{"id":35761,"date":"2017-10-29T10:50:35","date_gmt":"2017-10-29T09:50:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35761"},"modified":"2017-10-27T22:56:26","modified_gmt":"2017-10-27T20:56:26","slug":"questioni-teoriche-ii-stato-nazione-sovranita-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35761","title":{"rendered":"Questioni teoriche II: stato, nazione, sovranit\u00e0 (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MIMMO PORCARO<\/strong><\/p>\n<p>(1a parte:\u00a0<a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35759\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35759<\/a>)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">3. 1<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Egualmente\u00a0<i>determinato<\/i>\u00a0deve essere\u00a0<i>il processo della rottura geopolitica<\/i>, e l\u2019analisi concreta deve dirci, per ogni fase dell\u2019evoluzione del mercato mondiale, quale sia l\u2019unit\u00e0 territoriale \u201cminima\u201d dell\u2019azione, ossia quella nella quale sia possibile quanto meno\u00a0<i>iniziare<\/i>\u00a0un\u2019attivit\u00e0 politica sufficientemente autonoma da parte delle classi popolari. Tale unit\u00e0 minima deve essere<i>oggi\u00a0<\/i>identificata con lo\u00a0<i>stato nazionale<\/i>\u00a0e ci\u00f2 sia per i motivi detti poco sopra, sia perch\u00e9 mentre le organizzazioni sovranazionali pi\u00f9 influenti sono esclusivamente strumento della\u00a0<i>lotta di classe dall\u2019alto<\/i>, gli stati nazionali conservano invece tracce della\u00a0<i>lotta di classe dal basso<\/i>\u00a0e in ogni caso possono costituire, soprattutto se uniti da un patto di cooperazione, quell\u2019argine alla libera circolazione dei capitali che \u00e8 condizione essenziale per una politica popolare. E\u2019 certo peraltro che lo stato nazionale potr\u00e0 svolgere questa funzione progressiva soltanto a due condizioni. Prima di tutto esso dovr\u00e0 essere trasformato smantellando lo stato neoliberista, aumentando il peso delle classi popolari e riducendo gli eventuali conflitti regionali (operazioni che, detto per inciso, richiedono l\u2019esistenza di una autonoma organizzazione dei lavoratori che non si identifichi con l\u2019apparato di stato e quindi non si adagi su nessuna soluzione insufficiente). In secondo luogo lo stato nazionale, ed in particolare il singolo stato nazionale europeo, deve certamente rivendicare la propria autonomia, ma\u00a0<i>come mezzo per dar vita ad un nuovo spazio internazionale cooperativo<\/i>\u00a0capace di fronteggiare efficacemente il capitale.<i>\u00a0<\/i>E\u2019 quindi giusto difendere lo spazio nazionale perch\u00e9 oggi il dominio del capitalismo occidentale, e la redistribuzione del potere al suo interno, passano proprio dalla distruzione o dalla sottomissione di quello spazio. Ma la nazione stessa non riuscir\u00e0 a riconquistare le proprie prerogative se non all\u2019interno di una pi\u00f9 ampia dimensione. Se \u00e8 vero che oggi in Europa il nazionalismo democratico \u00e8, e differenza di ieri, una forma della lotta delle classi popolari, \u00e8 altrettanto vero che l\u2019internazionalismo \u00e8 condizione d\u2019efficacia (e di esistenza) dello stesso nazionalismo democratico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">3.2<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Essendo una risposta all\u2019esigenza di trovare lo spazio pi\u00f9 adeguato alla lotta di classe, la riscoperta dello stato nazionale non ha nulla a che fare col richiamo del sangue e del suolo, con l\u2019appartenenza ad una storia e ad una lingua, e meno che mai ad un\u2019etnia: ha a che fare con la necessit\u00e0 di trovare il migliore veicolo per l\u2019azione popolare, e rimanda quindi ad una collettivit\u00e0\u00a0<i>politica<\/i>\u00a0orientata a governare i flussi economici e non a subirli passivamente. Certo: ad intervenire efficacemente sulla globalizzazione, come abbiamo visto, non possono pi\u00f9 essere gli stati singolarmente presi, date le innegabili mutazioni verificatesi nell\u2019ultimo trentennio. Ma meno che mai possono essere entit\u00e0 territoriali minori: l\u2019eventuale formazione di entit\u00e0 substatuali, regionalistiche o comunitarie, deve essere vista in linea di massima come un<i>sintomo<\/i>\u00a0e non come una\u00a0<i>cura<\/i>\u00a0della malattia. Essa \u00e8 spesso una reazione alla fine delle politiche redistributive degli stati, ma rischia di peggiorare la situazione perch\u00e9 mette capo ad un indebolimento delle possibili difese contro il liberismo e ad un\u2019integrazione ancor pi\u00f9 subalterna dei piccoli territori negli spazi dominati dalle potenze egemoni (l\u2019\u201cEuropa dei popoli\u201d contro gli stati \u00e8 una perfetta simbiosi trai piccoli nazionalismi e il liberismo). Ci\u00f2 non ci esime, comunque, dalla necessit\u00e0 di una attenta analisi concreta che valuti\u00a0<i>volta per volta<\/i>\u00a0il significato di eventuali secessioni. Il fatto che lo stato nazionale sia al momento la forma iniziale ottimale del conflitto non significa che quest\u2019ultimo debba sempre presentarsi come scontro tra stato-nazione ed enti sovranazionali. In genere le rivoluzioni non attendono la propria forma ottimale per iniziare, e tale forma pu\u00f2 apparire in un momento successivo, e non necessariamente all\u2019inizio del processo. Le tensioni generate dalla globalizzazione e dall\u2019Unione europea sono talmente potenti che anche quando assumono una forma sub-ottimale possono produrre effetti rilevanti: oltre alla valutazione di tipo dimensionale (che deve essere preoccupazione costante) \u00e8 necessaria la valutazione della natura di classe, degli impatti geopolitici, delle crepe che le stesse mobilitazioni regionaliste possono aprire nella credibilit\u00e0 dell\u2019<i>establishment<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">4.1<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La sovranit\u00e0 di cui si pu\u00f2 ragionevolmente parlare oggi non \u00e8 quel potere assoluto e illimitato di cui si favoleggia per poter poi dire che per fortuna non esiste pi\u00f9. Qui ci riferiamo, al contrario, ad un significato apparentemente minimale ma oggi potenzialmente dirompente di sovranit\u00e0, considerando quest\u2019ultima come\u00a0<i>attributo di un ordinamento giuridico<\/i>: quell\u2019attributo che fa s\u00ec che le decisioni di un soggetto pubblico siano\u00a0<i>formalmente libere e tendenzialmente efficaci<\/i>. Questa sovranit\u00e0 non \u00e8 nemica dei diritti individuali e della democrazia, ma ne \u00e8 una condizione di possibilit\u00e0. Questa sovranit\u00e0, che intanto si deve rivendicare in quanto \u00e8 limitata da una costituzione, rende a sua volta possibile l\u2019esistenza effettiva della costituzione stessa. Quando la dissoluzione della sovranit\u00e0 nazionale non mette capo ad una democrazia sovranazionale ma al dominio delle nazioni pi\u00f9 forti, la rivendicazione della sovranit\u00e0 non \u00e8 un regresso agli albori dell\u2019assolutismo, ma un progresso verso la riconquista della democrazia: \u00e8 per questo che essa diviene dirompente anche se \u00e8 formulata in modi pacati e sobri che ne limitino le latenti potenzialit\u00e0 di dominio interno e di aggressione esterna. Se le potenzialit\u00e0 di dominio interno sono ben tenute a bada dal riconoscimento dell\u2019attuale inscindibile nesso tra sovranit\u00e0 e costituzione, quelle di aggressione esterna sono limitate dal riconoscimento del ruolo\u00a0<i>positivo<\/i>\u00a0che ogni sovranit\u00e0 pu\u00f2 svolgere nei confronti dell\u2019altra. Infatti, col dire che quello di sovranit\u00e0 \u00e8 un concetto che contiene in s\u00e9 stesso il proprio limite perch\u00e9 \u00e8 posto in relazione con altre sovranit\u00e0 e pu\u00f2 anzi esercitarsi solo in rapporto con esse, non si riconosce solo la funzione\u00a0<i>negativa<\/i>\u00a0e\u00a0<i>rivale<\/i>\u00a0delle altre sovranit\u00e0, ma anche la possibilit\u00e0 che, in un mondo sempre pi\u00f9 turbolento e di fronte ad un capitalismo sempre pi\u00f9 mobile, la stessa efficacia di ogni singola sovranit\u00e0\u00a0<i>dipenda dalla sua connessione con le altre<\/i>. Dunque la condizione d\u2019esistenza della sovranit\u00e0 \u00e8 la\u00a0<i>compresenza<\/i>\u00a0di altre sovranit\u00e0 che\u00a0<i>ne codeterminano l\u2019efficacia<\/i>, a volte limitandola\u00a0<i>a volte, in quanto alleate, potenziandola<\/i>. Da questo punto di vista appare del tutto improduttivo oscillare tra la nostalgica (e infondata) illusione di una sovranit\u00e0 assoluta e una soddisfatta o preoccupata constatazione di morte della sovranit\u00e0 stessa: si tratta piuttosto di misurare, dopo aver rivendicato la sovranit\u00e0 formale come\u00a0<i>condicio sine qua non<\/i>, i diversi gradi possibili di sovranit\u00e0 reale, che corrispondono ai gradi di autonomia relativa di uno stato o di un insieme di stati.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">4.2<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Cos\u00ec definita la sovranit\u00e0 si presenta come condizione elementare dell\u2019efficacia della politica in generale e di una politica popolare in particolare. Ma anche come condizione elementare\u00a0<i>della possibilit\u00e0 di contrastare l\u2019inevitabile degenerazione di ogni potere<\/i>. L\u2019individuazione precisa di un sovrano comporta infatti sia la possibilit\u00e0 di contestare chi usurpi la sovranit\u00e0 stessa (le oligarchie a danno del popolo), sia la possibilit\u00e0 di limitare costituzionalmente e contestare politicamente\u00a0<i>qualunque<\/i>\u00a0sovrano quando commetta errori o perda la propria legittimazione: cosa che pu\u00f2 accadere\u00a0<i>anche al popolo sovrano<\/i>\u00a0quando le decisioni dei suoi pur legittimi rappresentanti o le sue stesse decisioni \u201cdirette\u201d siano errate o ingiuste. Tutte le alternative che la sinistra radicale ha proposto contro la sovranit\u00e0 in quanto tale non hanno la stessa efficacia politica della sovranit\u00e0 n\u00e9 offrono le stesse garanzie di fronte alla degenerazione del potere di stato. La moltitudine (ma ci\u00f2 vale in fondo per tutte le svariate idee di comunit\u00e0 territoriale, di zona liberata, ecc.) si presenta come comunit\u00e0 di cooperazione fraterna, giacch\u00e9 si suppone che l\u2019organizzazione complessiva del lavoro sia ormai confusa con la vita e (con un\u2019implicita adesione ad ideologie di derivazione cattolica) che la vita sia semplicemente espressione di una sostanza umana comune, e quindi non attraversata da antagonismi. Ma questa visione irenica della cooperazione sociale (che rammenta alcune delle ideologie che hanno accompagnato la pianificazione sovietica impedendole di veder chiaro nei propri interni conflitti) nasconde sia le pesanti contraddizioni che ineriscono alla stessa vita elementare, sia le durissime asimmetrie presenti nel processo lavorativo capitalistico sia, in ogni caso, le diseguaglianze che scaturiscono dalle esigenze tecniche di\u00a0<i>ogni\u00a0<\/i>processo di lavoro e che tendono inevitabilmente a fissarsi e riprodursi. Nasconde quindi l\u2019esigenza di una istanza\u00a0<i>terza<\/i>\u00a0necessaria a riequilibrare i rapporti sociali, il carattere inevitabilmente istituzionale di tale istanza, la necessit\u00e0 che essa possa emettere provvedimenti coercitivi, e la necessit\u00e0 che essa sia facilmente individuabile per imputarle decisioni sbagliate. Facendo mostra di credere all\u2019immagine che la\u00a0<i>communication technology<\/i>\u00a0vuol dare di s\u00e9, e quindi al mondo orizzontalmente connesso che delizia l\u2019ebetudine del consumatore compulsivo di\u00a0<i>smartphone<\/i>, la moltitudine si presenta (in maniera ironicamente simile al socialismo reale, ma in realt\u00e0 addirittura pi\u00f9 nociva) come\u00a0<i>comunit\u00e0 organica<\/i>\u00a0che assorbe in s\u00e9 tutte le funzioni una volta esercitate dallo stato, e che \u00e8 ontologicamente immune dalla degenerazione ed incapace di commettere errori sostanziali che inficino i suoi stessi principi . Non \u00e8 del tutto esatto definire anarchica o neo-anarchica una tale posizione, nonostante i suoi evidenti debiti nei confronti dell\u2019anarco-capitalismo statunitense. Essa in realt\u00e0 sembra situarsi a met\u00e0 strada tra il pensiero anarchico e l\u2019altra profonda critica al concetto di sovranit\u00e0 che, in nome della comunit\u00e0 e contro lo stato, \u00e8 stata formulata dalla<i>destra radicale<\/i>. Del resto, la dialettica tragica del potere investe tutti e\u00a0<i>nessuno \u00e8 esente dal ripetere la parabola sovietica<\/i>. La fondazione dello stato sui\u00a0<i>soviet<\/i>\u00a0(o l\u2019assorbimento del primo nei secondi) implica l\u2019illusione che potere e societ\u00e0 siano divenuti identici e l\u2019impossibilita di comprendere e di dare svolgimento all\u2019inevitabile dialettica fra i due termini. La \u201csemplice amministrazione delle cose\u201d, che dovrebbe sostituire lo stato, si rivela nei fatti estremamente complessa, richiede specialismi e burocrazie che diventano veramente pericolosi soprattutto quando non si abbia una teoria che comprenda la necessit\u00e0 del loro sorgere, e quindi i modi per tenerli a bada. E per saltare subito all\u2019oggi, la tanto decantata comunicazione reticolare orizzontale, anche a prescindere dal suo attuale carattere capitalistico e dalle imprese oligopolistiche che in essa prosperano, si rivela nei fatti come un luogo che produce spontaneamente\u00a0<i>hub<\/i>\u00a0che agiscono come veri e propri\u00a0<i>oligopoli informativi di enormi dimensioni<\/i>, contornati da un pulviscolo di concorrenti del tutto ininfluenti;\u00a0<i>hub<\/i>\u00a0il cui potere asimmetrico \u00e8 assai pi\u00f9 intenso di quello di una qualunque agenzia statuale. Infine, e ragionando all\u2019estremo, colui che odia lo stato spesso lo fa perch\u00e9 concepisce ogni stato soltanto come dominio assoluto e non sa immaginarne una variante temperata: quando le inevitabili difficolt\u00e0 e la durezza dell\u2019organizzazione sociale, ed ancor pi\u00f9 dei processi di trasformazione, gli si parano dinnanzi, egli \u00e8 disarmato di fronte alle inattese e complesse necessit\u00e0 di direzione e rischia di esercitarle nell\u2019unico modo che ritiene possibile, ossia quello pi\u00f9 autoritario.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">5.1<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La pi\u00f9 importante ragione dell\u2019attaccamento opportunistico (e suicida) di gran parte della sinistra all\u2019Unione europea sta nel carattere apparentemente\u00a0<i>indeterminato<\/i>\u00a0del potere che in essa si esercita, un carattere che ben si sposa con la gi\u00e0 notata indeterminatezza del processo rivoluzionario (o, meglio, genericamente\u00a0<i>trasformativo<\/i>) che tale sinistra propone. L\u2019Unione europea piace perch\u00e9 sembra essere un luogo\u00a0<i>privo di sovranit\u00e0<\/i>, un luogo in cui quindi non ci si deve prendere il fastidio di conquistare e trasformare il potere di stato, e che rappresenta il terreno migliore,\u00a0<i>e perci\u00f2 irrinunciabile<\/i>, per una (pretesa) organizzazione a-statuale della societ\u00e0. Ma l\u2019Unione europea non \u00e8 nulla di tutto questo, ed \u00e8 piuttosto il risultato del momentaneo compromesso tra\u00a0<i>diverse e divergenti sovranit\u00e0<\/i>. Essa \u00e8 infatti lo spazio in cui si incontrano tre progetti\u00a0<i>nazionali<\/i>. Il progetto Usa, interessato ad una vasta area di mercato libero che possa contrastare la Russia ma al contempo non sia base di una nuova e pi\u00f9 potente sovranit\u00e0 statale, e quindi funzioni soprattutto come spazio economico. Poi il progetto delle nazioni europee aderenti, attratte dai (passati) benefici economici dell\u2019unit\u00e0, ma incapaci di darsi uno scopo politico comune su cui costruire un nuovo stato. Infine il progetto della nazione europea egemone, ossia la Germania, che preferisce per il momento mantenere la propria egemonia attraverso strumenti economico-procedurali e non direttamente politico-militari. Il risultato di questo incontro non \u00e8 la scomparsa della sovranit\u00e0 ma il suo\u00a0<i>occultamento<\/i>\u00a0e<i>sdoppiamento<\/i>.\u00a0<i>Occultamento\u00a0<\/i>perch\u00e9 con una libera scelta\u00a0<i>politica<\/i>\u00a0le diverse sovranit\u00e0 europee hanno deciso di regolare i propri reciproci rapporti e quelli con le proprie classi subalterne attraverso una delega della politica stessa all\u2019economia (ed alle norme giuridico-amministrative attorno ad essa costruite), una delega tale da poter nascondere le responsabilit\u00e0 di ciascuna di esse sia nell\u2019accresciuto sfruttamento dei propri lavoratori sia nella svendita del lavoro, dei risparmi e dei diritti dei propri o altrui cittadini. L\u2019euro (il\u00a0<i>Reagan d\u2019Europa<\/i>), che \u00e8 il perno di questa soluzione, sembra essere l\u2019unico sovrano, ed il modo\u00a0<i>automatico<\/i>\u00a0con cui esso impone la centralizzazione del capitale e la deflazione salariale \u00e8 una delle pi\u00f9 plastiche illustrazioni della teoria marxiana del feticismo e dell\u2019occultamento, appunto, dei rapporti di potere tra classi.<i>Sdoppiamento<\/i>\u00a0perch\u00e9 la sovranit\u00e0 non si esercita soltanto in forme occulte, ma torna alla bisogna sul davanti della scena. L\u2019economia, come abbiamo gi\u00e0 pi\u00f9 volte notato, non pu\u00f2 affrontare da sola i compiti che le sono stati delegati, e quindi nei momenti di crisi, in mancanza di una vera politica cooperativa europea, non pu\u00f2 che riemergere la mai scomparsa politica degli stati nazionali. Nello stato d\u2019eccezione (che \u00e8 il momento in cui si manifesta il vero sovrano), ossia nell\u2019acutezza della crisi economica, i rapporti sociali e geopolitici sottostanti ai meccanismi puramente funzionali si mostrano con brutalit\u00e0: gli organismi comunitari tacciono, le burocrazie attendono ordini e ricompaiono\u00a0<i>i governi<\/i>\u00a0che, fuori da sedi formali, riaffermano il dominio di una coppia di stati (e infine di uno tra essi) come forma del domino dell\u2019intero capitalismo europeo. L\u2019 Europa non \u00e8 la tomba del sovrano hobbesiano, che in qualche modo ai suoi sudditi doveva comunque rispondere, ma la culla di una sovranit\u00e0 fatta solo per schiacciare le classi e le nazioni subalterne.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">5.2<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tutto ci\u00f2 mostra come sia fuorviante l\u2019idea secondo la quale all\u2019accresciuta integrazione delle economie nazionali europee deve\u00a0<i>necessariamente<\/i>\u00a0corrispondere, come pi\u00f9 coerente espressione istituzionale, un vero stato sovranazionale. Non c\u2019\u00e8 nessun presupposto storiografico, economico, filosofico che ci consenta di argomentare che ad una determinata configurazione produttiva debba per forza corrispondere, come soluzione ottimale, uno ed un solo modello di stato: le diverse forme statuali (citt\u00e0 stato, stati nazionali, imperi\u2026) non disegnano un\u2019evoluzione lineare che va dalla dimensione pi\u00f9 piccola alla pi\u00f9 grande, ma si succedono in maniera imprevedibile in forza di un insieme eterogeneo di fattori. Pur ammettendo che l\u2019integrazione delle economie europee sia cresciuta (ma dovremmo interrogarci almeno sul\u00a0<i>quanto<\/i>\u00a0e sul\u00a0<i>come<\/i>) non sta scritto da nessuna parte che la forma migliore per gestirla sia un semi-stato apparentemente sovranazionale e non piuttosto una<i>confederazione di stati sovrani<\/i>. Quest\u2019ultima pu\u00f2 infatti sia favorire un\u2019integrazione economica pi\u00f9 equilibrata (consentendo maggiori possibilit\u00e0 di\u00a0<i>voice<\/i>\u00a0ed\u00a0<i>exit<\/i>\u00a0alle nazioni pi\u00f9 deboli), sia comportarsi di fatto come vera entit\u00e0 statuale continentale, vera perch\u00e9 fondata prima di tutto<i>su un patto politico<\/i>. La rottura dell\u2019Unione europea deve quindi essere immediatamente affiancata dalla proposta di costruire una confederazione basata sulla scelta dell\u2019equidistanza trai blocchi, della cooperazione con le economie emergenti, col Medio Oriente e col Nordafrica, dell\u2019invenzione di un nuovo modello sociale europeo che inverta la tendenza all\u2019impoverimento ed alla divaricazione tra le classi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">6.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Concludiamo con un\u2019osservazione di diverso tenore. Quanto detto in queste pagine, e nella prima parte di questo scritto, vale anche a ribadire il carattere non predeterminato, originale e spesso imprevedibile delle forme concretamente assunte dalle contraddizioni del capitalismo. Per questo motivo, quando qui abbiamo parlato di\u00a0<i>riproduzione<\/i>\u00a0dei rapporti sociali capitalistici, lo abbiamo sempre fatto separando decisamente la nozione di riproduzione da quella di<i>identit\u00e0.<\/i>\u00a0La riproduzione dei rapporti sociali capitalistici non si realizza come\u00a0<i>ripetizione dell\u2019identico<\/i>, e non solo perch\u00e9 avviene all\u2019interno di situazioni storiche determinate, ma anche perch\u00e9 \u00e8 essa stessa a generare eterogeneit\u00e0 e variazione:\u00a0<i>la riproduzione \u00e8 una matrice di storicit\u00e0<\/i>, e lo \u00e8 per il concorso di tre fattori. Prima di tutto, la realt\u00e0 concreta del capitalismo \u00e8 data dall\u2019intreccio di almeno due sfere (l\u2019economia e la politica) complementari ma distinte, aventi leggi differenti e differenti scansioni temporali: due sfere eterogenee la cui concreta combinazione non pu\u00f2 che essere ogni volta originale. In secondo luogo, la riproduzione \u00e8 un processo di lotta di classe ed \u00e8 quindi esposta alle variazioni dei rapporti di forza ed ai mutevoli compromessi di volta in volta raggiunti. Infine, ed anche per i motivi appena esposti, la riproduzione non \u00e8 un fato ineluttabile che si impone impersonalmente agli attori sociali, ma \u00e8 piuttosto una dinamica certamente inevitabile che per\u00f2 pu\u00f2 realizzarsi solo attraverso le libere ed in parte imprevedibili scelte dei diversi attori. E\u2019 come se il capitalismo ponesse ad ogni societ\u00e0 il problema di come riprodurre nella migliore maniera possibile i propri rapporti fondamentali. Nessuna societ\u00e0 \u2013 se non decide di modificare il modo di produzione su cui si basa \u2013 pu\u00f2 eludere questo problema,\u00a0<i>ma ogni societ\u00e0 lo pu\u00f2 risolvere in maniera diversa<\/i>, a seconda della diversa articolazione tra economia e politica, del diverso sviluppo della lotta di classe e della maggiore o minore capacit\u00e0 degli attori di interpretare la realt\u00e0 e di fornire risposte adeguate. E nelle risposte pu\u00f2 celarsi l\u2019errore di replicazione che conduce a soluzioni insufficienti e foriere di crisi, oppure a soluzioni inedite, capaci di inaugurare una nuova fase del capitalismo. Si pu\u00f2 quindi dire che oltre alle differenze ereditate dalla storia e dalla geografia, ci\u00f2 che da luogo alla distinzione tra le diverse\u00a0<i>formazioni sociali\u00a0<\/i>in cui si articola il capitalismo\u00a0<i>\u00e8 proprio la riproduzione stessa<\/i>, che \u00e8 un processo necessariamente\u00a0<i>aleatorio<\/i>\u00a0ed<i>aperto<\/i>, che pu\u00f2 ripetere le invarianti fondamentali del capitalismo solo in maniera ogni volta diversa e solo come combinazione singolare di elementi convergenti ma eterogenei ossia, appunto, come specifica formazione sociale. E\u2019 proprio la formazione sociale, e non semplicemente il \u201cmodo di produzione capitalistico\u201d, ad essere la sede della storia e della politica. E sono proprio la capacit\u00e0 di trovare il nesso tra le forme concrete del capitalismo e le sue leggi generali, l\u2019attitudine a mostrare legami che altrimenti sarebbero celati e a proporre obiettivi politici che su questi legami sappiano intervenire, sono proprio queste cose a costituire l\u2019essenza di una politica comunista e, pi\u00f9 in generale, di ogni politica che non sia banale adattamento alla realt\u00e0 attuale e voglia piuttosto intervenire su di essa secondo un progetto guidato da un\u2019idea.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/10\/27\/questioni-teoriche-ii-nazione-sovranita\/#more-579\">http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/10\/27\/questioni-teoriche-ii-nazione-sovranita\/#more-579<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MIMMO PORCARO (1a parte:\u00a0http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35759) 3. 1 Egualmente\u00a0determinato\u00a0deve essere\u00a0il processo della rottura geopolitica, e l\u2019analisi concreta deve dirci, per ogni fase dell\u2019evoluzione del mercato mondiale, quale sia l\u2019unit\u00e0 territoriale \u201cminima\u201d dell\u2019azione, ossia quella nella quale sia possibile quanto meno\u00a0iniziare\u00a0un\u2019attivit\u00e0 politica sufficientemente autonoma da parte delle classi popolari. Tale unit\u00e0 minima deve essereoggi\u00a0identificata con lo\u00a0stato nazionale\u00a0e ci\u00f2 sia per i motivi detti poco sopra, sia perch\u00e9 mentre le organizzazioni sovranazionali pi\u00f9 influenti sono esclusivamente strumento della\u00a0lotta&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":35383,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/porcaro.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9iN","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35761"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35761"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35761\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35766,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35761\/revisions\/35766"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/35383"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35761"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35761"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35761"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}