calibri; mso-bidi-theme-font: minor-latin\"><o:p><font color=\"#000000\" face=\"Calibri\">&nbsp;<\/font><\/o:p><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luigi Cavallaro il manifesto I post-sessantottini non si chiedono in che modo ci&ograve; in cui hanno creduto e credono (e soprattutto ci&ograve; che hanno fatto dal 1989 a oggi) possa essere considerato la causa del declino economico e sociale di oggi. E Viale non fa eccezione &nbsp; Non credo che il problema di questo Paese sia un generico &laquo;servilismo&raquo;, come recentemente sostenuto su queste colonne da Guido Viale. 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