{"id":35796,"date":"2017-10-30T11:08:55","date_gmt":"2017-10-30T10:08:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35796"},"modified":"2017-10-29T22:41:49","modified_gmt":"2017-10-29T21:41:49","slug":"il-mondo-di-cui-parliamo-1a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35796","title":{"rendered":"Il mondo di cui parliamo (1a parte)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Girasoli)<\/strong><\/p>\n<p><em>Ogni individuo ha nel proprio prossimo il suo naturale interlocutore; da questo punto di vista la vita degli uomini \u00e8 una continua dialettica, una perpetua interlocuzione, un continuo rapporto con l&#8217;alterit\u00e0. In questa dialettica, intesa come incontro tra due forze, vige un imperativo tutto umano: il bisogno di senso, il quale necessariamente conduce ad indagare la Verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_91472\" class=\"wp-caption aligncenter\"><\/div>\n<div>\n<p>Oggi, molto pi\u00f9 che in passato, gli uomini si interfacciano con il mondo come qualcosa di totale e omnicomprensivo, lo sentono come un\u00a0<strong>ente non pi\u00f9 scorporabile<\/strong>\u00a0in tanti piccoli pezzi, che sono le esperienze delle singole individualit\u00e0. Che i contemporanei ne siano coscienti o che lo rifiutino, essi ricevono il mondo in una visione totale, globalizzante e probabilmente sovrabbondante. Questo perch\u00e8, similmente a quello che accadde con l\u2019invenzione del\u00a0<strong>treno<\/strong>\u00a0e del\u00a0<strong>telegrafo<\/strong>nel XIX sec., le distanze sono sempre pi\u00f9 relative, la comunicazione senza ostacoli, l\u2019informazione facilitata e ininterrotta, le problematiche sempre pi\u00f9 inerenti all\u2019<strong>Uomo come specie<\/strong>\u00a0e<strong>\u00a0non come individuo<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo sviluppo,\u00a0<strong>profondamente tecnico<\/strong>, cui l\u2019umanit\u00e0 non riesce a stare al passo con un\u2019etica che ne corrisponda efficaciemente le criticit\u00e0, e un pensiero politico che sappia fondarsi ideologicamente su presupposti autonomi dallo scenario economico, l\u2019uomo continua tuttavia a vivere immerso nella sua dimensione pi\u00f9 antica e fondante: quella\u00a0<strong>dialettica<\/strong>. Ogni individualit\u00e0\u00a0<em>\u00e8<\/em>\u00a0ed\u00a0<em>ha<\/em>\u00a0un prossimo, al quale propone continuamente una concezione di mondo, una narrazione culturale, un\u2019interpretazione necessitata dall\u2019innato desiderio di acquisire e spiegare l\u2019economia delle cose, dalla pi\u00f9 concreta alla pi\u00f9 astratta. Ma questa forma spontanea e conflittuale di interpretazione e comunicazione fra gli uomini scaturisce da un interesse o da una ragione? L\u2019interesse implica una passione, una mozione degli affetti, un giudizio di merito, e rappresenta quindi un\u2019<strong>imposizione della soggettivit\u00e0<\/strong>\u00a0rispetto all\u2019universalit\u00e0; la ragione d\u2019altro canto implica razionalit\u00e0, logicit\u00e0, rigore, e la ricerca perenne dell\u2019oggettivit\u00e0 che si \u00e8 soliti chiamare Verit\u00e0, e quindi l\u2019universalit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_91472\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91472\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Caspar_David_Friedrich_-_Der_Wanderer_%C3%BCber_dem_Nebelmeer.jpg\" alt=\"Viandante sul mare di nebbia - Caspar David Friedrich (1818)\" width=\"1100\" height=\"1399\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Viandante sul mare di nebbia \u2013 Caspar David Friedrich (1818)<\/p>\n<\/div>\n<p>Posto l\u2019interrogativo guida, occorre portare all\u2019attenzione della\u00a0<strong>contemporaneit\u00e0<\/strong>\u00a0che oggi, molto pi\u00f9 di ieri, la contestazione pi\u00f9 fragorosa che le masse dirigono verso la ragione storica della filosofia, la quale prima di ogni altra ha indagato la\u00a0<strong>Verit\u00e0<\/strong>, \u00e8 che questa, tutto sommato, abbia voluto spacciare per oggettivo tutto ci\u00f2 che \u00e8 sempre scaturito dalla necessit\u00e0 di comprensione umana, che per sua stessa natura \u00e8 un\u2019esigenza soggettiva. Mentre si ammette che l\u2019uomo sia biologicamente legato alla ricerca del senso senza troppi problemi, quando questo implica l\u2019oggettivit\u00e0 emerge un fattore di fortissimo scetticismo negli astanti,<strong>sempre pi\u00f9 disillusi<\/strong>. Questo perch\u00e8: dato come evidente che tutto ci\u00f2 che l\u2019uomo ha stabilito essere razionale \u00e8 scaturito dalla sua irrazionale ed egoistica necessit\u00e0 di controllo, atta ad eliminare la dimensione tragica dell\u2019angoscia, se ne \u00e8 desunto che la soggettivit\u00e0 sopravviva in tutte le forme di spiegazione razionale come un\u00a0<strong>vizio di forma ineliminabile<\/strong>.<\/p>\n<p>Si assiste al capovolgimento totale di quella che si potrebbe chiamare un\u2019<strong>etica della conoscenza<\/strong>, dove la soggettivit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 considerata una dimensione insufficiente e limitativa ai fini di comprendere la realt\u00e0, come\u00a0<strong>Platone<\/strong>\u00a0aveva meritoriamente sancito demonizzando l\u2019autorevolezza della conoscenza sensibile, bens\u00ec come l\u2019unica dimensione possibile tramite la quale la realt\u00e0 autentica possa darsi. Certo, questo dato non si esplica come presente e cosciente alla mente di ognuno, ma si pu\u00f2 desumere notando la finalit\u00e0 decostruttiva,\u00a0<strong>scettica<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>nichilistica<\/strong>\u00a0del discorso comune, la quale abita la quasi totalit\u00e0 della dialettica quotidiana delle masse, che, ancora, si costituisce come un relativismo assoluto in cui nessuna cosa \u00e8 sufficiente per se stessa, ma \u00e8 sempre retta dalla causalit\u00e0 dell\u2019interesse. In tal senso, il comune sentire ha gi\u00e0 risposto alla domanda: non c\u2019\u00e8 alcun dubbio, l\u2019uomo nel parlare al suo prossimo, \u00e8 guidato dall\u2019<strong>interesse<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_91474\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91474\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Caspar_David_Friedrich_-_Two_Men_by_the_Sea_-_WGA8249-1.jpg\" alt=\"Two Men by the Sea - Caspar David Friedrich (1817)\" width=\"1353\" height=\"1000\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Two Men by the Sea \u2013 Caspar David Friedrich (1817)<\/p>\n<\/div>\n<p>Tale pregiudizio, cos\u00ec profondamente sedimentato, in realt\u00e0, \u00e8 sintomatico di un\u2019urgenza eminentemente contemporanea di\u00a0<strong>statuire aprioristicamente<\/strong>:<\/p>\n<p><strong>1)<\/strong>\u00a0Che ogni tentativo di rischiaramento filosofico sia solo un\u2019<strong>affabulazione ideologica<\/strong>;<\/p>\n<p><strong>2)<\/strong>\u00a0Che pertanto l\u2019ideologia sia una volontaria e scientemente colpevole\u00a0<strong>mistificazione<\/strong>\u00a0del\u00a0<em>dover essere<\/em>presente e di quello passato;<\/p>\n<p><strong>3)<\/strong>\u00a0Che, infine, la Verit\u00e0, con la \u201cV\u201d maiuscola, quando dichiarata esistente, sia un\u00a0<strong>arbitrio autoritario<\/strong>\u00a0e liberticida affine al sedicente inganno millenaristico operato dalle religioni.<\/p>\n<p>Oltre che anticipare le<strong>\u00a0contraddizioni inevitabili<\/strong>\u00a0che tali proposizioni continuano ad intrattenere le une con le altre, prima fra tutte quella di continuare ad essere di per s\u00e9 ideologiche e universalistiche, tale complessivo pregiudizio criminalizzante, tipico delle masse verso i propri uomini di sapere sin dalla narrazione del\u00a0<strong>mito della caverna<\/strong>\u00a0di platoniana memoria, oggi \u00e8 integralmente e senza contraddizioni corroborato dall\u2019egemonia del pensiero neoliberale tecnocratico.<\/p>\n<p>Si deve compendiare questa definizione: \u00e8 corretto definirlo\u00a0<strong>neoliberale<\/strong>, poich\u00e8 non ha nulla a che vedere con la tradizione classica del pensiero liberale, di cui ignora completamente gli scrupoli, i compromessi, le finalit\u00e0 contingenti e anche i\u00a0<strong>manifesti fallimenti<\/strong>, mantenendo tuttavia con questo il ponte ideologico rappresentato dal motto intramontabile \u201c<em>meno Stato<\/em>,\u00a0<em>pi\u00f9 mercato<\/em>\u201c; tecnocratico, poich\u00e9 la supremazia che tale sistema di potere ha acquisito e sta esercitando nella storia \u00e8 basata\u00a0<em>interamente<\/em>\u00a0sull\u2019ausilio tecnico, senza il quale, con mezzi pi\u00f9 modesti, non potrebbe darsi. Tuttavia, esiste un altro debito di gratitudine enorme che il neoliberalismo deve al pensiero liberale classico, ed \u00e8 quello di aver\u00a0<strong><em>neutralizzato<\/em>\u00a0lo Stato<\/strong>. Ossia non di averlo distrutto, ma di averlo rifondato completamente sul presupposto indiscutibile che l\u2019uomo abbia una natura acquisitiva, e che pertanto per tutelare questa sua natura lo Stato debba solo essere un<strong>\u00a0mero regolatore di rapporti economici<\/strong>, un arbitro in caso di contese giudiziarie, un braccio armato dinnanzi a concorrenti esteri e rivoluzionari interni.<\/p>\n<div id=\"attachment_91475\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91475\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/detroitindustry4-1920x786.jpg\" alt=\"D\u00eda del Trabajo - Diego Rivera\" width=\"1920\" height=\"786\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">D\u00eda del Trabajo \u2013 Diego Rivera<\/p>\n<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/filosofia\/il-concetto-di-stato-di-natura-nel-cinema-post-apocalittico-contemporaneo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>John Locke<\/strong><\/a>\u00a0(1632-1704), ritenuto il padre del liberalismo classico, si immagina uno Stato di Natura dove gi\u00e0 gli uomini commerciano, usano denaro, sono proprietari di beni; l\u2019esigenza dello Stato propriamente inteso nasce solo dal bisogno di dirimere contese, per evitare lo\u00a0<strong>Stato di Guerra<\/strong>\u00a0che getta tutti nell\u2019angoscia di poter essere uccisi. Cerca di suggerire, poco prima e poco dopo aver enunciato questo principio, ne\u00a0<em>Il<\/em>s<em>econdo trattato sul Governo<\/em>, che gli uomini tendono alla socievolezza reciproca, ma rigorosamente per motivi utilitaristici: lo\u00a0<em>z\u00f4on politik\u00f2n<\/em>\u00a0aristotelico non \u00e8 dato. Ancora,\u00a0<strong>David Hume<\/strong>\u00a0(1711-1776), esponente massimo dell\u2019empirismo inglese, come prima di lui\u00a0<strong>Bernard de Mandeville<\/strong>\u00a0(1670-1733), teorizza lo Stato, che lui in questo caso definisce\u00a0<em>Civil Society,\u00a0<\/em>come ente necessario ai fini della buona regolazione della vita economica che cresce sempre pi\u00f9 di intensit\u00e0 per lo sviluppo giuridico della contrattualistica commerciale; lo Stato sostanzialmente si auto-causa per mezzo della complessit\u00e0 crescente dei flussi economici di domanda e offerta. Finalmente,\u00a0<strong>Adam Smith<\/strong>\u00a0(1723-1790) arriva a sancire la natura acquisitiva dell\u2019Uomo fondando la celebre espressione dell\u2019<em>homo oeconomicus:\u00a0<\/em>l\u2019uomo \u00e8 ontologicamente tale perch\u00e9 scambia beni, gli altri animali che abitano la Terra no.<\/p>\n<p>Lo Stato neutro liberal-democratico e successivamente lo\u00a0<strong>Stato social-democratico<\/strong>\u00a0hanno costruito la propria legittimit\u00e0 attorno alla garanzia delle libert\u00e0 inviolabili dell\u2019individuo, fra cui spicca primariamente la tutela del complesso insieme delle sue propriet\u00e0, ossia hanno riformato tutta l\u2019architettura istituzionale e costituzionale avendo come unico interlocutore\u00a0<strong>un individuo astratto<\/strong>\u00a0e razionalisticamente posto come: formalmente uguale agli altri, formalmente libero come gli altri, ma sostanzialmente legittimato all\u2019illimitato accumulo di ricchezze, ossia il benessere che \u00e8 ritenuto\u00a0<strong>l\u2019unico vero fine a cui l\u2019uomo tende<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_91476\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91476\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/1200px-Allan_Ramsay_-_David_Hume_1711_-_1776._Historian_and_philosopher_-_Google_Art_Project.jpg\" alt=\"David Hume - Allan Ramsay\" width=\"1200\" height=\"1427\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">David Hume \u2013 Allan Ramsay (1766)<\/p>\n<\/div>\n<p>L\u2019intero pensiero politico cessa di interrogarsi in modo puro sui problemi della sovranit\u00e0 dello Stato, sulla\u00a0<strong>prassi socio-politica dei ceti<\/strong>, sui nuovi sviluppi della politica fiscale ed economica, per mediare tutti questi contenuti, ritenuti come pienamente risolti e superati dai primi due cicli rivoluzionari, inglese e francese, con il nuovo impianto politico che mette al centro di ogni sua considerazione costituzionale la libert\u00e0 negativa dell\u2019individuo.\u00a0<strong>Non ci si domanda pi\u00f9 cos\u2019\u00e8<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>qual \u00e8<\/strong>\u00a0<strong>il buon governo<\/strong>\u00a0di un ottimo Stato, con le sue peculiarit\u00e0 giuridiche e culturali, ma si assiomatizza che il buon governo e un ottimo Stato siano solo quelli che hanno un sistema democratico parlamentare, perch\u00e9 solo all\u2019interno di questo l\u2019individuo pu\u00f2 raggiungere la felicit\u00e0, la quale a sua volta \u00e8 nient\u2019altro che il godimento pieno della propriet\u00e0 tramite l\u2019accumulo illimitato della ricchezza.<strong>\u00a0Adolfo Omodeo<\/strong>\u00a0(1889-1946), storico e\u00a0<em>ri-<\/em>pensatore critico, ma non ostile, del liberalismo, defin\u00ec certo ottimamente la democrazia rappresentativa come una riduzione a\u00a0<em>metodologia della libert\u00e0<\/em>. Da questa impostazione dell\u2019essere politico rispetto all\u2019uomo come cittadino \u00e8 derivata una spaccatura sempre pi\u00f9 evidente: la societ\u00e0 civile e lo Stato hanno cessato di coincidere. La prima \u00e8 venuta ri-costituendosi come una realt\u00e0 complessa e autonoma governata da rapporti di consumo e produzione, e quindi dai\u00a0<strong>bisogni<\/strong>; il secondo, come un\u2019ente terzo a cui spettano non delle prerogative ma delle funzioni specifiche, le quali sono, rispettivamente, l\u2019amministrazione della giustizia, che in questa fase sarebbe pi\u00f9 oppurtuno chiamare tutela dei diritti dei possidenti terrieri, poi dei capi d\u2019industria e infine degli azionisti, e l\u2019<strong>esercizio repressivo della forza<\/strong>\u00a0a guardia dell\u2019ordine pubblico.<\/p>\n<p><strong>Hegel<\/strong>\u00a0(1770-1831) fu il primo a riconoscere complessivamente questi tre momenti: sistema dei bisogni, amministrazione della giustizia e uso della forza, come componenti la societ\u00e0 civile (<em>b\u00fcrgerlich Gesellschaft<\/em>), non pi\u00f9 rinvenendo in questa espressione la mutuabilit\u00e0 che prima le era propria con quella di Stato<em>.\u00a0<\/em>Eppure lui stesso non nascondeva che le funzioni giuridiche operate al di fuori del sistema dei bisogni erano appannaggio dello Stato, e proprio per questo riteneva questa situazione quantomeno paradossale, poich\u00e9 questa funzione regolativa non aveva una sua autonomia teleologica, non aveva un fine, poich\u00e9 gestiva conflitti di classe senza risolverli: una forma di\u00a0<strong>temperamento meccanicistico<\/strong>\u00a0atto a impedire, e nulla pi\u00f9, la disgregazione della societ\u00e0 politicamente costituita ed il suo sprofondamento nella totale anarchia. Certo \u00e8 che nel momento in cui il concetto di societ\u00e0 civile si \u00e8 distaccato dalla sua afferenza con la statualit\u00e0, con cui si pone addirittura in una sorta di ambiguo antagonismo, \u00e8 stato il momento in cui \u00e8 venuta meno un\u2019essenza ancestrale che precedeva e abitava lo Stato:\u00a0<strong>la comunit\u00e0<\/strong>\u00a0(<em>Gemeinschaft<\/em>). A sistematizzare questa situazione e a porre in antitesi le espressioni\u00a0<em>societ\u00e0<\/em>\u00a0e\u00a0<em>comunit\u00e0<\/em>, fu\u00a0<strong>Ferdinand T\u00f6nnies<\/strong>\u00a0(1855-1936), eminentissimo sociologo tedesco, che in questa dicotomia ha identificato il passaggio critico della civilt\u00e0 umana dal contesto pre-industriale a quello industriale. L\u2019aggregato umano politicamente organizzato non si d\u00e0 pi\u00f9 per continuit\u00e0 di istanze tradizionali, di consuetudini che sono un prodotto indistinguibile e chiaroscurale di vincolativit\u00e0 normativa ed etica, di imperativi pratici che coniugano necessit\u00e0 e lealt\u00e0 primordiali, di una convivenza dettata dall\u2019appartenenza ad un territorio particolare; la\u00a0<em>comunit\u00e0<\/em>\u00a0subisce l\u2019<strong>elisione dalla\u00a0<em>societ\u00e0<\/em>\u00a0industriale<\/strong>, la quale livella tutto, razionalisticamente annulla ogni relazione sociale che non possa esprimersi tramite formule giuridiche o economiche: una ricchissima e sfaccettata prassi viene cancellata da un formalismo legale astratto e vuoto, allorch\u00e9 il sistema liberale trova le sue piazzeforti quasi feticistiche nel contratto, come unica forma di relazione universale fra due privati, e la legge della domanda e dell\u2019offerta, come unica normazione imperativa del divenire sociale.<\/p>\n<div id=\"attachment_91477\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91477\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Ferdinand_T%C3%B6nnies.jpg\" alt=\"Ferdinand T\u00f6nnies (1855-1936) \" width=\"509\" height=\"700\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Ferdinand T\u00f6nnies (1855-1936)<\/p>\n<\/div>\n<p>Al di fuori di questi due momenti esiste l\u2019ampia e fastidiosa\u00a0<strong>sfera dell\u2019indefinito<\/strong>. Certo, lo stesso pensiero politico che nacque in completa opposizione a questo sistema, atto a salvaguardare gli sfruttati, i poveri, i diseredati, i\u00a0<strong>formalmente garantiti<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>sostanzialmente vessati<\/strong>, in realt\u00e0 non partiva da un diverso presupposto. Il socialismo, e poi il comunismo, che fu quanto si realizz\u00f2 storicamente grazie alle opere di\u00a0<strong>Marx<\/strong>\u00a0(1818-1883) e\u00a0<strong>F. Engels<\/strong>\u00a0(1820-1895), si trovava perfettamente in accordo con il\u00a0<em>liberal-liberismo\u00a0<\/em>nel guardare alla societ\u00e0 esclusivamente come una costante relazione di rapporti economici. Per il marxismo ortodosso, l\u2019intero spirito di un popolo, hegelianamente inteso: arte, scienza, religione, politica, moralit\u00e0, \u00e8 cos\u00ec dato per la\u00a0<strong>riproduzione dei rapporti di potere economici<\/strong>\u00a0in ognuno di questi ambiti. Emblematica e degna di essere riportata \u00e8 quella che si pu\u00f2 definire una massima, di Karl Marx, nel suo libro\u00a0<em>Per la critica dell\u2019economia politica<\/em>\u00a0, del 1859, che recita:\u00a0<em>l\u2019anatomia della societ\u00e0 civile \u00e8 da ricercare nell\u2019economia politica<\/em>, la quale, \u00e8 il caso di suggerire, \u00e8 l\u2019unica\u00a0<strong>considerata capace di descrivere lo scenario<\/strong>\u00a0della moderna civilt\u00e0 umana.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario riaffermare come quella della fondazione dello Stato liberal-democratico sia stata una fase assolutamente\u00a0<strong>acerba<\/strong>\u00a0rispetto alla\u00a0<em>primavera dei diritti civili\u00a0<\/em>che la storiografia pi\u00f9 dozzinale e scolastica \u00e8 solita identificare nel fatidico 1789. Senza alcun dubbio, nell\u2019odierna condizione del mondo, \u00e8 ormai appurato che la\u00a0<strong>godibilit\u00e0 dei diritti civili<\/strong>, tanto meno quella dei\u00a0<strong>diritti politici<\/strong>, possa essere assicurata se ad un\u2019uguaglianza giuridica non ne segue una sostanziale, se, pertanto, non si concede eguale possibilit\u00e0 a tutti i cittadini di usufruire dei<strong>\u00a0diritti sociali<\/strong>. Questo \u00e8 un problema non solo economico, ma soprattutto politico e proprio della democrazia rappresentativa, che qui certo non si ha lo spazio per trattare.<\/p>\n<div id=\"attachment_91478\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91478\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Karl_Marx_001.jpg\" alt=\"Karl Marx (1818\/1883)\" width=\"1200\" height=\"1721\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Karl Marx\u00a0 (1818\/1883)<\/p>\n<\/div>\n<p>\u00c8 purtuttavia utile ricordarlo per due motivi, di cui qui \u00e8 pi\u00f9 proficuo il secondo: che il neoliberalismo stia, come un\u00a0<strong>tumore maligno<\/strong>\u00a0che si ripresenta dopo una falsa remissione, attaccando nuovamente la poca sanit\u00e0 delle cellule della social-democrazia e del sistema dell\u2019economia mista, e che, forti della consapevolezza di questa nuova\u00a0<strong>fase autofaga<\/strong>, si capisca come la liberal-democrazia che si cerc\u00f2 di instaurare con i primi cicli rivoluzionari abbia avuto un fine negativo, ossia di semplice demolizione dell\u2019allora vigente struttura sociale, e dei suoi contrafforti giuridici. Sebbene sia sempre incauto tentare di effettuare raffronti tra lo scenario anglosassone e quello continentale europeo, dai\u00a0<strong><em>dibattiti di Putney<\/em><\/strong>\u00a0del 1647 fino al 1848 e oltre, la conclusione appurata e indiscussa che fa da sfondo alla lotta fra grandi proprietari, i quali desiderano un suffraggio democratico fondato sul censo, e tutto il resto del popolo che desidera un suffraggio democratico universale maschile, \u00e8 che la nobilt\u00e0, e il regime di privilegio aristocratico e feudale su cui si incardina l\u2019Europa di Antico Regime, sia un\u00a0<strong>ordine sociale<\/strong>\u00a0che deve essere soppresso e con lei, nel basso, tutti gli\u00a0<em>usi civici\u00a0<\/em>e i rimasugli giuridico-consuetudinari delle antiche comunit\u00e0 urbane e rurali.<\/p>\n<p>Che questo sia stato un processo coincidente con l\u2019affermarsi dello\u00a0<strong>Stato Moderno<\/strong>\u00a0\u00e8 innegabile, lo \u00e8 meno che il processo in s\u00e9 non abbia nascosto incognite progressive che non si sono mostrate solo per congiunture storiche favorevoli. Che gli elementi:\u00a0<strong>Stato<\/strong>,\u00a0<strong>nazione<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>liberalismo<\/strong>\u00a0reale non siano entrati in contraddizione insanabile, per quasi un secolo intero dalla loro interazione originaria, \u00e8 stato merito di una borghesia, dotata della proverbiale\u00a0<em><strong>coscienza infelice<\/strong>,\u00a0<\/em>capace di sintetizzare questi tre aspetti entro s\u00e9. Questo, sia ben chiaro, perch\u00e9 rispecchiava delle necessit\u00e0 immediatamente economiche, culturali, psichiche si potrebbe azzardare, oggettive, le quali al contrario verranno meno dopo i due conflitti mondiali se non prima.<\/p>\n<div id=\"attachment_91479\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91479\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Jacques_Bertaux_-_Prise_du_palais_des_Tuileries_-_1793.jpg\" alt=\"Cattura di Palazzo Tuileries - Jean Duplessis-Bertaux (1793)\" width=\"1399\" height=\"921\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Cattura di Palazzo Tuileries \u2013 Jean Duplessis-Bertaux (1793)<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>La distruzione dell\u2019Antico Regime<\/strong>, laddove si verifica presto, oltre ad essere un passaggio dalla valenza e dalle implicazioni incalcolabili, ancora poco introiettato nelle coscienze dei contemporanei, rappresenta il momento in cui lo Stato inizia la sua costante, irregolare ma inesorabile eclissi dallo scenario sociale quotidiano. Perita la comunit\u00e0, nata la societ\u00e0, inizia la\u00a0<strong>terziarizzazione dello Stato<\/strong>. Questo perch\u00e9, se quanto \u00e8 emerso sul conto della societ\u00e0 rispetto alla comunit\u00e0 \u00e8 vero, l\u2019ente secondo, l\u2019<em>alterit\u00e0\u00a0<\/em>quotidiana dell\u2019allora cittadino non \u00e8 pi\u00f9 il vecchio Stato, le sue strutture di comando, la sua denunciata invadenza, la sua potenza illimitata, la sua\u00a0<strong>mostruosa<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>soverchiante autorit\u00e0<\/strong>, bens\u00ec la societ\u00e0 dei consumi. D\u2019altra parte, qui si evidenzia il grande paradosso: l\u2019instaurazione di una\u00a0<em>libera ed egualmente possibile godibilit\u00e0 della ricchezza per tutti i possidenti<\/em>\u00a0pone, come gi\u00e0 detto, lo scopo della societ\u00e0 come negativo.<\/p>\n<p>L\u2019eliminazione di ogni\u00a0<strong>ostacolo giuridico<\/strong>, tradizionale o politico che dir si voglia alla strisciante, e gi\u00e0 in essere, societ\u00e0 dei consumi, la societ\u00e0 civile dei rapporti di produzione, livella tutto il terreno, ma non vi edifica nulla sopra; n\u00e9 desidera farlo. Ma queste<strong>\u00a0<em>libert\u00e0 negative<\/em><\/strong>, ossia la non-interferenza dello Stato, agiscono ottimamente in modo verticale secondo il rapporto cittadino-Stato, non cittadino-cittadino. Al contrario di quanto un\u2019opinione comune fortemente influenzata da narrazioni distorte della societ\u00e0 di Antico Regime ha elaborato, il piccolo contadino proprietario o l\u2019umile artigiano avevano grande probabilit\u00e0 di ottenere giustizia contro i\u00a0<strong>soprusi degli stati<\/strong>\u00a0(<em>etats<\/em>)\u00a0<strong>superiori<\/strong>. Questo grazie a specifici tribunali, al supporto di un forte spirito corporativo che era nel contempo un\u2019appartenenza giuridica rilevante, specie se urbana, e all\u2019impugnazione di una miriade di ancestrali privilegi o consuetudini locali. Era nei confronti dello Stato che il cittadino era completamente impotente; nulla potevano appelli a qualunque magistratura quando il\u00a0<strong>Consiglio del Re<\/strong>, che un po\u2019 dovunque in Europa fungeva anche da supremo tribunale amministrativo, avocava a s\u00e9 una questione che riteneva riguardasse il bene pubblico. Nello Stato liberal-democratico si assiste al fenomeno opposto: \u00e8 estremamente pi\u00f9 semplice aver ragione dello Stato, in una sede di tribunale da lui stesso istituzionalizzato per farsi osteggiare, che del proprio prossimo, quando questi \u00e8 di una classe sociale ben pi\u00f9 abbiente e protetto da una giurisprudenza, come quella statunitense,\u00a0<strong>fagocitata con<\/strong>\u00a0<strong>spietato acume dal diritto societario<\/strong>. Il diritto privato torna nuovamamente a diventare il principe fra gli\u00a0<em>Arcana Imperii<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_91480\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91480\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/1200px-Couder_Stati_generali.jpg\" alt=\"Apertura degli Stati Generali - Auguste Couder (1789)\" width=\"1198\" height=\"665\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Apertura degli Stati Generali \u2013 Auguste Couder (1789)<\/p>\n<\/div>\n<p>Lo Stato liberal-democratico \u00e8 nella sua essenza\u00a0<strong>un\u2019assenza<\/strong>; consiste maggiormente, e paradossalmente, laddove non prescrive alcunch\u00e9. \u00c8 quindi interamente supino alle esigenze dei veri apparati di potere, l\u2019industria, gli istituti di credito, e oggigiorno della finanza internazionale. Se ne deduce che sul lungo periodo, anche con i correttivi \u201cdi umana misericordia\u201d della social-democrazia, la politica non sia pi\u00f9 il luogo della decisione; essa ha conservato al massimo la libert\u00e0, all\u2019interno della sua arena, di schierarsi a favore di\u00a0<strong>implementazioni di welfare<\/strong>\u00a0o\u00a0<strong>no<\/strong>. Anche quest\u2019ultimo presidio, rigorososamente interno all\u2019ambito della politica economica, ad oggi in Europa \u00e8 venuto meno a causa degli accordi restrittivi imposti dall\u2019unione monetaria europea, che ha di fatto inibito e vincolato ad un modello unico le politiche economiche di tutti i paesi, naturalmente senza tenere conto delle specificit\u00e0 di ognuno di essi. La politica non \u00e8 pi\u00f9 quella che\u00a0<strong>Platone<\/strong>\u00a0definiva\u00a0<em>basilik\u00e9 t\u00e9chne,\u00a0<\/em>la tecnica regia a cui spettava decidere cosa tutte le altre tecniche dovessero o non dovessero fare; dirime ci\u00f2 perch\u00e9 ha per sua natura il fine della tutela della collettivit\u00e0, \u201c<em>conosce ci\u00f2 che \u00e8 meglio<\/em>\u201c, dice Platone. La politica, dimensione che per\u00a0<strong>Aristotele<\/strong>\u00a0\u00e8 connaturata e sovraordinata all\u2019uomo, ha come sua virt\u00f9 una saggezza prudenziale (<em>phr\u00f3nesis<\/em>) giacch\u00e9 essendo\u00a0<em>forza\u00a0<\/em>nella sua essenza, sa amministrare i suoi rapporti ovunque si generino fra gli uomini. Non \u00e8 pi\u00f9 ci\u00f2 allorch\u00e9 la sua\u00a0<em>ragione\u00a0<\/em>viene fagocitata in preponderanza dal mero\u00a0<em>interesse,\u00a0<\/em>che usufruisce del mezzo tecnico per soddisfare l\u2019eudemonistica,\u00a0<strong>se non addirittura l\u2019edonistica<\/strong>, passione umana per il possesso.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di ragione presuppone che lo Stato non sia pi\u00f9 un ente cui \u00e8 deputato il compito di\u00a0<em>dover essere\u00a0<\/em>moralmente, non occorre pi\u00f9 abbia\u00a0<strong>un dignit\u00e0 etica<\/strong>\u00a0n\u00e9\u00a0<strong>un fine differente dal mezzo<\/strong>. Anche nell\u2019ambito giuridico del Diritto, altro vasto ambito di cui qui non si pu\u00f2 che accennare, sparisce la dialettica di fondazione aristotelica tra diritto naturale e diritto positivo, tanto meravigliosamente interpretata da\u00a0<strong>Julien Freund<\/strong>\u00a0(1921-1993) nella sua opera\u00a0<em>Diritto e Politica,<\/em>\u00a0ossia tra morale e politica, dalla cui relazione conflittuale ma prammatica si d\u00e0 il Diritto stesso. Si predilige, certo, o l\u2019apriorismo antistorico e trascendente del diritto naturale di\u00a0<strong>Christian Wolff<\/strong>\u00a0(1679-1754), o il normativismo positivista di\u00a0<strong>Hans Kelsen<\/strong>\u00a0(1881-1973), per cui\u00a0<em>il potere dello Stato non \u00e8 altro che l\u2019efficacia di un ordine giuridico.<\/em>\u00a0La Tecnica, la pi\u00f9 alta forma di razionalit\u00e0 umana, col suo sviluppo tecnologico, il quale a sua volta intensifica il fenomeno economico, \u00e8 oramai pi\u00f9 sovrana dello Stato senza necessit\u00e0 di una ragione, poich\u00e9 lo supera nel suo imporsi meccanicisticamente egemone nella vita quotidiana dei popoli come entit\u00e0 regolativa e indirettamente autoritativa. L\u2019opposizione tra lo scenario tecnico e quello politico ben si comprende nella distinzione fondamentale che\u00a0<strong>Max Weber<\/strong>\u00a0(1864-1920) ebbe modo di compiere tra la forza, il\u00a0<em>potere de facto<\/em>(<em>Macht<\/em>) e il\u00a0<em>potere legittimo<\/em>,\u00a0<em>de jure<\/em>\u00a0(<em>Herrschaft<\/em>). Come si \u00e8 anticipato inizialmente: il neoliberalismo domina tramite apparati tecnocratici poich\u00e9 dispone dell\u2019ausilio tecnico, senza il quale questo dislocamento tra l\u2019uomo che si d\u00e0 in natura e l\u2019uomo che si d\u00e0 secondo la tecnica\u00a0<strong>non potrebbe risultare cos\u00ec evidente<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_91481\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91481\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/leben_00.jpg\" alt=\"Max Weber (1864\/1920)\" width=\"1580\" height=\"2320\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Max Weber (1864\/1920)<\/p>\n<p><em>Fine 1a parte<\/em><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/societa-dei-consumi-uomo\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/societa-dei-consumi-uomo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Girasoli) Ogni individuo ha nel proprio prossimo il suo naturale interlocutore; da questo punto di vista la vita degli uomini \u00e8 una continua dialettica, una perpetua interlocuzione, un continuo rapporto con l&#8217;alterit\u00e0. In questa dialettica, intesa come incontro tra due forze, vige un imperativo tutto umano: il bisogno di senso, il quale necessariamente conduce ad indagare la Verit\u00e0. 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