{"id":36268,"date":"2017-11-16T08:56:37","date_gmt":"2017-11-16T07:56:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36268"},"modified":"2017-11-15T22:31:44","modified_gmt":"2017-11-15T21:31:44","slug":"eccidio-di-kindu-la-strage-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36268","title":{"rendered":"Eccidio di Kindu: la strage dimenticata"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTRE LA LINEA (Alessandro Giuliano)<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019era da aspettarselo: nessuna tra le testate nazionali pi\u00f9 autorevoli ha voluto ricordare ieri il cinquantaseiesimo anniversario dell\u2019<strong>eccidio di Kindu<\/strong>, nell\u2019attuale Repubblica Democratica del Congo, una delle pagine pi\u00f9 tristi della storia italiana del secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>Ci riferiamo ovviamente al\u00a0<strong>massacro<\/strong>\u00a0condotto da circa trecento soldati dell\u2019esercito regolare congolese, capeggiati dal colonnello Pakassa, ai danni di\u00a0tredici nostri aviatori che si trovavano sul suolo africano a nome dell\u2019ONU, nell\u2019ambito della missione di pace, voluta soprattutto dal segretario generale delle Nazioni Unite Deg Hammarskjold, al fine di monitorare l\u2019incandescente escalation della guerra civile scoppiata l\u2019anno prima.<\/p>\n<p>Invece, nella giornata che dovrebbe costituire un rispettoso silenzio e ricordo di due grandi tragedie di cui l\u2019Esercito Italiano \u00e8 stato tristemente vittima, questa e quella di\u00a0<strong>Nassyria in Iraq del 2003<\/strong>\u00a0(su cui qualche riga sui giornali si \u00e8 spenta, ma in modo quasi forzato), i media hanno optato per l\u2019oblio, trasformando questa giornata della memoria, in una \u201cgiornata degli smemorati\u201d.<\/p>\n<p>Proveremo allora noi, in questa sede, a ripercorrere le principali tappe della sanguinosa\u00a0<strong>guerra civile<\/strong>, soprattutto quelle antecedenti all\u2019eccidio, per mostrare la drammatica situazione del paese africano, ambita preda delle superpotenze della Guerra Fredda per rafforzare il proprio prestigio geopolitico.<\/p>\n<p>Siamo nel 1960. Il\u00a0<strong>Belgio<\/strong>, per evitare lo scoppio di una sanguinosa guerra di liberazione tra le proprie forze armate e le popolazioni locali, reclamanti l\u2019indipendenza, decide a malincuore di rinunciare alla sua ricca colonia, il Congo, un tempo territorio personale del re Leopoldo II, le cui milizie si macchiarono di orrendi crimini contro le popolazioni autoctone alla fine del secolo XIX: un altro paese africano si dichiarava indipendente nell\u2019ambito del processo di\u00a0<strong>decolonizzazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Lo stesso anno, nel mese di maggio, vengono indette le prime elezioni libere nella storia del paese: tra i diversi movimenti partecipanti spiccano l\u2019MNC di\u00a0<strong>Lumumba<\/strong>, di stampo nazionalista, e il PSA di\u00a0<strong>Gizenga<\/strong>, filosocialista. A vincere sar\u00e0 il primo, con una maggioranza relativa che lo costringer\u00e0 ad allearsi al PSA per formare un governo, che vedr\u00e0 al vertice Lumumba e Gizenga suo vice. Poco tempo dopo, il parlamento elegger\u00e0\u00a0<strong>Joseph Kasa-Vubu<\/strong>\u00a0presidente della Repubblica.<\/p>\n<p>Le elezioni democratiche non costituiranno, tuttavia, l\u2019inizio di un periodo di pace e prosperit\u00e0 per il Congo; anzi, i problemi saranno\u00a0dietro l\u2019angolo. Nonostante si fosse trovato un compromesso tra le due maggiori forze politiche, le divergenze ideologiche erano enormi; nonch\u00e9 la ragione di molte incomprensioni tra i ministri, anche su temi delicati, come la gestione del lento smantellamento del vecchio\u00a0<strong>apparato militare<\/strong>, che contava ancora numerosi elementi belgi tra gli ufficiali e i sottufficiali.<\/p>\n<p>Lumumba e Gizenga, spinti dal desiderio di ottenere il controllo assoluto dell\u2019esecutivo, chiesero l\u2019aiuto delle superpotenze dell\u2019epoca: il primo, appoggiato anche dal presidente della Repubblica Kasa-Vubu, agli\u00a0<strong>Stati Uniti<\/strong>\u00a0e\u00a0al blocco occidentale; il secondo, all\u2019<strong>Unione Sovietica<\/strong>\u00a0e i suoi alleati. La rottura fu inevitabile, il che comport\u00f2 il sorgere di nuove problematiche: l\u2019esercito si spacc\u00f2 tra lealisti di Lumumba da una parte e di Gizenga dall\u2019altra; nel mentre due regioni meridionali assai ricche di diamanti, il Sud Kasai e il Katanga, rivendicarono l\u2019<strong>indipendenza<\/strong>\u00a0approfittando della crisi politica.<\/p>\n<p>I quattro schieramenti cominciarono a fronteggiarsi davvero nel\u00a0<strong>1961<\/strong>, ricorrendo all\u2019uso delle rispettive forze armate, segnando ufficialmente lo scoppio della guerra civile. Il risultato fu la frammentazione del territorio nazionale in\u00a0<strong>quattro parti<\/strong>: l\u2019ovest con la capitale L\u00e9opoldville, sotto il controllo dei governativi; l\u2019est nelle mani del PSA, che nel frattempo proclamer\u00e0 Stanleyville nuova capitale; la regione del Sud Kasai, e quella del Katanga di Moise Ciombe, uno dei leader della resistenza anti-belga degli anni cinquanta, che poteva contare al proprio servizio numerosi mercenari bianchi degli eserciti europei.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>ONU<\/strong>\u00a0decise dunque di adottare la Risoluzione 143 per intervenire e porre fine al conflitto, a favore del filo-occidentale\u00a0<strong>Lumumba<\/strong>. I paesi partecipanti alla \u201cMissione di pace\u201d diedero il proprio supporto sia in campo militare che per l\u2019assistenza medica.<\/p>\n<p>Eccoci ora all\u2019<strong>11 novembre 1961<\/strong>: due equipaggi della Quarantaseiesima Aerobrigata di stanza a Pisa, che pochi giorni pi\u00f9 tardi avrebbero terminato la loro missione e sarebbero rientrati in patria, atterrano a L\u00e9opoldville per fornire assistenza ad una guarnigione malese dell\u2019ONU.<\/p>\n<p>Nel frattempo, i soldati dell\u2019esercito regolare congolese, vedendo atterrare gli italiani e scambiandoli per milizie mercenarie del Katanga, decidono di organizzare un blitz e catturare gli aviatori. Un gruppo di circa cento uomini armati si reca all\u2019aeroporto militare e cattura i presunti nemici; uno di loro, il tenente medico ventinovenne\u00a0<strong>Francesco Paolo Remotti<\/strong>, muore tentando la fuga.<\/p>\n<p>Gli altri dodici militari vengono rinchiusi nel carcere della citt\u00e0, senza che i malesi riescano a chiarire l\u2019equivoco con il colonnello Pakassa, a capo della spedizione. Al contrario, sar\u00e0 proprio questi a ordinare ai propri uomini di\u00a0<strong>trucidare<\/strong>\u00a0a colpi di mitragliatrice i prigionieri l\u2019indomani.<\/p>\n<p>Dopo i tragici fatti bisogner\u00e0 aspettare altri quattro anni per giungere alla fine del conflitto, segnato dall\u2019ascesa del generale filo-governativo\u00a0<strong>Mobutu Sese Seko<\/strong>, prima alla guida dell\u2019esercito, dove intensificher\u00e0 la repressione di tutti gli avversari, e poi al governo, eletto nelle seconde elezioni della storia del paese, nel 1965.<\/p>\n<p>Mobutu regner\u00e0 da despota il Congo, nel 1971 ribattezzato in\u00a0<strong>Zaire<\/strong>, fino alla sua morte nel 1997. Oggi il Congo sembra aver voltato pagina, rafforzando sempre pi\u00f9 il proprio regime democratico, seppur tra numerose difficolt\u00e0. La guerra civile, quella fredda, Lumumba e Mobutu sembrano far parte di un oscuro passato, chiuso a chiave in uno scantinato buio: lo stesso in cui le nostre istituzioni, i media e la societ\u00e0 civile in generale hanno confinato il ricordo dei 13 aviatori, uccidendoli cos\u00ec una seconda volta.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2017\/11\/13\/eccidio-di-kindu-la-strage-dimenticata\/\">http:\/\/www.oltrelalinea.news\/2017\/11\/13\/eccidio-di-kindu-la-strage-dimenticata\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE LA LINEA (Alessandro Giuliano) C\u2019era da aspettarselo: nessuna tra le testate nazionali pi\u00f9 autorevoli ha voluto ricordare ieri il cinquantaseiesimo anniversario dell\u2019eccidio di Kindu, nell\u2019attuale Repubblica Democratica del Congo, una delle pagine pi\u00f9 tristi della storia italiana del secondo dopoguerra. 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