{"id":35798,"date":"2017-10-31T11:08:22","date_gmt":"2017-10-31T10:08:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35798"},"modified":"2017-10-29T22:42:01","modified_gmt":"2017-10-29T21:42:01","slug":"il-mondo-di-cui-parliamo-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35798","title":{"rendered":"Il mondo di cui parliamo (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Girasoli)<\/strong><\/p>\n<p><em>Ogni individuo ha nel proprio prossimo il suo naturale interlocutore; da questo punto di vista la vita degli uomini \u00e8 una continua dialettica, una perpetua interlocuzione, un continuo rapporto con l&#8217;alterit\u00e0. In questa dialettica, intesa come incontro tra due forze, vige un imperativo tutto umano: il bisogno di senso, il quale necessariamente conduce ad indagare la Verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Prima parte:\u00a0<a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35796\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35796<\/a><\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 snatura in apparenza i\u00a0<strong>rapporti di forza economici<\/strong>, qualificandoli come\u00a0<em>non\u00a0<\/em>politici. Ma la massima \u201c<em>meno Stato<\/em>,\u00a0<em>pi\u00f9 mercato<\/em>\u201c, che \u00e8 sopravvissuta pressoch\u00e9 indenne all\u2019introduzione massificata dei diritti sociali, \u00e8 stata introiettata dalle masse dei popoli come la volont\u00e0 dell\u2019economia di escludere, finalmente, il\u00a0<em>turpe mondo politico,<\/em>\u00a0il quale con le sue ideologie ha solo causato dittature, genocidi, massacri, guerre, odio razziale e miseria. Senza cercare di\u00a0<strong>confutare questa narrazione<\/strong>, risulta ugualmente contraddittoria come posizione, dal momento che cerca di occultare una verit\u00e0 inderogabile: tutti i rapporti di forza sono rapporti politici. Questa verit\u00e0 \u00e8 stata ancor pi\u00f9 oscurata dalla percezione generalizzata del\u00a0<strong>decadimento completo del conflitto di classe<\/strong>, e quindi sull\u2019apparente superamento della dicotomia capitale-lavoro. Merito di questo \u00e8 stato il passaggio del capitalismo dalla sua forma classica impostasi nel XIX sec., a quella cosiddetta postfordista, che ha inaugurato l\u2019odierna societ\u00e0 dei consumi, la quale ha livellato le differenze di censo non tramite l\u2019aumento salariale o una maggiore giustizia sociale, bens\u00ec tramite l\u2019abbattimento dei costi produttivi di tutti i beni di consumo superflui e la loro vendita massificata. Proprio nella societ\u00e0 dei consumi, la politica subisce la marginalizzazione definitiva, e a divenire socialmente prioritaria \u00e8 la gerarchizzazione degli individui tramite la loro<strong>\u00a0attivit\u00e0 di consumo<\/strong>, all\u2019interno della quale riposa il \u00ab<em>generatore simbolico di tutti i valori<\/em>\u00bb, che \u00e8 il denaro (U. Galimberti).<\/p>\n<p>Questo problema e tutte le sue attigue considerazioni, non appartiene alla societ\u00e0 civile in quanto insieme dei rapporti produttivi, poich\u00e9\u00a0<strong>questo schematismo \u00e8 insufficiente<\/strong>\u00a0a spiegare i rapporti di forza ideologici, i quali sono pertanto certamente politici, che culturalmente vogliono raffigurare e spiegare il problema del consumo. Questo \u00e8 un qualcosa che si spiega solo nella societ\u00e0 civile non pi\u00f9 intesa come la\u00a0<strong><em>b\u00fcrgerliche<\/em><\/strong><em>Gesells<\/em><em>chaft<\/em>\u00a0marxiana, luogo appunto delle attivit\u00e0 borghesi del commercio e dell\u2019industria, ma come\u00a0<strong><em>zivil<\/em><\/strong><em>Gesells<\/em><em>chaft<\/em>, inteso come il luogo dove i cittadini si\u00a0<em>associano senza scopo di lucro<\/em>, e dove direttamente e indirettamente formano la cosiddetta opinione pubblica. Questo distinguo, messo in luce da\u00a0<strong>J\u00fcrgen Habermas<\/strong>\u00a0nella sua Storia e critica dell\u2019opinione pubblica, mette in risalto il vero centro propulsivo della dicotomia, qui posta in essere al principio, fra interesse e ragione quali elementi alla base della concezione del mondo che l\u2019uomo si forma.<\/p>\n<div id=\"attachment_91482\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91482\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/habermas.jpg\" alt=\"J\u00fcrgen Habermas\" width=\"960\" height=\"960\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">J\u00fcrgen Habermas<\/p>\n<\/div>\n<p>L\u2019opinione pubblica, oltre ad essere presuntamente il<strong>\u00a0cuore della democrazia<\/strong>, \u00e8 il luogo della riflessione collettiva dove la societ\u00e0 dovrebbe prendere coscienza di se stessa e dei suoi bisogni. Ma questa presa di coscienza non dovrebbe, al contrario di come \u00e8 in realt\u00e0, essere maturata nel privato per poi essere espressa in pubblico; perch\u00e9 l\u2019opinione pubblica che\u00a0<strong>Habermas<\/strong>\u00a0qualifica tale nasce nel pubblico per il pubblico, allorch\u00e9 per ovvie ragioni penetra nel privato. D\u2019altra parte l\u2019idea che il rischiaramento tra i cittadini possa avvenire nell\u2019arena pubblica rasenta l\u2019utopia, poich\u00e9 l\u2019intero sistema dei mass-media, neppure lontanamente vicini ad agire secondo una disinteressata ragione, concentra tutte le sue energie nel consacrare il privato,e non il pubblico, come\u00a0<strong>sfera preferenziale per la formazione dell\u2019opinione<\/strong>. Il che non \u00e8 per nulla incoerente con l\u2019idea che il pensiero liberale si fa della volont\u00e0 generale: essa \u00e8 semplicemente la somma di tutte le volont\u00e0 particolari, non esistono altre qualificazioni qualitative. Quindi, ne desume infine Habermas, \u00e8 chiaro che l\u2019opinione: nasce in privato, non si forma razionalmente, subisce inconsciamente la simbolica dell\u2019ordine costituito e non si presta all\u2019ipotesi correttiva del confronto pubblico. Ne deriva a sua volta che l\u2019opinione pubblica odierna\u00a0<strong>non ha cognizione di se stessa<\/strong>\u00a0come entit\u00e0 necessaria del vivere politico, poich\u00e9 ritiene il politico qualcosa di escluso dal privato o, paradossalmente all\u2019inverso, di prettamente privato, negando in ogni caso la sua onnicomprensivit\u00e0.<\/p>\n<p>In ci\u00f2 si replica esattamente la\u00a0<strong>logica del consumismo<\/strong>, il quale \u00e8 un fenomeno che abbraccia la totalit\u00e0 della vita umana e che viene tuttavia relegato dalle coscienze al solo ambito privato. D\u2019altra parte l\u2019obiezione generalmente mossa alla problematizzazione del consumismo \u00e8 che essa sia una criminalizzazione atta a svilire l\u2019umano immerso in uno scenario comunque inarrestabile, come quello della globalizzazione per esempio, senza proporre alcuna\u00a0<strong>soluzione compatibile con questa realt\u00e0<\/strong>. Si rimprovera, ossia, a coloro che denunciano gli eccessi inevitabili del consumismo, di fare una superficiale critica dei costumi, quando in realt\u00e0 \u00e8 profondamente politica. N\u00e8 tanto meno si intende di come il consumismo abbatta o leda la capacit\u00e0 partecipativa del cittadino alla politica, da cui se ne deduce impropriamente che l\u2019aggressione al consumo sia aggressione del privato, e che pertanto non sia una\u00a0<strong>critica legittima<\/strong>, ma solo una retorica criminale atta a regolare, secondo schematismi filo-sovietici ed evocando spauracchi orwelliani, la libera conduzione della vita dei singoli individui. Ma il quesito esasperante dunque \u00e8:\u00a0<strong>cos\u2019\u00e8 mai questo consumo di merci?<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_91483\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91483\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Lavoro-massificazione-e-consumismo-nellopera-di-Thomas-Bayrle.jpg\" alt=\"Thomas Bayrle\" width=\"2048\" height=\"1536\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Thomas Bayrle<\/p>\n<\/div>\n<p>Anzitutto \u00e8 opportuno compiere due osservazioni assolutamente necessarie, una sul\u00a0<strong>metodo<\/strong>\u00a0e una sul\u00a0<strong>merito<\/strong>. Regna sovrano il diktat che recita letteralmente:\u00a0<em>se esprimi una critica, elabora anche una soluzione, altrimenti taci<\/em>. Ora, al di fuori dell\u2019ambito educativo, dove questa massima ha la sua ragione d\u2019essere, dal momento che chi educa deve punire ma nel contempo fornire un esempio positivo a fini emulativi, si tratta di una ben\u00a0<strong>meschina strategia argomentativa<\/strong>\u00a0atta ad avvilire moralmente la libera espressione di pensiero presso tutti gli enti della societ\u00e0 civile con la cognizione per esprimerla. La sovrabbondanza e l\u2019inarrestabilit\u00e0 del fenomeno consumistico, e tutto ci\u00f2 che lo genera, non sono affatto qualificazioni che lo rendono necessariamente accettabile o addirittura giusto. La critica, come attivit\u00e0 razionale, \u00e8 sterile solo quando basa il suo\u00a0<strong>impianto logico sulla soggettivit\u00e0<\/strong>, quando manca, cio\u00e8, di un principio di universalit\u00e0. La riflessione sulla realt\u00e0 non pu\u00f2 essere legittimata solo come rapporto tra problemi e relative soluzioni. Essa \u00e8 sempre valida, se vera. Questo avvilimento del pensiero, quando non utile nel contingente, \u00e8 anch\u2019esso un prodotto dello sviluppo tecnico e dal<strong>\u00a0<em>pensiero calcolante<\/em><\/strong>\u00a0che lo anima (<em>Denken als rechnen<\/em>), il quale genere l\u2019illusione che l\u2019uomo viva la propria vita immerso nella dimensione della\u00a0<em>risolvibilit\u00e0.<\/em>\u00a0Al contrario, l\u2019uomo vive e ha vissuto constantemente in una dimensione inestinguibile di\u00a0<strong><em>problematicit\u00e0<\/em><\/strong>, entro la cui perenne esaltazione soltanto ha potuto sviluppare le sue pi\u00f9 straordinarie invenzioni, le quali sono, cronologicamente, il linguaggio, la logica e la scienza.<\/p>\n<p>L\u2019idea che ogni problema abbia una sua soluzione conseguente e immediata \u00e8 una visione binaria della realt\u00e0 che non ammette ogni sorta di ridondanza, la\u00a0<em><strong>sovrabbondanza formale<\/strong>,\u00a0<\/em>ovvero non ammette l\u2019inspiegabile e perpetuamente misteriosa complessit\u00e0 dell\u2019animo umano; preferisce ridursi al rapporto bisogno-soddisfazione ossia desiderio-merce. Ma se chi critica deve offrire obbligatoriamente soluzioni per legittimare la propria volont\u00e0 di esprimersi, \u00e8 anche a causa di un fenomeno altrettanto ideologico ma concreto, che affonda le sue radici nell\u2019<strong>esportazione mondiale<\/strong>\u00a0del modello imprenditoriale statunitense, figlio a sua volta del lassismo liberale. Chi \u00e8 l\u2019uomo delle soluzioni se non colui che, scrollandosi di dosso certe stupide velleit\u00e0 filosofiche, torna coi piedi per terra e si sporca le mani? Ossia, chi \u00e8 l\u2019uomo delle soluzioni se non colui che non aspetta che lo Stato gli risolva i problemi e si arrangia lavorando sodo? Costui \u00e8 il\u00a0<em>self-made man,\u00a0<\/em>un profilo antropologico che per sua stessa natura ha rifiutato la dimensione astratta del problema, il quale ritiene costruttivo\u00a0<strong>occuparsi del\u00a0<em>qui ed ora<\/em><\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_91484\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91484\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Nicola-Samor%C3%AC-Volta-del-mondo-2014-olio-su-rame-100-x-100-cm.jpg\" alt=\"Volta del mondo - Nicola Samor\u00ec (2014)\" width=\"900\" height=\"900\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Volta del mondo \u2013 Nicola Samor\u00ec (2014)<\/p>\n<\/div>\n<p>Pubblicizzare un simile modello come ideale alla contemporaneit\u00e0 \u00e8 il\u00a0<strong>subdolo modo<\/strong>\u00a0di rinegoziare diritti conclamati mascherando questa azione come una presunta riqualificazione morale delle inadeguatezze dei cittadini:\u00a0<em>i lavoratori scioperano perch\u00e8 hanno tempo da perdere e la pancia piena, altrimenti sarebbero a lavorare sodo!<\/em>\u00a0<em>Gli studenti che protestano in realt\u00e0 farebbero meglio ad andare a casa a studiare!<\/em>\u00a0<em>Le donne che chiedono il diritto alla maternit\u00e0 inizino a darsi da fare trovandosi prima un part-time!\u00a0<\/em>Ma alla societ\u00e0 civile non pu\u00f2 spettare, la risoluzione dei problemi: essa rimane gi\u00e0 assai sana quando pu\u00f2 al contrario rilevarli, descriverli, anche<strong>\u00a0proporre misure correttive<\/strong>, con tutte le risorse intellettuali di cui dispone, ma per poi consegnarne l\u2019effettivo risolvimento alla politica, la quale sola \u00e8 intitolata, legittimata e in possesso delle risorse e delle cognizioni per attuarlo, con generalit\u00e0 e sistematicit\u00e0.<\/p>\n<p>Che il singolo abbia il\u00a0<strong>dovere di trovarsi da solo le soluzioni<\/strong>\u00a0a problemi che riguardano interi segmenti del tessuto sociale significa gettarlo in una dimensione entropica, significa indirettamente giustificarlo ad uscire addirittura dalla dimensione pacifica ma conflittuale del\u00a0<strong>Diritto<\/strong>, per rendersi autonomo da una condizione di disagio sostanziale a qualunque costo morale e sempre pi\u00f9 spesso legale. Aspetto, quest\u2019ultimo, ancor pi\u00f9 problematico, dal\u00a0 momento che in questi termini il cittadino non vede altro nel Diritto se non la scaltrezza dell\u2019azzeccagarbugli, e pertanto non lo riverir\u00e0 pi\u00f9 come un oggetto degno di mantenere un\u2019integrit\u00e0 e una coerenza col proprio fine, bens\u00ec come il semplice mezzo, scorporato da qualunque epistemologia, di opporre le proprie rivendicazioni a quelle di altri; nulla pi\u00f9. Dunque alla massima:\u00a0<em>critica, dai una soluzione o taci<\/em>, sarebbe opportuno opporre un\u2019<strong>etica ben pi\u00f9 onesta<\/strong>\u00a0e datata della quale, sebbene sia utopico auspicare la piena realizzazione, si pu\u00f2 far uso come canone regolativo a cui tendere, e questa \u00e8 la massima kantiana\u00a0<em>\u201cAgisci in modo che anche tu possa volere che la tua massima diventi leggi universale\u201d.<\/em>\u00a0Se anche questa raccomandazione di rendere sempre logico e quindi razionale l\u2019agire etico non venisse seguita alla lettera, grandi effetti positivi ne sortirebbero ugualmente qualora qualcuno provasse a farlo, poich\u00e9 dinnanzi l\u2019imperativo categorico kantiano, come dinnanzi qualunque raccomandazione, l\u2019uomo si pone interrogandosi sulla propria condotta: penso io davvero cos\u00ec? Agisco io davvero cos\u00ec? La pratica dubitativa e quindi riflettente della coscienza, psicologicamente definita introspezione, \u00e8 il\u00a0<strong>momento massimo dell\u2019etica di ogni uomo<\/strong>, poich\u00e9 significa che questa, anche qualora venga trasgredita, \u00e8 agente. Una coscienza che si mette in discussione rispetto all\u2019universale, \u00e8 sicuramente un luogo prolifico per il pensiero critico e quindi oggettivo, alimentato dal desiderio di trascendere la propria contingenzialit\u00e0 per la comprensione astratta dei fenomeni; di\u00a0<strong>sacrificare l\u2019interesse per la ragione<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_91503\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91503\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/il-cavallo-bianco-e-il-molo-1920.jpg\" alt=\"Il cavallo bianco e il molo - Mario Sironi (1920)\" width=\"1042\" height=\"850\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Il cavallo bianco e il molo \u2013 Mario Sironi (1920)<\/p>\n<\/div>\n<p>Di seguito a quest\u2019ultima considerazione l\u2019osservazione relativa al merito dell\u2019argomentazione contro la<strong>critica del consumismo<\/strong>\u00a0sembra una naturale prosecuzione, poich\u00e9 attiene alla concezione che il sentire comune ha del pubblico e del privato. Certo si potrebbe ritenere che mai come oggigiorno, in questa perpetua quotidianit\u00e0 di contestazione civile, questi due luoghi sociali dell\u2019attivit\u00e0 umana siano tra loro distinti e distinguibili. Eppure, nel furore del privato che argina continuamente il pubblico e il pubblico che si trova dinnanzi nuovi scenari inglobabili nella sua sfera, l\u2019intelletto, il ragionamento, sembra in modo apparentemente felice locato nel privato in virt\u00f9 della sua<strong>\u00a0garanzia da coercizioni<\/strong>, e quindi di piena realizzazione del s\u00e9 tramite la presunta libert\u00e0 che in esso vi vige incontrastata. Certo si sta parlando di un privato considerevolmente sovrabbondante rispetto al suo originario riconoscimento; nel sentire comune ormai \u00e8 privato non pi\u00f9\u00a0<em>solo<\/em>\u00a0ci\u00f2 che attiene il singolo, ma\u00a0<em>tutto<\/em>\u00a0ci\u00f2 che non incontra direttamente l\u2019istituzione pubblica, tale per cui addirittura la legge, il\u00a0<strong>Diritto<\/strong>, non \u00e8 che un\u2019espression generale per indicare semplici miriadi di singolarit\u00e0, ossia obblighi che riguardano ognuno privatamente, e non ognuno in quanto collettivit\u00e0. Dunque il ragionamento autentico abita solo il privato in quanto luogo della libert\u00e0, il pubblico lo limita in quanto luogo della coercizione. \u00c8 storicamente vero, ma dialetticamente non auspicabile.<\/p>\n<p>Ancora\u00a0<strong>Immanuel Kant<\/strong>, nel suo famosissimo manifesto\u00a0<em>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019illuminismo,\u00a0<\/em>descrive, forse, pi\u00f9 che sancire, la dicotomia che vige tra uso pubblico e uso privato della ragione, e ne sovverte radicalmente il significato. \u00c8 il privato il luogo della coercizione e dell\u2019obbedienza, poich\u00e9 \u00e8 nella dimensione del singolo che vivono autenticamente le dinamiche del volere e del potere, e quindi sempre nei confronti del singolo vigono degli obblighi, dei doveri. Kant rievoca una realt\u00e0 mai obsoleta: la molteplicit\u00e0 dei ruoli sociali compresenti nell\u2019individuo, il quale passivamente o meno \u00e8 co-autore del mondo col suo agire e il suo pensare. Quindi all\u2019uomo si domanda, ed \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 a rispondere, poich\u00e9 questa non pu\u00f2 essere la semplice somma delle singole entit\u00e0. Il pubblico, al contrario, \u00e8 il\u00a0<strong>luogo del rischiaramento<\/strong>, poich\u00e9 l\u00ec avviene lo scontro dialettico di tutte le forze perennemente in tensione; \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 che si esplica, poich\u00e9 \u00e8 nella collettivit\u00e0, vivendola, che l\u2019uomo reperisce le sue plurime appartenenze e ragiona su ci\u00f2. \u00c8 nel pubblico che pu\u00f2 accadere il cambiamento, poich\u00e9 \u00e8 abitato dall\u2019<em>idea,\u00a0<\/em>dalla forza e dal conflitto. Kant auspica logicamente che tanto pi\u00f9 sar\u00e0 forte il rischiaramento prodotto dall\u2019uso pubblico della ragione, tanto pi\u00f9 esso modificher\u00e0 la societ\u00e0 determinando di conseguenza il cambiamento del suo uso privato, e certo di ci\u00f2 che da esso il potere esige. Ad oggi sarebbe opportuno ricordare che questo non solo non accade, ma che addirittura e surrettiziamente si \u00e8 mistificato l\u2019uso della ragione, che per esteso \u00e8 il pensiero filosofico, come l\u2019ennesima e miserevole forma di esistenzialismo o esperienza artistica atta semplicemente a distinguersi dalle masse di cui tutti sono inderogabilmente parte. Ossia un semplice\u00a0<strong><em>dandysmo intellettuale<\/em><\/strong>, una moda, la quale \u00e8 il volto pi\u00f9 sofisticato del consumismo.<\/p>\n<div id=\"attachment_91485\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91485\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/immanuel-kant.jpg\" alt=\"Immanuel Kant (1724\/1804)\" width=\"946\" height=\"1342\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Immanuel Kant (1724\/1804)<\/p>\n<\/div>\n<p>Il quesito ritorna infine al netto delle osservazioni:<strong>\u00a0cos\u2019\u00e8 mai questo consumo di merci?<\/strong>\u00a0E in nome di quale residua e paludata saggezza si vede nel consumo di merci un momento cos\u00ec disastroso e avvilente per l\u2019uomo? Si dir\u00e0, non a torto, che l\u2019uomo ha sempre consumato, cos\u00ec come ha sempre prodotto e commerciato, da ben prima che il liberalismo divenisse un\u2019<strong>ideologia politica<\/strong>\u00a0e l\u2019istitutore di una dottrina economica. D\u2019altra parte, al liberalismo sono precedenti anche le esigenze prettamente materiali dell\u2019uomo, prima fra tutte quella del nutrimento, motivo per cui il primo e pi\u00f9 prolifico commercio fu sicuramente quello di generi alimentari. Mettendo da parte i grotteschi tentativi storiografici che cercano di dipingere l\u2019economia dell\u2019Impero romano come\u00a0<strong>proto-capitalistica<\/strong>, non rimane che evidenziare il fatto pi\u00f9 evidente: il consumismo non potrebbe darsi come motore del fenomeno economico se l\u2019uomo non avesse diversamente qualificato il superfluo rispetto al necessario, ossia se non avesse ritenuto che moltissimi bisogni superflui sono in realt\u00e0 il fondamento della sua umanit\u00e0 rispetto all\u2019animalit\u00e0.\u00a0<em><strong>Non si vive di solo pane<\/strong>,\u00a0<\/em>per ben riassumerla in modo idiomatico.<\/p>\n<p>L\u2019uomo ha interessi materiali e ideali (M. Weber): i primi, per dirla con la\u00a0<strong>piramide di Maslow<\/strong>\u00a0(1954), asservono l\u2019autoconservazione, quindi il soddisfacimento dei bisogni fisiologici e la sicurezza propria, dei beni e degli affetti, i secondi asservono l\u2019auto-imposizione egoica nel mondo, bisogno di autorealizzazione e di stima sociale. Nella dimensione dell\u2019idealit\u00e0 riposa sicuramente il prodotto primo dell\u2019animale linguistico che \u00e8 l\u2019uomo: la cultura. \u00c8 qui che si deve indagare l\u2019effetto del consumismo, altrimenti si cadr\u00e0 eternamente nel tranello che\u00a0<strong>vuole renderlo solo un fenomeno economico<\/strong>; ma questo \u00e8 totalizzante, e in quanto tale abbraccia l\u2019intera civilt\u00e0 umana. Hegel lo aveva spiegato benissimo nella\u00a0<em>Scienza della logica,\u00a0<\/em>spiegando come l\u2019aumento quantitativo di un fenomeno determinasse, oltre una certa soglia, un cambiamento qualitativo dell\u2019intero\u00a0<em>paesaggio.\u00a0<\/em>Certo, meglio avere cognizione del rapporto cultura-consumo si potrebbe ricorrere a tutto lo scibile che ha indagato il fenomeno e le sue implicazioni culturali; si potrebbe disturbare l\u2019intera pletora dei mostri sacri della Scuola di Francoforte da\u00a0<strong>Adorno<\/strong>\u00a0a\u00a0<strong>Marcuse<\/strong>, ma costoro partono dallo stesso presupposto che sfugge alle masse, le quali ogni giorno si fanno della realt\u00e0 odierna una rappresentazione inevitabile e che potrebbero non vedere mai oltre il velo dell\u2019illusione. Il presupposto \u00e8 che il consumo, prodotto da questo non-libero Mercato, che \u00e8 a sua volta la surrogazione del divino in quanto forza attiva ma invisibile, ha colonizzato con le sue forme\u00a0<em>tutte\u00a0<\/em>le altre; \u00e8 divenuto il nuovo paradigma metaforico e semantico su cui ogni attivit\u00e0 umana si fonda. Per usare un vacabolo dell\u2019attuale lessico egemone: tutto \u00e8, o pu\u00f2 diventare,\u00a0<em>business.\u00a0<\/em>Pu\u00f2 esserlo la politica, la cultura, il diritto, il mondo relazionale umano, la religione, la tecnologia, la natura, la vita. Ogni ambito del vivere oggi replica silenziosamente questa dinamica, la quale\u00a0<strong>ha contaminato tutti i nostri significati<\/strong>: il linguaggio stesso \u00e8 ormai prono a recepire senza difficolt\u00e0 questa radicale e incessante trasformazione. Naturalmente l\u2019ego collettivo \u00e8 del tutto inconsapevole di essere portatore sano di questa simbolica, e di replicarla in ogni sua attivit\u00e0, quale per esempio l\u2019arte nelle sue molteplici espressioni,\u00a0<strong>ritenendo questa realt\u00e0 la migliore possibile<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_91486\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91486\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/HerbertMarcuse2.jpg\" alt=\"Herbert Marcuse (1898\/1979)\" width=\"1682\" height=\"1546\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Herbert Marcuse (1898\/1979)<\/p>\n<\/div>\n<p>\u00c8 noto che un senso comune piuttosto diffuso \u00e8 solito enunciare: non esiste qualcosa di giusto o sbagliato, ma tale \u00e8 l\u2019uso che si pu\u00f2 fare di qualcosa. Il consumo \u00e8 giusto in quanto \u00e8 la base della prosperit\u00e0 economica; \u00e8 sbagliato in quanto\u00a0<strong>strumento di avvilimento della dignit\u00e0 umana<\/strong>. Si tratta di un pensiero che non coglie il punto della questione: non si tratta di giusto o sbagliato, poich\u00e9 per provocare dei mutamenti un fenomeno non si considera certo in base al suo uso, bens\u00ec al suo interfacciarsi o no con l\u2019uomo. Per proporre un esempio banale:<strong>\u00a0la digitalizzazione<\/strong>\u00a0ha prodotto una rivoluzione della cultura materiale e dello sviluppo cognitivo nel momento in cui \u00e8 stata tecnologicamente possibile, ed in quel momento si \u00e8 effettuata. Nessuno si \u00e8 chiesto cosa sarebbe stato giusto fare con la digitalizzazione quando questa non era ancora in essere; la morale (ancora) non pu\u00f2 preesistere scenari inediti, si manifesta unicamente in seguito agli\u00a0<strong>effetti dell\u2019azione primigenia<\/strong>, ossia quando si d\u00e0 una prima prassi. Quindi la digitalizzazione c\u2019\u00e8, l\u2019umanit\u00e0 vi si interfaccia e ci\u00f2 produce inevitabilmente dei cambiamenti; la tecnica c\u2019\u00e8, il consumismo c\u2019\u00e8, il neoliberalismo tecnocratico c\u2019\u00e8. Dopodich\u00e9 ci sono le indicazioni etiche, lungi dall\u2019esercitare un immediato effetto.<\/p>\n<p>Dunque se il consumo \u00e8 l\u2019azione paradigmatica che dignifica ogni realt\u00e0 vitale, si \u00e8 alla conclusione di un percorso riflessivo che torna in ultima lettura sul rapporto tra pubblico e privato, politica e cittadini. Poich\u00e9, appurato che l\u2019uomo trova significazione del suo vivere non nelle appartenenze plurali (<strong>G. Greco<\/strong>) ma nelle soddisfazioni dei bisogni superflui, se ne deduce che l\u2019ente pi\u00f9 efficiente, interessante e dotato della massima autorit\u00e0 \u00e8 il\u00a0<strong>Mercato<\/strong>\u00a0e non \u00e8 pi\u00f9 lo\u00a0<strong>Stato<\/strong>. A quest\u2019ultimo non si richiede assolutamente niente se non di fare suoi gli imperativi del consumo: velocit\u00e0, funzionalit\u00e0, efficienza. In particolar modo quest\u2019ultimo \u00e8 l\u2019unico criterio universalmente valido per giudicarlo, e non potrebbe darsi altrimenti dal momento in cui lo Stato non \u00e8, come gi\u00e0 detto, ente terzo nella vita dell\u2019individuo, ma anche terziarizzato, ossia improntato quasi esclusivamente all\u2019offerta di servizi. Qui logica del consumo e principio tecnico vanno di pari passo:\u00a0<strong>\u00e8 lo Stato una realt\u00e0 efficiente?<\/strong>\u00a0No? Ebbene esso non ha motivo di sussistere. Si d\u00e0 un altro ente che offre i suoi servizi in modo efficiente? S\u00ec? Ebbene esso \u00e8 un degno sostituto.<\/p>\n<div id=\"attachment_91487\" class=\"wp-caption aligncenter\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-91487\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/02-1.jpg\" alt=\"Nubifregio, Nicola Samor\u00ec (2010)\" width=\"2176\" height=\"2953\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Nubifregio, Nicola Samor\u00ec (2010)<\/p>\n<\/div>\n<p>Allo Stato non si concede pi\u00f9 neppure di essere una\u00a0<strong>mera\u00a0<em>cornice narrativa<\/em><\/strong>\u00a0(C. Geertz) di realt\u00e0 culturali, linguistiche, religiose e politiche storicamente sovraordinate, poich\u00e9 la sua auto-imposta priorit\u00e0 \u00e8 stata costantemente assentarsi da tutti questi ambiti appena citati; divenire il deposito monumentale della non-interferenza. Se\u00a0<strong>l\u2019efficienza<\/strong>\u00a0dunque \u00e8 l\u2019unico principio su cui si giudica la degnit\u00e0 dello Stato, \u00e8 chiaro che questo non pu\u00f2 pi\u00f9 richiamarsi ai valori di cittadinanza, n\u00e9 confidare nella sussistenza dei doveri rispetto ai diritti: ogni buon consumatore dello Stato, che in questo caso specifico invece di definirsi utente \u00e8 detto cittadino, paga gi\u00e0 tasse e imposte a quest\u2019ultimo per i suoi servizi: per la logica del consumo questo \u00e8 un\u00a0<strong>rapporto equo<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>definito<\/strong>, ogni altra obbligazione risulterebbe sproporzionale; anzi lo \u00e8 gi\u00e0, perch\u00e9 di fronte al rivendicazionismo fiscale lo Stato moderno sar\u00e0 sempre sempre metafisicamente colpevole di violare con le tasse,\u00a0<em>il male necessario\u00a0<\/em>di Adam Smith<em>,\u00a0<\/em>la propriet\u00e0 e la sua indisturbata godibilit\u00e0.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte\u00a0<strong>velocit\u00e0<\/strong>,\u00a0<strong>funzionalit\u00e0<\/strong>\u00a0ed\u00a0<strong>efficenza<\/strong>\u00a0sono tutte caratteristiche che afferisco fortemente all\u2019utile, e certo la realt\u00e0 della vita appare autosufficiente, e di per s\u00e9 ordinata, nel suo sottoporre continuamente all\u2019essere umano l\u2019incessante fenomeno della necessit\u00e0, che pertanto trova nell\u2019utilit\u00e0 relazionato al fenomeno tecnico trova la sua controparte inevitabilmente e sempre apologetica. Solo la necessit\u00e0 \u00e8 l\u2019imprescindibile imperativo naturale a cui nessuno pu\u00f2 sottrarsi, e se, come diceva Bacone, la tecnica \u00e8 il grande mezzo con cui\u00a0<strong>affrontare<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>sconfiggere la necessit\u00e0<\/strong>, se ne pu\u00f2 desumere che la vita sia spiegabile per mezzo di queste due forze. E che, pertanto, le discipline che potenziano lo strumento tecnico, le cosiddette scienze dure, siano le uniche realmente capaci di consentire un\u00a0<em>progresso<\/em>\u00a0del vivere, e quindi meritevoli di applicazione intellettuale da parte dell\u2019uomo.\u00a0<strong>Tutto il resto viene reputato accessorio<\/strong>\u00a0o possibile solo nella misura in cui un classico di letteratura o un saggio di filosofia trovano mercato. Caduto il privilegio, caduta la regalit\u00e0, caduto l\u2019ordine cetuale, caduto Dio, caduta la metafisica, caduta la fame, cadute le violenze e le pestilenze, caduto il bisogno di capire perch\u00e9 il tutto si d\u00e0, al netto dello Spirito umano c\u2019\u00e8 solo il consumo di merce, poich\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 grande fenomeno massificato che non rappresenta assolutamente niente, e che per quanto potenzi all\u2019infinito il suo apparato tecnico\u00a0<strong>non potr\u00e0 mai farlo<\/strong>. Il senso, e la capacit\u00e0 di rappresentazione che \u00e8 l\u2019umana disposizione a trovarlo, \u00e8 l\u2019unico dominio che la tecnica e il mercato non hanno nella propria disponibilit\u00e0 di espugnare.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/societa-dei-consumi-uomo\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/societa-dei-consumi-uomo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Francesco Girasoli) Ogni individuo ha nel proprio prossimo il suo naturale interlocutore; da questo punto di vista la vita degli uomini \u00e8 una continua dialettica, una perpetua interlocuzione, un continuo rapporto con l&#8217;alterit\u00e0. In questa dialettica, intesa come incontro tra due forze, vige un imperativo tutto umano: il bisogno di senso, il quale necessariamente conduce ad indagare la Verit\u00e0. Prima parte:\u00a0http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35796 Tutto ci\u00f2 snatura in apparenza i\u00a0rapporti di forza economici, qualificandoli come\u00a0non\u00a0politici.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":17413,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/intellettuale-dissidente-e1474974730908.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9jo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35798"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35798"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35798\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":35806,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35798\/revisions\/35806"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17413"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35798"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35798"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35798"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}