{"id":35787,"date":"2017-10-31T00:49:45","date_gmt":"2017-10-30T23:49:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35787"},"modified":"2017-11-01T12:09:55","modified_gmt":"2017-11-01T11:09:55","slug":"leuropa-e-su-un-binario-morto-noi-ungheresi-sappiamo-il-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35787","title":{"rendered":"\u201cL\u2019Europa \u00e8 su un binario morto. Noi ungheresi sappiamo il perch\u00e9\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo scorso 23 ottobre il primo ministro ungherese Viktor Orb\u00e0n ha commemorato la rivoluzione del 1956 pronunciando il discorso riportato integralmente qui di seguito. Se apprezziamo il lucido realismo con il quale esso mette a fuoco il carattere violento e totalitario del progetto europeista, rifiutiamo, d&#8217;altro lato, il mito della purezza delle origini come pure la teoria &#8220;etnica&#8221; della nazionalit\u00e0 cui \u00e8 ispirato.<br \/>\n<\/em><em> [LA REDAZIONE]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif;\">Rendo omaggio e saluto gli ungheresi che davanti agli eroi del \u201956 chinano la testa. Saluto voi, sparpagliati in tutto il mondo da Toronto a Parigi, da Dunaszerdahely a Munk\u00e1cs passando per Szabadka fino alla Terra dei Siculi. Saluto chi festeggia qui nella capitale della nazione ed anche chi sta a casa davanti ai televisori, anche loro sono con noi. Saluto quelli che sentono che <strong>noi ungheresi, popolo della libert\u00e0,<\/strong> siamo un particolare popolo della libert\u00e0. Pu\u00f2 piovere, pu\u00f2 tirare il vento, <strong>possono arrivare lacrimogeni o cariche a cavallo, noi ci riuniamo,<\/strong> perch\u00e9 ovunque viviamo nel mondo oggi noi vogliamo ricordare. Dignit\u00e0 e giustizia. Vogliamo ricordare quel stupendo giorno d\u2019ottobre, quando <strong>un popolo disse: ora basta<\/strong>, e tremarono i piloni del sistema comunista mondiale. Vogliamo ricordare quel momento, che vivr\u00e0 per sempre nel ricordo delle nazioni libere del mondo.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Egregi Signori e Signore!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\"><strong>La patria \u00e8 una realt\u00e0 naturale e spirituale<\/strong>. Il potere sovietico invece ci aveva portato in uno spazio senza storia, voleva annientare il nostro passato e la nostra cultura. Contro il ripetersi del terrore fisico e spirituale <strong>l\u2019arma pi\u00f9 forte \u00e8 la memoria nazionale<\/strong>. Per questo siamo venuti oggi proprio qui. L\u2019edificio accanto a noi \u00e8 stato prima sede delle crocifrecciate <em>[ndr: collaborazionisti ungheresi del regime nazi-fascista]<\/em>, poi sede del terrore del partito-stato comunista. Prima i <strong>nazional-socialisti<\/strong>, poi i <strong>socialisti internazionali<\/strong> si sono insediati qui. Qui tenevano imprigionati e torturavano, quelli di cui avevano maggiormente paura e che per questo odiavano di pi\u00f9. Nel 2002 l\u2019abbiamo ritagliato fuori dal tempo e dallo spazio e abbiamo eretto un \u201c<em>memento<\/em>\u201d, abbiamo collocato qui <strong>un museo, a Budapest, in Ungheria nel cuore dell\u2019Europa<\/strong>. Affinch\u00e9 ricordi sempre il mondo che la voglia di libert\u00e0 degli ungheresi non si pu\u00f2 soffocare. L\u2019abbiamo collocato qui affinch\u00e9 ricordi anche a noi stessi che <strong>se si perde la libert\u00e0, se si perde l\u2019indipendenza nazionale, saremo persi anche noi<\/strong>. Ci esorta, che la libert\u00e0 a noi non \u00e8 mai stata data gratuitamente. Dobbiamo sempre combattere per averla. Che arrivino i <em>labanc<\/em>\u00a0<em>[ndr: soldati imperiali nella guerra di indipendenza di Rak\u00f3czi]<\/em>\u00a0o i <em>muszk\u00e1k<\/em>\u00a0<em>[ndr: il nome popolare dei russi]<\/em> i tedeschi o i sovietici, si vestino con panni da crocifrecciati o comunisti, <strong>la nostra libert\u00e0 tocca sempre a noi difenderla<\/strong>. Altri non lo faranno mai. Siamo abituati: per noi la liberazione ha sempre rappresentato l\u2019inizio di una nuova occupazione. E\u2019 fortunato quel popolo che nel momento del bisogno, nelle ore decisive, ha giovani donne e uomini pronti a difendere la patria. Perch\u00e9 in quest\u2019angolo d\u2019Europa arriveranno quei momenti, quando dell\u2019amore per la patria non baster\u00e0 parlare, ci saranno tempi\u00a0 quando <strong>la patria dovr\u00e0 essere difesa veramente<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\"><strong>Oggi ricordiamo<\/strong> quelli che un giorno si sono svegliati, e si sono resi conto che gli avevano tolto tutto, tutto quello per qui valeva la pena non solo di morire ma anche di vivere. Non hanno tolto loro solo quello che avevano, ma anche quello che avrebbero avuto. Erano paralizzati dal terrore, se fosse andato avanti cos\u00ec l\u2019Ungheria sarebbe stata persa per sempre. E allora <strong>sull\u2019orlo del precipizio<\/strong>, sulla soglia di polverizzazione della patria millenaria e del mondo ungherese <strong>si sono ribellati<\/strong>. <strong>Nel 1956 \u00e8 sbocciato un paese meraviglioso<\/strong> dall\u2019ombra dell\u2019oppressione. Quello che desideravamo da sempre. E\u2019 apparso a noi, si \u00e8 rilevato come possibile, l\u2019idea che potr\u00e0 esistere un\u2019Ungheria costruita dal nostro io migliore. La rivoluzione \u00e8 stata <strong>una rivoluzione nazionale<\/strong>. Si cap\u00ec in un baleno che i lavoratori delle fabbriche non erano proletari internazionali ma operai ungheresi. E di questo momento ci ricorderemo sempre finch\u00e9 un ungherese vivr\u00e0 sulla terra. Facciamo una piccola deviazione e confessiamolo: noi non solo ricordiamo ma <strong>non dimentichiamo nemmeno<\/strong>. Non dimentichiamo <strong>chi si \u00e8 messo contro di noi<\/strong>. E\u2019 normale criticarci del fatto che noi non sappiamo perdonare. Ma <strong>sono loro che non sanno scusarsi<\/strong> di tutte le cose che hanno fatto contro di noi in quasi cinquanta anni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Egregi Signori e Signore che qui commemorate!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\"><strong>Gli occidentali<\/strong> <strong>anche se hanno osannato la rivoluzione ungherese, non l\u2019hanno capita.<\/strong> Non hanno capito la forza che lavora dentro di noi. Non hanno capito perch\u00e9 lottammo contro un nemico cos\u00ec potente che secondo i calcoli umani era imbattibile. Non l\u2019hanno capito che lottiamo perch\u00e9 fino alla fine <strong>siamo attaccati alla nostra cultura e al nostro stile di vita<\/strong>, e <strong>non vogliamo fonderci in un crogiolo di nessuno<\/strong>. Vogliamo che ci rispettino per chi e per cosa siamo. Da mille anni <strong>abbiamo protetto i confini dell\u2019Europa<\/strong> e abbiamo lottato per la nostra autodeterminazione nazionale. Siamo una nazione forte e coraggiosa che sa bene che chi non \u00e8 rispettato \u00e8 disprezzato. <strong>Non ci capiscono oggi a Bruxelles perch\u00e9 gi\u00e0 allora non ci capivano<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Egregi Signori e Signore!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Non siamo solo vicini alla Casa del Terrore, ma siamo su uno dei pi\u00f9 bei viali al mondo. Si manifesta davanti a noi nella nella sua inimitabile realt\u00e0 quella <strong>bellezza e quella grandezza che dimostra la capacit\u00e0 della nostra nazione<\/strong>. Qui ci sono in fila i maestosi palazzi del viale Andrassy, l\u00e0 Piazza degli Eroi, da quella parte l\u2019Opera e il Ponte delle Catene. Un patrimonio. Una eredit\u00e0 suggestiva che ci obbliga tutti. Le nostre piazze non sono apparati scenici, sui quali passare meravigliati. Sono strumenti di misura, segni e avvertimenti. <strong>Una nazione che \u00e8 arrivata a un tale apice come siamo arrivati noi<\/strong> \u2013 e non solo una volta- non pu\u00f2 accontentarsi di meno. Ci sono stati tempi in cui dirigevamo un Impero. Ci sono stati tempi \u2013 e non solo una volta- nei quali dopo la distruzione abbiamo dovuto <strong>ricostruire e riorganizzare la nostra devastata patria<\/strong>. E non ci siamo nascosti n\u00e9 dalla responsabilit\u00e0 n\u00e9 dal lavoro, n\u00e9 dalla volont\u00e0 di Dio, abbiamo accettato quello che c\u2019era da accettare. C\u2019\u00e8 chi ha garantito l\u2019aiuto alla nazione sul campo di battaglia, chi invece nel lavoro spirituale. Oggi festeggiamo quel giorno in cui milioni di ungheresi hanno scoperto insieme, sebbene viviamo vite differenti, che <strong>facciamo parte tutti della stessa nazione<\/strong>. Oggi ricordiamo quel momento in cui il cardinale e il tornitore, i filosofi ed i ragazzi di Pest, il principe e il partigiano sovietico diventato Ministro della difesa, volevano la stessa cosa. Oggi ricordiamo quel momento, che ha attraversato i muri che separavano le parti divise della nazione ed \u00e8 passato nelle riunioni studentesche della Transilvania o le celle della prigione di Szamos\u00fajv\u00e1r. Mansfeld P\u00e9ter, Wittner M\u00e1ria, D\u00f3zsa L\u00e1szl\u00f3, Szab\u00f3 J\u00e1nos, Pongr\u00e1tz Gergely, Nagy Imre, Mindszenty J\u00f3zsef. <strong>Guardiamo a loro, ma vediamo una nazione<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Egregi Signori e Signore!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Il ricordo ci aiuta a vedere in faccia la verit\u00e0 della nostra vita odierna. La verit\u00e0 \u00e8, che <strong>dopo 30 anni<\/strong> dalla caduta del comunismo <strong>c\u2019\u00e8 di nuovo una forza mondiale, che vuole plasmare le nazioni europee<\/strong> in modo che diventino dello stesso colore e della stessa sostanza. Come tutte le nazioni europee di cultura, anche <strong>noi ungheresi, abbiamo un\u2019idea di Ungheria<\/strong>. Un\u2019idea di libert\u00e0, di civilizzazione, una visione di come devono essere e vivere degnamente le persone. Abbiamo sempre ricostruito cos\u00ec l\u2019Ungheria, appena ci siamo liberati dagli oppressori attuali. E\u2019 stato cos\u00ec anche dopo l\u2019abbattimento del comunismo quando abbiamo mandato a casa i sovietici. La verit\u00e0 \u00e8 che ora, trenta anni dopo, <strong>c\u2019\u00e8 di nuovo un pericolo<\/strong> che minaccia tutto quello che abbiamo pensato dell\u2019Ungheria e del modo di vivere ungherese. La verit\u00e0 \u00e8 che dopo l\u2019ottenimento della libert\u00e0 del 1990, siamo arrivati <strong>di nuovo ad un momento cruciale della nostra storia<\/strong>. Volevamo credere che i vecchi problemi non potranno ripetersi. Volevamo credere che <strong>l\u2019ossessivo sogno comunista di creare l\u2019homo sovieticus<\/strong> al posto degli ungheresi, fosse sconfitto per sempre. Ed <strong>ora siamo qui increduli<\/strong> e vediamo che <strong>le forze della globalizzazione<\/strong> tentano di scassare le nostre porte e lavorano affinch\u00e9 al posto degli ungheresi venga creato <strong>un homo bruxellicus<\/strong>. Volevamo credere che non avremmo pi\u00f9 avuto a che fare con forze politiche, economiche e intellettuali che volessero tagliare le nostre radici nazionali. Volevamo credere anche che in Europa non avrebbe mai pi\u00f9 potuto rialzare il capo il terrore e la violenza.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-35815\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/40412207_303-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/40412207_303-300x169.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/40412207_303.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Non \u00e8 andata cos\u00ec. <strong>L\u2019Europa si \u00e8 abbagliata<\/strong> dai successi di una volta. E cos\u00ec <strong>si \u00e8 marginalizzata<\/strong> nel teatro mondiale senza neanche rendersene conto. Sognava un ruolo mondiale ed <strong>oggi i vicini a mala pena la considerano<\/strong>, e riesce a mal la pena a mantenere l\u2019ordine nel suo territorio. Invece di riconoscere questo <strong>ha iniziato una campagna vendicativa contro chi l\u2019ha avvertita del pericolo<\/strong> della abnegazione spirituale e del nichilismo. Hanno bollato come pedanti, quelli che hanno detto che l\u2019Europa ha <strong>bisogno di confini esterni<\/strong> proteggibili. Hanno chiamato razzisti chi diceva che <strong>le migrazioni mettono a rischio<\/strong> la nostra cultura. Hanno bollato come ripugnanti chi ha alzato la voce in <strong>difesa della cristianit\u00e0<\/strong>. Hanno bollato omofobi chi \u00e8 andato in <strong>difesa della famiglia<\/strong>. Hanno bollato come nazisti chi difende un\u2019Europa come federazione di nazioni. E infine hanno bollato come sognatori chi ha deviato dalla <strong>via di Bruxelles che conduce nella palude<\/strong>. In pochi siamo sopravvissuti a queste campagne punitive. Questa <strong>superbia ha portato l\u2019Europa nella crisi<\/strong> economica, politica e spirituale dalla quale oggi ogni stato vuole scappare. Questa \u00e8 la verit\u00e0 con la quale oggi dobbiamo confrontarci. Parentesi. Si vede che da quelle parti non conoscono il monito pi\u00f9 famoso del nostro Santo Re, Stefano: \u201cNiente si solleva, solo l\u2019umilt\u00e0, niente precipita, solo la superbia e l\u2019odio.\u201d<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Egregi Signori e Signore!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Gli uomini europei \u2013 e tra loro anche noi \u2013 <strong>ci siamo stancati di quelli che vogliono farci accettare la globalizzazione come una forza irresistibile<\/strong>. Ci siamo stancati che ripetono questo giorno e notte, che non possiamo fare niente, dobbiamo solo sopportare, dobbiamo solo conformarci e chinare il capo. <strong>Noi volevamo e vogliamo ancora oggi l\u2019Unione Europea<\/strong>. Che sia <strong>sicurezza<\/strong> ed uno strumento con il quale le nazioni europee proteggano i loro pensieri comuni della <strong>civilt\u00e0<\/strong>. Invece in realt\u00e0 ci siamo resi pi\u00f9 vulnerabili di quanto eravamo. In ogni situazione di crisi <strong>gridano Europa, come se fosse una parola magica<\/strong>, quale solo se essa possa cambiare le nostre sorti. <strong>L\u2019Europa \u00e8 su un binario morto<\/strong>. <strong>Noi ungheresi sappiamo perch\u00e9<\/strong>. In questo periodo, il 23 ottobre lo vediamo ancora pi\u00f9 chiaramente. Nel XX secolo i problemi sono stati causati dagli Imperi militari, ora sulla scia della globalizzazione si ergono <strong>Imperi economici<\/strong>. Non hanno confini, ma hanno i <strong>media mondiali<\/strong> dalla loro parte e hanno decine di migliaia di <strong>persone comperate<\/strong>. Non hanno una struttura forte, ma hanno una <strong>rete sviluppata<\/strong>. Sono veloci, forti e brutali. Questo <strong>impero speculativo finanziario ha fatto prigioniera Bruxelles<\/strong> e qualche paese membro. Fino a che non riconquister\u00e0 la sua sovranit\u00e0 il governo europeo non potr\u00e0 guidarci nella direzione giusta. Questo impero ci ha portato queste ondate migratorie della nuova era, milioni di migranti, l\u2019invasione di migranti. Loro <strong>hanno elaborato questo progetto con il quale vogliono far diventare l\u2019Europa un continente meticcio<\/strong>. Ora siamo solo noi che resistiamo. Siamo arrivati a questo punto che l\u2019Europa centrale rimane l\u2019ultima area senza migranti. Proprio per questo la lotta per il futuro dell\u2019Europa si concentra qui.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Egregi Signori e Signore!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\"><strong>Noi ungheresi siamo stati quelli che hanno rotto il ghiaccio del silenzio<\/strong>. Noi siamo stati quelli che hanno indicato quali sono le forze che vogliono tagliare le radici nazionali dell\u2019Europa. <strong>Abbiamo portato alla luce<\/strong>, l\u2019alleanza, prima nazionale poi internazionale, contro di loro. Non potevamo fare altrimenti. La semioscurit\u00e0 e la guerra nascosta non fanno parte del nostro mondo. Quella noi non la potremmo mai vincere. <strong>Nell\u2019oscurit\u00e0 i nostri nemici sono pi\u00f9 forti<\/strong>. Solamente in una lotta a carte scoperte, con un discorso chiaro e diritto abbiamo probabilit\u00e0 di vincere, di <strong>difendere i nostri confini, fermare le migrazioni, e difendere la nostra identit\u00e0 nazionale<\/strong>. Se vogliamo una Ungheria ungherese e un\u2019Europa europea allora dobbiamo dirlo apertamente. E non basta dirlo, ma bisogna anche lottare. Come sempre abbiamo fatto quando si trattava della nostra libert\u00e0\u00a0 e indipendenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Egregi Signori e Signore che siete qui per festeggiare!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\"><strong>Oggi ogni votazione \u00e8 determinante in Europa<\/strong>. Lo erano quella austriaca, quella tedesca, quella ceca e lo saranno <strong>il prossimo anno quella italiana ed anche quella ungherese <\/strong><em>[ndr: nel 2018 si tengono le elezioni politiche in Ungheria].<\/em> Si decider\u00e0 adesso se i popoli d\u2019Europa riconquisteranno la guida della propria vita nazionale dai burocrati europei che sono intrecciati con l\u2019<em>elit\u00e9<\/em> economica. In ogni campo, nella politica, nell\u2019economia, nella vita intellettuale e prima di tutto nella cultura dobbiamo conseguire cambiamenti profondi. <strong>Si decider\u00e0 ora se riusciremo a far tornare la vecchia, grandiosa Europa, quella che era prima della multiculturalit\u00e0<\/strong>. Noi vogliamo un\u2019Europa sicura, dignitosa, borghese, cristiana e libera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Ancora tanti pensano che questo sia impossibile, ma <strong>noi pensiamo al 1956<\/strong>. Quanti avrebbero pensato alla mattina del 23 ottobre andando al lavoro sul tram, che alla sera al posto della statua di Stalin sarebbero restati solo gli stivali? Quanti avrebbero pensato che, in caso di necessit\u00e0, anche gli uomini-bambini prenderanno le armi in mano? Scrive \u00d6rk\u00e9ny <em>[ndr: scrittore ungherese]<\/em> di un bambino che bussa la porta di un\u2019appartamento borghese: \u201cSignora prego, se pulisco bene i piedi mi sar\u00e0 permesso di sparare dalla finestra?\u201d E <strong>quanti credevano nel 1988<\/strong> che saremmo riusciti a far franare il comunismo in un anno imponendo alle truppe sovietiche di ritirarsi. E in quanti hanno creduto prima del <strong>2010<\/strong>, che in breve avremo <strong>una costituzione su basi nazionali, di cultura cristiana<\/strong> e capace di proteggere le nostre famiglie. <strong>Dicevano che \u00e8 impossibile<\/strong>. Dicevano che \u00e8 impossibile mandare a casa l\u2019FMI. Dicevano che \u00e8 impossibile far rendere conto alle banche. Impossibile fare pagare le tasse alle multinazionali, impossibile abbassare le spese. <strong>Dicevano<\/strong> impossibile dare lavoro a tutti, che \u00e8 impossibile mettersi contro la migrazione e che <strong>\u00e8 impossibile fermare l\u2019invasione dei migranti con il recinto<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Non ho potuto dirvi, nemmeno una volta, che si riuscir\u00e0 a farlo con certezza. Nella vita per queste cose non c\u2019\u00e8 garanzia. Una cosa invece \u00e8 sicura: <strong>se non ci proviamo, allora non ci potremmo riuscire<\/strong>. Un po\u2019 di possibilit\u00e0 c\u2019\u00e8 sempre. Nel 1956 abbiamo salvato l\u2019onore della nazione, nel 1990 abbiamo ripreso la nostra libert\u00e0, e nel 2010 ci siamo messi sulla strada dell\u2019unificazione della nazione. <strong>A noi nessuno pu\u00f2 dire che \u00e8 impossibile<\/strong>. Noi sappiamo che <strong>la migrazione si pu\u00f2 fermare<\/strong>, si pu\u00f2 <strong>frenare la globalizzazione<\/strong>, si pu\u00f2 <strong>contenere Bruxelles<\/strong>, si pu\u00f2 forare il piano speculativo finanziario, e alla <strong>pazza idea degli Stati Uniti d\u2019Europa<\/strong> si pu\u00f2 mettere la camicia di forza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Egregi Signori e Signore!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\"><strong>La posta in gioco \u00e8 alta<\/strong>. Non possiamo trattare niente dall\u2019alto in basso. Nonostante la nostra forza odierna non possiamo gongolarci nell\u2019inattivit\u00e0 e nella comodit\u00e0. <strong>Non dobbiamo sottovalutare mai la forza del lato oscuro<\/strong>. I favoriti per la prossima tornata elettorale siamo noi, ma non abbiamo ancora meritato, non abbiamo ancora combattuto per la vittoria. Abbiamo bisogno di tutti. Per questo nei mesi seguenti ci organizzeremo. A marzo ricominceremo. E allora <strong>in aprile vinceremo di nuovo<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\">Forza Ungheria, Forza ungheresi!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;\"><em>fonte: <strong>ungherianews.com<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 23 ottobre il primo ministro ungherese Viktor Orb\u00e0n ha commemorato la rivoluzione del 1956 pronunciando il discorso riportato integralmente qui di seguito. Se apprezziamo il lucido realismo con il quale esso mette a fuoco il carattere violento e totalitario del progetto europeista, rifiutiamo, d&#8217;altro lato, il mito della purezza delle origini come pure la teoria &#8220;etnica&#8221; della nazionalit\u00e0 cui \u00e8 ispirato. 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