{"id":36295,"date":"2017-11-18T10:05:22","date_gmt":"2017-11-18T09:05:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36295"},"modified":"2017-11-18T00:07:35","modified_gmt":"2017-11-17T23:07:35","slug":"puigdemont-e-catalogna-tocca-difendere-anche-gli-imbecilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36295","title":{"rendered":"Puigdemont e Catalogna: tocca difendere anche gli imbecilli."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p>Se ci fosse stato bisogno di citare un esempio del generale naufragio della politica nella nostra epoca, questa storia dell\u2019indipendenza catalana sarebbe un caso perfetto. I poveri catalani non c\u2019entrano nulla, ma i loro \u201cdirigenti\u201d sono degli imbecilli al limite della criminalit\u00e0.<\/p>\n<p>Non pretendo che, in tempi come questi, i politici abbiano una visione strategica del loro agire, ma almeno prevedere la mossa immediatamente successiva dell\u2019avversario dovrebbe essere il minimo.<\/p>\n<p>Prima bestialit\u00e0 compiuta: il referendum di parte. Per la verit\u00e0, il referendum indetto unilateralmente da uno dei soggetti dello scontro \u00e8 sempre esistito e si chiama plebiscito, ma esige una condizione imprescindibile: avere la forza militare per imporne il risultato, diversamente, l\u2019antagonista non riconoscer\u00e0 il risultato. Cosa si aspettavano i dirigenti indipendentisti, che Madrid avrebbe riconosciuto il risultato e lasciata libera la Catalogna?<\/p>\n<p>La reazione di Rajoi \u00e8 stata quanto di pi\u00f9 prevedibile si potessi immaginare: ha ignorato il referendum (che, peraltro, aveva il punto debole di una partecipazione non maggioritaria), poi ha messo in moto la procedura dell\u2019art 155 della Costituzione, come richiedevano i suoi alleati Ciudadanos, quindi c\u2019\u00e8 stato l\u2019intervento della magistratura che ha disposto l\u2019arresto dei ministri catalani e dello stesso President che, peraltro, ha pensato bene di andare in gita a Bruxelles dove, ovviamente, non ha combinato niente: la Ue continua a ritenere la questione catalana interna alla Spagna rifiutando anche un semplice ruolo di mediazione (il che dice, una volta di pi\u00f9, che la Ue \u00e8 un morto che cammina perch\u00e9 ancora non ha preso atto della sua morte). E, naturalmente, non ha ottenuto l\u2019asilo politico ed \u00e8 sfumato anche il suo sogno delirante del governo in esilio.<\/p>\n<p>In questa insipienza, che ha mandato allo sbaraglio il popolo catalano e rischia di compromettere per chiss\u00e0 quanto tempo il progetto di indipendenza, c\u2019entrano diversi fattori: le caratteristiche personali del ceto politico indipendentista, capeggiato da un borghesotto narcisista che nella scatola cranica ha solo una famigliola di farfalle, la struttura debole del partito indipendentista, l\u2019assenza di qualsivoglia pensiero strategico ma, soprattutto, la fascinazione delle rivoluzioni di velluto, arancioni o come vi pare (e sul tema torneremo a scrivere), per cui si era immaginato di poter mettere in questione la sovranit\u00e0 di Madrid con un happening giovanile ed una festa in piazza.<\/p>\n<p>Ebbene signori, mettiamoci in testa che quando si tocca la sovranit\u00e0, la parola passa ai cannoni, salvo rare eccezioni in cui si danno particolarissime condizioni (e ne parleremo) che per\u00f2 vanno preparate politicamente per tempo. Questo \u00e8 il prodotto di quella solenne stupidaggine che \u00e8 la non violenza, ideale infantile di boy scout troppo cresciuti. La non violenza \u00e8 incompatibile con la politica. I catalani, per\u00f2, non erano (e non sono) assolutamente preparati n\u00e9 organizzativamente, n\u00e9 psicologicamente ad uno scontro militare. Al massimo (e la cosa non \u00e8 auspicabile) una piccola minoranza potrebbe partire con forme di terrorismo urbano di modello basco, peraltro votato alla sconfitta.<\/p>\n<p>Vediamo cosa potrebbero fare ora. In primo luogo c\u2019\u00e8 lo scontro elettorale del 21 dicembre che diventer\u00e0 il vero referendum sull\u2019indipendenza ed, ovviamente, le ipotesi sono due: che vincano gli unionisti (nel qual caso, per almeno venti anni, di indipendenza non se ne parla pi\u00f9) o che vincano gli indipendentisti. Questa seconda ipotesi ha due variabili: che gli indipendentisti siano guidati agli stessi leader ora imprigionati (ma c\u2019\u00e8 da dubitare che la loro candidatura possa essere accettata, anche perch\u00e9 non \u00e8 da escludere un processo per direttissima con condanna sommaria) o loro delfini, o che vinca un leader pi\u00f9 moderato che si rimangi la proclamazione di indipendenza e cerchi di trattare con Madrid. Se vince l\u2019ala indipendentista dura siamo di nuovo alla situazione precedente, perch\u00e9 ai vincitori non resterebbe che mantenere la proclamazione di indipendenza e Rajoi applicherebbe di nuovo l\u2019art 155 e saremmo allo stallo. Se, invece, vincessero i moderati, sarebbe comunque una sconfitta politica, perch\u00e9 i vincitori dovrebbero rimangiarsi la proclamazione dell\u2019indipendenza che sarebbe l\u2019ammissione di aver sbagliato, implicherebbe una vittoria di Madrid che avrebbe avuto ragione di applicare l\u2019art 155 e che non avrebbe nessuna intenzione di trattare su niente, salvo qualche insignificante concessione in materia fiscale o culturale.<\/p>\n<p>Dunque, con il semplice gioco elettorale gli indipendentisti non ne escono, ma, escluso il ricorso alla lotta armata, cosa potrebbero fare? Come forme di lotta di massa non violenta potrebbero ricorrere allo sciopero generale a tempo indeterminato o allo sciopero fiscale, che, per\u00f2, presuppongono una compattezza che non sappiamo se c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>La reazione di Madrid sarebbe quella di cercare di spezzare il fronte, in primo luogo con la repressione selettiva: arrestando e colpendo alcuni attivisti o anche solo a caso, facendo del terrorismo psicologico. Se poi questo non funzionasse, potremmo aspettarci una sorta di moderna edizione dello stato d\u2019assedio: occupare le centrali elettrica e\/o dell\u2019acqua e sospendere l\u2019erogazione sino a quando lo sciopero non cessi.<\/p>\n<p>L\u2019unica possibilit\u00e0 di resistere i catalani l\u2019avrebbero se si sviluppasse un movimento di appoggio, prima di tutto in Spagna (e qui toccherebbe a quegli smidollati della sinistra madrilena, cominciando da Podems e Izquierda unida, dato che non basterebbero baschi e minoranze nazionali) e poi in Europa, per imporre alla Ue di agire come soggetto mediatore. E qui c\u2019\u00e8 un altro rischio: se la sinistra europea dovesse restare sorda, lasceremmo questo terreno solo agli altri indipendentismi (scozzesi, corsi, baschi francesi, fiamminghi e valloni, forse sardi, veneti e bavaresi) cui potrebbero unirsi anche alcune delle formazioni di destra anti Ue, pi\u00f9 per opportunismo che per convinzione (Ukip, Afd, Lega ecc). Brutto affare: sarebbe lo scontro fra un blocco prevalentemente di destra e quello della \u201cfestung Europa\u201d, con la sinistra fuori gioco.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 il caso che iniziamo a pensarci da adesso iniziando con una campagna per la liberazione dei \u201cprigionieri politici, a cominciare da Puigdemont: anche gli imbecilli hanno diritto alla libert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/puigdemont-catalogna\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/puigdemont-catalogna\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI Se ci fosse stato bisogno di citare un esempio del generale naufragio della politica nella nostra epoca, questa storia dell\u2019indipendenza catalana sarebbe un caso perfetto. I poveri catalani non c\u2019entrano nulla, ma i loro \u201cdirigenti\u201d sono degli imbecilli al limite della criminalit\u00e0. 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