{"id":35725,"date":"2017-10-01T09:00:17","date_gmt":"2017-10-01T07:00:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35725"},"modified":"2017-10-26T22:11:53","modified_gmt":"2017-10-26T20:11:53","slug":"la-miseria-del-sistema-bancario-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35725","title":{"rendered":"La miseria del sistema bancario italiano"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA IN RETE (Andrea Fumagalli)<\/strong><\/p>\n<p>Ringraziamo la segreteria nazionale della CUB-SALLCA per l&#8217;invio del materiale relativo al Convegno su Europa e banche tenutosi a Torino il 6 ottobre scorso, e volentieri pubblichiamo il contributo di analisi del sistema bancario italiano presentato dal prof. Andrea Fumagalli<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/684x384_359519.jpg\" alt=\"684x384 359519\" width=\"300\" height=\"243\" \/>Pubblichiamo una mini inchiesta sullo stato del sistema bancario italiano.<\/p>\n<p>Nella prima parte di questo scritto ci limitiamo a descrivere il contesto macro e europeo in cui sono maturate le recenti dinamiche speculative che hanno investito alcune banche italiane. Non \u00e8 un caso che ci\u00f2 avvenga a inizio anno, dopo che il 1 gennaio 2016 \u00e8 entrato in vigore il nuovo regolamento bancario denominato Basilea 3, ultimo step per la costituzione dell\u2019 Unione Bancaria Europea, pi\u00f9 fittizia che reale (come vedremo).<\/p>\n<p>Nella seconda parte, grazie all\u2019analisi ora svolta, ci focalizzeremo pi\u00f9 in particolare sul microcosmo italiano delle banche locali: un intreccio politico affaristico all\u2019interno dei quali agiscono processi di espropriazione e di distribuzione che, pur differenti, non hanno nulla da invidiare a quelli pi\u00f9 noti delle politiche di austerity a livello macro.<\/p>\n<p>* * * *<\/p>\n<p><strong>Le banche italiane sono vittime della speculazione?<\/strong><\/p>\n<p>Spesso le vicende economiche tendono a ripetersi. Ma, come la storia, mai nello stesso modo. L\u2019attuale crisi del sistema bancario italiano viene sempre pi\u00f9 analizzata dai media mainstream e dal governo come l\u2019esito di un attacco speculativo dei \u201clupi\u201d di Wall Street, sull\u2019onda del ricordo di quanto successo ai titoli di Stato nella primavera-estate del 2011.<\/p>\n<p>In effetti qualche analogia ci pu\u00f2 essere ma \u00e8 poca cosa per poter suffragare questa tesi. All\u2019epoca, nessun giornale si era premurato di indagare perch\u00e9, nel giro di pochi mesi, lo spread tra i bot italiani e gli analoghi tedeschi era talmente aumentato da causare difficolt\u00e0 alla loro vendita nei primi mesi d\u2019estate di quell\u2019anno, nonostante che la dinamica dei rapporti deficite debito\/Pil fossero migliori di molti altri paesi europei (Gran Bretagna in testa). Si scopr\u00ec poi che un colosso della finanza mondiale &#8211; la Deutsche Bank &#8211; aveva avviato una speculazione al ribasso sui titoli italiani vendendo poco alla volta circa 6 dei 7 miliardi di bot che deteneva nel proprio portafoglio per poter lucrare laute plusvalenze sui derivati legati al titolo italiano, di cui possedeva ingenti quantit\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.uninomade.org\/prove-conclamate-di-dittatura-finanziaria\/)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">(<\/a><a href=\"http:\/\/www.uninomade.org\/prove-conclamate-di-dittatura-finanziaria\/\">http:\/\/www.uninomade.org\/prove-conclamate-di-dittatura-finanziaria\/<\/a>).<\/p>\n<p>Come oggi sappiamo, la speculazione finanziaria della Deutsche Bank, analoga a quella attuata da Goldman Sachs l\u2019anno precedente contro la Grecia, ha causato un terremoto politico: la famosa lettera di Trichet e Draghi contro il governo Berlusconi, il golpe bianco di Napolitano con la destituzione del cavaliere e la nomina di Monti, fresco senatore a vita. Iniziava cos\u00ec la stagione dell\u2019austerity.<\/p>\n<p>Ricordiamo questi fatti, proprio per sottolineare la differenza con l\u2019oggi.<\/p>\n<ul>\n<li><em>Il deficit strutturale dell\u2019economia e delle banche italiane<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>Per analizzare la difficile situazione del mercato bancario italiano \u00e8 necessario infatti ricordare che la recessione in Italia (con il calo di oltre 10 punti di Pil ma soprattutto la scomparsa di circa il 20% della produzione industriale, il crollo del 25% degli investimenti dal 2007 e l\u2019aumento della disoccupazione ufficiale a oltre il 13% &#8211; quella reale a oltre il 22%) ha avuto i suoi effetti peggiori proprio dopo il 2011, quando la crisi dei <i>subprime <\/i>(2008-09) era gi\u00e0 passata e aveva solo tangenzialmente interessato il mondo bancario italiano, grazie alla suaarretratezza e scarsa internazionalizzazione.<\/p>\n<p>E\u2019 infatti dalla fine del 2010 che iniziano a crescere le sofferenze (ovvero le insolvenze)sui prestiti concessi dalle banche italiane alle imprese. Da quell\u2019anno sino al 2015, l\u2019andamento \u00e8 cresciuto\u00a0esponenzialmente, da circa 100 mld a oltre i 350 di oggi (con un giro di 1.500 mld di garanzie), per una quota pari al 17,6% del totale dei prestiti: un ammontare record in Europa (la Spagna, che ha pure lei difficolt\u00e0 nel settore del credito, raggiunge il livello del 7,%: dati Banca d\u2019Italia) .<\/p>\n<p>La debolezza strutturale dell\u2019apparato produttivo italiano, il mancato decollo di un minimo di capitalismo cognitivo a maggior valore aggiunto, una dimensione troppo piccola e, di conseguenza, la carenza di managerialit\u00e0 a vantaggio di un rigido capitalismo familiare, non in grado di sfruttare appieno i vantaggi derivanti dalle economie di apprendimento e di rete: ecco i fattori che hanno fatto s\u00ec che la recessione economica tracimasse oggi (e non all\u2019inizio della crisi) nella crisi di un settore bancario gi\u00e0 strutturalmente arretrato e inadeguato, troppo localista e politicamente corrotto.<\/p>\n<p>L\u2019attuale crisi bancaria \u00e8 dunque lo specchio dei vizi strutturali dell\u2019economa italiana, per di pi\u00f9 accentuata dal perseguimento di una politica miope (del governo Renzi) di sostegno all\u2019offerta produttiva (tramite elargizioni, incentivi, defiscalizzazioni) che hanno come risultato il far perdurare tali vizi (<a class=\"s4\" href=\"http:\/\/effimera.org\/economia-italiana-le-contraddizione-del-2015-di-andrea-fumagalli-e-roberto-romano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/effimera.org\/economia-italiana-le-contraddizione-del-2015-di-andrea-fumagalli-e-<\/a><a class=\"s4\" href=\"http:\/\/effimera.org\/economia-italiana-le-contraddizione-del-2015-di-andrea-fumagalli-e-roberto-romano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">roberto-romano\/<\/a>).<\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 speculazione (non per solo colpa dei <i>lupi <\/i>di Wall Street ma delle convenzioni finanziarie dominanti) , essa si innerva su un tessuto produttivo e creditizio assai decotto.<\/p>\n<ul>\n<li><em>La regolamentazione europea del settore bancario: benzina sul fuoco<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>Parliamo dunque di un deficit strutturale delle nostre banche i cui nodi solo oggi sono venuti al pettine.<\/p>\n<p>La goccia che ha fatto traboccare il vaso (comunque gi\u00e0 abbondantemente pieno) \u00e8 stato l\u2019accordo europeo Basilea 3, con l\u2019intento di procedere alla costituzione dell\u2019Unione Bancaria Europea, che, differentemente da quanto si potrebbe pensare, \u00e8 lungi dall\u2019essere un \u201cunione\u201d. Tale accordo si fonda su tre principi<\/p>\n<ul>\n<li><em>La vigilanza sulla banche europee<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>La vigilanza del settore creditizio viene assunta dalla BCE, che pu\u00f2 quindi mandare ispettori e fare controlli sui bilanci delle banche. Ma non di tutte le banche. La Germania ha imposto che la vigilanza della Bce si applicasse solo a quegli istituti con un giro di affari superiore ai 3 miliardi di euro. Tale cifra non \u00e8 causale: permette infatti che solo 1 (una!) delle oltre 240 Sparkasse tedesche (Casse di risparmio) , mediamente assai piccole ma che erogano circa un quarto dei prestiti tedeschi, non possano essere controllate dagli ispettori di Francoforte. Implicitamente, tale misura potrebbe favorire anche le banche italiane, visto la loro scarsa dimensione. Tuttavia, date le deficienze strutturali del mercato creditizio italiano e la scarsa efficienza (per ragioni politiche?) della vigilanza della Banca d\u2019Italia (a differenza della Bundesbank) , c\u2019\u00e8 poco da stare allegri, come le recenti vicende borsistiche ci mostrano.<\/p>\n<ul>\n<li><em>I parametri di ricapitalizzazione e gli stress test<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>Condizione per partecipare all\u2019Unione Bancaria Europea (pena il crollo dei propri titoli azionari) \u00e8 il superamento dei cd., <i>stress test <\/i>relativi agli indici patrimoniali e di ricapitalizzazione. In Italia, Spagna, Grecia e Portogallo \u2013 i paesi dell\u2019area mediterranea pi\u00f9 colpiti dalle politiche di austerity \u2013 molte banche non possiedono i requisiti richiesti. Inoltre, in Italia, la situazione \u00e8 aggravata &#8211; come gi\u00e0 ricordato &#8211; dall\u2019elevata quota di crediti insolventi (e difficilmente esigibili).La recente lettera inviata da Draghi che mette sotto osservazione alcune banche (il Mps, il Banco Popolare, la Bpm, Bper, Carige e Unicredit e si parla di un allargamento alla Popolare di Sondrio, a Credem e pure San Paolo), oltre a suscitare l\u2019irritazione del ministro Padoan e la ovvia conferma sulla solidit\u00e0 del\u00a0<a class=\"a\" href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/economia\/2016\/01\/23\/news\/bad_bank_italiana_scatto_finale_martedi_l_i\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sistema bancario italiano<\/a>,\u00a0mette il dito sulla piaga.<\/p>\n<p>Rimangono solo due alternative: la creazione di una <i>bad bank <\/i>(ovvero di una banca che raccoglie tutte le sofferenze conla garanzia statale della Cassa Depositi e Prestiti) oppure procedere a fusioni tramite aumenti di capitale. La prima alternativa, nonostante le reiterate richieste di Renzi e Padoan alla BCE, \u00e8 stata bocciatadalla Commissione Europea in quanto ritenuta un <i>escamotage <\/i>per dare aiuti di Stato (ora non pi\u00f9 possibili, a differenza del passato: vedi oltre). Tale diniego (oltre alla volont\u00e0 del governo italiano di non partecipare al finanziamento delle politica di gestione dei profughi da parte della Turchia) \u00e8 all\u2019origine delle recenti polemiche tra Italia e Europa. La seconda, l\u2019unica possibile, favorirebbe un processo di concentrazione bancaria a favore dei poteri forti europei e italiani con il rischio di far saltare il delicato intreccio politico-affaristico tra banche locali e governo (ora leghista, ora renziano) del territorio.<\/p>\n<p>Ci sarebbe una terza possibile alternativa: creare un fondo comune europeo che possa essere utilizzato proprio per potenziare la struttura patrimoniale delle banche pi\u00f9 in difficolt\u00e0, anche perch\u00e9 operanti nei paesi maggiormente colpite dalla recessione post 2011 (Italia in testa).<\/p>\n<p>Ma, per ora, l\u2019unione bancaria non prevede alcun fondo europeo comune (tra diversi anni forse entrer\u00e0 in vigore un esiguo fondo di 55 miliardi, pari allo 0,2 per cento del patrimonio complessivo delle banche europeo). Per volere tedesco, non si vuole rescindere il cordone ombelicale che lega i singoli Stati al destino dei loro sistemi bancari: <a href=\"http:\/\/www.eunews.it\/2016\/01\/08\/lunione-bancaria-e-la-mezzogiornificazione-della-%20periferia\/47674\">anzi viene addirittura rinsaldato<\/a>. Un\u2019ulteriore conferma di come la retorica dell\u2019unit\u00e0 europea in realt\u00e0 nasconda la definizione di precise gerarchie geo-economiche e politiche.<\/p>\n<ul>\n<li><em>Dal bail-out al bail-in<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>Il terzo principio riguarda la modifica delle forme di rifinanziamento delle banche in difficolt\u00e0, con il passaggio dal <i>bail-out <\/i>al <i>bail-in<\/i>.<\/p>\n<p>Con il temine <i>bail-out <\/i>s\u2019intende l\u2019intervento di salvataggio attuato da un\u2019istituzione pubblica, sia essa lo Stato o la Banca Centrale. Uno dei ruoli delle banche centrali europee \u00e8 stato, sino a Maastricht, quello di <i>prestatore di ultima stanza <\/i>(\u201clender of last resort\u201d). Dopo Maastricht (quindi solo nei paesi dell\u2019euro, esclusi Usa e Regno Unito) , in nome della cd. autonomia (\u201cpolitica\u201d) della Banca Centrale Europea, tale funzione non \u00e8 pi\u00f9 possibile ed \u00e8 quindi ricaduta sul bilancio degli Stati, favorendo in tal modo una redistribuzione di reddito che i movimenti di contestazione hanno denominato \u201cfrom Main Street to Wall Street\u201d: sono cio\u00e8 le collettivit\u00e0 nazionali che si assumono l\u2019onere di salvare i banchieri.<\/p>\n<p>Dal 2008 a oggi, tali salvataggi <i>bail-out <\/i>sono stati numerosi. <a href=\"http:\/\/keynesblog.com\/2016\/01\/02\/la-schizofrenia-europea-tra-salvataggi-bancari-e-austerita-%20fiscale\/\">Come ci ricorda Ugo Marani<\/a>, a iniziare le danze sono le banche anglosassoni. La <i>Northern Rock<\/i>, a fine 2008, beneficia di una linea di finanziamento e di garanzia di circa 27 miliardi di sterline concessa congiuntamente dalla <i>Bank of England <\/i>e dal Tesoro. La <i>Royal Bank of Scotland<\/i>, nel medesimo periodo, gode di due sottoscrizioni di capitale dal governo inglese: la prima di venti miliardi di sterline, con una partecipazione al capitale ordinario del 63%; la seconda di 13 miliardi. Dal bilancio del 2011 della banca si rileva che l\u2019ammontare garantito dallo Stato \u00e8 pari a 131,8 miliardi di sterline. Ancora in Gran Bretagna: il <i>Lloyds Bank Group <\/i>riceve dallo stato una sottoscrizione di capitale pari a circa venti miliardi di sterline, pari al 44% delle azioni ordinarie della nuova banca nata dalla fusione tra <i>Lloyds <\/i>e <i>Halifax Bank of Scotland<\/i>.<\/p>\n<p>I governi di Germania e Spagna, successivamente, non sono da meno dei colleghi britannici: gli aumenti di capitale sottoscritti con fondi pubblici, solo a ricordarne\u00a0taluni, riguardano il <i>Banco Fin. De Ahorros <\/i>(23 mlrd), la <i>Commerzbank <\/i>(18.2), la <i>Bayerische Landesbank <\/i>(10.5), la <i>Landesbanken Baden-Wurtenberg <\/i>(5.0) e poi la <i>Dexia <\/i>in Belgio (10.5), <i>l\u2019ING Group <\/i>(10.0) e la <i>ABN AMRO Group <\/i>(3.3), la <i>BNP Paribas <\/i>(7.6) e la <i>Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9neral <\/i>(3.4) in Francia. Quando si tratta di salvare il sistema del credito, i governi europei riscontrano una unit\u00e0 di intenti che mai si era vista.<\/p>\n<p>Secondo i dati R&amp;S Mediobanca, 2015, l\u2019Europa stanzia complessivamente un ammontare netto di interventi, sotto forma di (ri)capitalizzazione, di garanzie e di linee di credito e\/o di oltre mille miliardi di euro. Di questi, oltre 253 erano stati destinati a banche spagnole, 156 a istituzioni britanniche, 110 a quelle irlandesi e oltre 80 a quelle tedesche e italiane. Un trasferimento finanziario che non ha riscontri con la storia del nostro continente: la <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/competition\/publications\/csb\/csb2015_001_en.pdf\">Commissione Europea\u00a0stima\u00a0stima<\/a> che dall\u2019inizio della crisi i paesi comunitari siano intervenuti a favore di 112 istituzioni bancarie nazionali.<\/p>\n<p>Questa la cronaca degli aiuti di Stato nei tempi del trionfo del liberismo e dell\u2019austerity Ogni commento \u00e8 superfluo.<\/p>\n<ul>\n<li><em>E arriviamo all\u2019oggi<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>Ricapitolando. L\u2019Europa del liberismo e dell\u2019austerity ha permesso che gli Stati nazionali si accollassero i debiti delle banche per tutto il periodo della crisi, non potendo contare sul supporto della BCE (come \u00e8 successo invece per gli Usa e la Gran Bretagna). Ora decide, in nome dell\u2019Unione Bancaria Europea, che il risanamento in caso di crisi debba essere a carico degli azionisti e dei conto correnti con pi\u00f9 100.000 euro depositati.<\/p>\n<p>La BCE, per bocca di Draghi, dichiara che, in ogni caso, potenzier\u00e0 le politiche di Quantitative Easing a vantaggio delle stesse banche. Insomma, rientra dalla finestra quel che \u00e8 uscito dalla porta. Ci\u00f2 che rimane \u00e8, di fatto, l\u2019incentivo a favorire scalate e concentrazioni bancarie, agevolate anche dal calo dei listini azionari.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 su questa prospettiva che ripartir\u00e0 un nuovo risiko bancario in Italia.<\/p>\n<p>* * * *<\/p>\n<p>Il 20 gennaio 2015 veniva decretato dal governo: il 24 marzo, il Senato dava il via libera definitivo. Diveniva cos\u00ec legge la trasformazione in societ\u00e0 per azioni delle banche popolari. Tempo concesso 18 mesi.<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 di un anno dopo, il 10 febbraio 2016, viene varato il Decreto Legge per la riforma delle Banche di Credito Cooperativo.<\/p>\n<p>E da qui che occorre partire per comprendere quale \u00e8 la situazione del sistema bancario italiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il modello bancario dell\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p>Ecco alcuni fatti stilizzati per inquadrare il tema:<\/p>\n<ol>\n<li>Il totale delle attivit\u00e0 delle banche italiane ammonta nel 2014 a 3.219 miliardi,per un numero di dipendenti pari 292.000 (in costante calo: &#8211; 20,5% rispetto a 10 anni prima), distribuiti su 31.600 sportelli, che dopo un cospicuo aumento sino al 2007 (+ 32,4% rispetto al 1997), hanno visto un calo del 3% negli anni della crisi finanziaria.<\/li>\n<li>I margini di interessi (calcolati come quota % delle attivit\u00e0\/fatturato bancarie) si sono fortemente ridotti, quasi di un terzo, dal periodo pre-crisi (da 1,50 a 1,02) , soprattutto in seguito alla riduzione dei tassi d\u2019interessi sui crediti in seguito alle politiche di Quantitative Easing (QE) della Bce. Tuttavia, i margini di intermediazioni e i risultati di esercizio, pur in calo, presentano risultati positivi, grazie soprattutto ai ricavi ottenuti da altre attivit\u00e0 di servizio che risultano superiore agli stessi margini di interesse (1,20). Si tratta essenzialmente delle commesse e dei costi a carico della clientela per svolgere le normali operazioni di banca (assegni, bonifici, uso bancomat, ecc.). Si trattadi fatto di unatassa sui cittadini, unica in Europa, che rende il sistema bancario tra i pi\u00f9 inefficienti e rentier d\u2019Europa. Nonostante ci\u00f2, nel biennio 2013-14, abbiamo una perdita (prima delle imposte) pari allo 0,23% del livello delle attivit\u00e0 complessive, esito di una quota dello 0,84% di accantonamenti obbligatori per far fronte ai crediti inesigibili. In altre parole, il sistema bancario italiano chiude negli ultimi anni in rosso, a causa delle difficolt\u00e0 di restituzione dei prestiti concesse alle imprese e non in seguito alla riduzione dei tassi d\u2019interesse (e quindi dei ricavi)1. Quest\u2019ultimi infatti sono stati pi\u00f9 che abbondantemente compensati dalla rendita di posizione che un mercato bancario chiuso, poco internazionalizzato, tendenzialmente corporativo, \u00e8 in grado di far valere e imporre contro ogni logica economica di efficienza e trasparenza. Non sono tanto le condizione della crisi finanziaria globale a causarne la crisi ma la stessa deficienza strutturale del sistema economico italiano, primo fattore \u201cinterno\u201d della recessione italiana.<\/li>\n<li>Tale situazione di scarsa redditivit\u00e0 delle banche e crisi creditizia non \u00e8 collegata \u2013 come normalmente si pensa \u2013 a un elevata situazione debitoria dell\u2019economia italiana. Se \u00e8 vero come \u00e8 noto che il debito pubblico italiano ammonta al 2015 al 133,8% del Pil, il valore pi\u00f9 alto, dopo la Grecia, in Europa (ma inferiore al Giappone), \u00e8 altrettanto vero, anche se meno conosciuto che il debito delle famiglie italiana \u00e8 il pi\u00f9 basso d\u2019Europa (42,8% del Pil contro valori oltre il 100% di paesi considerati virtuosi, come l\u2019Olanda o oltre il 50% come Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania), quello delle imprese \u00e8 il secondo pi\u00f9 elevato (dopo la Germania), pari al 78,6%. Ci\u00f2 significa che nonostante la forte riduzione della propensione al risparmio degli ultimi anni, gli italiani risparmiano comunque di pi\u00f9 della media europea e tale risparmio \u00e8 il pi\u00f9 delle volte depositato in banca: \u00e8 quindi linfa per lo steso sistema bancario. Ne consegue che l\u2019indebitamento complessivo dell\u2019economia italiana (253,2%) \u00e8 di poco superiore a quello tedesco e di gran lunga inferiore a quello di Francia, Olanda, Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone. Inoltre, per quanto riguarda il supposto \u201ctallone d\u2019Achille\u201d del debito pubblico, esso \u00e8 per i 2\/3 detenuto da investitori italiani istituzionali (soprattutto banche, poi imprese, da ultimo le famiglie per una quota che non supera per\u00f2 il 15% del debito), a differenza di altri paesi, come Francia e Germania2.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questi brevi flash ci descrivono una situazione paradossale. L\u2019arretratezza del sistema bancario italiano negli anni pi\u00f9 ruggenti della crisi finanziaria globale ha svolto un ruolo di cuscinetto ammortizzatore, al punto che \u2013 <a href=\"http:\/\/commonware.org\/index.php\/neetwork\/650-la-miseria-del-sistema-bancario-italiano-parte-i\">come gi\u00e0 sottolineato in precedenza<\/a>\u00a0\u2013 lo stato italiano \u00e8 quello che meno \u00e8 intervenuto con soldi pubblici a sostegno delle perdite delle proprie banche. Ma nel momento in cui la crisi finanziaria ha inciso pesantemente sull\u2019economia italiana, a partire dal 2011 (dopo l\u2019esplosione della crisi dei sub-prime, 2008-09), tale arretratezza da fattori \u201ccalmante\u201d \u00e8 divenuta fattore \u201cscatenante\u201ddell\u2019inefficienza del settore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019anomalia italiana<\/strong><\/p>\n<p>Il settore bancario italiano \u00e8 la fotografia del settore industriale e terziario. Poche grandi banche (come sono poche le grandi imprese) e tante piccole banche che operano soprattutto sul territorio (come sono tantissime le piccole imprese industriale e del terziario). Vi \u00e8 dunque un forte dualismo dimensionale che risale agli albori della prima fase dell\u2019industrializzazione italiana, quella dei tempi di Giolitti.<\/p>\n<p>E\u2019 infatti in quella fase storica che soprattutto nell\u2019Italia settentrionale nasce e si sviluppa il sistema di credito cooperativo e il sistema delle Banche Popolari, entrambi, pur con differenti motivazioni ideologiche (le prime \u201crosse\u201d, le seconde \u201dbianche\u201d), finalizzati a raccogliere il risparmio, soprattutto del ceto medio commerciante e agricolo per finanziare lo sviluppo di attivit\u00e0 artigianali locali.<\/p>\n<p>Nel dopoguerra, dopo la riforma agraria e lo sviluppo dei primi insediamenti industriali nelle valli alpine (dall\u2019Ossola alla Val Camonica) , la rete degli sportelli bancari si istituzionalizza e si sedimenta localmente sino a diventare il polmone della tesaurizzazione monetaria su basi dualistiche. Da un lato, il triangolo industriale vede lo sviluppo e il consolidamento a Milano e a Torino dei grandi poli bancari che aprono rapporti privilegiati con i salotti della buone famiglie borghesi industriali: Credito Italiano, Istituto San Paolo, Banca Commerciale Italiana (Comit), sotto l\u2019egida di Mediobanca.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro, le cd. \u201cbanche di provincia\u201d, evoluzione delle banche popolari e del credito cooperativo, tra cui assumo sempre pi\u00f9 peso le Casse di Risparmio, oltre a potentati locali quali il Credito Artigiano (Valtellina), la Bcc di Treviglio, la Popolare di Lodi e le banche venete (dalle popolari di Vicenza, Treviso e Verona) sino, inseguito allo sviluppo della Terza Italia e del modello Nec (Nord-est-centro), a espandersi nelle regioni del centro Italia.<\/p>\n<p>Il modello bancario italiano \u00e8 di fatto lo stesso da 50 anni, pi\u00f9 o meno. All\u2019epoca, era lo specchio del mancato sviluppo del paradigma fordista o, detto in altro modo, rappresentava il suo sviluppo parziale, limitato al Nord-Ovest. Con la crisi del modello della grande impresa e il decollo dei distretti industriali, tale modello \u00e8 rimasto pressoch\u00e9 immutato, apparentemente funzionale allo sviluppo di un modello produttivo diffuso e territoriale ma inadeguato a cogliere le spinte innovative e a sostenere il passaggio verso produzione a maggior contenuto cognitivo e immateriale.<\/p>\n<p>Il mancato decollo di un capitalismo cognitivo o di un\u2019economia della conoscenza in Italia, oltre che a carenze strutturali interne (che qui non abbiamo lo spazio di analizzare<sup>3<\/sup>), \u00e8 anche dovuto al ruolo di blocco del modello bancario italiano, un blocco che solo oggi mostra tutta la sua fragilit\u00e0. Se andiamo ad analizzare il peso dei crediti inesigibili (NPL, <i>NotPerformingLoan<\/i>: vedi Tab. 1), ci accorgiamo che sono proprio le cd. \u201dbanche di provincia\u201d a subire le maggiori pressioni e i rischi di insolvenza<\/p>\n<p><strong>Tab. 1: Il peso dei prestiti non performanti (NPL) nei bilanci bancari<\/strong><\/p>\n<table cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">NPL lordi (mld \u20ac)<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">NPL\/prestiti totali (%)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Monte dei Paschi<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">25,4<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">18,0%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Bper<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">6,7<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">13,9%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">BPVicenza<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">4,1<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">13,7%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Carige<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">3,3<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">13,2%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">CreVal<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">2,7<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">13,1%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Veneto Banca<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">3,2<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">12,2%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Banco Popolare<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">10,2<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">11,6%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Mediobanca<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">0,6<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">11,6%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">CR Asti<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">0,9<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">11,3%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Banca Sella<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">1,0<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">11,1%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Unicredit<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">54,7<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">10,6%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">BNL*<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">7,1<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">10,4%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Intesa Sanpaolo<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">38,6<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">10,2%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">BPM<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">3,2<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">9,0%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Banco Desio<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">0,8<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">7,8%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Ubi<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">6,8<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">7,6%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">CRParma<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">2,7<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">7,0%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">BP Sondrio<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">1,8<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">6,7%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">DB*<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">1,3<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">6,4%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p class=\"s7\">Credem<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">0,9<\/p>\n<\/td>\n<td>\n<p class=\"s7\">4,2%<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Fonte: PWC, \u201cThe Italian NPL market\u201d, novembre 2015; nostre elaborazioni. Dati in miliardi di euro. *dati 2014.<\/p>\n<p>Oltrea Monte dei Paschi di Siena (a seguito delle malversazioni di gestione, connesse con i potentati politici locali) , ai primo posti per peso dei NPL sul totale dei prestiti abbiamo la Popolare dell\u2019Emilia Romagna (BPER), la Popolare di Vicenza (BPV), la Cassa di Risparmio di Genova (CARIGE), il Credito Valtellinese, Veneto Banca e Banco Popolare. Se facciamo un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita, considerando solo il mondo del credito cooperativo, i dati sono ancora pi\u00f9 allarmanti. Ben 33 banche secondo le <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2015-02-14\/quei-33-istituti-crediti-malati-sopra-%2020percento-081320.shtml?grafici\">elaborazioni de Il Sole 24 ore su dati Mediobanca<\/a>\u00a0si trovano ad affrontare quote di crediti inesigibili superiore al 20%.Il 41 per cento di queste Bcc si trova al Nord, il 27 per cento al Centro e il 32 per cento al Sud.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/banche_in_crisi.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/banche_in_crisirid.jpg\" alt=\"banche in crisirid\" width=\"460\" height=\"406\" \/><\/a><\/p>\n<p>Tutte \u201cbanche di provincia\u201d, che, pur presentando valori patrimoniali (in relazione al giro d\u2019affari) in media superiori alle banche nazionali, si trovano per\u00f2 in maggiore difficolt\u00e0, anche per la minor differenziazione del portafoglio di rischio. Non stupisce, che a questa esposizioni, il sistema bancario italiano presenti un grado di <i>leverage<\/i>(indebitamento o leva finanziaria) che, seppur in diminuzione, \u00e8 il pi\u00f9 elevato d\u2019Europa (cfr. grafico seguente)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/fumagali2.png\" alt=\"fumagali2\" width=\"330\" height=\"408\" \/><\/p>\n<p>Tali dati confermano l\u2019inadeguata capitalizzazione e lo stato di crisi del sistema delle banche e quindi la necessit\u00e0 di rinvigorire leattivit\u00e0 patrimoniali. Ma ci\u00f2 deve avvenire in tempi brevi (a seguito dei limiti temporali imposti da Basilea 3) e in presenza di aspettative di ricavi decrescenti.<\/p>\n<p>Ma come si \u00e8 arrivati a questa situazione? Le 33 banche di credito cooperative precedentemente elencate, nell\u2019immaginario collettivo, fanno parte di quel modello di piccole, piccolissime banche spesso comunali o sovracomunali che presidiavano il territorio fornendo credito all\u2019economia locale. Ora la lunga recessione italiana ha scalfito, e non da ieri, quel modello della banca di credito cooperativo, che, sempre nella vulgata mainstream, era l\u2019immagine di banca locale solida e virtuosa e immune dai contraccolpi finanziari. Oggi tra le sedici banche commissariate in Italia, ben la met\u00e0 sono banche di credito cooperativo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo colpa della recessione, anchese la difficile situazione economica post 2011 non ha sicuramente aiutato. Il nodo centrale \u00e8 piuttosto la qualit\u00e0 dei creditori a cui si sono erogate somme di denaro non sempre giustificate da razionalit\u00e0 economica. Altri fattori sono intervenuti, dovute proprie al ruolo anche \u201cpolitico\u201d svolto da queste banche, strettamene legate all\u2019evoluzione degli interessi pi\u00f9politici che economici, in funzione di una governance territoriale che aveva come primo obiettivo l\u2019arricchimento di determinate cordate e padrini politici.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, \u00e8 stato rilevante anche il ruolo delle Fondazioni bancarie, che in alcune realt\u00e0 locali, sia nel Nord Est che nelle regioni centrali, hanno visto l\u2019incremento del peso politico ora della Lega Nord ora dell\u2019affarismo di centro-sinistra.<\/p>\n<p>A tale situazione criticasi aggiunge anche il fatto che, <a href=\"http:\/\/mishtalk.com\/2016\/02\/09\/capital-flight-intensifies-in-italy-and-spain-curiously-money-%20flows-into-france\/\">come fatto rilevare da Mike Shedlock noto anche come Mish<\/a>, blogger finanziario tra i pi\u00f9 autorevoli al mondo, si \u00e8 intensificata la fuga di capitali dalle banche italiane (e spagnole), in particolare verso la Francia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/fumag3.jpg\" alt=\"fumag3\" width=\"460\" height=\"408\" \/><\/p>\n<p>La tabella considera i flussi di capitali prendendo come parametro di riferimento il Target 2, in quanto \u201cmisura eccellente per monitorare la fuga di capitali da un paese dell\u2019Eurozona a un altro della stessa area\u201d.<\/p>\n<p>Tale fugadi capitali, che concretamente si manifesta nel trasferimento di liquidit\u00e0 verso bancheeattivit\u00e0 finanziarie estere, risiede soprattutto nel timore dei <i>bail- in<\/i>, ovvero delle confische, dei controlli di capitali e dei fallimenti bancari simili a quelli che si sono verificati in Grecia e a Cipro e che oggi sono state \u201cistituzionalizzate\u201d dai nuovi regolamenti bancari europei (su questo punto, si rimanda a: <a class=\"a\" href=\"http:\/\/commonware.org\/index.php\/neetwork\/650-la-miseria-del-sistema-bancario-italiano-parte-i\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/commonware.org\/index.php\/neetwork\/650-la-miseria-del-sistema-<\/a> <a class=\"a\" href=\"http:\/\/commonware.org\/index.php\/neetwork\/650-la-miseria-del-sistema-bancario-italiano-parte-i\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">bancario-italiano-parte-i<\/a>).<\/p>\n<p>La congiuntura negativa dei mercati, il pressing europeo sulla <i>badbank <\/i>e lo spettro del <i>bail in <\/i>come schema di intervento \u201ca carico\u201d della clientela, unitamente alle difficolta di recupero dei crediti causa recessione sono quindi i fattori che rischiano di mettere in ginocchio il sistema soprattutto delle \u201cbanche di provincia\u201d, mettendo a nudo anche la scarsa trasparenza della governance affaristica e <i>politically incorrect<\/i>.<\/p>\n<p>Non stupisce quindi che nei primi 11 mesi del 2015, come rileva l\u2019ultimo rapporto ABI, le emissioni nette (il nuovo debito) di obbligazioni bancarie si sono ridotte di 95 miliardi contribuendo cos\u00ec a esasperare una tendenza negativa di lungo periodo. Attualmente, l\u2019ammontare totale dei bond emessi dagli istituti di credito presenti sul mercato \u00e8 di 386 miliardi di euro contro i 514 di due anni fa : un quadro preoccupante.<\/p>\n<p>Nel corso del 2016, notava nelle scorse settimane L\u2019Espresso, le banche dovranno fronteggiare bond rischiosi in scadenza per quasi a 6 miliardi di euro. \u201cUna volta rimborsate le obbligazioni \u2013 scriveva il settimanale \u2013 gli istituti dovranno anche trovare il modo di rimpiazzarle. Difficile immaginare che i clienti faranno la fila per sottoscrivere nuovi titoli subordinati\u201d, anche alla lucedi quanto successo , ad esempio per la Banca Etruria e del Lazio.<\/p>\n<p>Tale situazione, inoltre, conferma l\u2019inefficacia delle politiche di Quantitative Easing della BCE, che, oltre a non incrementare il credito per l\u2019economia reale, anche quando la liquidit\u00e0 si ferma nel settore bancario, ci\u00f2 non permette di uscire dalle strettoie della carenza di liquidit\u00e0 stessa.<\/p>\n<p>E\u2019 alla luce di queste osservazioni che si giustifica e si spiegano i recenti crolli in borsa dei valori bancari italiani, un crollo di gran lunga superiore a quello fatto registrare in altri paese europei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>E allora?<\/strong><\/p>\n<p>Come rilevato anche<a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/39650\/il-governo-e-le-banche-un-anno-vissuto-pericolosamente\/\"> da Angelo Baglioni sul sito de La Voce.info<\/a>, il governo Renzi \u00e8 stato particolarmente attivo sul fronte bancario. Come abbiamo ricordato, risale al gennaio 2015 il decreto legge che ha riformato la governance delle banche popolari, imponendo la trasformazione in societ\u00e0 per azioni a quelle con attivo superiore agli otto miliardi. La conseguenza pi\u00f9 importante \u00e8 stata il passaggio dal voto per testa (ogni azionista ha diritto a un voto, indipendentemente dal numero di azioni possedute) al voto proporzionale al numero di azioni possedute. Oltre alla discutibilit\u00e0 del metodo utilizzato (quello del decreto legge), occorre rilevare che a 6 mesi dal tempo concesso per tale trasformazione solo pochissime banche hanno operato in tal senso (meno del 10%).<\/p>\n<p>Quando \u00e8 successo, come nel caso UBI o di BPM, abbiamo assistito ad un aumento della concentrazione bancaria, il che non\u00e8 di per s\u00e9 un fattore negativo (perch\u00e9 l\u2019aggregazione e soprattutto la concentrazione consente una maggior solidit\u00e0 patrimoniale e quindi pi\u00f9 probabilit\u00e0 di superare gli stress test della vigilanza Bce per partecipare all\u2019Unione Bancaria Europea in progress), a patto tuttavia che tale trasformazione in SpA venga accompagnata da vera governance manageriale.<\/p>\n<p>E\u2019 qui infatti che si gioca la reale questione di un possibile ammodernamento del sistema bancario italiano per renderlo immune dalla palude degli interessi politici-affaristici. Il rischio \u00e8 che la trasformazione in SpA delle Popolari (nel caso, non del tutto scontato, che effettivamenteavvenga) \u00e8 che sia data una patina di managerialit\u00e0 in superficie lasciando inalterati gli antichi vizi dell\u2019affarismo bancario tipico del credito italiano, spesso usato come arma di condizionamento politico pi\u00f9 che come strumento di stabilit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>Il processo di concentrazione bancario verr\u00e0 ancor pi\u00f9 sostanziato dall\u2019intervento del governo Renzi di febbraio 2016<i>nel settore delle banche di credito cooperativo<\/i>. In questo caso il governo ha adottato una tattica pi\u00f9 morbida, negoziando la riforma con i rappresentanti delle Bcc stesse. Dopo mesi di trattative, si \u00e8 arrivati \u2013 come ricordato &#8211; al decreto del 10 febbraio 2016. La soluzione individuata prevede la costituzione di una unica holding capogruppo, che avr\u00e0 poteri di indirizzo e controllo sulle Bcc, sebbene la maggioranza del capitale della holding sia detenuto dalle Bcc stesse. Il patrimonio delle Bcc dovrebbe essere messo \u201ca fattor comune\u201d mediante una sorta di responsabilit\u00e0 congiunta, a partire da una soglia di 200 milioni di attivit\u00e0. La partecipazione \u00e8 libera ma una volta entrati nella holding difficile sar\u00e0 uscirne.<\/p>\n<p>L\u2019intendimento, se da un lato viene presentato come una necessit\u00e0 in funzione di una maggior solidit\u00e0 patrimoniale (di fatto i rischi vengono collettivamente assunti, creando una sorta di camera di compensazione tra le diverse situazioni patrimoniali delle singole banche, con mugugni da parte di quelle poche Bcc con i conti in ordine) , dall\u2019altro ha un duplice preciso scopo:<\/p>\n<p>a. non scaricare gli eventuali costi di risanamento sul bilancio pubblico (in ottemperanza ai diktat dell\u2019austerity) ma al limite sui creditori insolventi (non \u00e8 un caso che proprio in questi giorni si vuole far passare pi\u00f9 o meno segretamente un dispositivo legislativo che consenta alle banche di <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2016\/02\/26\/banche-nuovo-regalo-del-governo-strada-spianata-per-%20%20esproprio-case-e-chi-compra-allasta-non-paga-tasse\/2497063\/\">espropriare direttamente<\/a>, cio\u00e8 senza passare dal giudice, le case dei proprietari insolventi.<\/p>\n<p>b.selezionare, restringendola, la lobby politica-economica che governa questo segmento di banche su base autoritaria, guarda caso, in linea con le medesima tendenza sul piano delle libert\u00e0 democratiche e di voto.<\/p>\n<hr \/>\n<h5>Note<\/h5>\n<h5>1\u00a0Vedi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/rapporto-stabilita\/2015-1\/RSF1-2015.pdf\">https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/rapporto-stabilita\/2015-1\/RSF1-2015.pdf<\/a><\/h5>\n<h5>2\u00a0Tutti i dati qui presentati sono riportati dalla Tab 1.1, pag. 11 del \u201cRapporto sull\u2019instabilit\u00e0 finanziaria\u201d, Banca d\u2019Italia, n. 1, 2015<\/h5>\n<h5>3\u00a0Al riguardo si rimanda al saggio di S.Lucarelli, D.Palma, R.Romano, \u201cQuando gli investimenti rappresentano un vincolo. Contributo alla discussione sulla crisi italiana nella crisi internazionale\u201d, in\u00a0<i>Moneta e Credito<\/i>, vol. 66, n. 262, 2013.<\/h5>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/finanza\/10819-andrea-fumagalli-la-miseria-del-sistema-bancario-italiano.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/finanza\/10819-andrea-fumagalli-la-miseria-del-sistema-bancario-italiano.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Andrea Fumagalli) Ringraziamo la segreteria nazionale della CUB-SALLCA per l&#8217;invio del materiale relativo al Convegno su Europa e banche tenutosi a Torino il 6 ottobre scorso, e volentieri pubblichiamo il contributo di analisi del sistema bancario italiano presentato dal prof. Andrea Fumagalli Pubblichiamo una mini inchiesta sullo stato del sistema bancario italiano. 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