{"id":35656,"date":"2017-10-25T12:04:31","date_gmt":"2017-10-25T10:04:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35656"},"modified":"2017-10-25T12:04:31","modified_gmt":"2017-10-25T10:04:31","slug":"referendum-in-veneto-e-lombardia-un-segnale-da-non-trascurare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35656","title":{"rendered":"Referendum in Veneto e Lombardia: un segnale da non trascurare."},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p>Sembra che in Lombardia abbia votato il 40% , mentre \u00e8 sicuro che in Veneto lo abbia fatto il 57%, scontatamente fra i votanti i favorevoli alla proposta \u201cautonomistica\u201d vanno dal 95% in su.<\/p>\n<p>Si tratta di referendum consultivi e di nessuna efficacia giuridica immediata, lo so,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2017\/10\/23\/referendum-autonomia-veneto-lombardia-risultati-affluenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ma non per questo va trascurato il significato politico,<\/a>\u00a0distinguendo fra le due regioni. Se in Lombardia la prova ha avuto un esito ad esser generosi mediocre, in Veneto il risultato \u00e8 un netto successo ed occorre chiederci il perch\u00e9 di questo successo che, insieme al caso scozzese ed a quello catalano \u00e8 la terza occasione di tendenze centrifughe che registrano un successo di massa.<\/p>\n<p>In nessuno dei quattro casi il tentativo \u00e8 andato pienamente a segno: in Scozia ha votato pi\u00f9 della met\u00e0 degli elettori ma la tesi secessionista, pur di poco, \u00e8 andata in minoranza, mentre in Catalogna e Lombardia le percentuali dei Si sono state oltre il 90% ma ha votato meno della met\u00e0 degli elettori.<\/p>\n<p>In Veneto gli elettori hanno votato massicciamente per l\u2019autonomia ed ha votato ben di pi\u00f9 della met\u00e0 degli elettori, ma il referendum \u00e8 solo consultivo. Ci\u00f2 non di meno, i referendum dicono che circa la met\u00e0 della popolazione \u00e8 schierata con la spinta separatista. Anche nel caso del lombardo veneto inteso complessivamente, siamo intorno a quei valori.<br \/>\nSi tratta di casi molto diversi fra loro: quello italiano, ad esempio, \u00e8 assai pi\u00f9 recente degli altri due che vantano antiche radici irredentiste e, inoltre, non ha il retroterra culturale degli altri due casi, ma tutti tre hanno in comune la rivolta contro il fisco (un po\u2019 meno nel caso scozzese).<\/p>\n<p><strong>Il caso italiano richiede qualche spiegazione in pi\u00f9.<\/strong>\u00a0Di fatto, il separatismo fu un fenomeno recente, dei tardi anni ottanta primi novanta incarnato dalla Lega, ma and\u00f2 declinando gi\u00e0 al 1998-99 per poi sprofondare con la bocciatura della riforma della devolution (referendum del 2006) e con gli scandali della Lega.<\/p>\n<p>Nel 2008 l\u2019ipotesi secessionista era il ricordo di una nube passeggera e la conferma pi\u00f9 evidente venne dal corso politico della Lega salviniana, che abbandonava il profilo secessionista del \u201csindacato territoriale\u201d, per abbracciare quello della Lega nazionale, pronta a sbarcare nel sud, ad imitazione del Fn della Le Pen.<\/p>\n<p><strong>Ora scopriamo che quel sedimento separatista \u00e8 ancora vivo e mantiene le sue radici<\/strong>\u00a0e non possiamo che chiederci perch\u00e9 e da chi \u00e8 costituito. Che si tratti di un fondo culturale \u00e8 sicuramente da escludersi nel caso lombardo (salvo un certo antimeridionalismo della provincia, che c\u2019\u00e8 sempre stato, ma che ha un carattere essenzialmente sub culturale): la regione con la massima partecipazione al moto risorgimentale prima e resistenziale dopo.<\/p>\n<p>Mentre c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 vero nel caso Veneto: regione che, salvo Venezia, ha partecipato molto scarsamente al moto risorgimentale e la cui base contadina e cattolica \u00e8 stata a lungo una delle capitali del non expedit. Dunque una regione da sempre segnata da un assai limitato senso di appartenenza nazionale.<\/p>\n<p>Queste radici hanno avuto il loro peso, e in parte spiegano il differenziale di comportamento delle due regioni, ma la molla principale \u00e8 stata un\u2019altra: quella fiscale. L\u2019Italia \u00e8 da sempre una delle nazioni europee a pi\u00f9 forte pressione fiscale (senza, peraltro, offrire i servizi dei paesi scandinavi), ma dal 2011 \u00e8 nettamente in testa alla classifica con un valore del 55% che, ormai ci siamo abituati a considerare una cosa normale.<\/p>\n<p>Di questo, la responsabilit\u00e0 ricade su Monti, ma, pi\u00f9 ancora sul Pd che di Monti fu fervido sostenitore ed il cui indirizzo fiscale ha proseguito con Letta, Renzi ed ora Gentiloni. Ci sono state piccole limature, ma, nella sostanza, il Pd ha fatto del montismo senza Monti. E le conseguenze sono queste. Ed \u00e8 sintomatico che a rivoltarsi siano (come in Catalogna e in Scozia) i ceti medi delle regioni economicamente pi\u00f9 forti, in cui c\u2019\u00e8 un forte tessuto di Pmi: le pi\u00f9 colpite dall\u2019inasprimento fiscale. Poi, la coincidenza del referendum lombardo veneto con quello catalano ha contribuito a ridare fiato alla protesta. Sintomatica, in questo senso, la confluenza dell\u2019elettorato del M5s determinante in Veneto (come rivelano le analisi dell\u2019Istituto Cattaneo): il che conferma il carattere antisistema del voto al M5s.<\/p>\n<p><strong>Ora vediamo le ripercussioni politiche prevedibili<\/strong>\u00a0partendo da quelle generali ed istituzionali, per poi affrontare quelle nei partiti. In primo luogo, \u00e8 facile prevedere una spinta convergente in Friuli e, forse in Alto Adige (non nel Trentino), ma, a seguire, anche altre regioni potrebbero reclamare lo statuto speciale, mettendo a dura prova l\u2019unit\u00e0 del paese, anche perch\u00e9, a differenza degli anni novanta, questa volta potremmo trovarci di fronte a tendenze centrifughe nel meridione. E la cosa potrebbe man mano avere conseguenze anche fuori di Italia: ad esempio potrebbe prendere quota un diverso progetto della comunit\u00e0 dell\u2019Alpe Adria.<\/p>\n<p>A met\u00e0 anni ottanta si profil\u00f2 una intesa a scavalco fra le regioni rivierasche del nord della Jugoslavia, del nord est italiano ed alcune regioni austriache limitrofe. All\u2019inizio il disegno era molto ambizioso e puntava alla nascita di un soggetto decisionale con poteri abbastanza pervasivi, poi, l\u2019allargamento alla Baviera ed ad altre regioni austro ungariche annacqu\u00f2 il progetto, che fin\u00ec per costituirsi come una cosa di mezzo fra un patto di consultazione ed un centro studi. Alla fine la comunit\u00e0 nacque con l\u2019adesione del Veneto e del Friuli, della Baviera, della Slovenia, della Croazia (entrambe poi diventate stati sovrani) della Carinzia, del\u2019Alta Austria, della Stiria, del Salisburghese (che poi \u00e8 receduto), Man mano si sono aggiunte le regioni ungheresi del Baranya, del Somogy, del Vas e dello Zala, l\u2019autriaco Burgerland e la Lombardia. Una area di circa 200.000 Kmq e quasi 30 milioni di abitanti. Va detto che i rapporti fra la Rft e la Baviera non sono dei migliori e una spinta secessionista potrebbe innescarsi anche l\u00ec. Insomma, potrebbe riprendere fiato il progetto originario del soggetto interstatale a scavalco, diretto interlocutore della Ue (e magari andare anche al di l\u00e0).<\/p>\n<p>E\u2019 sintomatico che, invece non ebbe alcuna fortuna il progetto gemello sul fianco occidentale del Mediterraneo che avrebbe dovuto mettere insieme la Catalogna, il Mid\u00ec francese, la Liguria ed il Piemonte all\u2019epoca chiamato \u201cBananone\u201d. Molto dipender\u00e0 da come verr\u00e0 gestita la partita dalla politica italiana, ma occorre capire che ci sono venti che soffiano potentemente nella direzione sfavorevole all\u2019unit\u00e0 italiana.<\/p>\n<p><strong>Occorre convincerci che gli stati-nazione<\/strong>\u00a0certamente sono fondati su basi culturali e linguistiche, ma non sono solo questo. Gli stati nazionali sono sistemi di interessi organizzati in equilibrio dinamico fra loro. Tanto gli interessi dei gruppi sociali quanto quelli territoriali trovano una propria composizione intorno allo Stato che agisce come magnete che tiene unito il sistema e lo regola.<\/p>\n<p><strong>Con la globalizzazione<\/strong>\u00a0(e, in Europa, con la stravagante architettura della Ue) il magnete di ciascun paese \u00e8 stato fortemente indebolito: molte attribuzioni dello Stato sono passate ad organismi sovrastatali (ad esempio la moneta in Europa), la normativa fiscale neo liberista ha consentito ai grandi contribuenti di scegliersi lo stato cui pagare le tasse, i patti sociali interni ne hanno sofferto, i flussi migratori -ed in pi\u00f9 generale nomadismo della nostra epoca- hanno indebolito la coesione interna, le multinazionali e i poteri finanziari hanno molto pi\u00f9 potere condizionante verso gli stati ecce cc. Per di pi\u00f9, la vulgata ideologica globalizzante, che vorrebbe superate le identit\u00e0 nazionali, contribuisce a far impallidire l\u2019immagine degli Stati e questo ha, per conseguenza imprevista, quella di spianare la strada alle tendenze separatiste dei vari stati. Di fronte all\u2019indebolirsi della sovranit\u00e0 statale (spesso ridicolizzata come \u201csovranismo\u201d una delle idee pi\u00f9 stupide degli ultimi due secoli), si profila una sorta di \u201csovranismo dei piccoli\u201d, il cui scopo vero \u00e8 quello di entrare nel sistema di contrattazione mondiale come soggetti non mediati o, almeno, illudersi che ci\u00f2 possa essere.<\/p>\n<p><strong>Ora accade che lo spettro magnetico degli interessi territoriali,<\/strong>\u00a0affievolitosi il magnetismo dello stato nazionale, si stia riorganizzandosi: la Catalogna pensa ad un sistema autocentrato con una irradiazione rivierasca, la Scozia ad un analogo ruolo nel mare del nord, il Veneto pensa realisticamente ad un rilancio dell\u2019Alpe Adria intesa come soggetto contrattuale plurilingue, puro patto economico culturalmente eterogeneo. E\u2019 sintomatico che nessuno dei tre pensi di uscire dalla Ue: quasi che il magnete si sia spostato dalle rispettive capitali nazionali a Strasburgo o forse a Francoforte. Cos\u00ec come \u00e8 sintomatico il relativo fallimento del referendum lombardo: il Veneto pensa ad una espansione delle sue esportazioni verso il centro Europa, ed ha limitati interessi al rapporto con le regioni centro meridionali (salvo, forse, la Romagna).<\/p>\n<p><strong>Al contrario la Lombardia \u00e8 legata al resto d\u2019Italia<\/strong>\u00a0da una fitta serie di legami: il blocco bancario la lega tanto al San Paolo di Torino, quanto alla Banca di Roma, \u00e8 regione importatrice di capitali dal resto del paese, una buona parte dei suoi prodotti finisce sul mercato interno, il porto di Genova \u00e8 il naturale sbocco verso i mercati d\u2019oltre mare, eccetera. Infatti Milano \u00e8 stata la pi\u00f9 fredda nella partecipazione referendaria con il suo 21% e non ha mai superato la media regionale nelle altre citt\u00e0 capoluogo, mentre la partecipazione \u00e8 stata massima nella provincia ed in particolare il quella alpina, pi\u00f9 facile preda del fascino dell\u2019Alpe Adria.<\/p>\n<p><strong>Ed \u00e8 a partire da questo che occorre ridisegnare la mappa degli interessi nazionali<\/strong>\u00a0per reagire a questa spinta e la partita fiscale sar\u00e0 al centro del dibattito. Soprattutto, occorrer\u00e0 mediare con le spinte reattive che vengono dal sud e non sar\u00e0 cosa semplice.<br \/>\nE questo ha molto a che fare con quel che accade nei partiti. Iniziamo col dire che quelli che corrono rischi interni pi\u00f9 pesanti sono proprio i \u201cvincitori\u201d: Lega e M5s.<\/p>\n<p><strong>Nella Lega questo risultato avvia il tramonto di Salvini:<\/strong>\u00a0il suo disegno lepenista \u00e8 stato sconfitto proprio per il tracollo della Le Pen, mentre risorge il modello del sindacato territoriale, proprio in sintonia con i fatti catalani. E, il ritorno alla vocazione settentrionalista trova due possibili leader in Maroni e, soprattutto, Zaja che possono contare sin da questo momento, sull\u2019appoggio di Bossi. Questo significa anche la rinuncia a competere con Berlusconi per la leadership del centro destra, anche se poi non \u00e8 detto che si torni ai tempi felici dell\u2019asse B-B. Ma questa rinuncia alla leadership italiana non potr\u00e0 che essere contrappesata da una ripresa delle spinte secessioniste o quantomeno fortemente autonomiste.<\/p>\n<p><strong>Quanto al M5s, \u00e8 evidente che il cuore della sua base veneta e, in parte, lombarda, batte per l\u2019autonomismo leghista<\/strong>\u00a0(ed il Veneto \u00e8 con Sicilia, Lazio, Sardegna, Piemonte \u00e8 uno dei suoi punti di forza elettorale), ma come reagir\u00e0 la sua base meridionale. Certo anche nel sud emergono le spinte separatiste del neo borbonici, ma si tratta di un separatismo reattivo ed anti \u201cnordista\u201d, e, peraltro, anche il Piemonte non ha mai manifestato pruriti separatisti ed \u00e8 sempre stato il punto debole della Lega a nord del Po.<\/p>\n<p>Mentre questa posizione attuale del M5s odora troppo di leghismo per piacere a meridionali, romani e piemontesi. Insomma, se dovesse aprirsi la partita \u201csuper autonomistica\u201d il M5s si troverebbe con una linea nordista, con un leader che pi\u00f9 meridionale non si pu\u00f2, alla testa di un partito con basi elettorali territoriali divaricanti: bella situazione.<\/p>\n<p><strong>Quanto al Pd, non ci vuole molto a capire che anche questa tegola ne affretta il declino,<\/strong>\u00a0anche se quel furbastro di Renzi ha subito giocato la carta del calo della pressione fiscale.<\/p>\n<p><strong>fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/referendum-lombardia-veneto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>http:\/\/www.aldogiannuli.it\/referendum-lombardia-veneto\/<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0ALDO GIANNULI Sembra che in Lombardia abbia votato il 40% , mentre \u00e8 sicuro che in Veneto lo abbia fatto il 57%, scontatamente fra i votanti i favorevoli alla proposta \u201cautonomistica\u201d vanno dal 95% in su. 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