{"id":35953,"date":"2017-11-05T11:12:55","date_gmt":"2017-11-05T10:12:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35953"},"modified":"2017-11-04T23:17:23","modified_gmt":"2017-11-04T22:17:23","slug":"russiagate-tutto-quello-che-ce-da-sapere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35953","title":{"rendered":"Russiagate: tutto quello che c&#8217;\u00e8 da sapere"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTREFRONTIERA (Alfredo Mantici)<\/strong><\/p>\n<p>Donald Trump \u00e8 o non \u00e8 direttamente coinvolto nel cosiddetto\u00a0<em>Russiagate<\/em>? Si apre una fase destabilizzante per la presidenza americana o \u00e8 solo la coda di uno scontro politico tra democratici e repubblicani? Calma e gesso. Ripercorriamo gli eventi pi\u00f9 salienti della storia per tentare di capire meglio cosa sta accadendo oggi nella politica americana.<\/p>\n<p>Ormai gli avvenimenti si susseguono a un ritmo frenetico. L\u2019ultimo in ordine di tempo \u00e8 il caso che riguarda Paul Manafort, ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, che lo scorso 30 ottobre si \u00e8 consegnato all\u2019FBI perch\u00e9 accusato di cospirazione, riciclaggio e falsa testimonianza. Violazioni che sarebbero state commesse tra il 2005 e il 2011, oltre a una dichiarazione fiscale infedele del 2010. Manafort si \u00e8 dichiarato \u201cnon colpevole\u201d, e ora si trova ai domiciliari, in attesa che il suo processo inizi.<\/p>\n<p>La Casa Bianca di Donald Trump, intanto, comincia a tremare seriamente sotto i colpi di una campagna mediatica basata su informazioni fatte trapelare con cura dagli ambienti pi\u00f9 sensibili di un\u2019amministrazione che, lungi dal servire il presidente, sta facendo di tutto per affossarlo. Senza peraltro trovare prove che coinvolgano direttamente il presidente: nel caso di Manafort, come ha twittato lo stesso Trump, si tratta d\u2019illeciti eventualmente commessi anni prima che diventasse parte della campagna elettorale repubblicana. Ma tanto basta per riattizzare il fuoco.<\/p>\n<p>Lo schema \u00e8 semplice: una fonte che preferisce\u00a0<em>\u00abmantenere l\u2019anonimato\u00bb<\/em>\u00a0contatta un cronista del\u00a0<em>New York Times<\/em>\u00a0o del\u00a0<em>Washington Post<\/em>\u00a0(i due giornali vengono riforniti di notizie riservate a giorni alterni, con equilibrio rigoroso) e lo aggiorna su tutti i retroscena segreti dell\u2019attivit\u00e0 di Trump e dei suoi collaboratori.<\/p>\n<p>In poche ore, la notizia viene amplificata in modo martellante dalla\u00a0<em>CNN<\/em>\u00a0e, di riflesso, dai media di tutto il mondo. Appena l\u2019eco della prima rivelazione accenna a calmarsi e magari ad attenuarsi sotto il profilo politico, arriva la seconda ondata di notizie riservate: quei \u201c<em>leaks<\/em>\u201d che stanno corrodendo le fondamenta della presidenza degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Cos\u2019\u00e8 il\u00a0<em>Russiagate<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per\u00a0<em>Russiagate<\/em>\u00a0s\u2019intende il problema, che per i democratici \u00e8 cos\u00ec grave da giustificate l\u2019<em>impeachment<\/em>, dei veri o presunti incontri tra collaboratori del neo presidente e diplomatici russi, sia durante il periodo della transizione sia dopo il suo insediamento alla Casa Bianca. Sull\u2019argomento si \u00e8 mobilitata la stampa liberal con critiche ogni giorno pi\u00f9 pesanti, mentre il Congresso ha avviato un\u2019inchiesta bicamerale e l\u2019FBI ha aperto un\u2019investigazione.<\/p>\n<p>La campagna stampa anti-Trump, che ha portato ad esempio alle dimissioni del Consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, accusato di aver mentito sui suoi contatti con l\u2019ambasciatore russo a Washington, si \u00e8 basata finora su indiscrezioni fatte filtrare ai media da ambienti dell\u2019intelligence ostili alla nuova amministrazione. Trump ha reagito affermando di essere stato spiato e intercettato insieme ai suoi collaboratori per \u00ab<em>ordine di Obama<\/em>\u00bb. Finora, a parte le ammissioni di Flynn, non sono per\u00f2 emerse prove n\u00e9 dello spionaggio ai danni di Trump, n\u00e9 dei contatti tra suoi uomini e diplomatici di Mosca.<\/p>\n<p>Probabilmente i servizi americani, la National Security Agency in particolare, hanno monitorato le attivit\u00e0 russe in America durante questa travagliata stagione politica, ma non possono esibire prove di contatti tra inviati del Cremlino con cittadini americani perch\u00e9 per legge questi ultimi possono essere intercettati soltanto su autorizzazione di un giudice. Per questo, finora, la campagna sul\u00a0<em>Russiagate<\/em>\u00a0si \u00e8 dovuta basare soltanto sulle volenterose soffiate di \u201canonime fonti d\u2019intelligence\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<h2><em><strong>\u201cNon c\u2019\u00e8 modo di bloccare il lavoro degli uomini e delle donne dell\u2019FBI in difesa della Costituzione degli Stati Uniti. Non ci sono prove di una macchinazione che abbia alterato il voto dell\u20198 novembre\u201d<\/strong><\/em><\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Il ruolo di Obama<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-72797 alignright\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/obama-fbi-376x440.jpg\" alt=\"\" width=\"376\" height=\"440\" \/>Mai, nella storia recente degli Stati Uniti, si \u00e8 assistito a una transizione tanto turbolenta quanto quella alla quale abbiamo assistito, con un presidente uscente \u2013 Barack Obama \u2013 che nel tentativo di delegittimare il suo successore, commissiona alla comunit\u00e0 d\u2019intelligence un\u2019indagine sulla possibile influenza illecita esercitata dai servizi segreti russi nell\u2019orientare l\u2019elettorato americano nell\u2019ultimo voto presidenziale, a favore del candidato dei repubblicani.<\/p>\n<p>Il report, intitolato\u00a0<em>Assessing Russian Activities and Intentions in recent US elections<\/em>, \u00e8 presentato su ordine di Barack Obama a Donald Trump il 6 gennaio scorso durante un incontro tra il neo presidente e gli allora vertici delle agenzie d\u2019intelligence americane: James Clapper, direttore della National Intelligence; John Brennan, direttore della CIA; Michael Rogers, direttore della NSA; James Comey, direttore dell\u2019FBI.<\/p>\n<p>La pubblicazione del rapporto ha un\u2019eco mondiale, che scatena commenti velenosi contro il presidente russo Vladimir Putin, accusato dai media americani e a seguire da quelli europei, di aver favorito l\u2019elezione del \u201csuo amico\u201d Donald Trump inquinando il processo elettorale che ha portato quest\u2019ultimo alla Casa Bianca.<\/p>\n<p>In sostanza, stando alle ricostruzioni dei giornali basate su una lettura superficiale del report, i servizi segreti russi sarebbero stati in grado di manipolare le intenzioni di voto degli elettori americani, screditando Hillary Clinton dopo una massiccia campagna d\u2019intrusione elettronica nei computer dei suoi pi\u00f9 stretti collaboratori e in quelli di non specificate \u201cistituzioni americane\u201d. Sempre i servizi segreti russi avrebbero successivamente fornito notizie in grado di imbarazzare la candidata democratica al sito\u00a0<em>Wikileaks<\/em>\u00a0di Julian Assange, il quale poi le ha rese pubbliche nelle ultime settimane della campagna presidenziale.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, un\u2019attenta lettura delle 25 pagine dell\u2019analisi condotta dalle agenzie di intelligence porta a conclusioni meno tranchant di quelle comparse sui titoli dei giornali. Infatti gli analisti dell\u2019intelligence americana, se da un lato accusano esplicitamente il servizio segreto militare russo GRU di aver orchestrato una \u00ab<em>vasta campagna di operazioni sotto copertura per avere accesso a personaggi coinvolti a livello statale e locale nel processo elettorale<\/em>\u00bb, dall\u2019altro concludono che \u00ab<em>non ci sono prove di una macchinazione che abbia alterato il voto dell\u20198 novembre<\/em>\u00bb. Ma questo \u00e8 solo l\u2019inizio di un assalto violentissimo contro il titolare della Casa Bianca, l\u2019organo di governo degli Stati Uniti. Un assalto che a oggi non conosce fine.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<h2><em>\u201cI servizi segreti russi sarebbero stati in grado di manipolare le intenzioni di voto degli elettori americani, screditando Hillary Clinton dopo una massiccia campagna d\u2019intrusione elettronica\u201d<\/em><\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Le \u201cfake news\u201d dei servizi segreti<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-72800 alignleft\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/dossier-russiagate-440x239.png\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"239\" \/>Nel gennaio del 2017, quando ancora non si \u00e8 insediato alla Casa Bianca, Donald J. Trump riceve il primo attacco diretto: \u00e8 stato accusato dai servizi segreti americani di essere sotto ricatto da parte di Mosca sin da quando i russi hanno iniziato a monitorarlo raccogliendo informazioni compromettenti a suo carico, di natura personale e finanziaria.<\/p>\n<p>La dimostrazione di questa tesi, che sar\u00e0 alla base di ogni successiva \u201crivelazione\u201d giornalistica, parte con un documento considerato \u201cesplosivo\u201d fatto trapelare dall\u2019FBI alla stampa. Si scoprir\u00e0 solo dopo trattarsi di un palese falso: una finta nota spese per una notte passata da Trump al\u00a0<em>Ritz Carlton<\/em>\u00a0di Mosca con prostitute e una serie di strani affari immobiliari di uomini molto vicini al neo-presidente eletto. Il falso dossier di 35 pagine viene fatto uscire a nove giorni dal giuramento del presidente eletto, proprio nel giorno in cui Trump deve tenere la sua prima conferenza stampa. \u00c8 questo episodio che sdogana definitivamente nei media il neologismo \u201cfake news\u201d, notizie non vere confezionate ad arte e fatte circolare per danneggiare e screditare agli occhi dell\u2019opinione pubblica. Il presidente degli Stati Uniti ne fa un simbolo e di qui in avanti parler\u00e0 spesso di \u201cfake news\u201d.<\/p>\n<p>Il dossier, infatti, si scopre essere stato confezionato ad arte da un ex agente dell\u2019intelligence britannica, che ha agito su commissione di alcuni oppositori repubblicani di Trump, che volevano tagliarlo fuori dalla corsa alle primarie. Ma, dopo che Trump ha sbaragliato la concorrenza nel partito, il dossier finisce nelle mani dei democratici, quindi dell\u2019FBI e degli agenti segreti americani e, infine, sul tavolo dello stesso presidente Barack Obama. Che si guarda bene dal divulgarlo, sapendo che si tratta di una patacca.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 l\u2019imbarazzo dei servizi segreti che James R. Clapper, direttore dell\u2019Intelligence Nazionale, l\u201911 gennaio 2017 \u00e8 costretto a pubblicare una lettera di scuse alla nazione, nella quale afferma:<em>\u00a0\u00ab<\/em><em>Questa sera ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 di parlare con il presidente eletto Donald Trump per discutere dei recenti rapporti dei media sui nostri briefing dello scorso venerd\u00ec. Ho espresso la mia profonda costernazione per le fughe di notizie apparse sulla stampa, ed entrambi abbiamo convenuto che esse sono estremamente corrosive e dannose per la nostra sicurezza nazionale.\u00a0<\/em><em>Abbiamo anche discusso del documento della compagnia di sicurezza privata, che ha avuto ampia diffusione negli ultimi mesi tra i media, i membri del Congresso e il personale del Congresso ancor prima che la Comunit\u00e0 d\u2019Intelligence (IC) ne venisse a conoscenza. Ho sottolineato che questo documento non \u00e8 un prodotto della Comunit\u00e0 d\u2019Intelligence degli Stati Uniti e che non credo che le fughe di notizie siano venute dall\u2019interno della IC. La Comunit\u00e0 d\u2019Intelligence non ha espresso alcun giudizio sul fatto che le informazioni contenute in questo documento possano essere affidabili, e non abbiamo fatto in alcun modo affidamento su di esso per trarre le nostre conclusioni\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<h2><em><strong>\u201cLa Comunit\u00e0 d\u2019Intelligence non ha espresso alcun giudizio sul fatto che le informazioni contenute in questo documento possano essere affidabili\u201d<\/strong><\/em><\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Il \u201ccaso Lavrov\u201d<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-72816 alignright\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/trump-lavrov-440x293.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"293\" \/>Il 15 maggio il\u00a0<em>Washington Post<\/em>\u00a0 d\u00e0 notizia di alcune informazioni d\u2019ntelligence top secret rivelate da Donald Trump al ministero degli Esteri russo Sergei Lavrov e all\u2019ambasciatore russo Serghei Kislyak. L\u2019autorevole quotidiano sostiene che nell\u2019incontro\u00a0 nello Studio Ovale del 10 maggio tra Trump, Lavrov e\u00a0 l\u2019ambasciatore russo Kislyak, il presidente abbia rivelato \u00ab<em>informazioni in codice<\/em>\u00a0(code-word information)\u00a0<em>altamente classificate<\/em>\u00bb riguardo le capacit\u00e0 dello Stato Islamico di compiere attentati sugli aerei collocando ordigni esplosivi all\u2019interno dei computer portatili. Nel dare la notizia, il\u00a0<em>Washington Post<\/em>dichiara di aver ricevuto questa informazione da funzionari che operano all\u2019interno dell\u2019attuale Amministrazione.<\/p>\n<p>In questo modo, \u00e8 la tesi, il presidente avrebbe bruciato una fonte del Mossad israeliano parlando con Lavrov della sicurezza aerea. La notizia suscita un coro assordante di reazioni giornalistiche e un fiume di riflessioni preoccupate sul fatto che il presidente possa aver messo in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti, rivelando a una potenza \u201cnemica\u201d informazioni segrete. S\u2019ipotizza che, per colpa di Trump, i servizi segreti alleati dell\u2019intelligence americana cesseranno di collaborare con gli Stati Uniti nella lotta anti-terrorismo. Mentre il Cremlino liquida lo scoop come un insieme di\u00a0<em>\u00absciocchezze senza senso\u00bb<\/em>, Israele e la Gran Bretagna deludono le aspettative di chi era certo della fine della collaborazione informativa con gli Stati Uniti, quando sia Benjamin Netanyhau che Theresa May si affrettano a dichiarare che i legami tra i rispettivi servizi e quelli di Washington restano saldi.<\/p>\n<p>Dopo ventiquattrore di riflessione e polemiche velenose, si scopre per\u00f2 che Trump, anche se avesse rivelato segreti a Lavrov, non avrebbe commesso alcun reato. In quanto, secondo la costituzione degli Stati Uniti, egli \u00e8 il\u00a0<em>\u00abcomandante in capo\u00bb<\/em>\u00a0e, come tale, detiene il diritto di usare le informazioni segrete secondo il suo insindacabile giudizio. Con mossa ironica, Vladimir Putin il successivo 17 maggio \u2013 durante la conferenza stampa congiunta con il premier italiano Gentiloni a margine dell\u2019incontro bilaterale Italia-Russia di Sochi \u2013 comunica ai giornalisti di essere disposto a fornire al Congresso copia dei verbali dell\u2019incontro tra Lavrov e Trump da cui si potrebbe chiaramente evincere, a suo parere, che il presidente americano non ha rivelato alcun segreto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><em>\u201cSecondo la costituzione degli Stati Uniti, il presidente detiene il diritto di usare le informazioni segrete secondo il suo insindacabile giudizio\u201d<\/em><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Il \u201ccaso Comey\u201d<\/strong><\/h3>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-72809 alignleft\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/james-comey-440x294.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"294\" \/>Mentre le polemiche sul \u201ccaso Lavrov\u201d cominciano a perdere mordente, il fuoco viene sapientemente ravvivato il 16 maggio. Questa volta, per par condicio, le fonti anonime si rivolgono al\u00a0<em>New York Times<\/em>. Alcuni stretti collaboratori di James Comey \u2013 l\u2019ex direttore dell\u2019FBI silurato da Trump agli inizi di maggio \u2013 rivelano (sempre anonimamente) che dalla lettura di un memorandum steso dall\u2019ex direttore ai primi di febbraio dopo un incontro con Trump alla Casa Bianca, si evince che il presidente avrebbe tentato di\u00a0<em>\u00abostacolare il corso della giustizia\u00bb\u00a0<\/em>facendo pressioni sull\u2019FBI affinch\u00e9 interrompesse le indagini sui possibili contatti con la Russia del suo ex consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, stando a quanto riportato dalle stesse fonti anonime dell\u2019FBI, Trump avrebbe espresso solo\u00a0<em>\u00abla speranza\u00bb<\/em>\u00a0che il direttore lasciasse\u00a0<em>\u00abcadere la cosa\u00bb<\/em>\u00a0<em>(\u00abI hope you can let this go\u00bb<\/em>) in quanto Flynn era\u00a0<em>\u00abun brav\u2019uomo\u00bb<\/em>. Questa battuta \u00e8 stata generalmente interpretata da commentatori e parlamentari democratici come espressione di un comportamento criminale da parte di un presidente che, avendo tentato di ostacolare la giustizia, deve essere messo sotto procedura d\u2019<em>impeachment<\/em>\u00a0e rispedito rapidamente nella\u00a0<em>Trump Tower<\/em>\u00a0di New York, dopo aver vinto in modo costituzionalmente legittimo le elezioni dell\u20198 novembre 2016.<\/p>\n<p>Le parole riportate dalle fonti anonime e rilanciate con clamore dal\u00a0<em>New York Times<\/em>\u00a0contraddicono per\u00f2 quelle dell\u2019attuale direttore facente funzioni dell\u2019FBI, Andrew Mc Cabe che, deponendo sotto giuramento di fronte a una commissione parlamentare, ha dichiarato in riferimento all\u2019indagine sui possibili rapporti tra membri dell\u2019amministrazione e diplomatici di Mosca:\u00a0<em>\u00abnon c\u2019\u00e8 stato alcun tentativo, fino a questo momento, di ostacolare la nostra inchiesta. Per dirla in modo semplice, non c\u2019\u00e8 modo di bloccare il lavoro degli uomini e delle donne dell\u2019FBI in difesa della Costituzione degli Stati Uniti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<h2><em>\u201cA un anno esatto dalle pi\u00f9 velenose e detestabili elezioni presidenziali americane, siamo al punto di partenza con il caso Russiagate\u201d<\/em><\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>La questione \u201cimpeachment\u201d<\/strong><\/h3>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-72811 alignright\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/trump-nixon-440x292.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"292\" \/>Una dichiarazione ufficiale fatta sotto giuramento che, tuttavia, \u00e8 immediatamente sparita sotto il tappeto dei media di fronte alle peraltro datate (perch\u00e9 risalenti allo scorso febbraio)\u00a0<em>\u00abrivelazioni\u00bb<\/em>\u00a0degli anonimi agenti dell\u2019FBI. Nonostante questo, sulla stampa liberal si sono fatti subito paragoni con il caso<em>\u00a0Watergate,<\/em>\u00a0trascurando il fatto che Richard Nixon nel 1972 si rese realmente responsabile di un\u00a0<em>\u00abcomportamento criminale\u00bb<\/em>quando autorizz\u00f2 un gruppo di esiliati cubani al comando di un ex agente della CIA a penetrare illegalmente nei locali dell\u2019albergo (che ha poi dato il nome alla scandalo) dov\u2019era il comitato elettorale democratico, per piazzare delle microspie.<\/p>\n<p>Ora, di fronte a questo e agli altri reati compiuti dall\u2019allora presidente Nixon, costretto nel 1974 alle dimissioni dopo una serie d\u2019inchieste penali e congressuali che avrebbero portato inevitabilmente al suo\u00a0<em>impeachment<\/em>, le accuse a Trump (che, comunque, tra gaffe e\u00a0<em>tweet<\/em>\u00a0fa di tutto per farsi del male da solo) appaiono assolutamente veniali. Eppure, quella met\u00e0 dell\u2019America che non riesce ad accettare il risultato delle elezioni di novembre, grazie anche a una campagna stampa alimentata dal sabotaggio, spinge verso una fine anticipata della presidenza Trump costi quel che costi.<\/p>\n<p>Intanto, il vice ministro della Giustizia Rod J. Rothenstein, ha nominato l\u2019ex direttore dell\u2019FBI Robert Mueller alla carica di Procuratore Speciale, e lo ha incaricato di investigare sul\u00a0<em>Russiagate.<\/em>\u00a0Una buona notizia pensata per rimettere l\u2019inchiesta nelle mani giuste, togliendola cio\u00e8 all\u2019azione esclusiva dei media, decisi a dimostrare il loro potere abbattendo un presidente regolarmente eletto, con l\u2019aiuto costante di talpe che stanno corrodendo le basi della democrazia americana. Ma l\u2019effetto sortito non \u00e8 stato quello sperato. E, a un anno esatto dalle pi\u00f9 velenose e detestabili elezioni presidenziali americane, siamo al punto di partenza.<\/p>\n<p>Quanto sin qui descritto non significa affatto che il presidente in carica, Donald J. Trump, sia esente da colpe o debba essere ritenuto innocente a priori. Ma questa teoria perniciosa del\u00a0<em>Russiagate<\/em>\u00a0appare pi\u00f9 come uno scontro politico tra apparati dello stato che non come un\u2019inchiesta tesa a dimostrare un illecito. Inoltre, chi ha alimentato e continua ad alimentare il\u00a0<em>Russiagate<\/em>, sta girando da mesi intorno al caso senza per\u00f2 ancora aver trovato la cosiddetta \u201cpistola fumante\u201d. Che se non salter\u00e0 fuori, non avr\u00e0 fatto altro che gettare ulteriore discredito sulle istituzioni americane, provocando un danno nell\u2019immagine e nella sostanza per quella che sino a poco tempo fa eravamo abituati a chiamare \u201cla pi\u00f9 grande democrazia del mondo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/russiagate-tutto-quello-che-ce-da-sapere-trump\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/russiagate-tutto-quello-che-ce-da-sapere-trump\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTREFRONTIERA (Alfredo Mantici) Donald Trump \u00e8 o non \u00e8 direttamente coinvolto nel cosiddetto\u00a0Russiagate? Si apre una fase destabilizzante per la presidenza americana o \u00e8 solo la coda di uno scontro politico tra democratici e repubblicani? Calma e gesso. Ripercorriamo gli eventi pi\u00f9 salienti della storia per tentare di capire meglio cosa sta accadendo oggi nella politica americana. 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