{"id":36047,"date":"2017-11-08T10:56:38","date_gmt":"2017-11-08T09:56:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36047"},"modified":"2017-11-07T23:16:51","modified_gmt":"2017-11-07T22:16:51","slug":"i-nostri-conti-con-lenin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36047","title":{"rendered":"I nostri conti con Lenin."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p><strong>Capirete che il 7 novembre ho un tema obbligato: la Rivoluzione Russa.<\/strong>\u00a0Ed ho scelto di scrivere sul suo principale artefice.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/rivoluzione-ottobre\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">In questo quasi trentennio<\/a>\u00a0post Urss, Lenin \u00e8 stato sottoposto ad un\u2019 autentica criminalizzazione, sostenendo che sia stato lui chi ha edificato il totalitarismo sovietico, che Stalin ne ha solo proseguito l\u2019opera e lo si \u00e8 accusato d\u2019ogni nefandezza.<\/p>\n<p><span id=\"more-9186\"><\/span><br \/>\n<strong>Certamente, Lenin fece molti errori<\/strong>\u00a0che hanno spianato la strada alla successiva involuzione totalitaria: nella convinzione di una immediata rivoluzione europea, costru\u00ec il sistema di potere sovietico come una dittatura, ma (conviene recuperare le categorie schimittiane) la sua non era la dittatura sovrana che sarebbe emersa dopo, ma una dittatura \u201ccommissaria\u201d, cio\u00e8 un regime straordinario, destinato a cessare in breve, quando la rivoluzione avesse vinto in Europa e non ci fosse stato pi\u00f9 bisogno di un regime di quel genere.<\/p>\n<p><strong>Personalmente non apprezzo alcun tipo di dittatura<\/strong>\u00a0e ritengo che la probabilit\u00e0 del passaggio dalla dittatura commissaria a quella sovrana sia ben pi\u00f9 alta della cessazione della dittatura e del passaggio indilore alla democrazia.<\/p>\n<p><strong>Ma questo \u00e8 ragionare con la logica del poi,<\/strong>\u00a0di chi ha visto tutta la parabola delle dittature novecentesche: anche il regime portoghese doveva essere temporaneo e poi, con la riforma dell\u2019Estado Novo, divenne una spietata dittatura sovrana. Persino il nazismo, sulla carta, nacque sulla base dell\u2019art 48 della Costituzione che parlava di uno stato di eccezione temporaneo, salvo diventare rapidamente definitivo. La dittatura totalitaria \u00e8 un fenomeno proprio del Novecento, prima abbiamo avuto esempi molto pi\u00f9 brevi o con diverse caratteristiche (si pensi a Robespierre o Cromwell), mentre nell\u2019ottocento ci furono diversi casi di dittature realmente commissarie, spontaneamente cessate dopo l\u2019emergenza (si pensi a Garibaldi o Bolivar).<\/p>\n<p><strong>Dunque, Lenin \u00e8 parzialmente giustificato<\/strong>\u00a0(solo parzialmente) da questa mancata conoscenza delle dittature in epoca novecentesca. Un errore, certamente, ma non un crimine in s\u00e9, anche se quell\u2019errore port\u00f2 ad una serie di conseguenze catastrofiche (scioglimento degli altri partiti, subordinazione di sindacati e soviet al partito, scioglimento delle correnti interne, soppressione delle libert\u00e0 di stampa, di sciopero ecc.), tutte pensate in termini di misure eccezionali e destinate a durar poco. Si pensi alla proibizione delle correnti interne al partito (prima sempre consentite in fase congressuale) decisa nel X congresso (1922): gi\u00e0 nel tardo 1923 Lenin proponeva a Trotskji una piattaforma comune per il successivo congresso, segno che pensava al ripristino della dialettica interna che era durata sino al congresso precedente. Dunque, accusare Lenin di aver voluto coscientemente edificare un sistema di potere totalitario non ha fondamento storico.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, la situazione eccezionale era nei fatti, perch\u00e9 le rivoluzioni sono sempre un fatto eccezionale che, piaccia o no, comportano un certo grado di restrizione delle libert\u00e0, pi\u00f9 o meno esteso, pi\u00f9 o meno limitato nel tempo, anche se non c\u2019\u00e8 dubbio che nel caso russo le scelte furono fuori misura ed ebbero conseguenze perniciose.<\/p>\n<p>Ad esempio, si pu\u00f2 anche ammettere che, in una situazione di guerra civile interna e di aggressione esterna, un governo rivoluzionario si doti di una polizia speciale come la Ceka (che poi diverr\u00e0 la Gpu), mentre resta inammissibile l\u2019uso che poi se ne \u00e8 fatto.<\/p>\n<p><strong>La verit\u00e0 \u00e8 che la vera colpa che viene addebitata a Lenin non \u00e8 la sua presunta volont\u00e0 totalitaria, ma il fatto stesso di aver promosso e realizzato una rivoluzione,<\/strong>\u00a0fatto di per s\u00e9 inammissibile per certi storici, perch\u00e9, mettendo in discussione il principio di autorit\u00e0, pongono le premesse di ogni tragedia. Non si tratta altro che della vecchia posizione degli antirivoluzionari dell\u2019ottocento (De Maistre, De Chateaubriand, Tocqueville, Taine, Constant), in tempi pi\u00f9 vicini a noi ripresa dallo storico tradizionalista Augustin Cochin (anni cinquanta) poi riabilitato una ventina di anni dopo da Fran\u00e7ois Furet e, soprattutto da Daniel Pipes.<\/p>\n<p><strong>Quello che accomuna i diversi autori di questo filone \u00e8 il carattere anti egualitario ed anti democratico:<\/strong>\u00a0il deragliamento della rivoluzione (il derapage secondo l\u2019espressione di Furet) fu in prodotto inevitabile dell\u2019irruzione delle masse nel processo. Irruzione sopportabile sinch\u00e9 essa resta sotto una guida riformista o socialdemocratica e non \u00e8 un caso che, spesso questi storici pi\u00f9 recenti, approvino la rivoluzione di febbraio, mentre condannano quella di ottobre, a proposito della quale ripetono le solite critiche mensceviche (Plechanov in testa) sull\u2019immaturit\u00e0 della rivoluzione socialista in Russia, dove sarebbe stato il turno di una rivoluzione borghese.<\/p>\n<p>E\u2019 quello che dice anche Graziosi nella sua storia dell\u2019Urss, ripetendo piattamente che la maggior colpa dei bolscevichi fu quella di prendere il potere quando non dovevano, giungendo anche ad inventarsi un improbabile riformismo che germinava sin nelle viscere del regime zarista dagli anni novanta del secolo precedente.<\/p>\n<p><strong>Queste critiche a Lenin sono il prodotto di una vulgata storiografica<\/strong>\u00a0che ha fuso il classico pensiero antirivoluzionario con autori come Carl Schimitt e con la socialdemocrazia pi\u00f9 anticomunista (si badi: anticomunista, non antistalinista). Il risultato, al di l\u00e0 del suo impianto discutibile per pi\u00f9 versi, \u00e8 una sorta di negazione della radice rivoluzionaria della modernit\u00e0 e la ricerca di una poco credibile modernit\u00e0 liberale ma non democratica, basata sulla libert\u00e0 ma non sull\u2019eguaglianza. E con ci\u00f2 stesso lo scioglimento dell\u2019idea stessa di modernit\u00e0: questi cantori del capitalismo, che cercando di ridurre la modernit\u00e0 solo ad esso e senza altro residuo, non si accorgono di segare il ramo su cui sono seduti. Quando ci si meraviglia dell\u2019attacco jihadista alla modernit\u00e0, si dimentica che il processo ad essa \u00e8 iniziato in casa nostra.<\/p>\n<p><strong>E, dunque, Lenin, pur con i suoi indiscutibili errori, \u00e8 interno ai processi della modernit\u00e0,<\/strong>\u00a0rispetto ai quali i suoi critici si pongono al di fuori. Piaccia o no, \u00e8 Lenin che ha spinto la Russia verso la modernit\u00e0, pur con limiti ed errori.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, che lo zarismo avrebbe potuto avviare un processo riformista, sino a trasformare la Russia in un paese a livello della modernit\u00e0 europea, \u00e8 una ipotesi tanto azzardata da non poter essere sostenuta, ma neppure negata: quando ci si trova di fronte ad ipotesi tanto fantasiose, non ha senso cercarne conferme o smentite. Forse esse potrebbero realizzarsi come qualsiasi altra ipotesi imprevedibile, ma si pu\u00f2 discutere seriamente dell\u2019imponderabile? E su che basi?<\/p>\n<p>Di fatto, notiamo che ancora nel 1905, la risposta zarista alla domanda di riforme fu la pi\u00f9 bieca repressione. N\u00e9 sembra che la partecipazione alla guerra abbia posto le premesse per un diverso andamento delle cose. Soprattutto: il governo zarista sarebbe riuscito a trarre il suo paese fuori della guerra? Ci sono storici che rimproverano a Lenin la pace separata di Brest Litowsk, ma a quale prezzo la Russia avrebbe potuto resistere altre sei mesi, in attesa della vittoria degli alleati (di cui, peraltro, nessuno poteva realisticamente esser certo nel marzo di quell\u2019anno)? Di fatto, Lenin ebbe il merito di aver tirato fuori il suo paese dal massacro, anche se questo non rese pi\u00f9 facile il compito ad Italiani, Francesi e Inglesi. La vittoria bolscevica fu in buona parte dovuta proprio all\u2019impegno della pace subito.<\/p>\n<p><strong>Quanto all\u2019accusa di aver preparato la successiva involuzione autoritaria<\/strong>\u00a0con il modello organizzativo del partito, con il suo centralismo ed i suoi \u201crivoluzionari di professione\u201d, osserviamo che, soprattutto dopo gli anni venti, tutti i partito moderni hanno adottato modelli centralistici con vertice nazionale e ne fa fede la stessa nomenclatura (il capo del partito \u00e8 il \u201csegretario\u201d, l\u2019organo dirigente \u00e8 spesso denominato \u201ccomitato centrale\u201d, gli attivisti di partito sono spesso designati come \u201cquadri\u201d ecc.) e, tutti si dotarono per tempo di robusti apparati di politici di professione , anche se non rivoluzionari.<\/p>\n<p><strong>Il tempo di Lenin fu quello di Taylor e di Ford<\/strong>\u00a0e ci sono evidenti analogie fra il suo modello di partito e quello dell\u2019organizzazione del lavoro fordista o di quello militare dai primi del secolo in poi. E tutti i partiti ne risentirono in varia misura, e, anche se quasi tutti mantennero il costume delle correnti, va detto che esse spesso furono partiti nel partito che ne ripetevano verticismi e intollerante disciplina centralistica al loro interno. D\u2019altra parte, i recenti partiti-farfalla a struttura leggera ed \u2013apparentemente- privi di apparato, basati sulla figura del leader condottiero, non sono affatto pi\u00f9 democratici del precedenti, neppure quando hanno una torsione spontaneista, perch\u00e9 il peggior burocrate \u00e8 il burocrate spontaneista che non risponde mai a nessuno del suo operato. Il problema della burocrazia politica nell\u2019epoca contemporanea resta uno dei grandi nodi da sciogliere per realizzare una vera democrazia che metta insieme principio di organizzazione, libert\u00e0 e partecipazione dal basso.<\/p>\n<p><strong>In ombra resta, invece, il motivo che fa di Lenin un grande classico del pensiero politico al quale hanno attinto molti altri:<\/strong>\u00a0la concezione della politica come strategia. Intendiamoci: il pensiero strategico applicato alla politica non \u00e8 di per s\u00e9 una invenzione di Lenin e premesse ne troviamo in personaggi come Cavour, Bismarck, Gladstone o nello stesso Napoleone I (che, non a caso, era un militare). Ma ci\u00f2 si \u00e8 dato il pi\u00f9 delle volte in termini di lungimiranza personale del personaggio, senza mai considerare \u2013o considerando assai poco, il nesso politica\/economia e senza mai tener presente il ruolo politico delle masse.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8, invece, ben presente in Lenin che fonda scientificamente la sua visione di strategia (anche se poi, occorre andare con piedi di piombo con l\u2019idea di politica scienza che apre la strada a molti terribili equivoci). Per Lenin questo \u00e8 legato all\u2019idea di rivoluzione e presa del potere che immagina in un quadro insurrezionale, ed \u00e8 questo il retaggio che \u00e8 rimasto alla sinistra (e non \u00e8 un caso che nel 1928, l\u2019Internazionale Comunista edit\u00f2 un manuale dell\u2019insurrezione curato da Radek, Pjatakov e Togliatti), che poi ci aggiunse il modello della guerriglia tanto rurale quanto urbana. E questo schema fu fatto proprio anche dai fascisti, peronisti e regimi castrensi, anche se con la variante della \u201cmarcia sulla capitale o del colpo di Stato. Ma questa sessa idea di strategia fu assunta anche da molti altri per nulla orientati in senso rivoluzionario. In qualche modo, fu questa visione a fondare l\u2019indirizzo strategico dello Stato maggiore francese nei tardi cinquanta ed oggi \u00e8, di fatto, un pezzo importante della geopolitica.<\/p>\n<p><strong>Ovviamente si pu\u00f2 dissentire in tutto o in parte da queste visioni della politica,<\/strong>\u00a0quello che non si pu\u00f2 fare \u00e8 ignorare questa parabola del pensiero politico e, pertanto, ignorare che Lenin \u00e8 stato uno dei grandi del secolo scorso e fra i primi. La sua criminalizzazione non dice nulla sul reale giudizio che possiamo avere su Lenin, quanto piuttosto sulla miseria intellettuale\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/bibliografia-rivoluzione-russa-anticomunisti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dei suoi piccoli detrattori.<\/a><\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/conti-con-lenin\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/conti-con-lenin\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI Capirete che il 7 novembre ho un tema obbligato: la Rivoluzione Russa.\u00a0Ed ho scelto di scrivere sul suo principale artefice.\u00a0In questo quasi trentennio\u00a0post Urss, Lenin \u00e8 stato sottoposto ad un\u2019 autentica criminalizzazione, sostenendo che sia stato lui chi ha edificato il totalitarismo sovietico, che Stalin ne ha solo proseguito l\u2019opera e lo si \u00e8 accusato d\u2019ogni nefandezza. 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