{"id":35648,"date":"2017-10-25T11:46:33","date_gmt":"2017-10-25T09:46:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35648"},"modified":"2017-10-25T11:46:33","modified_gmt":"2017-10-25T09:46:33","slug":"litalia-e-la-scarsita-di-risorse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35648","title":{"rendered":"L&#8217;Italia. E la &#8220;scarsit\u00e0 di risors\u20ac&#8221;."},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>LUCIANO BARRA CARACCIOLO<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/17\/DOSSIER\/1021287\/image31.png\" alt=\"http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/17\/DOSSIER\/1021287\/image31.png\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/17\/DOSSIER\/1021287\/index.html?part=dossier_dossier1&amp;parse=si&amp;spart=si<\/span><\/p>\n<p><em>S\u00ec: il pareggio di bilancio viene, ad ogni Def annuale, spostato agli anni successivi. Ma, come vedrete, ci sono forti spinte &#8220;commutative&#8221; per anticiparlo al pi\u00f9 presto&#8230;<\/em><\/p>\n<ol>\n<li>Sul tema del<strong>federalismo in Italia<\/strong>, esiste<strong>la diffusa, quanto inesatta, convinzione che il nostro ordinamento (gi\u00e0\u00a0<em>de iure condito<\/em>) sia meno federalista di altri<\/strong>, come ad esempio quello tedesco (stato federale per autodefinizione). Ma poich\u00e9 sarebbe inutile discutere di diritto costituzionale e scienza delle finanze in termini comparati, in presenza di slogan pop come quelli che dominano il campo nel dibattito politico italiano, mi limito a riportare sue sintesi su informazioni utili in argomento, senza particolari commenti (solo qualche piccola nota esplicativa).<\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"2\">\n<li>La prima fonte \u00e8 l&#8217;estratto da un<a href=\"http:\/\/www.nascitacostituzione.it\/05appendici\/01generali\/03\/index.htm?007.htm&amp;2\">intervento di<strong>Pietro Nenni<\/strong>\u00a0all&#8217;Assemblea Costituente, nella seduta del 10 marzo 1947<\/a>, nella parte riferita alla realizzazione dell&#8217;unit\u00e0 e dell&#8217;indipendenza della Nazione italiana:<\/li>\n<\/ol>\n<p><u>Nenni<\/u>. Onorevoli colleghi, l&#8217;Assemblea trover\u00e0 naturale che le mie prime parole siano per ringraziare l&#8217;onorevole\u00a0<strong>Ruini\u00a0<\/strong>e l&#8217;onorevole professore\u00a0<strong>Calamandrei<\/strong>, per l&#8217;apprezzamento che essi hanno dato dei lavori delle Commissioni del Ministero per la Costituente, che hanno preparato il materiale di studio che l&#8217;Assemblea e le Commissioni hanno utilizzato nel corso dei loro lavori.<\/p>\n<p>Desidero ricordare all&#8217;Assemblea i nomi dei presidenti delle\u00a0<strong>tre principali Commissioni<\/strong>, perch\u00e9 penso che\u00a0<strong>gli studi che essi hanno compiuto<\/strong>, cos\u00ec come hanno avuto una grande importanza per formare le opinioni nel corso di questa discussione, cos\u00ec\u00a0<strong>avranno un&#8217;importanza eguale, e forse anche maggiore, nel prossimo avvenire<\/strong>, quando l&#8217;opinione pubblica, attratta dall&#8217;importanza delle nostre presenti discussioni, si interesser\u00e0 ai fondamentali problemi costituzionali del Paese.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>Commissione economica<\/strong>\u00a0\u00e8 stata presieduta dal professor\u00a0<strong>Giovanni De Maria<\/strong>, ed ha raccolto in 14 volumi i risultati dei suoi studi \u00e8 delle sue relazioni. Non soltanto oggi, ma anche nell&#8217;avvenire, chiunque voglia studiare ed apprezzare la situazione economica del nostro Paese dovr\u00e0 riferirsi ai lavori di questa Commissione.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>Commissione per la riorganizzazione dello Stato<\/strong>, presieduta dal professor\u00a0<strong>Forti,<\/strong>\u00a0ha chiuso i suoi lavori con tre volumi di relazioni delle quali il professor Calamandrei ha detto quale sia il grande valore scientifico.<\/p>\n<p>La\u00a0<strong>Commissione dei problemi del lavoro<\/strong>, presieduta dal collega professor\u00a0<strong>Pesenti<\/strong>, ha raccolto, a sua volta, in quattro volumi i materiali di studio e di indagine da essa promosse sulla situazione ed i rapporti di lavoro.<\/p>\n<p>Infine desidero di ricordare che una pubblicazione del Ministero della Costituente, il\u00a0<em>Bollettino di informazioni e di documentazione<\/em>, diretto dal dottor Terenzio Marfori, ha certamente molto contribuito ad attirare l&#8217;attenzione degli studiosi, dei tecnici e degli uomini politici sui problemi costituzionali. Cos\u00ec pure credo sia doveroso rendere omaggio all&#8217;iniziativa di un editore privato, l&#8217;editore Sansoni, che, in accordo col Ministero della Costituente, ha promosso due collezioni: quella giuridica che si compone di 44 volumi e quella storica che si compone di 20 volumi, che hanno messo a disposizione di tutti gli studiosi un materiale prezioso di studio.<\/p>\n<p>All&#8217;insieme di questo lavoro ha presieduto il giovane professore\u00a0<strong>Massimo S. Giannini<\/strong>. Sono sicuro di essere l&#8217;interprete di tutta l&#8217;Assemblea rendendo a questi studiosi l&#8217;omaggio che essi meritano per avere contribuito col loro lavoro ed i loro studi a mettere tutta l&#8217;Assemblea in condizione di discutere i problemi costituzionali, ed a mettere il Paese in condizioni di apprezzare i risultati delle nostre deliberazioni.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Credo di non forzare l&#8217;interpretazione dello spirito del 2 giugno, dicendo che lo possiamo riassumere in\u00a0<strong>quattro princip\u00ee generali<\/strong>: gli elettori repubblicani il 2<em>\u00a0<\/em>giugno volevano uno<strong>Stato unitario<\/strong>, volevano uno\u00a0<strong>Stato democratico<\/strong>, volevano uno\u00a0<strong>Stato laico<\/strong>\u00a0e volevano uno<strong>Stato sociale<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo modo essi traevano le conseguenze logiche e naturali delle lotte, che si sono svolte gi\u00e0 nel lungo periodo della dominazione fascista e poi, in una forma molto pi\u00f9 positiva e concreta, fra il luglio del 1943, l&#8217;aprile del 1945 ed il giugno del 1946.<\/p>\n<p><strong>Una grande volont\u00e0 unitaria ha animato tutti i combattenti della libert\u00e0<\/strong>: i reparti della marina, dell&#8217;aviazione, del corpo volontari della libert\u00e0, che, sulla base della cobelligeranza, hanno partecipato a fianco degli alleati alla guerra contro il tedesco; la resistenza all&#8217;interno fino dai suoi primi episodi, che si sono prodotti nelle fabbriche con gli scioperi della primavera del 1943, e poi le formazioni partigiane. Il significato profondo di questa lotta \u00e8 stato\u00a0<strong>il desiderio e la volont\u00e0 di salvaguardare l&#8217;unit\u00e0 e l&#8217;indipendenza del Paese, sia nei confronti dello straniero, sia nei confronti di movimenti interni<\/strong>, che avevano profondamente preoccupato l&#8217;avanguardia democratica, e che andavano dal separatismo approvato nella Val d&#8217;Aosta a quello della Sicilia.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;unit\u00e0 e l&#8217;indipendenza del Paese \u00e8 stato l&#8217;obiettivo primo e in un certo senso, principale di tutto il movimento di liberazione<\/strong>. Che poi questo movimento, dalle giornate napoletane dell&#8217;ottobre 1943 fino alle giornate milanesi dell&#8217;aprile 1945, avesse come obiettivo la conquista di una democrazia repubblicana, ci\u00f2 non ha bisogno di essere dimostrato.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p><strong>Esaminiamo la Costituzione dal punto di vista dello stato unitario<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo 106 del progetto afferma che la Repubblica italiana \u00e8 una e indivisibile, che essa<strong>promuove le autonomie locali ed attua un ampio decentramento amministrativo. Questo articolo \u00e8 certamente in perfetta armonia con quello che ho chiamato lo spirito del 2 giugno<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Non direi per\u00f2 la stessa cosa di quella specie di federalismo regionale<\/strong>, balzato fuori dalle<strong>improvvisate deliberazioni<\/strong>\u00a0della Commissione che ha studiato l&#8217;attuazione del principio del decentramento amministrativo.<\/p>\n<p>Altri, prima di me, hanno ravvisato in questo federalismo regionale un elemento pericoloso per l&#8217;unit\u00e0 dello Stato, per l&#8217;unit\u00e0 della nazione.<\/p>\n<p>Certo, si pu\u00f2 discutere, come ha fatto l&#8217;onorevole Orlando alcuni istanti fa, quale sia stato il<strong>valore del federalismo nel Risorgimento<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo caso bisogna per\u00f2 tener conto che, nel Risorgimento, ci sono state\u00a0<strong>due concezioni, federalista e regionalista, che non sono mai andate d&#8217;accordo tra di loro<\/strong>.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stata una concezione federalista e regionalista\u00a0<strong>moderata<\/strong>, la quale era in fondo una\u00a0<strong>forma di resistenza all&#8217;unit\u00e0 nazionale<\/strong>, diciamo la verit\u00e0,\u00a0<strong>di sabotaggio dell&#8217;unit\u00e0 nazionale<\/strong>; c&#8217;\u00e8 stato il federalismo di Cattaneo e di Ferrari che, giudicato dal punto di vista dei princip\u00ee, rappresenta non gi\u00e0 un elemento regressivo, ma un elemento, progressivo nei confronti dell&#8217;unitarismo di Mazzini. Per\u00f2, storicamente, aveva ragione Mazzini e\u00a0<strong>l&#8217;Italia non poteva sorgere che come \u00e8 sorta, cio\u00e8 come stato unitario.<\/strong><\/p>\n<p>Lo dimostrano le immense difficolt\u00e0 che l&#8217;Italia ha incontrato dopo il 1860 ed anche dopo il 1870 per attuare<strong>\u00a0lo stato unitario<\/strong>, giunto<strong>\u00a0a maturazione soltanto attraverso le prove dure che la nostra generazione ha attraversato dal 1915 al 1918<\/strong>. Ci\u00f2 dimostra che, quando si discute un problema di questa natura, non ci si pu\u00f2 porre dal punto di vista di un principio astratto, ma bisogna considerare i princip\u00ee in rapporto alla realt\u00e0 politica e sociale. Per cui,<strong>citare gli Stati Uniti nei confronti dell&#8217;Italia, \u00e8 come se citassimo la luna nei confronti della terra<\/strong>; delle entit\u00e0 che fra di loro non hanno una comune misura di confronto.<\/p>\n<p>Per me \u00e8 evidente che, come l&#8217;Italia non poteva formarsi se non attraverso lo Stato uno e indivisibile, cos\u00ec oggi sarebbe un errore politico e un errore economico voler attuare le autonomie locali e amministrative sotto forma di federalismo regionale.<\/p>\n<p>Sarebbe un<strong>\u00a0errore politico, perch\u00e9 l&#8217;Italia \u00e8 un Paese a formazione sociale, troppo diversa, perch\u00e9 una differenziazione legislativa nel campo regionale non metta la Regione in concorrenza con lo Stato<\/strong>.<\/p>\n<p>Non ci sarebbe nessuna difficolt\u00e0 a ordinare l&#8217;Italia sulla base del federalismo regionale,\u00a0<strong>se le condizioni della Calabria fossero identiche a quelle della Lombardia<\/strong>\u00a0(<em>Commenti al centro<\/em>), se la Campania si trovasse allo stesso piano di sviluppo economico, e quindi di sviluppo politico, della Liguria o del Piemonte. Ma,\u00a0<strong>in una Nazione dove all&#8217;antagonismo sociale fra poveri e ricchi si unisce il dislivello fra le regioni settentrionali e quelle meridionali, un simile esperimento non pu\u00f2 essere tentato prima di aver operato una vasta riforma sociale<\/strong>.\u00a0<u><strong>Si rischia in caso contrario di mettere in pericolo l&#8217;unit\u00e0 della Nazione<\/strong><\/u>. (<em>Vivi applausi<\/em>).<\/p>\n<p>Il federalismo regionale \u00e8\u00a0<strong>anche un errore economico<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 serio dire alle popolazioni del Mezzogiorno che attraverso un sistema regionalista esse potranno meglio salvaguardare i loro interessi economici di quanto non lo abbiano fatto nel passato con lo Stato unitario. Le regioni meridionali hanno il diritto di contare sull&#8217;assistenza di quelle settentrionali, ci\u00f2, che \u00e8 possibile soltanto sulla base di una legislazione unitaria.<\/p>\n<p>Signori, \u00e8 mia profonda convinzione che, se la Sicilia, la Sardegna o altre\u00a0<strong>regioni meridionali sono economicamente in ritardo, non \u00e8 per un eccesso di centralismo, ma perch\u00e9 il loro legame col restante del Paese non \u00e8 abbastanza intenso. La soluzione del problema meridionale non la si trova nella separazione ma in una pi\u00f9 intima fusione del Nord col Sud, in una politica di solidariet\u00e0 delle regioni pi\u00f9 ricche verso le pi\u00f9 povere<\/strong>.&#8221;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Il secondo estratto riguarda invece un recente post tratto dal sito Lavoce.info che fornisce dati e informazioni economico-concettuali &#8220;di base&#8221; relativamente a<strong>come funziona, fisiologicamente, la distribuzione territoriale della spesa di uno Stato unitario<\/strong>, sempre tenendo presente,<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/10\/il-mezzogiorno-e-leuro-che-me-ne.html\">in premessa la distinzione tra<\/a>:<\/li>\n<li>a)<strong>&#8220;effetto redistributivo&#8221; strutturale proprio della universalit\u00e0 della spesa pubblica<\/strong>e quindi delle funzioni e servizi che essa\u00a0<strong>tende ad assestare a un livello standard<\/strong>\u00a0e che essenzialmente dipende dalla distribuzione demografica (staticamente considerata: il discorso in termini dinamici, come insegna la realt\u00e0 attuale, si fa pi\u00f9 complesso: si pensi alla scuola pubblica-distribuzione dei plessi e del personale scolastico o alla sanit\u00e0, o, ancora, alla semplice dislocazione di uffici periferici dello Stato, primi tra tutti quelli delle forze di polizia);<br \/>\nb)\u00a0<strong>vere e proprie politiche\u00a0<em>territoriali\u00a0<\/em>di infrastrutturazione e di incentivazione dell&#8217;impiego di fattori della produzione<\/strong>. Basti dire al riguardo, che l&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia ha agito in senso inverso rispetto al sud, in questa ottica; e, in termini finanziari,\u00a0<strong>qualsiasi IPOTESI al riguardo cessa con l&#8217;adozione del modello Maastricht<\/strong>\u00a0(basti ricordare che i &#8220;patti territoriali&#8221;, anche se percentualmente allocati al sud in maggior misura, derivano da fondi europei, rispetto ai quali l&#8217;Italia \u00e8 in un deficit contributivo in media dai 6 ai 7 miliardi all&#8217;anno, elemento che, unito ai vincoli fiscali, non pu\u00f2 che determinare tagli progressivi della spesa universale).<\/p>\n<p>Anzi,\u00a0<strong>il progressivo venir meno del minimo fisiologico di cui al punto 1)<\/strong>, determinato dalla diminuzione in termini reali dei principali aggregati della spesa universale, al netto dell&#8217;invecchiamento della popolazione,\u00a0<strong>aggrava la situazione strutturalmente<\/strong>: il sud\u00a0<strong>si svuota<\/strong>\u00a0considerando anche se, come evidenzia Cesare Pozzi, i residenti &#8220;ufficiali&#8221; sono in parte fittizi e corrispondono in realt\u00e0 a popolazione-lavoratori gi\u00e0 trasferitisi),\u00a0<strong>sicch\u00e8 diviene inevitabile la &#8220;revisione&#8221; del numero di scuole, ospedali, uffici di Bankitalia e postali<\/strong>, inclusi.<br \/>\nE&#8217; l&#8217;altra faccia della\u00a0<em><strong>polarizzazione territoriale<\/strong><\/em>, incentrata su Roma e Milano, anzitutto, e in inarrestabile corso con deindustrializzazione effettiva e potenziale (cio\u00e8 desertificazione dei fattori della produzione).<br \/>\nPreciso ancora che\u00a0<u><strong>l&#8217;effetto redistributivo della spesa universale agisce anche in senso non territoriale Nord-Sud<\/strong><\/u>, anche se dovrebbe apparire ovvio, quindi\u00a0<strong>anche in senso sociale localizzabile\u00a0<em>tout court<\/em><\/strong>: (cio\u00e8 agisce via via su ogni decrescente livello di comunit\u00e0 territoriale, fino ad arrivare alla considerazione del singolo individuo); Belluno, ad esempio, presumibilmente avr\u00e0 un residuo fiscale rimpolpato dal maggiore di Treviso; e a Treviso, operai, magari immigrati, avranno un trasferimento di utilit\u00e0 dai contribuenti pi\u00f9 abbienti (a titolo di esempio, e residenti in determinate zone del centro urbano, identificabili come aventi un residuo fiscale anche notevole rispetto ad altri &#8220;quartieri&#8221;), quanto al mantenimento di strutture scolastiche, ospedaliere e di presidio del territorio.<br \/>\nE lo stesso, vale per gli effetti su un sistema previdenziale a ripartizione&#8230;]. E dunque, come prosegue il prof.Petraglia, con un passo che sottolineo:<\/li>\n<\/ol>\n<p><u><strong>Strumentalmente, la redistribuzione interpersonale tra contribuenti a diversa capacit\u00e0 contributiva viene confusa con la redistribuzione tra i territori di residenza degli stessi<\/strong><\/u>.<\/p>\n<p>3.1. Svolta questa premessa, riportiamo\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/49109\/residui-fiscali-cosa-dicono-numeri\/#reply-title\">l'(ampio) estratto da Lavoce.info\u00a0<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>[<em>Va solo ulteriormente precisato che\u00a0<strong>lo stesso concetto di residuo fiscale ha senso nella sua origine\u00a0<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/11\/democrazia-federalismo-indipendentismo_27.html\">&#8220;federalista&#8221; statunitense<\/a><\/strong>, sulla base di un tentativo di\u00a0 temperamento della\u00a0<a href=\"http:\/\/www.filosofico.net\/dirgiustizia13.htm\"><strong>giustizia commutativa<\/strong>\u00a0applicata ai rapporti Stato-cittadino<\/a>, temperamento reso necessario in un paese che, ove non lo avesse applicato, non avrebbe potuto superare i postumi di una tragica guerra civile. Il &#8220;residuo&#8221;, infatti, diviene rilevante\u00a0<strong>sulla base della visione esclusivamente etico-individualista del rapporto tra cittadino e governo<\/strong>. Logicamente, infatti,\u00a0<strong>il &#8220;residuo&#8221; deriva dal calcolo di un saldo interno alla considerazione\u00a0<u>contrattualistico-individuale<\/u>\u00a0del rapporto con lo Stato<\/strong>, del tutto estranea alla nostra legalit\u00e0 costituzionale e, in genere, alle costituzioni &#8211; scritte e rigide- europee del secondo dopoguerra<\/em>]:<\/p>\n<p>&#8220;La stima del livello delle entrate e delle spese delle amministrazioni pubbliche a livello regionale consente di calcolare il saldo, noto in letteratura come residuo fiscale. Definito da<strong>James\u00a0<a href=\"http:\/\/www.jstor.org\/stable\/1808426?seq=1#page_scan_tab_contents\">Buchanan<\/a><\/strong>\u00a0come la differenza tra il contributo che ciascun individuo fornisce al finanziamento dell\u2019azione pubblica e i benefici che ne riceve sotto forma di servizi pubblici, \u00e8 uno strumento attraverso il quale valutare l\u2019adeguatezza dell\u2019azione redistributiva dell\u2019operatore pubblico.<\/p>\n<p>Il potenziale informativo dello strumento consente, infatti, di evidenziare in maniera chiara l\u2019ammontare complessivo della redistribuzione tra le diverse aree del paese compiuta dallo Stato centrale.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Occorre sottolineare come\u00a0<strong>il concetto di residuo fiscale fu introdotto per trovare una giustificazione etica alla necessit\u00e0 di operare trasferimenti di risorse dagli stati pi\u00f9 ricchi a quelli meno ricchi degli Stati Uniti<\/strong>, in quanto Buchanan asseriva che l\u2019azione pubblica, in base al principio di equit\u00e0, doveva garantire l\u2019uguaglianza dei residui fiscali dei cittadini di una determinata nazione.<\/p>\n<p><strong>In Italia<\/strong>, la redistribuzione delle risorse \u00e8 data da tre diverse componenti:\u00a0<strong>la necessit\u00e0 di garantire a tutti i cittadini i medesimi servizi connessi a diritti fondamentali<\/strong>\u00a0(come salute e istruzione),\u00a0<strong>la messa a punto di iniziative per lo sviluppo economico di aree a basso reddito<\/strong>, (<em>ndr; v. per\u00f2 sopra, p.3 sub b)<\/em>)nonch\u00e9 l\u2019utilizzo di meccanismi di ripartizione delle risorse basate su criteri storici.<\/p>\n<p><strong>Stime per le regioni italiane<\/strong><\/p>\n<p>Di seguito viene presentato l\u2019aggiornamento\u00a0<strong>al 2015<\/strong>\u00a0della stima del residuo fiscale delle diverse regioni italiane. L\u2019analisi \u00e8 stata realizzata utilizzando la metodologia di riparto su base regionale del conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche introdotta dal lavoro di Alessandra\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/collana-seminari-convegni\/2009-0002\/2_volume_mezzogiorno.pdf\">Staderini e Emilio Vadal\u00e0<\/a>\u00a0e poi aggiornata da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.consiglio.regione.lombardia.it\/c\/document_library\/get_file?uuid=ffb27df6-3133-4ed4-bef7-e31037fd9b24&amp;groupId=38960\">Eupolis Lombardia<\/a>.<\/p>\n<p>Nella tabella 1 sono riportati i valori pro capite delle entrate, delle spese e il relativo residuo fiscale.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Il livello delle entrate si caratterizza per una apprezzabile variabilit\u00e0, soprattutto per quel che riguarda il divario tra le regioni del Mezzogiorno e le rimanenti. Ci\u00f2 conferma la circostanza che la capacit\u00e0 di sviluppare gettito fiscale \u00e8 proporzionale al reddito prodotto dal territorio.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Sul fronte della spesa pubblica,\u00a0<strong>il livello pro capite \u00e8 pi\u00f9 elevato nelle regioni a statuto speciale rispetto a quelle a statuto ordinario<\/strong>. Evidentemente le consistenti risorse finanziarie di cui beneficiano le regioni a statuto speciale hanno garantito livelli di spesa maggiori. Allo stesso tempo anche\u00a0<strong>le regioni pi\u00f9 piccole\u00a0<\/strong>(Liguria, Umbria, Basilicata, Molise, Abruzzo) mostrano livelli di spesa pro capite maggiori,\u00a0<u><strong>dovuti presumibilmente alla indivisibilit\u00e0 di alcuni beni pubblici e a diseconomie di scala<\/strong><\/u>. Le regioni del Mezzogiorno complessivamente mostrano un livello di spesa leggermente pi\u00f9 basso rispetto alle altre.<\/p>\n<p>Per quel che concerne i residui fiscali sono evidenti invece i flussi redistributivi verso le regioni con reddito pro capite pi\u00f9 basso, verso quelle a statuto speciale e verso quelle di piccole dimensioni. Le regioni del Mezzogiorno sono tutte beneficiarie della redistribuzione.<\/p>\n<p>La figura 2 mostra come\u00a0<strong>la variabilit\u00e0 dei residui fiscali sembra essere riconducibile principalmente alle differenze di sviluppo economico del territorio<\/strong>,\u00a0<em>(ndr; il che d\u00e0 ragione a Nenni, a distanza di 70 anni<\/em>) con l\u2019eccezione di un gruppo di regioni a statuto speciale (Valle d\u2019Aosta, province autonome di Trento e Bolzano e Friuli Venezia Giulia) e di piccole dimensioni (Liguria).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte: elaborazioni Cnr-Issirfa su dati Istat e Cpt.<\/p>\n<p>Sono, quindi, confermate le indicazioni di precedenti lavori (<a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/34208\/i-confini-della-questione-settentrionale\/\">Carmelo Petraglia e Domenico Scalera<\/a>) e cio\u00e8 che\u00a0<strong>i residui riflettono la redistribuzione tra individui con redditi in media pi\u00f9 elevati al Nord e pi\u00f9 bassi al Sud<\/strong>, (<em>ndr; il che significa che ridurre\/eliminare il residuo implica la radicale negazione dell&#8217;effetto redistributivo essenziale del sistema fiscale di cui agli artt. 3, comma 2, e 53 Cost<\/em>.),\u00a0<strong>mentre la spesa pubblica \u00e8 distribuita in maniera abbastanza uniforme tra tutti i cittadini aventi gli stessi diritti<\/strong>\u00a0(<em>ndr; il che, simmetricamente, implica che ridurre\/eliminare il residuo, differenzia il livello dei diritti fondamentali in ragione di differenze di sviluppo economico territoriale, facendo aritmeticamente corrispondere alla maggior &#8220;autonomia&#8221; di una parte della popolazione di uno Stato, la minor autonomia dell&#8217;altra, vincolata a non poter coprire &#8211; con risorse che non ha, e che, in aggiunta, non potr\u00e0 mai pi\u00f9 sviluppare-, il costo uniforme dei servizi pubblici essenziali. Ci\u00f2 vale a maggior ragione all&#8217;interno della &#8220;scarsit\u00e0 di risorse&#8221; imposta dall&#8217;adesione alla moneta unica)<\/em>.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo i dati mostrati inducono ad affermare che i\u00a0<strong>beneficiari della redistribuzione non sono solamente le regioni del Mezzogiorno ma anche quelle a statuto speciale e quelle di piccole dimensioni<\/strong>; e che\u00a0<strong>il livello di spesa delle regioni meridionali \u00e8 analogo e\u00a0<u><em>leggermente pi\u00f9 basso<\/em><\/u>\u00a0rispetto a quello delle altre regioni<\/strong>\u00a0e, dunque, il miglioramento dei residui fiscali di tali regioni non pu\u00f2 che essere correlato a politiche di sviluppo dei rispettivi territori.&#8221;<\/p>\n<p><strong>fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/10\/litalia-e-la-scarsita-di-risors.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2017\/10\/litalia-e-la-scarsita-di-risors.html<\/em><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0LUCIANO BARRA CARACCIOLO http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/17\/DOSSIER\/1021287\/index.html?part=dossier_dossier1&amp;parse=si&amp;spart=si S\u00ec: il pareggio di bilancio viene, ad ogni Def annuale, spostato agli anni successivi. Ma, come vedrete, ci sono forti spinte &#8220;commutative&#8221; per anticiparlo al pi\u00f9 presto&#8230; Sul tema delfederalismo in Italia, esistela diffusa, quanto inesatta, convinzione che il nostro ordinamento (gi\u00e0\u00a0de iure condito) sia meno federalista di altri, come ad esempio quello tedesco (stato federale per autodefinizione). Ma poich\u00e9 sarebbe inutile discutere di diritto costituzionale e scienza delle finanze in&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":79,"featured_media":17245,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/20140630125224viareggio1.flv.flv1_.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9gY","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35648"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/79"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35648"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35648\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35649,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35648\/revisions\/35649"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35648"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35648"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}