{"id":36039,"date":"2017-11-16T00:59:03","date_gmt":"2017-11-15T23:59:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36039"},"modified":"2017-11-16T01:10:17","modified_gmt":"2017-11-16T00:10:17","slug":"la-classe-disagiata-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36039","title":{"rendered":"Sulla \u201cTeoria della classe disagiata\u201d: una recensione e una critica sociale (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>FRANCESCO BERNI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia manca una classe come quella di Ibn Khaldun, che sappia fare un discorso serio sul perch\u00e9 ormai sia saltata la asabiyya ed ogni sua ricerca: la asabiyya \u00e8 definita a pagina 61 come \u201cla capacit\u00e0 di autorganizzarsi, di operare collettivamente, di cooperare invece di bruciare ingenti risorse nella lotta per il prestigio\u201d. Le risposte che fornisce Ventura non mi soddisfano appieno, perch\u00e9 non \u00e8 affatto vero che i posti sono pochi: manca semmai la capacit\u00e0 di assaltarli, democratizzarne l\u2019accesso e soprattutto manca qualcuno che la smetta di trattare la cultura come un prodotto qualsiasi, come un bene posizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura \u00e8 ci\u00f2 che muove il mondo e le idee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra l\u2019altro non solo non \u00e8 vero che i posti da grafico, da pittore, da scrittore, sono pochi: una realt\u00e0 che Ventura non vede \u00e8 data dalla miriade di trentenni di oggi che, per quanto impegnata nella lotta per i beni posizionali, si accontenterebbe di un posto da impiegato catastale o da personale ATA. Il problema, come ricordavo sopra citando Bazzocchi, \u00e8 che i ceti subalterni hanno rifiutato il paradigma keynesiano e la lotta gramsciana per l\u2019egemonia, abbracciando tutte le storture culturali e politiche del \u201868 e del \u201877.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ventura, che vorrebbe salvare i disagiati facendo loro prendere coscienza di classe, ovvero del fatto che hanno preteso troppo e dovrebbero quindi abbassare le loro aspettative, commette per\u00f2 lo stesso errore della classe disagiata. Pur criticando aspramente il Sessantotto culturale, Ventura considera il keynesismo come una bestemmia ideologica, iscrivendosi cos\u00ec a tutti gli effetti tra gli autori there is not alternative. Non c\u2019\u00e8 alternativa allo stato di cose presenti ed accettare l\u2019impoverimento \u00e8 l\u2019unica cosa che si pu\u00f2 fare: Ventura lo sostiene con una tesi al di fuori della grazia di Dio, ossia che il capitalismo si stia contraendo. Che ci sia una fase di stagnazione simile a quella di fine \u2018800, lo sostiene anche Gianfranco La Grassa: ma una cosa \u00e8 la stagnazione, un&#8217;altra la contrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlare di caduta tendenziale del saggio di profitto in un mondo in cui le <em>corporations <\/em>sono pi\u00f9 \u201cricche\u201d degli Stati nazionali mi sembra veramente assurdo. Come \u00e8 strano parlare di contrazione, quando mai come oggi \u00e8 alto il divario tra salari dei lavoratori e produttivit\u00e0 del lavoro. E poi, sempre rimanendo in canoni macroeconomici, Ventura fa il classico (anzi neoclassico) errore di trattare il debito pubblico di uno Stato come fosse il debito privato di un\u2019azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, di quale classe disagiata parla Raffaele Alberto Ventura? Di quella europea? Di quella italiana? La lettura sembrerebbe sottointendere quella italiana: e allora perch\u00e9 l\u2019autore non analizza le politiche economiche che hanno impoverito l\u2019Italia, che ci hanno fatto abbandonare il virtuoso ciclo di partecipazioni statali in settori strategici + miriadi di pmi a corollario? Perch\u00e9 non dice che in Italia, secondo i canoni della sua disquisizione economica, le cose potevano andare male invece sono andate peggio? Perch\u00e9 non parla delle privatizzazioni selvagge, della morte dell\u2019IRI, come causa di un aggravamento di una crisi che secondo la sua trattazione sarebbe avvenuta <em>naturaliter<\/em>? Perch\u00e9 il focus sull\u2019Italia \u00e8 solamente accennato? Alla fine dell\u2019articolo prover\u00f2 a dare una spiegazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il saggio ha il merito di aver delineato i problemi della classe disagiata, ma scambia le cause con gli effetti. La corsa alla scolarizzazione \u00e8 causata non da una smania di diventare <em>archistar<\/em>, ma dalla contrazione macroeconomica della macchina industriale (dovuta a precise scelte della classe dirigente italiana, ma Ventura sembra non ricordarlo) a cui si risponde sperando che l\u2019arricchimento delle proprie competenze aiuti a sopravvivere. Questa corsa alla sopravvivenza implica gi\u00e0 un\u2019aprioristica accettazione di un livello di reddito inferiore a quello dei propri genitori. Un livello minimo che permetta per\u00f2 l\u2019acquisto dei beni posizionali in modo da non essere emarginato (ma l\u2019acquisto dei beni posizionali riguarda ormai anche il tuo compagno di classe delle elementari che fa l\u2019idraulico da quando aveva 16 anni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo slancio di critica al diritto allo studio, che non farebbe altro che creare una generazione di choosy e bamboccioni con la pretesa addirittura di cercare dei mezzi di sopravvivere, si dimentica l\u2019unica critica \u00e9litaria che avrebbe senso. Con l\u2019incremento della scolarizzazione di massa diminuiscono i pensatori veri e puri, gli uomini di cultura di rottura, i giganti del pensiero, perch\u00e9 come sosteneva Costanzo Preve \u201c<em>l\u2019incredibile novit\u00e0 del nostro tempo \u00e8 che oggi gli intellettuali sono stupidi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ventura intuisce i meccanismi illusionistici della <em>platform economy<\/em>: essa esprime il sogno della voce a tutti, dello spazio per tutti, e invece \u00e8 la posa plastica della cittadella arroccata che ha la potenza devastante di eliminare chi \u00e8 fuori dal giro nonostante le promesse di disintermediazione. La scolarizzazione di massa ha messo tutti in concorrenza perch\u00e9 non esiste pi\u00f9 la mediazione degli istituti di cultura, delle accademie &#8211; la maestra e la prof che ti dicevano \u201cMario va all\u2019Ipsia, Giovanna allo Scientifico\u201d, o per rimanere al 1968, l\u2019esponente del clero che manda Mario Capanna a studiare alla Cattolica di Milano. Su questo l\u2019autore ha ragione, ma non fornisce n\u00e9 immagina soluzioni alternative&#8230; questo s\u00ec che \u00e8 spreco di risorse intellettuali!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando alle parole di Rino Formica, non si pu\u00f2 far altro che notare che la generazione dei nati nei \u201840 e nei \u201850 ha creato un mondo che garantisse la loro eterna giovinezza, avvelenando i pozzi, non soltanto impedendo la mobilit\u00e0 sociale per le generazioni future ma facendo cadere sulle stesse i loro fallimenti, ovvero con la creazione di una struttura ideologica impermeabile al cambiamento, criminalizzando chiunque pensasse fuori dal recinto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tu stai in quel recinto, ma nella fortezza ci siamo noi e i nostri figli: voi al massimo potete fare i servitori della gleba, anzi ci dovete ringraziare che vi permettiamo ancora di partecipare ai circuiti del consumo e vi facciamo leggere qualche libro. Hanno reciso la possibilit\u00e0 di assaltare quei feudi, perch\u00e9 hanno reso la cultura un mero prodotto di consumo. Tutti gli strumenti culturali organizzativi per fare il salto egemonico non esistono pi\u00f9, ma soprattutto non c\u2019\u00e8 alcun interesse da parte della classe disagiata di crearne di nuovi, perch\u00e9 tutto sommato questa situazione stagnante non dispiace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo Raffaele Alberto Ventura ha ragione: quel surplus formativo, che non ha nessun tipo di sbocco ed \u00e8 in via d\u2019estinzione, non basta per migliorare la propria condizione, perch\u00e9 \u201cnon basta avere ragione, devi avere qualcuno che te la dia\u201d, in quanto risulta un mero tecnicismo che non si innesta in alcun modo nella societ\u00e0. La questione dell\u2019educazione, del surplus educativo, che non produrrebbe maggiore ricchezza n\u00e9 \u00a0uguaglianza, ci indica che non si risolvono certe questioni solo con la tecnica. L\u2019autore ha ragione da vendere quando scrive: \u201cil fatto che esista una correlazione tra livello di educazione e reddito individuale non implica in nessun modo che debba esserci, globalmente, un\u2019influenza dell\u2019educazione sulla crescita economica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella questione, dalla notte dei tempi, si risolve con le dinamiche sociali e per una lotta redistributiva, ma se si nega il keynesisimo allora non \u00e8 possibile pensare alcun tipo di futuro n\u00e9 a breve n\u00e9 a lungo periodo: e infatti Ventura accetta che \u201csaremo tutti morti\u201d; il \u201cdiritto allo studio\u201d \u00a0\u00e8 tutta una questione meramente tecnica per cui la corsa all\u2019armamentario formativo non genera automaticamente mobilit\u00e0 sociale, quindi \u00e8 un male: perci\u00f2 i poveri non devono pi\u00f9 studiare e non devono pi\u00f9 nemmeno vagheggiare di tentare di darsi un futuro migliore individuale o collettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/ventura-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Visto che la tecnica impedisce che pi\u00f9 studio significhi pi\u00f9 mobilit\u00e0 sociale, allora \u00e8 impossibile pensare che questo possa avvenire. L\u2019autore a tal proposito si inventa la fattispecie del Mutuo Declassamento Assicurato, come se la guerra del tutti contro tutti fosse una scelta e non un obbligo per tentare di sopravvivere. Il punto \u00e8 che dimentica che anche i descolarizzati vivono la crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I titoli, per quanto inflazionati, non sono stati ottenuti per \u201cscavalcarsi reciprocamente per ottenere i posti pi\u00f9 ambiti, e lasciare il resto del lavoro agli immigrati del terzo Mondo\u201d, ma semplicemente per sopravvivere o per cercare il proprio posto nel mondo Ventura, dimenticando la lotta per la sopravvivenza, si sofferma con gran mestiere e bravura sulla seconda fattispecie: coloro che cercano il proprio posto narcisistico nel mondo. Lo fa a pag 234, introducendo la figura degli individui narcisistici pieni di ambizioni smisurate che non possono accettare una vita umile. In questo modo nasce l\u2019<em>anomia<\/em>: una reazione spettacolare in omaggio alla societ\u00e0, in cui la ribellione \u00e8 vissuta solo per soddisfare la nostra vanit\u00e0. Qui l&#8217;autore non coglie la grande verit\u00e0 di quello che ha detto, ossia che l\u2019evoluzione del militante politico occidentale \u00e8 nel sentiero dell\u2019anomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da cavaliere dell\u2019idea \u201crivoluzionario di professione \u201c o \u201csoldato politico nichilista\u201d o \u201camico democristiano e devoto\u201d o\u00a0 \u201ccompagno mazziniano repubblicano\u201d, una buona parte dei militanti politici degli ultimi decenni non \u00e8 mossa dal fuoco ideale delle ideologie, ma sceglie l\u2019azione politica solo per trarre godimento da una realt\u00e0 che esiste solo nelle loro menti. Perci\u00f2 la guerra di tutti i movimenti moltitudinari degli ultimi anni, ignorando l\u2019esigenza della \u201cconquista del potere\u201d, \u00e8 stata solo una valvola di sfogo di entit\u00e0 desideranti in cerca di godimenti alternativi e non si sa per quale motivo migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non tutti i desideri sono buoni da soddisfare e in quelli buoni da soddisfare non c\u2019\u00e8 una gerarchia di bont\u00e0: la classe disagiata, invece, pensa che ogni desiderio individuale abbia piena legittimit\u00e0. L\u2019autore conclude affermando che il risentimento della classe media nasce da un doloroso malinteso, cio\u00e8 il cosiddetto welfare novecentesco. La realt\u00e0 dei fatti ci indica per\u00f2 che, con la produttivit\u00e0\u00a0 alle stelle e ormai slegata dalla creazione di posti di lavoro e con la divaricazione\u00a0 dalla giusta remunerazione di quei posti che vengono creati, il risentimento della classe media \u00e8 sacrosanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ventura <em>rifiuta pervicacemente il Novecento<\/em> &#8211; non \u00e8 un caso il continuo riferimento a romanzi ottocenteschi&#8230; ed \u00e8 a tutti gli effetti poco innovativo in questo: sono venticinque anni che si cerca di uscire dal Novecento, ma poi alla fine si propina la solita logica liberale in cui ci si rifiuta, tra l\u2019altro, di porsi davanti alla questione nazionale, quindi anche a quella della redistribuzione dei redditi all\u2019interno di un dato territorio. L\u2019autore parla della classe disagiata italiana ma la universalizza, privandola dei suoi caratteri nazionali; non parla mai del contesto, seppure fa un\u2019analisi globale (con cui concordare o meno), non spiega nel dettaglio perch\u00e9 in Italia le cose siano andate peggio o meglio rispetto ad altri paesi occidentali.<\/p>\n<p>Nell\u2019equazione di Ventura, la deindustrializzazione italiana \u00e8 una costante che non pu\u00f2 essere toccata, cos\u00ec come la prevalenza dell\u2019economico sul politico. Rimanendo in termini gramsciani, in un clima politico e culturale antigramsciano quale mai si \u00e8 respirato nella storia recente italica, per uscire dall\u2019empasse il \u201cnuovo\u201d che potrebbe sorgere dalle dinamiche sociali e di classe (anche disagiata) italiana, dovr\u00e0 porsi le seguenti sfide:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>creare una classe pronta a conquistare la forza di far funzionare meglio le cose<\/strong><\/li>\n<li><strong>porre al centro la questione nazionale italiana<\/strong><\/li>\n<li><strong>porre al centro la questione della crisi economica in termini innovativi quanto antichi<\/strong><\/li>\n<li><strong>porre al centro la questione dell\u2019egemonia, terminando con la retorica assembleare, dei flashmob e della democrazia disintermediata<\/strong><\/li>\n<li><strong>trovare nuove forme di <em>Principe<\/em> e di <em>Intellettuale Collettivo<\/em> sulle grandi questioni che attanagliano il mondo (a molte delle quali non ho fatto neanche cenno)<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p>Ci vorranno dei decenni: non sar\u00e0 l\u2019attuale classe disagiata a portare avanti questa agenda perch\u00e9, citando un mio caro amico su Facebook su un recente caso di cronaca politica, \u201cla farsa catalana e\u2019 stata come un flash mob di massa, un collettivo apericena equo-solidale, una raccolta dal vivo di firme su change.org. La causa della Repubblica avrebbe meritato forme di lotta pi\u00f9 novecentesche, di quel secolo in cui era la fame e non l\u2019egocentrismo a muovere i popoli. Qualcosa di pi\u00f9 serio.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse ha ragione Ventura: fino a che sar\u00e0 l\u2019egocentrismo a muovere i popoli, <em>there is not alternative<\/em>, e magari \u00e8 meglio ambire ad essere Franchino piuttosto che Steve Jobs. Ma qui si continuer\u00e0 a tifare \u201cOrganizzazione Filini\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>fonte: <a href=\"http:\/\/www.stampanews.it\/news\/sulla-teoria-della-classe-disagiata-recensione-critica-sociale\/\">stampanews.it<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=35931\">[Qui<\/a> la prima parte dell&#8217;articolo]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FRANCESCO BERNI In Italia manca una classe come quella di Ibn Khaldun, che sappia fare un discorso serio sul perch\u00e9 ormai sia saltata la asabiyya ed ogni sua ricerca: la asabiyya \u00e8 definita a pagina 61 come \u201cla capacit\u00e0 di autorganizzarsi, di operare collettivamente, di cooperare invece di bruciare ingenti risorse nella lotta per il prestigio\u201d. 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